Cronistoria

della Chiesa di
Nostra Signora delle Vittorie

S. Marinella, ora

N. Signora del M. Carmelo

introduzione
1924 1925 1929 1930
1931 1933 1934 1935
1936 1937 1938 1939
1940 1941 1942 1943
1944 1945 1946 1947
1948 1949 1950 1951
  1952-53  

 

 

 

Storia della Chiesa di S. Maria delle Vittorie in S. Marinella

Anni 1919-1953

 

 

La grande guerra europea, iniziata il 1914 ebbe fine nel 1918 con la vittoria degli alleati. La Germania era rimasta finalmente fiaccata e le nazioni vincitrici, in un’orgia di gioia si diedero a grandi esultanti manifestazioni per l’insperato successo: un fremito di commozione e pietà invase poi le anime delle moltitudini al pensiero dell’immane ecatombe dei cinque anni di sì spaventevole lotta. Ogni nazione ebbe allora il suo altare all’Ignoto Milite, figura dei tanti umili che per dovere, eroicamente, senza speranza di gloria terrena, si erano sacrificati: nelle grandi città come negli umili villaggi si elencarono i nomi dei caduti in lapidi commemorative e, dove più intenso era lo spirito di fede, le lapidi si appoggiavano ai sacri recinti, perché al cielo salisse una mite preghiera per i poveri morti.

Santa Marinella è un’amena borgata, a 70 km da Roma, che lungo la via Aurelia, per più chilometri, stende le sue graziose ville sul litorale tirreno. la sua posizione è incantevole: difesa al settentrione da piccole colline, il suo mare è aperto al libeccio e allo scirocco: la spiaggia a scogliera, quasi del tutto priva di sabbia, è ricoperta da un erto strato di alghe che esalano un odore acre e pungente che però, iodificando l’aria la rendono più salubre e singolarmente adatta all’età senile e a quella della puerizia. Nei bei giorni di sole gli sfondi panoramici ricordano sia pur modestamente, la meravigliosa curva del golfo partenopeo: al sud est si delineano in tenue tinta celeste i Colli Albani; più avanti Fiumicino che, col suo faro segna l’estremo limite del golfo; adagiate alla costa Ladispoli, Furbara e S. Severa col suo pittoresco castello; a ponente lo sguardo abbraccia Civitavecchia e nei giorni chiari il monte Argentario, l’isola del Giglio, Giannutri, Montecristo, Pianosa ed altri isolotti della Toscana.

In Santa Marinella, la principessa Enrica Ginnetti Caracciolo, nata Kellerman, duchessa di Valmy, possedeva, all’ultimo lembo del paese, nella contrada Chiaruccia, dalla torre medioevale omonima, non lungi dal Capo Linaro, una striscia di terreno di cinque mila e più metri.

La veneranda matrona, più che ottuagenaria salutò con entusiasmo, proprio della sua nazione - era essa di origine e di nascita francese - la grande vittoria e, memore del tempio dedicato a N. Dame des Victoires a Parigi, volle, nel suo meglio, edificare una chiesa che portasse lo stesso nome, Santa Maria delle Vittorie, S. M. de Victoires, per eternare il memorabile avvenimento.

I lavori vennero iniziati da un capomastro, un certo Setteceli; il disegno fu eseguito da un ingegnere che, non essendo cattolico - come ci fu dato sapere - ebbe una scarsissima idea delle necessità d’una chiesa e si contentò d’una costruzione oltremodo sobria: un rettangolo di m. ... di larghezza e di m. ... di lunghezza, sormontato da un tetto; la facciata semplicissima con quattro pilastri, stile dorico; nel timpano un’immagine della Vergine in bronzo; sopra la facciata domina la croce. Nell’interno della Chiesa, in fondo, un’abside protegge un bell’altare di marmi multicolori e due porticine ai lati, incommode ed anguste danno ingresso alla sagrestia, meschina, inadatta, riparata da un soffitto a tavole non rifinite né connesse tra loro, che lasciano intravedere la luce del giorno a traverso le tegole del tetto e danno agio al vento e alla pioggia di penetrare liberamente. Il soffitto però, della Chiesa è formato da belle travi e tavole di pino ... molto lontano però dall’ideale della Principessa Ginnetti che aveva sognato un bel soffitto ricco di ori, tutto a rombi e a quadrati, uso basilica romana. A destra dell’entrata, sempre nell’interno, si legge la seguente iscrizione in marmo:

O Maria Madre di Gesù, fà che alla Vittoria

degli eserciti d’Italia e di Francia, combattenti

per la giustizia e per la civiltà, segua un’era

imperitura di universale fratellanza, onde

ovunque e sempre consolatrice perenne

risuoni la voce degli Angeli che sovra la culla

di Cristo Redentore cantarono alle umane genti

affaticate: Pace,pace, pace!!!

A sinistra leggiamo:

A

Maria Madre di Dio

Regina delle Vittorie

Enrica Kellerman, Duchessa di Valmy

sciogliendo un fervido voto del cuore,

Questa Cappella

eresse e consacrò nell’anno 1919

a ricordo ed esultanza

per la vittoria delle armi affratellate

d’Italia e di Francia

nell’immane guerra combattuta

dal 1914 al 1918

Notiamo, per sincerità, di cronaca che la parola “consacrare” dell’iscrizione di sinistra, non ha il senso ecclesiastico, ma si riferisce all’intimo desiderio della buona Principessa di vederne l’ufficiale consacrazione che ebbe luogo alcuni anni dopo la sua morte, come riferiremo a suo tempo.

L’ideale della Principessa fu certamente più grandioso: persone che la conobbero affermano come avesse ideato una bella cappella con attigua abitazione, aveva anche in mente di cedere 2.000 m. di terreno e contava persino fondare una rendita sufficiente per il sacerdote officiante.

Il tempo per effettuare sì bel progetto mancò alla matrona ottuagenaria. Nonostante la sua grave età ella volle recarsi a Parigi. Il R. do Parroco di S. Marinella, Monsignor Augusto Ranieri, prevedendo il crollo di tante speranze si azzardò proporre alla Principessa di mettere su carta, davanti al notaio, le sue intenzioni. Ma essa, quasi offesa della proposta, fece osservare al Rev. do Parroco che non doveva mettere in dubbio la sua buona volontà.

Pochi giorni dopo la sua partenza il giornale ne annunziava la morte improvvisa in un albergo di Parigi.

Il Principe Francesco Caracciolo di Avellino, figliuolo della Principessa, che non viveva in buoni rapporti con la madre, né condivideva i suoi entusiasmi, venne a prender possesso ed a ereditare la Chiesa delle Vittorie. Benché egli a viva voce e ripetutamente avesse assicurato il Rev. do Parroco di voler disimpegnare tutti gli obblighi assunti dalla madre, sul dunque non ne fece alcun conto. Venne in questione col costruttore Setteceli che, come si dice, ne morì di crepacuore: la Chiesa fu alla meglio condotta a termine e non si pensò più all’abitazione del sacerdote né ai duemila metri di terra e molto meno al fondo per la rendita.

Vani furono tutti i tentativi sia dalla parte del Parroco, sia da quella della Curia Vescovile di quel tempo, che anzi, il Principe, annoiato dalle giuste rimostranze del clero, minacciò di farne un cinematografo. La verità era che il Principe aveva urgentissimo bisogno di denaro e perciò quel bel pezzo di terreno che la Principessa sua madre aveva sempre celato al figlio, rappresentava una piccola risorsa per la cassa poco provvista.

La numerosa popolazione dei villini in estate, non bastando la lontana chiesa parrocchiale e la minuscola chiesa del Rosario, situata non lungi dalla Colonia Jolanda, rendeva necessaria l’officiatura della nuova chiesa.

Interprete del sentimento della popolazione, la signorina Maria Annunziata Persichetti, si adoperò presso il Principe ed ottenne da lui che la chiesa venisse benedetta dall’Ordinario. Questa ottima giovinetta, piena però d’intempestivo ardore, mentre da una parte giovò moltissimo allo sviluppo del culto, dall’altra parte fu in appresso causa di gravi dissapori e dissidi tra il clero, volendo essa troppo ingerirsi nelle mansioni sacerdotali.

A titolo di cronaca dobbiamo accennare che la Chiesa, prima della sua benedizione, priva cioè ancora del carattere sacro, inservì da dormitorio e sosta delle squadre fasciste in marcia su Roma.

 inizio

14 luglio 1923: Benedizione della Chiesa da S. E. il Card. Antonio Vico

La cerimonia della benedizione ebbe luogo il 14 luglio 1923 da Sua Eminenza il Cardinale Antonio Vico, Vescovo Suburbicario della diocesi di Porto S. Rufina, assistito dal suo Vicario Generale Mons. Grosso Carlo, che procurò alla chiesa 6 grandi e 4 piccoli candelieri con relativa croce, nonché alcune pianete con camice, cingolo, amitto, due cotte, missale, campanello ed ampolline, il tutto conservato in una semplice cassa di legno da imballaggio: egli ebbe anche cura per la campana.

