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Eucaristia e vita in
Cristo
sr Mariassunta Colombo CMSTGB
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Introduzione Madre M. Crocifissa Curcio, fondatrice della congregazione delle suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino, presto sarà dichiarata beata. Il Sommo Pontefice, Giovanni Paolo II, lunedì 20 dicembre 2004, ha proclamato il decreto sul miracolo ottenuto per sua intercessione. Con questo atto il Papa l'ha additata quale modello ed esempio alla Chiesa. Madre M. Crocifissa, come tutti i Santi, ha avuto il dono di conoscere quanto Dio “ami immensamente la sua creatura”, e ha impegnato le sue energie e speso la sua vita per “riportare l’uomo a Dio”; ha compreso la sofferenza dell’uomo contemporaneo per la lontananza dal suo Creatore e Salvatore, e ha sentito il bisogno di fondare un Istituto che si dedicasse a “restaurare l’umanità”, a far ritornare l’uomo alla sua dignità di figlio di Dio, a farlo sentire oggetto del suo amore, della sua tenerezza di Padre e della sua passione dolorosa, di Fratello e Amico innamorato, sulla croce. Il suo amore per il Cuore di Gesù che vedeva nei poveri, gli ammalati, gli esclusi, ha caratterizzato sempre la sua vita, come si può leggere nei suoi "Ricordi", durante l’infanzia, o anche nell'adolescenza, quando non senza audacia andava a far visita e medicare una donna abbandonata da tutti in un tugurio, perché ammalata di sifilide; più tardi testimonierà: “In quella donna vedevo Gesù. Le avrei baciate quelle piaghe!”. Da fondatrice, poi, preferì aprire case nei posti più poveri e nei piccoli centri perché le sue Suore fossero vicine alla gente e attente alle loro necessità materiali e spirituali. A una suora che partiva per le missioni in Brasile, nel 1947, fece una raccomandazione che risuona per tutti come monito: “Va’, figlia dei miei sogni giovanili, e non dimenticare i poveri!”.
Ciò che orientava le sue scelte era l’amore per il Cuore di Cristo che adorava nel tabernacolo giorno e notte e che, con il suo amore, era certa di risollevare nelle sue membra doloranti: “Quello che avete fatto al più piccolo di questi miei fratelli, lo avete fatto a me” (Mt 25,40) . Il Santo Padre defunto Giovanni Paolo II ci ha invitati a non avere paura di parlare di Dio, di portare a fronte alta i segni della fede e, soprattutto, di vivere e di proporre l’amore per l’Eucaristia come una grande scuola di pace, dove s’impara ad essere tessitori di dialogo e di comunione, testimoni della concreta condivisione con i più poveri (cfr 1Cor 11,17-22.27-34) .
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A confronto con la lettera apostolica sull’Eucaristia Mi piace dare un saggio delle esperienze interiori della Madre sull’Eucaristia facendo un parallelo, a mo’ di flash, con le riflessioni teologiche del Santo Padre nel documento “Mane Nobiscum Domine”*. Dice il S. Padre: Ricevere l’Eucaristia è entrare in comunione profonda con Gesù. ”Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4) . Questo rapporto di intima e reciproca “permanenza” consente di anticipare, in qualche modo, il cielo sulla terra (MND, 19) . Così si esprime la nostra futura beata: “Mi preparai alla Comunione con l'Adorazione alla SS. Trinità e con trasporti d'amore di desiderio della S. Comunione. Oh! Comunione... Ostia Bianca... sei Tu che mi fai pregustare sempre nuove e caste delizie, sei la porta che mi apri il Cielo, sei il Cielo, sei l'Immenso, l' Eterno...” (Diario, 7 feb. 1926). Cosicché la Madre si prepara a ricevere Gesù nella Comunione con intensi desideri e, quando lo ha in sé, gusta in anticipo le gioie del cielo.
