madre M. Crocifissa Curcio

insegnamenti alle superiore locali
e alle responsabili dell'educazione delle bambine


 

Ruolo e compiti della Superiora locale
dallo Statuto delle Terziarie Carmelitane di Modica

(anno 1911-1912)

PARTE 2A, CAPITOLO 1°            Compiti e stile della Superiora

Art. I: La Superiora ha l'obbligo di comandare, di correggere, di vigilare con ogni diligenza, che le Suore, le Orfanelle e le Signorine osservino le Regole della Comunità e di mantenere in vigore la vita comune; dovrà quindi più coll'esempio che colle parole, formare in tutte le sue suddite il vivo e vero Spirito del Signore coll'aiutarle a praticare la virtù. […]

Art. VII: La Superiora deve stare attenta e sia tutta cure ad osservare se mai ad alcuna delle Suore o delle Orfanelle o delle Signorine manchi qualche cosa necessaria, per tosto provvederla e per quanto è possibile non aspetti che esse le espongano i loro bisogni; ne prevenga le dimande e non tolleri in loro alcuna sconcezza che sia di pregiudizio al decoro e alla modestia Religiosa. A questo scopo almeno una volta al mese chiamerà a sé le Orfanelle e le Signorine in particolare e con carità veramente materna l'inviti ad esserle sincere in tutto quello che le abbisognano; dia loro consigli virtuosi e si mostri pronta ed allegra nel dare a ciascuna di che è richiesta.

Art. VIII: La Superiora dev'essere l'economa prudente e fedele di tutta la piccola comunità; terrà presso di sé la nota di tutte quelle cose che occorrono in ciascuna stagione, affine di poterne fare a tempo opportuno la provvista necessaria in vantaggio della comunità. […] e una volta al mese farà il bilancio che leggerà alle conso-relle […] . Sarà cura della Superiora di variare il più spesso che sia possibile i cibi, le minestre, la frutta ecc. a secondo le stagioni per non attirarsi l'odio delle Orfanelle, delle Suore e delle Signorine. Nelle feste poi procuri di dare qualche cosa di straordinario, affinché le Orfanelle non invidino le tante bambine che dalle proprie ma-dri in tali occasioni ricevono carezze, doni, ecc. Così hanno fatto le sante Superiore.

Art. IX: La Superiora dovendo punire qualche Suora, Orfanella o Signorina, lo farà con parole dolci e con pi-glio temperato e paziente. La più bella dote d'una Superiora è la mansuetudine e la clemenza, perché non si è visto mai che un demonio ha scacciato un altro demonio. Quindi nel correggere dovrà guardarsi dalle parole aspre, dagli atti sprezzanti ed irritanti che oltre ad affliggere le suddette provocano l'avversione all'autorità e nuocciono all'emendazione, unico fine della correzione. Correggendo a tempo e a luogo deve mostrar sempre di farlo per lo zelo che ha dell'onore di Dio e pel dispiacere che prova di quanto gli è al contrario. Prima cercherà con consigli e buoni modi di persuadere la suddita del male commesso, se poi s'accorge che nulla valsero le buone maniere, allora passerà ai castighi […] .
 

 

Ruolo e compiti della Responsabile delle bambine
dallo Statuto delle Terziarie Carmelitane di Modica

(anno 1911-1912)

PARTE 2A, CAPITOLO 2°            Compiti e stile della maestra
Art. II: Uno zelo santo ed illuminato deve informare l'animo della Maestra; zelo che dissipi ogni bassa passioncella d'orgoglio, d'ambizione ecc. ed ingeneri invece spirito d'umiltà e di sacrificio, per attendere con semplicità, amore e diligenza all'educazione morale e cristiana delle Orfane.
Art. III: Sia la maestra delle fanciulle virtuosa, seria, amorevole, imparziale, unicamente premurosa di far di loro donne stimabili per virtù, per istruzione, per abilità, di modo che riescano un giorno utili a sé medesime e alla Società.

Art. IV: La maestra deve dimostrare i pregi di quelle virtù che devono informare il cuore delle fanciulle senza rendere loro né troppo difficile né troppo pesante la pratica.

Art. V: Studierà attentamente l'indole, il carattere, le tendenze morali, le inclinazioni di ciascuna per provvedere nel miglior modo al bene delle singole Orfane. […]

Art. VIII: Le vada esercitando nelle virtù più propizie del loro stato, cioè nella modestia, nell'umiltà e nella massima abnegazione della propria volontà […] , ed a reprimere e vincere tutte le proprie disordinate passioncelle; risvegliando in esse un'alta stima e brama vivissima di queste vittorie, per divenire posseditrici di rare virtù.

