Beati Luigi Martin e Zelia Guerin
Genitori di S. Teresa di Gesù Bambino
29 luglio e 28 agosto
Luigi:
Bordeaux, 22 agosto 1823 - La Musse, 29 luglio 1894
Zelia: Gandelain, 23 dicembre 1831 - 28 agosto 1877
“Galeotto fu il
ponte….”, e precisamente quello di Saint Leonard, ad Alençon , perché su di esso
si incontrarono i due. E fu amore a prima vista, almeno da parte di lei. Per
nessuno dei due, a dire il vero, il matrimonio rappresentava il massimo delle
aspirazioni. Lui, a 22 anni, aveva deciso di consacrarsi a Dio nell’ospizio del
Gran San Bernardo, ma l’ostacolo insormontabile era lo studio del latino, ed era
diventato così un espertissimo orologiaio, anche se i suoi pensieri continuavano
ad abitare il cielo ed il suo cuore restava costantemente orientato a Dio. Lei
pensava proprio di poter diventare una brava Figlia della Carità, ma la
Superiora di Alençon, senza mezzi termini, le aveva detto che quella non era
sicuramente la volontà di Dio. Aveva così iniziato a fare la merlettaia,
diventando abilissima nel raffinato “punto di Alençon”, anche se il suo
capolavoro continuava ad essere il suo silenzioso intreccio di preghiera e
carità. Sul ponte di Saint Leonard, in quell’aprile 1858, sente distintamente
che questo, e non altri, è l’uomo che è stato preparato per lei e ne è così
convinta che lo sposa appena tre mesi dopo. Lo scorso 12 luglio, 150 anni dopo,
Alençon ha ricordato questo matrimonio “tre volte d’oro”, anche perché la Chiesa
si sta preparando (e lo farà domenica prossima) a riconoscere che per Luigi
Martin e Zelia Guerin fu proprio il matrimonio la via ordinaria per raggiungere
la santità e per questo saranno dichiarati beati, andando così a fare singolare
corona alla loro grande figlia, Santa Teresa di Gesù Bambino. All’inizio, per le
disposizioni interiori di entrambi e forse anche per il troppo breve
fidanzamento, per dieci mesi orientano il loro matrimonio verso la verginità
fisica e ci vuole l’accompagnamento di un prudente confessore per indirizzare
entrambi verso il dono di sè.e per aprirli alla procreazione. Cominciano a
nascere i figli, addirittura nove, ma solo cinque di essi raggiungono l’età
adulta. Perché Luigi e Maria conoscono le sofferenze e i lutti delle altre
famiglie, soprattutto a quel tempo: la morte, in tenerissima età, di tre figli,
tra cui i due maschi; l’improvvisa morte di Maria Elena a neppure sei anni; la
grave malattia di Teresa, il tifo di Maria e il carattere difficile di Leonia.
Tutto accettato con una grande fede e con la consapevolezza ogni volta di aver
“allevato un figlio per il cielo”. Delle altre famiglie condividono pure lo
sforzo del lavoro quotidiano, Luigi nel suo laboratorio di orologiaio con
annessa gioielleria, Zelia nella sua azienda di merletti: lavori che assicurano
alla famiglia una certa agiatezza, di cui tuttavia non si fa sfoggio. Perché in
casa loro le figlie vengono educate “a non sprecare” e si insegna a fare del “di
più” un dono agli altri. La carità concreta è quella che esse imparano,
accompagnando mamma o papà di porta in porta, di povero in povero. Messa
quotidiana, confessione frequente, adorazioni notturne, attività parrocchiali,
scrupolosa osservanza del riposo festivo, ma soprattutto una “liturgia
domestica” di cui Luigi e Zelia sono gli indiscussi celebranti, fatta di pie
pratiche sì, ma anche di esami di coscienza sulle ginocchia di mamma e di
catechismo imparato in braccio a papà. Zelia muore il 28 agosto 1877, a 45 anni,
dopo 19 di matrimonio e con l’ultima nata di appena 4 anni, portata via da un
cancro al seno, prima sottovalutato e poi dichiarato in operabile. Luigi muore
il 29 luglio 1894. dopo un umiliante declino e causa dell’arteriosclerosi e di
una progressiva paralisi. Prima ha, comunque, la gioia di donare tutte le 5
figlie al Signore, quattro nel Carmelo di Lisieux e una tra le Visitandone di
Caen. Tra queste, Teresa, morta nel 1897 e proclamata santa nel 1925, che non ha
mai avuto coscienza di essere santa, ma sempre ha detto di essere “figlia di
santi”, dice spesso: “Il Signore mi ha dato due genitori più degni del cielo che
della terra”. Lei, cui la Chiesa riconosce il merito di aver indicato la
“piccola via” per raggiungere la santità, confessa candidamente di aver imparato
la spiritualità del suo “sentierino” sulle ginocchia di mamma. “Pensando a papà
penso naturalmente al buon Dio”, sussurra, mentre alle consorelle confida: “Non
avevo che da guardare mio papà per sapere come pregano i santi”. Ora è la Chiesa
a “mettere le firma” sulla santità raggiunta da questa coppia: non “malgrado il
matrimonio”, ma proprio “grazie al matrimonio”. A portarli sull’altare,
l’inspiegabile guarigione, avvenuta nel 2002 a Milano, da una grave
malformazione congenita., manco a farlo apposta, di un neonato.
