Martiri spagnoli della Guerra Civile, in generale
498 Martiri spagnoli della Guerra Civile
Martiri della Guerra di Spagna
+ Spagna, 1934-1936/39
Vengono designate con questo nome quelle persone (vescovi, sacerdoti, religiosi, suore e laici), a cui fu tolta la vita durante la guerra civile della Spagna del 1936-39 in circostanze e con dei procedimenti che permettono di individuare tutti gli elementi che concorrono a definire il fatto teologico e giuridico-canonico del martirio cristiano. Ad essi possono essere aggiunti quelli che vennero uccisi in circostanze simili nel mese di ott. del 1934, durante la cosiddetta «rivoluzione delle Asturie». Di molti di essi è in corso il processo di canonizzazione come martiri. [...] Scopo di questo articolo è quello di illustrare i fatti nel loro insieme e le ragioni che permettono di attribuire a molti degli uccisi il titolo di martiri cristiani.
I. PREMESSA
SUL MARTIRIO
Conviene anzitutto premettere alcune osservazioni su quello che è e significa il
martirio nella vita e nel culto della Chiesa. Le parole, di origine greca,
martire e martirio significano originariamente testimone e testimonianza orale;
ma fin dai primi tempi della Chiesa vennero adoperate col significato di
testimone e testimonianza del Cristo, e date le difficili circostanze in cui i
primi cristiani ebbero a dare questa testimonianza, fino a sacrificare spesso la
propria vita, il nome di martire divenne presto termine tecnico per designare
gli uccisi per la loro fede: questo concetto di martire e di martirio,
specificamente cristiano, appare ormai fissato negli Atti di s. Policarpo (verso
la metà del sec. II) ed è rimasto invariato fino ai giorni nostri. Il martire è
quindi colui che viene ucciso per odio alla fede e che accetta la morte per
fedeltà a Cristo e alla sua dottrina e a tutto quello che esige la fede in lui,
quindi anche le singole virtù (v. gr., la castità, come Maria Goretti, o la
carità evangelica, come p. Kolbe): «Tutte le opere virtuose in quanto rapportate
o rapportabili a Dio sono una professione di fede; è la fede infatti che ci fa
conoscere quello che Dio esige da noi».
Non c'è prova più grande di amore del dare per quello che si ama, aveva detto
Gesù (cf. Gv 3, 16; 15, 13), ed è stato lui il primo a dare la sua vita per la
redenzione degli uomini; per ciò, il martire, sacrificando la vita per fedeltà a
lui, gli dà la massima prova di amore e realizza in sé la più intima unione con
lui e raggiungendo la più perfetta configurazione col crocifisso e glorioso, che
è la definizione della santità cristiana secondo l'espressione paolina (cf. Rm
8, 29; 2 Cor 3, 18; 4, 6 sgg.). Queste connotazioni del martirio, sottolineate
da tutta la tradizione della Chiesa, vengono esplicitamente riaffermate dal
Concilio Vaticano II, che lo definisce massima testimonianza di amore e dono
esimio di Dio; se a pochi viene concesso, tutti devono essere pronti a
confessare Cristo davanti agli uomini e a seguirlo tra le persecuzioni, che mai
mancano alla Chiesa, nel cammino della croce (cf. Lumen gentium, 42). Si può
dire per ciò col Rahner che «il martirio appartiene all'essenza della Chiesa» (Diz.
di teologia, Brescia 1968, p. 374). Il martire, quindi, è stato sempre
considerato, fin dai primi tempi del cristianesimo, come il più perfetto modello
di carità e di unione con Cristo da imitare, e come il più valido intercessore
in quanto più vicino al Figlio di Dio, morto e vivente. Ed è per ciò che i
martiri sono stati i primi ad essere oggetto di culto liturgico da parte della
Chiesa; i santi non martiri, a cui si è esteso più tardi lo stesso culto, sono
assimilati ai martiri in quanto presentano nella loro vita un esempio di fede e
di pratica delle virtù cristiane grado eroico, che si avvicina moralmente alla
testimonianza suprema del martire. Non a caso il catalogoufficiale dei santi
venerati dalla Chiesa viene chiamato ancora oggi “martirologio”.
Non tutte le migliaia di martiri che diedero la loro vita per la fede nei venti
secoli di storia ecclesiastica hanno avuto il riconoscimento ufficiale del culto
liturgico; anzi, la maggior parte di essi sono conosciuti soltanto da Dio. Sono
infatti venerati come martiri soltanto quelli che sono stati riconosciuti tali
dalla Chiesa (dalle Chiese locali nei primi secoli e dal Sommo Pontefice fin dal
sec. XIII), in quanto nei singoli casi si è dimostrata l'esistenza di tutti gli
elementi della definizione teologica del martirio: la morte di un cristiano,
inflitta per odio alla fede, accettata o subita pazientemente per amore di
Cristo e per fedeltà lui, che si traduce anche, spesso esplicitamente, nel
perdono agli uccisori. Il riconoscimento ufficiale della Chiesa, che si esprime
con la canonizzazione del martire, con cui viene proposto solennemente
all'imitazione e alla venerazione dei fedeli, richiede per ciò una rigorosa
indagine previa per appurare, al di sopra di ogni ragionevole dubbio, che nella
sua morte si compiono pienamente le suddette condizioni. Le norme e la procedura
per questa indagine, che viene chiamata processo di canonizzazione, sono state
via via perfezionate, precisate e codificate per renderle sempre più atte a
garantire la sicura conoscenza dei dati richiesti per procedere alla solenne
proclamazione del martirio. E’ necessario a tale fine raccogliere tutte le
testimonianze, orali e scritte, autentiche e degne di fede, necessarie e
sufficienti allo scopo, ed è al riguardo di primaria importanza il contributo
dei testimoni diretti (“de visu”) e di quelli più immediati (“de auditu a
videntibus”), che offrano piena garanzia di verità. Queste testimonianze,
evidentemente, devono essere raccolte in tempo utile, prima cioè della loro
scomparsa o della loro inabilitazione (malattia, età avanzata, ecc.). Per ciò i
processi devono essere iniziati quanto prima. Non tutti avranno una conclusione
positiva, ma ciò significa soltanto che le prove raccolte non sono state
giudicate sufficienti ad illustrare, con la completezza richiesta, la realtà dei
fatti, senza negare con ciò che si tratti di vero martirio al cospetto di Dio.
II. I MARTIRI DELLA SPAGNA NEL SEC. XX
Cristo fu perseguitato a morte, e continua ad esserlo nella Chiesa: «Io sono
Gesù, che tu perseguiti», disse il Signore a Saulo, persecutore dei primi
cristiani (At 9, 5). La Chiesa ha avuto martiri in tutti i secoli della sua
storia; li ha anche nel nostro secolo, e tra essi si trovano quelli della Spagna
negli anni 1934 e 1936-39. Vengono chiamati, anche nell'esponente di questo
articolo, martiri della guerra di Spagna; ma ciò è una connotazione cronologica
piuttosto che una qualificazione politica: non si tratta di caduti di guerra, ma
di persone uccise per la loro fede, in circostanze in cui si ravvisano tutte le
componenti del martirio cristiano. Ed è questo l'aspetto di cui si terrà conto
qui e nei processi della Chiesa, senza nessun giudizio di valore sulla terribile
guerra civile né sulle ragioni delle «due Spagne» contrapposte; anche se è
impossibile prescindere dal fatto che soltanto nella zona dominata da una delle
parti si ebbe questa manifestazione di ferocia anticristiana. Essa contribuì
inevitabilmente a dare alla sollevazione militare la motivazione della difesa
della religione, che non era presente nella preparazione e nei primi momenti
della guerra; così divenne questa per molti spagnoli una crociata: impura, come
tutte le crociate della storia in cui si trovano sempre mescolati ideali
religiosi e interessi economici e politici di varia indole, ma come crociata la
vissero quelli che andavano sinceramente a combattere «per Dio e per la Spagna»
e tutti quei cristiani dell'altra zona, che vivevano, in quanto tali, in regime
di catacombe.
