padre Lorenzo
modello formativo
Le sottolineature appartengono alla redazione del manoscritto da parte di p. Lorenzo
Direzione spirituale
1. Cerco d’incoraggiare tutti e di non aggravare le coscienze e le menti. Ora l’una o l’altra novizia viene a confessarsi, così posso con carità e comprensione dirigerle meglio (L. n. 17A, 21 aprile 1951, a MC).
Primato della vita spirituale; vacare Deo; presenza di Dio
2. Fa il possibile per pensare a Dio... La presenza di Dio! Col pensiero alla divina presenza uno si sente sollevato e in un certo modo anche soddisfatto, perché crede fermamente che un Padre affettuoso non abbandonerà mai la sua creatura (L. n. 14, 5 febbraio 1961, a sr Scolastica).
3. Siamo sempre, notte e giorno con Cristo, non abbandoniamolo mai, neppure per un solo istante, almeno con la nostra volontà; anche se occupati con i nostri lavori, pure il nostro pensiero si fisserà nell’Altissimo che ci ha creati, ci ama, ci ha redenti (L. n. 40, 28 marzo 1944, a M. Grazietta).
4. Tu sarai forse ancora nella ‘Notte Oscura’ di S. Giovanni della Croce: cerca di unirti in una via più trasformante d’amore, fa che la tua anima non cerchi che l’amore di Dio, non in un sentimentalismo femminile, ma nell’apprezzamento giusto di tutte le cose della terra, cioé, di nessun valore di fronte a Dio, di fronte all’eternità (L. n. 41, 4 marzo 1944, a M. Grazietta).
Abbandono e fiducia in Dio e nella Provvidenza
5. Mi metto nelle mani di Dio che conosce ogni verità. Per il momento è la Croce sulle spalle... Come Dio vuole! Sia fatta la sua volontà come in cielo così in terra... La più grande scienza è quella di saper soffrire (L. n. 25A, 9 ottobre 1952, a MC).
6. Il Signore non abbandona chi ha fede e spera in Lui e niente può accadere che Dio non l’abbia preveduto e permesso. Ci purifica così il Signore e ci rende umili e piccoli (L. n. 35A, 20 maggio 1953, a MC)
7. Come è ammirabile il Signore! Noi temiamo tanto di non avere mezzi sufficienti ed il Signore ci abbonda di tutto. Bisogna continuare a pregare con fiducia illimitata nella Provvidenza (L. n. 48, 16 novembre 1941, a M. Grazietta).
8. Lasciamo tutto nella mente del Signore: l’avvenire è nelle sue mani. Ci gettiamo nelle braccia dell’Altissimo... Non sono predicatore ma mi attacco ai sacri libri per trovare la via sicura che mi porti pian piano all’eternità... Coraggio! Prenda la sua croce! E... guardiamo in alto (L. n. 130, 9 agosto 1968, manca la destinataria).
Portare la Croce
9. Siamo nati a portare la Croce: forse, o meglio, senza forse, il Signore ha voluto che io nascessi in questo giorno, per imparare a portare quel santo peso e per indicarlo anche a voi (L. n. 7, 3 maggio 1944, a sr Scolastica).
10. Bisogna che insieme a Gesù portiamo il peso delle contraddizioni, delle osservazioni più o meno giuste, della misconoscenza ecc... infine di qualsiasi croce che ci si presenta (L. n. 11, 26 aprile 1962, a sr Scolastica).
Offerta di sé
11. Ci offriamo totalmente allo scopo della Congregazione, abbracciando più che possibile le opere raccomandate dalle nostre costituzioni (L. n. 12, senza data, a sr Scolastica).
Umiltà
12. Non si diventa suora per avere i primi posti: anzi, bisogna essere umili; nell’umiltà le suore si santificano; nei posti di comando molte suore perdono la testa. Faccia delle buone prediche, chiare chiare (L. n. 54A, senza data, a MC).
13. Sii molto umile con tutti: lascia che si dica male di te, umiliati sempre più, vivi in silenzio, lavora in silenzio (L. n. 9, 25 giugno 1959, a sr Scolastica).
14. Noi abbiamo bisogno di suore sante, non bugiarde, calunniatrici, gelose, invidiose, superbe, che vogliono prendere i primi posti, ma suore umili, umili, umili, che sappiano compiere il loro dovere con semplicità e con esattezza, non guardando i sacrifici che Dio comanda (L. n. 25, 7 ottobre 1942, a sr Rita).
