Adorazione Eucaristica
NESSUNO È PROFETA IN PATRIA

Siamo ancora nella sinagoga di Nazaret, dove
Gesù pronuncia parole che rivelano un altro compimento realizzatosi in quel
famoso giorno di sabato: «Nessun profeta è bene accetto in patria». Dal
fallimento della sua predicazione egli non trae motivo di sconforto o delusione;
al contrario, scorge in tale evento una conferma della sua identità: egli è
veramente un profeta e, come tale, può solo essere rifiutato dai suoi fratelli
nella fede. Per questo ricorda ai suoi concittadini e ai suoi familiari che
nulla di nuovo sta accadendo nella sinagoga di Nazaret; anzi, si rinnova quello
che è sempre accaduto a tutti i profeti.
È accaduto a Elia, sostentato e ascoltato solo da una vedova straniera, una
fenicia di Sarepta di Sidone (cf 1Re 17); è accaduto a Eliseo, che poté
operare la guarigione dalla lebbra solo a favore di un pagano, Naaman il Siro (cf
2Re 5). È accaduto a M. Crocifissa che potè dar vita al progetto divino
di far rifiorire il Carmelo solo a condizione di andarsene dalla sua terra, di
abbandonare la sua casa e la sua gente. Sì, i profeti hanno sempre trovato
accoglienza e ascolto non tra i credenti di Israele, bensì tra i non credenti
provenienti dai pagani: quelli che si presumono credenti e osservanti sovente
sono così soddisfatti e sicuri della loro appartenenza da non essere più aperti
ad accogliere parole e azioni «nuove», non attese e non previste, da parte di
Dio e dei suoi profeti…
E accade così che le parole di Gesù fanno infuriare ancora di più i presenti. Si
erano recati nella sinagoga per il culto settimanale, per ascoltare la Parola di
Dio, e di fronte a questa Parola fatta carne in Gesù (cf Gv 1,14) non
credono; anzi, giungono a rifiutarlo e volerlo uccidere gettandolo giù da un
alto dirupo. Di fronte a questa violenza collettiva che si scatena nei suoi
confronti Gesù non reagisce, ma «passando in mezzo a loro riprende il suo
cammino», va avanti per la sua strada: «ascoltino o non ascoltino, un profeta si
trova in mezzo a loro» (Ez 2,5).
Succedeva nell’antico Israele, è successo a Gesù, è successo a M. Crocifissa e
succede ancora all’interno delle chiese, dentro le nostre comunità: i profeti
inviati da Dio sono più ascoltati da quelli di fuori che dai propri fratelli,
sono accolti più facilmente dai non credenti che dai credenti, trovano maggior
accoglienza presso i peccatori manifesti che non presso quanti si credono giusti
e buoni. E noi, noi che leggiamo questa pagina, siamo disposte a non
scandalizzarci delle parole franche di Gesù?
- Ger 1, 45. 17-19
Ti ho stabilito profeta delle nazioni
Dal libro del profeta Geremia
Nei giorni del re Giosia, mi fu rivolta la parola del Signore: “Prima di
formarti nel grembo materno, ti conoscevo, prima che tu uscissi alla luce,
ti avevo consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni. Tu, dunque,
cingiti i fianchi, alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non
spaventarti alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro. Ed
ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro
tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti
e il popolo del paese. Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io
sono con te per salvarti”.
- Sin dalla mia nascita mi predestinarono che io
dovevo farmi monachina (così mi chiamavano tutti), ciò a me sembrava un
soprannome e mi risentivo, ma la buona madrina che assistette alla mia
nascita mi persuase una volta, raccontandomi che era stata proprio lei la
prima, perché appena nata, prima del tempo da Dio stabilito, la madre era in
pericolo di vita, e allora non pensarono alla neonata.
La madre non appena poté dire qualche parola, domandò se la sua creatura era
viva, la madrina corse subito credendo di trovarla morta, ma quale non fu la
sua meraviglia, non solo la trovò viva, ma in atteggiamento così devoto,
come un angioletto che pregava. Tutta contenta riferì alla madre: "Stia
lieta, signora, è nata una monachina che prega” (madre M. Crocifissa,
Quaderno dei Ricordi) .
