CIRCOLARI
ALLE SUORE
SCRITTE
DA M. M. CROCIFISSA E P. LORENZO
La persona e l’opera di madre M. Crocifissa Curcio e padre Lorenzo van den Eerenbeemt sono state entrambe essenziali per la nascita e lo sviluppo della congregazione delle suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino, tanto che a seguito degli studi effettuati negli ultimi anni si è compreso che entrambi devono essere insigniti del titolo di “Fondatore”.
Conoscere il loro pensiero, tramite gli scritti che hanno inviato all’insieme delle loro figlie o a gruppi di esse, è perciò essenziale per comprendere il carisma della Congregazione e lo stile di vita che i Fondatori hanno cercato di imprimere ad essa.
Le esortazioni e le disposizioni che leggeremo in queste pagine sono spesso energiche e rivelano quella chiarezza di idee e fermezza sui valori essenziali della vita consacrata missionaria che hanno consentito alla congregazione di crescere e svilupparsi come albero che sale dritto verso il cielo.
Parimenti, queste circolari rivelano una filigrana preziosa: la collaborazione piena, cordiale e feconda fra i due Fondatori, convinti di essere stati da Dio consegnati l’uno all’altra per l’attuazione di un progetto che li superava: la nascita del Carmelo missionario, nelle due realtà istituzionali dell’Istituto femminile e di quello maschile (quest’ultimo rimasto irrealizzato a causa di varie avverse circostanze) . Tale collaborazione è tale che spesso i contenuti apportati dall’uno e dall’altra sono indistinguibili nelle circolari firmate assieme, che di solito sono chiaramente segnate dallo stile letterario di padre Lorenzo, uomo di grande cultura che la Madre sapeva apprezzare e valorizzare per il contributo alla vita e allo sviluppo della Famiglia religiosa (al contrario, purtroppo, di quanto è avvenuto in seguito) .
GLORIFICARE DIO
PER LA CRESCITA DELLA CONGREGAZIONE
alle reverende Suore
Carmelitane Missionarie
di santa Teresa del Bambino Gesù
Dando uno sguardo al tempo, sono passati, quasi 13 anni di vita del nostro
Istituto, non è possibile non rivolgere i nostri sentimenti d’infinita
gratitudine verso Iddio, che ci ha guidato e sorretto in questi anni con bontà
illimitata e con provvidenza ammirabile. A Lui solo dia gloria ed ai suoi santi:
da parte nostra sentiamo tutta la debolezza della nostra umanità e non dobbiamo
far altro che umiliarci davanti al Datore d’ogni cosa. No, non è opera nostra,
bensì del Signore: non è lavoro delle nostre mani, e giacché l’opera è già
ufficialmente riconosciuta come diocesana, dobbiamo affermare e credere che
Iddio e la Vergine Benedetta del Carmine, e la gloriosa Protettrice nostra, S.
Teresa del Bambino Gesù hanno voluto il sorgere di questo Istituto, che se non è
ancora di fatto “missionario”, pure, secondo i giudizi di Dio, dovrà essere, per
corrispondere al titolo ormai riconosciuto della Chiesa.
E Dio dunque che ha voluto l’Istituto: come ha voluto tanti Ordini, tante
Congregazioni, così negli eterni decreti, ha stabilito che nell’immensa oasi di
questa terra, vi fosse questa aiuola, dove Egli stesso verrebbe a seminare i
suoi fiori prediletti.
Questa considerazione della mano santissima del nostro Creatore, in quest’
opera, è della massima importanza non solo per colui che scrive queste righe, ma
anche per le suore a cui sono indirizzate. Per il vostro assistente
Ecclesiastico essa è di grande aiuto, in quanto che lo sprona a non sfiduciarsi
di fronte alle difficoltà d’ogni sorta: non sarebbe certamente a lui da
giudicare questo piccolo gregge: ci vorrebbe una di quelle anime privilegiate,
di cui è tanto ricca la Chiesa, che potrebbe portare con l’esempio e dare con la
parola un impulso più spirituale nelle anime da Dio chiamate: ma egli è convinto
che il Signore non ha bisogna di nessuno e che spesso usa degli strumenti più
[…] , affinché si riconosca l’opera Sua: a Lui perciò tutto l’onore. Il vero
assistente di conseguenza, non è altro che uno strumento nelle sante mani di
Dio. Alla volontà di Dio egli curverà il suo capo, abbracciando la santa croce
che il Signore ha messo sulle sue spalle, e che dovrà portare dove e quando a
Dio piacerà, che il guidare il crescente istituto sia una croce, forse si poteva
dubitare in principio, ma ora è chiarissimo per chiunque è alquanto indietro
nelle nostre cose.
Per le suore che leggeranno poi questo scritto, sarà questo pensiero di Cristo,
un pensiero motivo di forte incoraggiamento e forse anche di resistenza, se lo
spirito si è lasciato abbattere dalle tempeste della vita; la fiducia
nell’avvenire, di gratitudine per Colui, che dal mondo perverso, ha voluto
trarle a salvamento, per mezzo della vocazione religiosa.
Non è qui il luogo di ricordare tutte le vicende nello sviluppo dell’Istituto,
ma certo è, che le persone di fuori che ci hanno conosciuto negli inizi, si
meravigliano altamente del nostro stato attuale e sono esse le prime a
riconoscere la mano di Dio. Saremmo noi indietro ad esse? Noi canteremmo un inno
di gloria e di lode al Signore?
Spesso però la natura umana limitandosi a considerare sia le proprie
imperfezioni, sia le altrui, non se è forse incapace di afferrare l’idea
grandiosa del complesso: e così può avvenire che non una delle suore […]
vedendosi nella vita spirituale molto indietro e non scorgendo nelle consorelle
i raggi della santità, ch’essa aspettava vedere nella vita religiosa, non si
senta attirata ad ammirare l’opera di Dio in noi e si mantenga uno stato
d’apatia. Ma l’assistente ecclesiastico avverte che non vi è da meravigliarsi
dell’umana debolezza e che nonostante i difetti dei Superiori e dei sudditi, è
dovere di tutte le suore di riconoscere e ringraziare la Divina Providenza per i
molteplici e segnalati aiuti prestati all’Istituto.
Per corrispondere alla bontà del Signore, e per riparare in parte a questa forse
non del tutto colpevole negligenza nell’educazione spirituale delle suore,
l’assistente si propone di commentare le Costituzioni, affinché le suore [righe incomprensibili] .
Dunque la parola d’ordine:
Bando ad ogni egoismo! Sia quest’anno un anno di gara di carità per l’
incremento del nostro spirito. E particolarmente del probandato e del noviziato.
Fate dunque tutto più che potete dei sacrifici. Imitatevi ragionevolmente in
tutto con santo fervore per il vostro voto di povertà.
Dovranno anche questa volta, dopo questa lettera scritta, così paternamente, i
Superiori tendere pietosamente la mano, quasi per elemosinare ad alcune nostre
suore, per domandare ciò che loro con vero interessamento filiale dovrebbero
consegnare, per il bene dell’Istituto?
Saranno tanto contenti di poter aprire il nostro cuore a tutte voi, senza
eccezione, con la pienezza della fiducia: ma rispondete a voi nel vostro intimo,
qual fiducia possono meritare coloro, che non agiscono con noi direttamente e
sinceramente, che s’inviperiscono al minimo accenno ai loro gravi doveri?
Nuovo anno, perciò nuove speranze. Santo nuovo anno! E l’ultimo e gli ultimi
vogliamo volentieri dimenticarli, sopraffati, così è il nostro augurio, dalla
testimonianza filiale di tutte voi indistintamente.
Credo finora di aver scrupolosamente tenuto l’amministrazione e di aver agito
coscienziosamente per il bene dell’Istituto. Dio benedica le mie parole e
possano esse trovare aperto i vostri cuori.
Vi benedico in Gesù Cristo,
Vostro padre,
P Lorenzo
N. B. Nei riguardi della ricreazione, si osservi l’articolo 130 delle nostre
Costituzioni, con l’avvertimento che il silenzio non venga dispensato se non la
Domenica, le feste comandate e i giorni di festa dell’Istituto e in nessun altro
giorno.
(da conservarsi nell’archivio di ciascuna casa)
SENZA DATA, MA È PRESUMIBILE CHE SI TRATTI DELLA FINE DELL’ANNO 1942
Casa Madre, 1943
La vita religiosa è un atto di fede per eccellenza: la dedizione totale di sé
stesso al Signore in uno stato di continua e crescente perfezione.
Ricordando lo slancio con cui voi, mie buone suore, nel giorno della vostra
professione vi dedicaste al Signore, spinte da una fede profonda in Colui che
tutto può, sorpassaste ogni difficoltà dell'animo ed eravate pronte, ne sono
sicuro, anche al martirio. Ma con l'andar del tempo quella leva possente che
innalzava, voi debole creature, all’alta sovranità di Spose di Cristo nella vita
e nella morte, venne forse in qualche anima più debole, più distratta dagli
offici che porta seco la vita di attività ad offuscarsi alquanto e la fede alla
grande finalità della vita religiosa, al dovere di tendere alla perfezione, non
fu chiara ai vostri occhi.
Profittiamo di questi giorni di Quaresima per scuotere il nostro torpore, per
riconcentrarci più intimamente in noi stessi, per esaminare più a fondo e
renderci conto del nostro stato attuale riguardo alla perfezione,
Emettendo i vostri voti davanti a Dio, avete abbracciato la Croce che Gesù vi ha
presentato: "Prendi la Croce e seguimi”. Ma la Croce di Gesù è terribilmente
pesante, se Gesù con la sua Grazia non ci aiuta portarla. Solo con Gesù il giogo
diventa soave, e il peso diventa lieve.
I voti emessi sono l’espressione del sacrificio: il voto di castità è la
rinuncia a qualsiasi affetto terreno, è lo sforzo continuo del l'anima a
liberarsi dalle scorie della propria natura: se nei nostri intimi affetti, se
nelle nostre manifestazioni esteriori c’è stato qualcosa d'irregolare, se nelle
nostra fantasie il candore volontariamente è rimasto alquanto appannato, se
abbiamo ceduto a vanità esteriore, se nei riguardi della propria famiglia i
legami, del sangue si sono fatti sentire più potenti dei legami dello spirito,
il voto di castità, non diciamo mortalmente, ma certo venialmente, in modo più o
meno grave è stato incrinato. Gioverà allora rinnovare nel profondo del nostro
essere il prezioso voto, i propositi di una più scrupolosa vigilanza dei sensi,
d’una mortificazione ben regolata per i cibi e le bevande, d'uno
spirito di ritiratezza più decisivo ed infine d'una preghiera più intima e più
profonda dell’anima per una purezza verginale quale si conviene ad una sposa del
Cristo, la verginità e la purezza infinita.
Abbiamo attaccamento alle cose della terra? Ci lasciamo sorprendere da desideri
di avere tutte le comodità possibili, buone vesti, buoni indumenti, buone scarpe
e ben fornita guardaroba personale più che sufficiente alla necessità di
coprirsi e di difendersi dalle intemperie? Cerchiamo di magazzinare per conto
proprio, tutte quelle inezie che rendono l’anima meschina e incapace a volare in
più alte sfere, oppure, se siamo a capo di comunità, ci preoccupiamo tutto ciò
che è desiderabile per la propria persona, dimenticando i doveri verso la
proprie suddite, mancando così di carità verso di esse? O forse diffidiamo della
Provvidenza, e il nostro animo si confonde con i conti? Arriviamo forse ad
alienare il denaro sacro, o cose della comunità, per i nostri comodi, o peggio
ancora, per regali a persone di fuori, fossero anche della nostra famiglia?
Ricordiamo che tutto il bene materiale con cui Iddio benedice la nostra
attività, è mezzo per continuare le opere del Signore: siate generose con chi vi
dirige perché il denaro non dove conservarsi gelosamente negli scrigni, ma con
prudenza, deve essere impiegato al miglioramento della nostre opere, e per una.
più facile accettazione delle vocazioni. Chi ha una chiara idea del voto di
povertà, ringrazia il Signore del privilegio che ci ha dato di poter
rassomigliare a Lui che non ebbe né casa né tetto: esaminiamoci su questo voto e
conserviamo in noi lo spirito di una giusta economia che non deve in nessun modo
ledere la carità fraterna.
E l’obbedienza? Qual è il nostro sentimento nei riguardi di tale voto? Quanto
sublime è questo voto, ma com’è difficile acquistare la perfezione
nell’ubbidienza! Il proprio IO non vuole essere estirpato dal nostro cuore, e la
volontà trova tutti i cavilli per non inchinarsi alla volontà dei Superiori. La
superbia fa stimare noi stessi più del giusto, e ci spinge, se non alla
ribellione, talora a un sentimento di contrarietà, di avversione per coloro che
hanno il dovere di ammonirci. Risentimenti profondi talora proviamo per i
Superiori, sia maggiori, sia immediati: l’orgoglio che domina, non sopporta
precetti a avvisi: da questo nascono altri vizi, la maldicenza, la menzogna, la
calunnia, tristi frutti della nostra volontà disordinata.
Ma Gesù è stato obbediente fino alla morte, e noi vogliamo imitare l'umile e
illimitata obbedienza del Redentore! Umiliamoci dunque: non ci lasciamo, vincere
dalla superbia, non rimaniamo testardamente attaccate ai nostri giudizi, ma
imitando la nostra Santa Teresa, tendiamo ad una perfetta dedizione della nostra
volontà alla volontà di Dio, che non si manifesta se non per mezzo della Chiesa,
della gerarchia ecclesiastica e delle Suore che Egli sceglie a Superiore.
