Nella scia luminosa
tracciata da
santa Teresa del bambino Gesù
l'umile pastore
guida il piccolo drappello
di Vergini Carmelitane
consacrate all'Amore misericordioso
nell'ideale missionario
S. Marinella, 3 maggio 1966
|
|
. introduzione . i genitori . la Visitandina . gloria in excelsis Deo . il Carmelo . vocazione di Teresa . Teresa al Carmelo . dottrina spirituale di Teresa . ultimi giorni . desideri paterni |
INTRODUZIONE
Nuova vita di Santa Teresina? Non è nostra intenzione ricalcare gli scritti
abbondanti che, già con tanto successo hanno reso omaggio alla nascosta santità
della giovane carmelitana, il nostro desiderio è spronare il piccolo drappello
Teresiano di vita attiva, ad una vita ancora più intima con Dio d’amore,
inondando, a sua volta, d’amore, altri fiorellini del campi della Chiesa.
Meditando, scrivendo, leggendo la vita della Santa, si assimila l’amore a Dio
preparando così la propria e altrui anima all’eterno connubio nella gloria del
cielo.
CAPITOLO I – I GENITORI
La storia di S. Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo è la continuazione di
altre storie, più nascoste di anime elette che con sommo amore hanno preparato
il terreno per il bianco fiorellino dei campi tanto grato al divin Giardiniere.
Luigi Martin
I due rami, paterno e materno, erano d’eccezionale vigore cristiano e
d’illibata coscienza. Luigi, pio genitore di Teresa, nacque a Bordeaux, il 22
agosto 1823, da padre integerrimo e valoroso capitano, il cui sentimento di
pietà nella recita delle preghiere commoveva gli astanti.
Ritiratosi con la famiglia ad Alençon, nella Normandia, Luigi, suo figlio forse
dopo lettura di edificanti racconti si sente attratto ad una particolare vita
contemplativa.
Sognava le altissime bianche cime delle alpi che sotto i tiepidi venti
primaverili, rovesciano candide ma terribili valanghe precipitanti sul dorso dei
monti, verso il fondo seppellendo ogni cosa e poveri viandanti che per necessità
di lavoro transitavano i valichi: egli allora sognava di accorrere alle grida e
con l'esperto cane dare aiuto ai poveretti per portarli a spalla verso il sicuro
eremitaggio del Gran San Bernardo.
E fu appunto nel settembre 1843, che ventenne bussò a questo asilo di pace per
essere ammesso tra i monaci. Il superiore ammirò il tratto gentile, di nobile
aspetto, l’espressione del volto nell’ardore della parola, e gli domandò, tra
1'altro se avesse ultimato il corso di latino come lo esigevano le regole
dell’ospizio. Oh no! Luigi non aveva seguito il corso classico ed il superiore
corrugò la fronte e l’incoraggiò: “suvvia, studia, studia e poi ritorna tra
noi!”
Nel lungo e penoso viaggio di ritorno, considerando l’insormontabile difficoltà
dello studio classico si acquietò docilmente chinando il capo alla divina
volontà.
Quale via assegnava il Signore a questa anima di predilezione? La Storia di
un’Anima eccezionalmente ne rivelerà il segreto: Luigi sarà un secondo angelo
custode, che, come l’arcangelo Raffaele guiderà i passi di una giovinetta, una
piccola santa che un giorno getterà dal cielo rose e rose in tutte le parti del
mondo.
Zelia Guerin
Più o meno nello stesso tempo, dalla superiora delle suore vicentine
nell'ospedale civico di Alençon venne a consigliarsi Zelia, pia giovinetta della
città. Desiderio di purezza, di carità per gli infermi, per i poveri, pronta ad
una totale offerta al Signore: tale il suo sentimento. Oltre queste ottime
disposizioni forse manifestò qualcosa d’intimità misteriosa nell'intimo della
coscienza che la spronava a vivere santamente.
La superiora ascoltò, ed ammirò la buona giovane, ma giudicò che non fosse
chiamata alla vita religiosa vicentina tutta dedita ad una grande attività.
La Zelia non si turbò per il diniego, che anzi, illuminata interiormente da un
raggio di grazia divina in umile preghiera di perfetta sottomissione al volere
divino, vide delinearsi il suo luminoso avvenire: "Mio Dio poiché non sono degna
di essere suora, genererò nello stato matrimoniale per compiere la vostra
volontà, però vi prego di darmi una numerosa prole che sia consacrata tutta a
Voi!"
Come confidò ai suoi più intimi parenti, in tutta la sua vita non ebbe altro
pensiero che rinnovare a Dio questo suo desiderio di anime a Lui consacrate.
Intanto, per non essere di peso alla famiglia pensò, dedicarsi a qualche lavoro
e come soleva in simili occasioni, si rivolse alla Vergine con filiale
semplicità. L'esaudì la Vergine che nel giorno della Sua Immacolata Concezione
le suggerì con voce chiara nell’intimo: "lavora il punto di Alençon".
I merletti di questa città godevano una meritata rinomanza e Zelia vi si dedicò
con ardore attirando a sé altre giovani formando così un laboratorio dove,
all’onesta gaiezza giovanile si univa pietà, illibati costumi e amore al lavoro.
Alle solite sue preghiere essa ne aggiunse un’altra molto fervente per colui che
il Signore avrebbe scelto per suo compagno nel mondo. Ed ecco che la Vergine
volle premiare la fiducia di questa prediletta figliuola. Quando per caso
provvidenziale s’incontrò con Luigi Martin per la prima volta, la solita intima
voce l’assicurò: "Ecco colui che ti ho destinato”. E così fu.
Dopo breve tempo Luigi Martin e Zelia Guérin, il 13 luglio 1858, davanti
all'altare di Notre Dame di Alençon si univano in santo matrimonio.
Nello stato matrimoniale non cessarono quelle intime comunicazioni con la
Vergine che tanto la consolavano e l’incitavano ad una perfetta purezza d’animo:
anzi al suo fratello, il buon Isidoro, poté un giorno scrivere "da Lei ho
ricevuto tanti favori che solo io conosco".
Luigi teneva aperto un negozio di gioielleria che prosperava, mentre Zelia
continuava a dirigere il laboratorio che offriva un introito non indifferente.
Vani furono i tentativi dei conoscenti per indurre Luigi a lasciare aperto il
negozio il giorno di festa, per il fatto che solo la domenica, quei del contado
venivano in città: ai guadagni festivi preferiva la benedizione divina sulla sua
casa.
La sua sposa era "eccezionalmente buona" verso le operaie, affermavano i
conoscenti: ella si era messa totalmente nelle mani della provvidenza e poteva
scrivere più tardi al fratello Isidoro:
"Quando io penso, quanto il Buon Dio, a cui ho confidato tutto e nelle cui mani
ho deposto il pensiero dei miei affari, ha fatto per me e per mio marito, non
posso dubitare che la divina Provvidenza vegli con cura particolare sopra le mie
figliuole”.
Benché il negozio, il laboratorio e i lavori domestici tenessero ambedue ben
occupati, pure il mattino li trovava a buonora pronti per la S. Messa in cui
spesso ricevevano il Cibo Eucaristico.
Fedelissimi alle prescrizioni della chiesa nei riguardi del digiuno ed
astinenza, la Zelia alla vigilia di una grave operazione non volle dispensarsi
da questo precetto.
All’amore verso Iddio essi vi aggiungevano un profondo senso di carità verso il
prossimo. Un giorno che Luigi si imbatté in un ubriaco barcollante, se lo
accollò per riportarlo alla sua famiglia consegnandogli cassette e strumenti del
mestiere, ungendovi una paterna ammonizione.
Alla stazione incontra un povero epilettico che non ha mezzi per ritornare al
paese: Luigi raccoglie dai viaggiatori, nel suo cappello, il denaro sufficiente
per il ritorno e l’infelice ne è commosso fino alle lacrime.