CANTIAMO INSIEME
Lo Spirito del Signore è su di me,
lo Spirito con l'unzione mi ha consacrato,
lo Spirito mi ha mandato
ad annunziare ai poveri
un lieto messaggio di salvezza. (2v.)
- 1Cor 12, 31 - 13, 13
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma di tutte più
grande è la carità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Se anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la
carità, sono come un bronzo che risuona o un cembalo che tintinna. E se
avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la
scienza, e possedessi la pienezza della fede così da trasportare le
montagne, ma non avessi la carità, non sono nulla. E se anche distribuissi
tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per esser bruciato, ma non avessi
la carità, niente mi giova.
- Godo per la vicendevole carità che vi lega e che
sapete comunicare alle care bimbe che vi circondano di affetti puri e
sinceri. L’amore che ogni giorno attingete nella Sorgente Eucaristica
comunicatelo a tutto il mondo colla preghiera, coi grandi e immensi desideri
di voler salvare tutte le anime (madre M. Crocifissa, Lettera 18.XII.1926)
CANTIAMO INSIEME
Cesserà il dono delle lingue,
passerà la profezia,
finirà il dono della scienza
ma l’amore mai tramonterà (2v.)
- La carità è paziente, è benigna la carità; non è
invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non
cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non
gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
- Non potendo imitare i Santi, le anime belle e
generose nelle grandi imprese, imitiamo la nostra piccola e grande Santa, il
modello di santità che la Provvidenza ci ha dato, imitiamola nella continua
abnegazione nella quale con tanta industria si esercitava anche nelle
inezie, che ci fanno grandi innanzi a Dio per il fine soprannaturale, per la
rettitudine. L’anima mortificata è unita a Dio, è piena di carità e porta la
pace e la tranquillità con le sue parole, con le sue azioni e le sue
preghiere si elevano come un dolce profumo al Cuore di Gesù. Amatevi come
vere sorelle e spero trovarvi di buona armonia. (madre M. Crocifissa,
Lettera 12.III.1927)
CANTIAMO INSIEME
Cesserà il dono delle lingue,
passerà la profezia,
finirà il dono della scienza
ma l’amore mai tramonterà (2v.)
- Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto
sopporta. La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno; il dono
delle lingue cesserà e la scienza svanirà. La nostra conoscenza è imperfetta
e imperfetta la nostra profezia. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello
che è imperfetto scomparirà…Queste dunque le tre cose che rimangono: la
fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!
- Con piacere apprendo che vi volete bene, ciò è di
non poca consolazione per me, perché in una Comunità dove c’è la carità
fraterna c’è il paradiso, il vero godimento della vita religiosa. La
povertà, i sacrifici sono dolci e frutteranno grandi consolazioni spirituali
per acquistare anime in questo vasto campo che la Provvidenza vi ha
affidato. Coraggio, soffrite le scomodità e la povertà con vero spirito di
abnegazione e amore, quante prove e ammaestramenti non ci ha lasciato il
Maestro Divino dalla culla alla croce! Lavora con zelo e amore per Colui che
ci ha prescelto a seguirlo nella via del calvario e poi ereditare con Lui
l’eterna beatitudine. (madre M. Crocifissa, Lettera 1.X.1936)
CANTIAMO INSIEME
Cesserà il dono delle lingue,
passerà la profezia,
finirà il dono della scienza
ma l’amore mai tramonterà (2v.)
CANTO DELL’ALLELUIA
- Lc 4, 21-30
Gesù come Elia ed Eliséo è mandato non per i soli Giudei.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù prese a dire nella sinagoga: “Oggi si è adempiuta questa
Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi”. Tutti gli rendevano
testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano
dalla sua bocca e dicevano: “Non è il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose:
“Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto
abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”.
Poi aggiunse: “Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche:
c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso
per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a
nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Zarepta di Sidóne.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di
loro fu risanato se non Naaman, il Siro”. All’udire queste cose, tutti nella
sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della
città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era
situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro,
se ne andò.
