LA SANTA DELLA PORTA
ACCANTO
conosciamo meglio la beata Maria Crocifissa
i brevi articoli qui raccolti
sono stati scritti da sr Marianerina
per il notiziario mensile della parrocchia "s. Maria del Carmelo" in Santa
Marinella,
nella quale la Beata ha vissuto dal 1925 e fino alla morte
e nella quale si trova la cappella a lei dedicata, all'interno della Casa madre
della Congregazione delle suore Carmelitane missionarie da lei fondata
assieme a padre Lorenzo.
Il 30 gennaio 1877, a Ispica (Ragusa) , nacque Rosa
Curcio. È la settima di undici figli e viene al mondo “in fretta”, dopo sette
mesi di gestazione. Di questo evento porterà sempre la traccia: una salute
alquanto gracile e il temperamento di chi vuole realizzare sempre al più presto
ciò che le sta a cuore, anche a rischio di non fare tutto in modo perfetto!
Le è sempre stato specialmente caro questo giorno e le piaceva che trascorresse
in modo festoso. Era un’occasione di festa per il dono della sua vita, ma anche
motivo d’incontro con la gente e con le sue figlie delle tante comunità sparse
nei dintorni. Una suora ricorda che:
Durante le sue feste, onomastico e compleanno, noi suore organizzavamo canti, danze e invitavamo tante persone di nostra conoscenza, tutte le famiglie delle "Figlie di Maria", veniva gente perfino dal centro di Santa Marinella, venivano le suore di S. Vincenzo. In queste occasioni la Madre parlava con loro, era tanto affabile e s'interessava di loro (test. 26) .
Anche se era una donna che non amava esporsi in
pubblico e si manteneva il più possibile costantemente raccolta con lo spirito
dinanzi al Tabernacolo, sapeva accogliere e andare incontro con semplice
spontaneità a ciascuna persona che incontrava. Non temeva di dare e ricevere
espressioni di affetto e di amicizia, purché fossero reciprocamente rispettose
della dignità personale.
Come a tutti noi, le piaceva ricevere regali e li apprezzava cordialmente. Da
vera donna dello Spirito, amava particolarmente i “regali spirituali” che le
sue figlie vicine e lontane le facevano in occasione del compleanno:
Suor Maria, mia cara ed amata figlia. Scrivo colla penna che mi hanno regalato, è proprio bellina e mi invoglia a scrivere, è la prima lettera. Ed ora grazie dei vostri auguri di vere e buone figlie, grazie delle S. Messe. Cara, questo è il più bel regalo, grazie. (01/02/1940)
Quest’anno, se vorremo, saremo noi a ricevere i suoi regali, però, il 30 gennaio: basterà bussare alla sua porta, alla sua cappella e lei porterà più velocemente la voce della nostra preghiera all’orecchio di Colui che ha dato a lei e noi il dono della vita.
Febbraio inizia sempre con la festa della presentazione
di Gesù al Tempio. Predomina la simbologia della luce perché celebra Cristo
“luce che illumina le genti”, tanto che siamo soliti chiamarla “candelora”.
Noi, nel ricordare madre M. Crocifissa, la nostra speciale e specifica “beata di
parrocchia”, ci immergiamo con lei nella luce di Gesù, nel bagliore della
Trinità. Madre M. Crocifissa ha avuto tanti momenti di buio: quello dello
spirito che non riesce più a vedere Dio e quello del cuore oppresso
dall’angoscia e dalla preoccupazione per gli avvenimenti che “le cadevano
addosso” (a chi di noi non è capitato qualcosa del genere, almeno una volta?) .
La sua esperienza trasuda da queste parole:
Soffri con pazienza il dolce peso che lo Sposo Divino ti ha dato, bacia e abbraccia la piccola croce che ti amareggia … . Coraggio e avanti, sempre attingiamo la forza, la luce nell’Ostia d’Amore e si vedrà con questo Sole Divino nell’anima come sono realmente le cose. (Lettera 15/08/1927)
È la presenza viva di Gesù, che si emana dal
Tabernacolo e si consolida leggendo il Vangelo, che può riempire di luce
qualsiasi momento della vita, perché ci aiuta a vedere ciò che ci accade da un
altro punto di vista: quello di Dio Padre, del suo progetto eterno d’amore
realizzato nella Pasqua gloriosa di Gesù della morte e della resurrezione e nel
dono dello Spirito.
Luce… Trinità… bellezza che avvolge e trasforma… amore che coinvolge, si dona e
spinge a donarsi per dare luce. La Madre ne fa l’esperienza innumerevoli volte e
da lei possiamo imparare a lasciarci portare lontano dalla Luce che è Gesù e che
vuole farci luce per i fratelli:
Mi sentii ispirare da un raggio di luce, che dal Tabernacolo uscì e ferì il mio cuore, di presentarmi alla S.S. Trinità con tutta la mia immensa spirituale famiglia, i fratelli peccatori, e domandare ogni sera perdono per loro e rinnovare la mia offerta assieme alla Vittima Eucaristica. Sentii una carità immensa, profonda… . Mi sembrò la dolce e Divina Visione della S.S. Trinità avvolgermi in un immenso splendore, mentre il Padre il Figlio e lo Spirito Santo manifestandomi tutta la tenerezza di figlia e Sposa, mi ricolmarono di celesti carismi. Così compresi il sommo godimento di un'anima che ama e che si offre Vittima, pronta a voler soffrire fino alla morte, per ottenere il lume della fede anche ad una sola anima, e la riparazione della Mensa profanata. (Diario sp. 27/08/1928)
Ed eccoci pronti per il cammino di Quaresima che ci condurrà nel tempio luminoso della Pasqua di Gesù! Ma prima di questa, c’è la festa che si svolge sulla piazza davanti al tempio: il carnevale.
A carnevale [la Madre] era la prima a fare giochi e scherzi. Spesso camminava con la piccola pompetta sotto lo scapolare e quando ci avvicinavamo per qualche motivo lei ci spruzzava e rideva di cuore. … Una volta io ero angustiata per la malattia di mamma. Era il primo di aprile e lei, giunta a sera mi disse: "Non ho fatto fare tanti scherzi alle novizie perché tu eri angustiata!" Allora ero Maestra delle novizie. (test. sr M. Rita G.)
Come molti santi, madre M. Crocifissa sa coniugare il gioco e lo scherzo con il rispetto degli altri e dell’Altro. Anzi:
Il giorno di carnevale e il giovedì grasso ci faceva fare un'ora di adorazione per i peccati e dopo ci dava ricreazione, e anche lei si divertiva con noi a fare scherzi; era una donna di riparazione. (test. sr M. Veronica M.)