Zelia anch'essa inculca profondamente nel cuore delle sue figlie questo spirito
di carità di rispetto per i poveri e meno abbienti. Nella Prima Comunione di
Leonia, il primo posto viene ceduto ad una povera bambina, anch'essa prima
comunicante, tutta gioiosa nel suo candido vestitino così ben confezionato dalle
mani della sua protettrice.
Nella povera sua domestica, caduta gravemente inferma, Zelia vede in lei
l'immagine di Cristo sofferente sulla croce e con cura materna, giorno e notte,
l’aiuta, la solleva, le rianima lo spirito da vera buona samaritana.
Persino è obbligata a presentarsi davanti al tribunale: non è forse lei che ha
osato liberare un giovinetto da due ignobili megere che vergognosamente lo
sfruttavano?
L'opera spirituale che più stava a cuore tanto a Luigi quanto a Zelia era quella
delle missioni. Quanto desideravano avere un missionario nella propria famiglia!
Imperscrutabili però sono i disegni di Dio e i due coniugi si rassegnarono alla
sua volontà favorendo l’opera della Propagazione della Fede con generose
offerte.
Contrariamente alla moderna infamia che colpevolmente limita la prole, Zelia in
tredici anni di matrimonio dette alla luce ben nove creature tra figli e figlie.
I primi fiori furono quattro bambine: alla prima fu dato il solo nome di Maria a
pegno di consacrazione alla Vergine; a questa seguirono Maria Paolina, Maria
Leonia, Maria Elena che morì a soli cinque anni. Dopo ferventi preghiere al
Patriarca S. Giuseppe venne alla luce Maria Giuseppe che preferì la vita degli
angeli, lo seguì un altro Maria Giuseppe che volò anch’egli dopo appena nove
mesi.
Intuirono i genitori la volontà divina e lasciarono totalmente al Signore la
scelta della futura figliolanza. Vennero così alla luce Maria Celina, Maria
Melania che ben presto, dopo tre mesi se ne volò tra gli angeli in cielo,
cedendo il posto sulla terra alla nostra santina: Maria Francesca Teresa.
Quest’ultimo nome prevalse in famiglia nonostante l’umile, dolce pressione della
sorella di Zelia Suor Maria Dosidea che desiderava fosse chiamata col secondo
nome di Francesca essendo lei della Visitazione di S. Francesco di Sales. Della
illibata, nascosta santità di questa suora che tanto influì nella famiglia di
Zelia daremo in seguito qualche particolare accenno.
Nella perdita dei quattro figlioletti la pia madre cristianamente giudicò che il
gran dolore sofferto non era da paragonarsi con l'eterna felicità di cui essi
ora godevano: non vi era più timore di perderli, la vita è breve e piena di
miserie. Essa si consolava col pensiero dell’eternità. Li ritroverà tutti nel
cielo."Quattro dei miei bambini soleva dire sono già ben collocati. Un dubbio
però invase il cuore della mamma alla morte della piccola Maria Elena che in una
delle sue infantili conversazioni si era lasciata sfuggire una bugia, Zelia
inginocchiata davanti alla cara Madonnina di famiglia, supplicava in lacrime di
salvare dal purgatorio la sua creaturina, ma ecco che la misteriosa amica voce
le sussurrò: "Essa è là, vicino a me".
Questi singolari carismi non svegliarono in lei la superbia che, anzi sentendosi
ben lontana da quella perfezione a cui Iddio la chiamava, leggendo un giorno
nella vita dei santi i combattimenti da essi sostenuti contro i demoni, esclamò:
“ Non mi accadranno tali incontri, perché solo i santi possono sperimentarli".
Ad un tratto si sentì battere sulla spalla una enorme peso come di zampa di
feroce bestiaccia. Dopo il primo momento di terrore, grande calma e divina pace
subentrò nel suo cuore. Questo avvenne prima che sbocciasse il piccolo, bianco
fiorellino.
Quanta pace regnava in quella esemplare famiglia! Pace divina che gli Angeli di
Betlemme avevano promessa agli uomini di buona volontà!
CAPITOLO II - LA VISITANDINA
Come non accennare nella vita di S. Teresina la mite spiritualità della
Visitandina: Suor Maria Dosidea, sorella di Zelia e zia di S. Teresina?
Nacque Maria Luisa Guérin il 31 maggio 1829, nelle vicinanze di Alençon. Sorella
maggiore di Zelia e di Isidoro, fu una vera, intima consigliera di Zelia, e
quasi seconda madre d’Isidoro, di dodici anni più giovane.
Fin dalla prima infanzia, quest'anima fu di non ordinaria delicatezza di
coscienza, avendo tanto orrore del peccato che sul punto di lasciare la terra
poté affermare di non aver mai commesso un minimo peccato veniale volontario,
come in appresso testimonierà anche S. Teresina di se stessa.
Da bambina era così presa dall’idea di Dio che entrata in chiesa si sentiva
subito assorta da non accorgersi delle persone vicine a lei. Quando a dieci anni
ricevette la Prima Comunione, si sentì attirata dall'amore di Dio da decidersi
nel suo intimo ad abbracciare la Vita religiosa. Ma il Signore permise che
passasse attraverso un crogiuolo di purificazione: crisi terribile di scrupoli
angosce e dubbi che durarono per lo spazio di ben cinque-sei anni, tanto da
compromettere la salute e rendere impossibile l’entrata presso le Clarisse, a
cui, in quella prima età si sentiva chiamata.
Per completare l’educazione fu inviata presso le Visitandine presso le quali si
sentì attratta dalla mite dottrina di S. Francesco di Sales.
Oh, come si trovava bene al contatto di anime consacrate al Signore! Ed ella
sperando anche di separarsi totalmente dal mondo e diventare sposa di Gesù si
presentò alla Superiora domandando d’essere accettata nella comunità.
Naturalmente la superiora tra l'altro chiese le sue condizioni di salute e Maria
Luisa confessò che dalle clarisse, dove due anni prima era stata, aveva cercato
di abituarsi ad esercizi di penitenza per poter abbracciare la regola molto
austera delle clarisse, si era ammalata e fu presa da sintomi di tisi polmonare,
di cui però ora era completamente guarita.
Ed ecco che lei stessa ci racconta la grande prova: “La comunità contando un bel
numero di malate e delicate di salute la madre superiora non credeva opportuno
accettarne altre di debole costituzione, quindi venne deciso di rimandarla alla
propria casa. Questa decisione fu come un fulmine per lei: supplicò di esaminare
meglio le sue forze, ma Dio permise che i Superiori rimanessero inflessibili. Le
lacrime scorrevano in abbondanza, ma una voce intima l’assicurava che il Signore
avrebbe fatto un miracolo, ella non uscirebbe mai più da quell’asilo.
Non essendo stato fissato il giorno di partenza questa virtuosa aspirante invece
di ritirarsi dal lavoro, con grande fervore si mise a non mancare ai santi
esercizi di comunità, e nei tempi liberi si dette a lavorare più di ogni altra
aspirante della casa. Pregò che le dessero lavoro nel laboratorio dove mancava
il personale: Luisa fu accettata e tenne il posto di due o tre consorelle
divorando, per così dire, il lavoro.
Passarono così tre settimine: la comunità rimase edificata da tanta costanza.
Una sera la nostra giovane vide entrare nella sua camera la venerata Madre
Teresa di Gonzaga di Freslon, che le disse con un sorriso: "Mia buona figliuola
la vostra fiducia ci ha commosso: il Signore non vuole che vi lasciamo partire:
non solamente voi resterete, ma domani entrerete nel noviziato".
La nostra Luisa era piena di riconoscenza: il Signore aveva accettato la fede
incrollabile di quest’anima candida.
Una nuova lotta l'attendeva da parte della sua mamma che afflitta dal pensiero
di vedere respinta la sua figliuola, era accorsa a Mans per riportarla a casa.