Autore: Gianpiero Pettiti
Il lavoro o
l'educazione dei figli, l'amore coniugale o l'apertura e l'attenzione verso gli
altri? Rileggendo la vita di Luigi Martiri e Zelia Guerin, i genitori di santa
Teresa di Lisieux, si cerca invano il prevalere di un aspetto o dell'altro nello
stabilire quale abbia contato di più nel cammino verso la santità. Perché la
loro vita è piuttosto la testimonianza di una quotidianità vissuta alla presenza
di Dio.
Luigi Giuseppe Stanislao Martin nacque a Bordeaux, nella Francia
sud-occidentale, il 22 agosto 1823, mentre Zelia Guèrin nacque il 23 dicembre
1831 a Gandelain, sobborgo di Saint Denis sur Sarthon nell’Orne, Francia
nord-occidentale.
Ebbero nove figli, tra i quali quattro morti in tenera età:
Maria (Suor Maria del Sacro Cuore, carmelitana a Lisieux, 22 febbraio 1860 - 19
gennaio 1940);
Paolina (Suor Agnese di Gesù, carmelitana a Lisieux, 7 settembre 1861 - 28
luglio 1951); Leonia (Suor Francesca Teresa, visitandina, 3 giugno 1863 - 16
giugno 1941);
Elena (1864 - 1870),
Giuseppe Luigi (1866 - 1867),
Giuseppe Giovanni Battista (1867 - 1868);
Celina (Suor Genoveffa del Volto Santo, carmelitana a Lisieux, 28 aprile 1869 -
25 febbraio 1959);
Melania Teresa (16 agosto - 8 ottobre 1870);
Teresa (Suor Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, carmelitana a Lisieux, 2
gennaio 1873 - 30 settembre 1897).
Nella loro giovinezza avevano aspirato ambedue alla vita religiosa, formarono
poi una famiglia, animati dalla preoccupazione principale del bene spirituale
delle figlie. Teresa scriverà: "Avevo soltanto buoni esempi intorno a me,
naturalmente volevo seguirli". Creano un ambiente familiare di grande
laboriosità e di forte sensibilità di fede, che porterà tutte e cinque le figlie
a consacrarsi al Signore nella vita religiosa.
Proprio il dolore e la gioia legate ai figli - tre morti ancora bambini, quattro
entrate in convento - attraversano gran parte della vita coniugale di Luigi e
Zelia, che entrambi, prima del matrimonio, avevano tentato di intraprendere la
vita religiosa. “Quando abbiamo avuto i nostri figlioli - scrive Zelia nel 1877,
ormai alla fine della sua vita - le nostre idee sono un po' cambiate: non
vivevamo più che per loro, questa era la nostra felicità. Insomma tutto ci
riusciva facilissimo, il mondo non ci era più di peso”. Non inganni quel "ci
riusciva facilissimo": non si riferisce alla facilità delle circostanze, che
invece furono durissime, ma alla certezza che quelle circostanze facevano parte
di un disegno buono di Dio. E l'amore tra Luigi e Zelia sembra proprio
consistere nell'aiuto a scoprire questa positività.
L'affronto del dolore e delle difficoltà è peraltro uno degli aspetti che rende
moderna questa coppia di 150 anni fa: l'educazione dei figli è un altro, con
un'attenzione centrata su ciò che formava il loro animo. Come si deduce dalla
dichiarazione delle figlie al processo di beatificazione di Teresa: “La nostra
mamma vigilava con grande attenzione sull'anima delle sue bambine e la più
piccola mancanza non era lasciata senza rimprovero. Era un'educazione buona e
affettuosa, ma oculata e accurata”. Analoga immagine si ricava dai ritratti che
Teresa fa di suo padre (la mamma morì quando aveva appena 4 anni). A questa
accuratezza e attenzione non creava ostacoli il lavoro. Già, perché i Martiri
lavoravano entrambi, e con mestieri impegnativi: un laboratorio di orologiaio
Luigi, imprenditrice tessile lei: “Se avessi lavoro tre volte di meno - scrive
Zelia alla cognata - ne avrei ancora abbastanza per non stare spesso senza far
niente... ~ un lavoro così dolce occuparsi dei propri figlioletti! Se non avessi
da fare che quello, mi sembra che sarei la più felice delle donne. Ma bisogna
bene che il loro padre e io lavoriamo per procurare loro una dote”.
In ogni caso la vera dote lasciata dai Martiri è la testimonianza della fede,
come dimostra santa Teresa quando ringrazia di aver avuto “genitori degni più
del Cielo che della Terra”.
Zelia Guèrin muore di cancro il 28 agosto 1877.
Luigi Martin muore dopo un periodo di malattia a Saint Sèbastien de Morsent, a La Musse, il 29 luglio 1894.
I processi per le Cause di beatificazione e canonizzazione dei Servi di Dio
Luigi Martin e di Zelia Guerin, furono istruiti rispettivamente nelle diocesi di
Bayeux-Lisieux e di Sées, dal 1957 al 1960, e quindi inviati a Roma.
Queste due cause, condotte poi secondo il metodo storico, sono state presentate
alla Congregazione delle Cause dei Santi in un unico studio, sono state discusse
dai Teologi e dai Cardinali e Vescovi.
Il 26 marzo 1994 papa Giovanni Paolo II ha proclamato le loro virtù eroiche, e
da quel giorno godono nella Chiesa del titolo di "Venerabili".
La loro causa di beatificazione sta sostenendo l'esame della Commissione medica
e teologica, che - a poco più di un anno dalla chiusura del processo diocesano a
Milano - sta valutando il miracolo attribuito alla coppia, ovvero la vita
salvata a Pietro Schilirò, un bambino di Monza nato con una grave malformazione
ai polmoni che non lasciava speranza.
Autore: Carmelo Randello - Riccardo Cascioli
Fonte web: www.santiebeati.it - 91078