Perché questi sentimenti per la Quaresima? Mie buone, suore, il gran mondo non
crede a Dio e: non lo ama, e perciò non lo pensa e lo disprezza, calpestando
superbamente ogni legge morale. Presso chi deve trovare conforto il Redentore,
se non presso le anime a Lui consacrate? Chi potrà placare la divina giustizia,
che si manifesta con quest’universale flagello, se non queste anime, vincolate
dai sacri voti? Suvvia, mie buone consorelle, qualunque sia il nostro ufficio,
tendiamo con tutte lo nostre forze sulla perfezione: tendiamo alla sommità di
quest'altissimo monte, e la nostra voce allora, in adorazione e in preghiera,
sarà voce propiziatoria: Signore avrà pietà di noi, ma anche, del mondo intero,e
concederà nei nostri cuori e nei paesi in guerra quella vera e stabile pace che
solo Cristo, il Re della Pace, può dare.
Benedicendovi nel Signore
Il Padre.
LEZIONI DALLA GROTTA DI BETLEMME
S. Marinella 20. 12. 44
Dilette figlie in G. C.
La festa del S. Natale, è una delle più belle e care solennità per noi religiose
è la rinnovazione di tutta la nostra fedeltà religiosa alla considerazione di un
Dio che prende le forme di un bambino il più povero! Quanti sublimi lezioni non
ci dà l'umile grotta! Sono sempre nuovi tali ammaestramenti, e quindi dobbiamo
aumentare la nostra riconoscenza d’Amore, per noi e nella preghiera per le anime
che vivono senza fede e senza Dio! Oh! Questo numero è immenso, i santi
piangevano tanta ingratitudine, e noi ereditiamo tale amore di riparazione, sì o
care figlie, piangiamo i delitti le bestemmie orribili che in questi tempi i
demoni suggeriscono alle creature deformati del peccato. Qui l'altro giorno il
nostro R. Padre ha sentito bestemmiare Gesù Crocifisso, certi giovani
delinquenti, e costringevano i ragazzi che vengono in chiesa a fare ugualmente,
che demoni! Come provocano la Giustizia Divina! Preghiamo e ripariamo, al
Pargolo Celeste facciamo trovare nel nostro cuore la culla adorna di viole di
gigli e di rose. Così consoliamo l'Infante Divino e la Sua SS. Madre per avere
pietà dei peccatori ostinati. Così chiuderemo quest'anno di pene e dolori, per
dare inizio al nuovo anno con i nuovi propositi di fedele corrispondenza
nell'osservanza delle Sante Regole e nell'Immolazione di riparazione. Con auguri
d'ogni celeste carisma e benedizioni copiose, nel Cuore di Gesù e di Maria.
Vostra aff. Madre.
1945
Le circostanze di questo periodo postbellico hanno indotto il Sommo Pontefice a
limitare la legge del digiuno nei soli due giorni di Mercoledì delle Ceneri e
Venerdì Santo, però si raccomanda ai fedeli e specialmente ai religiosi di
compensare questa dispensa con opere buone. Ed è un'opera santamente buona e
assolutamente necessaria quella che oggi raccomandiamo alle nostre suore: la
mortificazione della lingua.
Trascriviamo innanzitutto un tratto della lettera di s. Giacomo (1,86) : se
alcuno stima essere religioso e non sa frenare la lingua, ma segue la passione
del suo cuore, il suo senso religioso è vano. Se qualcuno non offende nelle
parole, costui è perfetto e può frenare tutto il suo corpo. Se mettiamo il freno
in bocca al cavallo possiamo guidarlo ovunque vogliamo. Anche le navi pur
essendo grandi, in mezzo talora ai venti poderosi vengono guidate con un piccolo
timone dal timoniere dovunque egli le diriga. Così la lingua è un piccolo membro
ma è capace di molte cose. Ecco, come il fuoco può incendiare una grande selva,
così la lingua è un fuoco e un mondo d'iniquità. Così la lingua nostra macchia
tutto il corpo e, infiammata dall'infetto infiamma tutta la nostra vita. Si può
domare tutti i generi d'animali, anche uccelli e serpenti: la lingua nessun uomo
è capace di domarla, è un male inquieto, pieno di veleno mortifero. Con essa
benediciamo Dio e con essa malediciamo gli uomini fatti a immagine di Dio
stesso... non è giusto, o sorelle, fare così... .
Non sono queste parole da considerarsi profondamente nel cuore? Ditemi, mie
buone suore, è giusto che le suore si bisticcino tra loro, vomitando tutto ciò
che il demonio può suggerire nel loro cuore? E se hanno qualche carica, e si
danno al pettegolezzo, non scandalizzano la comunità, non chiamano dal ciclo
l'ira divina? E se una suora, spinta dal malvagio consiglio del demonio (lo dice
s. Giacomo) si da a rinfacciare ad un'altra suora i suoi natali, la sua
primitiva condizione o altre cose che veramente trafiggono il cuore della
consorella, ditemi, non meriterebbe questa suora essere spogliata del sacro
abito e ridotta allo stato laicale, oppure se domandasse perdono, non dovrebbe
essere confinata in un angolo di qualche casa religiosa, privata per sempre di
voce attiva e passiva? Eppure nel mondo religioso (per non parlare del
nostro in particolare) vi sono delle suore che hanno nel cuore un inferno
di odio contro le consorelle: contro una sola? No, spesso contro molte, spesso
contro tutte quelle che non possono adescare al loro partito. E allora? Povere
case religiose; abitate da tali esseri, povere giovani suore che devono essere
partecipi di tali profonde vergogne! Quale scandalo, quale profanazione dei
sacramenti, perché non vanno a confessarsi con l'idea di dolore del proprio
peccato, con la compunzione necessaria, ma così tanto per abitudine; vanno poi
alla Comunione biascicando parole d'amore al Signore e portando in cuore l'odio,
l'avversione, l'astio alla consorella. O Signore, che profonda cecità! Che
superbia incarnata, che sepolcri imbiancati!
Ma vi è ancora un altro male che nasce da una delle più profonde caverne del
cuore: il riportare ad un'altra suora ciò che sbadatamente un'altra abbia potuto
dire sul conto di quella. Da qui pettegolezzi, rancori, questioni senza numero,
da qui il nemico della pace entra trionfante tra le suore e ne corrompe la mente
e il cuore!
Considerate, o buone consorelle, quale sfacelo sarebbe per la nostra
congregazione se entrasse il demonio della lingua infernale! Raccomandiamo
perciò alle superiore di vigilare alla lingua propria e delle altre suore e di
avvertire i Superiori maggiori che si sentiranno in dovere di prendere i
provvedimenti più adatti per estirpare questo vizio dalle nostre suore.
Studiarne la nostra anima e vediamo se l'astio, la disistima e forse l'odio non
sono entrati nel nostro cuore: nel caso domandiamo pubblicamente perdono se
abbiamo dato sfogo a questi sentimenti e incateniamo una volta per sempre la
lingua con una ferrea volontà, dentro la duplice barriera dei denti e delle
labbra. Pace in Cristo.
Padre Lorenzo
Sono i giorni soavissimi delle feste natalizie e le suore si dedicano a rendere
il presepe più bello e più fornito. Ma il vero presepe di Betlemme è l’immagine
della povertà. La povertà del presepe, la possiamo figurarci questa povertà come
realmente si ebbe in quella misera grotta? Quanta durezza dalla parte dei
Betlemiti che non accolgono la Madre Divina, in quello stato: ma così voleva
l’Altissimo per insegnare al mondo l’amore alla “povertà”.
Nessuna culla è stata più meschina di quella mangiatoia: poco fieno, non
consumato dalle bestie, ha formato la sua culla: pochi pannolini i suoi vestiti.
Ed ora, anima religiosa, ricorda in questa occasione il tuo voto di povertà.
È un privilegio poter emettere un voto che ti fa simile al Divin Maestro, ma
come l’intendi tu? Ami avere tutti i tuoi comodi? Forse nei primi tempi eri
fervorosa, eri distaccata da tutto, non soffrivi attaccamento per nessuna cosa e
allontanavi da te ogni superfluo: eri contenta del cibo ordinario e non ti
lamentavi se talora sentivi il peso di questo voto. Ora forse ti sembra la vita
carmelitana troppo povera ed umile e guardi con un certo senso d’invidia quegli
ordini che hanno più comodità, più beni terreni, più mezzi e più libertà di
spendere. Ora forse ti annoia avere per molto tempo lo stesso abito, ne
desidereresti un nuovo: guardi forse alle calzature delle persone secolari? Del
mangiare, forse ora ti lamenti, perché ordinario, perché poco saporito, e
cerchi, se hai a disposizione del denaro, intingoli, e i dolciumi e sprechi la
sacra moneta dei poveri per tutte le fantasie, che non sono più di religiosa, ma
di donna del mondo?
Cara suora, forse ti annoia essere seguace di Cristo?
Suvvia pensa seriamente al tuo voto! Non per burla si fanno i voti! Sai quante
religiose non vedranno la vita eterna, per il troppo attaccamento ai beni
temporali, per l’abuso nell’ amministrazione, cambiando cifre, scrivendo sui
libri ciò che pare e piace per non dare conto vero ai superiori della realtà:
cioè si sono perdute perché hanno abbandonato il sentimento della santa povertà.
Ci saranno tra le nostre carmelitane di tale animo?
Gesù dalla sua misera grotta di Betlemme abbia pietà di noi tutte e infonda il
sentimento di povertà in tutti i cuori.
Ricordiamoci ò sorelle di questo voto. Siamo veramente povere, non cerchiamo nel
vestito e nelle calzature se non la povertà: la povertà non significa però
sciattaggine: mangiamo ciò che è giusto ma non cerchiamo di appagare il gusto:
siano i cibi ben fatti con gran pulizia, non si cerchi cose che i poveri non
hanno: non nascondiamo nulla di ciò che è a nostro servizio, sia pure una
sciocchezza, perché ciò denota il nostro attaccamento alle povere cose di questo
mondo: non abusiamo del denaro se siamo incaricate dell’amministrazione, per
fare le cose senza il dovuto permesso: per fare doni alle persone estranee, per
mandare le cose ai parenti. Pensate che se non ci freniamo possiamo anche in
queste cose arrivare a tal punto di commettere un peccato mortale?
Fate dunque un vero proponimento di povertà davanti alla grotta di Betlemme.
Seguiamo Gesù in questa santa virtù, così non ci sarà di peso di lasciare
l’Italia per chi sarà chiamata ad andare nelle missioni.
Nelle vere povertà troveremo la pace dell’anima.
Monito:
È giusto che la suora si comporti con molta educazione quando si trova negli
atti comuni: perciò in Chiesa, in refettorio, a passeggio, in contatto con
persone estranee la suora non si presenti con abiti sozzi, con calze rotte, ma
abbia cura che l’abito religioso sia apprezzato da tutti, non per la sua
qualità, ma per la sua religiosa pulizia e povertà.
1945
senza firma
Passate le feste natalizie, la liturgia ricorda la sacra Famiglia: entriamo
anche in spirito nella santa casa di Nazareth. Nell’umile povertà della casa,
troviamo Gesù, Maria e Giuseppe, intenti al lavoro. Anche il Figlio di Dio ci ha
dato l’esempio del lavoro: il Signore ha voluto accollarsi il peso del lavoro
materiale, per insegnarci che chi vuol seguirlo deve apprezzare il lavoro, deve
amarlo.
Ò anime religiose, non avrete proprio nulla da rimproverarvi su questo punto?
Non vi sono delle consorelle, che anche nei giorni di lavoro sono vestite con i
loro abiti migliori, con le scarpette più buone, e si vergognano di lavorare gli
umili lavori della casa? Non vi sono delle consorelle, che amano perdere il
tempo con ricamini e simili gingilli di signorine del secolo? Suvvia, buone
suore, svegliamoci una buona volta, considerando l’esempio del nostro Divin
Maestro.
Che ogni suora si esamini alla fine del giorno, come ha passato la giornata: se
vedrà di non aver fatto del lavoro utile per tutti, secondo le prescrizioni dei
superiori locali, sappia che ha mangiato il pane a uffa, che si è data al
demonio dell’accidia , che è pure uno dei vizi capitali. Si ricordino le suore
che rifuggono dal lavoro che esse non sono degni di avere l’abito sacro, che
danno scandalo alle consorelle, che dovranno passare un tremendo purgatorio per
la loro accidia e pigrizia, per la loro ingiustizia mangiando il pane lavorato
da altri.
Preghiamo le superiore locali d’invigilare, affinché le nostre suore non
diventino ‘signorine - suore’, tutte preoccupate delle loro vesti, delle
calzature, dei soggoli inamidati, e piene di una certa incredibile superbia da
credere che non debbono apparire davanti alla popolazione, come suore di lavoro!
No, mie buone suore, sappiate tutte che se in tutti i tempi è stato un dovere
darsi ai lavori anche materiali, molto più oggi di fronte alle esigenze della
società: che il mondo sappi che le suore lavorano come tutti gli operai del
mondo, e che le suore non si sono fatte suore per passare le ore inoperose, o
con gingillini di ricamo nelle mani.
Ci sono arrivati dei lamenti d’inabilità d’alcune suore: alcune consorelle, a
cui sono stati affidati degli uffici di attenzione, lavoro, prontezza, poco di
questi se ne occupano, amano perdere il tempo inutilmente, si nascondono il più
che possono… e così mandano per aria la comunità? Non comprendiamo come tali
suore possono avvicinarsi alla sacra mensa con questi sentimenti: speriamo che
la presente le scuota e le richiami a migliori consigli.