L’energia della novizia trionfò anche sul cuore materno, e da quel tempo
aumentò, con ardore infaticabile, nella pratica delle virtù religiose.
La superiora volle in coscienza misurare le sue forze fisiche e anche morali. A
causa della debolezza dei polmoni e nella impotenza di vociferare fu annoverata
tra le "suore associate", ma essa non si dispensò dallo studio delle rubriche e
delle cerimonie di coro.
Vestì il sacro abito il 24 febbraio 1859 e prese il nome di Suor Maria Dosidea.
Il suo noviziato fu esemplare; la sua natura un po’ rigida divenne mite e
pronunciò i santi voti con piena felicità il 12 marzo 1860.
La sua virtù e la perfetta condotta di vita religiosa fu di grande esempio per
le probande, così che alla fine del noviziato ne fu nominata assistente.
Essa compì la sua carica per ben sei anni.
Dopo una vita di lotta perseverante contro il suo carattere austero, alla fine
della sua vita arrivò ad un abbandono in Dio e confidenza di bambina: la sua
anima entrò in una pace assoluta, gioiosa: vera e laboriosa trasformazione
nell’incoronamento delle più elette virtù.
È interessante sapere l'influsso spirituale di Suor M. Dosidea sulla sua sorella
in occasione della morte della piccola Elena all’età di cinque anni e mezzo. La
sua mamma era angustiata perché la piccola Elena si era un giorno lasciata
scappare una bugia durante una conversazione infantile: La Vergine la confortò
rassicurandola che la bambina si trovava in paradiso. Questo fu un grande
conforto per la mamma che aspirava la venuta di una creaturina tutta santa.
Ed ecco che Suor Maria Dosidea dopo la morte di due maschietti ebbe
un’assicurazione speciale nei riguardi di una futura nascita: “Questa mattina,
alla S. Comunione, pregando sentii una voce interiore che diceva: ‘Voleva a se
quelle primizie, ma avrebbe dato un altro essere infantile che sarebbe tale come
la mamma lo desiderava… Sii sicura che il Signore ti benedirà con la venuta di
un'altra creatura come la desideri…" E più tardi: "Sii tranquilla, che il
Signore ti benedirà e ti darà una creatura santa che tu hai tanto desiderato per
la sua gloria.” Il 2 gennaio nasceva la nostra Teresina.
Una delle grandi gioie di Suor Maria Dosidea era poter educare le due nipoti
Maria e Paolina che la mamma aveva affidato al pensionato delle Visitandine.
Leonia non poté rimanere in questo pensionato per la sua debole costituzione,
ciò nonostante così scriveva Suor Maria Dosidea alla sua mamma: " Non posso
cessare di credere che più tardi questa buona figliuola diventerà Visitandina".
E così fu.
Il lunedì di Pasqua, 4 aprile 1875, la mamma condusse a Mans per la prima volta
la piccola Teresa che aveva appena due anni: fu un vero piacere per la zia, come
scrisse poi al fratello: "Zelia mi ha portato la piccola Teresa, tutta vispa, ma
di una rara ubbidienza: essa fa tutto ciò che le si dice senza farsi pregare:
così è rimasta a sedere senza muoversi. Come sono stata contenta di aver visto
questo piccolo angelo!”
Nel 1869 Suor Maria Dosidea si trovava in fin di vita: si decise a suo conforto
di preparare Maria alla prima comunione, contro il tempo stabilito. Maria,
figliola piissima e delicatissima di coscienza, in questa occasione pregò tanto
per la zia,che il 2 luglio giorno della Prima Comunione, Suor Maria Dosidea si
sentì abbastanza rimessa. Sette anni dopo, la buona suora così scriveva alla
nipote: devo a te, cara figliola, sette anni di vita”.
Dopo questo tempo ritornò più forte il male: Suor Maria Dosidea ottenne il
privilegio della comunione quotidiana cosa rara in quei tempi e nonostante i
dolori che la tormentavano, si recava in cappella per "andare a cercare il Buon
Dio”.
Alle soglie dell’eternità diceva: “la morte non mi spaventa affatto: Nostro
Signore mi sostiene" e il 24 febbraio 1877 con esile voce mormorava "Oh! quanto
è bello morire nel giorno della presa dell’abito!" e così dolcemente si
addormentò nel Signore.
Paolina ancora convittrice, esclamò: "Com’è bella la mia zia! Ella ha tutte le
sembianze di una santa!”
La Superiora poté scrivere a Zelia: “Possiamo dire che abbiamo una protettrice
in cielo, è difficile che una vita piena di virtù, possa finire più santamente”.
CAPITOLO III - GLORIA IN EXCELSIS DEO
Teresina
"Gloria nel più alto dei cieli" cantavano gli angeli in quella notte beata in
cui il Re del cielo apparve in terra nell’umile grotta di Betlemme.
La chiesa liturgicamente ne ha festeggiato l'ottava ricordando la cruenta
circoncisione e il santo Suo Nome.
2 gennaio 1873
Nella Normanda cittadina di Alençon, in quell’ora notturna, rari sono i
viandanti, ché il bianco della neve e l’aria frizzante hanno spinto gli abitanti
a tornar presto al domestico focolare per poi dondolarsi nei placidi sonni
invernali tra le morbide piume.
E l’angioletto sorvola leggero la dormente città e inavvertito è là, nella casa
in rue du Blaise, ove arde una lampada, ove ancora si veglia con la speranza di
un grande avvenimento. Scoccano le undici e mezza e gli angeli cantano il
gloria, con voce celestiale, che però non echeggia nel mondo, alla neonata.
Scocca la mezzanotte ed il babbo sale al piano superiore: sveglia le due care
figliolette e con voce commossa dice loro: "bimbe mie, vi è nata una sorellina!
Ritornerò fra poco!”
Ritorna il babbo, scendono insieme e ammirano quel piccolo batuffolo
bianco-roseo, mentre sfiorano un delicato bacio sulla rosea guancia della nuova
sorellina.
Un suono di campanello, leggero, leggero: chi è a quest’ora? Un ragazzetto
povero, mal vestito, con dei fogli in mano…il babbo legge quel foglio:
Sorridi alla felicità che ti aspetta:
Avrai cure, affetto ed amore
Ò dolce fiore, ti aprirai all’amore
E da bocciolo diventerai una rosa!
Presagio di amore, presagio di profumo celestiale!
Il ragazzo si allontana, sorride e ringrazia per i dolcetti e per le monetine…
4 gennaio 1873
Nella Chiesa cattedrale di Alençon, ben coperta dalla rigida aria invernale,
entra tutta la famiglia Martin con la bimba per il grande avvenimento: il santo
Battesimo.
Madrina è Maria, la più grande delle sorelle: è Maria che da’ tre nomi alla
neonata: Maria Francesca Teresa. La buona Suor Maria Dosidea avrebbe tanto
desiderato che fosse adottato in famiglia il nome di Francesca, ma come poteva
la mamma non chiamarla Teresa, di cui era devotissima? Forse presagio intuitivo
di una santità futura, Teresiana nella sua famiglia?
Dopo alcuni mesi il piccolo fiorellino sembrava curvare lo stelo: non vi era
altro rimedio che l'aria, il sole e la campagna. Conoscevano una buona balia del
contado, l'affidano ad essa e dopo alcuni mesi la bimba viene ricondotta sana e
robusta alla sua mamma. Teresina cresce e giuoca, confessa i suoi peccatucci
alla mamma: "ho picchiato Celina, ma non lo farò più"…piccoli capriccetti di
bambina seguiti da lacrime con la confessione delle sue birichinate.
La mamma la corregge: "è molto intelligente, ma non così docile come Celina, ed
è di una tale ostinazione quasi invincibile.” Si nota in lei qualche radice di
superbiette femminile e le piace di essere ammirata. Ma una volta ebbe un brutto
sogno: due diavoletti che danzavano sopra un recipiente di calce viva; quando
volle avvicinarsi, si diedero ad una fuga disperata. Sogno, è vero, ma Teresa ne
trasse una verità consolante: quando si è in pace con Dio non si deve temere il
demonio che non può fare alcun male.