Art. IX: Deve essere pure cura della Maestra ed Assistente delle Orfanelle, il conferire spesso e familiarmente colle sue allieve e far sì che esse tengano in gran conto queste salutari conferenze, che debbono avere per iscopo della pratica delle virtù, avvertendo che si usi la massima semplicità tanto nel proporre quanto nel rispondere.

Art. X: Deve essere pure sua premura di promuovere il frequente uso delle giaculatorie, le quali si dovranno praticare nel principio e nella fine d'ogni azione e durante il tempo di lavoro, e che le fanciulle s'abituino a tenersi sempre alla presenza di Dio. […]

Art. XIV: Dovrà poi essere vigilantissima e rigorosa per impedire e non permettere giammai alle alunne, in qualunque luogo o circostanza si trovino, tutto quanto può anche lievemente opporsi al buon costume e alle regole di buona educazione. […]

Art. XVIII: Inoltre sarà sua cura di insegnare alle ragazze e le Orfanelle il Catechismo e quelle pratiche di Re-ligione che son necessarie e di molta importanza […] .

Art. XXIII: La Maestra si ricordi che se vorrà che le alunne profittino molto di quello che insegna, bisogna che prima essa coll'esempio pratichi quella data virtù, o quell'altra, che vuole che le alunne imparino. Il buon esempio vale più di molte e molte correzioni e avvertenze. Ecco perché la Maestra deve essere virtuosa […] .
 


 

Lettera a una superiora locale sulla carità fraterna
dalle lettere alle figlie

(anni ’40)

Carissima,
Abbi una grande bontà materna per tutte, ma in modo speciale per quelle che sono più deboli e cadono spesso. Porgi la tua mano di Madre per sostenerle e far comprendere che è solo per amore se la rialzi, per evitare dolori al Cuore dello Sposo al quale ha giurato fedeltà. Non fare mai una riprensione prima di aver pregato, di aver attinto la luce, l’amore nella Sorgente e, se malgrado tutte le precauzioni di preghiera e di carità non otterrai nulla pel momento, sarà dopo, passato il momento della tentazione. Per questo farai preghiere speciali e piccoli sacrifici.
Procura di usare sempre un sorriso di pace per tutte, specialmente per quelle che ti esercitano nella pazienza… Non meravigliarti delle miserie, delle debolezze delle tue consorelle, né devi guardarle con risentimento, ma anzi, devi dimostrare proprio a quelle che cadono la tua carità, così ispirerai fiducia e darai a tutte le pace, la tranquillità tanto necessaria per mantenere la carità.
Procura sempre di avere in te tanto immenso bene per comunicarlo alle tue consorelle, amale, sono i tesori del Cuore di Gesù che affida a te per custodirle e renderle più belle e più ricche. I difetti non dovranno mai diminuire la carità, Gesù ama tanto le anime con i loro difetti, purchè siano umili.
Riguardo sr … largo compatimento; è ammalata questa figliola e la mamma buona per questa non ha che amore di compassione, qualche correzione a solo, quando la vedi calma, con parole sempre di madre, perché le vuoi bene e per il bene della sua anima. Insomma, parole che non urtano, ma con carità e con il sorriso, così riuscirai a curarla anche nello spirito, perché è tuo dovere di madre. Prega prima di parlare, attingi nel Cuore di Gesù la carità per comunicarla alle anime a te affidate.
Sii madre e sorella delle figliole che ti abbiamo affidato, amale e sappile sempre compatire con amore, usa loro tutte le premure delicate, specialmente nello spirito.
Le preoccupazioni indicibili per la mancanza di spirito religioso in alcune comunità – non sapersi compatire per sciocchezze – aumentano le mie amarezze senza poter rimediare umanamente. Depongo tutto nel cuore di Gesù, nella Piaga sempre aperta per i poveri. Lui solo può comprendermi e aiutarmi, anche tu farai ugualmente, così avrai pace e conforto che nessuna creatura potrà mai darti.
Chi sta a capo deve essere doppiamente provvista di luce di Spirito Santo, di vera ardente carità, per infonderla alle sorelle nella preghiera, coll’esempio e con le parole attinte nel Cuore di Gesù Ostia.
L’unico rimedio per far rivivere le suore è infondere la vita spirituale che si illanguidisce spesso. Coraggio, le figlie del Carmelo sono munite di una forza divina: l’unione con Dio che da luce, amore e forza. Una buona parola comunica la pace, così anche te, da madre, sappi ispirare la carità, l’amore, questo è il segreto della fraterna carità: smorzare le occasioni che rompono i legami dell’ amore fraterno. Pratica tutto ciò che vuoi dalle tue consorelle e vedrai che la vostra comunità è un vero cielo perché in ciascuna regnerà la pace e la carità, ma sempre tu la prima e le altre ti seguiranno spontaneamente.