La preghiera di “riparazione” al Cuore di Gesù nell’Eucaristia ha un motivo in tutto simile a quello per cui si celebra nel giorno di martedì grasso la festa riparatoria del Volto santo di Gesù:
Vidi Gesù nell'Ostia vestito, per derisione, con uno straccio bianco, sentii la sua divina voce: “Vengo così deformato dai peccati e libertà che in questi giorni più del solito, commettono i traviati e ingrati figli, mi deridono e mi disprezzano! Il tuo amore non solo mi consola, ma mi fa dimenticare gli oltraggi dei figli ingrati ed uso loro misericordia, invece di punirli, li aspetto sempre...”. (Diario sp. 25/02/1927)
Dio, i santi, madre M. Crocifissa, i
Cristiani, non rifuggono dalla felicità, perché Dio è la felicità eterna ed è
Lui la meta del cammino dei Cristiani! Non temono la festa e il divertimento,
quando sono manifestazione dell’animo serenamente gioioso e di un’allegria sana!
Quando, però, la lieta spensieratezza della maschera si trasforma in scusa per
agire in modo scorretto verso gli uomini e verso Dio. E quando, con la scusa del
gioco, ci si sente autorizzati a violare anche le regole più sacre. Allora
l’uomo e la donna di fede “si mettono in mezzo” con l’esempio e la preghiera,
affinché la licenza morale non provochi troppo dolore a Dio e non danneggi
troppo i suoi figli.
Il mistero della Trinità ci avvolge,
anche quando non ce ne rendiamo conto: siamo immersi nella Pasqua di Gesù,
partecipiamo alla vita divina nel Figlio e possiamo collaborare - se vogliamo -
alla sua missione di Redentore dell’uomo e dell’universo intero.
Dio rispetta la nostra libertà - ce l’ha data Lui - ma non si rassegna alla
nostra lontananza, che lo fa soffrire, anche se non scalfisce il suo Essere. E
perciò non smette di “corteggiarci” in mille modi e di chiedere a persone
sensibili e ben disposte di dargli una mano per scuoterci dal torpore dell’
“ateismo pratico” nel quale troppo spesso viviamo perché Dio non conta più
niente per noi. E Lui ha creato l’universo per ognuno di noi!
Per noi “atei” non dichiarati ma effettivi, cos’è la Pasqua? L’ ennesima serie
di cerimonie cui assistere? Ecco cos’è per madre M. Crocifissa:
Nel giorno grande, solenne per tutto il mondo cattolico, giorno di luce e di gioia Gesù si fece vedere nell'Ostia mentre mi Comunicavo, in una nube di splendore, con Veste candida dicendomi: “moltissime anime non partecipano alla mia resurrezione e restano nelle tenebre, senza fede e senza speranza, abusano della grazia ed hanno perduto il gusto delle gioie pure e vere, la tua immolazione per queste anime mi è gradita, soffrirai per loro.”
E la sofferenza annunciata arriva subito: non c’è tempo da perdere, quando la posta in palio è la vita eterna dei figli di Dio:
Nello stesso istante, non vidi più la dolce e splendida luce, l'animo restò immerso nelle tenebre più fitte, una grande indifferenza, freddezza, tedio, e mille pene s'impadronirono di me, e ciò non per un giorno o qualche settimana, ma per tutto il tempo che la Bontà divina ha così disposto per la mia vera conversione e dei miei cari fratelli peccatori. (Diario sp. 4/04/1926)
Quante volte abbiamo sentito dire che
“Pasqua vuol dire passaggio”, da morte a vita, da indifferenza ad amore, dalla
noia e dall’angoscia ala serena certezza che Dio mi ama e farebbe di tutto per
me?
L’insieme dell’esperienza esistenziale della nostra Beata significa soprattutto
una cosa: tutta la nostra vita è un passaggio pasquale, a volte anche molto
amaro o doloroso, ma sempre segnato indelebilmente dal sigillo di Gesù che ci ha
“amati fino alla fine” (Gv 13,1) per farci conoscere l’amore del Padre e
insegnarci a fidarci ciecamente di Lui. Perché solo così vivremo veramente e
saremo sempre nella gioia.
Maggio è carico di riferimenti e
suggestioni per quanto riguarda la “nostra” beata.
Innanzitutto, è il “mese della Madonna”. Lei, Rosa Curcio, aveva due cardini usi
quali muoveva tutta la sua vita cristiana: il Cuore Eucaristico di Gesù e la
“tenera Madre”. Non a caso, quando era ancora un’adolescente, Gesù l’aveva
chiamata «Rosa del mio Cuore», e le rose sono il fiore dedicato a Maria vergine,
la “Rosa mistica”.
Maggio è, per madre M. Crocifissa, il «bel mese, sempre il più caro perché
consacrato a Colei che sin dalla mia infanzia mi ha rapito il Cuore» (Diario
sp., 3 maggio 1929) .
Leggiamo, a titolo di esempio, cosa scrive madre M. Crocifissa il 4 giugno 1927 rivolgendosi a sr M. Maddalena:
«Apprendo con piacere le belle notizie datemi nelle tue letterine, brave le mie figliole, avete fatto solenne il mese caro a Maria, avete festeggiato con vero amore filiale il più bel mese delle figlie della Madre Celeste e avete così ispirato nel cuore di tanti fedeli la devozione a sì gran Madre, sorgente di tante grazie e favori».
Percorrere “bene” le strade primaverili
di maggio, dunque, non è un modo per “guadagnare punti” davanti a Dio facendo i
“fioretti” o dicendo una preghiera in più del solito. No. È trascorrere i giorni
e le ore con Maria, amandola con tenerezza e lasciandosene amare. È anche
trascinare altri, con la parola l’esempio e la bellezza delle celebrazioni in
onore della Madre celeste, ad amare la Madre amabile.
Tutto questo amore e quest’impegno sono riassunti nel fatto che, seguendo la
tradizione antica del Carmelo, la Carmelitana Rosa Curcio ha voluto chiamarsi
“suor Maria Crocifissa”. Così, anche il suo onomastico cadeva, fino alla riforma
liturgica, nel mese di maggio: il 3 maggio sic celebrava, infatti, la
“Invenzione (ritrovamento) della Croce”, e poi, in quello stesso giorno, si
celebrava il compleanno di padre Lorenzo (nato a Roma il 3 maggio 1886) .