Vigile la mamma guidava la sua creatura nella via delle virtù e la bambina
l'ascoltava docilmente.
La sorella maggiore, Maria aveva insegnato alle più piccole a fare delle
coroncine per poter contare i piccoli sacrifici da offrire alla Vergine e
Teresina si sforza di imitare le sorelle maggiori.
Con Celina era più espansiva, quasi fosse coetanea. Sembra che in Alençon la
domenica vi fosse l’usanza di far benedire dei panini ed era Celina che si
incaricava di portarne un pezzo alla sorellina. Una volta se ne dimenticò, ma
Teresa sa come fare: prende un pezzo di pane dall' armadio vi fa il segno di
croce e se lo mangia con gran devozione. Minuzia, è vero ma dimostra il pensiero
spirituale della piccola Teresa. Infatti la bambina cresceva con sentimenti
molto superiori alla sua età: si era abituata a non scusarsi per nessun motivo,
anche se per malinteso venisse accusata.
Ma ecco che in quell'età puerile entra in una svolta dolorosa che renderà più
limpido il suo proposito di seguire Gesù nella via del Calvario.
Il pensiero alla mamma! Celina avendo ricevuto una bella albicocca disse a
Teresa: “non la mangiamo, ma portiamola alla mamma.” Povera mamma era tanto
aggravata da non poter toccare cibo e la sua anima aspirava già alla gloria
della vita eterna pur bevendo l’amarezza profonda del distacco dalle sue care
bambine. La nostra Teresina assistette all’Estrema Unzione inginocchiata in un
cantuccio e piena d'indicibile tristezza sentiva i sommessi singhiozzi del suo
addolorato babbo.
Non conosceva ella cosa fosse la morte: il mattino seguente babbo prendendola
tra le braccia le disse: "Vieni reginetta mia a baciare per l’ultima volta la
tua cara mamma!" E Teresa baciò la gelida fronte della mamma. Pianse molto? Non
lo ricorda, ma rimase impietrita in un cantuccio a guardare la triste cerimonia
della mamma messa nella bara; una bara grande per i suoi piccoli occhi e ed in
quel momento comprese il trapasso all’altra vita!
Benché intelligente, la sua età infantile non le permetteva di poter misurare il
vuoto entrato nella casa con la morte della mamma.
Ritornata la figliuola più grande dalla cerimonia funebre trovandosi tutte le
figliole insieme, la governante si lasciò scappare: "povere creaturine, non
avete più mamma!” Celina allora si abbracciò a Maria, la sorella più grande:
"Ebbene, esclamò, la mamma mia sarai tu!" Teresa avrebbe voluto fare lo stesso,
ma poi scorgendo Paolina, con pensiero delicato l’abbracciò e, “tu Paolina sarai
la mia mammina!” Un vero sollievo d’ambo le parti: Celina trovò in Maria una
mammina premurosa, ma anche Paolina fu una saggia, affettuosa educatrice di
Teresa.
Il tempo passa benché circondata dalle più care attenzioni delle sorelle e
nonostante la raddoppiata attenzione del caro papà, che come si esprime Teresa,
si era arricchito di un cuore materno, nell'intimo dell'anima sentiva un gran
vuoto che la rendeva ritrosa ad ogni altro colloquio, che non fosse coi suoi
intimi di famiglia. L'allegria dei suoi primi anni era passata dando luogo ad
una vera crisi di spirito che la rendevano tanto suscettibile alle lacrime che
scoppiavano in pianto dirotto. Timidezza eccessiva e sensibilità acuta.
Chi è chiamato da Dio ad una vita di perfezione, più o meno attraversa simili
periodi che insensibilmente lo portano ad un allontanamento da tutte le cose del
mondo concentrandolo nell’intimità con coloro che già sono avanti nella via
misteriosa dell’amore.
Ed ecco un'altra svolta nella sua vita. Il signor Martin, comprendendo la
necessità di una persona intima che potesse surrogare in qualche modo la perdita
della carissima consorte, pensò alla sua cognata, la signora Guérin madre di una
buona famigliola che guidava con saggezza nella virtù. A lei avrebbe potuto
affidare le figliuole più grandicelle con le piccole Celina e Teresa. Quindi
decise di lasciare Alençon e trasferirsi a Lisieux ove risiedeva la famiglia
Guérin.
Detto fatto lasciò la casa dove aveva goduto tante gioie, ma anche tanto
sofferto per la perdita dei quattro figli e specialmente della sua cara Zelia.
Ed ecco che sul far della sera la famigliola suona alla porta della famiglia
Guérin che li riceve con vera espansione di affetto: contentissime le due
cuginette, la cui vita s'intreccerà d’'ora in poi con quella di Teresina. Il
giorno seguente si recarono nella nuova dimora - les Buissonnets - presa in
affitto dal padre, deliziosa villetta circondata da un bel giardino, riparata
dai venti da alberi e dietro un bell’orto per erbaggi e frutta.
La nuova dimora distrae Teresa dal pensiero predominante di quei giorni: non ho
più la mamma!
Paolina fu per lei una premurosa mammina: di buon’ora recitavano insieme le
preghiere del mattino, poi colazione, quindi la scuola cominciando dall’a, b, c
e che gioia per la piccola quando da se, per la prima volta, lesse la parola
"cielo". Poi in terrazzo col babbo a cui faceva vedere i suoi progressi nel
leggere e nello scrivere. Nel pomeriggio una passeggiatina insieme e una visita
al SS. Sacramento ora in una chiesa e ora in un’altra.
Fu in una di queste visite che entrò nella chiesa delle Carmelitane: il papà a
lei: "vedi, reginetta mia, dietro quelle grate vivono delle sante religiose che
pregano sempre Iddio!" Poteva mai pensare, Teresa che dopo nove anni sarebbe
anche lei entrata in quel santo luogo?
Non si dilettava con le bambole, ma preferiva preparare dei decotti con le erbe
da presentare al babbo che faceva finta d'ingoiare.
Amava intensamente la natura anche nelle sue manifestazioni grandiose:
temporali, lampi, tuoni, fulmini, erano tutte opere di Dio ed erano per lei
motivo di soave meditazione considerando la fugacità del tempo e delle cose e un
alito all’infinito.
Aveva tanta compassione per la povera gente ed era felice di aiutarla con
qualche elemosina: non potendo fare altro, la ricordava nelle preghiere.
A cinque anni e mezzo sentì rinvigorirsi la mente ascoltando la predica sulla
Passione del Signore, ma spesso, più che al predicatore, Teresa volgeva lo
sguardo al suo papà che si commoveva facilmente e si sforzava per trattenere le
lacrime.
Amava la domenica che per lei rappresentava il riposo in un cielo senza
tramonto, mentre gli altri giorni erano l'immagine dell’esilio terreno.
A turno, la sera, passavano dallo zio che era tanto interessante nelle sue
conversazioni,e quando toccava a lei, volentieri vi andava, però con un certo
senso di timore, per la sua voce baritonale che cantava un "barba bleu»" da far
tremare.
Ed ora era tempo d’avvicinarsi al gran sacramento della confessione. Confessarsi
davanti a Dio! Egli sa tutto e ci vuoi perdonare: questo sacramento la riempiva
di gioia sentendosi così purificata.
E la S. Comunione? In quei tempi in Francia, sotto la sferza dura del
giansenismo che non permetteva tanta facilità per appressarsi al Divin
Sacramento, la nostra Teresa doveva aspettare ancora un bel po’ di tempo.
Semiconvitto
Nel frattempo Leonia, che fino allora aveva studiato presso le benedettine della
Badia, finito il corso rimaneva in casa: toccò a Teresina occupare il suo posto.
