p. Lorenzo van den Eerenbeemt
 

Rosa mistica*

Invocazione a Maria vergine
contemplando il mistero
dello smarrimento di Gesù nel Tempio

scritto senza data
da una minuta autografa
manoscritto inedito

 

 

O Vergine, non sei tu forse la Rosa scarlatta, che al vivo con le sue spine rappresenta l’intimo dolore per la spada che profondamente ferì di nuovo il cuore già piagato nella fuga in Egitto e poi nella fuga da Betlemme, per timore di Archelao? Ma la terza piaga è ancora più profonda: è il Figlio che è scomparso, la luce dei tuoi occhi, la vita della tua vita!

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Quanto angelicamente bello era Gesù nei suoi dodici anni! Sovrumana bellezza, finezza di linee, splendore degli occhi, chiarezza sonora nella voce, forma agile e robusta, vigorosa, spontanea semplicità dei gesti, sorriso con una piccola tinta di mestizia sl labbro:Gesù figlio di David, Gesù figlio di Maria!

Le carovane si formano a Nazareth per assistere alla festa solenne di Pasqua una delle tre liturgicamente obbligatorie per gli uomini, facoltative per le donne: da Nazareth a Gerusalemme ci vuole ben tre notti e quattro giorni. Gli uomini vanno avanti con gli uomini, le donne appresso con le donne; i giovinetti possono scegliere il primo o il secondo gruppo. Gli adolescenti a dodici anni erano già figli della Legge e dovevano perciò sottostare a tutti i comandamenti e precetti.

Con chi andrà Gesù? Con la Madre: la delicatezza di Giuseppe vuole che Gesù sia con Maria. Ed eccoli ora in viaggio.

Alla prima tappa, dopo un lungo cammino attraverso la pianura di Esdrelon sono arrivati all’ameno En-Gannin, dalle fresche acque sorgive e dai giardini e frutteti ricchi di fiori e frutta: si riuniscono le famiglie, consumano insieme il desinare e si gettano su semplici stoie tranquillamente sotto gli alberi fronzuti.

Al mattino, rinfrescati e liberati dalla polvere, si continua il viaggio per tutto il giorno per poi sostare al tramonto presso il pozzo di Giacobbe, nelle vicinanze di Sichem, tra i Samariti. Il terzo giorno termina alla sera a Beroth, il moderno villaggio di El-Bire, a quindici chilometri da Gerusalemme. Il quarto giorno si sale, si sale, perché la città santa è in alto, in alto, tra gli alti monti di Giuda.[1]

Gerusalemme, la città di David, dove era l’Arca Santa… che ora non è più, e ove non più si ode la voce divina nel Tempio che ammoniva e consolava gli Ebrei! Tutto tace.

Quali erano i pensieri di Maria, Giuseppe e dello stesso Gesù nell’entrare nella santa ma superba città?

Le cerimonie prescritte duravano sette giorni: il 14 Nisan si mangiava l’Agnello, il 15 si assisteva al solenne sacrificio, e il 16 si offrivano le primizie dei campi. Nisan, mese di primavera, ricordo perenne della prima Pasqua in Egitto. Grandiosa solennità a cui partecipava più di un milione di Ebrei tra quelli di Palestina e i dispersi dell’antico mondo, i Giudei della Diaspora che terminate le feste, ritornavano alle proprie case, rinfrancati nella fede degli avi.

Gesù, il vero Agnello divino, con la sua mamma [e] con Giuseppe avevano celebrato il convivio pasquale con tutte le norme prescritte tra parenti ed amici. I pellegrini, compiuti i sacri riti, si disperdevano per la partenza in piccoli e grandi gruppi, tra la gran confusione di uomini, cammelli e asinelli che ingombravano piazze, strade e porte d’accesso alla città. Così quei di Nazareth, uomini a parte e le donne a parte presero ben presto la via del ritorno. Giuseppe era tranquillo: Gesù era certamente con Maria. E Maria anch’essa tranquilla: Gesù nel ritorno ha preferito il suo padre putativo.

E marciano tutti cantando salmi e recitando preghiere, col cuore in pace, con la coscienza serena, avendo adempiuto il grave obbligo verso il Creatore che abitava, invisibile, nel sacro tempio, là, nella Città Santa.

Ohimé! Che pena e cordoglio, arrivati alla prima tappa, a Beroth! Maria e Giuseppe s’incontrano… oh oh! Ohimé! Gesù non è con loro…. lo cercano tra parenti e amici… nessuno lo ha visto, nessuno!

La tradizione a tanto dolore, ha voluto edificare, nel tempo dei crociati, una basilica, nello stesso luogo, in memoria delle lacrime versate dalla Vergine, edificio poi distrutto dalle orde islamiche.

Che triste ritorno a Gerusalemme! Che viaggio notturno con singhiozzo alla gola. E Giuseppe che[2] si lamenta della propria trascuraggine, e la Vergine a consolarlo: «Vedrai, Giuseppe, ci sarà qualche mistero!» mentre le lacrime abbondanti scorrono dalle gote.

Entrano a Gerusalemme le prime ore del mattino, nonostante la stanchezza del viaggio, cercano Gesù tra i parenti, gli amici…. invano, indarno: nessuno nessuno sapeva dove fosse rimasto. Alla sera, fu necessità di passare la notte, presso qualche buon parente, dopo essersi alquanto rifocillati, ma coricati sulle stuoie, quante lacrime ancora e sospiri!