Un’altra ricorrenza legata alla beata cade a maggio. Ce lo narra proprio padre
Lorenzo e mi perdonerete se vi obbligo a leggere qualche riga in più. Siamo nel
1925:
«In quel mese di maggio, saliva alla gloria degli altari la gloriosa Santina, Teresa del Bambin Gesù: numerosissimi i pellegrini che si recavano a Roma per la canonizzazione della Santa: tra questi, una buona Terziaria Carmelitana, da Modica (dioc. di Noto, Siracusa), dove dirigeva una piccola comunità di consorelle terziarie […] . Questa Terziaria, suor Maria Crocifissa Curcio, era già dal 1923 in comunicazione con Rev. do Padre, risoluta di cercare altrove una casa per iniziare un Terz’ Ordine regolare, aveva tentato l’anno avanti, 1924, di avere una casa a Napoli, il tentativo andò fallito. Venuta a Roma per raccomandarsi alla nuova Santa del Carmelo, colse quest’occasione per visitare il villino Persichetti, alla Chiaruccia, per un possibile inizio di quest’opera santa.
La canonizzazione di S. Teresa ebbe luogo il 17 maggio, il 18 la Superiora delle Terziarie ed il Padre Lorenzo erano a S. Marinella. Tutto uno splendore di primavera si spiegava davanti ai loro occhi e profumi di fiori e piante agresti inebriavano l’aria che era tiepida, il cielo terso, azzurro il mare: un incanto che sembrava invitare a rimanere. Fu deciso di prendere il villino in affitto e di mettersi, con fede e fiducia, nelle mani di Dio. Si domandò il permesso all’Ordinario, S. E. il Card. Vico e ai Superiori Maggiori dell’Ordine che erano il R. mo Padre Elia Magennis, Generale, ed il P. Uberto Driessen, Procuratore Generale, e si ottenne e fu decisa la partenza definitiva per S. Marinella il 3 luglio 1925» (Cronistoria della chiesa di N. S. delle Vittorie – S. Marinella, ora N.S. del Carmelo, pp. 5-6) .
Con questo episodio cominciano a Santa Marinella due realtà importanti per noi: la Congregazione delle Suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino e la parrocchia S. Maria del Carmine, la nostra parrocchia
«Ora è il mese degli amanti di Gesù Eucaristia, quindi, col cuore pieno di tenera pietà per la Madre [è appena terminato il mese di maggio, n.d.r.] , abbandoniamoci nel Cuore di Colui che vive e palpita per noi nell’Ostia Santa, in questo bel mese di sacro fuoco, di ardente amore di Gesù verso le anime a Lui care e delle anime amanti verso l’Immenso Amore. Procuriamo di attingere sempre nuovo e crescente amore che ci illumina e ci comunica sempre nuova forza» (b. M. Crocifissa CURCIO, Lettera 4 giugno 1927) .
È tradizione per noi cattolici
coltivare con più fervore, durante il mese di giugno, la devozione verso il
sacro Cuore di Gesù, forse perché di solito la celebrazione della solennità
liturgica cade proprio in questo mese, quale ultima propagine delle celebrazioni
pasquali. Così, la liturgia e la devozione al Cuore di Gesù ci spingono a
celebrare ancora il mistero pasquale, da una prospettiva particolare.
Si tratta di una devozione e di una spiritualità che oggi sono decisamente
trascurate da molte parrocchie e dalla gran parte dei moderni gruppi ecclesiali,
ma che erano vivissimi nell’intera cattolicità fino al Concilio Vaticano II.
Infatti, abbiamo detto altre volte e abbiamo letto nella citazione di apertura
che questa è una delle devozioni principali di madre M. Crocifisa. È, anzi,
quella che da forma a tutta la sua spiritualità personale e di fondatrice.
«Uno dei soldati con un colpo di lancia gli trafisse il fianco [a Gesù morto in croce] e ne uscì subito sangue ed acqua. […] Questo avvenne infatti affinché si adempisse la Scrittura: […] Guarderanno a colui che hanno trafitto» (cfr Gv 19, 34-37) .
Dalla contemplazione plurisecolare del costato trafitto di Gesù morto in croce deriva la “devozione” al Cuore di Gesù, cioè a quella “parte” della sua Persona divino-umana che ne racchiude tutte le più elevate dimensioni interiori: i pensieri, le riflessioni, le decisioni, i sentimenti, le reazioni. Così, la spiritualità del Cuore di Cristo è quell’atteggiamento esistenziale di fede che considera l’insieme del mistero del Figlio di Dio incarnato per operare la nostra salvezza donando la propria vita per amore del Padre e nostro, lo incontra personalmente nell’Eucaristia celebrata e adorata e si lascia condurre a condividere “gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (Fil 2,2):
«Venne Gesù Ostia, oh come lo vidi tutto orribilmente straziato... era tutto una piaga dalla testa ai piedi, tutto sangue!... “Perché o mio bene sei ridotto così!”... “I peccati più orribili che così mi straziano sono i lussuriosi, il tuo amore è un balsamo per lo scempio che di me fanno i peccatori, i figli ingrati, è la riparazione che impedisce i castighi che meritano. Le tue preghiere per questi tuoi fratelli sventurati mi feriscono il cuore e verso su di loro benedizioni per scuotere la loro cecità e durezza verso di me".
Mi strinsi fortemente al Suo Cuore, sentii i suoi, i miei palpiti effondersi in un sol palpito, un sol cuore, un solo Amore mi comunicava la sua stessa vita, le sue pene, il Suo immenso amore, che mi dà morte e mi dà vita. In questa intimità lo Sposo Divino era divenuto col cuore come un Sole risplendente» (Diario sp., 5 febbraio 1926) .
Gesù gradisce e ricambia con delicato e ardente amore qualunque nostra azione, preghiera, pensiero o sentimento che provenga dall’ aver riconosciuto e accolto il suo dono. Tanto più, Egli gioisce della nostra partecipazione volontaria alla sua missione redentrice, come gradì la presenza di Maria e del discepolo amato ai piedi della sua croce:
«L'Ora d'adorazione - mi attendeva Gesù, mi comunicò con lume profondo, il bisogno immenso del Suo Cuore di amare e di essere riamato..... […] Sentivo dilatarmi il cuore e di amare con amore sempre nuovo e crescente il Cuore Eucaristico e di riempire il vuoto che moltissime anime lasciano nel Cuore dei più amanti di tutti i Cuori e il più degno di Amore!» (Diario sp., 3 gennaio 1926) .
