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Le radici carmelitane

 

di madre M. Crocifissa Curcio

 

Carlo Cicconetti 

 

 

        

        

        

         Introduzione

        

              Un albero piantato lungo il fiume non teme la siccità e non smette di portare frutto (Ger 17, 8).

              Madre Crocifissa è senz'altro carmelitana. Ha fondato l'Istituto di Suore Missionarie che ella ha voluto "Carmelitane". Non su questo punta direttamente la nostra indagine. Vogliamo invece cogliere nella sua spiritualità gli eventuali fattori genetici che le danno effettivamente lineamenti riconoscibili come carmelitani. Scoprire se le sue radici si stendono verso la "Fonte di Elia", al monte Carmelo.

              Prima di addentrarci nell'esame dei suoi scritti ritengo di dover esporre alcuni presupposti che ci aiutano a inquadrare l'argomento.

        

              a. L'esperienza cristiana, fondamentalmente una nella sostanza del Mistero di Cristo, rivela specificazioni di accenti, sensibilità, prospettive e itinerari che legittimano il discorso di "scuole" differenti di spiritualità. Ma più che alla dottrina pensiamo a tradizioni vitali di itinerari ed esperienze che hanno una certa incidenza in coloro che scelgono di far riferimento ad essi o agli esponenti, eminenti per santità, che li hanno vissuti e trasmessi1. Tra queste si pone nella Chiesa la spiritualità carmelitana. All'interno di questo filone di spiritualità sono sorte varie forme di vita consacrata secondo diversi e nuovi Carismi collettivi di fondazione.

        

              b. La Madre Crocifissa ha avuto da Dio il carisma di fondatrice. In quanto tale ella ha avuto carismi personali, cioè doni dello Spirito adeguati ad una vita spirituale di Fondatrice e doni speciali per istituire la nuova Congregazione religiosa, cioè il carisma collettivo. I carismi personali non sono necessariamente tutti parte del carisma collettivo della Congregazione da lei fondata. Solo quelli effettivamente partecipati e vissuti da Lei comunitariamente con le sorelle, specie quelle della prima ora, assieme agli apporti successivi (per es. di P. Lorenzo) confluiti nel nome dell'istituto e nelle Costituzioni approvate dalla Chiesa possono dirsi carisma specifico della Congregazione da lei fondata. Noi qui non ci occupiamo di questo, ma solo della spiritualità e perciò dei carismi personali di Rosa Curcio, in vista del Processo di Canonizzazione in corso. E ce ne occupiamo soltanto per le sue caratteristiche carmelitane2.

        

              c. Nell'esaminare gli scritti di Rosa Curcio occorre tener conto dell'ambiente culturale, sociale, economico per coglierne la specificità e gli influssi. In modo speciale bisogna tener conto della "religiosità popolare" di cui Rosa è stata imbevuta tramite la formazione cristiana sin dalla prima infanzia. Essa si ritrova sempre presente anche nei grandi autori spirituali e costituisce l'humus nel quale è radicata la loro vita personale. Infatti, il cristiano riceve vita e accrescimento spirituale in seno ad una Chiesa storicamente e socialmente situata. La formazione comincia molto prima che si arrivi alla consapevolezza: tutto un mondo di simboli, credenze, riti, processioni, feste  incidono non superficialmente sulla affettività e struttura spirituale, nonché sul linguaggio della persona. La devozione particolare popolare propone infatti un "modo più concreto di considerare il mistero della fede", attraverso un segno capace di richiamare l'attenzione anche dei fedeli più semplici che non potrebbero nutrirsi di soli concetti astratti. Essa specialmente comincia ad educare sin dalla fanciullezza3.

        

              d. Non è mia intenzione - non me ne ritengo competente -  affermare o negare che eventuali "radici" carmelitane siano state effettivamente il polo organizzatore della specifica spiritualità della Serva di Dio. Pur essendo lecito supporlo. Questo potrebbe essere semmai un discorso da riprendere armonizzando le varie relazioni e rispettivi punti di vista.

         

              e. Le fonti principali delle mie osservazioni sono il Diario e i Ricordi (manoscritti). Ho esaminato anche un centinaio di lettere e, senza dubbio, un influsso sulle mie convinzioni proviene anche da esse pur non potendo ampliare la ricerca accurata e la relativa documentazione anche a questi scritti. Mi sono limitato a leggere con un retroterra di cultura carmelitana l'esperienza della madre Crocifissa e a rilevarne i punti di contatto con la nostra tradizione spirituale. Non pretendo di essere esauriente né di aver condotto un'indagine scientifica sistematica delle eventuali fonti di ispirazione della Serva di Dio.

              La descrizione degli scritti principali è già stata data nelle relazioni precedenti e io posso astenermene.

        

              f. Il Diario ci mette in contatto con l'esperienza intima di Rosa Curcio. Occorre accostarsi ad essa con il senso di rispetto dovuto a tutto ciò che riguarda il santuario di una coscienza. Il richiamo mi sembra pertinente perché il suo linguaggio è quello delle visioni, locuzioni ed espressioni straordinarie. Potrebbe respingerci o indurci a considerazioni non esatte. Esso invece va interpretato per coglierne il contenuto profondo, il vissuto reale della Serva di Dio, sempre difficile da esprimere: l'esperienza di una profonda intimità con Dio, con Maria e il Figlio Gesù.