Scrive il Santo Padre: “Non è forse questo l’anelito più grande dell’uomo? Non è questo ciò che Dio si è proposto, realizzando nella storia il suo disegno di salvezza? Egli ha messo nel cuore dell’uomo la “fame” della sua Parola (cfr Am 8,11) , una fame che ci appagherà solo nell’unione piena con Lui. La comunione eucaristica ci è data per “saziarci” di Dio su questa terra, in attesa dell’appagamento pieno del cielo” (MND, 19). Lo stesso ci sembra di leggere nell’esperienza di Madre Crocifissa: “Al pensiero della privazione sentivo già il martirio, ed ora, oh Cibo Celeste che mi sazi, sento nuova fame, sento sempre un crescente desiderio di amare, di amare, di amare, vorrei dirlo tanto forte da farlo sentire a tutte le creature che vivono senza amore, il Vero, il Puro, l'Immenso Amore, più amo e più mi veggo sprovvista dell'Amore che merita la Immensa Maestà di Dio, mi vorrei struggere, consumare, ma che cosa è l'amore della povera creatura... Nell'Ostia Divina, dove l'anima si perde, si divinizza, non si riconosce più, Dio e l'anima, l'anima e Dio!” (Diario, 7 feb. 1926) . Molte volte Ella sperimenta l’Eucaristia come forza di guarigione, tanto da chiamarla “l’Ostia di Salute”: “Mi alzai ma le sofferenze erano più violente, il bisogno di nutrirmi dell'Ostia Santa mi diede la forza di arrivare in chiesa, mi accostai come un'inferma al Viatico per l'eterno viaggio! Non potevo sostenere il mio capo tanto era sofferente, ma appena ricevuta l'Ostia di Salute, non sentii il peso del corpo infermo, ma la sola anima, che va a spaziarsi nell'Infinito Oceano delle Immense Bellezze; l’ immensa schiera dei Santi allieta questo dolce istante” (Diario, 13 feb. 1926) .
Ha vissuto questo amore per l’Eucaristia non solo a livello personale, ma lo ha sognato per la sua Congregazione, come missione speciale: “E' proprio questa nascente Istituzione che deve avere questa speciale missione di riparazione al Divin Cuore Eucaristico! L’Adorazione è molto gradita al Suo Amore tanto dimenticato malgrado le poche anime che lo adorano nella prigione d'Amore, le poche anime che raccolgono le lacrime di sangue di Gesù nel Getsemani Eucaristico” (Diario, 3 feb. 1927) . Dalle sue espressioni, ci sembra di udire il Santo Padre, quando dice: “Voi, consacrati e consacrate, chiamati a una contemplazione più prolungata, ricordate che Gesù nel Tabernacolo vi aspetta accanto a sé, per riversare nei vostri cuori quell’intima esperienza della sua amicizia, che, sola, può dare senso e pienezza alla vostra vita” (MND, 30) . Madre Crocifissa esprime a P. Lorenzo questo suo desiderio di formare Suore eucaristiche, figlie che sanno mitigare la sete d’amore di Gesù nel Tabernacolo e che sappiano riparare all’ ingratitudine di quanti vivono senza conoscere “quanto è dolce, non solo partecipare ogni giorno alla Santa Messa, ma anche indugiare a lungo nel dialogo con Gesù Eucaristia” (MND, 30) : “Nell'Adorazione trovai Gesù nell'Ostia Adorata circondato da un gran numero di Colombe che si aggiravano amorosamente attorno a Lui, ma una era sempre vicino al Suo Cuore e godeva più di tutte il suo amore. Padre buono, sono le anime belle candide delle nostre spirituali figliole che col loro candore dovranno essere le Colombe dello Sposo Divino che vive in questo sacramento. La sete ardente d'amore di Gesù di anime pure candide dobbiamo noi, o Padre, mitigarla colla nostra missione, circondare il Suo Trono d'Amore di piccole e pure anime” (Diario, 6 feb. 1927). “Padre mio, Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità: me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. E' una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell’indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare” (Diario, 3 dic. 1925) . Parla di una nuova missione, quella di riparare all’ indifferenza di molti. Esattamente come invita a fare quest’anno il Papa rivolgendosi a tutti i credenti: “Restiamo prostrati a lungo davanti a Gesù presente nell’ Eucaristia, riparando con la nostra fede e il nostro amore le trascuratezze, le dimenticanze e persino gli oltraggi che il nostro Salvatore deve subire in tante parti del mondo”, e ancora: “La presenza di Gesù nel tabernacolo deve costituire come un polo di attrazione per un numero sempre più grande di anime