Povertà
15. Spogliamoci di ogni cosa che ci ricorda il mondo: spogliamoci di noi stessi, delle nostre superbiette, dei nostri capricci, delle nostre fantasie, di tutto ciò che ci può separare dall’unico nostro adorabile essere che è Gesù (L. n. 46, 10 agosto 1943, a M. Grazietta).
16. Dal vostro buon andamento, dalla vostra sottomissione, dal vostro spirito di povertà che aborrisce da ogni sorta di mondana vanità, anche nelle minime cose, dipende l’avvenire della vostra casa di Modica. E’ una responsabilità che grava sulle vostre spalle, ma con l’aiuto del Signore e con la buona volontà potrete riuscire a fare della vostra casa una casa veramente del Signore (L. n. 111, 15 agosto 1940, a sr Concezione Sudano).
Obbedienza
17. L’unica cosa: ubbidire al Signore, ciò che Lui vuole da te... Sappi portare la croce di ubbidienza a Dio e ai Superiori (L. n. 10, senza data, a sr Scolastica).
18. Sii sempre obbediente anche quando ti costa. Abbi sempre il sorriso di Teresina, anche nelle più grandi difficoltà (L. n. 15, 21 novembre 1950, a sr Scolastica).
19. Sappiamo curvare il capo, anche nelle minime cose alla volontà dei superiori maggiori e di quelli immediati. Dall’obbedienza esatta nascerà la concordia, la pace, la tranquillità nella comunità: quando non vi è lo spirito di obbedienza vi è la mormorazione, i gruppetti separati, le discordie... infine, la coda dell’astuto demonio striscia in tutte le camere del fabbricato (L. n. 111, 15 agosto 1940, a sr Concezione Sudano).
Penitenza; mortificazione; purificazione
20. Attendiamo bene alla perfezione, piuttosto che tribolarci con penitenze esteriori. Cerchiamo di vedere se il nostro spirito è sempre più unito e preso da Gesù, se desideriamo qualche cosa che noi sia Lui. Prepararsi al martirio non significa non dover più mangiare e fare digiuni e aspre penitenze, no. Continuiamo la nostra vita regolare, mangiamo ciò che vi è bisogno, ma viviamo sempre uniti al Signore anche dormendo (L. n. 50, 11 agosto 1943, a M. Grazietta).
Formazione umana
21. Le suore che battono i bambini battono perché sono incapaci di educare: sono povere donnette senza studio e poco cervello; di fronte all’impotenza che hanno, non possono usare se non la forza, la quale più che piagare i bambini nel corpo, li piagherà nella mente, ricordando sempre nella loro vita le suore menaniente e incapaci di educare. Capisco, ci vorrebbe altro personale, ma quanto tempo costa educare una suora! (L. n. 22, 12 novembre 1950, a sr Concetta Paolino).
22. Quando dimentichiamo di essere grate a Dio, specialmente per il dono della vocazione, assomigliamo a delle pupazze vestite da suore e nient’altro (L. n. 23, 7 maggio 1956, a sr Concetta Paolino).
Missione di salvare la gioventù e portare anime a Dio; ruolo della preghiera
23. Per l’avvenire questo paese (C. Mare Pacella) credo sarà di grande bene per lo scopo nostro: le bambine più abbandonate. Bisogna che le nostre suore siano convinte che il nostro lavoro principalmente è di salvare la gioventù più spiritualmente bisognosa (L. n. 31A, S. Cuore di Gesù 1953, a MC).
24. Non importa la vita propria, ma unico, profondo, sublime pensiero è quello di accogliere gioventù per il Cielo. Siate forti nel pensiero di portare anime a Dio... Se è possibile avvicinarli tanto meglio, se non è possibile averli, pregate più che potete... Le vostre preghiere siano ardenti suppliche al Signore che vi aiuti in questa grande opera di redenzione del mondo (L. n. 1, Pentecoste 1967, a sr Scolastica)
25. Coraggio, non temere, guadagnamo le anime... e il resto ci pensa Iddio (L; n. 2 17 agosto 1966, a sr Scolastica).
26. Vi dia il Signore uno spirito missionario per portare anime a Dio. Ricordate che ogni cosa che voi fate per il bene della gioventù viene benedetto da Dio ( n. 4 senza data, a sr Scolastica).