              Non fissiamoci all'impressione del "miracoloso" che, a prima vista, sembra esorbitante per quantità e insistenza. Le visioni sono soprattutto linguaggio. E specialmente le persone di cultura limitata tendono ad oggettivare ciò di cui  fanno autentica esperienza. Dobbiamo prenderle invece come testimonianza di una donna talmente educata a stare raccolta nel Signore, in compagnia di Maria, perché dal suo profondo non sembra potersi affacciare altro desiderio e possibilità concreta che intrattenersi con Gesù e con Maria. La sua stessa affettività, fantasia, memoria sono trasformate dalla presenza dello Spirito e tutta la persona concorre ad incontrare Dio. È la ben nota ed antica dottrina dei sensi spirituali6. I criteri dell'autenticità di tali esperienze sono già stati ampiamente riscontrati e sottolineati: l'umiltà, il distacco, i frutti della carità, la paura di illudersi, il rapporto sempre sano e vigile con l'ambiente e le questioni ordinarie della vita, la salute ed equilibrio psichico. Ciò che interessa sono gli eventuali effetti e frutti spirituali. Elementi tutti che si riscontrano nella vita ordinaria della madre Crocifissa.

              Sappiamo anche che la Chiesa non si pronuncia sulla origine soprannaturale delle manifestazioni straordinarie e non le considera come segni sicuri di santità. Anche se non le ignora, quando esse accompagnano l'eroicità delle virtù.

 

 

 

 

         1 - La Vocazione Carmelitana di Rosa Curcio

 

              Il ricordo della svolta decisiva della sua vita, ci è tramandato dalla stessa Serva di Dio in un quadretto familiare vivo e comunicativo.

              Terminate le scuole elementari Rosa, particolarmente dotata, desiderava continuare gli studi come i suoi fratelli. Ma il padre aveva le sue convinzioni irremovibili. Per le donne le sole scuole elementari bastano e poi (devono) istruirsi nei doveri di una buona figliuola, nella stessa famiglia, sotto la materna vigilanza. E quando Rosa, spalleggiata da alcuni congiunti, tentava di persuaderlo, lui  soleva rispondere: “Le donne istruite spesso sono causa di molti mali nelle famiglie. A me - prosegue Rosa - questa proibizione costò non poco. Per confortarmi delle privazioni che l'ubbidienza mi richiedeva misero a mia disposizione una libreria che c'era in famiglia, libri di studio che usavano i fratelli e libri religiosi.

 

              Leggevo o meglio divoravo tanti libri per accontentare il bisogno di voler apprendere, ma restavo sempre più digiuna di prima. In mezzo a tanti libri trovai la vita della Serafina del Carmelo S. Teresa di Gesù; fu quella Santa  un vero faro di luce celeste che irradiò l'animo mio di tanta consolazione spirituale, che mi aprì un nuovo orizzonte; dimenticai di voler studiare; riacquistai la pace, la gioia che non sentivo più dacché ero così contrariata; a quella età sebbene piccola ancora  ero sensibilissima tanto che i parenti temevano qualche malattia tanto ero accorata. leggevo e rileggevo con nuovo gusto spirituale la vita della Gran Santa, mi trasformò tanto in pochi giorni, sentii un altro genere di vita che la Santa mi ispirava, non era lo studio come io desideravo per avere un grado, un elevato posto sociale, ma  lo studio delle cose celesti per arrivare al posto sublime che la Divina Bontà mi ha predestinato”.

 

              Per cogliere le radici "carmelitane" di questa vocazione sono particolarmente importanti i cambiamenti operati in lei e i nuovi valori ed atteggiamenti:

               "Non ero più la bambina che cercava compagne per giocare, ma tutta sola godevo di gustare la solitudine, leggevo libri devoti, pregavo tanto, il desiderio di accostarmi spesso ai sacramenti, specialmente alla santa Comunione lo sentivo forte... Procuravo di alimentare il bisogno del cuore nella preghiera e specialmente nella meditazione della Passione del Signore!” (R. pp. 10-12).

 

              La lettura di Teresa di Gesù le rivela la sua vocazione per la vita religiosa carmelitana:

              "La mia vocazione per la vita religiosa la sentivo più chiara, ad ogni costo volevo conoscere qualche Istituzione Carmelitana... Ottenni per intercessione della Superiora del Terz'Ordine Carmelitano... di ascrivermi al suddetto Terz'Ordine... e confidare i miei desideri alle terziarie che avevano la mia stessa età, ma non conoscevo ancora le loro aspirazioni".

 

              Nel Terz'Ordine trova alimento per accrescere il "fervore, la pietà, lo spirito di preghiera" attraverso la conoscenza di S. Teresa e "di altri Santi di questo santo Ordine.

               Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinata, cioè dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri” (R. pp. 10-13).

