santa Teresa di Gesù bambino
e del Volto santo
titolare della congregazione
delle suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino

 

  Teresa: nostro modello spirituale
  Teresa: ispiratrice di missionarietà
  con Teresa contemplative nell'azione
  come Teresa coltiviamo il silenzio
  alla scuola di Teresa: nella gioia e nella semplicità
  con Teresa verso la santità
  come Teresa viviamo il comandamento dell'amore

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Santa Teresa di Gesù bambino e del Volto santo
nella spiritualità delle Carmelitane missionarie

Un’altra luminosa guida nel nostro cammino di santità è s. Teresa di Gesù bambino e del Volto santo. Pio XI ha detto di lei: “È un vangelo per l’uomo d’oggi, soprattutto per la sua ‘via d’infanzia spirituale’ fatta di amore, umiltà e preghiera”. I nostri fondatori, guidati dallo Spirito, ci hanno sempre proposto questa giovane santa come modello di vita consacrata e di spiritualità.
Teresa è per noi colei che ha conosciuto con chiarezza le proprie povertà, le debolezze, l’incapacità di compiere anche un solo passo verso il compimento dei progetti di Dio su di lei. Per questo si è totalmente appoggiata al Padre. È colei che ha sperimentato la sua misericordia e per questo ha saputo mettere in lui una fiducia illimitata.
La giovane santa di Lisieux scopre nell’amore, un amore forte e maturo, la propria vocazione, fà di questa vocazione la propria missione: così ama Dio che è al di sopra di ogni altra cosa e le persone che le sono accanto, allo stesso modo di quelle che si trovano in tutte le parti del mondo, perché sono amate dal Dio “ricco di misericordia”.
I nostri fondatori ci hanno indicato Teresa come maestra di vita e modello di carità, come “apostola degli apostoli”; hanno voluto che la nostra via fosse la “piccola via” o “via dei piccoli”, che nasce dall’esperienza di un Dio che ci ama di un amore eterno e desidera solo la nostra felicità, che è “più tenero di una madre”. È la via di chi non presume più di meritare o di potere nulla; di chi rinuncia alla stessa santità, ai propri sacrifici come modo per dare soddisfazione a se stessa. Felice perfino di cadere, “perché può sperimentare ancora più la sconfinata misericordia di Dio”. È una via che sfida ogni giorno il “sistema complicato” del nostro andare a Dio, perché di fatto - ribadisce Teresina - è Dio che viene a noi e ci chiama sempre e comunque.
Questa è una “via” fatta di amore e non di timore, caratterizzata dall’abbandono e dall’amore di un bambino verso suo Padre. È con la certezza che, “se anche avesse commesso tutti i crimini di questo mondo”, potrebbe sempre andare, penitente, fra le braccia amorose del suo Dio .
La buona novella che portiamo a tutti, ammaestrate dalla sua esperienza e dalle sue parole, è che Dio “è padre e madre” per la sua creatura, che tiene il nostro nome scritto sul palmo della sua mano e che ci attira a sé.  (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 28)


Lo stile di santa Teresa di Lisieux
nella vita delle Carmelitane missionarie
Un elemento essenziale del nostro carisma deriva dalla spiritualità di s. Teresa di Gesù bambino. Possiamo descriverlo come un “immettere nel mondo il cemento dell’Amore” , di quell’amore divino tenero e forte che “discende” fra gli uomini per attirarli a Sé e trascinarli verso il cielo, trasformandoli dall’interno e guarendone le ferite con il balsamo del perdono.
S. Teresa di Gesù bambino ha fatto l’esperienza diretta e profonda di questa misericordia: “A me il buon Dio ha donato la sua Misericordia infinita ed è attraverso essa che contemplo e adoro le altre perfezioni divine! Allora tutte mi appaiono raggianti d’ amore, perfino la giustizia (e forse anche più di ogni altra) mi sembra rivestita d’amore. Che gioia pensare che il buon Dio è Giusto, cioè che tiene conto delle nostre debolezze, che conosce perfettamente la fragilità della nostra natura”. L’ha poi vissuta anche nei rapporti con le sorelle nella comunità: “Capisco che la carità perfetta consiste nel sopportare i difetti altrui, non stupirsi assolutamente delle loro debolezze, edificarsi dei minimi atti di virtù che si vedono praticare; ma soprattutto ho capito che la carità non deve affatto restare chiusa in fondo al cuore”.
La Madre esortava: “Aspiriamo a raggiungere il grado d’amore che ci trasforma in Dio, procuriamo di corrispondere alla sublime vocazione di acquisire la scienza dei santi, o meglio la sapienza dei veri amanti!” . Padre Lorenzo le fa eco: “Siate suore d’ infinita carità, dell’amore verso Dio e verso il prossimo” .
Ecco la realtà più profonda della nostra identità: siamo contemplative, lasciamo che la Trinità ci riempia d’Amore e c’impegniamo a rivelare la misericordia con ogni gesto e parola. Questa è la risposta che siamo chiamate a dare agli interrogativi della nostra società, è un messaggio sempre attuale, è il cuore del vangelo e del carisma della santa di Lisieux e deve essere anche il cuore della “civiltà dell’amore” che siamo chiamate a costruire insieme con gli uomini e le donne del nostro tempo.  (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 19)


