IL NOSTRO BUON PASTORE
la vita della Parrocchia santa Maria
del Carmine
nel ricordo di padre Lorenzo

i brevi articoli qui raccolti
sono stati scritti da sr Marianerina
per il notiziario mensile della parrocchia "s. Maria del Carmelo" in Santa
Marinella,
nella quale padre Lorenzo ha vissuto dal 1929 e fino alla morte
assieme alla beata M. Crocifissa,
impegnato nel servizio pastorale e nella collaborazione alla crescita della
Congregazione
delle suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino.
Ripercorrendo a cadenza mensile la Cronistoria della Chiesa di s. Maria delle
Vittorie
potremo meglio conoscere padre Lorenzo: uomo forte e buono, cristiano
fedele, pastore solerte.
Gennaio
GENNAIO 1938: CONVERSIONE E GIOIA
Una volta un vescovo disse ai giovani
della sua diocesi: “Noi non sappiamo chi siamo, perché non conosciamo i nostri
nonni!”. E non aveva torto: conoscere la storia della nostra famiglia ci aiuta a
essere più consapevoli di chi siamo. Questo avviene a livello personale e anche
a livello istituzionale, anche per una parrocchia. Ecco perché abbiamo pensato
di ripercorrere le pagine della “Cronistoria della Chiesa di N. S. delle
Vittorie in Santa Marinella – ora N. Signora del Carmelo”: è il “diario” dei
primi anni di vita della nostra parrocchia che padre Lorenzo van den Eerenbeemt
ha pazientemente e sapientemente redatto nei lunghi anni in cui ha vissuto qui
come “vicario curato”, cioè prima dell’erezione ufficiale della parrocchia.
Chi è padre Lorenzo? Basta andare all’ingresso della nostra chiesa parrocchiale,
per vedere una significativa statua che lo raffigura: un uomo piccolo e
affabile, di grande cultura e, soprattutto, di grande fede, autentico zelo
pastorale e profonda preghiera. Era un Frate Carmelitano (di origine olandese,
per parte di padre) che, per non abbandonare madre M. Crocifissa e la sua
nascente Congregazione, affrontò serenamente il terribile dolore e l’umiliazione
di dover lasciare l’Ordine del Carmelo, nel quale svolgeva il compito di docente
di Sacra Scrittura e delegato per le missioni della Provincia Olandese. Venne
poi accolto come sacerdote nella nostra diocesi, dove si è speso con generosità,
grande competenza e semplicità di cuore dal 1930 al 1969, quando è stato
riammesso nell’Ordine Carmelitano. È morto qui a Santa Marinella il 7 ottobre
1977. Padre Lorenzo è stato il pastore forte, mite e saggio che ha messo le basi
su cui poggia la nostra vita parrocchiale.
Iniziamo il nostro cammino con lui, leggendo il suo racconto dei fatti salienti
del gennaio 1938: un inizio gioioso nella fede, lo stesso che ci auguriamo
reciprocamente e che certamente le riflessioni del Padre ci aiuteranno a fare!
«Il nuovo anno è arrivato con un gelo siberiano: la chiesa gremita e buon concorso di popolo alla S. Comunione.
6 gennaio: conversione ammirabile di un ebreo: giù in fondo dei villini, quasi di fronte alla spianata della torre Chiaruccia, vi è un villinetto, di forme molto semplici: là abitavano i coniugi B.: il marito nato a Costantinopoli, di religione ebraica, la moglie, cattolica.
Il dopopranzo, verso le 3 e 1/2 fu chiamato il Vicario Curato di gran fretta da una donna per un moribondo: era l’ ebreo, ma la sua religione non era nota al Vicario Curato, che si trovò in un primo momento un po' imbarazzato, però ben presto si chiarì la cosa: da tanti anni G. E. B. desiderava entrare nella chiesa cattolica ed il Signore l’aiutava anche con segni e illuminazioni interiori ed anche sogni, che pur essendo sogni, tuttavia cooperarono a questa ammirabile conversione: vedeva tra le altre cose da un gran libro (Torah? Vangelo? Missale?) discendere Gesù dalla Croce ed abbracciarlo e stringerlo al suo seno; lui cieco, godeva talora di una luce potentissima, celestiale. Era tre anni che lottava e capiva che nessuna religione poteva levate i peccati, ad eccezione della cattolica. La sua moglie, cattolica, non l’aveva mai spinto alla conversione, però pregava ed il Signore l’ha voluta esaudire.
In questa conversione la parte umana del sacerdote non c’entra: solamente Iddio ha fatto tutto, ha lavorato nell’intimo di quest’anima e perciò lo scrittore di queste righe non ha da gloriarsi affatto. Avendo esaminato la sua conoscenza della nostra fede, il Vicario ha trovato che era abbastanza istruito nella santa religione ed allora gli ha amministrato il santo battesimo, visto l’urgenza, essendo il B. malato di cuore. Con che devozione ed effusione dello Spirito ha ricevuto il sacramento! Ripeteva scandendo le parole del sacerdote: Credo in Dio Padre etc., specialmente la remissione dei peccati. Dopo la funzione della sera il Vicario ha pensato di amministrargli anche la Santa Prima Comunione, che ha ricevuto con grande gioia, protendendo le mani al cielo.
Il 21 gennaio, festa di S. Agnese, essendo venuto l’Amministratore Apostolico, Mons. Luigi Martinelli, per dare i diplomi di catechiste, si andò dal neofita ed allora il Vicario Curato brevemente lo confessò e quindi, Monsignore gli amministrò la Santa Cresima. Il Vicario nel momento che scrive continua spesso a visitarlo e lo trova sempre nel più grande fervore di spirito».
Il Signore ci conceda un anno di vera fede: di gioia per i doni che la nostra fede in Cristo ci porta e ai quali (non sembri un rimprovero, ma l’esperienza di padre Lorenzo ci richiama a questo) siamo talmente abituati, da ritenerli “normali” e “dovuti”!
Febbraio
FEBBRAIO 1946: RESPIRO ECCLESIALE
Spulciando nella “Cronistoria della
chiesa di n. S. delle Vittorie”, scopriamo gli avvenimenti dei primi anni di
vita della nostra parrocchia, ma anche comprendiamo qualcosa della personalità e
della fede di padre Lorenzo come egli lo lascia emergere con semplicità da ciò
che scrive.
Agli inizi del 1946, quando la terribile guerra è finita da poco tempo ancora,
il padre annota, con evidente e comprensibile commozione, la morte della mamma
ormai ultranovantenne, avvenuta a Roma nel giorno dell’Epifania. Subito dopo,
s’immerge in una cronaca degli avvenimenti ecclesiali principali, anche se, in
apparenza, non sono collegati alla vita della sua piccola e periferica Vicaria.
Leggiamo:
«Si celebra a Roma il grande Concistoro del 18 febbraio, tutto il mondo è in gaudio per l’elezione dei nuovi Cardinali creati da tutti i continenti: tra i nuovi porporati ricordiamo S. E. il Card. D. Iongel, Arcivescovo di Utrecht e S. E. il Card. Ernesto Ruffini con cui da anni vi fu una cordiale amicizia, essendo stati negli stessi anni Esaminatori del Clero Romano».
La gioia di padre Lorenzo, vero “uomo
di Chiesa”, è triplice: per il fatto del Concistoro con la nomina di nuovi
Cardinali, perché questi Cardinali provengono da tutte la parti del mondo
cattolico e perché fra di essi vi sono un Olandese (come lui era olandese per
parte di padre) e un suo amico personale, incontrato proprio per il servizio
alla Chiesa.
In seguito a questo Concistoro, però, si ha anche un nuovo passo nella vita
della nostra diocesi: il nuovo Cardinale vescovo e l’elezione del nuovo suo
Vescovo ausiliare:
«Finalmente il 18 febbraio si ha l’annuncio del nuovo Vescovo Suburbicario di Porto S. Rufina, l’Eminentissimo Signor Cardinale Eugenio Tisserant, eruditissimo nelle lingue orientali e nella S. Scrittura. L’Eminentissimo Cardinale volle inoltre eleggere a Vescovo Ausiliare della sua diocesi l’Ecc. mo Rev. Mons. Pietro Villa, n. a Milano il 25 marzo 1889, consacrato Vescovo da S. Eminenza in S. Carlo a Roma il 1 maggio 1946. Commovente e profondamente significativa è la consacrazione episcopale per la pienezza del sacerdozio che rende più intima e più profonda la somiglianza all’Eterno Sacerdote Gesù, che solo ha diritto di eleggere i suoi: Ego elegis vos».
Ecco perché padre Lorenzo reagisce con
tanta gioia a questi eventi: vede in essi il continuarsi del cammino di fede
della Chiesa in obbedienza alla Parola del Signore e in piena accoglienza dei
suoi splendidi doni, in particolare (per la circostanza) il dono del
sacramento dell’Ordine nel suo grado massimo: l’Episcopato.
