Siamo venuti


per adorarlo


 

Adorazione eucaristica comunitaria

 

 

 

Canto: Canterò in eterno

 

Guida: Faccia a faccia con il Dio Vivente, inerme e potente salvatore, preghiamo insieme:

Liberaci, Signore,

da ogni arida pretesa

della mente e del cuore:

donaci lo stupore dinanzi al tuo mistero,

la fedeltà dell'inconoscenza.

 

Conduci la nostra intelligenza,

vivificata dal tuo Spirito,

sui sentieri dove tu ti riveli

nella tenebra luminosa del silenzio.

Da' a noi occhi limpidi per contemplarti,

e un umile cuore

per lasciarci contemplare da te.

 

Dio della storia,

che hai parlato le parole eterne

adattandole all'orecchio dell'uomo,

che non hai esitato

a entrare tu stesso nel tempo

per farti incontrare,

conoscere ed amare da noi,

donaci di non cercarti lontano,

ma di riconoscerti dovunque la tua Parola

proclama la certezza della tua presenza,

velata oggi certamente e sofferta,

libera un giorno e splendente,

al tramonto del tempo

quando sorgerà l'alba

del tuo ritorno glorioso. (B. Forte)

 

Guida:  (Mt 2, 1-2)  Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». Da queste parole che il vangelo attribuisce ai sapienti stranieri giunto dall'oriente fino a Gerusalemme, ha preso ispirazione la Giornata Mondiale della Gioventù del 2005. Spinte anche dal desiderio di essere in comunione con i giovani e con il Papa, siamo stasera dinanzi al Figlio del Dio vivente, riunite per adorarlo e per adorare Colui che ci ama anche a nome di coloro che non lo amano e non lo riconoscono, imparando lo stile della "riparazione d'amore" di madre M. Crocifissa e lasciandoci contagiare dalla sua sete di stare con Gesù in un amore assoluto e silenzioso che si riversa su tutti gli uomini.

 

Lettrice 1: Dal Diario spirituale di madre M. Crocifissa:

28 novembre 1925. Domenica…

Il cuore si tuffò nell’ Oceano immenso del Cuore dello Sposo che l'attendeva con slancio, oh che incontro, sembrava che da mille anni ne ero stata priva, sì o Padre, Gesù nel Tabernacolo ha bisogno della sua creatura, è per lei che vive la vita di Prigioniero per comunicarle tutto il suo Cuore..... mi confidò l'amarezza grande che gli cagionano tanti suoi figli ricomprati col Suo Sangue e che seguono il nemico del bene, vivono come bruti e come tali muoiono e cadono negli eterni abissi dell'inferno... immensa è l'amarezza di un Padre nel vedere morire sì disgraziatamente i suoi eredi del Paradiso per i quali tanto ha sofferto e li ha circondato di mille e mille ispirazioni per seguire le via del bene, immensa è l'amarezza nel vederli si miseramente morire in tale ostinazione, ma questi rami staccati dall'albero della Vita che è Gesù Cristo nell'Eucaristia subiscono la loro eterna condanna..... non appartengono più al Creatore al redentore, ma eternamente soffrono la privazione di Dio l'eterna disperazione, l'eterna compagnia dei dannati!.....

Oh poveri miei disgraziati fratelli, vorrei gridare forte forte e farmi sentire da tutto il mondo, venite tutti, non siate così ingrati verso Colui che merita essere amato sopratutti venite gustate il suo Amore Eucaristico.

 

Canto: O adoramus te, Domine  (più volte)

 

Guida: Siamo davanti all’Eucaristia per adorare Gesù. Ascoltiamo alcuni brani dall’omelia di Benedetto 16° alla celebrazione eucaristica che ha segnato la conclusione della 20° Giornata Mondiale della Gioventù  (21 agosto 2005) , facendo nostri gli atteggiamenti che il Papa indica essere quelli dell'autentica adorazione eucaristica e che sono singolarmente simili a quelli che madre M. Crocifissa ha vissuto.
Dopo ogni brano sostiamo in meditazione adorante.

Lettrice 2: Pane e vino diventano il suo Corpo e Sangue. A questo punto però la trasformazione non deve fermarsi, anzi è qui che deve cominciare appieno. Il Corpo e il Sangue di Cristo sono dati a noi affinché noi stessi veniamo trasformati a nostra volta. Noi stessi dobbiamo diventare Corpo di Cristo, consanguinei di Lui. Tutti mangiamo l’unico pane, ma questo significa che tra di noi diventiamo una cosa sola. L’adorazione, abbiamo detto, diventa unione. Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. È dentro di noi, e noi siamo in Lui.

