ADORAZIONE EUCARISTICA

NELLE TUE MANI È LA MIA VITA

 

 

Canto per l'esposizione del ss.mo Sacramento: Solo tu il mio Dio

Preghiera corale:
Signore Gesù, "pane vivo",
nell'Ultima Cena Tu hai detto:
"Questo è il mio corpo, che è dato per voi;
fate questo in memoria di me".
E, preso il calice del vino, hai aggiunto:
"Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue,
che viene versato per voi".
Noi ci affidiamo a te e in te confidiamo;
fa' che formiamo nella Chiesa
un cuor solo e un'anima sola,
con una particolare e generosa dedizione
verso i nostri fratelli bisognosi, sofferenti e malati.
Donaci il tuo amore per sostenere
e rendere traboccante di grazia la nostra povera vita
Liberaci dalle radici profonde del peccato,
dalla malattia, dall'angoscia e dalla tristezza
perché Tu sei amore e gioia; luce e pace;
speranza e perdono; via, verità e vita.
Colma il nostro cuore della tua presenza eucaristica.
La tua vita sia la nostra vita,
la tua gioia diventi la nostra gioia,
il tuo perdono alimenti il nostro perdono,
il tuo amore accresca il nostro amore,
la tua tenerezza fondi la nostra tenerezza.
Grazie, Signore Gesù,
perchè nel dono dell'Eucaristia
Tu sei sorgente di liberazione e di misericordia,
nutrimento di vita, amore che consola
e grazia che trasfigura tutta la nostra esistenza.
Amen.
(don A. Gennari)

Guida: Il senso della vita... perché vivere?... a che pro soffrire?... che cosa vale impegnarsi nel bene, credere in Dio e nella sua parola?... Perché non seguire la moda, la mentalità comune, il «così fan tutti», la ricerca istintiva del piacere, del successo, del guadagno, del proprio interesse?... Perché a «me» tocca soffrire questo e quello, e agli altri no? Che senso ha tutto ciò?
Anche dopo la venuta di Gesù Cristo non si possono eludere queste domande, che anzi, talvolta almeno, diventano drammatiche. Noi infatti non «vediamo» che la vita ha quel senso che la fede ci dice; la fede non elimina il dramma dell’esistenza. E questo dramma, senza la luce della Parola di Dio ascoltata con fede grande e forte, può diventare una tragedia. Il vangelo è un aiuto alla nostra poca fede. Ascoltiamolo con il cuore in preghiera, come quel padre di cui parla il Vangelo: «Signore, aiuta la mia poca fede».
 (CED)
Madre M. Crocifissa e padre Lorenzo, per la loro sopraffine vita spirituale e per la loro esperienza di vita cristiana, possono esserci ancora una volta maestri in questa crescita di fede che ci conduce alla piena fiducia in Dio e ci spinge dal più profondo del cuore a lasciar perdere l'attaccamento del cuore ai beni materiali o alle persone, per contare solo su di Lui e sul suo immancabile aiuto.

Ascoltiamo dal Vangelo (Lc 12, 13-16) :
In quel tempo, uno della folla disse a Gesù: “Maestro, dì a mio fratello che divida con me l'eredità”.
Ma egli rispose: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”.
E disse loro: “Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni”.

Ridondanze bibliche - Una frase per ciascuna:
• Se vedi un uomo arricchirsi, non temere, se aumenta la gloria della sua casa. Quando muore con sé non porta nulla, né scende con lui la sua gloria (Sal 49,17-18).
• C’è chi è ricco a forza di attenzione e di risparmio; ed ecco la parte della sua ricompensa: mentre dice: "Ho trovato riposo; ora mi godrò i miei beni", non sa quanto tempo ancora trascorrerà; lascerà tutto ad altri e morirà (Sir 11,18-19).
• Le folle lo interrogavano: "Che cosa dobbiamo fare?". Rispondeva: "Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto" (Lc 3,10-11).
• Alzati gli occhi verso i suoi discepoli, Gesù diceva: "Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione” (Lc 6,20.24).
• Disse loro: "Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né bisaccia, né pane, né denaro, né due tuniche per ciascuno" (Lc 9,3).
• Dove è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore (Lc 12, 34).
• Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo (Lc 14,26).
• Tutti coloro che erano diventati credenti stavano insieme e tenevano ogni cosa in comune; chi aveva proprietà e sostanze le vendeva e ne faceva parte a tutti, secondo il bisogno di ciascuno (At 2,44-45).

Una riflessione utile: Che le ricchezze siano bene o male acquistate importa certamente, ma molto poco rispetto a questa malizia che è un loro elemento essenziale. Che esse eccitino tutti i cattivi desideri, per cui la "cupidigia è la radice di tutti mali" (1Tm 6,10), sembra praticamente inevitabile, e molto dannoso, ma non fa che manifestare il male profondo da cui derivano tutte queste concupiscenze. E tutto questo si verifica indipendentemente dal tipo di ricchezza: non solo il danaro e gli altri beni materiali, ma anche le conoscenze e le varie forme di potere che molto spesso - e più che mai oggi - sono le ricchezze più reali. (P.-R. Régamey)

Preghiamo alternandoci:
O Cristo, nostro unico mediatore,
Tu ci sei necessario
per entrare in comunione con Dio Padre.
Rit.: La nostra vita infatti non dipende dai nostri beni.