Chiamate a percorrere la "piccola via"

Nel quotidiano confronto con la Parola di Dio, nello “stare continuamente alla Presenza del Vivente” , oltre che nella preghiera personale e comunitaria, impariamo a incontrare Dio nelle “piccole cose” della nostra giornata, a riconoscerlo e accoglierlo negli avvenimenti e nelle persone, a operare e vivere per lui, con lui e in lui tutto ciò che ci dà di fare e vivere nel nostro quotidiano.
La stessa madre M. Crocifissa ce lo dice: “Le occupazioni degli uffici che l’ obbedienza ci ha affidato non ci devono distrarre dallo spirito del Carmelo, che è spirito di preghiera, di unione intima col Cuore eucaristico. … Dobbiamo vivere così intime con la Vittima eucaristica da formare l’abitudine alla deliziosa unione con Dio. … Aspiriamo a questo grado d’amore perché è questo lo spirito della nostra santa Istituzione, è questa la santità dei santi del nostro Ordine e delle grandi e piccole Terese”.
Questo stile contemplativo deve permeare e caratterizzare ogni azione e pensiero, tutto il nostro apostolato e l’intera vita fraterna delle nostre comunità, perché, nel nostro carisma, “non è vera la preghiera che non sfocia in un’azione apostolica piena d’ amore per Dio e per gli uomini; allo stesso tempo, in esso non è concepibile alcuna forma di attivismo, tanto meno un’azione apostolica dettata dalla sola filantropia e che non porti a Dio tanto i fruitori quanto gli agenti di quell’attività” .
Madre M. Crocifissa sottolinea ed esorta le sue figlie: “Puoi pregare sempre, sempre: la preghiera è amore e, se ami, preghi. Offri quello che fai, mortifica la tua volontà, la tua natura …” .   (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 20)

La tradizione dell’intero Carmelo e della nostra Famiglia religiosa ha valorizzato il silenzio. Sappiamo bene infatti che “ ‘una Parola disse il Padre, che fu suo Figlio e questa la dice in un eterno silenzio, e in silenzio va ascoltata dall’anima’. Per imparare la lingua di Dio e per poter balbettare qualche risposta, bisogna lasciare che la persona in tutte le sue dimensioni  (spirituali, psichiche e fisiche)  si adatti al suono silenzioso della sua voce e alla sua luce accecante” . Esso è per noi non solo il mezzo particolarmente adatto a creare l’ambiente interiore ed esterno che favorisce l’incontro con Dio, ma è orientato anche a favorire la serenità dell’intera persona, la sobrietà nell’uso delle cose e nella gestione dei rapporti con le sorelle.
Esperta della vita con Dio e con i fratelli, madre M. Crocifissa scrive: “Ho letto le poche righe che parlano dell’entrata della nostra Santina al Carmelo: la sua forza era nel silenzio. … Il silenzio è la sorgente dello spirito carmelitano che è unione con Dio” . Ben consapevoli della sapienza di queste esortazioni, noi sappiamo che, nella vita quotidiana come nei momenti di ritiro e di esercizi spirituali, “la ricerca dell’intimità con Dio comporta la necessità veramente vitale del silenzio di tutto l’essere” .   (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 21)