E fu il 14 luglio che il Padre Lorenzo van den Eerenbeemt, lo scrittore di queste pagine, nelle prime ore del pomeriggio, si presentò a S. Eminenza nel castello Odescalchi, per prendere gli ultimi accordi per le celebrazioni della S. Messa nella nuova chiesa.

Il detto Padre si trovava a Ladispoli con i giovani chierici carmelitani, di cui egli era il superiore. Poco tempo prima, essendosi egli recato alla Curia Vescovile per ottenere le facoltà di predicazione e confessione, si era incontrato da Mons. Grosso con la signorina Persichetti, che perorava la causa della chiesa delle Vittorie. Questo incontro, che poteva sembrare fortuito, fu in realtà l’inizio di una nuova fase nella sua vita, perché d’ora in poi egli non avrebbe più dimenticato Santa Marinella. Il Vicario Generale propose al Rev. do Padre di andare a celebrare la S. messa ogni domenica, nella nuova chiesa, ed il Padre, ottenuto il permesso dei suoi superiori maggiori, soddisfece per i due mesi che villeggiò a Ladispoli, a questo obbligo. Egli fu risarcito nelle spese dalla popolazione villeggiante che si contentò di pagare a mala pena i viaggi.

La prima domenica era il 15 luglio: un giorno di luce intensa, cielo, mare e terra con una magnificenza di tinte, con un’aria iodata che apriva i polmoni. Il Padre portò con sé da Ladispoli il calice, il vino e persino l’acqua, l’ostia ecc: tutto abbisognava. E fu celebrata in quel giorno la prima Messa in questa Chiesa ed il Padre, ricordando essere quella giornata la vigilia della solenne festa del Carmine, dedicò, nell’intimo dell’anima, alla cara Madre e Decoro del Carmelo quest’umile Chiesa: ché venissero i Carmelitani a prender possesso di essa, e che di fronte al gran mare si erigesse una casa, un convento: tale fu il suo primo sogno.

Nell’estate dell’anno 1924 il Padre Lorenzo si trovava a Napoli e perciò la Chiesa della Vittoria fu officiata da RR. PP. Cappuccini di Civitavecchia che venivano regolarmente a celebrare ogni domenica. I progetti accarezzati con tanto ardore dal Padre erano sepolti in una speranza fioca, lontana, forse irrealizzabile.

Ma ecco l’anno santo, l’anno giubilare, il 1925. Sua Eminenza il Cardinale Antonio Vico, Ordinario della diocesi si rivolse ai Superiori dell’Ordine Carmelitano Calzato per ottenere che un sacerdote, la domenica e le feste di precetto, celebrasse nella Chiesetta.

Il rev. do Padre Antonino Franco, Priore del Collegio, pregò, con termini che equivalevano ad un ordine, il Padre Lorenzo a riprendere il servizio domenicale del culto: ubbidì, però con interna riluttanza, per il forte strapazzo, ch’egli già conosceva, ch’esigeva questa gita: si partiva difatti, da Roma, circa alle 8,30, si celebrava la Messa alle 11,00 e si tornava a Roma verso le 3 (le 15,00), sfinito, senza aver potuto prendere una tazza di caffé.

Si cominciò nelle prime domeniche di maggio: la popolazione era ancora rada: la chiesa ancora senza alcuna comodità: pochi banchi, nuovi sì, (fatti fare nel 1924) ma incomodi e qualche sedia: le pareti nude ad eccezione dell’abside, dove un’artistica Madonnina in pittura in una bella orata cornice formava l’unico ornamento della Chiesa.

Ma in quel mese di maggio, saliva alla gloria degli altari la gloriosa Santina, Teresa del Bambin Gesù: numerosissimi i pellegrini che si recavano a Roma per la canonizzazione della Santa: tra questi, una buona Terziaria Carmelitana, da Modica (dioc. di Noto, Siracusa), dove dirigeva una piccola comunità di consorelle terziarie, comunità che poco godeva la simpatia del Vescovo di allora, Mons. Giuseppe Vizzini. Questa Terziaria, suor Maria Crocifissa Curcio, era già dal 1923 in comunicazione con Rev. do Padre, risoluta di cercare altrove una casa per iniziare un Terz’ Ordine regolare, aveva tentato l’anno avanti, 1924, di avere una casa a Napoli, il tentativo andò fallito. Venuta a Roma per raccomandarsi alla nuova Santa del Carmelo, colse quest’occasione per visitare il villino Persichetti, alla Chiaruccia, per un possibile inizio di quest’opera santa.

La canonizzazione di S. Teresa ebbe luogo il 17 maggio, il 18 la Superiora delle Terziarie ed il Padre Lorenzo erano a S. Marinella. Tutto uno splendore di primavera si spiegava davanti ai loro occhi e profumi di fiori e piante agresti inebriavano l’aria che era tiepida, il cielo terso, azzurro il mare: un incanto che sembrava invitare a rimanere. Fu deciso di prendere il villino in affitto e di mettersi, con fede e fiducia, nelle mani di Dio. Si domandò il permesso all’Ordinario, S. E. il Card. Vico e ai Superiori Maggiori dell’Ordine che erano il R. mo Padre Elia Magennis, Generale, ed il P. Uberto Driessen, Procuratore Generale, e si ottenne e fu decisa la partenza definitiva per S. Marinella il 3 luglio 1925.

Dal 4 luglio in poi la chiesetta fu aperta quotidianamente al pubblico. Il P. Lorenzo come professore di Sacra Scrittura doveva partire spesso per Roma, ma la mattina celebrava sempre nella chiesetta, ma mentre nell’estate i villeggianti, diventati sempre più numerosi in quella contrada, volentieri venivano a partecipare ai sacri riti, la popolazione indigena che abitava dietro la pineta, si teneva lontana e dai sacramenti e dal sacerdote: il che apparì più chiaramente nei mesi invernali: il Natale, per esempio, a mezzanotte si potevano contare i fedeli con le dita. Questa ostile indifferenza durò circa fino al 1930, per motivi che accenneremo più oltre. Non possiamo negare che questa freddezza fosse d’intima pena per il cuore del P. Lorenzo, tanto più ch’egli non poteva spiegare tutte le sue forze per il bene della popolazione per l’intenso lavoro degli inizi di fondazione e per i doveri che come religioso inesorabilmente provavano le sue spalle.

Non vogliamo tralasciare, per mero titolo di cronaca e per motivo di psicologia religiosa, d’indicare l’attività esuberante della signorina Maria Persichetti, che senza neppure un mandato qualsiasi dal Principe Ginnetti, pretendeva che il P. Lorenzo sottomettesse a lei il registro delle spese e degli introiti della chiesa. Questa situazione era intollerabile e la bomba scoppiò: quattro parole ben dette misero a posto questi femminei intrighi. Anche dalla parte della Principessa Ginnetti, aizzata dalla Persichetti, si ebbero tristi ed indecorose scenate per sciocchezze, che però furono di breve durata: la principessa ebbe da una parente che dimorava nell’estate a S. Marinella la certezza dello zelo con cui si lavorava nella modesta chiesetta e su questo punto fu in appresso molto prudente. Si è voluto ricordare questi fatti solamente per mettere in guardia i possibili giovani sacerdoti che leggessero queste righe, da ogni intrusione di donne in cose pertinenti alla chiesa.

Cerimonie importanti che hanno avuto luogo nel sacro luogo, non possiamo che ricordare la solenne prima vestizione delle suore Terziarie: questa si tenne il 27 settembre 1925, e da Roma vennero ad assistere alla sacra funzione il Rev. mo Padre Procuratore dell’Ordine P. Uberto Driessen, il Provinciale dei Carmelitani d’Olanda, Padre Cipriano Verbek ed altri Padri di Malta che rimasero tutti commossi: l’amicizia dei Padri Carmelitani nei primi anni della fondazione fu di grande conforto e di aiuto per il Padre Lorenzo che officiava la Chiesa: dai Padri ottenne molta cera, il tronetto per il Santissimo, una bella pianeta gotica ed inoltre non dimenticavano di inviargli buone intenzioni di Messe; questa benevolenza durò fino all’agosto del 1929.