Perciò la cucina, la lavanderia, la pulizia dei bambini e della casa, la cura
degli ammalati, la cura del giardino, orto, e degli animali domestici, sono
tutti lavori degnissimi delle suore: sarebbe segno di profonda ignoranza di vita
religiosa considerarli altrimenti.
Abbiate cura delle vostre case, che siano pulite, linde; fate guerra continua ai
parassiti che cercano di annidarsi tra noi: amate molto la pulizia sia della
casa, sia delle bambine, sia personale.
Cercate di andare a letto stanche del lavoro della giornata: allora Gesù e la
sua madre Santissima e il patriarca vi assisteranno e vi proteggeranno anche nel
sonno, e le nostre case si modelleranno secondo l’incomparabile esempio della
casa di Nazareth.
Monito:
Nei giorni di lavoro, non si abbia l’abito e la calzatura di festa: l’abito del
lavoro, possibilmente in nero, sia pure rappezzato – non è questo un disonore –
però mai stracciato: così anche si adoperino volentieri gli zoccoli, e si levi
ogni albagia per apparire graziose – signorine suore, ciò che è indegno ad
una suora chiamata all’umile servizio di Dio.
[a mano]
raccomandiamo di meditare la presente e praticarla
Benedicendovi insieme al Rev.mo Padre, La Madre
1946
febbraio 1946
Il Signore non dice alla sua sposa che l'avrebbe coronata di una corona di rose
sulla terra: questa la darà nell'eternità, mentre finché si vive in esilio,
solamente la corona di spine ci è riservata. La religiosa non può né deve
scansare questa corona, se vuole seriamente appartenere a Gesù, perciò deve
essere pronta ad abbracciare questa vita di disciplina religiosa, uniformandosi
con piena sottomissione a tutti gli atti comuni, se non è impedita per motivi
serissimi.
È vero che nei nostri tempi vi sono delle necessarie infrazioni a questa
disciplina: la compra degli alimenti necessari, i diversi richiami presso le
autorità pubbliche per le opere che noi gestiamo, obbligano le povere suore ad
uscire e stare fuori di casa delle ore, quasi delle giornate intere. È un vero
martirio corporale e spirituale: corporale perché appena le forze fisiche
possono sorreggere tali fatiche, spirituale perché le suore zelanti soffrono a
doversi trovare in mezzo al mondo, agli affari, mentre l'animo cercherebbe la
quiete nel quotidiano lavoro religioso.
A queste suore noi raccomandiamo che mantengano fuori di casa la dignità
religiosa, che faccino amare il nostro abito per il buon comportamento e per la
serietà e che ritornata alla casa, non dimentichino i loro doveri omessi a causa
dell'uscita fuori, specialmente la meditazione e la lettura spirituale. Sarà
dovere della Superiora d’invigilare affinché nessuna suora tralasci questi
santissimi obblighi, che è il vero pane quotidiano della religiosa.
Osserviamo però che in alcune comunità si va rallentando questa disciplina:
inosservanza d'orario fin dal mattino: in cappella s’incominciano le preghiere
con ritardo, per il ritardo delle suore: nel tempo della meditazione si alzano
per preparare gli indumenti sacerdotali o l'altare: talora si confabula anche
per sciocchezze: la meditazione viene letta male e talora in modo
incomprensibile per le altre: si raccomanda di leggerla lentamente e chiara di
modo che le suore comprendano bene.
Le preghiere orali come si recitano? C’è molto da lamentare; si prega male,
senza fervore e spesso si sta con la bocca chiusa per la pigrizia di non
sforzarsi ad uscire la voce: la tonalità disaccorda, o troppo bassa, o troppo
alta: cerchi l'anima religiosa di distruggere il torpore dell'anima sua e
s’accenda del fuoco dell’amor divino. Al primo segno della alzata siano
sollecite a lasciare il letto e incominciare la giornata con una preghiera
ardente: che non succeda che per la pigrizia si recitano le preghiere sotto le
coperte o non si prenda parte.
Quanto grave peso è per le superiore e quanta responsabilità davanti a Dio! Sono
le superiore che devono invigilare affinché le suore tutte che non sono
legittimamente impedite, non manchino a tutti gli atti comuni. Così anche
invigilino che sotto la scusa del loro ufficio, le suddette non si presentino a
questi atti e che talora abusando di questo ufficio, si ritirino rinchiuse in
qualche stanzetta a farsi le cose proprie e magari prepararsi qualche cosa da
mangiare, a ore insolite, in segreto, ciò che importerebbe vero scandalo alle
giovani suore, offesa alla vita religiosa. Questo sarebbe il colmo
dell'inosservanza sia dalla parte delle suore suddite, sia dalla parte delle
superiore che non usano abbastanza sorveglianza.
Sia dunque un grave onere per le superiore d’invigilare su questa disciplina
religiosa. Raccomandiamo vivamente ad esse di non mollare, ma anzi di essere
piuttosto severe per la frequenza esatta di tutte le suore non legittimamente
impedite, che agli atti comuni, e che diano il tempo alle altre che non sono
intervenute, a fare questi atti col dovuto sentimento religioso.
Monito: Che nessuna suora abbia con sé dolciumi, frutta e cose simili, e mangi
fuori pasti; nel caso poi che per il suo ufficio le venga dato qualche offerta,
anche di generi alimentari, senta profondamente nel cuore il dovere, l'obbligo
di passarlo, per mezzo della Superiora, alla comunità. Le superiore siano vigile
su ciò.
In Cristo. Affez. Madre
I vostri superiori
SPIRITO DELLA PREGHIERA RIPARATRICE
S. Marinella 14 febbraio 1947
Mie dilette figlie.
Sento, come mio dovere di mamma, vegliare e d’inculcare nella mente e nel cuore
delle figlie il sentimento del vero spirito di preghiera riparatrice, specie in
questi giorni di carnevale, che tanto affliggono il Cuore Sacratissimo di Gesù;
tocca a noi, anime religiose, consolare questo Cuore Adorabile, preghiamo e
ripariamo dunque gli innumerevoli peccati di questi giorni.
Un altro pensiero voglio comunicarvi: quello della S. Quaresima: tempo prezioso
perché richiama alla nostra attenzione la considerazione della Passione di Gesù,
tale considerazione certo non lascia indifferente l'anima nostra; ma certo
suscita sentimenti di amore di compassione per Colui che ha tanto sofferto e
amato, desideri grandi di mortificare la nostra natura in tutto ciò che ci
distrae dal seguire Gesù nella via del Calvario. Questo è il digiuno che in
questi tempi di penitenza dobbiamo fare, mortificare ciascuna il difetto la
passione che ci predomina ed è causa di tutti i difetti di tutte le nostre
debolezze che ci fanno cadere per abitudine... guai all'anima religiosa che
contrae per poca vigilanza su se stessa, difetti che hanno radice. Il poco
fervore ne è la causa, la preghiera fredda, incostante, l'anima fredda, tiepida
è il terrore degli Angeli e la consolazione dei demoni... Gesù vomita queste
anime... tanto è il grande disgusto che soffre Gesù per queste anime! Voglio
augurarmi che nessuno di voi sia in tale disgraziate condizioni, che la vostra
Comunità sia tutta di anime ardenti fedeli al gran Dono della Vocazione, tutte
comprese dei grandi privilegi accordatoci dalla Divina Bontà, che vive fra noi,
nella nostra stessa casa, nel Tabernacolo, ci attende col Cuore aperto pronto
sempre a versare su ciascuna l'amore infinito, la sua luce e forza; le nostre
miserie ed infedeltà non l’allontanano, sempre palpita notte e giorno d'amore
per noi. Oh! Immenso amore, profondissima umiltà, quante sublimi lezioni non ci
dà dal Tabernacolo! Procuriamo di ascoltare la Voce Divina, di portare il cuore
vuoto delle passioni, umili e mortificate, e sentiremo ciò che Gesù brama
comunicare alle sue anime predilette. Tale sia il nostro digiuno spirituale da
renderci vere Spose di Gesù Crocifisso, questo digiuno non fa male, anzi dà la
santità all’anima che ha giurato di raggiungere la perfezione nei S. Voti, fa
bene al corpo, perché la pace dell'anima da più salute fisica. Con l'augurio di
pace e tranquillità vi benedico di cuore.
Vostra aff. ma Madre Crocifissa.
UNIONE FRATERNA
SEGUENDO IL REDENTORE CROCIFISSO
S. Marinella 28. 3. 47
Figlie Amatissime.
Nelle solennità sentiamo più del solito il bisogno di essere vicine, tutte
attorno alla Madre, tutte insieme al Banchetto Eucaristico, dove vi vedo ogni
giorno. Saremo più unite nella settimana di Passione, dell'amore Infinito che si
offre Vittima per aprirsi il cielo, nel giorno glorioso della Resurrezione.
Seguiamo Gesù al Calvario, abbracciamo ciascuna la Croce, siamo generose nei
piccoli sacrifizi che richiede l'ufficio che l'obbedienza richiede, Gesù ha
versato tutto il suo prezioso sangue fino all'ultima goccia, e noi certo
corrispondiamo, con piccoli sacrifizi, che spesso gli neghiamo. Imitiamo Gesù
Crocifisso, amiamo la Croce se vogliamo godere l'eterna resurrezione. Siate
fedeli, o care figliuole, ai S. Voti che sono i santi chiodi che vi rendono
Crocifisse con Gesù, la fraterna carità risplenda nella vostra Comunità, e le
consolazioni Pasquali discenderanno su ciascuna benedizioni celesti.
Vostra Madre Crocifissa.
S. Marinella, luglio 1947
Di nuovo ritorna la festa carissima della nostra Madre celeste: la Madonna del
Carmelo, la madre di quei santi Eremiti, che tanto l’onorarono nel Monte
Carmelo. Fu Lei, la Vergine che a S. Simone Stock diede il pegno sicuro della
salvezza: il santo scapolare.
Voi terziarie appartenete con tutti i diritti a questo grande Ordine del
Carmelo, avete però anche dei doveri che vi legano al Santo Vessillo di Maria. E
quali sono questi doveri?
Rientriamo alquanto nei primordi di questa nostra piccola fondazione
Carmelitana. Era il tempo della beatificazione e canonizzazione della nostra
protettrice S. Teresa del B. G. Colui che scrive ora queste righe, in quel tempo
segretario delle Missioni del carmelo, aveva nel suo animo una pena per non
poter anche lui sorpassare l’oceano, e andare con tanti suoi confratelli, nelle
Indie Olandesi dove un miscuglio di popoli asiatici di molteplici fa […elle] ,
aspettavano l’aiuto degli operai della grande Vigna Divina. Non gli fu dato di
poter partire, ma quando sentiva i lamenti dei Missionari che non trovavano
suore adatte per i loro lavori missionari, suore che comprendessero le loro
necessità spirituali ed anche materiali, fu assillato da un pensiero che non gli
dette più pace: bisognava trovare un terz’ordine che fosse missionario.
Necessità spirituale dei missionari è l’aiuto che dovrebbero dare le suore per
attirare le giovinette, le bambine e i bambini, sia con le scuole, asili, con
congregazioni mariane, riunioni catechistiche, oratori, ricreatori: necessità
materiali, il pio ufficio di Marta con l’ufficio di sagrestana, per la pulizia
dei sacri arredamenti, dei sacri vasi, per la manifattura delle ostie, ecc.
Suore capaci per gli ambulatori, e nelle circostanze, per l’ufficio caritatevole
negli ospedali.
Questo era l’ideale: cercare dunque un terz’ordine che svolgesse tutte le sue
forze a questo fine… e S. Teresina, la santa delle Missioni, ci penso che fu lei
che nell’anno della sua canonizzazione condusse il piccolo nucleo da Modica e da
Roma a S. Marinella per le vie misteriosamente misericordiose della Provvidenza.
Sono passati già molti anni: abbiamo attraversato delle bufere interne e
angosciose, delle bufere esterne incruenti cruenti, l’ideale missionario si era
quassi sbiadito per le continue lotte e le circostanze contrarie: siamo arrivati
sino a questo giorno, ma ecco che un’aurora lenta ci annunzia un sogno tardivo
sì, ancora non spuntato, ma sicuro… verrà non tarderà.
Si apriranno finalmente le missioni, tra non lungo tempo: confortatevi, non
temete, anzi pregate, pregate tanto, perché le missioni saranno pietra di prova
per il nostro Istituto.
Sono tutte le nostre suore chiamate alle missioni? In linea generale sono,
perché esse hanno accettato di entrare nell’Ordine delle Missionarie
Carmelitane. Però non obblighiamo se non quelle che volontariamente hanno dato
il loro nome e verranno giudicate atte a questo straordinario lavoro. Le altre
dovranno rimanere ai loro posti, cercando con il buon esempio, col sacrificio
quotidiano della vita religiosa, col lavoro, con le sofferenze fisiche
sopportate con santa rassegnazione, senza lamenti e senza pretensione di (…) che
appena appena i grandi ricchi possono fare, di attrarre altre anime generose al
vero e totale sacrificio di loro stesse, vere vittime espiatorie per i peccati
del mondo.
Generosità perseverante, ecco quello che dovrebbe essere il marchio d’ogni
nostra Teresina. Cerchiamo dunque tutte di essere generose, non volendo noi di
essere in ogni cosa, ma fermamente aspirando che solo Iddio regni tra noi e nei
nostri cuori. Il santo scapolare è un pegno di salvezza, datoci dalla Vergine:
sia nostro desiderio e fatica chiamare anime a condividere la nostra sorte, a
portare luce e vita, in tutti i continenti per amore di Cristo che vi ha scelto
spose e della Vergine Santissima, Madre benigna, affettuosa di tutti e tutte che
vestono il sacro abito del Carmelo.