Ha molto da insegnarci, la nostra beata! Soprattutto la sua fede piena di amore vivo e attuale verso “Colui che ci ama” (Ap 1,6) : il bisogno immenso del Suo Cuore di amare e di essere riamato ci strappi dal nostro modo di essere Cristiani e ci spinga ad accogliere e ricambiare in tutti i modi possibili il suo Amore.
Continuando a percorrere il calendario
di quest’anno assieme alla nostra beata, siamo arrivati a un altro mese
ricchissimo: luglio. Celebreremo per la prima volta la memoria liturgica della
beata Maria Crocifissa (4 luglio) , poi inizieremo la novena (7 luglio) che ci
prepara alla solenne commemorazione della Madonna del Carmine (16 luglio) ;
ancora pochi giorni e avremo la festa del profeta Elia (20 luglio) e, infine, il
27 luglio ricorderemo la memoria di un altro beato carmelitano, p. Titus
Brandsma, martire a Dachau.
È la stessa madre M. Crocifissa che, parlando di esperienze molto personali, ci
da qualche suggerimento su come vivere con lei questo mese:
«Mi ricorda tante cose care questo bel mese dedicato alla mia dolce Madre del Carmelo, ricordo di essermi ascritta al Terz'Ordine Carmelitano verso il tredicesimo anno della mia fanciullezza e d'allora in poi questo mese l'ho trascorso ogni anno con crescente amore verso sì tenera Madre, e con immense tenere manifestazioni di predilezione della Madre celeste verso di me sua povera figlia.
Rinnovo, oggi, o mio buon Padre, tutto il mio fervore e mi protesto di voler trascorrere questo mese praticando con maggior esattezza i miei doveri, accrescendo sempre la mia intima tenera pietà verso sì gran Madre, e di infondere nel cuore delle figliuole a me affidate tutto quello che con l'aiuto della grazia mi sarà possibile» (Diario sp., 1 luglio 1927) .
Nonostante tutte le belle e importanti
ricorrenze, luglio resta il mese della Madonna del Carmelo, la Madre e la
Sorella di tutti coloro che fanno parte della grande e variegata Famiglia
carmelitana (laici, sacerdoti, religiose…) . Ed è una “madre tenera”, ci dice la
nostra beata: Maria è per noi una madre attenta e discreta, che partecipa alla
nostra vita e si prende cura di noi, provando per noi quella viscerale tenerezza
che una madre non smette mai di avvertire verso i figli che ha tenuto nel
grembo; tenerezza che è legame sottile e forte di una vita incessantemente
trasmessa, perché (ne facciamo l’esperienza in tanti modi!) un figlio non smette
mai di essere oggetto delle cure della mamma! Così è Maria per noi Carmelitane e
Carmelitani che, come dice il vangelo della festa della Madonna del Carmine,
abbiamo “presa nella nostra casa” (Gv 19, 27) , accolta “fra le cose più
preziose”, mentre lei ci ha accolti come figli nel suo cuore purissimo pieno
della Presenza divina di Colui che ci ama (Ap 1,5) .
Ecco perché la tradizione carmelitana collega lo scapolare mariano (segno
esterno del nostro affidamento a Maria) con la promessa di essere liberati al
più presto (una volta si diceva il primo sabato dopo la morte) dalle pene del
Purgatorio. A tale amorevole devozione alla Madonna dello Scapolare,
naturalmente, è stata molto legata anche madre M. Crocifissa, come ci racconta
una suora nella sua testimonianza ufficiale:
“Raccomandiamoci a Maria perché per mezzo di lei abbiamo il grande dono dell’Eucaristia. Grazie a lei c’è stata l’incarnazione e tutti gli altri misteri della fede”.
… Ancora ci raccomandava di pregare molto la Madonna che, di sabato, libera le anime dal purgatorio specialmente chi Le è devoto, per mezzo dell’abitino, ossia dello scapolare del Carmine” (sr M. Andreina N.) .
Prima di concludere, non possiamo dimenticare di ricordare anche padre Lorenzo. Quando egli celebrò la prima messa nella nostra chiesetta, che allora non era nient’altro che una spoglia chiesa poco frequentata, era la vigilia della commemorazione della Madonna del monte Carmelo, domenica 15 luglio 1923:
Era «un giorno di luce intensa, cielo, mare e terra con una magnificenza di tinte, con un’aria iodata che apriva i polmoni. Il Padre portò con sé da Ladispoli il calice, il vino e persino l’acqua, l’ostia ecc: tutto abbisognava. E fu celebrata in quel giorno la prima Messa in questa Chiesa ed il Padre, ricordando essere quella giornata la vigilia della solenne festa del Carmine, dedicò, nell’intimo dell’anima, alla cara Madre e Decoro del Carmelo quest’umile Chiesa: ché venissero i Carmelitani a prender possesso di essa, e che di fronte al gran mare si erigesse una casa, un convento: tale fu il suo primo sogno» (p. Lorenzo van den Eerenbeemt, Cronistoria della Chiesa delle Vittorie, p. 5) .
Oggi sappiamo che il sogno di padre si è avverato, grazie a tanti sacrifici suoi e di madre M. Crocifissa. E loro non smetteranno di pregare per questa nostra parrocchia che celebra anche la sua “festa patronale”, affinché tutti noi diventiamo davvero degni di essere figli di questa grande, tenera e bellissima Madre che è la beata vergine Maria!
Impegnati, come siamo in questo
periodo, a cercare di superare il meglio possibile il caldo agostano, magari
profittando delle molte possibilità di svago che abbiamo a portata di mano (o di
automobile) , forse ci riesce difficile fermarci a riflettere su una realtà
spirituale, anzi sovraterrena. Eppure, proprio in questo mese, abbiamo due
importanti ricorrenze liturgiche che dovrebbero aiutarci a sollevare lo sguardo:
la Trasfigurazione del Signore (6 agosto) e l’Assunzione al cielo della b. v.
Maria (15 agosto) .
“Tenere fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12, 2)
: questo ci è davvero d’aiuto nella vita, nelle tante diverse circostanze liete
o difficili che incontriamo. “Tenere fisso lo sguardo” del nostro cuore su Colui
che abita i cieli ed è “con noi fino alla fine dei tempi” (Mt 28, 20) , come i
naviganti di un tempo tenevano sempre d’occhio la stella polare per non andare
fuori rotta durante la notte:
«Si cade anche sotto il soave giogo della Croce, ma assieme a Gesù ci rialziamo e seguitiamo a stringere, a baciare la croce che ci conduce al Calvario e dopo avremo l’eterno Tabor dei santi, la nostra ricca e immensa eredità che lo Sposo Divino ci ha preparato, la ricca eredità delle figlie della Celeste Regina dei Santi!