Sempre in relazione all’evento del Concistoro, però, il padre registra nella
“Cronistoria” parrocchiale anche un evento che lo rattrista: l’improvvisa morte
di mons. Luigi Martinelli, che era stato Vescovo ausiliare della nostra diocesi
e che aveva partecipato con grande equilibrio alle dolorose vicende che avevano
segnato i primi passi di padre Lorenzo a Santa Marinella. Il Vescovo era spirato
nel mese di giugno ’46:
«Il 16 giugno alle 13,10, dopo lunga e penosa malattia si è spento, munito di tutti i conforti religiosi e della speciale Benedizione del S. Padre, Sua Ecc. Rev.ma Mons. Luigi Martinelli, che nel Concistoro del 18 febbraio era stato elevato ad Arcivescovo di Amalfi. Veramente inaspettata fu la sua morte, tanto più che le ultime parole di congedo col Vicario Curato furono di preparargli una buona sedia a sdraio da poter godere, vicino alla casa vicariale, la dolce visione del mare e la calma e la tranquillità dell’ambiente. Inoltre, promise al Vicario Curato che lo avrebbe chiamato ben presto ad Amalfi per gli annuali esercizi spirituali al seminario, e alle Suore [Carmelitane] una bella casa in un dato paese della sua novella diocesi ch’egli neppure avrebbe vista. Doloroso è stato questo trapasso per il Vicario Curato che ha conosciuto, nelle lunghe conversazioni in Santa Marinella le piaghe che addoloravano la sua anima, per l’abbandono in cui si è trovato in tempo di guerra e per le amarezze avute a causa della decurtazione della diocesi e per le lotte subite nell’ amministrazione delle diocesi vicine di Civitavecchia e di Tarquinia. Pensa colui che qui scrive che è meglio per la sua anima che sia volata in grembo al suo Creatore, prima di aver (forse) conosciuto le lotte che avrebbe incontrato nella sua novella diocesi, che il Signore dia pace eterna all’estinto.
Dispiaciuto il Vicario Curato di non aver potuto assistere ai funerali a causa del grave disturbo della bronchite cronica».
Non si ritrae, lo scrivente, dal
lasciar trasparire lo stupore doloroso e la tristezza che questo evento gli
hanno provocato: egli è uomo di Dio, uomo di chiesa… uomo… vero e umanissimo nel
suo tratto relazionale e i ricordi della fraterna consuetudine con mons.
Martinelli e della condivisione delle sue preoccupazioni, per padre Lorenzo,
sono dolci e amarissimi allo stesso tempo, ora che l’amico è morto! Ma le parole
che abbiamo lette ora non mancano della prospettiva della fede, applicata in
modo molto pratico: iniziare il lavoro pastorale nella nuova Diocesi sarebbe
stato molto impegnativo per mons. Martinelli: il Signore ha voluto
risparmiarglielo.
Impariamo dal nostro pastore buono a coniugare con semplicità e fortezza la fede
e il meglio della nostra umanità: solo così saremo davvero Cristiani, come Dio
vuole!
Marzo
MARZO 1929: INIZIA LA LUNGA QUARESIMA
La vita di un Cristiano, come quella
del Cristo, è inevitabilmente contrassegnata dal sigillo divino della croce:
orribile dispensatrice di morte che, da Gesù Cristo in poi, è segno e strumento
di una sofferenza accettata e vissuta per amore che, come Lui ha fatto, diventa
segno e strumento di una redenzione che il Padre dona certamente agli uomini,
anche se per vie misteriose.
Così è avvenuto a padre Lorenzo e, in piena comunione con lui, a madre M.
Crocifissa. Tutto iniziò nel marzo del 1929 e fu una lunga e dolorosa Quaresima
per il fedele Carmelitano e per coloro che lo amavano e stimavano. Nel seguire
il susseguirsi degli eventi raccontati dal Padre vedremo il suo evidente sforzo
di descrivere i fatti mantenendo integra la carità fraterna e il devoto rispetto
verso coloro che nella Chiesa e nell'Ordine del Carmelo sono costituiti in
autorità. Ci accompagni nel cammino della nostra Quaresima lo spirito che
accompagnò padre Lorenzo: fede completa nel Signore che guida la storia,
docilità alla sua volontà (pur a volte difficile da capire) , accoglienza
amorevole e fedele delle croci che Dio manda sotto diverse forme
(incomprensioni, lotte, ingiustizie e quant'altro) e “servendosi” soprattutto
dei nostri fratelli.
Leggiamo, dunque:
«Nel marzo 1929 venne a morire S. Eminenza il Card. Antonio Vico: la diocesi rimase vacante … Il 15 luglio 1929, nel Concistoro optò per la diocesi di Porto S. Rufina S. Eminenza il Cardinale Tommaso Pio Boggiani dei Predicatori, tuttora venerato Vescovo della diocesi.
[…] Per la verità della cronaca dobbiamo ora accennare, in breve più che possibile, e con somma carità, perdonando e dichiarando di non sentire nel cuore ombra di risentimento e sentimenti di avversione, delle lotte che furono una dura prova sia per il P. Lorenzo, sia per l'Istituto delle Suore. La lotta venne - così vogliamo supporlo - dal fatto che alla Chiesetta del Rosario il Cappellano della Colonia Jolanda aveva raccolto intorno a sé un buon gruppo di persone che pretendevano fare della Chiesetta una seconda e più importante parrocchia. Da qui le lotte di questo cappellano contro il parroco del paese, Mons. Augusto Ranieri e contro il P. Lorenzo che, in quanto gli era possibile l'aiutava. Per questi motivi il P. Lorenzo fu messo già in mala vista presso la Curia vescovile di S. E. il defunto Card. Vico, e tanto il cappellano quanto i suoi amici, profittarono per distruggere l'Istituto e far chiudere la chiesa della Vittoria, dell'elezione del nuovo Vescovo. […]
Riguardo poi a Sua Eminenza il card. Boggiani, la Curia Vescovile passata non aveva lasciato nessuno dei documenti che il Padre Lorenzo aveva consegnato, dove doveva apparire aver egli il consenso sia del defunto Card. Vico, sia dei Superiori del convento. Il P. Lorenzo risultava un frate che faceva il suo comodo a S. Marinella senza ombra di permessi, calpestando così tutte le regole del Codice Ecclesiastico e della vita religiosa. Vi era esteriormente qualcosa di irregolare in lui, ma non per colpa sua, ma per il fatto che i Superiori Maggiori, dopo aver dato i permessi, lo avevano lasciato nella paglia a disbrigarsi come meglio poteva. Sembrava avesse preso domicilio fisso a S. Marinella, ma in verità il suo vero domicilio era sempre Roma, nel Collegio di S. Alberto, dove aveva il suo studio e poi la sua dimora non era mai stabile a S. Marinella […] . Egli capiva questa irregolarità ed aveva spesso supplicato i Superiori ad aiutarlo col fondare una piccola casa per i PP. Carmelitani, ma tutto inutilmente. D'altronde la comunità delle Suore era diventata numerosa ed egli per motivi di giustizia, non poteva più abbandonarle: lasciarle in balia di loro stesse significava portar loro un immenso danno pecuniario e specialmente morale».
Un cordiale incontro fra il Priore generale dei Carmelitani, p. Lorenzo e il cardinale Boggiani, agli inizi di agosto, sembra avviare a positiva conclusione la vicenda:
«il Cardinale fu gentilissimo, però espresse il desiderio che si regolarizzasse in qualche modo la posizione del P. Lorenzo, affinché non sembrasse una persona uscita dal convento, non amando egli le cose giuridicamente non rette. Il Padre generale rispose che doveva andare in Irlanda in quei giorni, nel suo ritorno avrebbe potuto convocare la Curia e agire così definitivamente».
Invece, la successiva domenica, p. Lorenzo «riceve avviso telegrafico dai suoi Superiori di trovarsi la sera stessa in Collegio per affari: parte per Roma e il Padre generale gli comunica che non intende più lasciarlo a S. Marinella e che perciò doveva definitamente ritornare in Collegio. Il P. Lorenzo domanda una dilazione di giorni fino a giovedì, che gli fu concessa. Ritornato in Collegio dovette avvisare S. E. che, essendo stato richiamato dai Superiori, non poteva più officiare la Chiesa della Vittoria».
Nel pieno dell'estate, questa decisione dei Superiori Carmelitani creò un grave problema alla diocesi portuense.
«Furono mesi di grande angosce per le povere suore che non poterono mai avere più che una messa domenicale, di comunione quotidiana non sì parlava e quando qualche suora di buon mattino si recava al Rosario o alla cappella della Colonia Jolanda, veniva trattata poco urbanamente dal Rettore e Cappellano della chiesetta».