Benedicendovi nel Signore
I vostri superiori
S. Marinella, Aprile 1948
Le sante feste pasquali continuano festose nei quaranta gironi che il Signore
risuscitato è rimasto in terra. La chiesa esulta nei suoi molteplici alleluia,
allo sposo che con la sua resurrezione ci ha dato il pegno della vita nostra
futura e per i predestinati del cielo – gloriosa resurrezione.
Ma gli assettati dell’altrui sangue non ascoltano la voce santa della Chiesa e
una minaccia spaventosa fa trepidare l’umanità. Altro sangue deve arrossire la
terra già satura? I disegni di Dio sono inaccessibili: noi non abbiamo che
inchinare il capo col “Fiat voluntas tua.”
Ovunque nel mondo non vi è pace. Dove troveremo la pace? Nel cenacolo dove sono
gli apostoli, dove sono radunate anche le pie donne. “Pax Vobis” dice a queste
anime elette il Signore. Ed ora colui che scrive queste righe entra con questa
particolare nelle comunità ed implora per voi dal cielo: “pace sia con voi”.
Sappiamo ohimè per le corrispondenze ricevute che in alcune comunità non regna
la pace di Dio, ma regna la discordia, l’invidia e la mormorazione, i tutti gli
altri vizi che portano a disprezzare l’amore, in modo tale che le anime di
quelle suore che intendono fare il proprio dovere si domandano se non è meglio
vivere nel mondo che in mezzo a vipere mordaci velenose?
A tale punto si può arrivare? Quale il motivo? La mancanza dello spirito
religioso: alcune anime in modo subdolo hanno nascosto il loro carattere di
vipere, e fatti i voti hanno aperto la loro bocca alla biforcuta lingua che
volta sempre e in tutti i luoghi e in tutte le comunità contro le consorelle e
contro i Superiori. In nome del Signore prego e supplico queste suore di
ravvedersi, perché ci sovrasta il grande giudizio di Dio, e guai alle religiose
che si trovano in questo stato d’animo di eterna perdizione! Ascoltatemi, ò
suore, ascoltatemi in nome del Signore – abbiamo molti nemici di fuori che non
fanno che calunniarci: non vi preoccupate di loro: perdonate: ma non vi fidate
mai di chi parla dei Superiori. Abbiamo avuto suore che hanno lasciato l’abito
per la loro superbia: Dio abbia pietà di loro: non vi confondete, voi che
comprendete quanto sublime è la vocazione di sposa di Cristo.
Cercate di prendere l’unica via della perfezione cristiana, della purificazione
dei vostri cuori che devono rispecchiare l’infinita bellezza e perfezione
dell’adorabile sposo delle vostre anime, Gesù.
Specialmente datevi ad amare sinceramente, continuamente, nel vostro cuore il
vostro Sposo divino: per Lui ogni preghiera, per Lui ogni sacrificio, ogni
dolore, ogni pena e ogni difficoltà della vita religiosa, non è questa la
dottrina della “piccola via”, insegnataci dalla nostra santa Teresina?
E l’amore al prossimo? Come dev’essere? In breve vi voglio ricordare le parole
di Gesù che lasciò come un testamento ai suoi discepoli “amatevi l’un l’altro”.
È il precetto del Signore: perciò se vi amate, amerete la pace, se vi amate, vi
perdonerete subito, se vi amate, frenate la vostra lingua mordace, dissolvitrice
di ogni unione, di ogni pace.
La carità verso il prossimo ci costringe a dimenticare noi stessi e a non vedere
se non il bene materiale e spirituale altrui: conseguenza di ciò – e sia questo
scolpito nel vostro cuore, e sia questo il frutto pasquale per eccellenza –
esercitarvi a vedere nei vostri uffici, il bene del prossimo, dimenticando
totalmente voi stesse: ognuno si sforzi nel lavoro affidatovi dalla Provvidenza,
di contentare le persone a cui dovete servire. “Charitas Christi urget nos”, la
carità di Cristo ci urge, ci spinge a far tanto bene, più che si può nei
limiti, naturalmente della prudenza a tutti.
Che ve ne fate di quelle suorine che, tutte intente ai loro straccetti, lasciano
di fare il bene agli altri, soddisfacendo solamente alle proprie voglie? Vita
religiosa? No, no, è vita egoisticamente parassitaria. Il mondo intero esige
santità, lavoro, sacrificio dalle suore.
Ò Suore, che siete tanto lontane dal vero spirito religioso, mutate vita,
ravvedetevi, inginocchiatevi davanti al tabernacolo, pregate il Sangue purissimo
di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria di diventare suore sante, suore piene di
spirito, da poter poi nell’eternità, sedute nei più alti seggi, vicino allo
Sposo delle anime.
Pace nelle vostre anime, pace nei vostri cuori, alle vostre comunità, alle
famiglie, all’ Italia, al mondo intero: Pax Vobis, sia sempre con voi la
pace del Signore.
Benedicendovi in Cristo
P Lorenzo
Maggio 1948
Invocazione alla Vergine Maria che denota la grande santità sua: Maria è
specchio di giustizia, cioè specchio di santità, che tale è il significato
teologico della giustizia: l’infinita santità di Dio rifulge in Lei, tenerissimo
specchio ed i suoi raggi misteriosi si riflettono sulle creature che seguono i
suoi passi, che si regolano, secondo l’esempio ammirabile dato da lei.
E voi, care consorelle in Gesù Cristo, siete anche uno specchio di santità? Ecco
la domanda che vi faccio, e la risposta sia nel profondo del vostro cuore. In un
modo particolare indirizzo questa domanda a coloro che reggono una comunità, non
volendo però escludere affatto le altre, perché tutte siete in un certo modo
come i sacerdoti candelabro sulla tavola – . La vostra vita infatti, il
vostro comportamento, la vostra condotta è a portata del pubblico sicché il
pubblico sia buono, sia cattivo, vi osserva, vi scruta e dà il suo giudizio,
talora terribilmente feroce, sulla vita religiosa, in generale ed in
particolare.
Da tutte voi si richiede la santità: siate sante, imitate Maria. Tutte, ma
specialmente chi sta a capo deve imitare Maria nella sua maternità spirituale:
la verginità porta alla Maternità spirituale: verginità non obbligata dalle
circostanze della vita, ma verginità offerta spontaneamente al Signore. “Come
mai si può avere questo, se io non conosco uomo?” disse maria a Gabriele nel
giorno dell’incarnazione: “Lo Spirito Santo discenderà sopra di te” rispose
l’angelo ad essa: Lo Spirito santo è lo Spirito di Amore e l’amore discende
sulle anime vergine di corpo, ma più di spirito. E difatti alle superiore
vengono affidate anime elette, verginali affinché sopra di esse si trasfondano i
raggi di santità che si ha già profondamente nell’anima. Ma, ditemi, è proprio
così? Possono le vostre suddite cantare le vostre lodi? Possono dire di voi che
le proprie superiore sono un modello di preghiera, un esempio di meditazione, un
esempio di carità, uguale per tutte, un modello di mitezza e di bontà? Aprono le
vostre superiore le loro brocche per fare forse uscire il marcio dei loro
pensieri e da qui parole indegne contro la carità, contro la giustizia contro
ogni sentimento di vita religiosa? Si mostrano invece egoiste, non pensando che
a loro benessere particolare alle loro cianfrusaglie, dimenticando il loro grave
dovere di vigilanza, di cooperazione nel lavoro, di esempio profondo di umiltà,
di povertà, di ubbidienza ai Superiori Maggiori? Quale grave peso che abbiamo
addossato alle vostre spalle! Eppure voi dovete portarlo, voi dovete in
coscienza purificarvi, santificarvi, e riflettere i raggi di santità alle suore
che vi circondano, che sono state affidate alle vostre cure. Noi vediamo, ohimè,
i pessimi risultati di alcune suore per vera colpa di coloro che sono state a
capo: A tutte le superiore, in nome del Signore, raccomandiamo vivamente che
ascoltino la nostra povera voce e siano veramente specchio di santità per le
loro suddite. Quanta responsabilità pesa sul loro capo!
Anche le altre suore, più o meno in contatto con la gioventù: bimbi,
bimbe,giovinette, figlie di Maria, spinte da una religiosa, naturale tendenza si
volgono verso di voi con la massima fiducia, col cuore in mano, vedendo nella
suora più che una madre terrena. Ed ecco che invece di una madre trovano talora
una donna nervosa, arcigna, egoista, che non si preoccupa affatto del loro bene
spirituale ed anche materiale, che esige ubbidienza, servizio ed allora a che
pro[…] l’abito religioso, il dolce titolo di Suora?
Ma guardate al grande esempio di Maria santissima, il grande specchio di
santità. Gesù è asceso al cielo ha lasciato agli apostoli una madre. E’ lei che
dirige quella bella comunità di uomini, la sua voce soavissima penetra nei loro
cuori: quanta mitezza, quanto tatto materno, tutti si rivolgono a lei fiduciosi
nelle loro difficoltà, per tutti ha una parola di conforto, di sollievo,
d’incoraggiamento.
Maria è veramente lo specchio di santità: o perché noi – cioè io e voi tutte –
non ci diamo alla santità? Perché non ci specchiamo in Lei, specchio tenerissimo
di ogni virtù? Volgiamo lo sguardo interiore dell’anima a questa nostra celeste
Madre, e a Lei domandiamo umilmente la grazia di annoverarci tra le figlie
predilette.
Che oltre all’abitino santo, singolare suo privilegio, ce ne dia un altro più
singolare, quello di poter essere anche noi piccoli, umili specchi di santità,
come lo è stato la protettrice dell’Istituto: S. Teresina.
SENZA FIRMA
“COR JESU FORNAX ARDENS CARITATIS”
Giugno 1948
La bella consolante visione della confidente del Sacro Cuore: una fornace
ardente? Colai che Ci ama ha voluto rappresentare il suo amore come ardente
fornace! Le fornaci! Opera degli uomini, lasciare uscire le loro fiamme con
veemenza, il loro calore si spande tutt'intorno, ed il ferro e gli altri metalli
si fondono e diventano un rivolo di massa infocata atta ad essere lavorata e
diventare strumenti necessari per l'uomo. I grandi crateri di vulcani opere di
Dio Creatore, scagliano nella notte oscura massi e fiamme a lambire cielo e
dalle ferite del petto gigantesco dei monti sgorgano torrenti di lave
incandescenti che se per il momento seppelliscono città e torre fiorenti, con
l’andar dei secoli, arricchiscono la terra d’elementi preziosi che la fanno
lussureggiante e ricca d'ogni verde e altre città famose fioriscono innalzandosi
sulla stessa lava impietrita, duro come il basalto.
Nella vita dello spirito vi è una fornace, unica nel suo genere, inimitabile, la
fornace dell’amore dell'uomo Dio, figura di quell'insondabile abisso che è
Iddio stesso. Iddio ama le sue creature, che se fedeli» diventano predestinate:
e tra le predestinate, se fedeli alla vocazione di amore, diventano i serafini
dei cieli, cioè coloro che eternamente s'inebrieranno del vino di fuoco che
sorgente inesauribile riempirà il cielo d’infiniti ruscelli d'amoroso ardore.
Il Sacro Cuore di Gesù nelle sue manifestazioni e alle sue confidenti ce lo ha
rivelato: Cor Jesu fornax ardens caritatis: Ma il cuore umano può
chiudersi ed aprirsi a volontà; mistero di creazione in noi: possiamo amare,
possiamo odiare, possiamo essere vicini al più grande Amore e tenere il cuore
chiuso, impermeabile chiuso ad Esso, mentre può aprirsi agli amori, agli affetti
terreni, gli attaccamenti a sé stesso, alle creature ragionevoli; alle cose
effimere di questa terra. O cuore umano perché ti pasci di queste minuzie quando
vicino a te, vi è quest’ardente fornace di carità? Che diremo poi a quelle suore
che di suore non hanno che l'abito? Il cui cuore è tutto o quasi tutto per gli
affetti terreni, sia alle creature che stanno intorno, sia agli oggetti che le
coprono, abiti, indumenti, scarpe, sia ai propri comodi, al proprio egoismo?
Le suore a cuore gretto non sanno, o meglio, non vogliono capire che
la loro vocazione è quella dei serafini, delle spose elette di Cristo. Perdono
tempo dandosi alle cose del mondo sono fredde nell'amore verso un DioUomo,
sentono in questo mese parlare di questo Amore divino e non sanno liberarsi dai
loro attaccamenti alla terra, al proprio giudizio, alla propria volontà, ai
propri affetti terreni, ricercando affannate annate sempre il proprio io, invase
da un solo pensiero: la loro preziosa salute.
Le suore a cuore in convulsione si rodono d’invidia, di gelosia: la
loro lingua si acutizza mordace le parole contro le consorelle: i gesti, gli
occhi folgorano di luce perversa... schiacciano la loro carità fraterna, con i
loro pensieri e fantasia s'inabissano nella stoltezza.
Vergini stolte? Svegliatevi tutte, o suore, ad una vita più intima con Gesù:
gettate il vostro cuore nella fornace ardente, bruciate, dimenticate voi stesse
bruciate annientate i vostri affetti alle persone e alle cose. Stringetevi a
Gesù, unico affetto del vostro cuore, unico scopo dell’abito che voi portate.