Sin dagli inizi della nostra Famiglia, anche nei momenti più bui della nostra storia, la gioia ha caratterizzato il nostro stile di vita comunitaria, divenendo un aspetto importante della “fisionomia particolare del nostro carisma” . Frequentemente madre M. Crocifissa e padre Lorenzo ci hanno esortate a mantenere viva la gioia e a manifestarla nel sereno fluire dei nostri giorni, ricordandoci che ogni Cristiano, radicato in Cristo nel Battesimo e impegnato a vivere con lui “portando ogni giorno la propria croce”, possiede in sé le fonti di quella “gioia che nessuno potrà togliergli”, perché fondata sulla roccia della fede in Gesù morto e risorto e sulla certezza dell’amore del Padre. La coscienza grata di essere, come Maria, “serve del Signore” consolida la nostra gioia “di appartenergli per sempre” e, trasfigurando ogni nostra giornata, ci rende feconde nell’amore.
Abbiamo scelto “la parte migliore” e questo ci basta: la persona di Cristo polarizza e attrae tutte le nostre energie e attenzioni. Così, nel modo di vivere insieme da sorelle, come nel rapportarci all’esterno della comunità, nel vestire, nel tenere le nostre case e nello svolgere il nostro apostolato, conserviamo uno stile di semplicità, modestia e delicata franchezza che testimonia la nostra totale adesione ai valori della vita consacrata nel Carmelo.   (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 22)

Questo nostro stile di raccoglimento e gioiosa semplicità è frutto del percorrere quotidianamente la “piccola via” della santità scoperta da s. Teresa di Lisieux, sempre raccomandata da madre M. Crocifissa: “Non potendo imitare i Santi, le anime grandi e belle, nelle grandi imprese, imitiamo la nostra piccola e grande Santa, il modello di santità che la Provvidenza ci ha dato; imitiamola nella continua abnegazione, nella quale con tanta industria si esercitava anche nelle inezie, che ci fanno grandi dinanzi a Dio” .
Ecco come s. Teresa di Gesù bambino descrive questa sua “piccola via”: “Capisco così bene che non c’è che l’amore che possa renderci graditi al buon Dio, che questo amore è l’unico bene che bramo. Gesù si compiace di mostrarmi l’unico cammino che porta a questa fornace divina. Questo cammino è l’abbandono del bambino che si addormenta senza timore fra le braccia di suo padre. ‘Se qualcuno è molto piccolo venga a me”, ha detto lo Spirito santo per bocca di Salomone’ ”.
Non a caso, la Fondatrice non si stanca di richiamare l’attenzione delle sue figlie e di “sollecitare la loro adesione nella pratica della vita, trattandosi appunto di un’autentica lezione di santità, accessibile a tutti: la santità delle piccole cose nella quale Teresa di Lisieux è una preziosa ‘guida spirituale’, ‘vero esempio di santità sublime’ ”.
Questo, pur non dispensandoci dalle nostre responsabilità, ci spinge a vivere con sereno distacco l’impegno a realizzare quanto progettiamo nella vita comunitaria e nell’ apostolato, a rimanere serene nelle difficoltà anche spirituali o morali e a non dare un valore eccessivo ai beni materiali, a confidare nella Provvidenza per ogni nostra necessità pur impegnandoci nel lavoro e nell’attenta amministrazione di quanto possediamo.   (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 23)

Nel quotidiano vivere e lavorare insieme impariamo a conoscere pregi e difetti nostri e delle sorelle che ci sono accanto, mettendo in pratica in ogni momento il comandamento di “amare nel modo più grande, dando la vita per i fratelli” e la beatitudine dei misericordiosi. Ci sono maestre in questo s. Teresina e madre M. Crocifissa: “Vogliatevi bene, compatitevi, compatitevi a vicenda come vere sorelle. Questa carità è l’anticamera del cielo. Questa è la felicità della vita religiosa. Amatevi, amatevi sempre” .
Siamo quindi chiamate a diventare “esperte di comunione” attraverso la condivisione della vita, dei beni spirituali e materiali, l’accoglienza e l’attenzione alle sorelle, la partecipazione alla vita comune.
Tutto ciò si riflette nel nostro modo di rapportarci con gli altri anche al di fuori della comunità, conducendo il nostro apostolato in spirito di condivisione e “mettendoci accanto”, mai al di sopra, di coloro con i quali collaboriamo e ai quali offriamo il nostro servizio.   (Chiamate a fra rifiorire il Carmelo. Ratio Institutionis n. 24)

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