I martiri, presunti finché ci sarà il giudizio definitivo della Chiesa, furono
uccisi dopo lo scoppio della rivoluzione nelle Asturie nel 1934 e della guerra
civile il 18 lug. 1936, ma furono vittime di una persecuzione annunciata,
caldeggiata e demagogicamente alimentata negli anni precedenti. Non si tratta di
episodi sporadici, ma di una persecuzione generale. La rivoluzione del 1934, una
sollevazione di sinistra contro il governo repubblicano, durò soltanto dieci
giorni (5-14 ott.): in questo periodo vennero uccisi 12 sacerdoti, 7 seminaristi
e 18 religiosi (passionisti, maristi, Fratelli delle Scuole Cristiane, della
Missione, gesuiti e carmelitani scalzi), e furono incendiate 58 chiese;
altrettanto sarebbe successo nel resto della Spagna, se i focolai della rivolta
non fossero stati rapidamente spenti. Furono risparmiate le suore e non si
registrano morti di cattolici per la loro fede. Queste limitazioni però non si
ebbero dal 18 lug. 1936 in poi; la semplice statistica, incompleta nonostante
rigorose ricerche, è sconvolgente: sono stati contati, secondo i calcoli più
affidabili, 4.184 sacerdoti diocesani (includendo i seminaristi), 2.365
religiosi e 283 suore, che fanno un totale di 6.832 vittime (non ci sono
statistiche dei laici assassinati per il solo fatto di essere cattolici, ma sono
anche essi numerosissimi). Queste cifre equivalgono al 13 per cento dei
sacerdoti diocesani e al 23 per cento dei religiosi di tutta la Spagna; ma
bisogna tenet conto che le vittime appai gono soltanto a una metà della Spagna,
per cui le percentuali diventano altissime: limitatamente al diocesano vanno
dall'87,8 per cento nella diocesi Barbastro all'1,3 per cento in quella di Leon;
questa diocesi però soltanto in piccolissima parte del suo territorio e per
pochi giorni si trovò sotto il dominio del terrore.
La maggior parte delle uccisioni ebbe luogo durante il primo anno della guerra.
Nel 1936, prima del 18 lug. erano già stati assassinati 17 sacerdoti e
religiosi; dal 18 al 31 lug. ne furono uccisi 861; nel mese di ago., 2.077, e
tra essi si contavano 10 vescovi (Siguenza, Lérida, Cuenca, Barbastro, Segorbe,
Jaén, ausiliare di Tarragona, Ciudad Real, Almeria e Guadix); il 14 sett.,
quando Pio XI parlò per la prima volta della persecuzione religiosa in Spagna,
il numero si avvicinava ormai a 6.500, e si era aggiunto ancora un vescovo,
quello di Barcellona (4 dic. 1936). II resto di 332 (incluso il vescovo di
Tetuel), fino al numero complessivo di 6.832, trovarono la morte tra il mese di
lug. del 1937 e la fine della guerra (mar 1939). Questa netta diminuzione del
numero degli uccisi dopo il primo anno si spiega fondamentalmente per un duplice
motivo: in primo luogo, perché la maggior parte dei sacetdoti e religiosi erano
ormai morti e quelli rimasti erano riusciti a fuggire o a nascondersi, mentre
altri erano stati salvati da personalità qualificate, semplicemente oneste,
anche ideologicamente contrarie agli insorti, ma inorridite davanti a così
ingiusta e inumana persecuzione contro le persone e i valori religiosi; ma un
altro motivo, e non fu la causa meno determinante, è il fatto che le autorità
repubblicane si impegnarono più decisamente nell'intento di far cessare lo
spettacolo orrendo di tante uccisioni ingiustificate, che le screditava e
alienava simpatie alla loro causa agli occhi di tutto il mondo. Fu la
dettagliata descrizione della persecuzione in atto, che un giudizio sereno e
sulla base dell'aplissima documentazione oggi disponibile deve riconoscere
pienamente aderente alla realtà, a provocare l’adesione moralmente unanime
dell'episcopato mondiale alla lettera collettiva del 1° lug. 1937, pubblicata al
loro indirizzo dai vescovi spagnoli, con le sole eccezioni dell’arcivescovo di
Barcellona, card. Vidal y Bartaquen, e il vescovo di Vitoria, mons. Mateo Mùgica.
III. I FAUTORI DELLA PERSECUZIONE
Come si spiega questa esplosione generalizzata di accanita persecuzione contro
la Chiesa Cattolica in Spagna? Certamente non è stata promossa dall'autorità
costituita dal governo della Repubblica; questo si trovò subito scavalcato e
annullato dall'incontrollabile rivoluzione anarchica ad opera dei gruppi e
partiti più estremisti, che agirono con potete autonomo e arbitrario in ogni
regione, e paese, in cui non aveva trionfato la sollevazione militate: forse la
più efficace ed amata descrizione di questa anarchia è quella dello stesso
presidente della Repubblica, Manuel Azana, nel suo libro Velada en Benicarlò,
scritto nel 1937 (cf. M. Azana, Obras compietas, III, Messico 1967, pp.
422-427). Il governo non riuscì mai ad arginare completamente queste potenti
forze anarchiche, contrarie al governo e visceralmente nemiche tra di esse;
anzi, nei governi repubblicani che successivamente si andarono formando, «alcuni
di quelli che entrarono a comandare avevano in parte approvato o promosso i
movimenti della rivoluzione» violenta. Erano molte, profonde e inconciliabili le
divisioni tra questi gruppi e partiti estremisti sullo scopo e sull'attuazione
della radicale rivoluzione sociale e politica perseguita, e questa è una delle
cause più importanti della sconfitta repubblicana; ma una cosa era comune a
tutti: l'odio alla Chiesa e il proposito di sradicare fino allo sterminio la
fede e la religione cattolica in Spagna. La tragica persecuzione religiosa fu
opera fondamentalmente di questi gruppi estremisti.
Ma prima di illustrare l'aspetto antireligioso del loro programma, l'opera di
indottrinamento e di propaganda delle loro idee e l'attuazione concreta della
persecuzione, è necessario ricordare che il tutto si era andato sviluppando con
la tolleranza e all'ombra della politica antiecclesiastica praticata dai governi
della Repubblica dal 1931 fino al 1936. Il nuovo regime, dopo le elezioni
amministrative del 13 apr. 1931, era stato accettato dai vescovi, senza
eccezioni, proclamando la dottrina dell'indifferenza delle forme di governo ed
esortando i cattolici all'ubbidienza ai poteri costituiti; tra i cattolici
stessi si contavano molti repubblicani. Ma dopo un mese cominciarono a sfumare
le speranze di pacifica convivenza e collaborazione tra la Chiesa e lo Stato: il
primo drammatico episodio (11-12 magg.) fu l'incendio programmato, con
l'occasione di un episodio marginale, di un centinaio di chiese e conventi a
Madrid, Valenza, Alicante, Murcia, Siviglia, Màlaga e Càdiz. Il governo, sotto
l'influsso determinante di Azana, impedì l'intervento delle forze dell'ordine
per evitare o far cessare gli atti vandalici, che a Màlaga vennero compiuti
addirittura con la partecipazione in prima fila delle autorità governative.
Pochi giorni dopo, il 17 magg. veniva espulso dalla Spagna il vescovo di Vitoria,
mons, Mùgica, e un mese più tardi (15 giu.) si decretava l'espulsione
dell'arcivescovo di Toledo, card. Segura, perché in una lettera pastorale aveva
espresso sentimenti di gratitudine e di lode per il deposto re, Alfonso XIII,
benché consigliando ai suoi fedeli «rispetto e ubbidienza (alle autorità
repubblicane) per il mantenimento dell'ordine e per il bene comune». Ma la
politica anticlericale e antireligiosa venne istituzionalizzata dall'art. 26
della Costituzione promulgata il 9 dic. 1931: la redazione definitiva era meno
radicale del progetto originario, che avrebbe comportato la totale scomparsa
della Chiesa, ma era ancora terribilmente discriminatoria e persecutrice nei
suoi confronti. Ciò si manifestò con più evidenza ancora nell'attività
legislativa susseguente, che non si può non definire settaria: scioglimento
della Compagnia di Gesù, legge del divorzio, soppressione nelle scuole di ogni
simbolo religioso, divieto ai religiosi di dedicarsi all'insegnamento, ecc., e
infine la cosiddetta «legge di confessioni e associazioni religiose», che
rendeva la vita quasi impossibile agli Ordini religiosi e poneva dei limiti al
culto cattolico, lasciandolo praticamente all'arbitrio delle autorità
municipali.
Non si trattava soltanto della separazione di Chiesa e Stato, il che, in quel
momento storico, avrebbe di per sé costituito un grave problema, ma di un
laicismo palesemente settario contro la Chiesa e contro la religione, nonostante
il principio di libertà ed eguaglianza proclamato come fondamentale dalla stessa
Costituzione. Dalla sola enunciazione delle accennate misure legislative si può
ben capire il grave turbamento e l'angoscia dei cattolici spagnoli, tra i quali,
come si è detto, si trovavano molti sinceri repubblicani, e dei loro vescovi. Ma
non si avrà piena consapevolezza dell'atmosfera di persecuzione religiosa che
incombeva sulla Spagna, se non si leggono gli infuocati discorsi anticlericali e
antireligiosi pronunciati nel parlamento nei giorni, che giustamente sono stati
definiti «la settimana tragica della Chiesa» (cf. V.M. Arbeloa, La semana
tragica de la Iglesia en España. 1931, Barcellona 1976), in cui si discuteva
l'approvazione della Costituzione e delle leggi che la seguirono; a questi
discorsi facevano eco gli articoli ancora più violenti, e spesso grossolani, di
alcuni giornali: tra questi, El Socialista, uno dei più significativi in quanto
organo del partito più forte del parlamento e del governo, scriveva per esempio
il 18 ago. 1931: «Bisogna distruggere la Chiesa e cancellare da tutte le
coscienze il suo infamante influsso»; e due giorni dopo invitava esplicitamente
all'assassinio: «allora (l'11 magg.) furono gli inoffensivi conventi l'oggetto
della furia del popolo; siano adesso i loro inquilini le vittime del suo
furore».