Inoltre, nonostante le precauzioni e le mille prudenze usate dal Padre e dai Superiori ecclesiastici, sorsero varie calunnie nei confronti di lui e delle Suore Carmelitane, «per cui S. Eminenza ordinò che […] si portassero a lui le chiavi della Chiesa» della Vittoria: le Suore vennero svegliate poco urbanamente a tarda ora perché consegnassero la chiave e ciò causò grande scompiglio, ma - soprattutto - , annota padre Lorenzo, «chi potrà dire la desolazione di quelle povere donne che si vedevano anche togliere il conforto della chiesetta!».
Per comprendere meglio la costernazione che esprime qui padre Lorenzo, dobbiamo ricordare che tutte le varie celebrazioni e preghiere del culto eucaristico, prima di tutto la celebrazione della s. Messa, erano al centro della vita di preghiera di madre M. Crocifissa delle sue suore; ecco perché il padre si mostra preoccupato e addolorato per loro, più che per se stesso:
«Veramente fu quella l'ora della grande prova: prova per il sacerdote, prova durissima per le suore, che vedevano l'avvenire sempre più buio». Madre M. Crocifissa con le sue suore “viveva il Calvario” (sue parole riferite dalle testimonianze) . [prosegue al seguente]
Aprile
1930: UNA NUOVA VITA PER PADRE LORENZO
[continua dal
precedente]
La questione relativa alla presenza di padre Lorenzo a Santa Marinella
era ormai sempre più intricata e si giocava ai massimi livelli: direttamente fra
il Cardinale Boggiani e il Priore generale dei Carmelitani, nessuno dei quali
voleva rinunciare alla propria presa di posizione:
«Inutile ogni tentativo, ogni preghiera, ogni supplica: freddamente sempre gli fu risposto [a padre Lorenzo] di tenersi a suo posto, non intendendo i Superiori umiliarsi davanti al Cardinale! Intanto la chiesetta solamente la domenica veniva officiata la mattina da qualche padre domenicano o francescano di Civitavecchia».
Per giunta, le calunnie verso padre Lorenzo s'infittirono e incattivirono nonostante il suo comportamento comunque sereno nella costante presenza a Santa Marinella due volte la settimana, come disposto dai suoi Superiori.
«Ciò fino alla venuta del nuovo Vicario generale. Mons. Luigi Martinelli, persona di fiducia di S. Eminenza, a cui fu raccomandato di portare la pace in mezzo alla popolazione che aveva mostrato molte ostilità».
Il nuovo vicario diocesano, fu una persona decisiva in questa situazione, perché venne a conoscere di persona la situazione e potè valutarla con serenità e buoni criteri pastorali:
«La verità però viene sempre a galla e Mons. Luigi Martinelli, in tutti i mesi che venne a celebrare poté conoscere realmente l'ambiente, la necessità di un sacerdote per quella contrada e la verità sulle dicerie maliziosamente sparse da persone contrarie all'istituto delle Suore e del Padre che le dirigeva. Anche mons. Martinelli ebbe le sue difficoltà: tutte queste vicende avevano turbato l'ordine naturale che finora aveva regnato nel paese».
Padre Lorenzo, buon pastore di questo popolo, si sofferma, qui, a spiegare i motivi di scontento e ribellione della popolazione che stavano preoccupando la Curia.
I “ribelli”, infatti, erano «ottime persone che per anni ed anni avevano lottato per avere un punto cristiano di riferimento, contro il dilatarsi di uomini di sette avverse, massoniche, nella zona della Pirgus, e che avevano salutato con gioia il movimento liturgico della piccola chiesa, vedendo il sogno loro cristiano quasi infrangersi, non avevano capito che la Curia realmente sognava ad un ripristino però più giuridicamente regolare del sacro tempio, e il prolungarsi dell'assenza di P. Lorenzo veniva considerato sotto un aspetto tutt'altro che benigno, donde un'aspra, mordente critica contro l'operato dei Superiori ecclesiastici.
Il Vicario generale non si aspettava tale effetto dalla sua opera conciliatrice, ma riconobbe lealmente che tale condotta di persone di fuori non era sobillamento dalla parte delle Suore, che, più a fondo delle cose, e a conoscenza dello spirito di rettitudine che animava la Curia, offrì più che lo stesso Vicario per l’intempestiva ed irrazionale dimostrazione. Ma dopo tanti anni, dobbiamo consolarci nel fatto che questa irruenza non ebbe conseguenze fatali, che anzi, fu da paragonarsi ad una breve tempesta seguita da cielo terso e sereno: calmate tutte le bufere questa nobile Famiglia (l'Ordine Carmelitano) riconobbe il suo torto e volentieri profittò d'una occasione per stringere in amicizia la mano al Vicario generale. La rettitudine porta alla lealtà».
Tutto si accomodò, infine, ma padre
Lorenzo pagò un prezzo altissimo: dopo una lunga serie di tentativi, incontri,
contatti, ipotesi e delusioni, il 21 febbraio 1930 ricevette l'indulto con il
quale usciva dall'amatissimo Ordine Carmelitano e veniva inserito come sacerdote
secolare nella diocesi di Porto – s. Rufina (“incardinazione”) . Subito dopo,
venne nominato assistente ecclesiastico delle Suore Carmelitane che, il 20 marzo
seguente, vengono elevate a “congregazione di diritto diocesano”. Nel frattempo,
conoscendone le doti pastorali e culturali, il vescovo portuense, card.
Boggiani, affida a don Lorenzo il primo di una lunga serie di incarichi,
nominandolo “esaminatore prosinodale” della diocesi.
Il 13 febbraio 1930 lo stesso Cardinale vescovo, col pieno accordo del parroco
di quella che allora era l'unica parrocchia del paese, “San Giuseppe”, aveva
eretto a Santa Marinella la “vicaria curata” presso «la Chiesa dedicata a N. S.
della Vittoria [...] a fine di coadiuvare il Parroco di S. Marinella nella cura
delle anime, [...] , assegnandole tutto il territorio che è compreso fra la via
Punico e il fosso Marangone». Il seguente 25 febbraio nominò il primo vicario
curato: don Lorenzo van den Eerenbeemt. È questo il primo passo verso la nascita
di quella che oggi è la nostra parrocchia: frutto delle lacrime del suo primo
parroco e della fraterna solidarietà che correva fra lui, la beata M. Crocifissa
e le Suore carmelitane.
Padre Lorenzo, lo sappiamo tutti, restò sempre “Carmelitano nel cuore”, ma solo
il 5 ottobre 1969 potè tornare ad esserlo pubblicamente; ormai avanzato negli
anni, quel giorno emise nuovamente la professione religiosa nell'Ordine, nelle
mani del Priore generale p. Kilian Healy, che gli concesse per obbedienza di
rimanere come assistente presso le Suore Carmelitane a Santa Marinella.
È una storia lunga e dolorosa che può insegnarci molto, sia per come si è svolta
che per come è stata condotta dai suoi vari attori, come pure sulle cause
dell'intera vicenda, ma soprattutto per come è stata affrontata da padre
Lorenzo: con una incrollabile e “testarda” fiducia in Dio e nel suo progetto
d'amore, nonostante le molteplici contraddizioni che la vita quotidiana poneva a
ostacolo del suo cammino!
Maggio
MAGGIO 1943: IL BOMBARDAMENTO
Il primo bombardamento degli alleati su Civitavecchia segnò un momento cruciale nella vita di padre Lorenzo e della parrocchia. Iniziamo con il racconto di padre Lorenzo … sembrava un giorno come gli altri:
«14 maggio: giorno d’immenso lutto - Grande incursione nemica su Civitavecchia
La mattina è arrivato Mons. Luigi Martinelli, Amministratore Apostolico della diocesi, per i consueti esami di catechismo nella Vicaria e nella Parrocchia: nella Vicaria, nella piccola scuola della Pirgus, come suol chiamarsi; i bambini della 1, 2 e 3 non erano un gran che preparati, a causa dei continui cangiamenti di maestre, bene nelle scuole del paese […] .
Dopo il pranzo si rimase un po’ a parlare fino alle 3 e mezzo; il tempo si era alquanto annuvolato, quando ad un tratto si sentì come tuoni lontani, non tanto però; la popolazione era uscita fuori, intuendo il pericolo: erano 37 o 46 aereoplani nemici che con tutta calma gettavano bombe sul porto, nessun allarme, nessuna protezione di caccia, certamente effetto di spionaggio; erano ritornate truppe (dicesi) da Tunisi e se ne dovevano imbarcare altre per la Sardegna; i soldati che s’imbarcavano, come il sottoscritto personalmente ha inteso da quelli che si sono salvati, tranquillamente contavano gli apparecchi che credevano nostri, quand’ecco che questi incominciano a lanciar giù bombe di grosso calibro che colpiscono le navi alla fonda e sconvolgono completamente il porto e tutte le opere portuali: ingenti rovine nella città. La cattedrale e il palazzo vescovile quasi del tutto distrutti, l’hotel delle terme e molti, molti caseggiati ridotti a scheletri: sotto le macerie infinità di gente sepolta, il fumo delle navi, una petroliera e una nave con esplosivi, ardevano fortemente, quest’ultima incuteva terrore, per fortuna è stata, dopo il bombardamento, portata a largo e silurata.