Siate gelose del vostro cuore: a Lui, ed a Lui deve esso appartenere. Alzate gli
occhi alla mansione futura preparata per voi nell’eternità se sarete
fedeli : i seggi dei serafini saranno per voi. Perché cosi fredde nel
servizio di Dio? Perché tal torpore nella disciplina religiosa? perché non
attenta alla campanella del dovere, specialmente in quella mattutina? Perché
cosi amara nel giudizio sulle consorelle? perché cosi aspra nelle parole contro
le altre spose di Cristo? esaminatevi o sorelle in Cristo se appartenete alle
Vergini stolte o alle prudenti: se la coscienza vi rimorderà fate davanti al
Cuore Sacratissimo, il vero proposito di santificazione e purificazione.
Lavoriamo o sorelle in Cristo Affinché non si spegne in noi la lampada: imitiamo
specialmente il Divin Cuore nell'umiltà e nella mitezza. Facciamo che quando
venga lo sposo nel fatale momento del distacco del mondo ci trovi tutti con le
lampade accese: cosi entreremo tutti nel grande eterno festino nuziale.
Ricordandovi e ponendovi tutte nel Cuore SS.mo ricevete la benedizione
P. Lorenzo
Ecco l’argomento straordinario su cui intendo parlare oggi. L’alta missione
della suora Missionaria Carmelitana! – La parola “missionaria” abbraccia tutte
le possibili attività filantropiche, sociali, sigillando tutti con la carità di
Cristo. Giusto dunque questo pensiero: la missionaria deve prodigarsi in tutte
le attività necessarie della missione. Quanto alla regola generale, in
particolare sarà la Superiora Generale, che penserà ad avvisare le singole suore
ad un certo lavoro a cui sono di natura propense, ed ecco che in pratica già si
è incominciato da tempo a questa divisione di attività per il bene di tutte.
Ed è oggi a quelle a cui vengono affidate le bambine e le scuole, ed alle
superiore delle case che hanno l’obbligo di vigilare su queste che vengono
ricordati alcuni punti basilari della pedagogia, cioè, dell’arte di educare
l’infanzia e la gioventù.
Doti necessari, a dette suore si compendiano in una vera carità cristiana, che
fa vedere in queste anime a loro affidate l’immagine stessa di Dio: che ci fa
doverle perfezionare nell’amore di Dio e della Chiesa.
Questa carità ci spingerà ad:
a) avere affetto per ciascuna di esse senza sbilanciarsi in affetti sentimentali
per qualche privilegiata: bisogna che le suore ben comprendano la necessità di
riempire il vuoto che sentono queste giovane anime, che generalmente non hanno
goduto la vita familiare: la suora deve prendere il posto di madre, di madre
cristiana che sa moderare l’affetto e condividerlo con assennatezza a tutti i
suoi figlioli.
b) Per questa vera carità la suora eviterà con tutte le sue forme a prendere un
aspetto intransigente, duro arcigno, da terrorizzare le bambine. Esagerazioni?
Disgraziatamente no, ed è perciò che viene scritta questa circolare per far
rendere alle suore che devono evitare a tutti i costi queste forme di persone
secolari che esercitano solo per mestiere il nobilissimo ufficio di educatrici.
c) Mezzi coercitivi? La pedagogia in ogni tempo ha usato dei mezzi di
coercizione per impedire il male e per punire il fallo. Ecco il metodo che noi
usiamo anche con gli animali che non hanno ragione: è il metodo che usano periti
educatori laici quando incontrano dei bimbi e bambine terribili, cocciute, che
esasperano i loro nervi. La religiosa è ben altra cosa. La religiosa deve essere
armata di santa pazienza, deve entrare più attentamente nelle anime per trovare
ben presto un modo di plasmare santamente queste creature.
Abbiamo cercato aiuto a S. Marinella, nelle scuole, comunità, non una, ma più
maestre, le quali si sono accaparrate in modo tale le anime delle scolarette da
far meravigliare. E com’è talora nelle case religiose le suore si comportano con
tanta rudezza da indignare le bambine e scolarette loro affidate. In linea
generale dicono la colpa delle bambine, ma la colpa della suora educatrice che
non ha la calma necessaria, né la comprensione della sua alta missione.
IRRAZIONALE è andare avanti con le mani, non è pedagogico picchiare le bambine,
né pedagogico avere bastoncino in mano perché in momenti di nervosità non cada
su quelle anime innocenti, sia pure testardelle e birichine.
IRRAZIONALE e crudele lasciare le bambine in piede tanto tempo in penitenza,
lasciarle digiune, specialmente nella critica età dello sviluppo: come mai non
viene in mente il danno fisico e morale che ne è la naturale conseguenza: danno
morale, perché le piccole menti che si ragionano sopra cominciano a sentirsi
piene di avversione per il sacro abito religioso.
IRRAZIONALE è quando le bambine non comprendono, la suora alza la voce
indispettita e si lascia sfuggire titoli di “stupida, cretina” e simili. La
suora non deve riposare, ma deve trovare il modo di far comprendere, anche alle
più pure quei piccoli principi di lingua e di aritmetica. La suora deve
immedesimarsi con la mentalità delle bambine: è il suo dovere davanti a Dio e
davanti agli uomini.
IRRAZIONALE esigere dalle bambine di elementari, pagine intere di storia e
geografia, che non sono state né lette, spiegate della scuola.
Dobbiamo notare nelle nostre piccole scuole la mancanza del canto religioso e
civile che dovrebbero formare l’ornamento dell’istruzione, nonché della
ginnastica.
Negli asili si nota la deficienza di un piccolo saggio finale di canto, di
ginnastica e recitazione. Nei primi tempi costatavo con piacere l’ardore delle
nostre suore per questi saggi tanto educativi, e nei tempi d’oggi alcune suore
quasi desidererebbero che ci pensassero i superiori maggiori!
Incoerenza e superbia!
Accettate, mie buone suore queste mie parole, per il bene vostro, sia sulla
terra, sia nel cielo – se voi non diventate piccoli, non entrerete nel regno dei
cieli – ha detto il Signore. Ed io vi dico che se non diventate piccole coi
piccoli voi chiuderete a questi piccoli, la via del cielo. Un poco più di umiltà
e buona volontà, e amor santo di Dio e si riuscirà ad avere delle scuole e degli
asili novelli, con gran conforto di voi stessi che avrete cooperato al bene
delle anime.
Benedicendovi,
Il Padre
Ottobre 1948
S. Pasqua 1951
Quanto mai dolorosa è stata la crocifissione del nostro Redentore: quelle
braccia stese, quelle mani inchiodare, quei piedi profondamente trafitti…
Disteso tra cielo e terra il Divin salvator!
E sotto la croce godevano i carnefici, i farisei, gli scribi, i grandi
d’Israele: finalmente così pensavano, ti abbiamo sulla croce: e chi ti schioda
dal tuo […] d’infamia?
Mie buone suore, tale ancora è il linguaggio di milioni e milioni contro il
Redentore, che sfogano il loro odio satanico contro la Chiesa e preti,
religiosi, missionari e missionarie vengono perseguitati in modi ignobili,
inumani, sacrileghi, diabolici, e i sacri templi vengono adibiti a
cinematografi, depositi, e persino a stalle per le bestie.
E i cattolici che fanno? Pensano ai loro affari, ed accumulare denaro, ai propri
comodi, ai piaceri e poco si curano di quelli che soffrono per la religione, per
la pace: anzi parecchi fra loro accettano le menzogne e si pongono nelle schiere
dei nemici di Dio.
E noi che facciamo, o care consorelle? Quale è il nostro comportamento di fronte
al Crocefisso? Siamo forse simili agli Apostoli che in quel frangente si sono
dati alla fuga ed hanno lasciato Gesù tra i ladroni, gli sgherri e i perfidi
Giudei?
No, no non è giusta la fuga, il nostro posto è insieme a Maria, a Giovanni alle
pie donne, dobbiamo sentire il dovere di “piccole vittime” ai piedi della croce.
Dobbiamo estirpare dal cuore i sentimenti delle passioni che ci trascinano a
trasgredire i nostri voti e la nostra vita religiosa: togliamo l’orgoglio, che
si sente umiliato se si vieni rimproverati, che non vuol sottostare, ma sempre
sovrastare e comandare: estirpiamo la gelosia che ci spinge a guardare di sbieco
le nostre consorelle: curviamo la fronte all’autorità legittima delle superiore
locali , se siamo superiore non ci permettiamo di fare i nostri comodi a
dileggio che delle raccomandazioni dei Superiori Maggiori.
La buona suora per amore di Gesù Crocifisso, prenderà la sua croce, si
contenterà del cibo comune, non si azzarderà di domandare trasferimenti
solamente per assecondare i capricci, o i vani affetti di altre religiose.
Accettiamo o buone suore la croce di Gesù: abbracciamola di cuore, moriamo sopra
di essa: somiglianza di tanti martiri che hanno seguito il salvatore, soffriamo
con pazienza almeno le piccole difficoltà della vita religiosa. Se non sappiamo
fare questo, come mai potremo – se Dio lo richiederà – dare la nostra vita e
nostro sangue per la causa di Gesù?
Sia anche e specialmente per noi la risurrezione di Gesù, la speranza della
nostra risurrezione, ed il Suo corpo glorioso c’insegni come noi anche un giorno
avremo un corpo a Lui simile, e il nostro sarà tanto più bello e più simile
quanto più volentieri ci saremmo mostrati in vita le vittime del suo amore
Misericordioso.
In occasione di questa grande festa, gli auguri di una vera e soda santità: ad
alcune Suore raccomandiamo molta e molta umiltà, ad altre più ubbidienza alle
Superiore locali: ad altre ancora più sobrietà nel cibo accettando senza
contrasti quello della comunità. Ognuna delle Suore prenda da questa circolare
ciò che ha bisogno per la santità della sua anima e per una maggiore gloria del
suo corpo quando verrà per tutti il grande segnale della Risurrezione finale.
Con molte benedizioni
I vostri superiori, il Padre e la Madre.
Già da questo scritto, concepito nello studio della straordinaria figura del
profeta d’Israele, era pronto, ma circostanze non ordinarie hanno impedito che
questi pensieri arrivassero fino a voi. Ed ora vi arrivano anche come cordiale
ringraziamento a ciascuna di voi per il vostro filiale ricordo di noi che ci
consideriamo padre e madre di tanta spirituale figliolanza, nelle nostre feste
familiari.
La possente figura del profeta Elia merita di essere meditata da tutto l’Ordine
Carmelitano, e anche perciò dal piccolo ramo di Teresina, con singolare
attenzione.
Nella grande solitudine del Carmelo, il cuore di questo grande vate dell’unico
vero Dio, assorbito completamente dal pensiero dell’infinito, sussultò
istintivamente sotto l’impulso della grazia: “Zelo zelatus sum pro domino Deo
exercituum” ho zelato con pieno zelo per il Signore Dio degli eserciti, cioè
delle potenze, cioè de per il Dio onnipotente.
E Israele il popolo prescelto da Dio, aveva rotto il suo patto con l’altissimo,
distrutti i suoi altari, uccisi i suoi profeti…solo Elia era rimasto nell’aspra
lotta tra il cielo e Satana, re e regina idolatri e il loro strascico di
prezzolati ministri di Baal cercavano di annientare lui, il superstite dei
messaggeri divini.
La parola di Elia nella bocca del profeta diventa un’arma terribile: il cielo
terso infuocato acciaio…piombano i raggi cocenti e radano a deserto le verdi
pianure: dissecate le fonti muoiono i vivi; e la più nera carestia si presenta
spettro di morte su tutto il paese.
Perché Baal non vi protegge? Chi avete per Dio? Ed Elia percorre città e
villaggi e il suo grido al popolo è come un accento di pena e di angoscia della
sua anima per la cecità del suo popolo… Ancora vacillate? Volete la prova? Al
Carmelo, al Carmelo. E sul Carmelo dopo tre anni e mezzo si decise la grande
contesa tra il demoniaco Baal, la lurida fenicia divinità e il vero Dio
onnipotente. E sul carmelo due altari: l’uno a Baal e intorno centinaia e
centinaia dei suoi nefandi ministri, l’altro al vero Dio d’Israele. Gridi a Baal
infiniti…” ma Baal sta c’suoi amici, gozzoviglia con loro, dorme, è uscito di
casa…”. Ed Elia si burlava di loro, rincalzando così i gridi di loro che
freneticamente angosciati dal silenzio di Baal si davano colpi di coltello…
ferendosi barbaramente.
Ed ora a me, gridò la sera il profeta, e tutti gli sguardi si fissano su di lui:
bagnò e ribagnò la vittima e l’altare tanto che di acqua riempì la fossa in
circuito, poi alzò gli occhi al cielo e invocò il Dio degli eserciti, il Dio
onnipotente, ed ecco che discese il fuoco dal cielo e bruciò tutte le vittime e
intaccò l’altare. Sì, il Dio d’Israele era il vero Dio e allora furibonda la
turba si scaglia sui falsi sacerdoti e neppure uno poté scampare all’eccidio…e
la pioggia dopo tre anni di siccità portò nuova vita in quella terra di morte. E
poi, sfuggendo l’ira della dissoluta Gezabele si ritirò in un luogo solitario al
monte Horeb e là nella più profonda solitudine sentì la presenza di Dio… in un
zeffiro: penetrò nel suo spirito l’onnipotente e la povera creatura tremò
davanti al suo creatore, e l’animo allora si aprì e come un immenso fiume di
amore inondò il suo spirito.
Abbiamo voluto ricordare questi episodi della vita di questo profeta che
indubbiamente nella fatidica nuvoletta in fondo al mare come ombra umana vide
delinearsi l'immacolata Madre del Redentore, affinché le nostre suore ricordino
il vero spirito del Carmelo, il doppio spirito di Elia: profonda preghiera e
ardente attività per il bene delle anime.