Tutti gli sforzi compiuti dai vescovi spagnoli sotto la guida del card. Vidal y
Barraquer e della Santa Sede, attraverso il nunzio Federico Tedeschini, per
stabilire un dialogo proficuo col governo risultarono completamente inefficaci.
L'episcopato protestò energicamente per la tragica situazione creata alla Chiesa
nel mese di dic. del 1931, dopo la promulgazione della Costituzione; seguì, il
25 lug. 1932, un'istruzione dei metropolitani sul matrimonio civile e canonico,
ed intervennero per l'ultima volta collettivamente prima della guerra il 25
magg. 1933, a motivo della «legge di confessioni e associazioni religiose»,
definita antigiuridica e attentatoria ai diritti dell'uomo. Il 3 giu.
successivo, Pio XI pubblicava l'enciclica Dilectissima Nobis sulla grave
situazione della Chiesa in Spagna. In nessuno di questi documenti si potrà
trovare un invito alla resistenza attiva alla persecuzione in atto, descritta
con precisione, ma soltanto, come si legge nell'enciclica, una esortazione
all'unione dei cattolici nell'intento di ottenere dai legislatori, usando di
tutti i mezzi legittimi a loro disposizione, la riforma delle leggi contrarie ai
diritti dell'uomo e ostili alla Chiesa (AASS, 25 [1933], pp. 261-287).
È evidente quindi il carattere settario e persecutorio della legislazione della
Repubblica nei riguardi della Chiesa, i cui membri venivano demagogicamente
indicati come nemici del popolo e del regime repubblicano, senza voler prendere
atto del sincero atteggiamento dei vescovi e della stragrande maggioranza dei
cattolici, di rispetto e ubbidienza ai poteri costituiti, proclamato
all'indomani dell'instaurazione della Repubblica e mai smentito nella lotta
politica dei cattolici, se non da piccoli gruppi estremisti, formatisi in
reazione alla crescente violenza degli estremisti di sinistra. Furono questi a
portare la persecuzione religiosa dal terreno legislativo, già di per sé
gravissimo, a quello della violenza fisica contro le persone e le cose, che le
più responsabili personalità del governo e dei partiti repubblicani avrebbero
voluto sinceramente, anche se ingenuamente, evitare ad ogni costo. La
rivoluzione delle Asturie nel mese di ott. del 1934, contro un governo
repubblicano di destra sorto da regolari elezioni politiche, produsse le prime
vittime mortali tra i sacerdoti e i religiosi. Le successive elezioni del 16
febb. 1936 portarono di nuovo al potere i partiti di sinistra, coalizzati nel
cosiddetto «Fronte popolare», ma la violenza rivoluzionaria andò sempre
crescendo, mettendo a repentaglio la stessa stabilità del governo, incapace di
controllare l'ordine pubblico. Scioperi selvaggi, soprusi incredibili, incendi e
provocazioni di ogni tipo riempiono la cronaca di tutti i giorni e le pagine del
diario delle sessioni del parlamento: dal 16 febb. al 16 apr. 1936 si contarono
120 circoli politici, edifici pubblici e privati assaltati e 57 incendiati, 36
case private saccheggiate e 15 incendiate, 76 persone uccise e 346 ferite; nel
primo semestre del 1936, prima dell'inizio della guerra, furono assassinati, in
diversi luoghi e circostanze, 17 tra sacerdoti e religiosi. Era ormai un clima
di terrore e di guerra, in cui la Chiesa veniva presa direttamente di mira; per
aizzare le masse contro di essa e le sue istituzioni, si arrivò perfino a far
circolare delle accuse mostruose, assolutamente false, che si sarebbero
moltiplicate nei primi mesi della guerra: il 14 magg. si propagò a Madrid la
voce che le suore salesiane distribuivano ai bambini del loro collegio delle
caramelle avvelenate, provocando l'assalto e l'incendio del collegio con
violente aggressioni alle suore, alcune delle quali rimasero gravemente ferite,
benché il governo cercasse rapidamente di appurare e dichiarare ufficialmente la
falsità dell'accusa.
Tutte queste azioni rivoluzionarie e la propaganda demagogica erano opera dei
gruppi estremisti di sinistra: gli anarchici col loro sindacato, Federazione
anarchica iberica (FAI); i socialisti più radicali, capeggiati da Largo
Caballero, che si gloriava del titolo di «Lenin spagnolo» ed era riuscito ad
imporsi alle frange più moderate del partito, rappresentate da Indalecio Prieto
e Juliàn Besteiro, e a controllare il loro sindacato (CNT); i comunisti,
inizialmente poco numerosi, ma con un'influenza che andò sempre aumentando fino
a diventare determinante durante la guerra, con ideologia e programmi
prettamente stalinisti (cf. G. Maranòn, Liberalismo y comunismo [1937], in Obras
completas, IV, Madrid 1968, pp. 378-386); e non si può non menzionare l'influsso
della massoneria (cf. N. Alcalà Zamora, Memorias, Barcellona 1977, pp. 201-202),
caratterizzata in Spagna da una vera fobia anticlericale e anticristiana. Alcuni
rappresentanti di questi gruppi, come abbiamo visto sottolineato dallo stesso
Azana, erano anche entrati a far parte dei governi.
IV. L'ODIO ALLA FEDE
Non tutte le vittime dei rivoluzionari, prima e durante la guerra, si possono
dire martiri; soltanto quelle che abbiano ricevuto la morte per odio alla fede
da parte degli uccisori, causa esclusiva o almeno prevalente, e che l’abbiano
accettata o subita per la fede di Cristo o un altro atto di virtù riferito a Dio
(Benedetto XIV, De Servorum Dei beatif., libro III, cap. 11, n. 1-2). Quelli in
cui si possono riscontrare queste caratteristiche sono non soltanto vescovi,
sacerdoti, religiosi e suore, ma anche laici cattolici, uomini e donne, che non
avevano altra connotazione che la loro fede. Sono però molto più numerose le
persone assassinate perché appartenenti a partiti politici di destra o per altri
motivi di carattere sociale, senza nessun riferimento alle condizione di
credenti: le classiche vittime di ogni rivoluzione violenta di carattare
politico o sociale, la cui morte è un vero crimine, ma affatto identificabile
col martirio cristiano. Per i sicari però, anche per i loro ispiratori o
mandanti, tutte le vittime venivano accomunate genericamente nella categoria di
“nemici del popolo»; si impone, quindi, per discernere i casi di vero martirio,
un accurato studio dello svolgimento concreto e di tutte le circostanze che
concorrono nei singoli episodi. Ma in una presentazione d'insieme del problema
ci si deve limitare ad illustrare l'esistenza di un vero odio alla Chiesa, alle
sue istituzioni e ai suoi fedeli, che è motivo determinante dell'eccidio e che
permette di definire il fenomeno generalizzato come vera persecuzione religiosa;
tenendo però ben presente un dato di fatto: tutte le persecuzioni della storia
sono state attuate da autorità e movimenti sociali e politici, ispirati da
ideologie incompatibili con la fede cristiana e quindi con la Chiesa e i suoi
seguaci, presentati per ciò come nemici della società e delle istituzioni. Mai è
stata scatenata una persecuzione esplicitamente contro la fede cristiana in
quanto tale, ma con motivazioni, a volte sincere benché erronee, ma spesso
completamente pretestuose e false, di carattere religioso, politico o sociale;
quelle sociali e politiche sono tanto più necessarie ed efficaci quando lo
spirito anticristiano deve essere istillato tra i cristiani stessi, e tale è il
caso della Spagna.
