ADORAZIONE EUCARISTICA COMUNITARIA

30 gennaio, anniversario della nascita di madre M. Crocifissa Curcio

fondatrice delle suore Carmelitane missionarie di s. Teresa G. b.

 

 

 

Inno di esposizione: Eccomi Gesù

 

Preghiera comunitaria di adorazione: rit. Alleluia, alleluia, alleluia:

 

·       Ti rendiamo grazie, o Cristo Signore:

Tu hai dato il tuo corpo e il tuo sangue

per la salvezza del mondo,

per la redenzione di tutti gli uomini

e la nostra vita. RIT.

·       Ti rendiamo grazie, o Padre onnipotente,

di averci preparato la Chiesa

come porto sicuro, tempio di santità,

nel quale glorifichiamo insieme

la Santissima Trinità. RIT.

·       Ti rendiamo grazie, Cristo, nostro Signore:

il tuo corpo e il tuo sangue prezioso

ci hanno dato la vita.

Accordaci il perdono e la misericordia. RIT.

·       Ti rendiamo grazie, o Spirito di santità

che rinnovi la santa Chiesa.

Conservala pura nella fede

nella Santissima Trinità,

oggi e fino al termine dei secoli. RIT.

·       Ti rendiamo grazie, Trinità santissima,

nostro Dio, nostra Famiglia, nostra Patria:

da Te veniamo e a Te anela il nostro cuore.

Lontani da Te viviamo senza sorridere,

senza di Te non sappiamo perché vivere:

chiamaci a Te e ritorneremo! RIT.

·       Ti rendiamo grazie, o Cristo Signore,

di averci nutriti alla mensa

della tua Parola e del tuo corpo

e di averci preparato il convito eterno

nel quale ti loderemo per sempre

con il Padre e lo Spirito Santo. RIT.


 

 

Introduzione: Ricordare madre M. Crocifissa adorando l’Eucaristia e ascoltando la Parola divina vuol dire ripetere e continuare il gesto che le fu più caro e che ogni giorno di più diede significato alla sua vita quotidiana, vuol dire raccogliere  tutta la sua eredità spirituale per far rifiorire il Carmelo restaurando l’umanità e offrendoci per riparare i peccati nostri e dei nostri fratelli, vuol dire ritornare alle fonti dell’amore e della gioia che l’accompagnarono in tutte le lotte che dovette affrontare e vuol dire scoprire nel Cuore eucaristico di Gesù perché, dove e come mettersi a servizio dei fratelli da vere missionarie. “Riparazione” dei peccati è la missione di tutti i Cristiani, perché tutti, da quando siamo stati battezzati, siamo partecipi della missione di Cristo, collaboratori e corresponsabili della sua opera di salvezza, per ricondurre tutti gli uomini alla piena comunione con il Padre tenerissimo che sta sulla porta, trepidante, ad attendere il nostro ritorno a Lui, pronto a far festa con noi.

 

Lettura biblica: dal vangelo secondo Luca (15,11-24) : Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: “Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta”. E il padre divise fra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperpe-rò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande ca-restia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci, ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in sé stesso e disse: “Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.” Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano, il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te: non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l’anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.

 

 

Litania: rit.: Signore, tu ci attendi e ci attiri: ritorneremo a Te con i nostri fratelli

 

·       Dice il Signore:

“Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato

e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.

Ma più li chiamavo,

più si allontanavano da me”. (Osea 11,1-2) RIT.

·       “Ad Efraim io insegnavo a camminare

tenendolo per mano,

ma essi non compresero

che avevo cura di loro”.  (Osea 11,3) RIT.

·       “Il mio popolo è duro a convertirsi:

chiamato a guardare in alto, nessuno

sa sollevare lo sguardo”.  (Osea 11,7)  RIT.

·           “Se il mio popolo mi ascoltasse,

se Israele camminasse per le mie vie!

Subito piegherei i suoi nemici,

li nutrirei con fiore di frumento,

li sazierei con miele di roccia!”  (Salmo 81,12. 15.17)  RIT.

·       “Il mio cuore si commuove dentro di me,

il mio intimo freme di compassione.