In quella scuola Teresa ebbe molto a soffrire per una compagna di circa 14 anni
(gelosa e molto debole di mente) che la tormentava maliziosamente, umiliandola
in tutti i modi. Nonostante questa sofferenza Teresa studiava bene e benché
fosse la più piccola, superava le compagne, specialmente nei componimenti.
La sera tornando a casa, sulle ginocchia del babbo, dimenticava ogni pena:
quando poi otteneva il massimo dei voti, il babbo faceva scendere una monetina
nel salvadanaio in cui ella raccoglieva i soldini per poi fare qualche
elemosina.
Il mare
Era sui sette anni, quando per la prima volta vide il mare, l’oceano: quella
grandezza l'attirava tanto da non volerne distaccare lo sguardo: le onde
mugghianti, spumeggianti che si perdevano tra gli scogli… Insieme a Paolina si
sedettero sopra un alto scoglio per godere l'imponente spettacolo del sole che
si tuffava nelle acque come una scia luminosa. Si trattava forse di
un'ammirazione poetica? Oh, il pensiero di Teresa era pervaso di delicata
spiritualità e la scia luminosa di qua! - solco d’oro - era l'immagine della
grazia che illumina le anime. E la sua anima era come una barchetta leggera, a
vela, che vogava tranquilla verso la via del cielo.
Ma in quel giorno beato un invisibile serpentello venne a turbarla per pochi
istanti: un signore ed una signora si soffermarono alquanto ammirando la bambina
e domandando di chi fosse questa graziosa creatura: breve compiacimento della
natura, ma tanto il babbo quanto Paolina, l'avevano tanto allontanata dai
piaceri e pensieri del mondo che non ci si fermò.
Il mio nome é scritto in cielo
Nelle sere d'inverno appare verso il Sud un gruppo di stelle conosciuto con il
nome di costellazione d'Orione che formano una T ben chiara, ed allora Teresa
vedendola disse al babbo: "Vedi il mio nome è scritto in cielo!” e quella sera
appoggiò il capo al suo caro papà e si mise a contemplare il cielo.
Prima comunione di Celina
Teresa aveva sette anni quando Celina fece la sua Prima Comunione: a Teresa
toccava di aspettare ancora. Ma se da una parte ardeva dal gran desiderio di
accostarsi all’altare, pur tuttavia aveva tanto rispetto per questo Santo
Sacramento che pensava non fossero davvero molti i quattro anni di aspettativa
per ricevere degnamente Gesù.
Nel giorno della prima comunione della sorella, si sentì riempire il cuore di
tante grazie da considerare quel giorno come uno dei più belli della sua vita, e
… pianse d'amore.
Il fitto velo del padre
Il babbo era in viaggio e non accennava a tornare presto, anzi al contrario. Una
bella giornata di sole splendente, Teresa ne godeva affacciata sola, sola ad una
finestra che dava sul giardino. Ad un tratto vide spuntare sul viottolo un uomo
con la testa coperta che non lasciava intravederne il viso. L'andatura era di
uomo adulto, curvo, ma la statura era del padre. Essa si sentì fuori del
naturale e gridò forte "babbo, babbo!". L’ombra continuò il suo cammino poi
sparì tra un gruppo di alberi.
Le due sorelle maggiori avendo inteso il grido di Teresa andarono a vedere tutto
intorno, ma non trovarono alcuna traccia di persona: le dissero di non pensarci
più. Ma come poteva Teresa dimenticare questa triste visione se non pensando ad
un disegno divino che le faceva antivedere qualche croce da sopportare con
pazienza nell’avvenire come poi avvenne?
Il Carmelo
Teresa aveva udito delle parole che le straziavano il cuore: Paolina, la sua
piccola madre, parlava con Maria del suo prossimo ingresso al Carmelo!
Teresa non conosceva il Carmelo, ma intuì che si trattasse di un convento e
pianse amaramente. Fu una grazia divina se poté sopportare questa decisione
della sorella. Ma. poi Paolina spiegò a Teresa cosa fosse il Carmelo ed ella fu
talmente presa dal desiderio di entrare anche lei in questo santo luogo di
preghiera e di amore a Dio. Paolina il 2 ottobre 1882 entrò al Carmelo. La
piccola Teresa ne soffrì tanto e ripeteva in fondo al suo cuoricino: "Paolina è
perduta per me!"
Il distacco da Paolina le causò un violentissimo mal di capo che compromise
seriamente la salute di Teresa. Intanto fra poco vi sarebbe stata la vestizione
di Paolina: si cercava in famiglia di non parlarne pensando che non avrebbe
potuto assistere a questa, ma il Signor dispose diversamente. Fu una festa senza
nubi. Teresina abbracciò la sorella si sedette sulle sue ginocchia e potè
contemplare la sua - madre diletta - nel suo abito nuovo di carmelitana.
Ritornata ai Buisonnets dopo pochi giorni, ritornò il malessere: non poteva
muoversi, ma udiva tutto, anche se parlavano sottovoce: il povero babbo usci
fuori dalla camera singhiozzando: ella non vedeva che chiodi e dita nere nel
muro.
La sorella maggiore non la lasciava mai e così anche le care sorelline Celina e
Leonia. Quando i dolori erano meno acuti, Teresa intrecciava ghirlande alla
Madonnina: ma mentre il bel mese di maggio si rivestiva dei suoi fiori, in casa
Martin si temeva da un momento all’altro che il bianco fiorellino si sarebbe
appassito per sempre.
Una domenica durante la novena alla Madonna, cominciò a gridare: “Maria, Maria”,
ma senza riconoscere la sorella che si gettò ai piedi della Madonna pregando e
piangendo. Teresa sentendosi quasi alla fine con tutto il cuore pregò il Signore
che avesse pietà di lei.
Ad un tratto la Vergine si mostrò nel suo splendore e nella sua bellezza, le si
avvicinò e le sorrise dolcemente. Teresa fu colpita da questa visione… si sentì
subito guarita, si sentì felice… riconobbe Maria che era profondamente commossa
per la grazia ricevuta, Teresa non seppe nasconderle il segreto del sorriso
della Vergine.
Il gran segreto si sparse ben presto nel piccolo cerchio familiare e fu causa
per Teresa di una pena interna perché avrebbe desiderato che non si fosse saputo
da alcuno: questo intimo dolore le cessò soltanto quattro anni dopo ai piedi di
Nostra Signora delle Vittorie.
Fu Maria a raccontare la miracolosa guarigione al Carmelo ove Teresa rivide la
sorella Paolina, la Madre Maria di Gonzaga, altre religiose che si permisero
domandare vari particolari a cui Teresa non sapeva che rispondere e che non
furono motivo di vanità, bensì di umiliazione tanto che ne soffrì per vario
tempo.
Teresa del bambino Gesù
Teresina pensava: “se mi faccio suora mi leveranno il nome di Teresa, tanto più
che al Carmelo vi è già un'altra suora col nome di Teresa di Gesù", ma poi
pensò: "come sarei felice se mi chiamassero Teresa del Bambino Gesù!”
Nel giorno della vestizione di Paolina le si avvicinò la Madre Priora e, con
tono sorridente le disse: ”quando verrai fra noi cara piccina ti chiamerai
"Teresa del Bambino Gesù".
Queste parole inondarono il cuore di Teresina che a nessuno aveva manifestato il
suo desiderio, e riconobbe in questo la delicatezza di Gesù nei suoi confronti.
"Leggendo storie di patriottismo, come quella di Giovanna d’Arco, desiderava
poterla imitare, ma Gesù mi fece intendere che la vera gloria non è quella di
grandi azioni, ma che l’unica, vera gloria è quella di diventare santa. Dopo la
mia guarigione il mio caro babbo volle farmi conoscere il mondo, ed io compresi
tante cose: la vita di feste, di carezze, di ammirazione può sedurre facilmente
le anime, anche se si ha solo dieci anni, compresi che tutto è vanità fuorché
amare Dio e servire a Lui solo."