- Sono in possesso della Vostra lettera del 28 luglio.
Da essa desumo che Voi non siete religiosa perché non appartenete alla
Congregazione di S. Marinella, pur avendo l’abito Carmelitano e dimorando
nella stessa Casa dove dimorava Suor Curcio. Era ovvio che quando Suor
Curcio partì per istituire la Sua Congregazione in piena regola non
rimanesse in codesta casa nessuna donna vestita da Carmelitana. Chi non
avrebbe pensato, come l’ho pensato io, come l’hanno pensato molti, che tale
donna non appartenesse alla predetta Congregazione? Ma contro il buon senso
l’equivoco è stato creato e anche accreditato perché, secondo quanto mi è
stato riferito, Voi tenete in casa delle aspiranti che vanno poi a fare il
noviziato a S. Marinella. Di ciò non mi fate parola nella V. lettera;
desidero sapere se la notizia a me riferita è vera. Per giustificare l’abito
da Voi portato vi riferite ad un voto o promessa Vostra e ad un permesso del
mio predecessore. E’ evidente che Voi stessa comprendete che il voto non
basta. Richiamate quindi un permesso del mio predecessore che doveva essere
dato in iscritto; e perciò ve ne chiedo copia per vedere in quale senso il
mio predecessore ve lo concesse. Per Vostra norma c’è una prescrizione
tassativa del codice canonico in forza della quale coloro che non
appartengono legittimamente ad una Congregazione Religiosa non possono
portarne l’abito. Quanto poi alla convivenza delle ragazze e delle
pensionanti in codesta casa desidero sapere se avete il permesso delle
Autorità Civili. Con ogni benedizione (G. VIZZINI Vescovo di Noto, 5 – 8 –
1935) .
- Eccellenza Rev.ma
Le confermo che vesto l’abito di semplice Terziaria carmelitana sin dal 1912
così come lo vestì Suor M. C. Curcio sino a che fu chiamata a S. Marinella
per fondarvi la Congregazione. In quella occasione due ragioni agirono sul
mio animo riuscendo a farmi rinunziare alla lieta opportunità di venire
suora regolare pur di rimanere in questa e continuare l’opera di bene in cui
mi ero dedicata con le altre: Anzitutto l’attaccamento a quelle care orfane
che il dubbio per la sorte che sarebbe loro toccata; e poi per le pressioni
del Sig. Fedele Romano, il quale da geloso tutore delle disposizioni del Suo
Compianto Zio, col mio allontanamento vedeva segnate le sorti del piccolo
conservatorio. Da allora ho continuato a svolgere la missione in cui Dio mi
ha posta e che il Suo aiuto ha reso feconda di buoni frutti, così come ne
fanno testimonianza le locali Autorità Religiose e Civili.
Ho sempre avuto di mira il bene del prossimo e ad esso mi sono votata con
lealtà d’intenti e cristiano agire, sì da non comprendere cosa significhi
vivere in quell’atmosfera di equivoco che V. E. crede di vedere.
Non mi sono curata di sapere quel che pensa di me la gente, nè se “molti
abbiano pensato ch’io appartenga alla predetta Congregazione”. Le affermo di
aver detto sempre essere una semplice Terziaria, mentre ho creduto di dover
tacere le ragioni non mie personali (V. E. ne è a conoscenza) per le quali
non ne vesto ancora l’abito e perché la piccola Casa di Modica vede
ritardata la definitiva sistemazione. Affermo altresì di avere avviate delle
giovani a S. Marinella secondandone la Divina Chiamata e ciò con tutte le mi
deboli forze trattandosi in massima parte di persone non abbienti; come
posso dimostrare di averne avviate presso altre congregazioni non intendendo
fuorviare le inclinazioni di ognuna.
Circa il permesso scritto dal Vescovo Suo predecessore posso assicurarLe che
nessun’altra nelle mie condizioni, o peggio senza voto alcuno ne ha mai
avuto, del resto il Cod. Canonico ammette anche il permesso orale. Le dico a
conferma dell’autorizzazione che fu proprio il Venerato Mons. Blandini ha
impormi il nome e potrei citarLe il nome delle altre che in quell’occasione
si ebbero come me benedetto l’abito.