Altre vestizioni seguirono, anche prime comunioni di figli di villeggianti; i villeggianti promisero molto per la chiesa, ma ad eccezione di pochi doni, le promesse rimasero promesse: doni furono la statua di s. Antonio e la statua di s. Teresa e una piccola pisside.

La chiesa non era riparata allora da nessun recinto, tutto aperto d’intorno e il grande prato pascolo di ogni sorta di bestie: quando nell’umile casetta il Padre Lorenzo si svegliava di soprassalto di notte per rumori e si alzava a vedere ciò che fosse, - e questo accadde non una volta - con sua meraviglia gli si facevano avanti due buoi dalle lunghe corna che andavano al pascolo intorno alla chiesa.

Quanto fece il Padre per ottenere dai Padri Carmelitani che si acquistasse il terreno per il collegio! Ma tutto inutile: non poté riuscire a nulla. Col permesso di S. E. il Cardinale Antonio Vico e del Superiore generale il Rev.mo P. Elia Magennis, col danaro comune della comunità delle Terziarie, non ancora canonicamente approvate, comprò un pezzo di terreno, circa 1.200 mq. a 20 lire il metro (abbastanza caro!) dal Principe Ginnetti, per costringere questo principe a cedere la chiesa definitivamente. Finalmente poté recingere il terreno con una tela metallica. In questo recinto, a base di un progetto disegnato dal Prof. Rodolfo Morigi, professore di architettura nell’università di Roma, progetto che prospettava un bel futuro collegio, il P. Lorenzo gettò le fondamenta di una modesta casa parrocchiale, di quattro camere con un piccolo corridoio. Era questa necessaria per finire il vagare di casa in casa del P. Lorenzo. Difatti, in questi primi anni, avendo voluto raccogliere delle vocazioni maschili, fu costretto ad affittare una casa e fu questa il villino tra quello di Regnani e la casa Romanelli: in questa casa si visse col Padre Arsenio Costa, che era stato vescovo dell’Amazones nel Brasile. Questi, ritiratosi dalla diocesi, si era fatto camaldolese; da Napoli, per motivi di salute, soffrendo d’asma, era venuto, col permesso dei suoi superiori a convivere col P. Lorenzo. Vi era, insieme a questo vescovo brasiliano, un giovine austriaco, Francesco Kastberger e un giovine di Danzica, Ludovico Potrykus e altri giovinetti romani: questi ultimi, si fu costretti mandarli via, perché senza vera vocazione. Tanto il vescovo, quanto gli altri due studenti si fecero poi carmelitani. Questa piccola comunità era stata permessa da S. E. il Cardinal Vico e si conserva ancora in archivio la lettera del Vicario generale di quel tempo, Mons. Capettini Antonio, che era stato vescovo in Cina, uomo venerando d’aspetto e di virtù, che incoraggiò moltissimo il P. Lorenzo, anche in questa fondazione maschile.

Ma non tutti vedevano di buon occhio questa comunità maschile ed allora fu uopo rimandare a casa i due giovanetti romani che non si comportavano bene e di raccomandare gli altri giovani stranieri ai Superiori Carmelitani, che li accettarono senza difficoltà.

Dopo la partenza di questi giovani, ecco di nuovo il quesito per la casa; venne poi il Padre Alberto Lokkes, olandese, per recuperare la salute e si prese in affitto il villino del Cav. Fabbri, non lontano dalla Chiesa, ed intanto si costruiva la casetta vicino alla chiesa. Essa fu pronta nel 1929 ed il Padre Adalberto e il P. Lorenzo vi andarono ad abitare. Finalmente la chiesa veniva decentemente custodita dal suo sacerdote.

Nel mese di maggio venne il Generale dell’Ordine P. Elia Magennis, il R. P. Assistente Ilario Doswald, che fu poi eletto Generale, ed altri Padri ad inaugurare la casa. Il P. Generale sembrò rimanere molto soddisfatto e, chiamato il costruttore, domandò a un di presso il costo per il pianterreno da costruirsi secondo il progetto del Prof. Morigi. Tutto sembrava che portasse ad una decisiva conclusione: non se ne venne a nulla.

Poco tempo dopo, nel marzo 1929 venne a morire S. Eminenza il Card. Antonio Vico: la diocesi rimase vacante e come Amministratore Apostolico venne eletto il Vescovo di Civitavecchia, Mons. Cottafavi Emilio. Questi, nella visita che fece alla chiesa e all’istituto sembrò contento e promise il suo aiuto presso il futuro Vescovo Cardinale.

Il 15 luglio 1929, nel Concistoro optò per la diocesi di Porto S. Rufina S. Eminenza il Cardinale Tommaso Pio Boggiani dei Predicatori, tuttora venerato Vescovo della diocesi.

Non fu possibile al P. Lorenzo di presentare i suoi omaggi e fare atto di sottomissione al nuovo Cardinale-Vescovo nei primi giorni della sua elezione: la festa del Carmine, le scuole del Collegio dove egli era professore e tutti gli altri affari delle case dell’Istituto l’assorbivano completamente.

Per la verità della cronaca dobbiamo ora accennare, in breve più che possibile, e con somma carità, perdonando e dichiarando di non sentire nel cuore ombra di risentimento e sentimenti di avversione, delle lotte che furono una dura prova sia per il P. Lorenzo, sia per l'Istituto delle Suore. La lotta venne - così vogliamo supporlo - dal fatto che alla Chiesetta del Rosario il Cappellano della Colonia Jolanda aveva raccolto intorno a sé un buon gruppo di persone che pretendevano fare della Chiesetta una seconda e più importante parrocchia. Da qui le lotte di questo cappellano contro il parroco del paese, Mons. Augusto Ranieri e contro il P. Lorenzo che, in quanto gli era possibile l'aiutava. Per questi motivi il P. Lorenzo fu messo già in mala vista presso la Curia vescovile di S. E. il defunto Card. Vico, e tanto il cappellano quanto i suoi amici, profittarono per distruggere l'Istituto e far chiudere la chiesa della Vittoria, dell'elezione del nuovo Vescovo. Lo scrivente può assicurare di non essersi mai incaricato di sapere ciò che questi tali hanno potuto raccontare sia presso il card. Boggiani, sia presso il card. Pompili, Vicario di Sua Santità, che si era mostrato nel passato sempre benignissimo verso il P. Lorenzo. Il fatto é che quest'ultimo, essendo il Padre andato a visitarlo per ottenere definitivamente ed in iscritto il permesso per la casa di Roma delle suore, si mostrò contro di lui così acerbamente indignato che il Padre si ritirò molto mortificato e addolorato: la casa delle suore a Roma non fu permessa e dopo aver fatto ingenti spese per adattarla, si dovette lasciarla di nuovo alla marchesa Soderini, legittima proprietaria, che approfittò dei miglioramenti senza voler, almeno in parte, risarcire.

Riguardo poi a Sua Eminenza il card. Boggiani, la Curia Vescovile passata non aveva lasciato nessuno dei documenti che il Padre Lorenzo aveva consegnato, dove doveva apparire aver egli il consenso sia del defunto Card. Vico, sia dei Superiori del convento. Il P. Lorenzo risultava un frate che faceva il suo comodo a S. Marinella senza ombra di permessi, calpestando così tutte le regole del Codice Ecclesiastico e della vita religiosa. Vi era esteriormente qualcosa di irregolare in lui, ma non per colpa sua, ma per il fatto che i Superiori Maggiori, dopo aver dato i permessi, lo avevano lasciato nella paglia a disbrigarsi come meglio poteva. Sembrava avesse preso domicilio fisso a S. Marinella, ma in verità il suo vero domicilio era sempre Roma, nel Collegio di S. Alberto, dove aveva il suo studio e poi la sua dimora non era mai stabile a S. Marinella. essendo egli spesso chiamato sia a tridui, sia a novene, sia anche ad altre incombenze. Egli capiva questa irregolarità ed aveva spesso supplicato i Superiori ad aiutarlo col fondare una piccola casa per i PP. Carmelitani, ma tutto inutilmente. D'altronde la comunità delle Suore era diventata numerosa ed egli per motivi di giustizia, non poteva più abbandonarle: lasciarle in balia di loro stesse significava portar loro un immenso danno pecuniario e specialmente morale.

Finalmente il Padre generale Elia Magennis si risolvette di accompagnare il P. Lorenzo da S. Eminenza il card. Boggiani. Il Cardinale fu gentilissimo, però espresse il desiderio che si regolarizzasse in qualche modo la posizione del P. Lorenzo, affinché non sembrasse una persona uscita dal convento, non amando egli le cose giuridicamente non rette. Il Padre generale rispose che doveva andare in Irlanda in quei giorni, nel suo ritorno avrebbe potuto convocare la Curia e agire così definitivamente. Era i primi di agosto. Il P. Lorenzo ritornò a S. Marinella.