        

              L'entusiasmo per il Carmelo si rivela concretamente quando incontra i primi carmelitani Teresiani: il P. Beccaro e P. Bagnoli e infine nella prima comunicazione epistolare con il P. Lorenzo: il primo “mi parlò della mia S. Teresa, del suo eroico coraggio, e come sua figlia mi esortò ad imitarla” (ivi). Restò soprattutto impressionata del secondo:

              “Non avevo mai visto prima Padri del mio Ordine, mi sembrò di trovarmi in un altro mondo alla presenza del Padre Elia”. Le disse che il P. Bagnoli leggeva nella sua fronte “un ideale santo e di metterlo subito in pratica, nonostante le lotte che dovevo soffrire” (Let. a Mons. Raiti 1923).

 

              La Madre non distingueva tra i due rami dell'Ordine come non lo farà il P. Lorenzo e lei continuerà di tanto in tanto a parlare, a chiamare Teresa e Giovanni della Croce rispettivamente "la nostra Santa Madre" e il "nostro Santo Padre". Si tratta infatti, di spiritualità carmelitana e questa non segue la distinzione giuridica. Il P. Lorenzo stesso nell'esortarla a dare alla progettata nuova Istituzione carmelitana anche la finalità missionaria le scrive: “Mi sento spinto a questa santa Istituzione perché S. Teresa e la piccola Teresa hanno tanto desiderato le missioni e anche perché ve n'è bisogno” (let. 1923). Nella risposta di madre Crocifissa risalta il senso di appartenenza alla famiglia del Carmelo che le opposizioni non hanno potuto piegare:

               “Mi sembra di essere ritornata fanciulla quando piena di celeste ardore e di soavi sogni sbocciava la mia giovane vita, alimentando nel fiorito Carmelo la tenera devozione per la Vergine delle vergini e per la grande Serafina del Carmelo e per tutte le stelle che fulgide risplendono nel bel cielo del Carmelo... È finalmente lo zelo, l'ardore, lo spirito carmelitano che io leggo, è il Padre dei miei ideali di infanzia che così illuminato mi scrive facendo sue le mie intenzioni e i miei fini. Maria è la celeste ispiratrice della santa impresa” (let. 8.7.1924).

 

               La vocazione personale al Carmelo, secondo quanto asserisce madre Crocifissa, è dunque congiunta alla missione di fondatrice. Oltre la chiara volontà di essere carmelitana si rivela in queste righe quali valori riconosceva nel Carmelo. Non si tratta dunque di una generica conversione "allo studio delle cose celesti": ma questo é collegato all'esperienza spirituale carmelitana sin dall'inizio.

              Non c'è dubbio che la rivelazione della sua vocazione al Carmelo sia avvenuta nell'incontro con Teresa di Gesù attraverso la lettura della sua vita. Ma il "modello spirituale" opera anche inconsapevolmente per via di "attrazione", “la quale sviluppandosi e precisandosi diventa amore”8; in Rosa la sensibilità per il Carmelo ha la sua origine più remota e nascosta nella devozione popolare alla Madonna del Carmine. Ella "le ha rapito il cuore sin dall'infanzia".statua della Madonna del Carmine appartenuta a m. M. Crocifissa - Santa Marinella, Casa madre

               “... Non potevo tradire la mia vocazione nata assieme a me, cioè figlia di Maria del Carmelo... La mia vocazione ha una provenienza grande da Colei che rappresenta il Carmelo” (let. a P. Lorenzo, 10.6.1925).

 

              Questa sensibilità è alla base del suo interesse per la Vita di Teresa di Gesù: é carmelitana e questo la invoglia a conoscerla attraverso la sua autobiografia, provvidenzialmente incontrata. Dagli appunti manoscritti del P. Lorenzo per una biografia della Serva di Dio sembra doversi dedurre che la fanciulla aveva già ricevuto lo Scapolare del Carmine: “Fin da bambina si sentì attratta dalla Vergine del Carmelo e rivestì il santo abitino; più grandicella la lettura della Vita di S. Teresa...”.

 

              L'ascrizione al Terz'Ordine Carmelitano presso la chiesa del Carmine la porta a valorizzare ancora di più la sua relazione con Maria, invocata sotto questo titolo:

               “Mi ricorda tante cose care questo bel mese (luglio) dedicato alla dolce Madre del Carmelo, ricordo di essermi ascritta al Terz'Ordine carmelitano verso il tredicesimo anno della mia fanciullezza e da allora in poi io questo mese lo trascorro ogni anno con crescente amore verso sì tenera Madre, e con immense tenere manifestazioni di predilezione della Madre celeste” (Diario 1.7.1927).