Coraggio, figlia mia, soffriamo e guardiamo il bene immenso che ci attende per piccole inezie sofferte quaggiù con pazienza, quanto breve è la vita di fronte all’eternità» (Lettera, 31 maggio 1928) .
Il Tabor è il monte della
trasfigurazione di Gesù, il luogo della contemplazione transitoria della sua
gloria eterna nella sua carne di uomo. Subito dopo, Gesù inizia con i discepoli
l’ultimo cammino verso Gerusalemme, dove verrà ingiustamente processato,
violentemente tormentato e ucciso senza pietà. E a Gerusalemme, a tre giorni
dalla sepoltura, Gesù risorge e viene definitivamente glorificato.
Ecco perché madre M. Crocifissa parla del Tabor come luogo simbolico nel quale
godere in Dio della gioia senza inizio né fine, una gioia alla quale giungere
percorrendo con coraggio le strade della vita, che davvero non sono sempre
comode; e, allora, siamo tentati di pensare che non val la pena fare tanta
fatica, che è meglio lasciar perdere perché non riusciremo mai ad arrivare alla
meta… se una meta c’è! O, forse, a volte queste strade sono un po’ troppo comode
e ci invitano come soavi sirene a restare e trattenerci in esse, come se
dovessero durare all’infinito.
La considerazione della gloria della Madonna, primo frutto della gloria del
Cristo suo Figlio, invece, ci risveglia dal torpore ingannevole: quella gloria
aspetta anche noi… quanto breve è la vita di fronte all’eternità, ci dice madre
M. Crocifissa! Non è una specie di “terrorismo morale”, questo ricordo: è
l’invito ad avvicinarci al campo magnetico che può smuoverci e attirarci nella
direzione giusta! È la spinta a riprendere il cammino senza né farci distrarre
dallo sconforto nelle difficoltà né lasciarci impigrire dalle gioie della vita,
mettendo gioie e dolori dentro un quadro di senso: il senso del nostro cammino
verso Dio che è già venuto verso di noi.
La nostra beata ha sentito questo “sapore della gloria” e non può fare a meno di
contagiarcene il gusto che, naturalmente, è strettamente collegato al sapore
ineffabile della Comunione eucaristica domenicale:
«la Domenica è il giorno del riposo festivo, e la Bontà Divina con la Sua Beata famiglia, mi ammettono di entrare nella loro Celeste Casa, dalla porta che mi apre il Cielo, l'Ostia bianca, trascorro qualche istante in famiglia, sono ammessa ai loro godimenti, e ritornando in questo esilio la celeste visione, il profumo celeste, la luce le bellezze, i godimenti, infondono tanta forza e novella vita! Ma dopo questa celeste visione sentii un gusto tutto nuovo, sebbene ricordo che spesso ciò lo risperimento, ma questa volta con più gaudio, lo stato d'infanzia spirituale una tenera infante che gode le braccia della Mamma del Padre tenerissimo..... . Oh Divina Bontà quanti godimenti si trovano in Te! oh se i seguaci del mondo gustassero i segreti godimenti di coloro che ti amano, nessuno seguirebbe i piaceri che offre il mondo per un istante e dopo frutta l'inferno anche quaggiù!» (Diario sp., 25 ottobre 1925) .
Ancora una volta, affidiamoci alla sua amichevole intercessione, affinché il sapore della gloria che siamo chiamati tutti ad assaporare ci faccia diventare sempre più esigenti “buongustai della vita”, insegnandoci a lasciare l’effimero che ci soggioga, per arrivare a “scegliere la parte migliore” (Lc 10, 42) come fece Maria di Betania: vivere con Gesù ogni attimo della nostra esistenza quotidiana.
Rientrando nei ritmi abituali, mentre
ormai l’estate va verso il termine, con madre M. Crocifissa ci fermiamo a
considerare la figura di una grande Carmelitana a noi molto vicina nel tempo: s.
Teresa di Gesù bambino del Volto santo. Monaca nel Carmelo di Lisieux, questa
santa viene spesso chiamata “santa Teresina”, perché è morta in giovane età
(a 24 anni, il 30 settembre 1897) , perchè ha fatto della “infanzia evangelica”
la sua “arma spirituale” preferita e anche per differenziarla dalla sua omonima,
s. Teresa di Gesù, riformatrice del Carmelo vissuta nel XVI secolo.
Quando madre M. Crocifissa e padre Lorenzo realizzarono la fondazione della
“loro” congregazione di suore missionarie, la vollero proprio sotto la
protezione di s. Teresa di Gesù bambino, patrona delle missioni cattoliche con
s. Francesco Xavier. Leggiamo cosa scrive la Beata:
«Con Gesù Ostia sentii in compagnia della Regina dei Santi e con la cara Teresina, trovarmi in luoghi di Missioni; con me erano diversi gruppi di religiose, e religiosi, ma ogni gruppo era destinato per diversi luoghi e quindi li vedevo separati l'uno dall'altro, la Santina versava fiori che pigliava dal seno della S.S. Vergine che presiedeva questi religiosi. I fiori sono le benedizioni, le grazie necessarie per queste Missioni» (Diario sp., 10/11/1925) .
Quando scrive questa pagina, madre M.
Crocifissa è arrivata a Santa Marinella da pochi mesi (il 3 luglio 1925) e abita
con le sue compagne in una stanzetta dell’allora “villino Persichetti”, ma già
“vede” le missioni, pur lontanissime nel tempo e nello spazio. E le “vede”
assieme alla Madonna e alla “cara Teresina” che si adoperano per assicurare ai
missionari e alle missionarie ogni possibile aiuto divino.
Lo stesso vale per la giovane congregazione carmelitana, in tutte le dimensioni
della sua esistenza. La scelta di s. Teresa di Gesù bambino come patrona e
titolare di essa è radicata nella convinzione di fede la “Santina” è anche
l’ispiratrice e la guida celeste della nuova fondazione religiosa, per volontà
di Dio. Scrive a una Superiora:
«Non ti scoraggiare … sii d’esempio alle tue figliuole e sorelle, incoraggiale nella preghiera e fiducia in Colui che tutto può se vuole. Ricordate a S. Teresina che è suo dovere aiutarci, trovare un mezzo perché trionfi l’innocenza e la pace. La Casa è stata accettata proprio dopo aver pregato tanto Lei, e fu una vera manifestazione della sua protezione perché c’erano tanti ostacoli! Ora è il momento che ci deve aiutare: preghiamola con fede!» (Lettera, 4/10/1939).