La domenica riceve avviso telegrafico dai suoi Superiori di trovarsi la sera stessa in Collegio per affari: parte per Roma e il Padre generale gli comunica che non intende più lasciarlo a S. Marinella e che perciò doveva definitamente ritornare in Collegio. il P. Lorenzo domanda una dilazione di giorni fino a giovedì, che gli fu concessa. Ritornato in Collegio dovette avvisare S. E. che, essendo stato richiamato dai Superiori, non poteva più officiare la Chiesa della Vittoria.

Era nel colmo della villeggiatura: nella pineta Odescalchi attendava una colonia numerosa di bambini, Colonia Fascista dell'Urbe: nel casamento del col. Pacini di fronte alle Suore, vi erano le Salesiane con le operaie di Trastevere (Porta Settimiana): numerosissimi i villeggianti. Ecco che ad un tratto veniva a mancare il sacerdote per la chiesa, specialmente la domenica. Questo tiro fatto dai Padri Carmelitani per mettere in confusione l'Ordinario non fu un atto gentile, anzi contrariava apertamente le parole pronunciate dal P. generale nella sua visita a S. Eminenza.

Fu la domenica susseguente un giorno di grande confusione: per accomodare alla meglio, dietro domanda di S. Eminenza, venne un Padre Domenicano da Civitavecchia a celebrare alle ore 10,00: lo accompagnava il Parroco di S. Marinella che si meravigliò e non poté trattenersi di redarguire parecchi dei suoi parrocchiani villeggianti che con la macchina erano venuti ogni domenica e perciò, anche quella domenica, alla messa delle 10,00, orario più comodo che quello delle 11,00 parrocchiale.

Fu un disastro e confusione per il povero Padre Domenicano per la comunione: credeva che non vi fosse che pochissima gente, ma invece si trovò davanti a una folla di persone che non solo era abituata ad ascoltare la S. Messa, ma anche alla comunione almeno settimanale. Solo allora si capì di quanto lavoro era questa umile chiesetta.

(...)  Furono mesi di grande angosce per le povere suore che non poterono mai avere più che una messa domenicale, di comunione quotidiana non sì parlava e quando qualche suora di buon mattino si recava al Rosario o alla cappella della Colonia Jolanda. veniva trattata poco urbanamente dal Rettore e Cappellano della chiesetta. Giova qui ricordare un episodio che cagionò molto dispiacere alle suore e che si riporta ai primi giorni dopo la partenza del P. Lorenzo. Avendo egli raccomandato, per impedire guasti o irruzioni notturne, che si andasse alcune suore ad abitare il suo villino, tre suore la sera dormivano nella sua casetta. Trapelando la luce dal villino di sera, questo si venne a sapere dal cappellano del Rosario che ne fece consapevole sua Eminenza, mettendo il sospetto che P. Lorenzo di notte si rifugiasse nella sua casetta e la mattina celebrasse, all'insaputa di tutti, per le suore nella chiesetta delle Vittorie. S. Eminenza ordinò che il giorno dopo si portassero a lui le chiavi della Chiesa. Questo cappellano era tornato la sera, prima ancora del tramonto, ma solamente di sera tardi egli portò questa notizia al sacerdote che teneva il posto del Parroco mons. Ranieri. Questo sacerdote, amicissimo del P. Lorenzo fu costretto in quell'ora tarda ad accompagnare il cappellano dalle Suore Carmelitane. Esse erano già tutte a letto, si bussò, scesero vestite alla meglio e sulla porta della casa s'ingiunse alle suore, sotto pena d'interdetto, di dare immantinente la chiave della chiesa. A causa della confusione e dell'ora tarda la chiave non si poté trovare. La mattina, di buonissima ora, ridiscese questo sacerdote, il rev. don Giuseppe Casetta, parroco di Palo, dalle suore e le confortò come amico del Padre e, ritrovata la chiave, la consegnò a S. Eminenza per mezzo del detto cappellano che come impiegato della Sacra Penitenzeria si recava ogni mattina a Roma. Chi potrà dire la desolazione di quelle povere donne che si vedevano anche togliere il conforto della chiesetta!

Veramente fu quella l'ora della grande prova: prova per il sacerdote, prova durissima per le suore, che vedevano l'avvenire sempre più buio.

Il P. Lorenzo ebbe parecchi colloqui con S. Eminenza il Cardinale che raccomandava a lui di assicurare essere lui anche un religioso e perciò pronto a riconciliazione col suo Generale, qualora quest'ultimo si degnasse di mandare qualche Padre autorevole per accomodare questa faccenda. Inutile ogni tentativo, ogni preghiera, ogni supplica  (...)

Intanto la chiesetta solamente la domenica veniva officiata la mattina da qualche padre domenicano o francescano di Civitavecchia. Ciò fino alla venuta del nuovo Vicario generale. Mons. Luigi Martinelli, persona di fiducia di S. Eminenza, a cui fu raccomandato di portare la pace in mezzo alla popolazione che aveva mostrato molte ostilità e che, a dire del maresciallo Moretti dei Carabinieri, aveva dato a pensare per l'ordine pubblico, essendosi divisa in quel tempo in due fazioni. Nonostante che il P. Lorenzo venisse due volte alla settimana ostentando anche nel farsi vedere pubblicamente, pur tuttavia non mancarono le male lingue (...) ! Come si conosce la bassezza di alcune anime in simili circostanze! Che piacere diabolico poter diffondere calunnie! La verità però viene sempre a galla e Mons. Luigi Martinelli, in tutti i mesi che venne a celebrare poté conoscere realmente l'ambiente, la necessità di un sacerdote per quella contrada e la verità sulle dicerie maliziosamente sparse da persone contrarie all'istituto delle Suore e del Padre che le dirigeva.

Anche mons. Martinelli ebbe le sue difficoltà: tutte queste vicende avevano turbato l'ordine naturale che finora aveva regnato nel paese; ottime persone che per anni ed anni avevano lottato per avere un punto cristiano di riferimento, contro il dilatarsi di uomini di sette avverse, massoniche, nella zona della Pirgus, e che avevano salutato con gioia il movimento liturgico della piccola chiesa, vedendo il sogno loro cristiano quasi infrangersi, non avevano capito che la Curia realmente sognava ad un ripristino però più giuridicamente regolare del sacro tempio, e il prolungarsi dell'assenza di P. Lorenzo veniva considerato sotto un aspetto tutt'altro che benigno, donde un'aspra, mordente critica contro l'operato dei Superiori ecclesiastici.

Il Vicario generale non si aspettava tale effetto dalla sua opera conciliatrice, ma riconobbe lealmente che tale condotta di persone di fuori non era sobillamento dalla parte delle Suore, che, più a fondo delle cose, e a conoscenza dello spirito di rettitudine che animava la Curia, offrì più che lo stesso Vicario per l’intempestiva ed irrazionale dimostrazione. Ma dopo tanti anni, dobbiamo consolarci nel fatto che questa irruenza non ebbe conseguenze fatali, che anzi, fu da paragonarsi ad una breve tempesta seguita da cielo terso e sereno: calmate tutte le bufere questa nobile Famiglia (l'Ordine Carmelitano) riconobbe il suo torto e volentieri profittò d'una occasione per stringere in amicizia la mano al Vicario generale. La rettitudine porta alla lealtà.

inizio

Anno 1930

 Finalmente spuntò l’ora della redenzione: il Padre Lorenzo, non più Carmelitano, fu eletto Vicario Curato di N. S. delle Vittorie e, per conseguenza, la Chiesa fu eletta Vicaria. Riportiamo il documento per intero:

 

Decreto n. 19/30 Tommaso Pio

                          per la Misericordia di Dio

                          Vescovo di Porto S. Rufina

                          della S. Romana Chiesa Card. Boggiani.