 

              La tradizione carmelitana a Spaccaforno (odierna Ispica) é tenuta viva dalla presenza di una bella chiesa del secolo XVI, dedicata alla Madonna del Carmine, "Patrona civitatis" e nella quale i carmelitani restarono fino al 1866. Essa conserva i resti mortali del Ven. Statella (Salvatore della SS. Trinità, 1678-1728), della riforma carmelitana di S. Maria della Scala del Paradiso. È importante notare la tendenza contemplativa di questa riforma che si ispira alla "stretta osservanza" di Touraine, la riforma alla quale apparteneva il Ven. Michele di S. Agostino (1621-1684), e il Ven. mistico Jean di S. Samson (1571-1635). Di quest'ultimo Statella era ammiratore e ne tradusse alcune opere, il medesimo era devotissimo della SS. Trinità alla quale aveva dedicato due chiese da lui costruite nelle vicinanze di Spaccaforno e si distingueva per l'amore all'Eucaristia9. Anche la dottrina mariologica di questa Riforma dovette avere influsso in questo gruppo, come in tutto l'Ordine. Infatti essa era trattata nel Direttorio per la formazione dei novizi e compendiata in un manuale per il Terz'Ordine (1677-1679). Di entrambe queste opere si hanno traduzioni italiane contemporanee più o meno allo Statella10. Quante di queste tradizioni erano vive e riportate alla memoria nella Spaccaforno dei tempi di Rosa Curcio? Come era predicata la devozione alla Madonna del Carmine nel Terz'Ordine Carmelitano? L'intervallo di tempo intercorso tra la soppressione del convento (1866) e la ripresa del culto mariano (1880) non sembra tale da interrompere una tradizione secolare profonda. È poi tutt'altro che irrilevante la circostanza che Rosa Curcio abbia dovuto molto soffrire e attendere per vedere realizzata la sua vocazione carmelitana e abbia resistito, ad ogni forma di pressione, per lunghissimi anni. Questo ideale é stato “sin dall'infanzia il mio martirio”. Il piccolo gruppo che nel 1909 inizia nella casa paterna a Ispica la prima esperienza di vita comunitaria e a Modica  (1911)  offre assistenza educativa a un gruppo di bambine bisognose, sarà lasciata “in balia di ogni sorta di lotte... La perseveranza é stata certo la protezione speciale della nostra Mamma del cielo” scriverà a mons. Raiti (let. 1923).

             

 È una delle note di autenticità di un carisma l'incomprensione e la sofferenza che "porta con s‚ la sua realizzazione" (MR 12). Il suo vescovo mons. Vizzini premeva fortemente perché entrasse in una nascente Istituzione domenicana che a lui stava a cuore. Rosa riconosce che il vescovo, dal suo punto di vista, ragiona bene: ma il fatto é che ragionerebbe diversamente se la vocazione carmelitana fosse "il suo ideale" (let. a P. Grammatico, marzo 1923).

               “Io non mi sono piegata ai progetti del suddetto vescovo perché‚ non potevo tradire la mia vocazione nata assieme a me, cioè‚ figlia di Maria del Carmelo; questa mia volontà caparbia, ostinata é a conoscenza di tutti e i confessori sono d'accordo e nessuno di ciò mi hanno fatto osservazione, anzi, mi hanno incoraggiato sempre”.

 

              Ma al di fuori di questa fedeltà alla vocazione “mille volte mi sono umiliata e protestata di volergli essere sottomessa” (let. 10.6.1925).

              Così in pratica la Serva di Dio vive fino all'età di 53 anni come terziaria carmelitana secolare, sia pure in comunità, nella precarietà istituzionale. Provvidenziale. Nonostante la peculiarità che la sua aspirazione fosse per la vita religiosa, il T.O.C., a buon diritto, deve sentirsi santamente orgoglioso di questa lunga militanza e soprattutto può ricavarne ispirazione spirituale. Per molti aspetti ricorda un'altra santa terziaria, la Ven. Maria Petyt (1623-1677), la testimone, tra le più accreditate, della mistica mariana. Anch'essa si trovò impedita ad entrare nella vita religiosa e visse da terziaria carmelitana.

              Le caratteristiche della vocazione carmelitana, come sono viste da Rosa nella fanciullezza, secondo la sua stessa testimonianza, si riscontrano di fatto nel resoconto della sua esperienza spirituale.

 

 

 

 

         2 - La Vita Mariana: devozione e mistica

 