Infatti nella Spagna lo spirito antiecclesiastico e anticristiano veniva
proclamato e propagandato con tutti i mezzi disponibili e con lo stile più
demagogico, fin dal primi tempi dell'instaurazione della Repubblica nel 1931: è
impressionante la proliferazione di giornali, nazionali e provinciali, che,
ispirati dai citati gruppi estremisti, si fecero portatori di questo spirito,
istigando, con violenza verbale incredibile, alla completa distruzione della
Chiesa e della religione cattolica. Si aggiunse la creazione di numerose case
editrici specializzate nella produzione di pubblicazioni popolari contro Dio e
contro la Chiesa; una di esse, col significativo nome di “Biblioteca dei senza
Dio”, sfornò titoli come “Cristo non fu cristiano”, “Gesù Cristo cattiva
persona”, “Gli apostoli e le loro concubine”, “Origine nefanda dei conventi”,
ecc. A queste pubblicazioni si affiancavano dei giornali e dei settimanali con
ispirazione esclusivamente anticlericale, come “La traca”, “El frailazo”, ecc.,
di stile stomachevolmente grossolano, in cui venivano attaccati e ridicolizzati
Cristo stesso, il Papa, i vescovi, i religiosi e la religione cattolica, da essi
predicata e rappresentata. Questa campagna propagandistica era caldeggiata,
programmata e finanziata dai suddetti gruppi rivoluzionari estremisti, che per
giustificare le loro invettive presentavano la Chiesa come immensamente ricca e
alleata degli oppressori dei poveri, e la religione con lo slogan marxista di
«oppio del popolo» coscientemente propinato per tenerlo sottomesso.
La propaganda antireligiosa, con queste caratteristiche e motivazioni, è
perfettamente documentata nei giornali dell'epoca, nelle pubblicazioni di alcuni
dirigenti e anche in non pochi discorsi parlamentari. Lasciando da parte, ben
conoscendone la matrice originaria, la definizione della religione come oppio
del popolo, il meno che si può dire dell'accusa alla Chiesa di immensamente
ricca, e per ciò alleata degli oppressori, è che si tratta di pura demagogia e
che in quanto tale afferma il falso: la ricchezza della Chiesa stava nelle
cattedrali e nel tesoro artistico, che sarebbe andato distrutto o
gravissimamcnte danneggiato durante la persecuzione, mentre in realtà, fin dal
secolo XIX, era veramente povera e i suoi sacerdoti vivevano materialmente al
livello delle classi meno privilegiate della società; e accusandola di
connivenza con gli oppressori, si dimenticava ad arte il fatto che la stragrande
maggioranza dei sacerdoti e dei religiosi consumavano la loro vita nelle
parrocchie, nelle istituzioni educative, negli ospedali e nell'attività di
assistenza agli anziani e ai bisognosi, al servizio anche materiale del popolo:
tutti indiscriminatamente furono vittime della persecuzione. La storiografia
posteriore, anche di parte cattolica, riconoscendo la demagogia e la falsità di
siffatte accuse, ha preferito sottolineare lo scarso «senso sociale» che aveva
dimostrato larga parte dei cattolici più influenti e la stessa gerarchia
ecclesiastica; ma non si può passare sotto silenzio, anche ammettendo tutti i
suoi limiti, la multiforme attività di quello che è stato chiamato il
«cattolicesimo sociale», promosso e appoggiato dai vescovi sulla scia della
“Rerum novarum” di Leone XIII.
Gli stessi ispiratori di questa campagna antireligiosa non dovevano essere molto
convinti della sufficienza delle suddette accuse per provocare la persecuzione
totale, quando ricorsero a quelle veramente mostruose e assolutamente false dei
peggiori crimini: le caramelle avvelenate a Madrid dalle suore nel 1934; e dopo
l'inizio della guerra, le notizie di bambini, figli di suore e di frati,
assassinati e seppelliti nei conventi, con macabre esposizioni pubbliche di
poveri resti, certamente non di bambini, dissotterrati dai loro cimiteri; di
depositi di armi nei conventi e nelle chiese; di omicidi commessi da sacerdoti
contro persone non simpatizzanti verso la Chiesa; di attacchi armati di
sacerdoti e religiosi contro i difensori della Repubblica, ecc.
Questa incredibile propaganda fece presa facilmente sulla base dei movimenti
rivoluzionari, per i quali l'uso della violenza era strumento programmatico di
lotta politica e sociale; la loro azione, incoraggiata, come si è detto, dal
carattere persecutorio della legislazione della Repubblica, si tradusse prima
negli assalti e distruzione di chiese e conventi e nelle continue molestie e
difficoltà alla normale attività pastorale e liturgica; ma, dopo il primo
episodio di persecuzione cruenta nel 1934, l'assassinio di preti, religiosi,
suore e di semplici cattolici, con lo scopo confessato di totale distruzione
della Chiesa, divenne normale subito dopo la sollevazine dei militari, quando
l'anarchia rivoluzionaria si instaurò in tutto il territorio della Spagna non
dominato dagli insorti. Della portata della persecuzione per quanto riguarda il
numero degli uccisi già abbiamo detto; ma bisogna aggiungere l'accanimento con
cui si andò alla caccia del sacerdote, del religioso e della suora, e l'inumana
ferocia (insulti, percosse, bestemmie, mutilazioni, i più raffinati tormenti
fisici e morali), con cui spesso vennero assassinati. E lo furono per il solo
fatto della loro condizione di religiosi o di cattolici; ciò si dimostra con
assoluta evidenza in moltissimi casi concreti, in cui dai sicari non fu
invocato, né poteva esserlo perché totalmente inesistente, nessun motivo
politico: quante volte si pronunciarono frasi come queste: è un prete, è una
suora, ammazziamoli! (cf. Canonizationis SS. Dei Mariae Pilar a S. Francisco
Borgia duarumque sociarum O.C.D. Positio super martyrio, Roma 1983, Summarium,
pp. 204-205 e passim). Uno storico al di sopra di ogni sospetto come Salvador de
Madariaga, repubblicano convinto e nemico degli insorti e del regime nato dalla
loro vittoria, ha scritto che «nessuno che abbia insieme buona fede e buona
informazione può negare gli orrori di questa persecuzione», e che «durante mesi
e anni bastasse il solo fatto di essere sacerdote per meritare la pena di
morire.., è un fatto pienamente dimostrato»; si tratta quindi di una vera
«persecuzione sistematica», con «assassinio in massa di sacerdoti per il solo
motivo di esserlo, con proibizione del culto e dissacrazionc di chiese» (S. de
Madariaga, España. Ensayo de historia contemporanea, Madrid 1979, pp. 218-219).
Ma l'odio del sacro si evidenzia ancora di più dal fatto che il semplice
possesso di un oggetto religioso (un crocifisso, una medaglia, un messalino) fu
motivo sufficiente per l'assassinio di non pochi laici.
Erano dunque esatte le informazioni e l'interpretazione al riguardo di Pio XI
nel suo discorso del 14 sett. 1936 a un gruppo di spagnoli profughi dalla zona
repubblicana (AAS, 28 [1936], pp. 373-381), e dei vescovi nella loro lettera
collettiva del 1° lug. 1937, a prescindere dalla polemica, ancora non sopita, su
altri aspetti di questo documento episcopale: era in atto una vera e propria
persecuzione religiosa, in cui i membri della Chiesa venivano uccisi in massa
per odio alla fede.
V LE
CONDIZIONI DEL MARTIRIO DA PARTE DEGLI UCCISI
Anche le disposizioni soggettive delle vittime, richieste per il vero martirio,
sono perfettamente dimostrabili in moltissimi casi; in taluni di essi si
raggiunge al riguardo la massima certezza desiderabile, sulla base di
testimonianze e documentazione assolutamente inoppugnabili e degne.di fede. Le
testimonianze provengono spesso, non soltanto da testi semplicemente oculari, ma
dagli stessi uccisori: sono molti quelli che affrontarono la morte con
espressioni esplicite di fede e non di rado con parole di perdono per i loro
sicari )sacerdoti che chiedono di benedirli prima di essere assassinati; persone
che, ferite a morte, riescono a pronunciare le parole di Cristo in croce:
«perdonali, Signore, perché non sanno quel che fanno», ecc»; e molti anche
quelli di cui si può dimostrare la preparazione remota al martirio, con la loro
vita virtuosa e la loro disposizione espressa a dare testimonianza della fede
col sacrificio della vita, a volte chiesto a Dio come suprema grazia. Al
convincimento che si trattava di veri martiri si deve il sorgere immediato, in
cerchie più o meno ampie, della venerazione e delle preghiere a loro indirizzate
come intercessori privilegiati presso Dio. Ed è la precisa conoscenza
dell'esistenza di tutte queste circostanze che permise a Pio XI, nel citato
discorso del 14 sett. 1936, di parlare di «martiri: martiri veri in tutto il
sacro e glorioso significato della parola».
Ma tutto ciò non basta per la proclamazione solenne del martirio da parte della
Chiesa. L'esistenza delle condizioni richieste da parte delle vittime, così come
l'odio alla fede come causa determinante nei persecutori, deve essere
investigata e dimostrata nei singoli casi in modo da raggiungere la certezza al
di sopra di ogni ragionevole dubbio. E questo lo scopo del processo canonico sul
martirio.
VI. I PROCESSI SUL
MARTIRIO DI VITTIME DELLA PERSECUZIONE
Conoscendo da vicino lo svolgimento dei fatti e la fama del martirio di cu
godevano molte delle vittime della persecuzione, vennero iniziate subito dopo la
fine della guerra le procedure per avviare il relativo processo secondo le norme
del Codice di Diritto Canonico vigente, per iniziativa degli ordinari diocesani
e delle congregazioni religiose interessate; ciò si doveva fare entro i trenta
anni dopo la morte dei servi di Dio, e in caso contrario si richiedeva la
dimostrazione che non c'era stato dolo o negligenza al riguardo (can. 2049).