 

 

Decreto

 

Dovendo per grave dovere del Nostro officio provvedere affinché per quanto sia possibile, non manchi la necessaria assistenza spirituale ai fedeli della Nostra Diocesi:

Considerato che, estendendosi la parrocchia di S. Giuseppe in S. Marinella per una lunghezza di undici chilometri sul lido del mare, e che la chiesa parrocchiale si trova ad una delle due estremità di sì esteso territorio, per cui buona parte della numerosa popolazione non può comodamente accedervi;

Visto quindi, che il Parroco si trova nella impossibilità di debitamente attendere alla cura spirituale dei suoi figlioli;

Atteso che verso l’altra estremità della Parrocchia esiste la Chiesa dedicata a N. S. della Vittoria, chiesa sufficiente e convenientemente provveduta del necessario al culto, edificata dalla munificenza della fu Principessa Ginnetti, e che ora viene donata in proprietà alla diocesi;

Avuto in proposito il parere favorevole del Parroco, Noi, a maggior bene di quei fedeli, abbiamo giudicato opportuno emanare, come di fatto emaniamo, il seguente

Decreto:

1. A fine di coadiuvare il Parroco di S. Marinella nella cura delle anime, senza punto procedere ad alcun smembramento della Parrocchia stessa, instituiamo ed erigiamo nella Chiesa di N. S. della Vittoria, sita, come si è detto, in S. Marinella, una Vicaria Curata, assegnandole tutto il territorio che è compreso fra la via Punico e il fosso Marangone.

2. Il titolare di detta Vicaria Curata avrà l’obbligo, sempre sotto la dipendenza del Parroco e sotto la direzione di lui, di officiare ordinaria-mente nella chiesa predetta e di coadiuvare il Parroco nell’amministrazione dei Sacramenti, nell’assistenza degli infermi, nell’insegnamento catechistico dei fanciulli e degli adulti, nella spiegazione del Vangelo e in tutto ciò che possa riferirsi al sacro ministero.

3. Come dote o prebenda i questa Vicaria Curata assegniamo quanto è stabilito e specificato nel Decreto in data odierna, n. 21, copia del quale sarà unita al Decreto presente di erezione della Vicaria stessa.

4. Copia di questo Decreto, munita della Nostra firma, sarà data all’Arciprete di S. Marinella ed al Vicario Curato, e dovrà essere conservata nel rispettivo archivio.

 

Roma, dalla nostra Residenza, li 13 febbraio 1930

 

Tommaso Pio Card. Boggiani

Vescovo Suburb. di Porto e S. Rufina

                 Can. Alfredo Pesce

                 Cancelliere Vescovile

 

Decreto della nomina a Vic. Curato del Re. P. Lorenzo van den Eerenbeemt:

 

Decreto 23/30

Volendo noi provvedere del suo titolare la Vicaria Curata di N. S. della Vittoria in S. Marinella, eretta con Decreto del 23 cr. febbraio n. 19/30, con il presente eleggiamo e nominiamo il M. R. Sacerd. Dott. d. Lorenzo Cristiano van den Eerenbeemt a Vicario Curato della suddetta Vicaria, sotto la dipendenza del Parroco Arciprete di S. Marinella, e sotto la di lui direzione, a termini del citato Decreto; e gli conferiamo tutte le facoltà necessarie per l’esercizio del sacro ministero, con tutti gli obblighi inerenti all’ufficio di Vicario Curato e l’assegno annuo determinato nel Decreto n. 21/30 dello stesso 23 c. m.

 Roma, dalla Nostra Residenza, il 25 febbraio 1930

 

Tommaso Pio Card. Boggiani

Can. Alfredo Pesce Cancelliere

 

 

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Anno 1931

(Il Vicario Curato trascrive l’atto notarile dell’atto di donazione della Chiesa della Vittoria, fatta dal Principe Francesco Caracciolo Ginnetti alla Curia Vescovile di Porto S. Rufina, la cui copia si conserva presso suddetta Curia vescovile).

In quest’anno non vi sono cose notabili, solamente a causa che nel 1930 un canonico di Roma, pretendendo mille servizi, voleva di nuovo usufruire della Chiesa del Rosario, per dirvi quotidianamente la Messa, durante i mesi estivi, uscì il seguente decreto in data 6 luglio 1931: “M. R. D. Lorenzo. L’Em. card. Vescovo, date le condizioni speciali della Chiesa del Rosario, vuole assolutamente che in questa chiesa vi si celebri solamente la festa e da Lei, come Egli ha stabilito. Il canonico in parola celebrerà nella chiesa parrocchiale, senza obbligo d’intenzioni e di compensi. Così riferisca a Mons. Arciprete. É necessario poi, secondo le istruzioni date, che il detto Canonico, o chi per lui, passi dalla Curia per il Celebret. Non cadiamo in errori, come nel passato. Mi raccomando.

Saluti

Luigi, Can. Martinelli

Vic. gen.

In quell’anno venne anche a villeggiare, prima il Cancelliere Mons. Alfredo Pesce, con la sua mamma, poi il Vic. generale che coadiuvò all’ufficiatura della chiesa.

 

 

Anno 1932

Avendo Mons. Luigi Campa fatta domanda al sottoscritto per due giovani chierici del Sem. Romano, in data 30 nov. 1931, fu dato il permesso al Rev. D. Lorenzo di poterli alloggiare nella sua casa: Arturo Coletti e Amleto Vitelli.

Questi due giovani furono una buona compagnia nell’anno 1932, per il sottoscritto, che ebbe così l’occasione di rinfrescare i suoi studi, dando al primo un po' di Teologia, al secondo la Filosofia. Vi si aggiunse un chierico dei Padri Concettini, fra Stanislao Rizzolli, che in appresso ordinato sacerdote, fu ben presto chiamato a reggere il posto di Procuratore Generale della Congregazione.

Nel giugno del 1932 il Vic. Curato fu eletto membro del Consiglio di Vigilanza da S. Em. il Cardinal Boggiani, secondo l’Enciclica Pascendi dell’8 settembre 1907 (Pr. 197/32).

Vi fu nel settembre 23 la visita vicariale di Mons. Vicario generale can. Luigi Martinelli.

Cominciarono anche altre collette in chiesa: così l’avviso della Curia, in data 17 nov. 1932: “domenica 27 corr. si deve fare la colletta per gli emigrati italiani e se ne debbono preavvisare i fedeli domenica prossima. Questa colletta è opera grandemente cristiana e patriottica, perché destinate, a cura della S. Congr. Concistoriale, all’assistenza spirituale degli italiani emigrati all’estero, che salgono a circa 12 milioni. Procuri, quindi, la S. V. di ben spiegare la cosa ai suoi parrocchiani e di muoverli a fare volentieri ed abbondante la loro offerta per quest’opera santa e patriottica”.

Possiamo aggiungere la concessione benigna che S. E. il Can. Tommaso Pio Boggiani in data (23 gen. 1933) volle dare al libretto del piccolo triduo stampato nel 1932, di 200 giorni d’indulgenza, in onore di S. M. Maddalena dei Pazzi delle Carmelitane.

In quest’anno notiamo ancora la villeggiatura che volle fare presso il Rev. D. Lorenzo il Vic. Gen. della diocesi, Mons. Luigi Martinelli: rimase molto contento, come appare dalla sua lettera, che si conserva in archivio, in data 12 nov. 1932.

Funzioni speciali non sono da notarsi: si avvisò un riavvicinamento al Rev. D. Lorenzo di persone che nel passato (tra la villeggiatura) si erano a lui dimostrate ostili.

 

 

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Anno 1933

Giubilare della redenzione del Mondo

Vi sono molti avvenimenti da notare in quest’anno che, non direttamente, ma pure sono stati di grande vantaggio per la nostra Chiesa delle Vittorie.

Prima di tutto la nomina del Vicario Generale a Vescovo di Tio ed Ausiliare di S. Eminenza. Si ebbe difatti, il seguente avviso:

“Mons. Luigi Martinelli, Vescovo eletto di Tio, nominato Ausiliare dell’Eminentissimo signor Cardinale Tommaso Pio Boggiani, Vescovo Suburbicario di Porto S. Rufina e Cancelliere di S. Romana Chiesa, riceverà la consacrazione episcopale il giorno 25 marzo p. v. nella perinsigne Basilica di S. Lorenzo in Damaso, per le mani della prelodata Eminenza Sua Reverendissima.

La S. V. Ill.ma è invitata ad assistere alla sacra cerimonia che avrà principio alle ore 8. Roma, 19 marzo 1933”.

Vi era inoltre, una lettera d’invito personale in questi termini:

“Caro Don Lorenzo,

sabato 25 corr. vi sarà la mia consacrazione. Le accludo il biglietto d’invito. Ella, come tutti i Sacerdoti della Diocesi deve essere presente immancabilmente. Alla Madre ho inviato un invito a parte. Sarà bene che venga con una rappresentanza di Suore e di ragazze. Ci tengo. Vi sarà l’udienza del S. Padre dopo la Cerimonia: così saranno più contente. Saluti e ben rivederci.

Luigi Martinelli V. G.”

