b. Maria Crocifissa CURCIO
RICORDI
DELLA TENERA ETÀ

Questo breve scritto di madre M. Crocifissa è privo di data, ma certamente le fu richiesto da padre Lorenzo (al quale la Madre si rivolge nello scrivere), probabilmente risale ai primi tempi in cui la Madre si affidò alla direzione spirituale di padre Lorenzo, a partire dal 1925. Grazie ad esso, riusciamo a conoscere i primi passi di Rosa Curcio nella vita e nella fede, ma anche la sua vocazione al Carmelo e la sua missione di fondatrice. Come d'abitudine, il testo viene riportato secondo un criterio di totale fedeltà al manoscritto.
Nascita e infanzia
Padre, Ella ben sa quanto mi costa scrivere ciò che vorrei seppellire
nell'oblio, essendo cose di nessuna importanza, ma l'ubbidienza, oh parola
taumaturga, mi da la forza di confidarle in scritto tutta la mia vita intima,
dopo aver invocato la luce dello Spirito Santo e l'intercessione della mia
tenera Madre Maria.
Sin dalla mia nascita mi predestinarono che io dovevo farmi monachina (così mi
chiamavano tutti) , ciò a me sembrava un soprannome e mi risentivo, ma la buona
madrina che assistette alla mia nascita mi persuase una volta, raccontandomi che
era stata proprio lei la prima, perché appena nata, prima del tempo da Dio
stabilito, la madre era in pericolo di vita, e allora non pensarono alla
neonata.
La madre non appena poté dire qualche parola, domandò se la sua creatura era
viva, la madrina corse subito credendo di trovarla morta, ma quale non fu la sua
meraviglia, non solo la trovò viva, ma in atteggiamento così devoto, come un
angioletto che pregava. Tutta contenta riferì alla madre: "Stia lieta, signora,
è nata una monachina che prega, e certo avrà pregato per lei, perché è un vero
miracolo il suo miglioramento.
Era morta in quei giorni una sorella a mia madre, col nome di Rosa, dicono in
odore di santità; la mia venuta in questo mondo fu di grande conforto per i
parenti e per la madre più di tutti, che amava tanto sì buona sorella. Così
tutti unanimi mi battezzarono presto perché temevano che morissi, tanto ero
piccina, col nome di Rosa, in memoria di quella santa sorella che si era estinta
prima della mia nascita.
La madre, con suo gran dolore, non poté darmi nutrimento, rimasta non poco
sofferente, e mi affidò alla balia, un'ottima donna, molto affezionata, era
stata quasi sempre al servizio della nostra famiglia, e i miei parenti la fecero
sposare aiutandola con mezzi finanziari.
Mi nutriva come sua propria figlia e con grande trasporto perché le era stata
affidata la "monachina"; grandetta mi ripeteva quanto mi voleva bene perché ero
sempre tranquilla, e non come tutti gli altri bambini. Era convinta che sapevo
pregare anche in quell'età di angelo.
La madre sentiva una speciale tenerezza per me, e spesso non sapeva nasconderla
col compatire sempre i capriccetti che il mio vivacissimo carattere manifestava.
Ricordo i giochi infantili, ero desiderosa di essere sempre circondata di
bambine e ne volevo molte, la mia tendenza era sempre quella di dirigere il
gioco; d'altronde le bambine non sapevano giocare se mancava la "direttrice",
così mi chiamavano, ed io pretendevo questo titolo, guai se qualcuna mi
contrariava, allora la escludevo senza pietà. Mi accorgevo dopo che ero troppo
superba, ma non sapevo fare diversamente malgrado il pentimento e qualche soave
rimprovero della buona mamma!
Non sceglievo compagne di nascita uguale a me, ma sempre i figli del popolo,
vicine alla casa paterna. Le invogliavo a venire dando dei regalucci e cosette
di dolci ecc., privandomi io. I parenti non potevano soffrire queste privazioni,
non solo, ma non volevano tenermi così spesso a contatto di queste povere
bambine per tante cose che loro prevedevano, ma rispondevo che io non potevo
scegliere miglior compagnia perché queste mi accontentavano in tutto;
accettavano i miei regalucci, mi volevano bene come loro direttrice, mentre con
altre compagne uguali a me non sapevo far niente, e poi loro non avevano bisogno
né dei miei regalucci né sapevano accontentarmi, perché erano superbe come me.
Prima comunione
Venne il tempo di prepararmi per la prima Comunione, mi sentivo tanto felice di
farla assieme alle mie povere bambine, mi seguirono tutte perché quasi della
stessa età di otto anni.