27. Sii una vera apostola e non ti meravigliare se hai delle difficoltà. Salva, salva le anime: infondi nel cuore di tutte le giovanette una grande fede nella Bontà divina... Sii missionaria, pronta a tutte le difficoltà (L. n. 8, 11 febbraio 1967, a sr Scolastica).
Missioni; formazione alla Missione; problema dell’inculturazione
28.Certamente io ora comprendo che non è possibile averle da noi (alcune vocazioni olandesi): il contrasto è troppo forte e giacché il fine dell’Istituto sono le Missioni e giacché qui non si hanno se non le stesse condizioni e costituzioni, formandosi a Lovanio un noviziato, si potrebbero avere buone vocazioni per le missioni olandesi. Non pensi che si tratta di staccare il ramo: in contrario, anzi, noi in avvenire ne avremo grande profitto. Io sono pieno di fervore per questo fine e così dopo poco tempo si potrebbe avere qui tutte suore straniere e non ci sarebbe la difficoltà delle nostre suore le quali non sono capaci ancora di comprendere un poco di francese e anche, poverelle, di mettersi nello spirito di questi paesi (L. n. 58A, 13 ottobre 1937, a MC).
29. E’ proprio delle missionarie di abituarsi alla preghiera interiore, all’unione più profonda possibile con Dio per supplire alla mancanza dei sacerdoti. Fate perciò della vostra vita una vita profonda di preghiera, di supplica al Signore, alla Madonna, a s. Teresina: preghiera, preghiera, preghiera. Offrite al Signore i vostri sacrifici, le vostre pene, le lontananze dal paese natio, e così guadagnerete il cielo (L. n. 37, 6 novembre 1955, a sr Eliana).
Maggiore
consapevolezza di sé con gli anni:
necessità di formazione sempre; autoformazione
30. Andando avanti negli anni si acquista un’altra conoscenza della vita e ci accorgiamo che siamo ben lontani dallo scopo a cui Iddio ci ha chiamati. Ed allora il Signore ci apre gli occhi e ci fa vedere tutto il nostro essere così pieno di miserie, di orgoglio, di cattiveria e di tante altre cose. Questo è un dono del Signore (L. n. 9, 25 giugno 1959, a sr Scolastica).
31. Quanto è necessario, con l’andare degli anni e col crescere delle debolezze fisiche e morali, rinforzarsi con una preghiera continua e insistente: dobbiamo essere veramente tutti di Dio per godere della vita religiosa, altrimenti non si realizza ciò che ha detto il Signore, che il suo giogo è soave (L. n. 93, 13 agosto 1940, a sr Rosa Pisciotta).
32. E’ bene che tu incontri nella vita persone che non ti apprezzano, come tu crederesti di dover essere: è bene questo dissidio di pensieri, perché ti gioverà a saperti meglio guidare nell’avvenire, devi, anzi, renderti conto di quel che pensano gli altri sopra di te, per correggerti di quei difetti che un esame coscienzioso ti avvertirà essere quelli la causa dei commenti, o per umiliarti nel caso che credi non aver nulla da rimproverarti... Sii la donna forte, capace di santificarti e di purificarti (L. n. 97, 24 ottobre 1939, a sr Rosa Pisciotta).
Preghiera; Orazione mentale; Contemplazione
33.La contemplazione è quando l’anima si spande davanti al Signore e vuole purificarsi, veramente santificarsi, e sente l’attrazione del Signore e sente di vivere una vita meno dissipata, più intima con Dio. Parlare a tu per tu col Signore, questa è la preghiera vera, personale (L. n. 9, 25 giugno 1959, a sr Scolastica).
34. Medita senza libro la passione del Signore e il Pater noster, nel silenzio e in profondo raccoglimento (L; n. 15, 21 novembre 1960, a sr Scolastica).
35. Talvolta, nella giornata non è facile concentrarsi: quando hai le giovanette con te, cerca con loro d’innalzare il tuo cuore a Dio... Fai imparare a parlare con Gesù più con l’anima, nel cuore, che con le labbra (L. n. 22, 12 novembre 1950, a sr Concetta Paolino)
36. Ma soprattutto siate donne di preghiera: la preghiera è il potente rimedio per ogni male, è la molla che c’innalza al cielo, è la chiave di tutte le grazie. L’Ordine Carmelitano è di natura l’Ordine della preghiera (L. n. 25, 7 ottobre 1942, a sr Rita).