Il sottoscritto, insieme alla Madre Superiora con una rappresentanza di Suore e bambine, non mancarono alla cerimonia della consacrazione. E fu veramente grandiosa: la bella basilica era piena: tutte le parrocchie erano abbondantemente rappresentate. Insieme a S. Eminenza vi erano altri due Vescovi consacranti: S. Eccellenza il Vescovo di Lucca e S. E. il Vescovo Abate di Subiaco, di cui prima il neo-Vescovo era stato Vicario Generale.

Dopo la consacrazione si andò dal S. Padre, dove tutti i Sacerdoti furono presentati dal neo-Vescovo: quindi vi fu nel Collegio dei Figli dell’Immacolata, via del Mascherone, il pranzo, e fu fatta quindi, nello scalone presso S. Eminenza, Palazzo Altempo, la fotografia in gruppo di tutto il clero della diocesi: questa si conserva anche nella Vicaria.

Ecco venire già i benefici effetti di questa nomina: al Vicario Curato viene concesso il permesso di poter fare la Prima Comunione nella sua chiesa ed anche la Cresima, ciò che prima gli era stato negato con grande detrimento della popolazione della Vicaria, che era costretta, dopo essere stata iniziata in questa chiesa, a correre lontano per questo sacro giorno, senza parlare del dissesto nelle spese, dovendo condurre i bambini e le bambine in carrozza alla Parrocchia distante, ed il popolo così povero!

Così con grande solennità il 25 giugno fu fatta la Prima Comunione e la S. Cresima, con grande gioia di tutti gli abitanti della contrada: Mons. Vescovo per la prima volta nella Parrocchia e nella Vicaria amministrò questo S. Sacramento e la funzione riuscì doppiamente cara a tutti.

Un altro fatto importantissimo fu il solenne pellegrinaggio a Roma di tutta la Diocesi, perciò compresa anche la nostra Vicaria, da dove venne anche un bel numero di partecipanti. La data del pellegrinaggio fu fissata per domenica 1 ottobre. Si partì di buon mattino e si andò alla chiesa di S. Lorenzo in Damaso, dove ebbe luogo la prima stazione, quindi, alla chiesa Nuova e poi a S. Pietro. Imponente corteo che sfilò lungamente e con preghiere lungo le strade di Roma, quindi, a S. Pietro e poi dal S. Padre che volse parole d’incoraggiamento a tutta la diocesi.

Altre funzioni importanti non possiamo notare. Nella Chiesa vi furono dei mutamenti: alla porta fu costruita una bussola di legno e un pavimento in marmo; la porta stessa fu ricoperta di zinco con grossi artistici chiavi: questo a cura della famiglia Marchese Cappelli che spese £. duemila.

 

 

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Anno 1934

per più intemerati costumi nelle giovinette venne eletta, finalmente, la Pia Unione delle Figlie di Maria (Documento di erezione, da parte del Card. T. P. Boggiani, Roma, 12 marzo 1934).

Il gruppo delle Figlie di Maria fu veramente imponente: per la funzione si approfittò della venuta di Mons. Vescovo Ausiliare, Luigi Martinelli, il 24 aprile. Dal giorno dell’istituzione si è cercato sempre di convocare l’adunanza in una delle prime domeniche del mese oppure in una festa di Maria: le ragazze vengono regolarmente, non tutte, alla comunione mensile, ci vuole molta pazienza e molta carità, non solamente per il sacerdote che le guida, ma molto più per le Suore che ci devono combattere.

La festa dell’Epiphania Domini uscì un editto di S. Eminenza per la visita pastorale (riportato per intero). Questo editto fu seguito da una Lettera Pastorale per la Quaresima 1934, il cui titolo è “La Sacra Visita”.

Con questa pastorale si ordinava l’inventario esatto dei sacri arredi e sacra suppellettile delle chiese e inoltre le sacre reliquie con le relative autentiche; i libri parrocchiali, la cronistoria della chiesa parrocchiale, protocollo, i registri di amministrazione, libri delle tracce dei Vangeli ed istruzioni catechistiche, i registrini della dottrina cristiana, altri documenti, privilegi, rescritti ecc. interessanti per la parrocchia, gli statuti delle confraternite, indice dei libri conservati nell’archivio, il breviario, il libro delle meditazioni, il codice di D. C.

Per la chiesa della Vittoria il giorno indicato fu il 22 aprile: la Visita Sacra ebbe luogo con grande solennità, secondo il libro di Cerimonie che si conserva in archivio.

Un altro fatto importante per la nostra cronaca è stata la necessità di provvedere per la celebrazione di una Messa speciale per le bambine della Colonia Guardabassi.

Dietro il caseggiato delle Suore vi è la Pineta Odescalchi: già dal 1926-27 s’incominciò ad usare di questa magnifica, benché piccola pineta: venivano bambini, bambine con sorveglianti, maestre, direttrici ed altro personale ed allora vi era questo importante problema del servizio divino. Il sottoscritto assicura che in tutti questi anni ha cercato meglio che ha potuto di contentare in tutto le esigenze di questa colonia. Diventando il problema sempre più difficile, sia per il numero (circa 750), sia per il caldo, si è dovuto pensare ad una S. Messa appositamente celebrata per loro.

Ed ecco che l’Eminentissimo Cardinal Vescovo indirizzò al S. Padre una supplica [...] La Sacra Congregazione dei Sacramenti ha risposto con protocollo 4499/34 [...] concedendo tale facoltà ‘ad triennium’ il 19 luglio 1934.

Notiamo per la costruzione il magnifico muro di cinta fatto completamente a spese del sottoscritto. Inoltre, le nuove colonnette all’altare col gradino superiore, fatto fare dalla nobilissima persona Dr. Felice Arcoleo, in onore della Vergine del Rosario di Pompei, come si legge sulla colonnetta a sinistra.

 

 

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Anno 1935

In questo anno si sono tenuti i santi spirituali esercizi: è vero che ogni anno lo scrivente non ha mancato mai dal 1930 e anche prima, di predicare un ritiro al popolo, possiamo dire anche con abbastanza frutto, in quanto che si è visto che molti uomini si sono accostati alla SS. Comunione, ciò che non facevano altri anni.

Ma per soddisfare la volontà dei Superiori e per dare agio al popolo di potersi liberamente confessare, si è creduto opportuno di chiamare un altro sacerdote di fuori, il M. R. Don Mario Nasalli Rocca, in quel tempo Beneficiato a S. Pietro, ora Canonico.

Venne il 26 marzo, insieme a Mons. Caccia Dominioni (ora Cardinale) e Monsignor Arcivescovo di Cracovia. La predicazione fu molto semplice, perché il sottoscritto Vic. Curato dopo la prima predica credette opportuno di condurlo in mezzo al suo popolo: vedendo le umili casette e l’umile gente, dovette abbassare necessariamente il tono e si ambientò: la predicazione durò fino alla domenica seguente.

In generale anche la visita fatte ai poveri fu fruttuosa per il riavvicinamento al sacerdote: solo uno ricevé con parole poco graziose: “Due corvi in giro: c’è qualcosa sotto!” Quel vecchio da molti anni non si appressava alla Chiesa e naturalmente ai Sacramenti: noi sappiamo ora che è morto fuori S. Marinella.

Non molti uomini si comunicarono: il motivo è che, abituati a fare la S. Comunione a Pasqua, difficilmente si risolvono a farla in un altro giorno.

Il Vicario Curato anche in quest’anno non si è potuto esimere di predicare i suoi esercizi prima della Pasqua: visto il desiderio del popolo, ha voluto soddisfarlo, il popolo volentieri, in generale, sente la predicazione della parola di Dio. Così la S. Pasqua è stata anche quest’anno allietata da tanti che si sono appressati al Sacro Convivio.

Essendo scaduto il termine di cinque anni, si è dovuta rinnovare la domanda alla S. Congregazione dei Riti per ottenere il permesso di conservare il SS. nella Chiesa della Vittoria, che si è ottenuto il 4-8 maggio di quest’anno.

Notiamo in quest’anno il dispiacere provato da S. E. il Cardinale Vescovo per la perdita del suo fedel fratello laico (Domenico), Fra Mamerto Gafo, nato in Ispagna il 2 agosto 1859: il 18 febbraio 1912 fu dai Superiori dell’Ordine dato a compagno di S. Eminenza, allora vescovo di Edessa, delegato Apostolico nel Messico: da quel giorno non si separò più da lui. Nel suo ricordino leggiamo le seguenti parole: “Furono 24 anni di vita comune, fraterna, inseparabile, confortatrice. Egli, da santo, amò e venerò il suo Cardinale, e ne fu da lui riamato con amore sempre vivissimo fino all’stremo. Cessò di vivere in Roma, piamente e santamente, come sempre era vissuto, a 76 anni, la domenica 2 giugno 1935. Christi in pace vivas, frater dulcissime et desideratissime”.