Alla fine degli anni cinquanta, cominciarono a pervenire alla competente S.
Congregazione dei Riti i processi informativi, individuali o di gruppo, che
raggiunsero presto un numero considerevole, con le relative lettere postulatorie
per l'introduzione delle cause sul martirio. Motivi di opportunità, tra cui la
convenienza di lasciar passare un prudenziale lasso di tempo che permettesse di
contemplare con più obiettività gli avvenimenti della Spagna all'epoca della
persecuzione, consigliarono di rallentare il corso di questi processi; è da poco
più di cinque anni, trascorsi ormai più di quaranta dalla fine della guerra, che
hanno avuto di nuovo via libera; il primo ad avere un esito positivo è il
processo sul martirio delle serve di Dio sr. Maria del Pilar di S. Francesco
Borgia, sr. Maria degli Angeli e sr. Teresa del Bambino Gesù, carmelitane scalze
del convento di Guadalajara, uccise il 24 lug. 1936: il relativo decreto di
approvazione del martirio è stato promulgato il 22 mai-. 1986.
[...] L'approvazione data dalla Congregazione con nulla osta per l'introduzione
della causa non pregiudica l'esito finale; i singoli processi devono seguire la
prescritta procedura, tendente ad appurare col massimo rigore la sufficienza e
attendibilità della documentazione addotta allo scopo di dimostrare che nella
morte delle persone a cui si riferisce il processo concorrono tutti i requisiti
del martirio. Nei processi di gruppo questa disamina verte sulle singole
persone, per cui può succedere che per alcuni membri del gruppo non siano
dimostrabili tutti gli estremi del martirio, ed essi in tal caso verrebbero
stralciati dal gruppo stesso.
Alle tre carmelitane scalze di Guadalajara, prime ad essere dichiarate martiri,
altri seguiranno ed entreranno a far parte del martirologio ufficiale della
Chiesa. Essi saranno presentati, alla stregua di tutti i martiri della storia, e
più efficacemente perché a noi più vicini, come esempio di fedeltà alla loro
fede cristiana e di suprema carità e come intercessori davanti a Dio. Sono morti
perdonando persecutori ed uccisori; il loro ricordo e la loro glorificazione non
portano quindi, e non devono servire, ad alimentare sentimenti di odio o di
vendetta, ma costituiscono, per tutti, un richiamo alla riconciliazione e
all'amore nello spirito del Vangelo e del supremo mandato del Cristo: «Amatevi
gli uni gli altri come io vi ho amati» (Gv 15, 12).
Autore: Justo Fernàndez Alonzo
Fonte: www.santiebeati.it - 9391917
Beati 498 Martiri Spagnoli
Beatificati nel 2007
memoria: 6 novembre
+ Spagna, 1934-1936-1938
La cerimonia di beatificazione officiata
su mandato del Santo Padre Benedetto XVI dal Cardinale José Saraiva Martins,
prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, il 28 ottobre 2007 a Roma,
avente per oggetto ben 498 martiri spagnoli, comprende la più folta schiera di
testimoni della fede mai elevata alla gloria degli altari nei tempi moderni
dalla Chiesa Cattolica, se non consideriamo gli 800 beati Martiri di Otranto,
dei cui nomi però non vi è un elenco completo.
I novelli beati caddero vittime in odio alla loro fede cristiana durante la
feroce persecuzione religiosa che contraddistinse la Guerra Civile Spagnola
negli anni ’30 del XX secolo. In questa sanguinosa strage che attraversò la
Spagna, il numero delle vittime superò il milione, colpendo persone di ogni età
e classe sociale: vescovi, sacerdoti, religiosi e laici di ambo i sessi. E’
stato ormai appurato da parte degli storici che, all’interno di questo terribile
massacro, gli anarchici ed i social-comunisti perpetrarono una vera e propria
persecuzione volta ad annientare la Chiesa Cattolica in Spagna.
Con questa ennesima beatificazione di martiri periti in tali circostanze, la
Chiese venera ad oggi un totale di 10 santi e 966 beati. Tanti solo coloro che a
partire dal 1987 sono stati glorificati dalla Chiesa per non andasse perduto il
ricordo della loro eroica testimonianza e potrebbero essere posti a modelli per i
cristiani del III millennio.
Nel fornire di seguito l’elenco completo dei 498 martiri beatificati nel 2007,
suddiviso in base alle cause istruite dalle diverse diocesi e congregazioni,
rimandiamo talvolta quando possibile a schede più specifiche ove sarà possibile
trovare maggiori informazioni ed immagini dei vari martiri.
Ecco i loro nomi:
Lucas de S. José, carmelitano, Leonardo José, lasalliano, Apolonia Lizarraga del
Ss. Sacramento e 61 compagni
Diocesi di Barcellona
Decreto sul martirio: 22 giugno 2004
- Leonardo José (José María Aragonés Mateu), F.S.C.
- Dionisio Luis (Mateo Molinos Coloma), F.S.C.
- Jacob Samuel (José Enrique Chamayou Oulés), F.S.C.
- Crisóstomo (José Llorach Bretó), F.S.C.
- Cándido Alberto (José Ruiz de la Torre), F.S.C.
- Leónides Francisco Colóm González), F.S.C.
- Cirilo Pedro (Cecilio Manrique Arnáiz), F.S.C.
- Indalecio María (Marcos Morón Casas), F.S.C.
- Lorenzo Gabriel (José Figueras Rey), F.S.C.
- Cayetano José (Ramón Palos Gascón), F.S.C.
- Celestino Antonio (Ismael Barrio Marquilla), F.S.C.
- Félix José (José Trilla Lastra), F.S.C.
- Lamberto Carlos (Jaime Mases Boncompte), F.S.C.
- Benito Clemente (Félix España Ortiz), F.S.C.
- Adolfo Mariano (Mariano Anel Andreu), F.S.C.
- Florencio Miguel (Ruperto García Arce), F.S.C.
- Ildefonso Luis (José Llorach Bretó), F.S.C.
- Agapio (José Luis Carrera Comas), F.S.C.
- José Benito (José Mas Pujobrás), F.S.C.
- Mariano León (Santos López Martínez), F.S.C.
- Vicente Justino (Vicente Fernández Castrillo), F.S.C.
- Arnoldo Julián (Jesús Juan Otero), F.S.C.
- Benedicto José (José Bardalet Compte), F.S.C.
- Esiquio José (Baldomero Margenat Puigmitjá), F.S.C.
- Hilarión Eugenio (Eugenio Cuesta Padierna), F.S.C.
- Francisco Alfredo (Francisco Mallo Sánchez), F.S.C.
- Edmundo Ángel (Pedro Masó Llagostera), F.S.C.
- Hugo Julián (Julián Delgado Díez), F.S.C.
- Emerío José (José Plana Rebugent), F.S.C.
- Eusebio Andrés (Eusebio Roldán Vielba), F.S.C.
- Luis de Jesús (Joseph-Louis Marcou Pecalvel) , F.S.C.
- Adolfo Jaime (Antonio Serra Hortal), F.S.C.
- Miguel de Jesús (Jaime Puigferrer Mora), F.S.C.
- Victorio (Martín Anglés Oliveras), F.S.C.
- Jaime Bertino (Antonio Jaume Secases), F.S.C.
- León Justino (Francisco del Valle Villar), F.S.C.
- Honesto María (Francisco Pujol Espinalt), F.S.C.
- Raimundo Eloy (Narciso Serra Rovira), F.S.C.
- Francisco Magín (Antonio Tost Llavería), F.S.C.
- Olegario Ángel (Eudaldo Rodas Mas), F.S.C.
- Honorato Alfredo (Agustín Pedro Calvo), F.S.C.
- Eliseo Vicente (Vicente Alberich Lluch), F.S.C.
- Valeriano Luis (Nicolás Alberich Lluch), F.S.C.
- Onofre (Salvio Tolosa Alsina), F.S.C.
- Apolonia Lizarraga del Santísimo
Sacramento, C.C.V.
- Lucas de San José, O.C.D.
- Jorge de San José, O.C.D.
- Jaime de Santa Teresa, O.C.D.
- Juan José de Jesús Crucificado, O.C.D.
- Romualdo de Santa Catalina, O.C.D.
- Pedro Tomás de la Virgen del Pilar, O.C.D.
- Luis María de la Merced, O.C.D.
- José Mariano de los Ángeles, O.C.D.
- Marcelo de Santa Ana, O.C.D.
- Antonio María de Jesús, O.C.D.
- Alfonso del Sagrado Corazón de María, O.C.D.