Dunque, la “piccola Teresa”, protettrice sicura, è anche maestra e modello per madre M. Crocifissa e per tutte le sue figlie. Questo ci ricorda che, per quanto “piccola”, non molto istruita e giovane, la santa di Lisieux è stata annoverata fra i Dottori della Chiesa (19/10/1997) . Spesso la Madre, nelle lettere alle sue suore, richiama episodi o espressioni della Santa di Lisieux utili a illuminare queste figlie sulle vie del Vangelo:
«La Sapienza Increata non si serve per il compimento dei Suoi Disegni di persone istruite e potenti, ma di umili mezzi per dimostrare al mondo che è solo Lui che opera servendosi di vili strumenti. Se la Divina Bontà ci ha prescelto per questa ardua missione non ci meravigli, ma ammirando dobbiamo chinare la fronte e con umile semplicità abbandonarci come un fanciullino sul cuore del Padre. Così faceva la nostra piccola e grande Santa Teresa del B. G. quando le venne affidata la direzione delle Novizie. Confessava la sua impotenza per sì arduo ufficio, ma come un infante si abbandonava sul petto di Gesù e domandava di riempirle la sua piccola mano per nutrire le sue figlie, se voleva dare a ciascuna di esse per suo mezzo ciò che loro conveniva: “riempite la mia mano ma senza lasciare le vostre braccia distribuirò all’anima che verrà a chiedermi i vostri tesori, il vostro cibo”.
Lo spirito di questa ammirabile Santina che ci rappresenta sia la nostra guida e imitandola ci faremo eterni!» (Lettera, 18/12/1926) .
Lo sappiamo: madre M. Crocifissa, al
pari di s. Teresina, non era una donna di grande istruzione, ma sapeva imparare
dal Vangelo e dai Santi. Perciò anche noi possiamo imparare da lei qualcosa che
ci aiuta a camminare “come Dio vuole”, seguendo Gesù.
Madre M. Crocifissa e padre Lorenzo hanno voluto che la protezione di s. Teresa
di Gesù bambino si estendesse anche alla nostra parrocchia. Ecco, dalle lettere
della Madre, il racconto dell’arrivo della statua della “nostra Santina” che si
trova nella chiesa parrocchiale:
«Ieri nella nostra chiesina ci fu una bella festa: l’ inaugurazione della bella statua che un parente della signora Reggiani ci aveva promesso. È S. Teresa del B. G., è proprio bellissima, di grandezza è quasi naturale, è attualmente all’altare maggiore, immaginatela che visione! È stato veramente un bellissimo regalo … . Fu una funzione improvvisata, senza preparazione perché non ci fu tempo, ma la chiesa era piena e tutti entusiasti per questa visione di cielo; ora prepariamo la novena della Santina» (Lettera, 26/09/1927) .
«Reverenda Madre Superiora, … Da molto tempo che io sento un desiderio vivissimo di fondare un terz’Ordine Regolare Carmelitano per le missioni. (Per missioni intendo anche quelle nei paesi dei nostri emigranti) . …
Ho letto la sua lettera che Lei indirizzò un anno fa al P. Grammatico: credo che se Lei unisse i suoi nobili sforzi ai miei, vedrebbe in realtà l’avverarsi dei suoi Santi desideri. … se mi sento spinto a questa istituzione nuova, lo è perché S. Teresa e la piccola Teresa hanno avuto un immenso desiderio di servire Iddio nelle missioni, e perché in realtà vi è tanto bisogno nelle missioni di anime sante. È un anno che scrivo e raccomando a Dio quest’opera santa, che deve abbracciare tutto il mondo, tutti i popoli anche gl’indigeni» (p. Lorenzo a m. M. Crocifissa, 23 giugno 1924) .
Da molti anni, ormai, la Chiesa
cattolica dedica il mese di ottobre alla preghiera per le missioni ad gentes
e per i missionari, oltre che alla riflessione e a vari impegni a carattere
missionario.
Noi, lasciandoci ispirare da s. Teresa di Gesù bambino, la cui festa liturgica
apre questo mese, ci fermiamo a guardare la figura di m. M. Crocifissa - e,
inevitabilmente, anche quella di p. Lorenzo - quale missionaria, donna
appassionata per l’annuncio del Vangelo e per l’espansione della Chiesa,
affinché tutti gli uomini potessero conoscere e amare Gesù.
La passione missionaria dei nostri Due si vede bene fin dall’esordio della prima
lettera che si sono scambiati e che abbiamo citato in apertura. In cosa consiste
questo loro ideale, perché è “missionario”? P. Lorenzo parla di missione “anche
fra i nostri emigranti” e per “i popoli indigeni”; m. M. Crocifissa gli replica
che quest’ideale è sorto in lei “dall’ infanzia”. Non si tratta certamente di
“espandere il potere della Chiesa cattolica”, né di cercare una “vita
spericolata”! La spinta missionaria ha radici remote e obiettivi altissimi e,
per certi aspetti, misteriosi. Leggiamo:
«Dopo un istante di intima unione con Gesù Bambino nell'Ostia Santa, la Santina … mi fece vedere immense città, villaggi e boschi, non ancora illuminati dai Missionari. Mi ispirò un ardente desiderio di salvare tutte queste anime che sono nelle tenebre e nell'errore» (Diario sp., 26 gennaio 1926) .
Ecco “la missione”: “illuminare” con
l’annuncio e la testimonianza del Vangelo tutti coloro che “sono nelle tenebre”,
lontani da Gesù e dalla sua Chiesa, impossibilitati a trovare la strada per
conseguire la felicità eterna alla quale ogni uomo è chiamato. La “passione
missionaria”, che m. M. Crocifissa e p. Lorenzo chiamavano “passione per le
anime”, nasce dalla “passione per Dio” che è condivisione del suo desiderio di
vedere ricambiato l’amore immenso e gratuito che versa su tutti i suoi figli.