Appena ricevuta la notizia, in tutte le parrocchie e, naturalmente anche nella nostra Vicaria, si sono celebrate 10 Messe, in suo suffragio, avendo così pregato S. E. Rev. ma il Cardinal Vescovo.

 

 

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Anno 1936

L’anno 1936 non presenta nessun cambiamento: statica è la condizione della Chiesa, nonostante le promesse d’ogni parte. Vi sarebbe immenso bisogno che si provvedesse a queste benedette Chiese, tutte e tre piccole, meschine, senza fondi, inadatte ed incapaci a contenere tutto il popolo che vi accorre.

É una pena per il sacerdote dover lavorare con pochissimi, limitatissimi mezzi: vi sarebbe tanto bisogno di raccogliere la gioventù: quella femminile è già a posto, hanno una bella sala per il laboratorio, un bel teatro presso le Suore Missionarie Carmelitane. Le Figlie di Maria si sono affezionate alle suore: frequenti teatrini, passeggiate, canti e Messe cantate in chiesa, frequenza dei Sacramenti, infine un miglioramento si trova e non si può nascondere.

Ma la parte maschile è ancora abbandonata dal Vicario Curato, per mancanza di locali adatti e separati: è necessario per lavorare come si deve in parrocchia, di avere dei locali vasti, ariosi, specialmente per i giovani. É necessario che il Sacerdote si sobbarchi anche questo gravissimo peso. Sarebbe anche di necessità che in ogni parrocchia di una certa entità, vicino ad un parroco anziano vi fosse un sacerdote giovane, coadiutore che specialmente si occupasse della gioventù maschile; inoltre, vedendo i salutari effetti nelle Figlie di Maria, sarebbe d’obbligo per tutte le Suore d’interessarsi di questa pia associazione e di non rifiutarsi a cooperare in questo l’opera del Parroco, che allora si limiterebbe alla parola divina e alla distribuzione dei SS. Sacramenti.

La gioventù maschile di tutto il paese di S. Marinella si trova in una condizione desolatissima: è una costatazione di fatto che non può negarsi. Causa l’indifferenza dei genitori, i bambini maschi vengono rarissimi al catechismo, e seguendo l’esempio del padre specialmente,, non frequentano la S. Messa e molto meno i Sacramenti.

Unica gioia è il gioco di Football che astrae completamente il fanciullo e il ragazzo: ecco la triste storia di questo paese, che non si deve all’incuria dei sacerdoti, che ci soffrono a questo spettacolo, ma che si trovano impotenti di fronte a tale decadenza di spirito.

Per la colonia estiva Guardabassi, vi è stato un cambiamento benefico, in quanto che si è potuto ottenere di poter celebrare nel boschetto in una cappellina di legno, un po' rudimentale, ma solida ed impediente gli incidenti che potrebbero avvenire, dicendo all’aperto la S. Messa.

Quest’anno, in contrario degli altri anni, si è avuto per Direttrice, una giovane professoressa, di sentimenti molto cattolici e così le bambine hanno potuto fare, non diciamo spesso, ma ogni tanto, la loro confessione e comunione. Il confessare tante bambine è stato un lavoro improbo: in questo il Vicario è stato aiutato dal M. R. P. Stanislao Rizzolli (Proc. generale. dei Concezionisti) che ogni anno aiuta la Vicaria con la celebrazione di una S. Messa la domenica, predicazione e confessione nella chiesa del Rosario.

In quest’occasione della S. Messa al campo, il Vic. Curato, come negli altri anni, nella Messa destinata alla colonia, ha creduto opportuno di spiegar i comandamenti di Dio, potendo così parlare al personale, che spesso, è stato molto lontano dal Signore.

Il Vicario Curato, essendo caduto il 5 ottobre ed essendosi rotto l’omero destro, è stato aiutato nel servizio della chiesa, con grande carità e dedizione dal Rev. Don Arturo Coletti, Beneficiato Lateranense, a cui, per mezzo di queste righe, i più vivi ringraziamenti.

 

 

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Anno 1937

Trascorse le feste natalizie con grande affluenza di popolo, similmente il capodanno e l’Epifania.

Secondo le tradizioni carmelitane che hanno un ricordo perenne al Bambin Gesù, si è tenuto un triduo al Bambin Gesù di Praga, terminato la II domenica dopo l’Epifania. Con grande solennità si è celebrata la festa di S. Agnese: le figlie di Maria hanno cantato la S. Messa e anche durante la benedizione.

Per la prima volta il 3 febbraio si è fatta l’unzione di S. Biagio con la S. Messa alle ore 8: la chiesa era quasi piena. La era innanzi si è parlato alle Figlie di Maria di S. Severa, non sarebbe male inculcare la devozione verso questa Santa che ha subito il martirio in questa terra, ci vorrebbe però una reliquia, per rendere più sacro questo giorno.

Feb., il 1° venerdì del mese, pochissima affluenza: appena una trentina di comunioni oltre quelle delle suore e delle bambine: nessun bambino o uomo in chiesa.

Il 10 febbraio, giorno delle Ceneri, il concorso del popolo è stato soddisfacente, così anche nella domenica successiva, anche molti uomini hanno voluto prendere le S. Ceneri. Un risveglio si nota nell’affluenza al catechismo per gli adulti, il giorno di domenica. Anche il catechismo per i bambini accenna ad un lieve miglioramento, per continuare però, questo spirito è ancora necessario che le suore vadano ogni domenica a prendere le bambine.

(Il Vicario Curato trascrive nella Cronistoria il Decreto di Nomina di S. Eccellenza Mons. Luigi Martinelli, quale Amministratore Apostolico della diocesi di Porto S. Rufina, del 13 febbraio 1937 e la lettera Circolare di quest’ultimo alla diocesi, del 10 marzo 1937).

In occasione della festa di S. Giuseppe, cadendo essa in venerdì, il S. Padre ha dispensato dall’astinenza e dal digiuno tutte la cristianità, invitando i fedeli a voler compensare tale grazia apostolica con preghiere ed elemosine.

Avendo il Vicario Curato, fatto domanda a S. E. il Cardinal Boggiani per l’istituzione della Pia Unione delle Madri Cristiane nella sua Vicaria, il nuovo Amministratore Apostolico si è degnato benignamente concedere questa grazia mediante Decreto del 10 marzo 1937. (Viene trascritto per intero, in lingua latina, il Decreto di erezione).

Mentre nei passati anni non si aveva nessun permesso per la celebrazione dei Sacri Riti, durante la Settimana Santa, il Vic. Curato, avendo fatto regolare domanda il 24 febbraio a S. E. il Card. Boggiani, ha ottenuto il permesso dalla Curia ed anche la facoltà di usare il Memoriale Rituum Benedicti XIII. (Viene riportato il Decreto in lingua latina).

Così quest’anno si sono potute fare tutte le funzioni con una certa solennità, il che ha contribuito a far crescere un po' di fervore nelle anime del popolo e consolare le suore che non avevano potuto in tanti anni gustare delle delizie liturgiche.

Domenica delle Palme: la funzione della distribuzione delle Palme delle Palme ha avuto luogo alla Chiesa della Vittoria alle ore 9,1/2: la sera, alle 5,1/2 rosario, quindi, Via Crucis solennemente cantata, quindi, predica sul fine della creazione dell’uomo, poi preghiera e litania a S. Giuseppe e infine, la benedizione col SS: la chiesa, favorendo il tempo, era piena. Lunedì delle Palme: la sera lo stesso orario con predica sulla morte, poca gente a causa del mal tempo. Martedì delle Palme: item con predica sull’inferno, pochissima gente ed anche svogliata, causa forse del tempo. Mercoledì Santo: item con predica sulla misericordia di Dio: più gente e più raccoglimento. Giovedì Santo: la mattina alle 8,1/2 la S. messa solenne, quindi, processione col Santissimo: il sepolcro è stato fatto alla nicchia di S. Teresa ed è riuscito bene e ispirante divozione; la sera, all’ora solita, predica sulla passione (ha durato 1,10), concorso di popolo. Venerdì Santo, alle 8 la mattina, sufficiente concorso di popolo alla funzione mattutina; la sera alla stessa ora, predica sull’Addolorata, concorso di popolo. Sabato Santo, alle 7,1/2 la funzione, che ha terminato alle 9,1/2, con molto concorso di popolo. Alle 10 del mattino fino alle 9 della sera: benedizione delle case. Domenica di Pasqua: alle 6,00 in sacristia a confessare solamente gli uomini: mentre gli altri anni la comunione pasquale non era stata tanto fruttuosa (nel 1935, circa una trentina, nel 1936 circa una quarantina), in quest’anno le comunioni pasquali sono state numerosissime, quasi cento di soli uomini, il che è un progresso veramente grande. Questo non si deve tanto al lavoro del Vicario Curato, che pure ci ha messo tuta la buona volontà, quanto ad una preghiera fervente all’Immacolato Cuore di Maria, memore del fatto del parroco di N. Dame des Victoires di Parigi, che vedendo la sua chiesa deserta, per divina ispirazione dedicò la sua parrocchia all’Immacolato Cuore di Maria e con grande soddisfazione vide d’un tratto sanata questa indifferenza. Così il Vic. Curato, scoraggiato nel vedere che poca gente veniva alle sue prediche, specialmente a causa del pessimo tempo di quest’anno, si era raccomandato al Cuore Immacolato di Maria: l’effetto perciò non poteva mancare. La sera anche la chiesa pienissima, specialmente di uomini.