37. Siate donne di preghiera. E’ tempo di preghiera: è tempo di supplicare l’Altissimo che abbia misericordia del genere umano (L. n. 99, senza data, a sr Rosa Pisciotta).
Vita comunitaria, testimonianza di vita
38.Beati coloro che soffrono con pazienza le tante vicissitudini della vita, specialmente la convivenza con alcuni esseri che non si sanno mortificare come esige la vita religiosa. Io non sò come si possa vivere così con l’abito religioso e dare sfogo alla superbia, alla collera, all’egoismo e a tutte le altre passioni di gelosia e d’invidia (L. n. 20, 29 gennaio 1954, a sr Concetta Paolino).
39. Attente tutte alle parole che escono dalla bocca... Pensate al danno che si arrecherebbe alle bambine e ai bambini innocenti, non ha detto il Signore che sarebbe meglio una pietra da mulino al collo e gettato nell’acqua colui che dà scandalo ai piccoli? Abbiate perciò, grande carità tra voi... amatevi l’un l’altra, aiutatevi quanto potete, siate donne sante, non scandalizzate il popolo e i bambini... date loro il vero e buon esempio ed allora avremo molte vocazioni (L. n. 23, 7 maggio 1956, a sr Concetta Paolino).
40. Predichiamo con l’esempio: siamo buoni, garbati, gentili con tutte, ascoltiamo le loro necessità, provvediamo a tutte con profonda cristiana carità. Quanto è buono Dio con noi, come nasconde agli altri le nostre intime miserie e come noi dobbiamo essere buoni con le consorelle che Iddio stesso ci dà per progredire nell’amore, nella pazienza e in tutte le altre virtù (L. n. 41, 4 marzo 1944, a M. Grazietta).
41. Speriamo che le nostre case di Sicilia diano buon esempio a tutti i compaesani di vera virtù religiosa e che le nostre suore s’impegnino realmente all’osservanza dei santi voti e siano amabili con i piccoli e con le giovinette: che sappiano attrarre le anime anche alla vita religiosa: che giova avere case se si esauriscono le vocazioni. Ogni casa dovrebbe dare il suo buon contributo due, tre, cinque vocazioni all’anno: allora sì che si potrebbe andare bene avanti. Cerchiamo d’inculcare questo pensiero profondamente nel cuore delle superiore. Vocazioni, vocazioni, ma buone e possibilmente intelligenti. Coraggio, coraggio (L. n. 53, 16 aprile 1959, a M. Grazietta).
42. Ogni nostra casa religiosa dovrebbe attirare molte giovinette alla vita spirituale. Le giovinette ben coltivate potrebbero formare, specialmente nei piccoli centri, una vera scuola apostolica... Avvicinate spiritualmente le giovinette evitando ogni sfruttamento egoistico e inculcando, specialmente con la vostra santa condotta di grande delicata pazienza verso tutte le consorelle, senza eccezione, di somma carità spirituale, incoraggiandovi l’un l’atra nella via della perfezione (L. n. 89, 5 maggio 1956, a sr Rosa Pisciotta).
Superiora: ruolo, stile, atteggiamenti; formatrice delle suore
43. Devi fare uno studio delle tue suore, sul loro carattere, sul loro pensiero e correggerle e soprattutto incoraggiarle secondo la loro natura: non dimenticare che il vero ufficio di Superiora è di essere madre spirituale, devi tener conto delle loro necessità materiali, ma soprattutto delle spirituali e toccare i loro cuori affinché servano Iddio con tutto l’affetto dell’anima (L. n. 22, 12 novembre 1950, a sr Concetta Paolino).
44. Pazienza con tutto e con tutte: una buona visita pastorale, senza bastone, che incoraggi le suore a portare le loro croci e quelle delle altre (L. n. 83, 26 settembre 1954, a M. Grazietta).
45. Invoca tu la Vergine e S. Teresina per quest’anima. Spiega anche come a tutti viene talvolta quella freddezza di spirito, per cui ci sembra che tutto è inutile: è proprio il tempo di avere più fede e più amore a Gesù, è proprio il tempo di combattere e vincere le proprie passioni e tentazioni. Mio principio: non dobbiamo smorzare il lucignolo che brucia con molto fumo, tanto da non vedere più luce, ma attizzarlo più che si può, affinché non si smorzi (L. n. 26, 2 ottobre 1955, a sr Rita).