Fu un bene per lei questa conoscenza del mondo: con tutta sicurezza poté
scegliere la via che porta al cielo.
Prima comunione
Tre mesi di preparazione con un libricino scrittole da Paolina, poi entrò
per il ritiro tra le educande maggiori. Le maestre della Badia la circondavano
di cure materne e si sentì felice poter partecipare alla recita dell'Ufficio con
le religiose. In quei giorni di ritiro tenne alla cintura un grande crocifisso,
ricordo di Leonia, e si sentiva beata di meditare la Passione del Signore.
Quanta gioia quando si accostò alla Sacra Mensa: il primo bacio di Gesù a cui
ella rispondeva: "Ti amo, o Gesù e mi do’ a Te per sempre!" e le lacrime le
scendevano copiose, lacrime di amore, dalle compagne, credute lacrime di dolore
per la mamma morta.
Nel pomeriggio fu dato a lei leggere l’atto di consacrazione alla SS.ma Vergine:
in quell’istante le parve che Ella di nuovo sorridesse al suo piccolo fiore.
Alla sera il babbo la condusse al Carmelo ove rivide la sua Paolina, divenuta
Sposa di Cristo, con la ghirlanda di rose e il velo bianco.
Chiuse la giornata di paradiso un'intima festicciola ai Buissonnets, e tra i
regali, un bell’orologio, dono del papà.
“Il giorno dopo non mi fu permessa la S. Comunione e piansi in silenzio.
Internamente provai un gran desiderio di non amare se non Dio solo e ripetei le
parole dell’imitazione: "oh, Gesù, dolcezza ineffabile, cambia per me in
amarezza tutte le consolazioni della terra."
Comprese bene il gran dono della Cresima: ottenne la forza di soffrire, e
necessarissima per lei perché sentiva nell’intimo del suo essere che un interno
martirio stava per incominciare. Trascorso questi giorni indimenticabili ritornò
alla scuola e benché non le fosse possibile ripetere alla lettera il catechismo,
pur tuttavia lo sapeva esprimere tanto chiaramente che il Cappellano soleva
chiamarla: il suo piccolo dottore.
Nelle ore di ricreazione godeva della gaiezza delle compagne però le piaceva
raccontare fatti a bambine più piccole, mentre la maestra voleva piuttosto
vederla correre che discorrere.
Sentì in lei l'aiuto divino per non cadere in fragili affetti, e questo aiuto
divenne sì forte da comprendere quanto grande fosse l'amore di Gesù per lei e
quanto necessario fosse il corrispondere a tale amore fino alla follia.
Ebbe a lottare contro se stessa perché volendo imitare la cuginetta che soffriva
spesso di mal di testa non le riuscì, mentre la zia credeva che motivo del
pianto fosse qualche scrupolo interiore.
Maria al Carmelo
La cara sorella maggiore Maria entrò anch’essa al Carmelo e Teresa si sentì come
isolata nel mondo: fu allora che rivolgendo il pensiero al cielo si ricordò
delle sorelline e fratellini in Paradiso, pregò questi cari angioletti per
ottenere da loro la pace dell’anima, sentì allora una vera tranquillità di
spirito.
Da quel momento prese l'abitudine, nei momenti di tristezza, d’invocare i suoi
angioletti, e nel suo cuore ritornavano pace e tranquillità accompagnate da un
gran desiderio di raggiungere presto le care sorelle al Carmelo.
25 dicembre 1886
Data memorabile per la sua vittoria sulle debolezze di spirito: meditando il
mistero della Natività, si scosse, come se un torrente di luce fosse entrato nel
suo cuore.
La fonte delle lacrime si asciugò e incominciò una piena vittoria su se stessa
sentendo per le scale la voce del padre che si lagnava della sorpresa di cose
troppo puerili per la sua età, volle superare ogni sentimentalismo. Celina le
disse di spettare un poco perché si sarebbe turbata per le parole del padre, ma
Teresa celere, celere, celere, discese nella sala da pranzo, aprì le scatole e
tirò fuori scarpe e altri piccoli doni con aria trionfante, mentre il padre
rideva di cuore per l'espansione dimostrata.
Teresa aveva trionfato su se stessa e non sarebbe più ricaduta nelle debolezze
passate: grande vittoria con vera fortezza d’animo. Da quella notte si sentì
completamente mutata presa da un vivo desiderio di dimenticare se stessa e
diventare, pescatore di anime.
Una domenica, in chiesa dal suo libretto di preghiere sporgeva un'immaginetta
del Divin Crocifisso e una mano del Crocifisso che grondava sangue, la
impressionò tanto che fece il proposito di vivere spiritualmente ai piedi della
Croce per raccogliere ogni goccia di sangue e spargerla poi su tutte le anime.
Il Signore dalla Croce gridò "Sitio" e Teresa volle dissetare il Signore
strappando i peccatori dalle fiamme dell’inferno.
La prima anima conquistata: un delinquente condannato a morte per orrendi
delitti. Impenitente era sul punto di morire sul patibolo, quando ad un tratto
afferra il Crocifisso del Sacerdote e bacia tre volte quelle piaghe santissime!
Teresina aveva ottenuto il segno richiesto della sua conversione.
L’imitazione
Prezioso libretto che Teresa teneva tanto a cuore, l’Imitazione di Cristo in cui
vi trovò tanto sostegno e avanzamento spirituale. Le era tanto caro quel
libricino che lo sapeva quasi del tutto a memoria. La zia, per divertirsi,
apriva il libro in qualche pagina a caso, e a Teresina bastava la prima parola
di quella pagina che poi continuava a memoria tutto il resto.
Le era caro anche un libro di conferenze del sac. Arminjon sopra i misteri
d'oltre tomba.
In quel periodo non osava manifestare al confessore il suo desiderio di
comunicarsi più spesso; più tardi comprese quanta maggiore gioia le avrebbe dato
ricevere quotidianamente il Signore, che saperlo rinchiuso nel Ciborio.
Vocazione di Teresa
Teresa cominciò a sentire chiara nel suo cuore la voce della divina chiamata: le
sorelle, Maria la ostacolava a motivo della sua giovane età, Paolina la
incoraggiava, pur comprendendo che non era ancora venuto il tempo; da Celina non
aveva nulla da temere perché anch'essa si sentiva chiamata al Carmelo. Ma come
parlarne al papà? Essa scelse per questa confidenza il giorno di pentecoste
ricordando la discesa dello Spirito Santo che in quel giorno doveva spirare su
di lei, sul padre, come nel passato sugli apostoli congregati nel Cenacolo.
In quel giorno, al tramonto, tornato dal Vespro, il babbo si era seduto in
giardino e ammirava con piacere il tramonto. Teresa gli si avvicinò, con le
lacrime agli occhi, ed egli attirando la bionda testa al suo cuore le disse:
"Cos’hai piccola reginetta mia? Confidamelo!” Teresa con le lacrime agli occhi
gli parlò del suo desiderio di entrare al Carmelo… il papà non poté trattenere
le lacrime, non si oppose alla sua vocazione, ma solamente le fece osservare che
era ancora troppo giovane per una tale decisione.
Passeggiarono un po' in giardino, il babbo colse un piccolo fiore bianco, le
spiegò con quanta cura il Signore aveva creato quel fiorellino per conservarlo
fino a quel giorno. Teresa incollò quel fiorellino sopra un'immagine della
Vergine delle Vittorie.
E lo zio che avrebbe detto? Egli chiaramente si spiegò dicendo che non era
prudente permettere ad una bambina di abbracciare un tale stato. Ma dopo alcuni
giorni egli era del tutto cambiato, e incontrando Teresa l’abbracciò commosso
dicendo: " vai in pace cara bambina mia, sei un piccolo fiore privilegiato!"