- Eduardo del Niño Jesús, O.C.D.
- Gabriel de la Anunciación, O.C.D.
- Joaquín de San José, O.C.D.
93502 - José Casas Ros, Seminarista
- Esperanza de la Cruz, C.M.
- María Refugio de San Ángelo, C.M.
- Daniela de San Bernabé, C.M.
- Gabriela de San Juan de la Cruz, C.M.
Antero Mateo García, laico, e 11 compagni
domenicani
Diocesi di Barcellona
Decreto sul martirio: 19 dicembre 2005
- Antero Mateo García, Laico
- Miguel Peiró Victori, Laico
- Josefina Sauleda Paulis, O.P.
- María del Camen Zaragoza Zaragoza,
- María Rosa Adrover Martí, O.P.
- Ramona Fossas Románs, O.P.
- Adelfa Soro Bo, O.P.
- Teresa Prats Martí, O.P.
- Otilia Alonso González, O.P.
- Ramona Perramón Vila, O.P.
- Reginalda Reginalda Picas Planas, O.P.
- Rosa Jutglar Gallart, O.P.
Simò Reynés Solivellas, M.SS.CC. e 3
compagni; 2 F.H.M. e Prudencia Canyelles y Ginestá, laica
Diocesi di Barcellona
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
- Simò Reynes Solivellas, M.SS.CC.
- Miquel Pons Ramis, M.SS.CC.
- Francésc Mayol Oliver, M.SS.CC.
- Pau Noguera Trias, M.SS.CC.
- Catalina Caldés Socias, O.F.M.
- Miquela Rullan Ribot, O.F.M.
- Prudencia Canyelles Ginesta, Laica.
Ángel María Prat Hostench e 16 compagni,
carmelitani dell’antica osservanza
Diocesi di Barcellona
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
- Ángel María Prat Hostench
- Eliseo María Maneus Besalduch
- Anastasio María Dorca Coromina
- Eduardo María Serrano Buj
- Pedro Ferrer Marín
- Andrés Corsino M. Solé Rovira
- Miguel María Solér Sala
- Juan María Puigmitjá Rubió
- Pedro Tomás María Prat Coldecarrera
- Eliseo M. Fontdecava Quiroga
- José María Escoto Ruiz
- Elías María Garre Egea
- Ludovico María Ayet Canós
- Ángel María Presta Batlle
- Fernando M. Llovera Puigsech
- Eufrosino María Raga Nadal
- María Patrocinio de San José.
Laurentino (Mariano Alonso Fuente),
Virgilio (Trifón Lacunza Unzu) e 44 compagni maristi
Diocesi di Barcellona
Decreto sul martirio: 16 dicembre 2006
- Laurentino (Mariano Alonso Fuente)
- Virgilio, (Trifón Lacunza Unzu)
- Alberto (Nestor Vivar Valdivielso)
- Ángel Andrés (Lucio Izquierdo López)
- Anselmo (Aniceto Falgueras Casellas)
- Antolín (Antonio Roig Alibau)
- Baudillo (Pedro Ciordia Hernández)
- Bernabé (Casimiro Riba Pi)
- Carlos Rafael (Carlos Brengaret, Pujol)
- Dionisio Martín (José Cesari Mercadal)
- Epifanio, (Fernando Suñer Estrach)
- Felipe José (Fermín Latienda Azpilicueta)
- Félix León (Felíx Ayúcar Eraso)
- Fortunato Andrés (Fortunto Ruíz Peña)
- Frumencio (Julio García Galarza)
- Gabriel Eduardo (Segismundo Hidalgo Martínez)
- Gaudencio (Juan Tubau Perello)
- Gil Felipe (Felipe Ruíz Peña)
- Hermógenes (Antonio Badía Andalé)
- Isaías María (Victoriano Martínez Martín)
- Ismael (Nicolás Ran Goñi)
- Jaime Ramón (Jaime Morella Bruguera)
- José Carmelo (Gregorio Faci Molins)
- José Federico (Nicolás Pereda Revuelta)
- Juan Crisóstomo (Juan Pelfort Planell)
- Juan de Mata (Jesús, Mechon Franco)
- Laureano Carlos (Pedro Sitjes Puig)
- Leónides (Jerónimo Messegue Ribera)
- Leopoldo José (Florentino Redondo Insausti)
- Lino Fernando (Victor Gutierrez Gómez)
- Licarión (Ángel Roba Osorno)
- Martiniano (Isidro Serrano Fabón)
- Miguel Ireneo (Leocadio Rodríguez Nieto)
- Porfirio (Leoncio Pérez Gómez)
- Prisciliano (José Mir Pons)
- Ramón Alberto (Feliciano Ayúcar Eraso)
- Silvio (Victoriano Gómez Gutierrez)
- Santiago (Serafín Zugaldía Lacruz)
- Santiago María (Santiago Sáiz Martínez)
- Santos (Santos Escudero Miguel)
- Teódulo (Lucio Zudarie Aramendia)
- Víctor Conrado (José Ambrós Dejuán)
- Victorino José (José Blanch Roca)
- Vito José (José Miguel Elola Arruti)
- Vivencio (Juan Núñez Casado)
- Vulfrano (Ramón Mill Arán)
Bernardo (Plácido Fábrega Juliá), Marista
Diocesi di Burgos
Decreto sul martirio: 22 giugno 2004
Bernardo (Plácido Fábrega Juliá)
Ovidio Bertrán (Esteban Anunciabay Letona)
e 4 compagni lasalliani , e José María Cánovas Martínez, sac. dioc.
Diocesi di Cartegna
Decreto sul martirio: 16 dicembre 2006
- Ovidio Beltrán (Esteban Anuncibay Letona), F.S.C.
- Hermenegildo Lorenzo (Modesto Sáez Manzanares), F.S.C.
- Luciano Pablo (Germán García García), F.S.C.
- Estanislao Víctor (Augusto Cordero Fernández), F.S.C.
- Lorenzo Santiago (Emilio Martínez de la Pera y Álava), F.S.C.
- José María Cánovas Martínez, Sac. Dioc.
Narciso de Esténaga y Echevarría, vescovo,
4 sac. dioc., 5 lasalliani e 1 laico
Diocesi di Ciudad Real
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
- Narciso Estenaga Echevarría, Vescovo
- Julio Melgar Salgado, Sac. Dioc.
- Félix González Bustos, Sac. Dioc.
- Pedro Buitrago Morales, Sac. Dioc.
- Justo Arévalo y Mora, Sac. Dioc.
- Agapito León (Remigio Olalla Aldea), F.S.C.
- Josafat Roque (Urbano Corral González), F.S.C.
- Julio Alfonso (Valeriano Ruíz Peral), F.S.C.
- Dámaso Luis (Antolín Martínez Martínez), F.S.C.
- Ladislao Luis (Isidro Muñoz Antolín), F.S.C.
- Álvaro Santos Cejudo, Laico.
Cruz Laplana y Laguna, Vescovo, e Fernando
Español Berdié, Sac. Dioc.
Diocesi di Cuenca
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
93497 - Cruz Laplana y Laguna, Vescovo
93497 - Fernando Español, Sac. Dioc.
María del Carmen, María Rosa y Magdalena
Fradera Ferragutcasas, C.M.F.
Diocesi di Gerona
Decreto sul martirio: 16 dicembre 2006
- María del Carmen Fradera Ferragutcasas
- María Rosa Fradera Ferragutcasas
- Magdalena Fradera Ferragutcasas
Mariano de San José (Altolaguirre) e 9
compagni trinitari
Diocesi di Jaén e Cuenca
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
- Mariano de San José (Santiago Altolaguirre Altolaguirre)
-José de Jesús María (José Vicente Hormaechea y Apoitia)
- Prudencio de la Cruz (Prudencio Gueréquiz y Guezuraga)
- Segundo de Santa Teresa (Segundo García y Cabezas)
- Juan de Jesús María (Juan Otazua y Madariaga)
- Luis de San Miguel de los Santos (Luis de Erdoiza y Zamalloa)
- Melchor del Espíritu Santo (Melchor Rodríguez Villastrigo)
- Santiago de Jesús (Santiago Arriaga y Arrien)
- Juan de la Virgen del Castellar (Juan Francisco Joya y Corralero)
- Francisca de la Encarnación (María Francisca Espejo y Martos) .