Il confessore voleva prolungare ancora, ma io non potendo soffrire questa
freddezza del confessore, all'insaputa di mamma, d'accordo con le mie bambine,
andai in casa di questo sacerdote, che era il confessore dei bambini, e quasi
rimproverandolo per la sua indifferenza, non lo pregai, ma in tono serio gli
rivolsi parole che poveretto non fece altro che pigliarsi il cappello e venire
in chiesa per confessarci.
Ricordo la forte compunzione che sentii la prima volta in quella prima
confessione, di tanti capriccetti, disubbidienze, poca carità con le mie
bambine: volevo loro tanto bene, ma ero capricciosetta!...
Avevo tanta premura di confessarmi, dissi al sacerdote, perché non potevo più
vivere con tanti peccati, temendo che se veniva la morte mi sarei trovata in
quello stato e senza Comunione. Al ritorno a casa, la mamma si era inquietata
sul serio, ma la calmai subito, ripetendo in un istante, con gran dolore tutto
quello che avevo detto al confessore, aggiungendo: "Vedi, mamma buona, come
avrei potuto vivere ancora così se veniva la morte!"
Venne il giorno sospirato. Mi accostai per la prima volta alla Celeste Mensa;
ricordo la gioia immensa che m'inondò l'anima e allora promisi al buon Dio di
non commettere più peccati, di essere buona con i genitori, ubbidiente, e
specialmente verso una vecchia persona di servizio alla quale mi affidavano per
accompagnarmi da una maestra, dalla quale andavo ogni volta mal volentieri
perché mi costringeva a star sempre seduta a fare lavoretti che mi riuscivano
tanto seccanti.
Dopo la Comunione ero più giudiziosa, mi dicevano i parenti, e sentivo più di
prima il bisogno di pregare; alcune volte abbandonavo i trastulli, recitavo
qualche Ave, aggiungevo la mia solita preghiera di farmi crescere virtuosa e
robusta, perché mi dicevano che ero troppo piccola e ciò mi dispiaceva tanto, e
subito volavo a giocare con le mie solite bimbe, s'intende, quando ritornavo
dalla maestra tanto noiosa, e col permesso della mamma.
Il desiderio di cambiare maestra finalmente mi venne appagato, tanto dovevo
apprendere a leggere e a scrivere. Mi affidarono alla maestra delle scuole
elementari, ero tanto contenta di trovarmi in un nuovo ambiente di ragazzine e
feci presto amicizia con tutte, mi volevano bene. La maestra più di tutte,
perché studiavo tanto da essere sempre la prima della classe. Così ricordo
d'aver trascorso i primi anni d'infanzia.
La scuola negata
L'incontro con il Carmelo
Seguitai a frequentare le scuole fino alla sesta classe, ero sempre studiosa e
la prima di tutte le mie compagne di scuola, le aiutavo nei doveri di scuola,
sia in casa mia, dove spesso venivano e anche in scuola. Le maestre cambiavano
ogni classe, ma tutte mi volevano tanto bene, come pure tutte mie compagne, e io
mi sentivo tanto felice del titolo che sempre mi davano, cioè di "loro
direttrice". Non sapevano far niente se mancava la loro direttrice e anche le
maestre erano di ciò convinte.
Ero d'animo sempre allegro e usavo certe espressioni in certi momenti, mentre la
maestra s'inquietava, che finivo col far ridere tutte, compresa la maestra, così
le ragazze quando vedevano la maestra molto seria o triste, ricorrevano a me per
trovar modo di cambiare quel momento in ricreazione, ed io subito riuscivo
all'intento.
L'ultima maestra che mi vuol tanto bene ancora, aveva un grande ideale di me:
voleva farmi seguitare a studiare ed era riuscita a persuadere alcuni dei
parenti, tranne il padre che era sempre contrario.
Durante questo periodo, tutta intenta allo studio, frequentavo di rado i
sacramenti per tanti ostacoli che mi si presentavano dai parenti, che cercavano
di distrarmi perché temevano che, coltivando la mia tendenza, mi sarei fatta
suora. Piaceva così chiamarmi per scherzo, ma sul serio, alcuni, tranne la
mamma, erano contrari.
Ricordo che quando potevo sfuggire andavo a confessarmi e comunicarmi, d'accordo
con qualche buona amica. Non posso nascondere qualche demonietto che incontravo,
qualche compagna che cominciava a farmi perdere l'innocenza, ma Dio vegliava su
di me per il compimento dei suoi divini disegni.
Non permise la Vergine Santissima, per la quale sentivo speciale tenerezza,
farmi nutrire del veleno della corruzione che quella compagna voleva darmi.