innamorate di Lui, capaci di stare a lungo ad ascoltarne la voce, e quasi a sentirne i palpiti del cuore. “Gustate e vedete quanto è buono il Signore!” (Sal 33,9) (MND, 18) . E a proposito di palpiti, Madre Crocifissa racconta una delle sue molteplici esperienze: “Lo vidi nel Getsemani profondamente prostrato, non vidi il suo Volto divino ma compresi da un lume soprannaturale una delle sue grandi afflizioni, mi prostrai accanto a Lui e mi sembrò sentire il respiro affannoso come di un Agonizzante e i palpiti del Suo Cuore non regolati, compresi, ripeto, il Suo immenso dolore per le anime che lo rappresentano indegnamente. Le anime belle, gli Angeli che lo consolano non mancano ai piedi della Sua prigione d'Amore, ma non bastano, il Padre pensa sempre i figli che lasciano il vuoto nel Suo Immenso Cuore, e li chiama con gemiti…” (Diario, 4 marzo 1927) . “E' il giorno caro, soave, giocondo, è il giorno delle visite e compagnia degli Angeli di Dio. In loro compagnia meditai la passione di Gesù, lo vidi trascinare dai un tribunale all'altro... percosso... deriso... e mille insulti e strapazzi...... Le creature che così hanno ridotto il loro Creatore!... I miei fratellini Angeli mi seguivano e baciavano ove Gesù posava i Suoi Piedi Divini... baciavo teneramente il lembo della veste di derisione... Strinsi Gesù nell'Ostia divina, e sentii spiritualmente e sensibilmente i Suoi palpiti Divini, sì Padre mio, i palpiti di Gesù mentre così lo trascinavano non erano regolari ma il Suo Amore era immenso per la redenzione delle anime presenti e avvenire” (Diario, 23 marzo 1927) . Un amore che diventa missione, solidarietà con gli sventurati e intercessione per la Chiesa che lotta qui in terra e per quella che attende di essere ammessa alla divina contemplazione: “Pregai, pregai tanto per le mie care Sorelline Prigioniere che andai a visitare sempre con crescente amore, perché più amo lo Sposo Divino, più sento per tutte le creature lo stesso amore, e le mie Sorelline ne godono anch'esse, perché più cresce l'anima in grazia più graditi tornano a loro i suffragi” (Diario, 7 feb. 1926) . La Madre era modesta e non rivelava le sue confidenze, ma spesso le Suore, passando accanto alla sua camera, la scorgevano assorta e in lacrime, e alla domanda se stesse male, lei rispondeva: “Oh, se i tuoi occhi vedessero ciò che io vedo!”. Commenta il Santo Padre: “Stanno davanti ai nostri occhi gli esempi dei Santi che nell’Eucaristia hanno trovato l’alimento per il loro cammino di perfezione. Quante volte essi hanno versato lacrime di commozione nell’esperienza di così grande mistero ed hanno vissuto indicibili ore di gioia “sponsale” davanti al Sacramento dell’altare” (MND, 31) : “Dormivo tranquilla, ma il cuore ardeva di grandi desideri di amore di riparazione a Gesù che, solo solo, trovavo nella sua prigionia d’amore, a Gesù che lo vedevo offeso, oltraggiato, calpestato dalle sue creature, è il giorno dell'Amore Eucaristico e volai all'altare con nuova fame di quel celeste alimento! Oh! mio Immenso Amore come posso manifestare al mio buon Padre quello che in quell'istante sperimentai! Scendesti, o Amor Mio con tale impeto d'amore da trasformarmi tutta in sì immenso fuoco, che sentivo sensibilmente e spiritualmente con immenso godimento, sentivo i palpiti violenti del tuo divin Cuore sul mio, una fiamma così sensibile e immensa soavità e godimenti che non ho mai guastato e che non so ridire, lo Sposo Divino s'impadronì del mio cuore... lo annegò nell'oceano immenso del suo Cuore... mi sembrava morire non potevo contenere tanto amore .... O mia S. M. Teresa tu che hai esperimentato l'ardore dei Serafini, dammi parole o meglio fammi comprendere e corrispondere a questo altissimo favore! “Tutti questi speciali godimenti in segno di gradimento alle ardenti preghiere di riparazione che avevo fatto la notte”, mi rispose lo Sposo, volendo io sapere perché tanti straordinari favori a sì vile e inutile creatura incapacissima di corrispondere a tanto amore: “Dimentico tutte le pene che soffro in questa prigione d'amore in questi momenti di intimità col tuo cuore.” Così sentii parlare Gesù stando nel mio cuore. Mi trovai piena di dolci lagrime, una soave e dolce fiamma quasi tutta la giornata era sensibile, sentivo in me mille