Non darò sfogo all’ardore della mia ira,

non tornerò a distruggere Efraim, 

perché sono Dio e non uomo,

sono il Santo in mezzo a te

e non verrò nella mia ira”.  (Osea 11,8-9) RIT.


 

 

Canto: Io l’attirerò

 

Introduzione:  Per madre M. Crocifissa la riparazione dei peccati non fu il benevolo acconsentire di chi si sente migliore degli altri e per questo si degna di offrire loro un aiuto dall’alto della propria bontà. Al contrario, per lei e per tutti noi, la riparazione è prima di tutto un atto di amore e di umiltà, di riconoscimento e pentimento per i propri peccati verso Dio e i fratelli, di consapevolezza di aver contribuito a consolidare il male che provoca tanta sofferenza a tutta l’umanità. La madre avrebbe potuto scrivere di suo pugno queste parole di p. Davide M. Turoldo: Non è te che offende / questo mio quotidiano peccare: / solamente me umilia / e avvilisce / e distrugge: / e tu non puoi / non sentirti in pena.

            È Gesù pieno di amore per noi che soffre del male che noi stessi ci facciamo e che facciamo agli altri e questo Gesù, vivo nell’Eucaristia, viene “consolato” dall’amore che noi gli offriamo e dal nostro impegno a condividere la sua ansia per la salvezza di ogni uomo. Madre M. Crocifissa vive così tutto questo, riconosce in questo la radice del suo essere carmelitana e della Famiglia relgiiosa cui ha dato vita. Lo descrive rivolgendosi al suo direttore spirituale, narrando una particolare esperienza di Dio, il 3 dicembre 1925:

 

 

Lettura: dal Diario spirituale di madre M. Crocifissa Curcio: (dopo aver ricevuto l’Eucaristia) “sentii intimamente che Gesù mi comunicava la pena immensa che sente il suo Eucaristico Cuore, nel non vedersi mai desiderato da un numero così immenso di anime da lui redente. Si nutriscono di cibi velenosi e rinnegano il Cibo degli eletti! Padre caro, come compresi così profondamente questa ingratitidune del cuore umano verso un Dio così pieno di immensa Bontà, ma tali pene non si possono manifestare. Chi ama appassionatamente l’Immenso e Puro Amore può capire queti dolori intimi che Gesù si degna di comunicare alle sue anime fedeli. Mi offrii vittima per questi disgraziati fratelli e specialmente per i miei parenti e per questo paesello che forma una spina acuta per il Cuore di Gesù e mi sentivo comparire innanzi all’Eterno Padre debitrice dell’igratitudine di queste anime che vivono così ciecamente. La mia pena si accresceva, ma consolavo molto il divin Cuore. [... Poi ...] l’ora santa, l’ora dell’amore e del dolore. Gesù mi aspettava nell’orto degli ulivi, mi invitò a piangere con Lui  [...] . Si impadronì di me un immenso dolore per le infedeltà mie, dei parenti, di tutti i fratelli peccatori presenti e avvenire  [...] . Mi trovai in un mare di lacrime! [...] È pur dolce piangere le proprie e altrui infedeltà e peccati, e offrirsi Vittima di Espiazione assieme al gran Martire d’Amore. Padre mio, Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre, con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portate in questo paese che vive nell’indifferen-za, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un’anima da salvare”.

 

 

Preghiera corale: dal Salmo 130:

 

Dal profondo a te grido, o Signore,

Signore, ascolta la mia voce.

Siano i tuoi orecchi attenti

alla voce della mia preghiera.

Se consideri le colpe, Signore,

Signore, chi potrà sussistere?

Ma presso di te è il perdono;

perciò avremo il tuo timore.

Io spero nel Signore,

 

l’anima mia spera nella sua parola.

L’anima mia attende il Signore,

più che le sentinelle l’aurora.

Israele attenda il Signore,

perché presso il Signore è la misericordia,

grande è presso di lui la redenzione.

Egli redimerà Israele

da tutte le sue colpe.

 

 

Canto: E sono solo un uomo

 

Celebrazione dei vespri:

inno cantato: Acclamate al Signore

magnificat cantato: Cantico della Vergine

 

Canto finale: Fiore del Carmelo