Teorie di carri con feriti si sono poi riversati in S. Marinella, dopo il disastro - il bombardamento non ha durato che una decina di minuti - curati alla meglio nell’ospedale Bambin Gesù. Quindi, tutta una popolazione enorme, tutta la sera, la notte e il giorno dopo, si è riversata nel nostro paese, in uno stato pietoso, si è trovato alloggio nelle scuole e nelle case private. I soldati con i loro autocarri si sono nascosti nella pineta, qualche carro sosta tra i due muri del convento delle Suore e la Vicaria, sulla strada; si è naturalmente in aspettativa d’un altra incursione, si è totalmente nelle mani di Dio, che solo può salvarci: il Vicario Curato spera nel Cuore purissimo di Maria Vergine».
Avete fatto caso al realismo con cui il
padre descrive il terribile evento del bombardamento ei suoi effetti devastanti?
E avete notato come egli non disdegni di riferire anche i sospetti sulle cause
del “disastro”? Uomo di grande fede, dunque, padre Lorenzo non smette per questo
di rimanere “con i piedi per terra” pur essendo ben consapevole che tutto è
nelle mani di Dio.
Infatti, il suo racconto continua riportando il susseguirsi dei fatti con la
stessa franchezza e attenzione,pur se non senza un evidente e doloroso stupore
che registra anche le ripercussioni degli avvenimenti sul popolo della zona
Pirgus (“la vicaria” che gli era affidata) :
«17 maggio alle ore 0, fino alla 1/2 e più bombardamento ad Ostia: senza dubbio deve essere stato terribile, perché le case tremavano sotto il tiro delle bombe, colpito l’idroscalo. In questa occasione gli americani hanno gettato su Roma, invitando il popolo ad arrendersi, dei foglietti volanti, inoltre, matite esplosive, tubetti esplosivi per il rossetto, bombole esplosive sono state gettate anche il 14 a Civitavecchia (in appresso si è costatato che queste ultime cose gettate era tutta opera dei fascisti!!!) .
L’aria è tutta piena di sinistri umori: sono aereoplani nemici che volteggiano altissimi, ricognitori: nella Vicaria non arriva il suono dell’allarme della sirena e si vive tutti elettrizzati. Le Suore di S. Teresa sono abbastanza calme e relativamente calme anche le corrigende. La notte del 16-17 il Vicario Curato si è alzato, sentendo il rumore dei vetri ed è andato a guardare fuori: in fondo, dalla parte di Fiumicino si vedevano i fuochi delle cannonate; con le Suore è entrato nella cappellina dell’Istituto dove con le corrigende si è recitato tutto intero il Santo Rosario con la giaculatoria “Gesù mio misericordia” indulgenziata plenaria dal S. Padre Pio XII in occasione di questa guerra».
Anche questa volta, le annotazioni del Padre - che si dimostra attento e preoccupato per tutto quello che riguarda gli sviluppi degli avvenimenti bellici soprattutto in rapporto a ciò che può succedere alla gente di Santa Marinella - si chiudono con un richiamo a Dio, alla fiducia in Lui, alla forza della preghiera. È un’utile lezione per tutti noi: vivere fino in fondo nella storia del nostro tempo e impegnarci in essa, contando sulla potenza di Dio, molto più che sulle nostre capacità (che ci vengono tutte da Lui!) .
Giugno
GIUGNO 1944: PADRE LORENZO PASTORE DI TUTTI
Padre Lorenzo con le suore Carmelitane, qualcuna delle ragazze loro affidate come corrigende e molta gente dei paesi dei dintorni si trovano sfollati a Castel Giuliano. La terribile guerra volge verso l’epilogo, ma non declina in crudeltà, al contrario! E lui, che è pastore buono nelle fibre più profonde del suo essere, ma è anche uomo di molta cultura e abile a parlare diverse lingue, non limita le sue attenzioni alle “pecorelle” provenienti da Santa Marinella, ma si spende con disinteresse per tutti coloro che si trova a d incontrare in questi giorni convulsi e di grave pericolo. Andiamo con lui, che allora era ancora il Vicario Curato mentre ha a che fare (in tedesco) con gli ufficiali comandanti di vari reparti tedeschi:
«A Castello vi erano continuamente nuove pattuglie tedesche, le ultime erano i guastatori: si vedeva un gran nervosismo e gli ufficiali cambiavano di ora in ora; il sottoscritto non dormiva quasi più, avrebbero i Tedeschi opposto resistenza? Oppure, se obbligati da comando superiore a ritirarsi, avrebbero fatto secondo ciò che è avvenuto specialmente in Russia, piazza pulita, minando e facendo saltare i paesi con le munizioni rimaste? [Il] Vicario Curato si presentava con molta semplicità ai capoccioni tedeschi, cercando di scoprire il loro intento e supplicando di salvare il paese: per amore della verità, gli fu sempre risposto con molta cortesia e bontà, nessuno di loro si sarebbe azzardato di fare un oltraggio alla popolazione e al castello stesso […] promisero altri ufficiali di non fare resistenze nel paese.
Domandarono di essere aiutati per portare le munizioni in fondo alla vallata, tutto il popolo fu contento di poterli aiutare. L’ultima notte prima dell’entrata degli Americani a Castello il Vicario Curato non chiuse occhio, alle due si fece la barba e quando appena cominciò a luccicare il giorno, uscì fuori e lì incontrò un altro magro ufficiale che lo avvisò di svegliare il popolo perché s’incominciava a sparare le munizioni in fondo alla pineta. Tutti erano al letto, ma alla voce del Curato tutti uscirono e se ne andarono giù lungo la strada, sui prati ... e cominciò la sparatoria che ruppe molti vetri nelle finestre […] , nessuno però fu ferito. Alle 11 passate fu dato dai Tedeschi l’avviso che tutto era terminato ed allora il Vic. Curato celebrò la S. Messa in chiesa. Finita la Messa neppure più un Tedesco nel paese: alle 1 e 1/2 circa entrò trionfante un carro americano armato nel paese, ai soldati furono offerti dei fiori dalle piccole nostre corrigende, contro il sentimento del Vicario Curato che non sapeva troppo abbassarsi ai vincitori».
È anche orgoglioso, il nostro Padre! E come dargli torto? Anche perché lui, da persona retta e leale, non ama certi opportunismi e non esita a etichettarli con severità. Continuiamo la nostra lettura:
«Una bruttezza di alcuni caratteri vili, orribilmente vili. Alcuni degli sfollati con qualcuno del paese si dettero a inseguire i Tedeschi per cannoneggiarli e alcuni di questi avevano mangiato, bevuto, trattato con i Tedeschi e ricevuto da loro molti oggetti e cose ... vili, vili, vili. Era il giorno 10 giugno […] .
Nel bosco di Manziana dove tutti i soldati tedeschi si erano radunati per sfuggire al disastro furono gettate violentissime bombe... pochi giorni dopo impossibile passare vicino per il grande tanfo... Requiescant in pace, poveri giovani, figli di povere mamme, innocenti vittime delle ingorde avidità internazionali... perché troppo evidente che non è conseguenza di principi, ma conseguenza di possedere i mercati mondiali! Eterna ingordigia dell’umanità!»
L’umana pietà non chiude gli occhi alla lucida interpretazione dei fatti storici, allora come oggi! Dalla penna di padre Lorenzo, emergono ancora “alcuni piccoli episodi”, come li definisce, che ci aiutano a vivere con lui il dramma umano della guerra e a condividere il suo amore per la pace, il suo desiderio di vera fraternità fra tutti i popoli:
«Un povero polacco, obbligato dai Tedeschi a prendere le armi per loro, padre di cinque figli, si lamentava della sua sorte col Vicario Curato al prato dove egli faceva la sentinella... un povero lorenese parlò tanto in francese col Vicario: che c’entrava lui a servire il Tedesco? Un buon giovinotto austriaco, molto devoto, giovanissimo, nipote di un decano, piangeva pensando alla sua giovine età che doveva spegnersi su quei campi, l’invitai ad entrare in una casa dove tutti erano disposti ad accettarlo, per sottrarsi negli ultimi istanti, poi avrei perorato per lui presso gli Americani, ma l’idea del dovere! ... anche poveri Russi... Guidati dai vili sopradetti, molti di questi giovanotti di tutte le razze sono stati vilmente uccisi […] .
A Castello gli sfollati pian piano si sono diradati, ritornati alle proprie case. Noi si vorrebbe partire presto, bisogna aspettare invece le comodità per partire. Ogni tanto passano degli Americani, gente buona di tutte le razze: vi sono anche tra loro buoni, molti buoni cattolici».