“Andare in missione” non vuol dire soltanto andare presso popoli lontani, perché
questa missione inizia dentro la mia casa, fra le persone che mi sono accanto
ogni giorno e alle quali devo far conoscere Gesù che le ama, contagiandole con
il Suo Amore. Questa missione, che esige un totale coinvolgimento della persona
“missionaria”, si compie anche (e principalmente) con strumenti spirituali. È
eloquente questa esperienza:
«Gesù si fece vedere nell'Ostia mentre mi Comunicavo, in una nube di splendore, con Veste candida dicendomi: “Moltissime anime non partecipano alla mia resurrezione e restano nelle tenebre, senza fede e senza speranza, abusano della grazia ed hanno perduto il gusto delle gioie pure e vere, la tua immolazione per queste anime mi è gradita, soffrirai per loro.”»
Poi Gesù le fa sperimentare lo stato interiore in cui vivono coloro che sono lontani da Lui o che non lo conoscono. Qualcosa di simile era avvenuto a s. Teresina e lei lo definì “un tunnel oscuro”. Riprendiamo:
«Nello stesso istante, non vidi più la dolce e splendida luce, l'animo restò immerso nelle tenebre più fitte, una grande indifferenza, freddezza, tedio, e mille pene s'impadronirono di me, e ciò non per un giorno o qualche settimana, ma per tutto il tempo che la Bontà divina ha così disposto per la mia vera conversione e dei miei cari fratelli peccatori. Vorrei esprimere quello che provo ma non mi è possibile. Conviene aver provato la luce divina, per capire la via tenebrosa, l'oscurità. Poveri peccatori, in quale stato penoso è la loro anima e seguitano a vivere con sì pericolosa indifferenza, accresce in me il bisogno di rinnovare la mia Offerta povera... ma, unita alla Vittima Divina, ottiene il perdono pei fratelli traviati. Godo un'intima pace tranquilla in queste sofferenze di espiazione per me, e per la mia grande famiglia, tutto il mondo, i fratelli peccatori, tutti coloro che non conoscono e non amano il loro Creatore e Padre amorosissimo!» (Diario sp., 4 aprile 1928) .
Ecco: il primo strumento della missione per madre M. Crocifissa è offrire se stessa con Gesù per la salvezza dei fratelli. Questo strumento è nelle mani anche di ciascuno di noi: tutti possiamo essere missionari, offrendoci quotidianamente con Gesù e come Gesù e testimoniando ai fratelli che Dio li ama sempre e comunque.
Il mistero della morte non ha mai
lasciato indifferenti gli uomini. E come potrebbe? La fede in Cristo ci dà un
modo specifico di percepire e affrontare la morte, perché «Cristo morì per i
nostri peccati secondo le Scritture, fu sepolto ed è risuscitato il terzo
giorno» (1Cor 15, 3-5) . La Sua resurrezione è primizia della resurrezione
di coloro che per la fede e mediante il Battesimo gli appartengono (cfr
1Cor 15, 23) .
Questa nostra fede nella resurrezione si confronta con la consapevolezza di non
essere mai abbastanza degni di giungere alla gloria della resurrezione - che è
la piena comunione alla Vita divina e vita al cospetto di Dio uno e trino - ,
perché siamo peccatori sempre bisognosi della misericordia di Dio che ha “gli
occhi così puri che non può vedere il male e non può guardare l’iniquità” (Ab 1,
13) . Sorge così la fede nel Purgatorio (parola che deriva dal verbo “purgare”,
purificare) , quale “stato di quanti muoiono nell'amicizia di Dio, ma, benché
sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per
entrare nella beatitudine celeste” (Catechismo della Chiesa Cattolica -
Compendio, 210) .
Madre M. Crocifissa ha sempre coltivato una speciale pietà verso le “anime del
Purgatorio” e aveva verso di esse uno speciale amore fraterno, perché la sua
esperienza contemplativa le insegnava a vedere le cose della vita quotidiana sua
e altrui nella prospettiva della vita eterna. Per la Madre, come per tutti i
grandi contemplativi, non c’era separazione fra questa vita e l’altra e, anzi,
la vita eterna è assolutamente principale rispetto a quella che ora viviamo (e
che ci sembra l’unica “vera”) ! Leggiamo cosa scrive in occasione della morte di
una giovane suora:
«Mia amatissima figlia, la notizia inaspettata della morte della nostra figlia e sorella Suor E. mi commosse… ma mi ricolmò l’animo di Celeste consolazione la santa morte che fece! […] Preghiamo molto per liberarla presto dalle fiamme Espiatrici e ci sia di lezione indimenticabile il ricordo d’aver visto nell’agonia i suoi difetti e le infedeltà! […] Sia questa una lezione per noi, e un ricordo di grande ammaestramento per noi, pensiamoci ora mentre siamo in tempo, ripeti ciò alle tue figliuole!» (Lettera 26/11/39) .
Certamente, la nostra Beata ha avuto delle esperienze e, soprattutto, dei sentimenti speciali riguardo coloro che si stanno purificando dagli immancabili peccati commessi nella vita terrena. Spesso, ma soprattutto la mattina del lunedì, dopo la Comunione eucaristica, prega per loro e “scende” presso di loro. Leggiamo un episodio fra i tanti:
«La mia visita unita al Cuore di Gesù Eucaristia è un istante di cielo per i miei cari estinti in quel Carcere di dolore. Com'è dolce la loro riconoscenza e come vorrei vuotare quel Carcere e rimanere io sola per loro. […] La sera mentre recitavo il rosario mi presentai al Cuore di Gesù Eucaristia con un numero immenso di anime purganti e per loro offrivo l'amore immenso di Gesù nel Sacramento. Molto gradita tornava questa offerta all’eterno Padre e di grande sollievo alle Anime purganti.
La notte che precede questo giorno, Gesù col Cuore tutto fiamme mi sveglia per visitare le sue Spose Prigioniere e molte anime, amici che conoscevo in vita si presentano per essere suffragate in particolare. Sono mie amatissime sorelle queste Anime Sante e mie Protettrici perché loro sentono tanto interesse dell'anima mia e di tutte le cose mie. Com'è dolce questa intima fratellanza con la Chiesa Purgante! Com'è bello amare tutto ciò che è soprannaturale!» (Diario sp. 26/10/1925) .
La pietà verso i defunti che
caratterizza il mese di novembre, alla scuola di madre M. Crocifissa assume un
aspetto più profondo: impariamo a non temere il pensiero dell’eternità, a
cogliere i segni vivi della misericordia di Dio verso tutti i fratelli e
sorelle, i vivi e i defunti. Capiamo che possiamo coltivare una comunione vera
anche con coloro che già vivono nell’eternità e che possiamo “aprire una
finestra” verso di loro attraverso la preghiera, cioè passando attraverso il
Cuore di Dio che ci ama.