Ed è un gran bene che anche le suore del Carmelo si dedichino alle opere buone,
ma non dimenticheranno che nessuna attività può essere benedetta dal Signore se
non sia conforme alla volontà di Dio: se da una parte è dovere dei superiori di
distribuire il lavoro, è chiaro che è dovere delle suddite di accattare
l’incombenza e di perfezionarsi nell’ufficio a cui Iddio le ha chiamate.
Preghiera molta, profonda, intima dell’anima: senza preghiera inaridisce lo
spirito, si alimenta la superbia: preghiera continua interiore con cui uno si
getta nelle mani di Dio pronto a fare sempre la sua santissima volontà. Poi
attività feconda, naturalmente nella sacra obbedienza: esiste in tutte le
comunità questo spirito di laboriosità per cui non si ha il tempo di riposare se
non quando si va a letto? Ci sono forse suore che perdono il tempo in
cianfrusaglie, disprezzando la volontà dei superiori?
Raccomandiamo vivamente a tutte le suore indistintamente di meditare
profondamente sulla volontà di Dio in noi, se vogliono meritare per l’eternità
dovranno assoggettarsi alla volontà dei superiori, come veri rappresentanti
della volontà di Dio e non vi è altra via per la religiosa.
Invochiamo e seguiamo S. Teresina in questi sacri giorni a lei dedicati:
smuoviamo il torpore spirituale che può invadere le nostre anime: un po’ più di
vera fede in Dio, un bel po’ più di amore a Gesù, non sfuggiamo i sacrifici:
lavoriamo finché siamo in questa terra e come diceva p. Tito Brandsma:
“Nell’eternità potremo riposarci eternamente”.
Ispiri S. Teresina nel cuore di tutti il desiderio di accontentare Gesù anche
nei suoi più piccoli desideri e getti questa Santina nel cuore di tutte rose
bianche di purezza e rose rosse di amore a Gesù e benedica nell’occasione della
sua festa in un modo particolare la Congregazione a lei dedicata.
I superiori
Roma novena di S. Teresina 1953.
ABBANDONARE L’EGOISMO
PER SEGUIRE IL CRISTO RISORTO
A tutte le comunità
in occasione della Pasqua
1955
È risuscitato! E noi godiamo i frutti della risurrezione! Questa apre le porte
del Cielo a tutti quelli che imitando Gesù si purificano sulla terra per
rendersi meritevoli dell’eterna gloria. Le buone suore che comprendono l’eccelso
dono della vocazione si danno da fare per rendere più viva in loro l’immagine di
Cristo.
L’ideale cristiano è la vita di Cristo vissuto in noi stessi: la suora che per
la sua vocazione è in dovere di seguire Gesù, è anche in dovere d’imitarlo
meglio che può, con tutte le sue forze e in sostanza, con tutta la sua volontà.
È qui la grande, vera, fondamentale difficoltà, la rinunzia al proprio volere.
La volontà umana, tarata dal peccato originale, ha un seme di ribellione che,
non represso continuamente, prende sempre più radici quasi impossibili poi a
sradicarsi.
Il seme detestabile della nostra volontà è l’egoismo, il cercare ovunque se
stessi, non preoccupandosi degli altri. E qui, mie buone suore, vi prego di
esaminare bene questo pensiero che vi darà la piena spiegazione di tutti i
mancamenti, di tutte le discordie più o meno gravi nelle comunità, persino di
tutte le quasi impercettibili invidiuzze o piccoli scatti di gelosia che
trapelano tra comunità e comunità.
Quanto sarebbe bella la vita religiosa se si vivesse senza egoismo! Ma, come si
fa a vincersi, come tagliare questa per noi innata passione? Siamo
tanto egoiste! Noi vogliamo, e qualche volta a tutti i costi, averla sempre
vinta. Soffriamo se le superiore ci avvertono che non facciamo il nostro dovere
come si deve e, se siamo un poco in alto, non soffriamo se le nostre abbiano
idee e comportamenti diversi dal nostro modo di pensare, ma cerchiamo da loro
una perfezione che noi stesse non abbiamo affatto.
Ora, con questa circolare, intendiamo indicare una via strettissima, anzi, un
sentiero, per poter passare questo bosco inestricabile del nostro egoismo: la
via del sacrificio. Viviamo per gli altri, cioè rendiamo gli altri felici,
contenti, soddisfatti. Non intendiamo dire di soddisfare i capricci, le
esenzioni dalle Costituzioni: oh, no! Questo mai!
Spieghiamo con la pratica: chi ha scuola metta tutto il suo amore a spiegare
bene le sue lezioni, ad accaparrarsi l’animo delle creature a noi affidate, in
tutti i modi. Chi ha bambini quanta comprensione materna deve avere per educare
all’amore soprannaturale queste creature dateci da Dio! Che tatto, che
delicatezza, o semplicemente: quanto sacrificio del proprio egoismo! Chi ha cura
dell’asilo deve totalmente dimenticare se stessa e diventare madre per i
bambini: non perderli mai d’occhio, stare sempre in contatto con essi, studiare
la loro natura, il loro carattere ecc. e accattivarsi tutte le famiglie con
soave delicatezza religiosa.
Chi ha suore sotto di sé, trovi il modo di attirarle tutte a Gesù: la superiora
deve essere molto spirituale e deve manifestare questo profondo spirito
religioso: viso pieno di mitezza (il dolce sorriso di s. Teresina) ,
parole garbate, ammonimenti pieni di prudenza, un conversare lieto di buona
sorella maggiore …, in una parola le superiore dovrebbero vivere per le suore e
non per governare.
Lasciamo alla vostra meditazione queste righe. Meditate, pregate, sacrificate
voi stesse. Togliete dal vostro cuore la più piccola briciola di superbo
egoismo. Fate risorgere pienamente Gesù nei vostri cuori: questo è il nostro
augurio che speriamo venga seriamente accettato e messo in pratica, distruggendo
in voi stesse il mal seme del peccato originale.
Regni sempre Gesù nei vostri cuori.
I vostri Superiori
madre Crocifissa e padre Lorenzo
Per l’anno 1956
Tramonta il ’55, arriva veloce il nuovo anno, apportatore d’un torrente di
grazie per chi è in amicizia con Dio, per chi non desidera altro che la sua
gloria, che è l’espansione del Suo Regno sulla terra.
E noi, che progetti abbiamo? I progetti di aperture di altre case, di restauri a
destra e a sinistra, di compre ed acquisti… ma no… Questi, anche se necessari,
li mettiamo a suo tempo nelle mani di Dio, ma quello che veramente più interessa
è il progresso della vita interiore. Fine della vita Carmelitana è la vita dello
spirito, della preghiera, della contemplazione. Non vi turbi questa parola,
credendo che la contemplazione siano le estasi, i ratti, le visioni, le stimmate
ecc. ecc. No, no, vi è una contemplazione a cui tutti possiamo e dobbiamo
arrivare allo scopo per cui Dio ci ha chiamato alla vita religiosa: la nostra
vita dev'essere un legame continuo con Dio, legame dello spirito, legame
dell’intelligenza e della volontà.
Ditemi buone suore, quale è il vostro pensiero dominante? Gli affari di casa, di
costruzioni, di studio, di lavoro, sono forse queste le cose che tengono il
vostro cervello, la vostra volontà legata troppo fortemente a questa terra?
Oppure la mattina appena alzate, sentite la necessità di occuparvi di Lui che è
in noi, che scruta ogni pensiero, ogni azione, che vuole un nostro grazie per
gli infiniti doni di cui ci arricchisce ogni giorno? Il pensiero di Dio! Solo
questo dovrebbe essere il pensiero dominante, supremo, su cui si deve poggiare
ogni altro pensiero.
Ma, voi direte, noi diciamo bene le preghiere del mattino e meditiamo! È vero,
la preghiera orale è necessaria per ogni comunità, ma di sua natura è
superficiale: la meditazione fatta proprio con tutta l’anima, questa sì che ci
conduce a Dio. Il pensiero di adorare, ringraziare Iddio, odiando le nostre
passioni, promettendo al Signore più amore, più sollecitudine per Lui… questo
sì, questa è la via in cui dobbiamo incamminarci: una meditazione fatta bene, un
pensiero che ci colpisce, mette radice nel nostro cuore per tutta la giornata,
l’anima parla con Dio, consulta Iddio, supplica Iddio, vive di Lui e tutte le
possibili attività esteriori vengono canalizzate alla fornace d’amore che è Dio.
Sentiamo talora dei lamenti: se la nostra superiora fosse fuoco, saremmo anche
noi fuoco. E allora rispondiamo: il fuoco è sempre acceso, hai proprio bisogno
della superiora per andarci? Sei ancora tanto bambina nella vita interiore, che
ancora hai bisogno di chi ti spinga più oltre? Altre suore hanno bisogno di
sacerdoti che parlino, che spieghino le cose di Dio. È vero che è officio
proprio del sacerdote portare le anime a Dio, ma… non si può sempre avere questi
aiuti. E allora? Non vi diciamo: arrangiatevi, ma diciamo: siate raccolte, più
attente alla voce interiore di Dio: Dio parla a chi lo vuole ascoltare: parla
non con le parole, ma illuminando l’intelletto ed eccitando l’amore.
Ò nostra Teresina, che hai capito tanto bene questa verità! Seguite, o suore, la
dottrina della nostra protettrice. Vivete l’amore: tutto il resto è secondario.
Direte. Ci è impossibile perché siamo troppo occupate. Noi diremo: Molte
preoccupazioni ce le carichiamo noi sulle spalle, quando ci piacciono! La Beata
Bertilla in mezzo ai soldati, ai medici, in un ospedale, tra bambini malati, ha
saputo vivere d’amore. E perché noi no?
Preoccupiamoci, ò buone suore, di questo amore che dobbiamo acquistare , a tutti
i costi: se no, arriviamo con le mani vuote all’eternità.
Iddio è amore, l’amore ci ha creato, l’amore supplica il nostro amore:
rispondiamo, come meglio possiamo col nostro amore.
Sia il proponimento di questo nuovo anno: vivere d’amore, per morire d’amore,
quando un dato anno sarà quello della definitiva nostra partenza per l’eternità.
Vi Benediciamo di tutto cuore
I Superiori
M. M. Crocifissa, P. Lorenzo
FINE 1955
Circolare n. 5
Risuona ancora nelle orecchie lo scampanio
delle feste Pasquali: sul tavolo un bel mucchietto di lettere pervenute anche
dal lontano Brasile, dove le Suore hanno manifestato i loro auguri con
espressioni di filiale affetto che ci ha confortato: le più vicine hanno
espresso i loro sentimenti a viva voce con parole che non lasciano alcun dubbio
sulla sincerità delle loro anime. Questa unione fervorosa di pensiero spinge ora
la nostra penna a ringraziarvi con paterno affetto desiderando che come nostre
figlie spirituali viviate sempre più unite a noi nel nostro ideale religioso,
missionario, per la salvezza delle anime.
Per spronarvi tutte ad una spiritualità sempre più sentita, crediamo farvi
piacere presentandovi una nuova circolare sull’UMILTÀ della VERGINE. È un tema
di meditazione più profonda, più intima che [e]sigerà da voi una lettura
più ripetuta per meglio assaporarla e assimilarla: saremo felici se questo punto
dottrinale potrà penetrare nel profondo della vostra mente e permeare il vostro
spirito, che tale è il nostro desiderio e il nostro scopo.
= = = = = = = = = = = =
L’umiltà è la negazione della superbia e
mentre la superbia ci gonfia a farci credere superiori agli altri, sia pure
relativamente nel nostro piccolo ambiente, rendendoci ciechi nello spirito,
l’umiltà illumina l’intelletto dandoci a conoscere l’assoluta nostra nullità di
fronte all’Unico Ente Creatore e Datore d’ogni cosa. L’umiltà è allora
indiscutibile verità.
Come scintilla dagli occhi di Maria l’umiltà della sua anima che non lascia
trapelare anche alle persone più intime la sua ascesa al primo gradino della
creazione e all’ insondabile Divino Amore che rende diamantino il suo spirito e
ne fa dimora prediletta della Triade infinita!
La Vergine purissima, Madre del Figliuolo divino, riconobbe in tutta la sua
profondità l’Opera divina operata in lei, diventando la Nuova Arca del
Testamento, la Foederis Arca. E come nell’antica Arca era riposta
gelosamente una manciata del miracoloso cibo del deserto, così era raccolto in
lei, in un piccolo, minuscolo Essere Vivente, plasmato dallo Spirito Creatore
dalla stessa materna sostanza, la nuova Manna celeste, il Vero futuro Pane
quotidiano dei credenti. Da qui il profondo sentimento di umiltà della Vergine
nel confronto del proprio nulla con l’accesissima fiamma d’amore che in Lei così
misteriosamente operava.
Ed ora una voce intima senza parole uscì dall’Arca del Nuovo Testamento: una
volontà interiore, quella dell’Altissimo, che la spronava a partire senza
indugio per Hebron, a visitare la parente Elisabetta. Ma come avvisarne i
parenti? Ed ecco che il Signore dispose ogni cosa mirabilmente.
Parve infatti giusto e convenevole ai congiunti che i due fidanzati si facessero
conoscere da Elisabetta e Zaccaria che nella stirpe genealogica dei due casati
di David e di Aronne rappresentavano i più ragguardevoli personaggi per la loro
posizione sociale ben più in vista che l’umile virgulto davidico di Nazareth.
Benché la Sacra Scrittura non riveli tutte le circostanze del viaggio, ci sembra
più congruo che Maria non andasse sola ad Hebron , ma fosse accompagnata da
colui che Iddio aveva predestinato a custode della sua verginità.