Incomincia così ancora una nuova epoca nella vita e nel ministero di padre Lorenzo: non più le terribili angosce della guerra combattuta sotto le finestre di casa, ma una nuova occupazione militare, solo un po’ addolcita dalla prospettiva di andare verso il ritorno alla vita normale. Come già nei temibili tedeschi, però, il padre sa vedere anche nei nuovi militari occupanti degli uomini, dei fratelli con i quali creare un rapporto il più possibile sereno sulla base delle convinzioni e dei valori comuni, a partire dalla fede.
Luglio
PADRE LORENZO E LA MADONNA
Padre Lorenzo, formato alla
tradizionale spiritualità carmelitana, è stato un fervente devoto della Madonna,
soprattutto la venerava sotto il titolo della beata Vergine del monte Carmelo:
la patrona dei Carmelitani, la donatrice dello Scapolare, la provvida
soccorritrice dei suoi figli, la Madre di Gesù che sa insegnare ai suoi
discepoli le vie dell’incontro con Lui… questo è stata la Madonna per padre
Lorenzo e questo lui ha cercato di comunicare ai suoi parrocchiani, utilizzando
ogni strumento pastorale a sua disposizione.
Padre Lorenzo era stato ordinato sacerdote in Olanda l’1 giugno 1912; perciò,
nel 1937 egli festeggiava i primi 25 anni di sacerdozio e colse l’occasione per
rendere più solenne la festa della Madonna del Carmine nella “sua” vicaria
curata di Santa Marinella. Lui stesso ci racconta l’ evento, con l’abituale
semplicità: i festeggiamenti giubilari che aveva voluto far coincidere con la
solennità della b. v. Maria del monte Carmelo e la benedizione della statua a
lei dedicata nella chiesa parrocchiale:
«Come si è notato, il 15 luglio 1923 il Vicario Curato [lui stesso, padre Lorenzo] , in quel tempo Padre Carmelitano, celebrò per la prima volta la prima Messa, dedicò nel suo cuore la detta Chiesa della Madonna SS. della Vittoria, alla Madonna del Carmine, volendo sotto questo titolo ricordare le grandi vittorie della Vergine sull’inferno, per mezzo del Santo Scapolare. Dopo tanti anni [nel 1937] ecco troneggiare la Vergine del Carmine sull’altare, gloriosa, è stata eretta al principio della Novena ed è stata benedetta da un Padre Carmelitano: Alberto Grammatico, Assistente generale.
La sera del 15 luglio furono presentati al Vicario Curato i doni […] : tennero un breve discorso il Rev.mo P. Grammatico e Sua Eccellenza Mons. Alfonso De Santis, vescovo di Todi, che fu esaminatore Apostolico nel Vicariato di Roma, insieme al Padre in Roma».
Quest’anno, dunque, la statua della Vergine del Carmine della nostra parrocchia compie 70 anni… ben portati! Ma il racconto dei festeggiamenti per la Madre e per il suo figlio padre Lorenzo continua: messa cantata, telegrammi augurali, benedizione pontificia per il popolo pergamena del Papa per il sacerdote festeggiato e, com’è giusto, la processione con la nuova statua di Maria lungo le strade della vicaria:
«Ma quel che rimarrà nella mente di molti sarà certamente la funzione: la Vergine SS. del Carmine andava a benedire la Vicaria: partendo dalla Chiesa delle Vittorie la processione andò direttamente alla Pineta, dove era accampata la colonia fascista Duilio Guardabassi, un 700 persone tra bambine e inservienti. Qui fece un giro attraverso i pini, tra le bambine osannanti alla Vergine. Con semplicità e tatto finissimo Sua Eccellenza Mons. De Santis parlò ai bambini, con la sua voce chiara, penetrante, ricordando la gloria della Vergine. Quindi, si andò al gruppetto delle case, dietro la Pineta e qui di nuovo si benedì con la reliquia della Vergine il popolo. Prendendo per via Cavour, lungo il mare, si arrivò infine al Capo Linaro.
Al Capo Linaro fu gettata da una barchetta una corona al mare e si recitò infine il De Profundis per tutti i naufragati. Al ritorno era pronto l’altare fuori della Chiesa: da quest’ altare fu data la benedizione col SS. [Sacramento] ed il Vicario Curato ricordò al popolo convenuto come fosse stato suo desiderio nel 1923 di vedere questa contrada dedicata alla Vergine del Carmine e quale in questo giorno fosse la sua gioia vedendosi esaudito».
Dunque il tragitto è più o meno quello
attuale e abbiamo visto come già nel 1937 si compì quel devoto gesto che ancora
oggi compiamo durante la processione a mare della Vergine: il dono di una corona
di fiori, in onore di Maria e anche per affidarle la memoria di coloro che in
mare avevano perduto la vita, i lavoratori che più abitavano nella nostra
parrocchia.
Con padre Lorenzo, anche noi siamo in festa per Maria e con Maria, le affidiamo
tutto ciò che ci è caro e, soprattutto, la ringraziamo per la sua “coabitazione”
con noi: da 70 anni lei, la Madre di Gesù del monte Carmelo, ha la sua casa in
mezzo alle nostre case e spande su di noi la sua benedizione. Non abbiamo da
fare altro che affidarci a lei, come ha fatto, per tutta la sua lunga vita,
padre Lorenzo!
Agosto
PADRE LORENZO E LA GLORIA DI MARIA
Abbiamo già sottolineato il grande e
filiale amore di padre Lorenzo per la Madonna e il suo zelo di pastore nel
cercare di contagiare al popolo della parrocchia questo affettuoso e illuminato
amore. Sì: un amore “illuminato”, perché il padre - non possiamo trascurarlo - è
stato un uomo di grande cultura che vissuto anche la sua fede e devozione
informandole a questa sua scienza multiforme, cristiana e laica.
Un saggio di questo suo modo di essere uomo cristiano e pastore colto e umile,
ci viene dalla lettura di un testo che, scritto a macchina su un’ormai
ingiallita carta velina, risale al 1950 (lo deduciamo dalla Cronistoria) ed è
nient’altro che un volantino scritto per annunciare e avviare la preparazione
della Peregrinatio Marae della statua della Madonna di Fatima. Ma, come
vedremo subito, è anche l’occasione per un po’ di catechesi sulla sana devozione
mariana e per sollecitare i lettori a vivere con fede aperta e semplice l’arrivo
della illustre pellegrina:
«Maria peregrina! Si, proprio si …. Maria va peregrinando di borgo in borgo, di città in città, benedicendo ….. L’avremo finalmente anche noi la dolce cara Madre peregrina!
Ma è proprio lei in persona?… Ascolta: il suo trono lassù vicino al suo Figlio, ma misteriosamente anche in terra appare, quando vuole… Dubiti? Non rammenti Bernardetta a Lourdes e a Fatima i pastorelli con Lucia, che ora veste l’umile saio del Carmelo?
Beati gli occhi che hanno visto Maria nella sua incomparabile bellezza!… O potesse Lucia prestarmi anche per un solo istante i suoi occhi, per gustar ancor io un poco di quel riflesso celeste!…
È vero: pochi sono i privilegiati – veggenti: agli altri tutti, e son milioni, Maria si manifesta come Dispensatrice di grazie e mediatrice tra cielo e terra: chi potrà mai enumerare le prodigiose grazie e gli strepitosi miracoli della potentissima Regina del Cielo?
Però la Madonna è tutt’una: le statue, i quadri non sono che rappresentazioni che eccitano lo spirito a ricordare l’inesauribile, graziosa benignità di Maria verso l’umanità sofferente. In ogni lembo della cristianità Ella si è dimostrata l’amabilissima Madre della misericordia.
Conta, se puoi, le chiese, gli altari, le immagini, i santi titoli con cui il fedele popolo devoto invoca d’ogni parte Colei che con materna sollecitudine soccorre ogni cuore afflitto e sana dai morbi del corpo e dell’anima.
Maria, Madre di Gesù, Madre di Dio è la vera nostra Madre celeste, la nostra vita, dolcezza e speranza.
Salve o Regina, salve o Madre dilettissima, come visitaste Elisabetta vieni a visitarci, Tu la benedetta fra le donne: vieni a colmarci di grazie! La tua immagine di Fatima, ci ricorderà che sei la Madonna della grande promessa, del ritorno all’ovile dell’immane gregge smarrito: noi tutti fidenti nella tua parola, ansiosi aspettiamo, questo gran sogno di pace….
Vieni o peregrina d’Amore, vieni o potente formosissima Regina e Padrona dei nostri cuori… essi ti son consacrati.
Vieni o Vittoriosa Condottiera dei popoli, vieni a regnare su tutti noi: trascinaci schiavi servi,figliuoli,al tuo Gesù.
Entrerà Maria di Fatima il 17 febbraio trionfante in S. Marinella vi rimarrà fino al 27, un po’ su, un po’ giù nelle due parrocchie.