Terminai presto il corso delle scuole elementari, sicché non ebbi più la
facilità di avvicinare le compagne che volevano farmi gustare i cibi avvelenati
che offre il mondo ai suoi seguaci. Sentivo una naturale ripugnanza, ma non
avevo il coraggio di allontanarli per tanti motivi, essendo sempre assieme a
scuola.
Alcuni dei parenti volevano farmi seguitare a studiare, il padre si oppose; a me
questa proibizione costò non poco, perché ero desiderosa di apprendere e di
studiare, così, all'età di 11 anni cominciai la vita casalinga.
Il padre era troppo rigoroso, neanche in casa permetteva di seguitare a
studiare, né musica, come era mio vivo desiderio, né altro, perché era convinto
che per la donna le sole scuole elementari bastano, e poi bisogna istruirsi nei
lavori domestici, i doveri di una buona figliuola, nella famiglia, sotto la
vigilanza materna: "Le donne istruite spesso sono causa di molti mali alle
famiglie", ci ripeteva quando desideravo persuaderlo di farmi seguitare a
studiare.
Per confortarmi delle privazioni che l'ubbidienza richiedeva, misero a mia
disposizione una libreria che c'era in famiglia, libri di studio che usavano i
fratelli e libri religiosi. Leggevo, o meglio, divoravo tanti libri per
accontentare il bisogno di voler apprendere ma ero più digiuna di prima.
In mezzo a tanti libri trovai la Vita della serafina del Carmelo, s. Teresa di
Gesù. Fu questa Santa per me un faro di luce celeste che irradiò l'animo mio di
tanta consolazione spirituale, che mi aprì un nuovo orizzonte. Dimenticai di
voler studiare, riacquistai la pace e la gioia che non sentivo più dacché ero
così contrariata; a quell'età, sebbene piccola ancora, ero sensibilissima tanto
che i parenti temevano qualche malattia, tanto ero accorata.
Leggevo e rileggevo con nuovo gusto spirituale la vita della gran Santa, questa
mi trasformò tanto in pochi giorni. Sentii un altro genere di vita che la Santa
m'ispirava, non era lo studio come io desideravo, per avere un grado, un elevato
posto sociale, ma lo studio delle cose celesti per arrivare al posto sublime che
la Divina Bontà mi aveva predestinato.
Non ero più la bambina che cercavo compagne per giocare, ma tutta sola godevo di
gustare la solitudine, leggevo libri devoti, pregavo tanto, il desiderio
d'accostarmi spesso ai sacramenti, specialmente alla Comunione, lo sentivo
forte, tanto che lo manifestai ad una delle sorelle, la più grande, che era la
mia madrina e che mi voleva tanto bene. Ma se questa e la mia buona mamma mi
accontentavano, il padre e i fratelli mi ostacolavano fortemente.
La privazione accresceva i santi desideri e procuravo di alimentare il bisogno
del cuore nella preghiera e specialmente nella meditazione della Passione di
Gesù. Quando potevo versare qualche lacrima mi sentivo tanto felice, e se questa
emozione non si manifestava con questo segno, a me sembrava che quella
meditazione non era gradita a Gesù, e stavo in angustia.
I parenti si accorgevano del mio cambiamento di carattere e di abitudini, ognuno
pensava a modo proprio. La sorella maggiore, mia madrina, aveva già compreso il
cambiamento della Grazia in me e la mia tenera madre, sempre buona e
condiscendente, procurava di accontentarmi permettendomi di recarmi in chiesa
qualche volta, accompagnata da persone di sua fiducia.
Seguitai così alcuni anni, la mia vocazione per la vita religiosa la sentivo più
chiara; ad ogni costo volevo conoscere qualche Istituzione Carmelitana e
manifestai il mio disegno ai parenti, malgrado la severità che mi usavano.
"Vocazione e lotte" *
Ottenni per intercessione della Superiora del Terz'Ordine Carmelitano di
recente istituito da un pio e zelante sacerdote, di iscrivermi al suddetto
Terz'Ordine. La Superiora era una parente della mia sorella sposata, cioè quella
che mi voleva tanto bene, così ottenni tanto favore, e confidai i miei desideri
alle terziarie che avevano la mia stessa età, ma non conoscevo le loro
aspirazioni.
Il fervore, la pietà, lo spirito di preghiera s’accrescevano mirabilmente; la
mia serafina S. Teresa, molti altri Santi di questo Santo Ordine alimentavano i
miei trasporti di pietà, sentivo la grande missione che la tenera Madre del
Carmelo mi aveva predestinato: "dovevo riunirmi con altre mie compagne e far
rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri... "Era un sogno...
un'illusione giovanile?! La Grazia operava nell'animo mio: che comunioni
ferventi e carismi di Cielo mi riempivano l'animo!