              “Maria è l'artefice principale ed incontrastata della dimensione spirituale che Madre Crocifissa da lei rapita ha dato alla sua vita”. La presenza di Maria nella sua vita, sempre "finalizzata al Cristo", non ha i caratteri devozionali comuni degli anni in cui ella vive. Sento di concordare pienamente con queste affermazioni contenute nella bella biografia scritta da Don Carmine del Gaudio11. Infatti, sono ben evidenti le "note" Trinitaria Cristologica ed Ecclesiale, l'inserimento nella vita Liturgica, segnatamente nell'Eucaristia, il sapore biblico-evangelico della persona "storica" di Maria. Si tratta dell'unica spiritualità cristiana che in Madre Crocifissa ha con evidenza e consapevolezza una dimensione mariana (Cfr RM 46). Nell'esperienza cristiana della Serva di Dio tale spiritualità é chiaramente e geneticamente collegata alla devozione alla Madonna del Carmine (Cfr RM 48). In questa forma di devozione popolare si trovano le più profonde radici carmelitane della spiritualità della Serva di Dio. Anche l'attrattiva profonda che prova nell'imbattersi con la "Vita" di Teresa d'Avila, molto probabilmente, trova in essa la sua spiegazione, come abbiamo già accennato. Dopo aver sentito delineare magistralmente la profonda esperienza trinitaria della Serva di Dio, può apparire come una caduta di tono il ritornare a parlare di una forma devozionale particolare. Ma non si coglierebbero le peculiarità delle esperienze mistiche mariane, narrate dalla Serva di Dio senza la conoscenza di questo sfondo devozionale da cui ha preso l'avvio e di cui conserva apertamente le tracce. Si tratta naturalmente di "devozione profonda", che non si limita ciò‚ a pratiche episodiche, ma é "presenza amata di Maria nella propria vita",  rapporto interpersonale di dedicazione e affidamento, destinato a trasformare interiormente Rosa. Essa consiste nel con-formare la propria esistenza nei suoi più profondi atteggiamenti a quelli di Maria secondo la tradizione carmelitana formulata da Michele di S. Agostino, come "vita Mariaforme"12. Lo Scapolare ne é il supporto sensibile-immaginativo, il simbolo della presenza e del rapporto stabile con Maria. Rosa l'ha ricevuto, come abbiamo detto sopra, sin dall'infanzia e poi con maggior consapevolezza quando é entrata nel Terz'Ordine secolare, vestendo l'abito intero. Specifico della devozione del Carmine, oltre il significato di consacrazione, é la speranza nelle tradizionali promesse di protezione di Maria, specie in punto di morte per la salvezza eterna, e di sollecita liberazione dal Purgatorio, il cosiddetto "Privilegio Sabatino"13. Oltre a indossare lo Scapolare si aggiungono altre pratiche esterne. A noi qui interessa segnalare la dedicazione a Maria del mercoledì e sabato. Ma nella dottrina ed esperienza, come nella predicazione più avveduta, essa si esprime anche come itinerario spirituale, nelle sue dimensioni ascetiche e mistiche. Ed É perciò vissuta in rapporto allo sviluppo della vita cristiana raggiunta dal devoto14. Nella Serva di Dio, come vedremo, essa raggiunge le vette della unione mistica in seno alla Trinità. Come nella terziaria carmelitana belga Maria Petyt, un' esponente universalmente riconosciuta della mistica mariana15. Come é già stato autorevolmente rilevato, il Diario testimonia la "maturità spirituale" di Rosa. Non abbiamo perciò gli elementi iniziali del suo itinerario mariano. Non vi troviamo riferimenti espliciti allo Scapolare e una sola volta parla di S. Simone Stock senza peraltro far riferimento alla "visione" tradizionale. Invece i contenuti delle "promesse" sono chiari nelle esperienze del Sabato e, in misura minore, del Mercoledì.

 

              Il sabato é il "gran giorno", il "giorno beato", il "giorno più bello", il "solenne giorno", il "solenne viaggio delle nozze eterne":

               “La notte del Sabato, con questa Relazione comincia per me la notte beata. Dormo tranquilla: soavemente il mio sonno é interrotto dalla dolce visione di Colei che fin dall'infanzia fu la rapitrice del mio cuore, ed ora mi presenta il suo tenero Infante e mi fa gustare le delizie dell'amore materno!” (23.10.1925).

               “Ogni Sabato gusto anticipatamente un piccolo saggio dei godimenti che sono riservati alle anime predestinate” (D.24.10.1925).

        

              Il mese di maggio é come un lungo Sabato continuato:

               “L'ho sempre trascorso come il più bel giorno della mia vita! È stato sempre un giorno di Sabato il giorno più bello della settimana. Ricordo due anni or sono, il primo Sabato di questo bel mese, la mia tenera Mamma mi svelò che la mia morte avverrà di Sabato e lei mi assisterà “ (D. 1.5.1926).

                Ogni sabato, preparandomi sempre per l'ultima comunione...” (D. 8.1.1928) (Cfr D. 13.8.1928).

 

              Per lo più sono esperienze mistiche della presenza di Maria, collegate alle "promesse" annesse alla devozione dello Scapolare del Carmine: l'assistenza e salvezza in punto di morte e la liberazione sollecita dal Purgatorio, come godimento anticipato del cielo e come missione con Maria.

               “Ella (Maria) mi ricolmerà di favori speciali nel giorno che a lei consacro con maggior devozione di tutti gli altri giorni... la soavissima e bellissima presenza della Mamma celeste nel momento estremo nel mio letto di morte” (D. 24.10.1925).