Vedendo poi la necessità che Maria rimanesse per ben tre mesi in aiuto di
Elisabetta, Giuseppe se ne ritornò alla sua botteguccia di Nazareth per
ritornare a tempo opportuno e riportare nella nuova casa nuziale, preparata nel
frattempo, la sua prediletta Sposa.
E tutto ora è pronto per il viaggio: l’umile asinello su cui fra poco si adagerà
modestamente aria dalla bella tonaca azzurra come il cielo e il grande velo
bianco che fa risaltare il profilo virgineo del suo corpo lievemente abbronzito
dall’africo sole e la sua fedele guida Giuseppe dalla tonaca color lilla e
mantello d’ocra gialla oscura col nodoso e solido bastone: un [pag. 1]
involtino col parco desinare e con altri oggetti di necessità. Un caro abbraccio
ad Anna e Gioacchino, ai parenti tutti, e lentamente nel nome del Signore s’
avviano verso la meta: Hebron. La carovaniera più comune attraverso la pianura
d’Esdrelon, Scitopoli, Gerico… tre pieni giorni e tre notti passate negli umili
tuguri di brava gente presso i quali l’alloggiare i pellegrini era un dovere
indeclinabile, ed eccoli a Gerusalemme. La Scrittura non narra questa sosta, ma
ci sembra quasi naturale: una breve visita al tempio e di nuovo un giorno ancora
di viaggio. Eccoli finalmente a bussare alla porta di Zaccaria: l’incontro è dei
più affettuosi e cordiali, e mentre Zaccaria e Giuseppe ritirandosi si occupano
per un po’ di biada e d’erba e un buon secchio d’acqua per l’umile silenzioso
compagno, il somarello, le due parenti si trovano sole di faccia a faccia, ed
Elisabetta con abbraccio materno stringe a sé Maria e, ispirata, con voce forte
esclama: “Benedetta tu fra le donne, e benedetto è il frutto del tuo seno: e
donde a me questo che viene la Madre del mio Signore a me? Ed ecco infatti che
appena la voce del tuo saluto è arrivata ai miei orecchi, esultò di gioia il
bimbo nel mio seno. E tu beata che hai creduto, perché si adempierà ogni cosa
che ti ha detto il Signore.”
Elisabetta è dunque la prima creatura a cui è stato rivelato il mistero della
Maternità divina di Maria riconoscendo in lei la più eccelsa creatura, superiore
a tutte le altre donne, anche ad Eva la grande Madre dell’umanità! Ispirata da
Dio profetizza e vede in ispirito il futuro avverarsi di ogni parola detta a
Maria dal Signore.
Ma in Elisabetta si è intanto compiuto un grande avvenimento: Maria aveva
lasciata la sua casa di Nazareth spinta dalla Divina Volontà, affinché il Santo
Bambino dal suo grembo, dal suo Tabernacolo di carne, santificasse Giovanni
Battista, suo futuro precursore, distruggendo totalmente in lui il peccato
originale e Maria è il Mistico Fonte Battesimale che rigenera con la potenza
dell’acqua lustrale tutte le intere generazioni dei credenti.
Ed ora Maria, in risposta ad Elisabetta, gli occhi volgendo al cielo e le mani
dolcemente sollevate in alto, l’occhio smarrito in Dio in un cantico
profeticamente sublime, cantò la sua storia non solo passata, ma futura,
attraverso tutti i secoli dell’umanità, in un mistico cantico traboccante
fervido dalle sue labbra, d’amore verso la divinità misericordiosa!
Magnifica l’anima mia il Signore:
ed esultò il mio spirito in Dio mi Salvatore,
che volse uno sguardo sull’umiltà della sua ancella.
Ed ecco che tutte le generazioni mi chiameranno beata
ché l’Onnipotente ha operato in me grandi cose.
E Santo è il suo nome.
E la sua misericordia (si spande) da progenie in progenie
a tutti quei che lo temono.
E dimostrò la potenza del suo braccio
e disperse i superbi dal pensiero dei loro cuori.
Depose i potenti dai troni
ed esaltò gli umili:
Riempì di bene gli affamati
e rimandò vuoti i ricchi.
Soccorse Israele suo servo
rammentandosi della sua misericordia:
come parlò ai nostri Padri
Ad Abramo e alla sua stirpe in eterno.
Il concetto che Maria aveva della sua
nullità forma ora la sua gloria e Maria lo confessa: tutti i credenti fino
alla fine dei secoli canteranno [pag. 2] lodi di gloria a Lei la
privilegiata Madre del Signore e la chiameranno Beata.
In questi giorni con noi le folle di Lourdes provenienti da tutte le parti del
mondo specialmente in quest’anno raccolte ai piedi dell’Immacolata saluteranno
con l’Ave Maria le glorie imperiture della Madre di Dio.
E i cristiani tutti godranno della benedizione divina concessa ad Abramo perché,
non per stirpe umana, ma come dice san Paolo, per la fede, figli del grande
Patriarca.
= = = = = = = = = = = =
E ora alle nostre buone Suore una preghiera:
siano
umili meditando a fondo la nostra bassezza, la nostra nullità.
Perciò non ci arrogheremo dei privilegi sulle consorelle, non ci tormenteremo
per salire sui seggi, ma umilmente e molto umilmente nell’intimo dell’anima ci
abbandoneremo alla Volontà di Dio, lavorando nell’umiltà dell’ufficio che ci
verrà imposto, senza alcuna osservazione, col viso ilare, sicure che solo così
potremo acquistare questa virtù di umiltà che porterà tanta e vera pace
all’anima.
Umiltà è verità, è obbedienza, ed è l’unica via per arrivare a vedere un giorno
la gloria di Dio e la gloria della più umile tra le creature: MARIA.
E nel Nome santo del Signore e dell’Immacolata Madre di Dio vi benediciamo
augurando ogni bene spirituale in terra e in cielo.
Dalla Casa Madre – Domenica in Albis 1958 –
I vostri Superiori
p. Lorenzo van den Eerenbeemt
Suor Maria G. Giunta
PRIMA
CIRCOLARE ALLE SUORE BRASILIANE
“A VIRGINDADE”
TESTO ORIGINALE:
A virgindade è a virtude pela qual a alma
e o corpo alienamse, por amor de Deus, todo que pode produzir detrimento à
pureza. Esta parece ser inata e exata nas meninas.
Na história da Igreja, tinham tido grande honra, também na liturgia, S. Inês,
Lucia, Ágata e nos nossos dias santa maria Gorete.
A virgindade tem a divina origem por quanto Jesus tem trazido esse dom do céu.
Somente estes que amam siceramente Jesus, como esposdo da alma, abraçam a
sublimidade disso. A Igreja honra a religiosa como a esposa de Cristo: “Vieni
sposa Christi”.
Estas que por humana fraqueza tivessem falhado nesta virtude, podem recuperar
essa com muitas lágrimas, dia e noite, no segredo do coração e da consciência
até a morte.
Pela vocação e pelos votos certamente não exigem instrução anatômica; pelo
contrário os moralistas em todos os tempos têm julgado perigoso o simples
pensamento, pela debilidade dos institntos. A Igreja requer a natural puberdade,
que descobre ela mesma a propensão pelo outro sexo.
Não obstante nós admitimos a necessidade de conhecer a natureza humana pelas
irmãs hospitaleiras: assim a caridade protege apureza. Eu admito a possibilidade
pelas nossas irmãs de estudar medicina supposto que elas sejam invejosas da
integridade.
Agilità abbiano mancato in questa virtù, possono recuperare questa con molte
lacrime, giorno e “omnia munda mundis”, a compaixão vence a paixão.
Com a presente circular nós vos suplicamos e recomendamos vivamente afim de que
os vossos discursos não sejam locuções seculares pouco castas, mas as vossas
palavras sejam dignas do vestido religioso.
Fujam dos ciúmes, origem de cisão, mas amai e ajudaivos umas as outras na
Pequena via – de nossa S. Tersinha, para chegar à vida eterna.
Com esta primeira letra em língua brasileira eu envio a vós a minha paterna
bênção.
P Lorenzo
S. Marinella 3 ottobre 1958.
VERSIONE ITALIANA
“LA VERGINITÀ”
La verginità è la virtù che per amore di Dio, unisce corpo ed anima, alienando
tutto ciò che può danneggiare la purezza. Questa sembra essere innata esatta
nelle bambine.
Nella storia della Chiesa e nella liturgia, hanno ricevuto grandi onori: S.
Agnese, S. Lucia, S. Agata e in questi giorni anche S. Maria Goretti.
La verginità ha origine divina, perché Gesù ha portato questo dono dal cielo.
Solamente quelli che amano Gesù come sposo dell’anima, abbracciano questa
sublimità. La Chiesa onora la religiosa come sposa di Cristo: “Vieni sposa
Christi”.
Quelle che per umana fragilità abbiano mancato in questa virtù, possono
recuperare questa con molte lacrime, giorno e notte, nel segreto del cuore e
della coscienza fino alla morte.
Per vivere la vocazione ed i voti, certamente non c’è bisogno di istruzioni
anatomiche, al contrario invece, i moralisti di tutti i tempi, hanno giudicato
pericoloso, il semplice pensiero, per la fragilità degli istinti. La chiesa
esige la naturale pubertà, per professare tale virtù, essendo questo il momento
in cui si scopre la propensione per l’altro sesso.
Nonostante tutto, ammettiamo che le suore che devono lavorare in ospedale,
devono conoscere la natura umana: così la carità protegge la purezza. Per loro,
accetto la possibilità dello studio della medicina, con la condizione che lo
facciano con integrità.
“Omnia munda mundis”, cioè, la compassione vince la passione.
Con la presente circolare vi supplichiamo e raccomandiamo vivamente, affinché
nei vostri discorsi usiate un linguaggio casto, con parole degni dell’abito
religioso.
Allontanate le gelosie, origine delle divisioni, ma aiutatevi l’una a l’altra
secondo lo spirito della Piccola Via di s. Teresina, per arrivare alla gloria
eterna.
Con questa prima lettera in lingua brasiliana, vi invio anche la mia paterna
benedizione.
P Lorenzo
S. Marinella 3 ottobre 1958.
TRAD. IT.: IR MARIA JOSÉ
RINGRAZIAMENTO ED ESORTAZIONE ALL’UNIONE CON DIO
alle Superiore e Suore tutte
16 agosto 1961
Lettera è questa di ringraziamento per i vostri sacrifici e per la sentita mia
paternità spirituale.
Grato, se in simile circostanze, invece di un telegramma m’inviaste un
semplicissimo scritto di propria mano, anche se la posta arrivi più tardi.
Ho da dirvi qualcosa che può esservi utilissima se la metterete in pratica: sono
alcuni pensieri del Padre generale dell’Ordine in un suo articolo in inglese per
le suore.
Egli dice, ed io con Lui, che le suore Carmelitane anche di vita attiva, devono
plasmarsi dello Spirito carmelitano che è proprio lo spirito di unione con Dio
mediante un continuo rinnovare in noi la presenza di Dio.
Ben raro, a causa del gran lavoro che hanno nelle parrocchie, i sacerdoti
possono interessarsi delle spirituali finezze della vita interiore carmelitana.
E allora le nostre suore si regoleranno col ricordare S. Teresina, imitandola
nella sua intima vita d’amore, d’amore di volontà e d’intelletto.
La suora è sposa del Signore, perciò a Lui ed a Lui solo il pensiero, l’affetto
del cuore, della mente e di conseguenza di distacco dalla famiglia che
volentieri vorrebbero gettare su di voi il peso, che davanti a Dio non devono fa
pesare sulle vostre spalle.
Esempio odierno di discepola di S. Teresina è la santa Bertilla di cui vi prego
di studiarne la vita semplice, ma profonda.
Quante volte al giorno il pensiero di Dio? Almeno una volta ogni ora, non con la
sola recita di una giaculatoria, ma con lo sforzo di volontà di vederci di
fronte a Lui: centro di profonda spiritualità e di vera comprensione di ciò che
si denomina Amore di Dio.
Un po’ di buona volontà e ci riuscirete: viviamo continuamente in Dio, unico
scopo della nostra vita.
Ed ora ringraziandovi sicuro che voi vi proverete di rendere più intimo l’amore
di Dio
Vi benedico in X.to di cuore
P Lorenzo.
Santa Marinella, 16 giugno 1964
Alla reverendissima maestra delle novizie e alle suore di Uberaba
(alla aspirante di Rio S. Francisco)
Grazie per le vostre preghiere in suffragio del mio buon fratello che prima del
decesso ha avuto la consolazione di vedere il suo nipotino sull’altare e di
avere da lui la santa comunione. R.I.P.
Ed ora mi è capitata una bella notizia: una brava sr Raffaela che si è
totalmente dedicata ai giapponesi. Non dico di dedicarvi solamente per il
Giappone, ma che la cara sr Madalena non perda di vista i suoi connazionali,
quando ne ha l’occasione. Nobile, sublime missione!
Coraggio suore, abbracciate la vostra missione con tutte le giovinette che si
avvicinano a voi, senza distinzione: Siamo tutti e tutte di razza Divina. In
paradiso avremo un viso celeste.
Ed ora vi benedico di cuore: Sursum corda, che il vostro cuore, in questa
misera terra, sia unito col cuore di Gesù e Maria.
In Cristo Jesu Dominum nostro
P. Lorenzo
ONORARE GESÙ PRESENTE IN OGNI CRISTIANO
Alle nostre Consorelle
in occasione del S. Natale
1964
Già da venti secoli il Redentore è sceso nella
nostra terra per spandere nei nostri cuori la ricchezza spirituale con cui noi
un giorno possiamo entrare; nella felice eternità.