In una Comunione gustai il primo amplesso di Gesù... Tutta sola godevo queste
carezze e tante altre ancora, non sapevo svelare al confessore il mio stato
d'animo, ed una volta, ricordo d'aver avuto in regalo una graziosa immagine,
proprio dopo che avevo esperimentato quel favore nella S. Comunione e desideravo
sapere se ciò potesse effettuarsi tra Dio e l'anima; la vista di quell'immagine
dissipò la mia incertezza.
Mentre ero intenta ad un'occupazione mi sembrò di vedere il Cuore di Gesù, e
chiamandomi col mio nome di Rosa del mio cuore, mi scoprì il suo Divin Cuore e
lessi questa espressione scritta a caratteri d'oro.
Ero fuori di me per la gioia immensa che inondò l'animo mio; quella intima
manifestazione del Cuore di Gesù accrebbe in me tanto fervore per la preghiera e
desideri grandi. Volevo far penitenze di ogni genere, mortificazioni, e non mi
risparmiavo in tutto ciò che mi costava sacrificio; digiunavo, mi privavo di
mille cose necessarie al mio nutrimento adducendo scuse per non far capire ai
parenti che mi privavo per mortificarmi,
Non potendo avere cilizi, perché neanche sapevo che cosa erano, inventavo altra
sorta di piccole cose che mi rendevano fastidio nel camminare, come portare
piccole pietruzze nelle scarpe ecc.
Una volta, leggendo non ricordo quale vita di Santa, appresi che questa tutto
sottometteva al direttore spirituale, allora mi venne il timore di aver fatto
tante cose senza ubbidienza, ma non abituata a tenere questo linguaggio col
confessore, al quale manifestavo brevemente i soli difetti, non sapevo come
cominciare e seguitare tale argomento, più ci pensavo più mi sentivo tormentare,
e preferivo allontanarmi dalla confessione per far tacere questo rimorso.
Una mia amica, non sò come, capiva che io ero un pò afflitta e mi propose di
confessarmi con un certo religioso di santa vita, suo confessore, un ottimo
padre francescano, molto adatto per dirigere le anime alla perfezione.
Mi persuasi, perché pensai tra me: "Mi confesserò di questi peccati che ho
commesso, mi farò la confessione generale e dopo ritornerò al mio confessore,
questi non saprà mai le cose mie; quel religioso non lo conosco e del resto non
mi vedrà più". Così decisi il giorno della mia prima confessione generale. Mi
preparai con accurato esame e con vera contrizione, accompagnata dall'amica mi
confessai di tutto ciò che avevo commesso dall'infanzia sino a quel giorno.
La vista delle mie discolerie a causa del carattere troppo vivo e allegro e
amante di giocare e inventare riunioni di bambine della mia età, e sempre io
dovevo essere la loro maestra e direttrice, guai se qualche altra compagna
ardiva aspirare a questo titolo, la escludevo dalla compagnia. Ne volevo molte e
quindi usavo anche delle furberie fanciullesche per averle, sacrificavo cosette
mie per adescarle, e anche pigliando, qualche volta, senza permesso della buona
e adorata madre, la quale soavemente mi rivolgeva qualche parola di rimprovero,
ma rispondevo in modo da trovare scuse e non farmi mai castigare.
Per questo stesso motivo angustiavo spesso le povere donne che stavano al nostro
servizio e anche qualche volta le sorelle più grandi e i piccoli. Insomma il mio
carattere troppo vivo, focoso e attivo era causa di farmi commettere mille
difetti, che, come in un quadro vidi molto brutti e ne piansi amaramente per
molti giorni.
La confessione, ricordo chiaramente, fu vera, sentii una vera purificazione,
sentii una nuova luce entrare nell'anima, una riforma vera. Dopo la confessione
generale il mio carattere era tutto cambiato, non sembravo più quella di prima,
ero tutta dedicata alla pietà, al raccoglimento, non più giochi di bambine, ma
seria, sognavo, sognavo cose belle, avvenire di grandi cose, che bei sogni di un
cuore giovane e ardente, tutto per Dio, poiché non provai altro amore!
Padre mio, ora non ho tempo, magari ricordo qualche altra cosa delle belle
aspirazioni e ispirazioni; che periodo di luce, di ardore per la pietà fu
quello, da 11 sino a 16 anni!
Il desiderio di essere religiosa si accresceva sempre, volevo essere
Carmelitana, ma ciò non era possibile perché tali Istituzioni in Sicilia, di
vita attiva non esistevano, e quindi, pregavo e sognavo.
* questo titoletto, al contrario dei precedenti che sono tutti redazionali, appartiene al manoscritto originale
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