Beata Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso  (Catanea)
Monaca Carmelitana
Napoli, 18 febbraio 1894 – Napoli, 14 marzo 1948

Memoria liturgica: 26 giugno.

Giuseppina Catanea, nacque a Napoli il 18 febbraio 1896 e in famiglia fu sempre chiamata Pinella.
Dopo aver compiuto gli studi commerciali, il 10 marzo 1918 entrò nella Comunità carmelitana di S. Maria ai Ponti Rossi, che era sorta per volontà della sorella Antonietta, divenuta nel Terz’Ordine Carmelitano suor Maria Teresa, con l’appoggio del padre Romualdo di S. Antonio, carmelitano.
Non era il ritratto della salute, piuttosto fragile e malaticcia, nel 1912 fu colpita da attacchi d’angina, poi da tubercolosi alla spina dorsale con lesioni alle vertebre, paresi completa e da meningismo spinale.
Ma dieci anni dopo a 28 anni, il 26 giugno 1922 ne fu miracolosamente guarita in modo istantaneo, dopo il contatto col braccio di s. Francesco Saverio, che era stato portato a Napoli.
Fu l’inizio di un apostolato, che la “monaca santa”, com’era chiamata, portò avanti per tutta la vita, accogliendo al monastero ogni tipo di ammalati e bisognosi di grazie, sia materiali che spirituali, cui dava il suo conforto e consiglio, per trovare l’amore di Dio, spesso operando prodigi.
La sua abnegazione continuò ininterrottamente, specie nei giorni festivi, anche quando altre malattie la colpiranno ed a 50 anni nel 1944 con la vista indebolita, fu inchiodata alla sedia a rotelle, dava di sé l’immagine di una crocifissa con Gesù, per la Chiesa ed i fratelli, così come il suo nome di religiosa era tutta una predestinazione. Volle essere vittima per le sofferenze dell’umanità, ripiena di una sensibilità nuova donatale dallo Spirito Santo; nel 1932 la Santa Sede riconobbe come monastero del Secondo Ordine dei Carmelitani Scalzi, la Casa dei Ponti Rossi di Napoli e Giuseppina Catanea ricevé l’abito di s. Teresa in forma ufficiale, con il nuovo nome di Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso e il 6 agosto dello stesso anno professava solennemente secondo la Regola, che già seguiva dal 1918.
Dal 1934 il cardinale Alessio Ascalesi, arcivescovo di Napoli, la nominò sottopriora, poi nel 1945 vicaria e il 29 settembre 1945 nel Primo Capitolo Elettivo, venne eletta Priora della Comunità, incarico che tenne fino alla morte.
La sua spiritualità, la docilità amorosa, l’umiltà e semplicità, ebbero grande applicazione durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale; pregava in continuazione, ciò alimentava quella confidenza in Dio, di cui contagiava quanti si recavano in pellegrinaggio fino ai Ponti Rossi, per ascoltare un suo incoraggiamento per riprendere a sperare nella vita, superando le prove ed i dolori.
Il giorno della sua vestizione aveva detto: “Mi sono offerta a Gesù Crocifisso per essere crocifissa con Lui”.
Il Signore l’aveva presa in parola, rendendola partecipe del Suo patire, che cercò di vivere silenziosamente e gioiosamente, amalgamandosi al Cuore di Maria Vergine; la sua esistenza, da una certa epoca, fu ripiena di carismi mistici straordinari, sopportò per lunghi anni dure prove e persecuzioni sopportate nell’abbandonarsi alla volontà di Dio.
Per ubbidienza e per consiglio del padre Romualdo di s. Antonio, scrisse l’”Autobiografia”  (1894-1932)  e il “Diario”  (1925-45) , inoltre lettere ed esortazioni per le religiose. Dal 1943 cominciò a soffrire di labirintite auricolare, parestesie varie, dolorosa sclerosi a placche, perdita progressiva della vista e altri disturbi; convinta che la sua era la ‘malattia della volontà di Dio’, la riteneva ‘un dono magnifico’ che la univa maggiormente a Gesù sulla croce; e sorridendo offriva il suo corpo, in sfacelo per la cancrena diffusa, quale altare del suo sacrificio per le anime.
Madre Maria Giuseppina morì il 14 marzo 1948, domenica di Passione, a 54 anni, con il cuore rivolto a Dio ed alle anime. Nonostante la causa clinica della sua morte, il suo corpo disfatto rimase incorrotto per 14 giorni, senza che desse nessun segno di decomposizione. , fino al 27 marzo, data della sepoltura, per dare possibilità alle folle che in continuazione, venivano a dare l’ultimo saluto alla “monaca santa”. Professori di università trovarono “inspiegabile” il fenomeno.
Venne sepolta nel suo stesso monastero e il corpo è custodito nella cappella di esso.

Nel dicembre 1948, cioè lo stesso anno della morte, il cardinale Ascalesi, diede avvio al Processo Ordinario per la causa di beatificazione. Il processo apostolico fu chiuso il 26 giugno 1980. Il 3 gennaio 1987 si ebbe il decreto sulle virtù ed il titolo di venerabile.

Napoli sente, a ragione, la nuova Carmelitana come figlia della sua terra. Priora del Carmelo, era un oracolo di Dio per le numerose persone, soprattutto sacerdoti, che l’andavano a trovare. “La sua vita di clausura  – ha commentato il Card. Saraiva Martins nella omelia -  non costituì un limite o una chiusura, ma una provvidenziale occasione e opportunità per spargere nel cuore della nostra gente una luce di speranza”.

Autore: Antonio Borrelli
Fonte: www.santiebeati.it - 91391 +  http://www.carmelitaniscalzi.com/vernoticia.php?Id=1357