profumi di Cielo, il talamo dello Sposo Divino” (Diario, 29 ott. 1925). Uno dei tanti altri aspetti dell’amore eucaristico di Madre Curcio è quello mariano. Scrive il Papa: “La Chiesa, guardando a Maria come a suo modello, è chiamata ad imitarla anche nel suo rapporto con questo Mistero santissimo. Il Pane eucaristico che riceviamo è la carne immacolata del Figlio: Ave verum corpus natum de Maria Virgine” (MND, 31) . Maria che incarnò con l’intera sua esistenza la logica dell’Eucaristia, continua la sua missione nei suoi devoti: “La notte, svegliandomi la tenera Madre, mi sembrò vederla col petto pieno di luce come un sole, compresi che mi chiamava all'adorazione del Suo S.S. Figlio nel Sacramento. Nella Comunione La rividi con la stessa luce e bellezza, mi sembrò pigliare dal Suo Cuore l'Ostia Divina e me la pose sulla mia bocca, senti una dolcezza insolita, sensibilmente e spiritualmente, mentre godevo la visione dei Beati e della Celeste Regina circondata da un immensa schiera di Santi” (MC, Diario, 13 marzo 1927). Sono tantissime le esperienze che la Madre Crocifissa ci consegna nel suo Diario, ma è impossibile comunicarle tutte in una volta. Il mondo non conosce Dio e persegue strade cieche alla ricerca della felicità; scava “pozzi screpolati” per assicurarsi i beni materiali, ma si trova sempre più deluso e lacerato nella sua corsa affannosa, mentre chi è in Dio sperimenta gioie infinite e indicibili. Bisogna farne l’esperienza, avere il coraggio di fermarsi e lasciarsi “abbronzare” dal Sole divino, Cristo Gesù, dono di Dio per l’umanità: “Egli ci ha manifestato il mistero della sua volontà, di ricondurre a un unico Capo, Cristo, tutte le cose: quelle che sono in cielo e quelle che sono in terra” (Ef 1, 9-10) .
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Conclusione Vorrei concludere con la descrizione, a mo’ di fioretto francescano, di una delle prime fondazioni, dove appare subito come le sue iniziative siano improntate alla interiorità e a ravvivare la vita cristiana in mezzo al popolo. Ascoltiamone la testimonianza: “Padre, dopo tanti mesi, oggi 17 gennaio del 1927 ricomincio la penosa ubbidienza di confidarle in iscritto i segreti dell'anima mia. Non mi è possibile però ricordare, oltre che mi manca il tempo, di scrivere tutto anche brevemente dacché non ho più seguitato questa relazione, solo accenno ciò che riguarda le nuove fondazioni. Una Domenica, nel tempo della S. Messa sentii ricolmarmi di gaudio celeste, mentre una luce soprannaturale era attorno a Lei, luce che rifletteva su di me e la Comunità, sentii nell'intimo del cuore che ciò era presagio di una grande consolazione. Più tardi dopo la colazione venne il fattorino e portò una lettera, era il Padre Carmelo che ci proponeva di accettare la direzione di un Istituto, Orfanotrofio e Asilo, il progetto era molto conveniente sia per i mezzi di mantenimento delle Suore come per il vasto Campo che la Provvidenza ci affidava, un popolo molto bisognoso di anime religiose. Si cominciarono le trattative per la suddetta fondazione tutto sembrava favorevole. Mentre pregavo una volta per questa nuova Casa sentii una grande confusione e oscurità nell'animo che mi affliggeva per diversi giorni. (Compresi che c'erano contrarietà come infatti mi confermò di presenza il Vice Presidente della Congregazione di carità) . Ritornando a pregare dopo alcuni giorni sentii ritornare la luce e la gioia così compresi che tutto era svanito e che la fondazione era benedetta dalla mia tenera Madre e dalla cara Santina, perché era Volontà di Dio. Durante questo periodo di preparazione io spesso godevo delle visioni che mi predicevano l'avvenire della nuova fondazione, riguardo il bene immenso che doveva arrecare in quel popolo abbandonato l'opera delle povere nostre Figliuole, non le nascondo però, la rabbia del nemico del bene che voleva ad ogni costo ostacolare, facendomi soffrire fisicamente, specialmente la notte della partenza. Mi alzai dal letto con mille dolori in tutto il corpo, andai alla S. Messa ma, non appena l'Ostia d'Amore scese nel mio cuore svanì ogni dolore, mi sentii così piena di vita come non ero stata mai, per andare alla stazione, non solo non sentii alcun fastidio, ma non camminavo io: sentivo, attorno a me uno stuolo di