Manuela Arriola del Corazón de Jesús,
A.A.S.C., e 22 compagne
Diocesi di Madrid
Decreto sul martirio: 1° giugno 2007
- Manuela del Sagrado Corazón (Manuela Arriola Uranga)
- Blasa de María (Juana Pérez de Labeaga García)
- Lucila María de Jesús (Lucía González García)
- Rosaura de María (Rosa López Brochier)
- Casta de Jesús (Teresa Vives y Missé)
- Borja de Jesús (Mª Zenona Aranzábal Barrutia)
- Luisa de la Eucaristía (Luisa Pérez Andriá)
- María de la Presentación (María García Ferreiro)
- Sulpicia del Buen Pastor (Dionisia Rodríguez de Anta)
- Belarmina de Jesús (Belarmina Pérez Martínez)
- Mª Dolores de la Santísima Trinidad (Mª Dolores Hernández Santorcuato)
- Mª Dolores de Jesús Crucificdo (Mª Dolores Monzón Rosales)
- Máxima de San José (Emilia Echeverría Fernández)
- Prima de Jesús ( Mª Prima Ipiña Malzárraga)
- Sinforosa de la Sagrada Familia (Sinforosa Díaz Fernández)
- Purificación de María (Purificación Martínez Vera)
- Josefa de Jesús (Josefa Boix Riera)
- Herlinda (Aúrea González Fernández)
- Ángeles (Mercedes Tuní Ustech)
- Ruperta (Concepción Vázquez Áreas)
- Felipa (Felipa Gutiérrez Garay)
- Cecilia (Concepción Iglesias del Campo)
- Magdalena (Magdalena Pérez)
Avelino Rodríguez Alonso e 97 confratelli
agostiniani, 5 sac. dioc. e 1 diacono
Diocesi di Madrid, Cuenca, Oviedo
Decreto sul martirio: 1° giugno 2007
- Avelino Rodríguez Alonso, O.S.A.
- Benito Alcalde González, O.S.A.
- Bernardino Álvarez Melcón, O.S.A.
- Manuel Álvarez Rego de Seves, O.S.A.
- Juan Baldajos Pérez, O.S.A.
- Senén García González, O.S.A.
- Samuel Pajares García, O.S.A.
- José Peque Iglesias, O.S.A.
- Marcos Pérez Andrés, O.S.A.
- Lucinio Ruiz Valtierra, O.S.A.
- Balbino Villarroel Villarroel, O.S.A.
- Sabino Rodrigo Fierro, O.S.A.
- Antonio María Arriaga Anduiza, O.S.A.
- Ramiro Alonso López, O.S.A.
- Dámaso Arconada Merino, O.S.A.
- Luis Abia Melendro, O.S.A.
- Bernardino Calle Franco, O.S.A.
- Pedro Carbajal Pereda, O.S.A.
- Miguel Cerezal Calvo, O.S.A.
- Víctor Cuesta Villalba, O.S.A.
- José Dalmau Regas, O.S.A.
- Nemesio Díez Fernández, O.S.A.
- José Joaquín Esnaola Urteaga, O.S.A.
- Matías Espeso Cuevas, O.S.A.
- José Agustín Fariña Castro, O.S.A.
- Francisco Fuente Puebla, O.S.A.
- José Gando Uña, O.S.A.
- Joaquín García Ferrero, O.S.A.
- Arturo García de la Fuente, O.S.A.
- Nemesio García Rubio, O.S.A.
- Esteban García Suárez, O.S.A.
- Benito Garnelo Álvarez, O.S.A.
- Gerardo Gil Leal, O.S.A.
- Marcos Guerrero Prieto, O.S.A.
- Miguel Iturraran Laucirica, O.S.A.
- Jesús Largo Manrique, O.S.A.
- José López Piteira, O.S.A.
- Constantino Malumbres Francés, O.S.A.
- Francisco Marcos del Río, O.S.A.
- Ricardo Marcos Reguero, O.S.A.
- Julio Marcos Rodríguez, O.S.A.
- Julio María Fincias, O.S.A.
- Román Martín Mata, O.S.A.
- Melchor Martínez Antuña, O.S.A.
- Pedro Martínez Ramos, O.S.A.
- Isidro Mediavilla Campos, O.S.A.
- Heliodoro Merino Merino, O.S.A.
- Juan Monedero Fernández, O.S.A.
- José Noriega González, O.S.A.
- Gerardo Pascual Mata, O.S.A.
- José Antonio Pérez García, O.S.A.
- Agustín Renedo Martínocia, O.S.A.
- Mariano Revilla Rico, O.S.A.
- Benito Rodríguez González, O.S.A.
- Conrado Rodríguez Gutiérrez, O.S.A.
- Macario Sánchez López, O.S.A.
- Tomás Sánchez López, O.S.A.
- Juan Sánchez Sánchez, O.S.A.
- Pedro Simón Ferrero, O.S.A.
- Luis Suárez Valdés, O.S.A.
- Dionisio Terceño Vicente, O.S.A.
- Máximo Valle García, O.S.A.
- Pedro de la Varga Delgado, O.S.A.
- Benito Velasco Velasco, O.S.A.
- Julián Zarco Cuevas, O.S.A.
- José Gutiérrez Arranz, O.S.A.
- José Aurelio Calleja del Hierro, O.S.A.
- Enrique Serra Chorro, O.S.A.
- Antolín Astorga Díaz, O.S.A.
- Jacinto Martínez Ayuela, O.S.A.
- Nicolás de Mier Francisco, O.S.A.
- Lorenzo Arribas Palacio, O.S.A.
- Primitivo Sandín Miñambres, O.S.A.
- Pedro Alonso Fernández, O.S.A.
- Froilán Lanero Villadangos, O.S.A.
- Vicente Toledano Valenciano, Sac. Dioc.
- Severino Montes Fernández, O.S.A.
- Florencio Alonso Ruiz, O.S.A.
- Juan Pérez Rodríguez, O.S.A.
- Vidal Ruiz Vallejo, O.S.A.
- Claudio Julián García San Roma, O.S.A.
- Leoncio Lope García, O.S.A.
- Miguel Sanrromán Fernández, O.S.A.
- Eugenio Cernuda Ferrero, O.S.A.
- Epifanio Gómez Álvaro, O.S.A.
- Manuel Formigo Giráldez, O.S.A.
- Fortunato Merino Vegas, O.S.A.
- Luis Gutiérrez Calvo, O.S.A.
- Diego Hompanera París, O.S.A.
- Enrique Vidaurreta Palma, Sac. Dioc.
- Juan Duarte Martín, Diacono
- Gabino Olaso Zabala, O.S.A.
- Ángel Pérez Santos, O.S.A.
- Víctor Gaitero González, O.S.A.
- Anastasio Díez García, O.S.A.
- Cipriano Polo García, O.S.A.
- Emilio Camino Noval, O.S.A.
- Felipe Barba Chamorro, O.S.A.
- Luis Blanco Álvarez, O.S.A.
- Luciano Ramos Villafruela, O.S.A.
- Ubaldo Revilla Rodríguez, O.S.A.
- Ribogerto A. de Anta y de Barrio, Sac. Dioc.
- Fortunato Arias Sánchez, Sac. Dioc.
- Miguel Díaz Sánchez, Sac. Dioc.
Enrique Saiz Aparicio, salesiano, e 62
Compagni
Diocesi di Madrid e Siviglia
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
92168 - Enrique Sáiz Aparicio, S.D.B.
- Félix González Tejedor, S.D.B.
- Germán Martín Martín, S.D.B.
- José Villanova Tormo, S.D.B.
- Pío Conde Conde, S.D.B.
- Miguel Lasaga Carazo, S.D.B.
- Andrés Jiménez Galera, S.D.B.
- Luis Martínez Alvarellos, S.D.B.
- Juan Larragueta Garay, S.D.B.
- Pascual de Castro Herrera, S.D.B.
- Virgilio Edreira Mosquera, S.D.B.
- Francisco Edreira Mosquera, S.D.B.
- Pedro Artolozaga Mellique, S.D.B.
- Manuel Borrajo Míguez, S.D.B.
- Justo Juanes Santos, S.D.B.
- Heliodoro Ramos García, S.D.B.
- Esteban Vázquez Alonso, S.D.B.
- Pablo García Sánchez, S.D.B.
- Valentín Gil Arribas, S.D.B.
- Anastasio Garzón González, S.D.B.
- Francisco José Martín López de Arroyave, S.D.B.
- Ramón Eirín Mayo, S.D.B.
- Juan de Mata Díez, Laico
- Salvador Fernández Pérez, S.D.B.
- Sabino Hernández Laso, S.D.B.
- Andrés Gómez Sáez, S.D.B.
- Carmelo Juan Pérez Rodríguez, S.D.B.
- Esteban Cobo Sanz, S.D.B.
- Manuel Martín Pérez, S.D.B.
- Teódulo González Fernández, S.D.B.
- Victoriano Fernández Reinoso, S.D.B.
- Florencio Rodríguez Guemes, S.D.B.
- Dionisio Ullívarri Barajuán, S.D.B.
- Mateo Garolera Masferrer, S.D.B.
- José María Celaya Badiola, S.D.B.
- Nicolás de la Torre Merino, S.D.B.
- Emilio Arce Díez, S.D.B.
- Antonio Cid Rodríguez, S.D.B.
- Juan Codera Marqués, S.D.B.
- Tomás Gil de la Cal, S.D.B.