Lunedì dopo Pasqua, alle 8 Messa nella chiesa della Vittoria: gran concorso di popolo, si sono confessate specialmente le donne, cosicché si può dire che sia il Giovedì Santo, sia questo Lunedì sono stati i giorni di comunione pasquale per le donne.

Dopo la S. Messa, circa le 10,1/2 si è cominciato di nuovo a benedire le case verso il Marangone: si è arrivati fino al Marangone, ma è stato impossibile andare fino al semaforo a causa del maltempo. Di tutti i buoni frutti della S. Pasqua si deve ringraziar Dio e la Vergine Santissima.

Il 3, 4, 5 maggio si sono tenute le Rogazioni con processione fuori della chiesa per i campi più vicini della Vicaria: il concorso delle persone è stato considerevole, specialmente il 5 maggio.

Il 30 maggio, come d’ordinario nella domenica Corporis Christi, gran processione nella Vicaria in onore di Gesù Sacramentato: il concorso della popolazione è stato spontaneo e divoto il portamento.

Il 28 giugno, essendo venuto S. E. il Vescovo L. Martinelli, Amministratore Apostolico della diocesi, si è avuto l’esame del catechismo: le bambine erano in numero considerevole, ma i maschi delle classi superiori hanno lasciato molto a desiderare; la terza è riuscita male e pochi bambini, la quarta e la quinta si sono rifiutate a partecipare, mentre il Vic. Curato ha speso tempo e fatica per prepararle; i bambini e i giovinetti per la Prima Comunione hanno portato il catechismo di seconda classe; tra maschi e femmine si sono presentati 65 bambini, di cui 13 della I, 35 della II, 7 della terza, 3 (fem.) della IV e 7 (fem.) della V classe. Nella gara provinciale rimase vincitrice una bambina dell’Istituto, nella gara parrocchiale, che ha avuto luogo nella Vicaria, è rimasta vincitrice una bambina della Vicaria.

Confortantissimo è stato l’esame di due giovinette, preparate dalle Suore Carmelitane, della classe VI; l’esame ha avuto luogo la sera del 25 ed ha durato un’ora: risposero ambedue con sveltezza, senza interruzioni e con molta chiarezza: il nome di queste due è: Rometta Sonnini e Evelina Cucco, alle due verrà dal Vescovo inviato un diploma di “catechista”.

Il 29 giugno, festività di S. Pietro e Paolo, si è tenuta la Prima Comunione e Cresima: comunicanti erano 30, cresimanti similmente, una trentina. Prima della Comunione ha avuto luogo un ritiro di cinque giorni, in cui il Vicario Curato ha esposto il necessario per una buona preparazione: è da notarsi che non è sufficiente 5 giorni, ma si richiederebbe una settimana almeno, per informare cristianamente specialmente i più grandicelli.

Come si è notato, il 15 luglio 1923 il Vicario Curato, in quel tempo Padre Carmelitano, celebrò per la prima volta la prima Messa, dedicò nel suo cuore la detta Chiesa della Madonna SS. della Vittoria, alla Madonna del Carmine, volendo sotto questo titolo ricordare le grandi vittorie della Vergine sull’ inferno, per mezzo del Santo Scapolare. Dopo tanti anni ecco troneggiare la Vergine del Carmine sull’altare, gloriosa, è stata eretta al principio della Novena ed è stata benedetta da un Padre Carmelitano: Alberto Grammatico, Assistente generale.

La sera del 15 luglio furono presentati al Vic. Curato i doni: particolarmente grato gli fu il dono di un magnifico parato in terza con piviale di broccato d’oro di £. 3.000, oltre camici, leggio per Missale e molti altri: tennero un breve discorso il Rev.mo P. Grammatico e Sua Eccellenza Mons. Alfonso De Santis, vescovo di Todi, che fu esaminatore Apostolico nel Vicariato di Roma, insieme al Padre in Roma.

Il giorno dopo, il 16 luglio, vi fu la Comunione generale, con Messa celebrata da S. E. Mons. De Santis: alle 9,1/2 Messa solenne del Vic. Curato. le Suore cantarono la Messa del Bottazzo, in onore di S. Teresa del B. Gesù. Il commoventissimo discorso fu tenuto da S. E. Mons. De Santis. Gratissimo fu il pensiero del Rev. D. Arturo Coletti, di ottenere dal Sommo Pontefice Pio XI, la facoltà d’impartire la Benedizione Apostolica in fine della Messa. (segue il documento, in latino, della Segreteria di Stato, 15 luglio 1937).

In occasione di queste feste, anche il S. Padre inviò la sua Paterna Benedizione col seguente telegramma:

Ecc. mo Mons. Martinelli. Roma.

Fausta occasione XXV anniversario ordinazione sacerdotale Rev. Lorenzo van den Eerenbeemt Sua Santità invia festeggiato paterne felicitazioni e compiacendosi sua attività sacerdotale di cuore benedice sua persona ed opere suo ministero invocando per esse e particolarmente per Istituto Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambin Gesù, nuova abbondanza divini favori.

Cardinale Pacelli

 

In prezioso quadrettino in pelle rossa, dono del Rev. D. Arturo Coletti, la stessa Benedizione in ricordo.

Beatissimo Padre

L’Istituto delle Suore Terziarie Carmelitane di S. Teresa del Bambino Gesù, prostrato ai piedi della Santità Vostra, implora per il suo Assistente Spirituale Sac. Lorenzo van den Eerenbeemt, l’Apostolica V. Benedizione nel 25° anniversario della sua ordinazione sacerdotale.

S. Marinella, 16 luglio 1937

Dat. ex Aed. Vat. die 14 Julii 1937

Joseph Migne

 

Riportiamo l’adesione di Sua Eminenza il Cardinale Pio Boggiani, vescovo della Diocesi di Porto S. Rufina:

Roma 14 luglio 1937

Rev. Don Lorenzo,

É più giusto che anch’io mi unisca a quanti festeggeranno il di Lei Giubileo Sacerdotale. E lo faccio molto volentieri e per i di Lei meriti personali e per lo zelo con cui si è dedicato al servizio di questa diocesi suburbicaria di Porto S. Rufina. Le presento anch’io le mie più calde felicitazioni ed i miei più fervidi auguri.

Prego Iddio che L’assista sempre e La conforti con le sue più elette grazie e Le conceda di lavorare ancora a lungo per il bene delle anime con grande frutto e con grande merito.

Di tutto cuore La benedico e mi confermo di Lei dev.mo

Tommaso Pio Card. Boggiani

Vescovo di Porto S. Rufina, Cancelliere di S. R. C.

L’Amministratore Apostolico della diocesi, con dispiacere di tutti, non poté intervenire alla festa a causa di una forte indisposizione; mandò pertanto, la sua adesione con la presente lettera:

Roma, 12 luglio 1937

M. R. e Carissimo don Lorenzo,

Le mie condizioni di salute ridotte ormai malamente, aggravate ora dalla tragica disgrazia toccata ieri al povero Don Giuseppe Casetta, Arciprete di Palo, non mi permettono d’intervenire alla sua festa giubilare.

Sarò così presente collo spirito, desiderando però che non sia escluso il corpo, perché alla mia umile prece al Sommo Sacerdote per la sua prosperità, per quella dell’Istituto che Ella con tanto zelo e saggezza assiste, e per un maggior sviluppo ancora della vita cristiana nella Vicaria Curata alle sue amorose cure affidata, unisco le mie povere sofferenze fisiche, sicuro che il Signore la gradirà di più e la esaudirà.

Ella celebrando il 25° anno di Sacerdozio ha compiuto una prima tappa di fruttuosa vita sacerdotale! É già una grande grazia del Signore!

Avanti ancora nel lavoro, cariss