Angeli che mi sostenevano, canti Celesti accompagnavano i fortunati viaggiatori… Il viaggio seguitò felice, perché internamente ero ricolma di gaudio di celesti visioni. Trascorsi parecchi giorni in quella residenza, giorni pieni di celesti favori e di sempre nuovi godimenti che non accenno per essere più breve; riguardavano quasi sempre il compiacimento della Divina Bontà per questa fondazione e la speciale protezione di Maria S.S. del Carmelo e della cara S. Teresina. Durante i giorni di residenza ascoltai la S. Messa nella chiesetta di S. Chiara, ero piena di orrore per il sudiciume che c'era nell'altare dove c'era il S.S. Sacramento e in tutti i sacri paramenti, sentii quando Gesù venne nel mio Cuore: “ti aspettavo per togliermi da questa lurida prigione, fa presto, non posso più soffrire simile trattamento dai miei ministri... dal popolo, portami con te, come fece la mia diletta Sposa Chiara per salvarmi dai Saraceni.” Coll'animo colmo di amore e di dolore risposi che ero pronta a costo di incontrare la morte se era necessaria, ma lo pregai di togliere Lui stesso gli ostacoli per portarlo con me nello stesso giorno, cosa che era umanamente impossibile, non c’ era nessuna speranza per aprire la chiesa di S. Filippo; col tempo, ma chissà quando. Ritornata nell'Orfanotrofio venne a farmi visita il Curato, spontaneamente mi domandò se avevo piacere di far celebrare nella chiesa di S. Filippo e portare il S.S. Sacramento della chiesetta di S. Chiara, “è mio vivo desiderio” risposi fuori di me per tutto quello che sentivo intimamente, ma ciò non è possibile così presto: “purché lei lo desidera farò di tutto”, mi salutò con la speranza di accontentarmi. Venne dopo pranzo tutto lieto, prepariamo ora stesso la chiesa di S. Filippo e domani si celebrerà la S. Messa, stasera il S.S. Sacramento dalla chiesa di S. Chiara in processione lo porteremo a S. Filippo, faremo la solita funzione della Via Crucis e tutto. “Ha ottenuto il permesso dal Vescovo?” domandai, “chi fa le sue veci già me l'ha accordato” rispose, “stia tranquilla, la responsabilità è mia”. In poche ore tutto si preparò alla meglio, aiutati dai vicini, si benedì la Chiesa, portarono il S.S. Sacramento e per la prima volta dopo tanti anni si suonarono le campane a festa, il popolo accorse numeroso, la funzione riuscì commovente, la bella chiesa non era più un granaio ma un Paradiso!... Che dirle Padre, ero fuori di me... sentivo ringraziarmi dagli Angeli, dalla Vergine S.S., dai Santi, da Gesù stesso per essermi cooperata a prepararle un Ciborio decente, l'altare tutto candido, la chiesa pulita, inni di ringraziamenti d'Amore, di Riparazione, il Cielo era unito alla terra, le creature visibili agli Spiriti beati, che fusione d'Amore di preghiera! Vorrei prolungarmi su questo argomento immenso... perché si perde nell'infinito, in Dio! Gusto e comprendo profondamente ciò che diceva la mia Santa Madre Teresa di Gesù “le creature della terra e gli Spiriti beati si uniscono nella preghiera e divengono una famiglia sola”, in un momento la chiesa di S. Filippo si trasformò in un cielo, né posso descrivere le Celesti scene di quella sera, la felicità della celeste Corte attorno al loro Re nel trono Eucaristico, felicità che comunicavano a me... con mille espressioni di amore, d'intimità fraterna, avevo proprio dimenticato di appartenere ancora e vivere in questo mondo. Che scena Celesti e Misteriose fa gustare l'Ostia Santa alle sue povere creature, che notte trascorsi, stanca fisicamente, ma l'animo era inabissato nell'Immenso Oceano e stava chiuso in quel Ciborio. La prima Messa in quella chiesa fu un avvenimento per il popolo e per il Cielo, non trovo parole per esternare ciò che provai durante le due Messe che si celebrarono con molto entusiasmo e intervento del popolo. Il Cielo si univa alla terra, erano nuove consolazioni, restaurare il tempio di Dio, riaprire al Culto una chiesa abbandonata e ridotta ad un granaio, sono consolazioni che solo possono capire chi ha la fortuna di ricevere sì nobile missione».
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| * D'ora in avanti questo documento verrà indicato semplicemente con la sigla MND. Il Diario spirituale di madre M. Crocifissa, a sua volta, verrà indicato solo con la parola Diario. |