Chi negherà a Maria il trionfo? Chi vuole dia il nome al Parroco della Parrocchia… lavoreremo insieme per la gloria di Colei che tutto può».
Sì: “chi negherà a Maria il trionfo”? E, oggi, qual è il vero “trionfo” di Maria, se non quello di poter essere accolta e ascoltata nelle nostre case, nelle nostre vite? E, come ci ricorda ancora padre Lorenzo, accogliere Maria e il messaggio della sua vita tutta trascorsa in disponibilità alla Parola di Gesù, ci porterà il grande dono della pace, a livello personale, familiare, sociale, mondiale! Così questo mese di agosto, nel quale celebriamo la gloria in cielo della Vergine Assunta accanto al Figlio, sarà davvero il mese della sua gloria in mezzo a noi! Amen!
Settembre
UN MESE SPECIALE: SETTEMBRE 1952
Padre Lorenzo, nel 1952, è ormai un uomo molto provato dalla vita eppur sereno, sempre pieno di fede e fiducia in Dio. La vicaria curata è stata eretta in parrocchia nel 1949 e lui ne è il parroco. La congregazione delle Suore Carmelitane sta maturando e prepara il 2° Capitolo generale: tutto sembra andare per il meglio, ma al parroco non mancano i problemi che sintetizza con la sua solita chiarezza e l’abituale misura, dimostrandosi ancora una volta vero uomo di Dio:
«Anno 1952
Nella parrocchia si sono tenute delle raccolte abbastanza abbondanti per gli alluvionati del Po: un vero disastro, seguito da altri in altre parti del mondo. […]
Nel 24 settembre, come accusato di truffa, il sottoscritto ha dovuto presentarsi alla Pretura di Civitavecchia; giorni ed anni di ansia e di angustie. Il motivo è di aver assicurato con una firma che il costruttore di Roma Xx in realtà doveva finire i lavori da noi e perciò poteva assumere il peso di un prestito dalla Signora Xx […] . Il sottoscritto scrive queste cose molto dopo finito il processo, che è durato fino al 9 aprile 1954, in cui veniva pienamente assolto per reato non esistente. Dio perdoni al sottoscritto non il reato non commesso, ma tutte le sue grandi miserie; il sottoscritto non ha cercato in tutto questo tempo che di pregare per i suoi persecutori e denigratori. Che il Signore perdoni a tutti loro, concedendo loro una vera contrizione dei loro peccati di somma viltà e di bassezza diabolica.»
In mezzo a tanta amarezza, padre Lorenzo ha anche i suoi motivi per coltivare una grande gioia: arrivano in parrocchia i Frati Carmelitani, per la cui presenza a Santa Marinella si era molto adoperato, perché, nonostante avesse dovuto lasciare l’Ordine, aveva mantenuto buoni rapporti con molti confratelli:
«Per tutte le amarezze di questi giorni le Suore mi hanno pregato di ritirarmi per qualche tempo a Roma e il 30 settembre partii per questa città. Potevo lasciare liberamente la Parrocchia perché già si era d’accordo col M. R. Padre Telesforo Cioli e la Curia Vescovile per l’accettazione di Parrocchia e casa parrocchiale dalla parte dei R. Padri Carmelitani […] . Il Padre che sarà poi ufficialmente il Parroco della Parrocchia è il P. Nazareno Mauri, che pieno di zelo farà moltissimo per la vita spirituale e sociale della parrocchia. Ho d’accusarmi che non ho fatto regolarmente la visita delle famiglie, lo Stato d’anime, ma mi è stato fisicamente e moralmente impossibile. L’unica cosa a cui ho badato con cura è la confessione e la distribuzione dei sacramenti […] . Ad aiuto del nuovo Parroco si prestano come coadiutori il Rev. P. Anastasio Lucangeli e il R. P. Serafino Lorenzoni».
In queste parole si coglie il sollievo
di padre Lorenzo, la sua sicurezza di pastore che sa di lasciare l’amato gregge
in buone mani, la sua umiltà piena di realismo. Il Priore provinciale di cui
parla, p. Telesforo Cioli, si adoperò con gran successo assieme ai suoi
collaboratori per la rinascita dell’Ordine in Italia centrale dopo la 2° guerra
mondiale; venne in seguito eletto vescovo di Arezzo – Sansepolcro; al termine di
questo ministero, rientrò nelle comunità dell’Ordine Carmelitano e rimase nel
convento di Roma s. Maria in Traspontina fino alla morte, avvenuta molti anni
dopo.
Prosegue il racconto di padre Lorenzo, che si sofferma a chiarire ancora una
volta i motivi per cui ha tanto desiderato che fossero proprio i Carmelitani a
rilevare la “sua” parrocchia:
«Trapasso della Parrocchia
nelle mani dei R.R. Padri Carmelitani della Provincia Romana
Colui che scrive queste linee ha avuto sempre in pensiero due cose: che la chiesetta delle Vittorie diventasse della Madonna del Carmelo e che la chiesetta venisse in mano dei Padri Carmelitani. Fin dall’acquisto della chiesetta, o meglio del terreno adiacente e della costruzione della casetta per il sacerdote, nel 1929, il suo pensiero era stato per l’Ordine del Carmelo. Quali ringraziamenti egli non deve rendere di essere così provvidenzialmente esaudito a suo tempo, in queste circostanze dalla Vergine Madre, Mediatrice di grazie?
La robustezza fisica che l’ha accompagnato per tanti anni fino allo sfollamento, dopo il ritorno da Castelgiuliano lo ha abbandonato; dolori reumatici gli hanno impedito di poter camminare speditamente, sudori straordinari per ogni piccolo movimento, il cuore sbandato ecc. Ci si aggiungono le amarezze subite in conseguenza della guerra e dello stato d’animo totalmente mutato della popolazione. Tutto questo rendeva pesante il compito di Parroco, e perciò l’insistenza presso i PP. Carmelitani del P. Lorenzo. É vero, vi erano altri Ordini che volentieri avrebbero accettato la parrocchia, ma l’affetto era sempre per i Carmelitani.»
In tanto afflato spirituale, il Padre non dimentica di riferire (un po’ è nel suo carattere, ma soprattutto è un dovere in una cronaca del genere) le condizioni materiali del trasferimento:
«Ringraziando la Vergine del Carmelo, ha ascoltato la voce del P. Lorenzo il M. R. P. Provinciale della Provincia Romana Telesforo Cioli, con cui si è combinato quanto segue:
1. la Parrocchia della Madonna del Carmine viene affidata alla Prov. Romana dei Carmelitani: questo dalla parte della Curia Vescovile;
2. la casa parrocchiale […] , più il terreno circostante (circa 1.200 m.) viene completamente ceduta alla Prov. Romana gratuitamente;
3. unico compenso spirituale, l’aiuto spirituale della S. Messa quotidiana;
4. Nei riguardi dell’attigua striscia di 7x100=700 mq, viene questa permutata con circa 200 mq. di spiaggia dalla parte dei Carmelitani. La casa un po' malandata a causa delle rotture d’asfalto del terrazzo e un po' umida a causa dei lavori mal fatti, non era nel momento della donazione, così fatiscente come si vuol far credere. […]
In tutti i casi il P. Lorenzo ha dato quel che aveva col solo scopo di vedere la parrocchia in mano dei Carmelitani, senza alcun interesse materiale.
Gode il P. Lorenzo di vedere la Parrocchia nelle buone mani del P. Nazareno Mauri.»
E la parrocchia del Carmelo di Santa Marinella, dopo tanti anni, continua a godere, attraverso la presenza e il ministero dei Frati Carmelitani, un segno della cura lungimirante di padre Lorenzo che si proietta nel futuro.
Ottobre
DEVOTO DI S. TERESA DI GESÙ BAMBINO
Due motivi spinsero padre Lorenzo a iniziare l’avventura umana e cristiana che lo portò a divenire il ”fondatore” della nostra parrocchia del Carmelo e il fondatore delle Suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino: era un autentico Carmelitano ed era un fervente devoto della “piccola” santa di Lisieux. Lo scrive lui stesso, nella prima lettera che ha inviato alla beata M. Crocifissa, con la quale ha fondato la Congregazione, lettera con la quale inizia un rapporto di fraterna collaborazione durato per oltre 25 anni:
«Roma, 23 giugno 1924
Reverenda Madre Superiora, […] Da molto tempo che io un desiderio vivissimo di fondare un terz’Ordine Regolare Carmelitano per le missioni. (Per missioni intendo anche quelle nei paesi dei nostri emigranti). […] Io spero che la V. R. non mi risponderà di no: se mi sento spinto a questa istituzione nuova, lo è perché S. Teresa e la piccola Teresa hanno avuto un immenso desiderio di servire Iddio nelle missioni, e perché in realtà vi è tanto bisogno nelle missioni di anime sante.