 

Canto: O adoramus te, Domine  (più volte)

 

Lettrice 3: La parola greca  [adorazione]  suona proskynesis. Essa significa il gesto della sottomissione, il riconoscimento di Dio come nostra vera misura, la cui norma accettiamo di seguire. Significa che libertà non vuol dire godersi la vita, ritenersi assolutamente autonomi, ma orientarsi secondo la misura della verità e del bene, per diventare in tal modo noi stessi veri e buoni. Questo gesto è necessario, anche se la nostra brama di libertà in un primo momento resiste a questa prospettiva. Il farla completamente nostra sarà possibile soltanto nel secondo passo che l’Ultima Cena ci dischiude. La parola latina per adorazione è ad-oratiocontatto bocca a bocca, bacio, abbraccio e quindi in fondo amore. La sottomissione diventa unione, perché colui al quale ci sottomettiamo è Amore. Così sottomissione acquista un senso, perché non ci impone cose estranee, ma ci libera in funzione della più intima verità del nostro essere.

 

Canto: O adoramus te, Domine  (più volte)

 

Lettrice 2: "Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo" dice san Paolo  (1Cor 10,17) . Con ciò intende dire: Poiché riceviamo il medesimo Signore ed Egli ci accoglie e ci attira dentro di sé, siamo una cosa sola anche tra di noi. Questo deve manifestarsi nella vita. Deve mostrarsi nella capacità del perdono. Deve manifestarsi nella sensibilità per le necessità dell’altro. Deve manifestarsi nella disponibilità a condividere. Deve manifestarsi nell’impegno per il prossimo, per quello vicino come per quello esternamente lontano, che però ci riguarda sempre da vicino. […]  Andiamo avanti con Cristo e viviamo la nostra vita da veri adoratori di Dio! Amen.

 

Canto: O adoramus te, Domine  (più volte)

 

Celebrazione dei secondi vespri:

 

Inno: canto Dio ha un cuore

 

1° salmo: sostituito secondo la seguente versione e recitato un rigo per ciascun coro:

Il Signore ha detto al mio signore e re: «Siedi in trono al mio fianco.

Farò dei tuoi nemici lo sgabello dei tuoi piedi».

Da Sion il Signore estende il tuo dominio regale, e tu in battaglia sottometti i tuoi nemici.

Il tuo popolo si offre a combattere nel giorno in cui appare la tua forza.

Come rugiada sui monti santi i giovani vengono a te fin dall'aurora.

Il Signore ha giurato e non si pentirà: «Tu sei sacerdote per sempre come lo era il re Melchisedek!».

Il Signore rimane al tuo fianco: distruggerà i re quando esploderà la sua ira.

Lungo il cammino il re si disseta al torrente e se ne va a testa alta.

 

2° salmo: recitato da una solista – al termine si canta il Gloria

Cantico: cantato

Lettura breve sostituita come segue  (Ct 1,1-3.5,10-16):

Mi baci con i baci della sua bocca! Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino. Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi, profumo olezzante è il tuo nome, per questo le giovinette ti amano. Attirami dietro a te, corriamo! M’introduca il re nelle sue stanze: gioiremo e ci rallegreremo per te, ricorderemo le tue tenerezze più del vino. A ragione ti amano!
Il mio diletto è bianco e vermiglio, riconoscibile fra mille e mille. Il suo capo è oro, oro puro, i suoi riccioli grappoli di palma, neri come il corvo. I suoi occhi, come colombe su ruscelli di acqua; i suoi denti bagnati nel latte, posti in un castone. Le sue guance, come aiuole di balsamo, aiuole di erbe profumate; le sue labbra sono gigli, che stillano fluida mirra. Le sue mani sono anelli d’oro, incastonati di gemme di Tarsis. Il suo petto è tutto d’avorio, tempestato di zaffiri. Le sue gambe, colonne di alabastro, posate su basi d’oro puro. Il suo aspetto è quello del Libano, magnifico come i cedri. Dolcezza è il suo palato; egli è tutto delizie! Questo è il mio diletto, questo è il mio amico, o figlie di Gerusalemme.

 

Magnificat: cantato

Intercessioni: spontanee

Padre nostro: cantato

 

Orazione  (della domenica 21°ordinaria - A) : O Padre, fonte di sapienza, che nell'umile testimonianza dell'apostolo Pietro hai posto il fondamento della nostra fede, dona a tutti gli uomini la luce del tuo Spirito, perchè riconoscendo in Gesù di Nazaret il Figlio del Dio vivente, diventino pietre vive per l'edificazione della tua Chiesa. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo...

 

Canto finale: Maria sei l’unico fiore