Se il popolo giubila, in questa festa, quanto più il nostro cuore deve aprirsi
per raccogliere in noi la sua santa Benedizione!
In questi giorni perciò noi dobbiamo risvegliarci nello spirito e ognuno di noi
deve domandarsi: "Come devo onorare Gesù che vuole entrare in tutte le anime che
credono in Lui?"
Sì, mie buone suore, dobbiamo rientrare sempre più in noi stesse e domandare:
"ma sono veramente una suora dedicata completamente alla vita missionaria?
Oppure passo il mio tempo in gingiletti da niente, in vane conversazioni, senza
occuparmi affatto della vita missionaria che anche è necessaria pur restando
nelle nostre contrade?
La nostra vita è quell’attiva: ovunque viviamo dobbiamo cercare anime, anime,
anime. Senza questo spirito cadiamo in una materialità senza limiti e ci
prepariamo per entrare nell'eternità con un piccolissimo cestino di poche
preghiere, fatte con sonnolenza e superficialità. Svegliamoci tutte e lavoriamo
meglio che possiamo per guadagnare la gioventù.
Quanto bene possiamo fare nel mondo?
Prima di tutto dobbiamo essere suore con grande fede alla nostra missione:
dobbiamo essere; apostole, non accoccolate e contente: di non stare in mezzo al
mondo.
Lavoriamo per le anime; cerchiamo la gioventù: aumentiamo in carità: non
lasciamoci trascinare da affetti troppo terreni. Che la nostra anima,pur amando
la gioventù, sia libera da lacci appiccicaticci che sono una rovina per le anime
consacrate tutte e completamente al Signore.
Alle Superiore, siate econome, ma date un buon sostentamento alle suore che
lavorano: vogliate comprendere e rispettare le vostre consorelle,ammonirle nel
caso,ma non disprezzarle: sono anime a Dio consacrate!
Su, su,viviamo di fede: siamo pastore e pastorelle: cerchiamo di trovare
gioventù e portarla a Dio,così la nostra corona sarà ricca di perle preziose, un
giorno, nella gloria del cielo.
Benedicendovi di tutto cuore vi prego di meditare ciò che vi ho scritto,perfino
voglio un giorno vedervi nel cielo ricche, ricche, ricche di doni celestiali.
In X.to
p. Lorenzo
Dalla Croce è stato deposto il Divin Redentore. Le pie donne hanno lavato le
piaghe aperte delle mani, dei piedi, del cuore, e, ricoprendoLo della Sacra
Sindone, piamente, con l'aiuto di Nicodemo e Giuseppe d'Arimatea, l'hanno
trasportato in quel venerdì santo nel sepolcro che venne chiuso e sigillato.
Ma al crepuscolo del terzo giorno che noi chiamiamo domenica, cioè giorno del
Signore, un gran terremoto e un angelo disceso dal cielo aveva ribaltato la
pietra e si era messo a sedere con grande spavento delle guardie che fuggirono
tutte intimorite».
A quel grande miracolo i sacerdoti e i farisei non si convertirono e col denaro
ai militi cercarono di non far conoscere la grande verità della sua
risurrezione.
Noi tutti crediamo a Gesù Risorto e le continue sue apparizioni non fanno che
confermare la nostra fede, la nostra speranza, il nostro amore a Gesù. E Gesù è
in cielo, ma Gesù è anche in terra, e anche nelle nostre chiese e cappelle, Gesù
Risuscitato è sempre con noi: se noi ci scuotiamo dalla nostra indifferenza e
dal poco ardore di fede, allora sentiamo che il Signore bussa sempre, sempre ai
nostri cuori Gesù vuole vivere con noi ed in noi.
É vero: non lo vediamo, ma non dubitiamo della sua presenza in noi» scuotiamoci
tutte e diventiamo suore ferventi che si sacrificano giorno e notte per vivere
profondamente col nostro Redentore Risuscitato.
É vero, se noi non eccitiamo la nostra fede ci accosteremo sempre più a quelle
vergini che non avevano olio nella lampada e non gustiamo di quella intimità col
Signore, sempre pronto a rinforzare lo spirito e l'amore a Lui.
Sursum corda: In alto i cuori e non vi lasciate prendere dalla sfiducia.
Certamente noi tutti siamo povere creature, ma siamo esseri eletti in modo
speciale. Suvvia, cacciate dalla vostra mente, col suo aiuto, tutto ciò che può
levarvi dal cuore l'amore a Colui che vi ha prescelto sopra milioni di creature.
É Lui che vi ha chiamate... É Lui che vuole essere con voi, sempre, giorno e
notte» Da Lui avete ricevuto un mistico anello che lega le vostre anime in modo
misterioso.
Difficoltà, incomprensioni, sbadatezze, diversi caratteri, instancabile lavoro,
devono formare pienezza di vero spirito religioso.
Purificatevi nei vostri pensieri, nei vostri contatti con le consorelle, con le
persone di fuori.
Siate vere consorelle in Cristo» nonostante i differenti caratteri, amatevi l'un
l'altra in Nomine Domini. Se non vi è il vero spirituale amore ci sarà la
catastrofe dello spirito. Ci tenga lontane il Signore da questo sfacelo
dell'anima!
Gettiamoci in ispirito tutte nella piaga aperta del Costato: viviamo con Lui, in
Lui, per Lui e poi un giorno risusciteremo anche noi nella gloria.
Accettate le mie parole e prepariamoci per quel giorno che saremo tutte presenti
alla nostra risurrezione, nel gaudio eterno, anima e corpo nella gloria del
Paradiso.
Vi benedico tutte di cuore
P. Lorenzo
S. Marinella Pasqua 1965
1966
É risuscitato Gesù! Se non fosse risuscitato sarebbe vana la nostra fede: così
l'apostolo Paolo.
Tutta la nostra fede è in Lui, in Cristo Risorto!
La verità della resurrezione è per noi un Brande aiuto per la nostra futura
resurrezione. Quale sarà? Senza dubbio, coloro che credono in Dio e che vivono
dei Santi Sacramenti andranno a godere per sempre la vita eterna. Nell'altra
vita avremo una rimunerazione , tanto più grande, quanto più doni spirituali
avremo guadagnato durante la nostra vita terrena»
Coraggio, Suore carissime,non ci fermiamo alle piccole bagattelle di questa
vita, ora è per noi il tempo di guadagnare per l'eternità
Ma cosa offriremo al Signore per meritarci un bel posto nel cielo?.... E quale è
questo posto?..... I sacri testi dicono che le vergini avranno un posto
privilegiato nell'eternità e canteranno un cantico d'amore che a nessun altro
sarà dato cantare.
Dono infinito di Dio! Non è questione di dire tanti rosari e tante preghiere, ma
è questione di unirci con Dio nello spirito: AMARE DIO: OFFRIRE A LUI IL NOSTRO
CUORE!
Perché vi siete fatte suore? Forse per non avere grattacapi di sorta, per godere
una vita comoda senza tanti pensieri? Oh noi voi vi siete fatte suore per Amore
a Dio!
Voi suore avete una vocazione divina lavorare nelle anime con l'amore a
Gesù e alla Madonna cercare il modo di attrarre la gioventù non solo per
educarla, ma per guidarla nella via del cielo!
Lavorate dunque con l'ideale di portare in cielo le anime affidate alle vostre
cure. Avete tante facilità per arrivare ai cuori dei piccoli inculcando il
pensiero di un Dio tanto buono, e cercando di far loro comprendere la bontà di
Gesù e di Maria; indirizzando le giovani alla scelta dello stato secondo la
divina volontà! Questo lavoro è difficile, ma con l'aiuto del Signore potrete
fare tanto, tanto bene.
Su, coraggio, buone suore, non vi stancate: con Gesù portate la croce quotidiana
del dovere e siate pronte ad essere crocifisso con Lui per poi con Lui risorgere
nella gloria del cielo.
Vi benedico di cuore augurando che Gesù Risorto regni sempre in voi e vi prego
di ricordarmi nelle vostre preghiere.
Vostro Padre in X.to Gesù
Padre Lorenzo
CERCARE
LA PERFEZIONE
VIVENDO DELL’AMORE DI DIO
Alle nostre care consorelle e figlie del Brasile
Il nostro viaggio in questo mondo è breve e poi ci attende l'infinito... ma fino
a tanto che siamo in questa vita possiamo guadagnare per l'eternità»
Avete inteso nella vostra giovinezza la chiamata del Signore. Lasciate la
famiglia, i parenti, gli amici, per vivere più intimamente con Lui, con il
Signore.
É un dono del cielo: lasciare il mondo per vivere con Dio: segno evidente della
divina bontà verso di noi!
Gesù ha, bussato dolcemente ai vostri cuori s è proprio Gesù che vi chiama, che
vi vuole per unirvi di più a Lui in un sentimento di purezza, lontano dal
peccato e desiderose di attirare a Dio altre anime.
Nella vita religiosa cerchiamo di perfezionarci quanto possiamo e in questa
perfezione eleviamo sempre più il nostro spirito a Dio per mezzo dell'amore.
Dio è amore: e tutti, Sacerdoti, suore, cristiani, dobbiamo tendere a Lui
all'Amore.
E questo lo aveva ben compreso la nostra Madre Maria Crocifissa? lei viveva d'
amore profondo, intimo... amore che diventava manifesto anche alle consorelle
che convivevano con Lei.
Cerchiamo anche noi d'imitare con affetto di figlie carissime: viviamo di amore
e del Cibo Eucaristico.
Chiudo il mio pensiero, ricordando voi tutte nell'intimo della anima e nella
Santa Messa quotidiana e chiedo che anche voi mi ricordiate nelle vostre
preghiere.
Vi benedico di cuore
Vostro Padre
Lorenzo
S. Marinella, 25.2.1968
Montagna misteriosa, tanto cara alla Vergine nei suoi viaggi, tanto cara agli
eremiti dei tempi antichi, od anche agli eremiti odierni per essere più vicini
al Redentore.
Ancora oggi, il ricordo del Carmelo, luogo di preghiera, è nel profondo del
cuore di tutti i Carmelitani che amano di trovarvi Gesù e Maria in una intimità
profonda.
Noi abbiamo un nome che ci deve far ricordare il passato e... l'avvenire. Nel
passato, abbiamo il profeta Elia che ebbe un'intima relazione d'Amore col nostro
Redentore sul monte Tabor, dove, questo santo vegliardo, apparve con Mosè, non
solo per accrescere la fede degli apostoli, ma anche per suscitare in noi un
amore profondo verso il divin Redentore, in modo da poter vivere in questa vita
unite intimamente, nel possibile, con Gesù. Lavorare, pregare, studiare, sempre
protese verso di Lui, quanto possiamo.
La nostra vita di Carmelitane deve essere una unione profonda col
Redentore. Non rimaniamo fredde, senza amore: aumentatelo, vi prego, abbiate più
profondo amore!
Il momento più propizio per fare crescere l'amore a Gesù lo troviamo nel santo
Sacrificio: che la vostra comunione sia una intimità dell'anima che sovrasti
ogni altro pensiero del vostro intimo.
Lo scopo dell'Istituto è di accogliere la gioventù, non solo per istruirla, ma,
specialmente, per accendere nei cuori dei piccini e dei grandi un amore senza
confini.
Giusto e santo è lavorare per la gioventù, ma noi abbiamo uno scopo sorpassante
ogni altro scopo: amare, amare, amare profondamente Gesù. Quando il Signore ci
chiamerà che la nostra anima possa partire da questa vita con un atto
profondissimo di amore! Vi prego tutte di diventare, nel possibile, una fiamma
ardentissima di amore: amore, che sarà per voi tutte, preludio dell'incontro con
lo Sposo nell'eternità.
Vogliate comprendere bene questo mio scritto che dove profondamente entrare nei
vostri cuori, per il cielo che aspetta tutti noi»
Mentre vi ringrazio per gli auguri, le preghiere, il pensiero espresso a me nel
giorno di S. Lorenzo, vi benedico di cuore.
Vostro Padre
Lorenzo
Santa Marinella, S. Lorenzo 1968
VIVERE IL QUOTIDIANO PREPARANDO L’ETERNITÀ
Circolare per la Pasqua
Alle nostre consorelle,
In occasione della S. Pasqua ci uniamo in spirito per adorare insieme Gesù
Risorto!
È nato dalla Vergine, ha lavorato con S. Giuseppe, è stato battezzato dal
Battista come fosse un peccatore, e dopo la quarantena ha predicato alle turbe a
conversione dei peccatori e poi è morto sulla Croce ed è risuscitato.
Con la sua resurrezione ha aperto le anime nostre alla speranza di una gloria
eterna: già alcune delle nostre sono volate da anni così speriamo al
Paradiso. E Suor Teresa, dopo una quarantena di dolori e di pene, dopo di aver
ricevuto con fervore le Sacre Specie, ha chiuso gli occhi alla vita terrena, ed
ha aperto quelli dello spirito, che penetrano nell'intima, ammirabile visione
dell'Eterna Gloria.
Colui che quotidianamente, offre per la sua anima, il Divin Sacrificio, spera
che essa dall'alto, volga il suo pensiero verso noi tutti che ancora lottiamo su
questa terra, in attesa della Divina Chiamata.
Ebbene, care Suore, avrete certamente pensato alla brevità di questa vita, ed
ora con Gesù Risorto, sia il vostro pensiero dell'eternità: purificate le vostre
anime dalle scorie delle miserie umane. Siamo umili, obbedienti, cerchiamo di
guadagnare ogni giorno, ogni ora