 

               Nel Diario al giorno di Sabato 14 novembre 1925, troviamo una testimonianza che fonde insieme in unità i centri di interesse della sua esperienza spirituale. È interessante notare come i contenuti della devozione popolare alla Madonna del Carmine sono organicamente armonizzati nell'unico mistero di Cristo e della SS. Trinità.Madonna del Carmine con santi carmelitani

               “Durante il sonno sono stata svegliata dalla presenza della tenera Madre, così soave e dolce nel suo materno e divino sguardo per farmi riposare tranquillamente come una bimba nel seno della mamma. Tale soave riposo m'ispira mille e svariati sentimenti di pietà, di zelo per i poveri moribondi, per le anime purganti e, soprattutto, l'amore di riparazione al Prigioniero... Mi sembra sempre la prima volta che mi accosto alla Mensa del cielo con le disposizioni di presentarmi al trono della Divina Bontà per essere giudicata! Sono tutti i Santi del mio Ordine e un gran numero di anime beate: "siamo le anime da te suffragate, e verremo ad assistere il tuo ultimo momento, per godere con noi gli eterni gaudi!" Rinnovai l'atto di contrizione per dispormi a ricevere l'Ostia Candida, il dolore delle mie immense infedeltà alla Grazia fu così intimo che mi sembrava che l'anima voleva liberarsi dal corpo.

              La SS.ma Vergine e il lungo stuolo dei Santi mi presentò alla SS. Trinità e, inabissata in quella visione, sentii l'amplesso delle Tre Divine Persone... Compresi l'amore immenso che trasforma queste Tre persone in un solo Dio, e l'amore che trasfondono nell'amplesso che riceve l'anima. Mentre ero immersa in tali godimenti,  la tenera Madre, godendo le mie delizie, mi promise che l'ultimo atto di contrizione che farò in preparazione all'ultima comunione sarà così perfetto da purificarmi in questa vita e così godere subito la visione beatifica nell'infinita Bontà e sarò esente dal Purgatorio... Mi sentii trasportare dalla Vergine, dai Santi e dalla Celeste compagnia dei beati, nel carcere del Purgatorio: la Vergine SS. diede a me le chiavi di quella prigione; vi entrammo per consolare e liberare quelle anime elette... il ricordo lasciatomi dalla promessa della mia dolce Madre é un'intima contrizione delle mie continue e immense infedeltà e la rinnovo sempre prima di comunicarmi... E ciò é molto gradito al Cuore dello Sposo divino perché‚ trova maggiore purità nel suo talamo nuziale”.

 

              Ancora un altro giorno di Sabato scrive:

                “L'oggetto del mio amore sin dall'infanzia, la Madre del Carmelo, presiederà il nuziale corteo... In compagnia della mia tenera Madre trascorro tutta la giornata assieme a Lei visitando le anime delle sorelle Prigioniere e portando a loro grandi consolazioni, assistendo gli agonizzanti sentii la dolce Madre: "Prega e offri le tue sofferenze per un povero peccatore agonizzante mio devoto" “ (D. 13.2.1926; cfr D. 6.2.1926).

 

              Il motivo del momento della morte assistito da Maria, così come la visita alle anime del Purgatorio É ricorrente, quasi ad ogni sabato, esplicitamente o allusivamente; sempre collegato armonicamente con l'esperienza dei misteri di Cristo e della vita Trinitaria: l'Eucaristia, la SS. Trinità, la comunione dei Santi, delle anime purganti, il senso di riparazione per i peccatori, l'intimità nuziale con Cristo e l'amplesso della SS. Trinità. Tutto si svolge con la partecipazione attiva della tenera Madre. Ora ci preme sottolineare come nella sua relazione con Maria sono presenti le tracce "devozionali": la promessa dell'assistenza in punto di morte e la sollecita liberazione - anzi per lei - esenzione, dal Purgatorio. Le "promesse" di Maria ai suoi devoti dello Scapolare: celebrate, ricordate e vissute ogni Sabato e nel Terz'Ordine secolare, specialmente nella novena del Carmine, diventano per Rosa oggetto di contemplazione abituale, e,  a quanto é dato di giudicare, di esperienza mistica. Infatti, Maria le permette di gustare con Lei in anticipo il "gran giorno": il sabato delle "nozze eterne". È inoltre il giorno in cui vive, sempre con Maria, uno degli aspetti della sua "compassione" o Riparazione. Con la Vergine SS. libera sollecitamente le anime del Purgatorio, di cui sperimenta le pene, prega per un devoto di Maria, agonizzante, peccatore  (perché Maria possa mantenere la sua promessa di salvezza e di assistenza in punto di morte) . La sua preghiera per le anime purganti é compartecipazione ed esperienza dell'assenza di Dio e del desiderio della sua presenza:

               “Anch'io nelle aridità di spirito che di tanto in tanto soffro, comprendo queste pene delle anime purganti: in nessuna cosa trovo sollievo, ma tutto mi affligge, perché mi sento priva del sole che mi dà vita; mille ansie d'amore divorano l'animo che sente la privazione, l'assenza del suo Bene” (D. 4.1.1926).

 

              Occorre rilevare che gli aspetti devozionali, la presenza contemporanea di tante realtà (anime purganti, angeli, santi carmelitani, Maria, Gesù Eucaristia, la SS. Trinità) non creano dispersione e frammentazione della vita e dell'attenzione spirituale; non sono frutto di sforzi molteplici ma sono vissuti nella semplicità e spontaneità propria dell'esperienza mistica nell'unico Mistero di Cristo. La Serva di Dio vive "misticamente", infatti, la "contemporaneità"16 di quei fatti evangelici (i misteri di Cristo) nei quali la Madre di Gesù, nella sua vita terrena, coopera col Figlio alla Redenzione del mondo divenendo "per noi Madre nell'ordine della grazia" (LG 61)17. Rosa condivide e partecipa gli atteggiamenti profondi di Maria, Madre di Gesù, Figlio di Dio. Atteggiamenti umani e materni ma soprattutto, di fede, speranza e carità.