Ancor di più, accanto alla Madre, capiamo che questa nostra preghiera per i
defunti, espressione di un amore che non cambia quando cambia la condizione di
vita - da terrena ad eterna - , non può essere una preghiera fatta solo di
nostalgia, rimpianti, contestazione per il dolore della separazione! La nostra
preghiera per i defunti è un aiuto reciproco, fra loro e noi, per progredire
nella Vita: è un atto di amore generoso che ci aiuta a superare e trasformare il
dolore in dono, nella consapevolezza serena che anche noi saremo chiamati a
compiere il passo che ci farà superare la soglia di questa vita per entrare
nella vita eterna… ed è meglio prepararsi e farsi amici “dall’altra” parte!
E, intanto, ci raccomandiamo alla sua preghiera e siamo certi che lei prega per
noi, poiché “dall’altra parte” ha un posto speciale, riconosciutole dalla Chiesa
con la “beatificazione” proprio un anno fa: il 13 novembre 2005!
Un altro “traguardo liturgico” e,
soprattutto, festivo ci sta davanti: il Natale. La nostra beata ha sempre
sentito con speciale enfasi d’ amore questa celebrazione, perché il centro
teologico della sua esperienza cristiana è il mistero della Redenzione umana, il
cui cardine è l’ incarnazione del Verbo divino, rivelata nel Natale di Gesù.
Leggiamo una ricca esperienza di madre M. Crocifissa, avvenuta nel primo Natale
trascorso qui a Santa Marinella e riferita nel Diario spirituale:
Cominciavo a prepararmi col raccoglimento interno alla notte beata. Partecipavo alla stanchezza del lungo e disastroso viaggio di Giuseppe e della gentile Verginella da Nazaret a Betlemme, nei rifiuti che ebbero a soffrire nella città di David, e la loro grande rassegnazione.
Il desiderio della Vergine S.S. di veder presto coi propri occhi il Figlio unico di Dio e Suo, e la confusione di Giuseppe in quella notte di freddo, di oscurità, ma non una parola di lamento, le grandi imprese sono duramente provate. Esclusi da tutte le case, ai più grandi personaggi della terra si offre una stalla!.... (24 dicembre 1925) .
La contemplazione degli avvenimenti è intensa e molto partecipativa. Madre M. Crocifissa sente di essere presente al viaggio della coppia di Nazaret, ne comprende i sentimenti e fa le sue riflessioni, applicandole alla sua vita: l’inizio difficile di quella che, per volere di Dio, sarà una grande impresa – la Congregazione delle Carmelitane. Continuiamo la lettura:
Mi sembrò in un angolo di questa grotta vedere la S.S. Vergine entrare in profonda contemplazione e vidi nelle sue braccia il Celeste Pargolo..... mi sembrò partecipare alla gioia immensa della tenera Madre e di Giuseppe, e circondata da mille e mille Angeli che annunziavano la pace in terra agli uomini di buona volontà!
25 [dicembre] Era il momento di ricevere l'Ostia - il tenero Infante. Maria e Giuseppe me lo posero nel cuore come sua culla e mi raccomandarono di non fargli sentir freddo e di coprirlo col mio amore.
La nascita di Gesù, dunque, avviene
sotto i suoi occhi incantati. La Vergine Maria è assorta nella contemplazione,
proprio come lei: è una immersione nel mistero divinamente incommensurabile…
Senza interruzione, passa dall’incanto della contemplazione al canto di gioia:
quella terrena dei genitori e, soprattutto, quella celeste degli angeli che
cantano la gloria di Dio finalmente visibile e palpabile in terra in quel
Bambino.
Naturalmente, la Comunione eucaristica del giorno di Natale è un incontro
vivissimo con il Neonato: chi la riceve diventa “come sua culla”, nella quale
Maria e Giuseppe (il sacerdote celebrante sembra essere scomparso!) depongono il
Piccolo. La Beata sa bene di non poter restare inerte con un simile dono: deve
prendersi cura di Gesù. È la stessa attenzione che ognuno di noi dovrebbe avere,
quando riceverà la santa Comunione di Natale!
Questo Bambino che ispira tanta tenerezza, però, non è uno qualsiasi: è Uno
venuto con uno scopo preciso e impegnativo, al quale comincia a dedicarsi
subito. È venuto per salvare il mondo, anche a costo di affrontare un’aspra
lotta e una immensa misconoscenza:
O vaghissimo Bambino, quali non furono gli slanci del mio amore in quell'istante ma qual non fu il mio dolore nel contemplare sì tenero e delicato Bambino, riempirsi i suoi occhi amabili di lacrime per i peccati nostri, per tanti che, malgrado la Sua Incarnazione si perdono seguendo il nemico delle anime. In quella stessa notte Beata solo i pastori corrono ad offrire il loro cuore, ma quanti l'offendono e vorrebbero, se loro fosse possibile, distruggere la sua Santissima dottrina, l'esistenza di Lui stesso!.... Pregai e offrendo assieme alla dolce Madre, la Vittima in espiazione di tanta nera ingratitudine, terminai il ringraziamento […].
Trascorsi la giornata mirando il Celeste Bambinello nel mio cuore come sua culla, offrendomi Vittima assieme alla Vittima divina per i peccatori, ma sentivo una grande tristezza vedendo sempre gli occhi dell'Infante divino sempre lagrimosi. (25 dicembre 1925)
Gli occhi di Gesù neonato sembrano già
vedere i rifiuti, le calunnie, i maltrattamenti, i tradimenti, le falsità, le
torture, la terribile morte… e si riempiono di tristezza, ma anche di dolore per
quanti non vorranno profittare di tanta generosa auto-donazione divina.
Madre M. Crocifissa, assieme alla Madre di Gesù, non può rimanere indifferente:
ha partecipato al viaggio verso Betlemme, al momento della nascita con il suo
incanto e la sua gioia, e ora non si tira indietro dal continuare questa
partecipazione. Il Bambino è venuto per offrirsi per l’ umanità: la Vergine e la
nostra Beata si offrono con Lui per lo stesso fine.
Gli auguri natalizi, perciò, madre M. Crocifissa ce li fa così:
«Quest’anno spero gusterete con più fervore questa cara solennità, per divenire umili, mortificati e distaccati a somiglianza di Colui che venne a darci ‘sì ammirabile esempio di vera santità!» (lettera 14 dicembre 1936) .