Al terzo giorno della partenza per Nazareth di buon mattino, dopo aver bussato a tante porte: «Suvvia, dice Maria, andiamo al tempio!». Salirono al tempo, dove ancora numerose frotte di pellegrini si aggiravano, pregando e ammirando il sacro edificio e incamminandosi verso la grande sala, dove i più celebri Rabbi di quei tempi, sedendo su alti scanni, contornati da scribi ed interpreti, gettavan fuori le loro sentenze, e i più astrusi commenti dei sacri testi. In delle stoie sedevano, uso orientale, le gambe incrociate, gli scolari – giovinetti desiderosi d’inoltrarsi nelle rabbiniche dottrine.

Entrano nella sala anche Maria e Giuseppe e si fanno pian pianino avanti e sentono con indicibile gioia la sua voce, la voce di Gesù e aspettano il momento ch’egli cessi di parlare con quella bella chiara limpida pronuncia. Palpita il cuore a Maria, tremano le labbra di Giuseppe, poi si avanzano a Gesù che si alza, sorride, li abbraccia, li bacia…

Alle risposte di Gesù, rimangon stupiti i Rabbi ammirando il giovinetto per la sua prudente modestia, e per la profondità e chiarezza delle sue parole, e non sanno spiegarsi di tanta versa sapienza in un giovinetto di appena dodici anni.

Inchinandosi dinanzi ai Rabbi, esce la Sacra Famiglia dalla sala, mentre tutti gli occhi degli astanti si rivolgono verso di loro: nel grande cortile lo abbracciano i genitori di nuovo il caro Gesù. E Maria commossa e pregna d’affetto gli dice con voce sommessa: «Figlio perché hai fatto così? Il tuo padre ed io ti cercavamo col cuore dolente!» Ed il figlio, col sorriso sulle labbra: «E perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo essere nel tempio di mio Padre?»  (così la migliore esegesi) .[3]

Così Gesù all’età di dodici anni, per la prima voce alza alquanto il velo del mistero della sua divina missione sulla terra.

Certamente in questa occasione, nel tempio, avrà delucidato qualche sacro testo scritturale che riguardava il Messia e avrà suscitato nel cuore di molti tra i presenti, un desiderio intenso del Salvatore e Redentore del mondo.

Il sacro tempio che da secoli non sentiva la voce del Signore, in quel giorno ha risuonato della santa voce del Verbo Incarnato, e misticamente nell’anima e nel cuore di molti buoni avrà suscitato un ardentissimo desiderio di purificazione e santità.

 

Nota, o tu che leggi queste righe, la soave delicatezza della Vergine a posporsi al Padre Putativo,delicatezza e indiretta preghiera di conforto e consolazione dalla parte di Gesù al Santo Patriarca Giuseppe.

Ed essi non compresero in pieno ciò che Gesù intendeva con le Sue parole, perché Egli solo volta per volta manifestava la Sua Divinità anche alla Sua Santissima Madre, che conservò gelosamente nel suo cuore ogni parola che usciva dalla sua bocca.[4]

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O Rosa mistica, ricordando questo tuo santo mistero doloroso e gaudioso, ottieni a noi tutti che meditiamo la tua vita, per la tua piaga tanto dolorosa, che mai e poi mai ci abbandoni Gesù, ma ch’Egli ci sia sempre presente con la sua grazia, nei pensieri, parole e nelle opere, e che ci assista insieme a Te o cara Madre, e al Santo Tuo Sposo, specialmente nel punto della nostra morte.

O Rosa mistica prega per noi![5]


 

* Trascrizione integrale del manoscritto, senza correzioni rispetto all’originale, a meno dell’inserimento di note.
Si segnala che il manoscritto, vergato in inchiostro stilografico nero, riporta alcune correzioni dello stesso autore, operate con penna a sfera di inchiostro rosso.
Tali correzioni non vengono segnalate nella presente trascrizione.
Il manoscritto è privo di data. Tuttavia, poiché padre Lorenzo aveva l’abitudine di utilizzare per le sue minute l’interno delle buste della corrispondenza che riceveva e altra carta che recuperava in molti modi, siamo certi che questo scritto risale a una data posteriore al 29 marzo 1959. Dalla grafia possiamo ricavare un ulteriore piccolo indizio circa la datazione di questo scritto: la scrittura è minuta, ferma e chiara, di una uomo nel pieno delle sue energie. Padre Lorenzo, dunque, non deve aver vergato queste pagine molto tempo dopo la data sopra indicata.

[1] Fine del foglio 1. L’altra facciata di questo foglio reca il “programma per la festa del parroco” da svolgersi il 12 aprile 1959 e promossa nella parrocchia del Carmelo in S. Marinella dal “Priore dei Carmelitani”, P. Giovanni Maria Gentilotti. L’annuncio reca la data del 29 marzo 1959.
Il foglio misura cm 17,15x24,4.

[2] Fine del foglio 2. Il retro di questo foglio di recupero è un volantino per la raccolta di offerte a favore de “i fanciulli della Pia Società S. Paolo” a firma del “direttore Padre Atanasio” e recante l’annuncio di un sorteggio di beneficenza da svolgersi il successivo “17 maggio, festa di Pentecoste”. Si tratta, quindi, di un foglio risalente alla primavera del 1959.
Il foglio misura cm 14,4x23,85.

[3] Fine del foglio 3. Questo foglio è ricavato dall’interno di una busta postale, spedita da Roma e indirizzata al “Rev.mo Mons. Lorenzo Van den Eerenbeemt”, la cui facciata esterna reca il timbro postale dell’ufficio di “S. Marinella * Roma” in data 20/12/1958.
Il foglio misura cm 15,3x24; la parte inferiore è mancante di un triangolo, corrispondente alla chiusura della busta.

[4] Fine del foglio 4. Si tratta del retto di una sezione di busta postale non recante alcuna scrittura o stampa.
Misura: cm 15,4x12,4.

[5] Fine del foglio 5. È il lato verso del precedente. La scrittura lo riempie solo al 50% circa.