Ma il grande ostacolo era il Canonico Superiore del Carmelo: a nessuno
permetteva di entrare al Carmelo prima dei 21 anni. Il suo no era assoluto, però
fece osservare che egli era un semplice delegato di Mons. Vescovo, e se egli lo
avesse permesso da parte sua non trovava nulla in contrario.
Dietro questo suggerimento si recarono a Bayeux dal Vescovo, il quale ascoltò
benevolmente Teresa e suo padre, finita la conversazione consigliò di andare a
Roma in pellegrinaggio diocesano. In ultimo, Sua Eccellenza li accompagnò,
commosso da tanta fede, fino alla porta.
Viaggio a Roma
Il 4 novembre alle tre del mattino cominciò il viaggio di Celina e Teresa verso
Roma: si giunse a Parigi e il papà le fece conoscere specialmente Nostra Signora
delle Vittorie: qui la Vergine fece capire con chiarezza a Teresa che era stata
proprio lei a sorriderle ed a guarirla.
Tutta la comitiva si consacrò al S. Cuore. Per affidare il viaggio alla
protezione di un santo si volle indicarne uno per ogni compartimento. Per
deferenza al signor Martin, il loro compartimento fu chiamato "S. Martino" e da
quel giorno i pellegrini lo chiamavano il signor San Martin.
Durante il viaggio il Vicario generale seguiva con gli occhi Teresa in tutti i
suoi atteggiamenti, ed ella notava che egli ne restava soddisfatto. Splendido fu
il suo viaggio tra tante bellezze naturali: precipizi, cascate, cime nevose e
Teresina pregustava le future delizie del cielo... il Duomo di Milano con le sue
guglie alte: il campo santo con le statue scolpite con tanta arte, Venezia con
le sue gondole, il palazzo dei Dogi, le carceri e il tristissimo ponte dei
sospiri, non dimenticarono Padova con le reliquie di S. Antonio: Bologna con il
corpo di S. Caterina sul cui volto si può vedere l'Impronta del bacio di Gesù
Bambino. Incantevole il gioiello di Loreto dove nella umile casetta di Nazareth
Celina e Teresa ricevettero la S. Comunione.
Poi si continuò il viaggio verso Roma e tra tanti bei ricordi oltremodo caro,
rimase nel cuore di Teresa la visita al Colosseo, alle catacombe di Cecilia e
Agnese. Dopo sei giorni di permanenza nella città arrivò il momento più grande –
l’udienza del Papa Leone XIII. Il Vicario presentò al S. Padre il Signor Martin
come padre di due carmelitane e il Papa lo benedisse poggiandogli la mano sul
capo venerando, poi il turno di Teresa che supplicò con le lacrime agli occhi di
permettergli di poter entrare al Carmelo a 15 anni. Ma il Vicario di Bayeux
avvisò il S. Padre che si stava esaminando la cosa. E Sua Santità “… andiamo,
andiamo, vi entrerete se il buon Dio lo vuole!" Si allontanò con le lacrime agli
occhi: le sue speranze erano ormai dileguate.
A compimento di questa udienza si sentì coraggiosa per presentarsi a Gesù
Bambino come una palla di nessun valore perché si divertisse e se la stringesse
al cuore. Il 20 novembre visitò il venerando Fratel Simeone superiore del
collegio S. Giuseppe a Piazza di Spagna, che dopo aver udito la piccola storia
di Teresa rimase meravigliato di tanto fervore.
Quindi si partì per Napoli, Pompei e il Vesuvio fece sentire la sua potenza e
poterono ammirare le grandi ruine causate dalla pioggia di cenere su
quell’antica cittadina romana.
Nel ritorno visitò Assisi: per un piccolo incidente le toccò entrare nella
vettura dove sedeva Mons. Vicario che si mostrò molto gentile e le assicurò di
fare il possibile per aiutarla. Queste parole furono un vero balsamo alla sua
ferita.
A Firenze le sue piccole mani riuscirono ad accostare le corone dei pellegrini
al corpo di S. Maria Maddalena, come a Roma il suo mignolo riuscì a toccare il
Chiodo bagnato dal sangue del divino Agnello.
Il ritorno in Francia lungo il litorale Pisa-Genova, attraverso pianure di
aranci, olivi e palmizi e il cielo azzurro scintillante di stelle fu per Teresa
un incanto celeste, ma il suo cuore aspirava a più alte meraviglie.
Sperava Teresa poter entrare per il S. Natale: venne a sapere dalla Superiora
Madre Maria di Gonzaga che il Vicario aveva risposto affermativamente per la sua
entrata, la Madre credette opportuno ritardare ancora di tre mesi, cioè fino
alla Quaresima, la sua entrata.
Teresa chinò il capo alla volontà divina e attese rassegnata il grande giorno.
Teresa al Carmelo
Fu stabilito l'ingresso al Carmelo per il 9 aprile, in cui era stata rimandata
la festa dell’Annunciazione impedita dalla quaresima. Circondata dai suoi
familiari; assisté alla S. Messa, durante la quale si accostarono alla Mensa
Eucaristica, tutti piangevano, fuorché Teresa. Poi abbracciò il padre che la
benedisse in ginocchio e si diresse verso la clausura ove ricevette gli amplessi
delle sorelle e di tutta la comunità. Teresa ormai appagata nel suo desiderio
ripeteva spesso "ora sono qui per sempre”.
E qui inizia la sua vita religiosa: la Madre Priora fu molto severa con lei, non
le risparmiava soventi rimproveri e certamente non fu trattata davvero da
bambola di trastullo.
Il suo pensiero era quello di sacrificarsi; essere un fiorellino ignorato. In
una confessione le venne assicurato che non aveva mai commesso un solo peccato
mortale e questo senza alcun suo merito, ma per pura bontà del Signore. La sua
Madre Maestra era il tipo perfetto di carmelitana. Teresa l'amava sinceramente
nel Signore, però non si sentì capace di manifestarle il suo intimo. Una delle
madri più anziane un giorno le disse che ella non aveva molto da dire alle sue
superiore perché la sua anima era semplice, quanto più si è semplici e tanto più
si avvicina a Dio. Così il Sacro Volto c'insegna che il suo Regno non è di
questo mondo e Teresa cercò di celarsi a tutti gli sguardi. Aveva sete di
soffrire di essere dimenticata.
Alla fine del 1889, la sorella Maria fece la sua professione e Teresa ebbe la
gioia di poter cingere la fronte della sorella con la corona di mistiche rose.
Superata la prova del postulato Teresa venne ammessa alla Vestizione religiosa.
Il babbo accompagnò alla porta della clausura la sua reginetta vestita
nell’abito bianco di trine di Alençon. Al ritorno della cerimonia, passando
attraverso il chiostro Teresa vide la statua di Gesù Bambino tutta ricoperta di
neve: era una delicatezza del suo Gesù perché Teresa l’aveva tanto desiderata.
In quel periodo il padre si aggravò nella sua malattia: la paralisi - e fu
necessario ricoverarlo in casa di salute, dove dopo ripetuti attacchi, morì
santamente.
Ammirabili sono le parole che un giorno questo santo vegliardo disse a Celina:
“vieni andiamo insieme a ringraziare il Signore per l'onore che mi fa
scegliendovi per sue spose. Dio mi onora chiamando le mie figlie: se avessi
qualcosa di meglio l’offrirei al Signore!" Questo qualcosa di meglio era la sua
stessa persona offerta vittima di olocausto al Signore.
Anche Leonia avrebbe desiderato restare al Carmelo, ma non le fu consentito
dalla sua debole salute: entrò dalle Visitandine di Caen dove emise i voti con
il nome di Sr. Francesca Teresa, come aveva predetto la zia Suor Maria Dosidea.