In fine non mi spiego perché l’E. V. non tenendo nel debito conto queste mie
speciali condizioni e il voto cui sono legata da circa 23 anni mi chiami
alla osservanza del disposto del Cod. Canonico che in ogni caso può colpire
la generalità e non mai la singola che nella specie non può ritenersi nelle
identiche condizioni di quelle che vestono l’abito (e sono molte in
Diocesi) e che si prefiggono soltanto il benessere materiale proprio. Sono
pertanto sicura che V. E. che tanto Paternamente impersona i principi di
Carità Cristiana non voglia esporre una Sua figlia al dileggio da parte di
nemici del bene i quali farebbero strazio dell’onore e del decoro della
persona e dell’abito di una religiosa che ha la coscienza di non aver
demeritato. Voglia piuttosto l’E. V. comunicarmi quali mente trovi
eventualmente nel mio modo di svolgere la missione che mi sta tanto a cuore
o farmi avvertita se, senza avvedermene la mia opera riesca di danno ad
altre del genere. Ad ogni modo consideri E. che nella Vigna del Signore c’è
posto sufficiente per tutte le persone di buona volontà. Le bacio il Sacro
anello e resto in attesa della Sua Paterna benedizione. (sr M. Geltrude
DENARO, Lettera Modica 18.8.1935)
CANTIAMO INSIEME INNO ALL'AMORE ( P.
Cori)
Se io so parlare le lingue
degli uomini e degli angeli,
ma non ho l'amore
Sono come una campana che suona,
come un tamburo che rimbomba.(2v)
Se ho il dono d'essere profeta
e di svelare tutti i segreti
e se ho il dono di tutta la scienza
anche se ho la fede che smuove tutti i monti
Se non ho l'amore che vale?
Se non ho l'amore! (2v.)
Se distribuisco ai poveri tutti i miei averi
e come un martire lascio bruciare il mio corpo
Senza l'amore non ho niente,
senza l'amore! (2v.)
Chi ama è paziente e premuroso,
chi ama non è geloso
chi ama non si vanta, non è pieno d'orgoglio,
chi ama è rispettoso.
Chi ama non cerca il suo interesse,
chi ama non conosce mai la collera,
chi ama dimentica i torti ricevuti,
chi ama rifiuta l'ingiustizia.
Chi ama fa della verità la sua gioia,
chi ama di tutti ha fiducia e sopporta,
chi ama non perde mai la speranza,
chi ama, chi ama.
Cesserà il dono delle lingue,
passerà la profezia,
finirà il dono della scienza
// ma l'amore mai tramonterà. // 3v.
- preghiera dei salmi dei vespri
- canto del Magnificat
- intercessioni
- Padre nostro
CANTIAMO INSIEME L'AMORE CI INCORONA
L'amore ci incorona e poi ci crocifigge,
l'amore ci incatena ma non ci sconfigge,
l'amore non possiede, l'amore ti conduce,
l'amore non si tiene, l'amore ti fa luce.
L'amore quello vero ma lo sai anche tu
ha soltanto un nome Cristo Gesù.
Tu Signore grande della vita
Tu riempi la mia stanza vuota
Tu Signore grande dell'amore
poco a poco cambi il cuore.
L'amore da' alla vita e chi trattiene muore,
l'amore si consuma e poi ti cambia il cuore,
l'amore ci matura e poi ci poterà,
l'amore ci tritura e neve ci farà.
L'amore quello vero ma lo sai anche tu
ha soltanto un nome Cristo Gesù.
Tu Signore grande della vita
tu la luce in questa notte muta.
Tu Signore grande dell'amore
a chi ascolta cambi il cuore.
L'amore ci incatena ma non rende schiavi,
l'amore getta in mare tutte le sue chiavi,
l'amore è una ferita aperta dentro il cuore
e perdona sempre anche se si muore.
L'amore quello vero ma lo sai anche tu
ha soltanto un nome Cristo Gesù.