- Higinio de Mata Díez, S.D.B.
- Federico Cobo Sanz, S.D.B.
- Antonio Torrero Luque, S.D.B.
- Antonio Fernández Camacho, S.D.B.
- Manuel Fernández Ferro, S.D.B.
- Juan Luis Hernández Medina, S.D.B.
- Antonio Rodríguez Blanco, Sac. Dioc.
- Bartolomé Blanco Márquez, Laico
- José Limón Limón, S.D.B.
- Antonio Enrique Canut Isús, S.D.B.
- Miguel Molina de la Torre, S.D.B.
- Pablo Caballero López, S.D.B.
- Antonio Mohedano Larriva, S.D.B.
- Francisco Míguez Fernández, S.D.B.
- Félix Paco Escartín, S.D.B.
- Manuel Gómez Contioso, S.D.B.
- Antonio Pancorbo López, S.D.B.
- Honorio Hernández Martín, S.D.B.
- Tomás Alonso Sanjuán, S.D.B.
- Esteban García García, S.D.B.
- Rafale Rodríguez Mesa, S.D.B.
- José Blanco Delgado, S.D.B.
- Teresa Cejudo Redondo, Laica.
Buenaventura García Paredes, domenicano,
Miguel Léibar Garay, marianista, e 40 compagni
Diocesi di Madrid
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
- Buenaventura García Paredes, O.P.
- Alfredo Fanjul Acebal, O.P.
- Félix Alonso Muñiz, O.P.
- Juan Mendibelzúa Ocerin, O.P.
- José Gafo Muñiz, O.P.
- José López Tascón, O.P.
- Reginaldo Hernández Ramírez, O.P.
- Vicente Álvarez Cienfuegos, O.P.
- Vicente Peña Ruiz, O.P.
- Vicente Rodríguez Fernández, O.P.
- Vidal Luis Gómara, O.P.
- Antonio Varona Ortega, O.P.
- Amado Cubeñas Diego-Madrazo, O.P.
- Cipriano Alguacil Torredenaida, O.P.
- Eduardo González Santo Domingo, O.P.
- Manuel Moreno Martínez, O.P.
- Higinio Roldán Iriberri, O.P.
- Inocencio García Díez, O.P.
- Juan Crespo Calleja, O.P.
- Juan Herrero Arroyo, O.P.
- José Luis Palacio Muñiz, O.P.
- José Santonja Pinsach, O.P.
- Leoncio Arce Urrutia, O.P.
- Maximino Fernández Marínas, O.P.
- Teófilo Montes Calvo, O.P.
- Víctor García Ceballos, O.P.
- Jesús Villaverde Andrés, O.P.
- Isabelino Carmona Fernández, O.P.
- Jacinto García Riesco, O.P.
- Luis Furones Furones (Arenas), O.P.
- Manuel Álvarez Álvarez, O.P.
- José María López Carrillo, O.P.
- Nicasio Romo Rubio, O.P.
- Pedro Ibañez Alonso, O.P.
- Manuel Santiago Santiago, O.P.
- José Delgado Pérez, O.P.
- Francisco Fernández Escosura, O.P.
- José Prieto Fuentes, O.P.
- Miguel Léibar Garay, S.M.
- Joaquín Ochoa Salazar, S.M.
- Sabino Ayastuy Errasti, S.M.
- Florencio Arnaiz Cejudo, S.M.
Félix Echevarría Gorostiaga e 6 compagni,
Frati Minori
Diocesi di Mérida e Badajoz
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
- Félix Echevarría Gorostiaga
- José María Azurmendi Mugarza
- Francisco Carlés González
- Luis Echevarría Gorostiaga
- Simón Miguel Rodríguez
- Miguel Zarragúa Iturriaga
- Antonio Sáez de Ibarra López
Celestino José Alonso Villar e 9 compagni
domenicani
Diocesi di Oviedo
Decreto sul martirio: 26 giugno 2006
- Celestino José Alonso Villar
- Santiago Franco Mayo
- Gregorio Díez Pérez
- Abilio Sáiz López
- Miguel Menéndez García
- José María Palacio Montes
- Isidro Ordoñez Díez
- Cristóbal Iturriaga-Echevarría
- Pedro Vega Ponce
- José María Laguía Puerto.
Eufrasio del Niño Jesús (Barredo Fernández)
Diocesi di Oviedo
Decreto sul martirio: 16 dicembre 2006
Eufrasio del Niño Jesús (Barredo Fernández), O.C.D.
Enrique Izquierdo Palacios e 13 compagni
domenicani
Diocesi di Santander
Decreto sul martirio: 16 dicembre 2006
- Enrique Izquierdo Palacios
- Enrique Canal Gómez
- Manuel Gutiérrez Ceballos
- Eliseo Miguel Largo
- Miguel Rodríguez González
- Bernardino Irurzun Otermín
- Eleuterio Marne Mansilla
- Pedro Luis Luis
- José María García Tabar
- Estanislao García Obeso
- Germán Caballero Atienza
- José Menéndez García
- Victoriano Ibáñez Alonso
- Eugenio Andrés Amo.
Víctor Chumillas Fernández e 21 compagni,
Frati Minori
Diocesi di Toledo
Decreto sul martirio: 19 dicembre 2005
- Víctor Chumillas Fernández
- Ángel Hernández-Ranera de Diego
- Domingo Alonso de Frutos
- Martín Lozano Tello
- Julián Navío Colado
- Benigno Prieto del Pozo
- Marcelino Ovejero Gómez
- José de Vega Pedraza
- José Álvarez Rodríguez
- Santiago Mate Calzada
- Andrés Majadas Málaga
- Alonso Sánchez Hernández-Raner
- Anastasio González Rodríguez
- Félix Maroto Moreno
- Federico Herrera Bermejo
- Antonio Rodrigo Anton
- Saturnino Río Rojo
- Ramón Tejado Librado
- Vicente Majadas Málaga
- Valentín Díez Serna
- Félix Gómez-Pinto Piñero
- Perfecto Carrascosa Santos.
Liberio González Nombela, Sac. Dioc., e 12
compagni
Diocesi di Toledo
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
- Liberio González Nombela, Sac. Dioc.
- Francisco López-Gasco Fernández- Largo, Sac. Dioc.
- Miguel Beato Sánchez, Sac. Dioc.
- Bartolomé Rodríguez Soria, Sac. Dioc.
- Mamerto Carchano Carchano, Sac. Dioc.
- Agrícola Rodríguez G. de los Huertos Sac. Dioc.
- Saturnino Ortega Montealegre, Sac. Dioc.
- Domingo Sánchez Lázaro, Sac. Dioc.
- Joaquín de la Madrid Arespacochaga, Sac. Dioc.
- Justino Alarcón Vera, Sac. Dioc.
- José Polo Benito, Sac. Dioc.
- Francisco Maqueda López, Suddiacono
- Ricardo Pla Espí, Sac. Dioc.
Teodosio Rafael (Diodoro López), F.S.C., e
3 compagni
Diocesi di Toledo
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
- Teodosio Rafael (Diodoro López Hernando)
- Eustaquio (Luis Villanueva Montoya)
- Carlos Jorge (Dalmacio Bellota Pérez)
- Felipe José (Pedro Juan Álvarez Pérez)
Eusebio del Niño Jesús (Ovidio Fernández
Arenillas) e 15 compagni, carmelitani scalzi
Diocesi di Toledo
Decreto sul martirio: 28 aprile 2006
- Eusebio del Niño Jesús (Ovidio Fernández Arenillas)
- Nazario del Sagrado Corazón (Nazario del Valle González)
- Pedro José de los Sagrados Corazones (Pedro Jiménez Vallejo)
- Ramón de la Virgen del Carmen (José Grijalvo Medel)
- Tirso de Jesús María (Gregorio Sánchez Sancho)
- José Agustín del Santísimo Sacramento (Tomás Mateos Sánchez)
- Hermilo de San Eliseo (Pedro Ramón Rodríguez Calle)
- Eliseo de Jesús Crucificado (Esteban Cuevas Casquero)
- Perfecto de la Virgen del Carmen (Perfecto Domínguez Monge)
- Melchor del Niño Jesús (Melchor Martín Monge)
- Constancio de S. José (José Mata Luis)
- Félix de la Virgen del Carmen (Luis Gómez de Pablo)
- Plácido del Niño Jesús (José Luis Collado Oliver)
- José María de la Dolorosa (Vicente Álamo Jiménez)
- Daniel de la Sagrada Pasión (Daniel Mora Nine)
- Clemente de los Sagrados Corazones (Clemente López Yagüe)
Autore: Fabio Arduino
Fonte: www.santiebeati.it - 93425
Note: Per maggiori informazioni consultare il sito dell'Ufficio della Cause dei
Santi della Conferenza Episcopale Spagnola: www.conferenciaepiscopal.es/santos/default.htm