Tu ci sei necessario,
o solo vero Maestro,
per conoscere il nostro essere
e il nostro destino e la via per conseguirlo. Rit.
Tu ci sei necessario,
o Redentore nostro,
per scoprire la nostra miseria e per guarirla,
per deplorare i nostri peccati
e per averne il perdono. Rit.

Tu ci sei necessario,
o grande paziente dei nostri dolori,
per conoscere il senso della nostra sofferenza
e per dare ad essa un valore
di espiazione e di redenzione. Rit.

Tu ci sei necessario,
o vincitore della morte,
per liberarci dalla disperazione
e per avere certezze che non tradiscono in eterno. Rit.

Tu ci sei necessario,
o Cristo, o Signore, o Dio-con-noi,
per imparare l'amore vero e per camminare nella gioia
e nella forza della Tua carità,
lungo il cammino della nostra via faticosa,
fino all'incontro finale
con Te amato, con Te atteso,
con Te benedetto nei secoli. Rit.
(testo di s.s. Paolo VI)

Canto: Canzone di s. Damiano

Ascoltiamo la parola dei nostri Fondatori da una circolare scritta per il Natale del 1945:
Sono i giorni soavissimi delle feste natalizie e le suore si dedicano a rendere il presepe più bello e più fornito. Ma il vero presepe di Betlemme è l’immagine della povertà. La povertà del presepe, possiamo figurarci questa povertà come realmente si ebbe in quella misera grotta? Quanta durezza dalla parte dei Betlemiti che non accolgono la Madre divina, in quello stato: ma così voleva l’ Altissimo per insegnare al mondo l’amore alla “povertà”. […]
Ed ora, anima religiosa, ricorda in questa occasione il tuo voto di povertà.
È un privilegio poter emettere un voto che ti fa simile al Divin Maestro, ma come l’intendi tu? Ami avere tutti i tuoi comodi? Forse nei primi tempi eri fervorosa, eri distaccata da tutto, non soffrivi attaccamento per nessuna cosa e allontanavi da te ogni superfluo: eri contenta del cibo ordinario e non ti lamentavi se talora sentivi il peso di questo voto. Ora forse ti sembra la vita carmelitana troppo povera ed umile e guardi con un certo senso d’invidia quegli ordini che hanno più comodità, più beni terreni, più mezzi e più libertà di spendere. Ora forse ti annoia avere per molto tempo lo stesso abito, ne desidereresti un nuovo: guardi forse alle calzature delle persone secolari? Del mangiare, forse ora ti lamenti, perché ordinario, perché poco saporito, e cerchi, se hai a disposizione del denaro, intingoli, e i dolciumi e sprechi la sacra moneta dei poveri per tutte le fantasie, che non sono più di religiosa, ma di donna del mondo?
Cara suora, forse ti annoia essere seguace di Cristo? Suvvia pensa seriamente al tuo voto! Non per burla si fanno i voti! […] Gesù dalla sua misera grotta di Betlemme abbia pietà di noi tutte e infonda il sentimento di povertà in tutti i cuori.
Ricordiamoci ò sorelle di questo voto. Siamo veramente povere, non cerchiamo nel vestito e nelle calzature se non la povertà: la povertà non significa però sciattaggine: mangiamo ciò che è giusto ma non cerchiamo di appagare il gusto […] non nascondiamo nulla di ciò che è a nostro servizio, sia pure una sciocchezza, perché ciò denota il nostro attaccamento alle povere cose di questo mondo: non abusiamo del denaro se siamo incaricate dell’amministrazione […] . Pensate che se non ci freniamo possiamo anche in queste cose arrivare a tal punto di commettere un peccato mortale?
Fate dunque un vero proponimento di povertà […] . Seguiamo Gesù in questa santa virtù, così non ci sarà di peso di lasciare l’Italia per chi sarà chiamata ad andare nelle missioni. Nella vera povertà troveremo la pace dell’anima. […]

Preghiera (solista) :
Signore Gesù,
Tu sei i miei giorni,
non ho altri che Te nella mia vita.
Quando troverò un qualcosa che mi aiuta,
te ne sarò immensamente grato;
però Signore, quand’anche io fossi solo,
quand’anche non ci fosse nulla che mi dà una mano,
non ci fosse neanche un fratello di fede
che mi sostiene,
Tu, o Signore, mi basti, con Te ricomincio da capo.
Tu mi basti, Signore:
il mio cuore, il mio corpo, la mia vita,
nel suo normale modo di vestire,
di alimentarsi, di desiderare
è tutta orientata a Te.
Io vivo nella semplicità e nella povertà di cuore;
non ho una famiglia mia,
perché Tu sei la mia casa,
la mia dimora, il mio vestito, il mio cibo.
Tu sei il mio desiderio.
(don L. Serenthà)

Celebrazione dei vespri del giorno
Alle intercessioni si possono aggiungere preghiere spontanee

Canto per la reposizione del ss.mo Sacramento: Adoriamo il Sacramento

Canto finale: Nella tua casa, Maria