Non è da credere che la nostra Suor Teresa non avesse a soffrire tentazioni
contro l' austerità della vita carmelitana. Non era forse meglio per lei
ritornare a casa? Le tenebre si andavano sempre più addensandosi finché decise
di confidare tutto alla Madre Maestra che la rassicurò e le tranquillizzò la
coscienza. Dopo quest’atto d’umiltà aveva vinto la battaglia, si dileguò ogni
dubbio e ritornò la pace del cuore.
L'8 settembre pronunziò i suoi voti con la "pace che sorpassa i sensi". In quel
giorno si sentì la regina del cielo e pregò il Signore che aprisse il Purgatorio
perché innumerevoli anime volassero al cielo.
Ed ecco le domande che fece a Gesù:
1. che il candore verginale non si appannasse mai;
2. piuttosto la morte che commettere una minima colpa volontaria;
3. non cercare altro che Dio e non le creature;
4. cercare la pace e un amore senza limiti verso Gesù ed il martirio del cuore e
del corpo;
5. che sia dimenticata da tutti e nessuno si occupi di lei;
6. intera offerta al volere di Dio.
La sera depose la sua ghirlanda di rose ai piedi della Vergine.
Velazione
La velazione, cioè la solennità dell’imposizione del velo nero, era fissata per
il 24 settembre. Contrarietà in tutto: il babbo malato, il superiore impedito
all'ultimo istante e "tutti videro la mia umana debolezza"… qualche lacrima le
uscì, ma le sue lacrime non furono comprese.
Teresa era ormai tutta di Gesù: il suo desiderio di immolazione si stava
realizzando.
Celina al Carmelo
Il 29 luglio 1894 morì il babbo gettando uno sguardo di pace e di affetto verso
Celina che rimase sempre al suo fianco e che ormai libera da ogni legame
terreno, altro non desiderava che raggiungere le care sorelle al Carmelo.
Ma a questo ingresso si presentavano non lievi difficoltà! Come riuscire a
vincere l’ opposizione di una suora che aveva timore ammettere in convento un
altro membro della famiglia Martin? Sr Teresa pregava e chiedeva al Signore un
segno: il papà era in paradiso se la tale suora non si opponeva all’entrata di
Celina al Carmelo!
Il segno non si fece attendere: Sr Teresa incontrò nuovamente quella suora, e
come era cambiata! Le domandò perdono e con le lacrime agli occhi manifestò il
desiderio di avere quanto prima Celina nella loro comunità!
Celina diventò carmelitana col nome di Sr. Genoveffa di S. Teresa il 14
settembre 1894. Tutti i desideri di Sr. Teresa erano stati appagati e non
rimaneva altro che amare Gesù alla follia!
Vita al Carmelo
Per avere una, sia pur pallida idea della breve, meravigliosa vita di Sr.
Teresa del Bambino Gesù al Carmelo, non ci soffermeremo a particolari ed
aneddoti più o meno conosciuti perché è impossibile riportar in questo breve
lavoro, ma citeremo i pensieri più profondi della sua spiritualità che abbiamo
desunti dalla "Storia di un’ Anima": serviranno non solo per comprendere ma
sopratutto per amare e imitare la cara Santina.
La carità:
Ultimi giorni di suor Teresa
Nella quaresima del 1896 aveva potuto facilmente osservare i digiuni e le
veglie: ma l’anno successivo durante la settimana santa non poté vegliare tutte
le notti con la comunità. A mezzanotte fece ritorno nella sua cella, ma appena
appoggiato il capo sul cuscino sentì un fiotto salire alla bocca. Per
Esercitarsi non accese la luce: il giorno seguente aprì il suo fazzoletto e lo
vide tutto rosso di sangue… era il primo annunzio della sua prossima fine. Piena
di santa gioia ne diede avviso alla sua Madre Priora.
E qui inizia il suo edificante trapasso terreno di cui citeremo solo alcuni
pensieri:
30 settembre 1897
La mattina del 30 settembre posò lo sguardo sulla statua della Madonna ed
esclamò "Oh! L’ho pregata con fervore, ma l’agonia è pura e semplice, senza
ombra veruna di consolazione. L'aria della terra mi manca, quando mi sarà dato
di respirare quella del cielo?"
Alle due e mezzo: "Madre mia il calice è pieno fino all'orlo! Non avrei mai
creduto che si potesse soffrire tanto!" “Non posso rendermi ragione di ciò, se
non mediante il mio desiderio ardentissimo di salvare le anime" "Non mi pento di
essermi consacrata all’Amore”!
Alla Madre Priora che l'incoraggiava a comparire davanti a Dio e rendere così
testimonianza: "sì, sento, la mia anima non ha cercato che la verità: sì, ho
compreso l’umiltà del cuore”!
Alle 16:30, immersa nel dolore, stringeva quanto poteva il suo Crocifisso, in un
sudore copioso.
All'Ave Maria della sera ella fissò lo sguardo alla Vergine Immacolata.
Alle 19 dice alla Madre Priora: "Non è questa l'agonia?... Non sto per
morire?... “ Sì figliola, è l’agonia…” E Teresa: "Ebbene…andiamo, oh, no, non
vorrei soffrir meno… e poi fissando il Crocifisso:
“OH! IO LO AMO… O MIO SIGNORE… IO… TI… AMO!...
Furono le sue ultime parole e improvvisamente si solleva, come se una voce
misteriosa l’avesse chiamata, apre gli occhi e il suo sguardo, irradiato di pace
celeste e d’indicibile felicità si fissa un poco al disopra dell’immagine di
Maria. Questo sguardo si protrasse per lo spazio di un credo; poi la sua anima
beata, fatta preda dell’Aquila divina volò nei cieli.
Contemporaneamente cominciarono ad avvenire fatti straordinari. Una conversa
baciando i piedi della santa, guarisce immediatamente da anemia cerebrale. Una
suora nella sua cella sente un profumo di violette (non vi era fiore alcuno) .
Un'altra suora vide un raggio nel cielo: un'altra ancora una corona luminosa che
scompariva nel firmamento. Un bambino di 10 anni sentì attorno alla bara della
Santina, dove erano soltanto fiori artificiali, un forte odore di giglio.
Il 4 ottobre la salma, circondata da una corona di sacerdoti, per i quali la
piccola Santa aveva sempre pregato venne solennemente sepolta.
♦♦♦♦♦♦
L’Aquila divina aveva finalmente rapito e trasportato nel focolare d'Amore eterno la Piccola Vittima: insegni Ella a noi tutte l'abbandono nella Misericordia infinita del Buon Dio!
♦♦♦♦♦♦

DESIDERI PATERNI
Si legga! Si studi, si mediti lo Spirito di S. Teresina.
Tutte le suore devono non solo conoscere e vivere la Piccola Via d’Infanzia, ma
diffonderla con le parole e con l’esempio.
Le suore della nostra Congregazione mettano ogni impegno per entrare nella
piccola, ma ascendente Via dell’Amore di S. Teresina - Amore verso Dio, pura,
infinita carità. Amore verso il prossimo, sopportando con pazienza i difetti
altrui, perdonando le incomprensioni, aiutando con delicatezza, ogni necessità,
spirituale e materiale.
Conquistare con l’esempio e la parola, le anime più adatte all'Amore Divino:
svegliare nei cuori delle giovanette, l’idea della vocazione, dello splendore
verginale.
La Congregazione fiorirà sempre più quanto più intimo sarà da parte delle suore
l'amore per Gesù, più sincero l’amore per le consorelle; quanto più saranno
lontane da qualsiasi affetto mondano.
Tutte le nostre comunità religiose diventino centri d’attrazione per le giovani
e queste siano coltivate con la buona parola, con il dolce sorriso di bontà e
carità di S. Teresina!
Il vostro Padre,
Padre Lorenzo
S. Teresa di Gesù Bambino
é una piccola, fragile creatura
dal cuore di fuoco,
dalla volontà di ferro,
é un’anima forte,
coraggiosa, generosissima,
piena di grandi sentimenti
e di audaci desideri…