È un anno che scrivo e raccomando a Dio quest’opera santa, che deve abbracciare tutto il mondo, tutti i popoli anche gl’indigeni. La prego perciò di volermi rispondere il più presto possibile».
S. Teresina: una maestra capace di
ispirare tanta umile e totale fiducia in Dio e altrettanta passione perché Egli
venga conosciuto e amato. Dunque, s. Teresina (il diminutivo è per distinguerla
dalla sua “fondatrice” nata ad Avila circa tre secoli prima di lei) ,
giustamente proclamata patrona delle missioni cattoliche, perché testimone e
suscitatrice di uno spirito missionario speciale: tutto puntato sulla
partecipazione spirituale, sulla donazione sacrificale di se stessa per ottenere
che i fratelli comprendano e accolgano l’amore di Dio, di un Dio Padre
dolcissimo e misericordioso che comprende tutto dei suoi figli, anche le
debolezze, e non chiede loro altro che Gli si affidino. Insomma, per Teresa di
Lisieux la missione proviene dall’amore, richiede l’amore e ha come fine
l’amore: amore di Dio e amore per Dio.
Non per niente, quell’uomo appassionato e dolcissimo che fu padre Lorenzo la
elesse a sua guida: nel suo stile di vita non possiamo non rintracciare i chiari
segni di questo affetto, tanto presente anche nel suo agire e insegnare di
pastore d’anime. Vediamo qualche esempio:
«S. Teresa di Gesù Bambino é una piccola, fragile creatura dal cuore di fuoco, dalla volontà di ferro, é un’anima forte, coraggiosa, generosissima, piena di grandi sentimenti e di audaci desideri».
Con queste parole il Padre conclude un breve scritto nel quale sintetizza la figura e l’insegnamento della “piccola” santa di Lisieux. E ancora, nella Cronistoria, anno 1950:
«Il 3 ottobre, per il 25° di Canonizzazione di S. Teresa di G. B. si è tenuta una modesta, ma profondamente sentita festa in onore della Santa, preceduta da una novena predicata dal Parroco sopra la vita e la dottrina della Santa».
Era una processione che si è ripetuta
ogni anno per diversi anni, stando a quanto ci riferisce la Cronistoria.
In cosa consista lo “spirito” di s. Teresina, padre Lorenzo lo spiega in una
breve esortazione alle suore che molto facilmente può essere applicata a tutti,
proprio tutti i Cristiani e che noi vogliamo accogliere con maggiore gioia,
ricordando la visita personale (nelle reliquie del suo s. corpo) che la Santa di
Lisieux ci ha fatto lo scorso anno dal 6 all’8 ottobre:
«Le suore della nostra Congregazione mettano ogni impegno per entrare nella piccola, ma ascendente Via dell’Amore di S. Teresina - Amore verso Dio, pura, infinita carità. Amore verso il prossimo, sopportando con pazienza i difetti altrui, perdonando le incomprensioni, aiutando con delicatezza, ogni necessità, spirituale e materiale. […] La Congregazione fiorirà sempre più quanto più intimo sarà da parte delle suore l'amore per Gesù, più sincero l’amore per le consorelle; quanto più saranno lontane da qualsiasi affetto mondano.
Tutte le nostre comunità religiose diventino centri d’attrazione per le giovani e queste siano coltivate con la buona parola, con il dolce sorriso di bontà e carità di S. Teresina!»
Novembre
padre Lorenzo: missionario
Il Padre, come ben sappiamo, ormai, non
è stato solo il “fondatore” della nostra parrocchia, ma, assieme alla beata m.
M. Crocifissa, anche della Congregazione delle Suore Carmelitane missionarie. Lo
spirito col quale egli ha agito, è quello di un uomo tutto di Dio, che fa di
tutto per far conoscere a ogni uomo questo amorevole e misericordioso Dio. L’ha
fatto da pastore di anime, da sacerdote, da studioso, da direttore spirituale,
da insegnante… insomma, mettendo tutta la sua persona e le sue capacità a
disposizione dell’annuncio di Cristo, a Santa Marinella come nella diocesi di
Porto – santa Rufina e in tutto il mondo, in parrocchia, fra la gente come per
le suore.
Non ci stupisce, così, che egli ritenga giusto annotare nella “Cronistoria”
della parrocchia anche un avvenimento di sapore specificamente missionario
riguardante le Suore, avvenuto nel mese di novembre del lontano 1947:
«Un fatto di particolare importanza per l’opera diretta dal R. Vicario Curato: la partenza di quattro suore per Paracatu (Brasile, estado Minas Gerais, Paracatu è un piccolo affluente del S. Francisco) nella prelazia di S. E. Mons. Eliseo van de Wejer dell’Ordine dei Carmelitani. I Carmelitani della provincia d’Olanda sono circa 90 che si sono recati nel Brasile per ovviare alla mancanza di sacerdoti. Quale migliore fiducia si può avere che le Suore Carmelitane Missionarie trovino aiuto, guida spirituale se non proprio questi ottimi Padri pronti ad iniziare un’opera così bella, là dove non esistono suore? É stata fatta una solenne funzione nella chiesa delle Vittorie e fu consegnata loro la Croce dei Missionari, partirono poi a Napoli, accompagnate da Suor Vicaria e da Suor Rosina, furono bene accolte dai PP. Carmelitani del Carmine Maggiore. Il 24 novembre salpavano da Napoli con vapore italiano: il tempo non poteva essere peggiore ed ebbero molto a soffrire, tutta la traversata del Mediterraneo sino all’Atlantico. Passato lo stretto di Gibilterra si fermarono alle Canarie da dove arrivò il primo avviso del viaggio, quindi, traversato l’equatore arrivarono a Rio De Janeiro dove trovarono i Padri Carmelitani e le Suore Cappellone che furono loro di guida per la città. Da Rio partirono in treno fino ad una città di Minas Gerais, da dove per automobile si accinsero ad un viaggio di più di 300 chilometri attraverso foreste e abitazioni rudimentali di negri, con mille peripezie arrivarono finalmente a Paracatu».
Da questo avventuroso viaggio, molte
volte ripetuto in seguito da tante altre figlie spirituali di padre Lorenzo e
madre M. Crocifissa, è nata una fiorente provincia religiosa che opera in molti
stati del Brasile.
Ovviamente, anche alle suore padre Lorenzo ha cercato di insegnare la sua
passione per la diffusione del Vangelo e dell’amore per Gesù in ogni luogo
(in patria e nelle terre “lontane”) . Ecco qualcosa di questo suo insegnamento,
in una circolare scritta alle suore per il Natale del 1964:
«In questi giorni […] noi dobbiamo risvegliarci nello spirito e ognuno di noi deve domandarsi: “come devo onorare Gesù che vuole entrare in tutte le anime che credono in Lui?
Si, mie buone suore, dobbiamo rientrare sempre più in noi stesse e domandare: "ma sono veramente una suora dedicata completamente alla vita missionaria? Oppure passo il mio tempo […] senza occuparmi affatto della vita missionaria che anche è necessaria pur restando nelle nostre contrade?”
La nostra vita è quella attiva? Ovunque viviamo dobbiamo cercare anime, anime, anime. Senza questo spirito cadiamo in una materialità senza limiti e ci prepariamo per entrare nell’eternità con un piccolissimo cestino di poche preghiere fatte con sonnolenza e superficialità o svegliamoci tutte e lavoriamo meglio che possiamo per guadagnare la gioventù.
Quanto bene possiamo fare nel mondo!
Prima di tutto dobbiamo essere suore con grande fede alla nostra missione: dobbiamo essere apostole, non accoccolate e contente di non stare in mezzo al mondo.
Lavoriamo per le anime; cerchiamo la gioventù; aumentiamo in noi la carità: non lasciamoci trascinare da affetti troppo terreni o che la nostra anima pur amando la gioventù sia libera da lacci appiccicaticci che sono una rovina per le anime consacrate tutte e completamente al Signore. […]
Su, su, viviamo di fede, siamo pastore e pastorelle: cerchiamo di trovare gioventù e portarla a Dio, così la nostra corona sarà ricca di perle preziose, un giorno, nella gloria del cielo.
Benedicendovi di tutto cuore vi prego di meditare ciò che vi ho scritto, perché voglio un giorno vedervi nel cielo ricche, ricche di doni celestiali».
Esorta le suore a farsi “pastore” (le religiose più adulte) e “pastorelle” (le più giovani) , cioè a vivere con lo stesso spirito col quale lui stesso viveva nella nostra parrocchia di Santa Marinella. Dalle testimonianze di alcune persone che lo hanno conosciuto e frequentato possiamo vedere come padre Lorenzo interpretasse lo “spirito missionario” in prima persona. Era lo stile di chi, come s. Paolo, “si fa tutto a tutti per guadagnare ad ogni costo qualcuno” per Cristo (cfr 1Cor 9, 22) alla fede ma anche quella squisita carità che sa trasmettere con i fatti la conoscenza di Dio che ci ama:
• «P. Lorenzo stava sempre in mezzo a noi, ci sapeva fare con i ragazzi. Non ho mai notato in lui le maniere severe, preferiva educarci con la parola, spiegandoci le cose con calma e con il convincimento. […] Con lui ognuno di noi si sentiva amato e al centro dell’attenzione».