46. Pazienza con le suore, cerca di attirarle tutte a Dio con l’esempio, con la parola e quando non ci riesci, metti le suore nel Cuore dell’Altissimo: lui solo può mutare le volontà ribelli (L. n. 30, 22 dicembre 1945, a sr Agnese).
47. Certamente, guidare le anime è la cosa più difficile che esista: prima di tutto bisogna più che è possibile uscire dalla propria personalità e dai propri sentimenti e cercare di comprendere a fondo le anime, i pensieri degli altri, poi cercare tutte le vie per poterle piegare secondo, non la nostra volontà, ma secondo le regole, le costituzioni, le abitudini e lo spirito della vita religiosa. Il comando del superiore allora non è più un’imposizione, un giogo, ma un’attrattiva drei quasi magentica che, senza volerlo, stacca le anime dai propri interessi e le lega agli interessi di Dio stesso. Vincere un’anima è una vittoria: vincere un’anima religiosa che si mostra restia ai propri doveri è una doppia vittoria. Vincere non con la forza, ma con la dolcezza, con la persuasione, con l’amabilità, ecco il grande segreto di coloro che seppero attirare al Signore tante anime. Quel che ti dico non è un predicozzo che voglio fare a te, ma sono idee che sempre più si radicano nel mio animo e cerco di metterle in pratica (L. n. 95, senza data, a sr Rosa Pisciotta).
48. Cerca di vincere i cuori con la dolcezza e la mitezza. I caratteri sono diversi e c’è bisogno di molto tatto, prudenza e carità per regolare una comunità. Non ce la fai? Prega ore e ore, cioé quanto più puoi e dall’alto ti verrà dato (L. n. 96, senza data, a sr Rosa Pisciotta).
49. Abbiamo bisogno di donne forti, sante e umili: sull’umiltà si fondano i grandi edifici. Bisogna che noi superiori possiamo usare delle suore con la massima libertà, nel senso che dobbiamo senza paura poterle correggere, ammonire, in modo che quelle che la Provvidenza vorrà porre alla testa delle comunità siano donne provate ad ogni difficoltà, ed esempi per le suddite d’immensa spirituale carità e umiltà (L. n. 98, 24 ottobre 1939, a sr Rosa Pisciotta).
Vita religiosa; fedeltà alla vocazione
50. Abbiamo un grande ideale della vita religiosa: pieno abbandono in Dio, carità fraterna che ci deve tutti unire nel lavoro e nella preghiera, umiltà profonda conoscendo il nostro niente; infine, seguendo l’esempio della nostra Santina la cui vita è tanto facilmente straordinaria che noi tutti possiamo imitarla. Piccoli sacrifici, intera e piena confidenza e abbandono in Dio (L. n. 89, 5 maggio 1956, a sr Rosa).
51. Rimaniamo fedeli alla nostra vocazione: il nostro cuore deve battere d’amore sincero verso Gesù, verso Maria, verso tutti i Santi e verso la Madre Fondatrice, che ci aiuti quotidianamente... Coraggio, grande fede, immensa speranza ed amore senza fine (L. n. 123, senza data, alle suore).
Spiritualità di S. Teresa di Gesù bambino
52. Un punto principalissimo: “Io scelgo tutto” piccoletta, aveva detto un giorno che le fu presentato il cestino con doni da scegliersi. Ma anche lo ripeté nel suo cuore, in altri termini, sotto un altro aspetto, quando indossò il sacro abito del Carmelo: Io scelgo tutta la santità, la santità non a metà, ma interamente; voglio veramente diventare santa. La “Via dell’Infanzia” c’insegna che noi possiamo santificarci in tutti gli stati della vita sociale e dovunque viviamo. Si tratta di avere una profonda idea di Dio, come vero nostro Padre che, pur nascondendosi nei cieli, ci ascolta, ci guida, ci conduce all’eternità, alla nostra vera casa, al suo Regno. In questa stessa via noi impariamo a sopportarci nei nostri piccoli difetti, ad essere umilissimi, mai difendendoci dalle accuse, vivendo per gli altri non per noi stessi (L. n. 32, 21 settembre 1948, a sr Agnese).
53. E’ tempo che le suore si rendano più conto della loro vocazione: diventare vittime come vuole S. Teresina per i peccati del mondo (L. n. 33, 15 aprile 1940, a sr Agnese).