 

              "Partecipa":

              “alla stanchezza del lungo e disastroso viaggio di Giuseppe e della gentile verginella di Nazareth a Betlemme; nei rifiuti che ebbero a soffrire... il desiderio della Vergine SS. di vedere presto coi propri occhi il Figlio unico di Dio e suo”.

              “alla gioia immensa della tenera Madre e di Giuseppe nella nascita di Gesù”. (D. 24.12.1925).

 

              "vede":

               “la Vergine  SS. entrare in profonda contemplazione e... nelle sue braccia il celeste Pargolo...”

               "gode":

               “alla mensa celeste...  la scena dell'arrivo dei Magi, e partecipavo ai loro intimi godimenti mentre il tenero Bambinello riposava nel mio povero cuore come sua culla” (D. 6.1.1926).

 

              Le é dato di vivere il gesto materno e l'esperienza di gioia di Maria: ricevendo da lei in braccio, o nel cuore il "Divino Infante":

               “Dormo tranquilla: soavemente il mio sonno é interrotto dalla dolce visione di Colei che fin dall'infanzia fu la rapitrice del mio cuore, ed ora mi presenta il suo tenero Infante e mi fa gustare le delizie dell'amore materno” (D. 23.10.1925).

               “Notte. Visita della tenera Madre del Carmelo col suo Infante... che godimenti e delizie di cielo, nel concedermi per qualche istante il Divin Figlio e sentirlo riposare sul cuore” (D. 28.10.1925).

               “La notte del Sabato, del giorno più bello, la dolcissima Madre mi presentò il suo Divin Figlio in forma di vezzoso infante, questa volta l'intimità non durò per un istante, ma più lungamente... mi fece riposare il suo Divin Figlio” (D. pp.  30-31. 10. 1925).

 

              Le porge Gesù con tanta

               “tenerezza da farle pregustare un poco del suo immenso amore” (D. 26.10.1925).

              “Diverse volte dopo la comunione ho esperimentato le materne consolazioni della Vergine Madre quando riposava il Celeste Pargolo e quando lo nutriva del suo amore” (D. 8.1.1928).

 

              Anzi le sembra di adempiere le medesime funzioni materne di Maria nei confronti di Gesù: farlo riposare (D. 23.12.1925), consolarlo (D. 23.12.1925), tenerlo nascosto agli occhi dei nemici che lo cercano per farlo morire (D. 28.12.1925), offrirlo "Vittima" (D. 25.12.1925) insieme a Maria.

 

              Si sente accomunata e avvolta nel medesimo amore che Maria ha per il suo Figlio, come figlia di lei e sorella di Gesù, anzi, ne riceve il medesimo nutrimento che dà fortezza:

               “Mentre ero così spaventata, mi comparve la tenera Madre seduta in un luminoso trono, bella e maestosa, mi aprì il suo bel manto tutto di sole: 'vieni o mia figliuola, non temere, qui nessuno verrà a molestarti'; mi feci così piccina da mettermi sulle sue ginocchia, mi fece riposare sul suo seno... (disse) 'quale manifestazione più intima posso farti esperimentare, é lo stesso nutrimento che ho dato al mio Divin Figlio! Così ti rendo forte contro i tuoi avversari’. La divina Madre aveva il suo tenero Infante, e come due sorelline gemelle, mi strinse assieme al suo divin seno: non posso descrivere l'intimità di quei momenti, intimità materna, fraterna: che amore scambievole, amore di trasformazione!” (D. 2.12.1925)18.

 

              Maria la incoraggia a conformarsi a Cristo Gesù nella Passione,  con Lei ne vive il dolore ai piedi della Croce:

             “Mi sembrò vedere Gesù nell'Ostia santa pieno di luce e di splendore che emanavano le sue SS. Piaghe, specialmente quella del Costato. Quando mi comunicavo la S. Vergine mi fece cenno di accostare le mie labbra nella ferita del Cuore di Gesù Crocifisso... gustavo l'immenso amore che scaturisce dal Cuore divino 'nutritevi del mio Sangue per vivere la mia stessa vita...', mi sembrò sentire nell'intimo del Cuore di Gesù. Rinnovai la mia offerta alla Vittima Divina;  sentivo in quel momento la misteriosa Trasformazione della nostra vita nell'Autore dell'eterno e puro amore, mentre la Madre stando ai piedi della Croce offriva la Vittima Divina” (D. 6.3.1927); (Cfr Gal 2,20; Gv 6,56-58).

 

              “La scena straziante della separazione del Figlio con la Madre mi commosse tanto da rimanere tramortita... trascorsi tutta la giornata e la notte e il Venerdì santo con tale strazio, per le continue visioni (che contro il mio desiderio mi si presentavano) della passione di Gesù e del grande martirio della Madre Addolorata, ora che ero chiamata dalla SS. Madre come sua figlia per consolarla e mi mandava a Gesù che trovai immerso in un mare immenso di dolore...” (D. 1.4.1929).