Aveva, dunque, i modi pacati e fraterni di chi agisce avendo Gesù come modello e di chi sa vedere in ogni persona un figlio di Dio degno di ogni rispetto, soggetto capace intelligenza e di responsabilità.
• «Era un uomo sempre presente ovunque e vicino, solidale con ogni sofferenza umana. Ricordo che camminava molto lentamente, ma arrivava sempre prima degli altri e non riuscivo a capire perché: si trovava sempre al posto giusto e al momento giusto».
Par di vederlo: un anziano sacerdote che percorre il paese e che sa dove e quando andare perchè, vero contemplativo, sapeva percepire le necessità della gente e si rendeva disponibile a venire loro incontro con semplicità e bonomia.
• «Io non so dire bene cosa mi attirasse in lui, so solo che riusciva talmente bene a trasmettermi la presenza e l’amore del Signore che lo seguivo sempre. Praticamente, tra me e P. Lorenzo c’era il rapporto che c’è tra il discepolo e il maestro e non solo a livello scolastico, ma soprattutto a livello di fede».
Era dunque capace d’ipnotizzare o di plagiare? No, di certo! Ma contagiava chi gli era vicino con il suo amore per Dio. Un amore che traspariva dal suo sguardo e dai suoi gesti ancor prima che dalle sue parole: così era vero evangelizzatore, perché il suo annunzio della Parola di Dio era prima di tutto incarnato nella sua esistenza.
• «Mio padre, […] pur essendo uomo di grandi valori, si professava ateo, o meglio, anticlericale, eppure aveva con P. Lorenzo una grande amicizia; al di là della divergenza di idee, li legava un alto senso morale e religioso della vita, papà era un grande ammiratore di P. Lorenzo, ne ricordo gli incontri e le lunghe discussioni quando veniva a casa nostra».
Lo spirito missionario di padre Lorenzo, essendo spirito genuinamente evangelico, gli permetteva di non fermarsi facilmente davanti alle dichiarazioni ostili e gli consentiva di cercare il dialogo e l’amicizia con chiunque, pur senza rinunciare alla propria identità di credente e di sacerdote oltre che rispettando profondamente le opinioni differenti.
Ancora una volta, troviamo in padre Lorenzo un maestro di vita cristiana. Il Concilio Vaticano 2°, infatti, ha spinto la Chiesa tutta su nuovi fronti missionari, nei quali ognuno di noi può e, anzi, deve mettere se stesso a disposizione della diffusione del Vangelo in ogni parte del mondo, in ogni parte della società, in ogni luogo di lavoro, in tutte le famiglie. Missionario, missionaria non è soltanto chi sale su una nave e varca l’immenso Oceano, perché - come tutti ben sappiamo - ci sono anche qui fra noi oceani e distanze ben più grandi da varcare e uomini e donne tanto vicini nello spazio quanto più lontani da Cristo per le loro idee, per le loro azioni, ma quanto più bisognosi di conoscerlo!
Dicembre
CON PADRE LORENZO VERSO IL NATALE
Seguiamo ancora una volta lo svolgersi minuto della “Cronistoria della Chiesa di N. S. delle Vittorie in Santa Marinella” e ascoltiamo il Padre che ci descrive gli avvenimenti principali del dicembre 1942, ancora una volta un anno di guerra.
«L’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, è stata celebrata con massima solennità: le Figlie di Maria in bianco e molto popolo; per unirsi col Sommo Pontefice in preghiera (essendo egli sceso in S. Pietro per un’ora d’adorazione) anche il Vic. Curato ha voluto quest’ ora di adorazione e alle quattro ha incominciato il Rosario, lettura alle Figlie di Maria del Messaggio Pontificio in occasione del 75° della Congregazione di Roma, quindi, con meditazioni adatte sull’Immacolato Concepimento (tratte dal libro di S. E. il Card. Gennari) ha continuato l’Ora Santa che ha durato fino alle 5 e 1/4: la popolazione e le Figlie di Maria hanno riempito la chiesa, sia il mattino, sia la sera hanno cantato le corrigende dell’Istituto.»
Primo avvenimento: la solenne
celebrazione della Immacolata Concezione della Madonna: un’occasione di
comunione col Papa e soprattutto un’occasione di preghiera intensa, di
animazione della fede di tutto il popolo della parrocchia.
Un altro avvenimento particolare, durante la Visita pastorale alla città di
Santa Marinella, porta a padre Lorenzo una grande consolazione:
«Il 23 dicembre, nel pomeriggio, si è presentato S. E. Mons. Martinelli, accompagnato dal R. Parroco di S. Marinella e dal Parroco di Tragliata, D. Bernardino Mastroianni, e dal Rev. mo Generale dei Figli dell’ Immacolata. S. E. ha chiamato tutta la comunità in cappella ed ha letto la notificazione per la nomina a Cameriere Segreto Soprannumerario, col titolo di Monsignore del Rev. Vic. Curato della chiesa della Vittoria. […]
Questa nomina si deve tutta alla bontà di S. E. Mons. Martinelli che ha voluto così diradare le ombre che per le diverse circostanze, anche accennate su questa cronologia, erano da tempo addensate sul capo del Vic. Curato, che per questo atto squisitamente cordiale e benevolo, sente profonda la gratitudine verso il suo Benefattore.»
Non possiamo far altro che partecipare
alla sincera e leale gratitudine di padre Lorenzo che nella nuova nomina non
vede altro che un segno pubblico e inequivocabile di alta stima da parte di
mons. Martinelli (che in quel periodo governava la diocesi) , da lui voluto
proprio in un periodo nel quale padre Lorenzo aveva ancora una volta dovuto
soffrire per dissapori e calunnie.
Intanto, l’anno 1942 volge al termine e il solerte pastore annota con attenzione
non solo gli avvenimenti liturgici, ma anche la partecipazione del suo gregge
alle celebrazioni e alla ricezione dei sacramenti che è il primo frutto di una
efficace azione pastorale. Insomma, possiamo dire che nelle note con le quali si
conclude la descrizione del 1942, il Padre possa dire di cominciare a vedere ben
chiari i frutti della sua dedizione di sacerdote al popolo della Pirgus e alla
congregazione delle Suore Carmelitane:
«Il 24 dicembre si è tenuta, la mattina, la professione di voti perpetui di due suore dell’ Istituto delle Carmelitane, sr Rita Giannone e sr Redenta Leotta […] . Nel pomeriggio del 24 alle ore 5 si è avuta la celebrazione della Prima S. Messa Natalizia: chiesa affollatissima e moltissime Comunioni; nel giorno seguente, 25 dicembre, affollata la Mensa Eucaristica della Messa delle 8: si notano alcuni profughi ed altri sfollati da Roma; la sera la solita recita dei bambini che è riuscita animatissima. Il 27 dicembre, ultima dom. dell’anno, si è fatta, a norma della prescrizione di S. Ecc. il Vescovo, la solenne consacrazione al S. Cuore Immacolato di Maria di tutta la Vicaria.
Il 31 dicembre, nonostante i continui scrosci d’acqua, la chiesa si è riempita di fedeli per la funzione pomeridiana delle ore quattro. Il Vic. Curato ha ricordato la brevità del tempo, l’atto sfuggevole della vita umana, esortando gli astanti ad un ringraziamento di cuore al Datore di ogni bene; quindi, solennemente si è cantato il Te Deum, e con questo sacro rito si è chiuso questo anno 1942, anno per il mondo intero, di sangue, di odi, di esecrande devastazioni di città (Genova, Napoli, Torino, Milano, ecc. limitandoci alla sola Italia) , di privazioni di ogni genere. Soffermandoci sulla situazione della Chiesa di fronte al conflitto, ammiriamo la Provvidenza che fa rifulgere il carattere sacro, imponente, universale di Essa, e fa risonare dal Vaticano la voce paterna, di santa ispirata dottrina, del grande e intrepido assertore della verità, del Santo».
Anche noi ci avviamo alla conclusione dell’anno e, anche se sono passati molti anni, le riflessioni che padre Lorenzo ha offerto a chi l’ascoltava la sera del 31 dicembre 1942 sono importantissime anche per noi: il tempo che fugge e che dobbiamo spendere con attenzione, la mano provvidente di Dio che sempre, anche nei periodi storici più disastrosi, ci accompagna e che ci inserisce nella grande famiglia della Chiesa che, nonostante gli umani difetti dei suoi membri, rimane la Sposa prediletta del Signore Gesù!