 

              Partecipa anche alle consolazioni della Madre il giorno della Pasqua di Risurrezione (D. 3.4.1929).

 

              Ma non solo la vita terrena di Maria é oggetto della sua contemplazione, Ella é percepita presente, gloriosa, specialmente in connessione con la liturgia Eucaristica e in modo speciale nella S. Comunione ed é contemplata e incontrata nel seno della Trinità Beata:

               “Venne l'ora sospirata, Gesù era tutto mio ed io tutta sua... caddi come svenuta nelle braccia dello Sposo che con tanto ardore mi comunicava le fiamme del suo cuore, e più s'accresceva l'intimità con espressioni di reciproco amore 'fammi sentire i palpiti del tuo cuore, o mia diletta'... la tenera Madre assisteva a questi godimenti..." (D. 30.11.1925) .

 

              Gesù presente nell'Eucaristia é il medesimo "nato" da Maria Vergine. Da lei perciò lo riceve anche nella Comunione:

               “La notte (sabato), svegliandomi la tenera Madre mi sembrò vederla col petto piena di luce come un sole: compresi che mi chiamava all'adorazione del suo Figlio nel sacramento. Nella comunione la rividi con la stessa luce e bellezza: mi sembrò pigliare dal suo cuore l'Ostia divina e me la pose sulla mia bocca” (D. 13.3.1927; D. 23.3.1926).

 

              Del resto la maggior parte delle "visioni" e "locuzioni" di Maria le esperimenta durante la celebrazione Eucaristica o in connessione con il desiderio di essa. La presenza di Maria in quanto inclusa nel "memoriale" del mistero di Cristo Risorto, é reale ed attuale per opera dello Spirito19.

              Maria la guida e introduce nella vita trinitaria sino alle nozze mistiche, vi assiste e ne gode con lei; é contemplata e trovata nel seno della Trinità. La visione é ripetuta in molti modi e con sfumature che meriterebbero un approfondimento maggiore di quello che ci é permesso in questa relazione.

               “Dopo la solita preparazione per il solenne giorno (il Sabato) che mi attende... la tenera Madre mi presentò alla SS. Trinità. La Seconda Persona della SS. Trinità mi attendeva come lo Sposo attende la Sposa nel momento degli eterni sponsali e mi presentò all'Eterno Padre, mentre lo Spirito Santo mi investiva di soave fiamma” (D. 30.11.1926).

               “Nell'Ostia Santa vedo il cielo; entro per questa Porta Divina e contemplo la Gran Regina del Paradiso” (D. 23.3.1926).

               “L'anima purificata si presenta alla SS. Trinità per ricevere l'abbraccio intimo della SS. Vergine e dei Beati tutti” (D. 9.4.1927).

 

              Sappiamo che la Madre non riferisce nozioni apprese dai libri, ma esperienze personali che, non esitiamo a definire "mistiche". Infatti ne presentano tutti i tratti essenziali e comuni, come vedremo.

               “Non ho letto libri mistici, sono così ignorante, ma leggo un libro divino, immenso, il libro che infonde la scienza dei Santi, il Cuore di Gesù Eucaristico, dove apprendo cose che mi riempiono di cielo, di felicità, di amore” (D. 6.3.1928).

 

              E altrove dice che legge una sola parola "d'oro, Amore nell'Ostia Divina" e preferisce non leggere i libri che "sono molto limitati" (D. maggio 1929). E ancora:

               “I libri spesso si leggono, si sentono, ma non si gustano se non c'é la pratica esperienza. Un solo raggio della Sapienza increata, penetra, illumina, arricchisce l'anima di celesti conoscenze che non si possono acquistare in tanti anni di studio” (D.19.2.1926).

 

              Non si tratta di un atteggiamento anti-intelletuale, ma della insoddisfazione dei mistici e della impossibilità di procedere con l'orazione di tipo discorsivo, la meditazione.

 

              Quando parliamo di "esperienze mistiche" intendiamo riferirci all'unione amorosa con Dio con la quale la realtà della sua divina presenza nell'anima, la inabitazione di cui parla Gesù (Gv 14,23) si rende in qualche modo percepibile ("sentimento di presenza") direttamente e in modo passivo, senza, cioè, lo sforzo e il ragionamento. Si tratta di una percezione semplice, intuitiva, "conoscenza d'amore". Dono nel quale la persona É semplicemente ricettiva. Altra caratteristica la incomunicabilità di tale esperienza o almeno la grande difficoltà ad esprimersi con linguaggio comune19. Qui a noi interessa quel particolare dono che possiamo denominare come "presenza" eccezionale, cioè‚ consapevole, percepita, sentita, sperimentata di Maria. Infatti Ella é presente nella vita di ogni cristiano per assolvere il compito affidatole da Dio nel mistero della salvezza in dipendenza da Cristo Gesù. Nei mistici si tratta di “un'attuazione vissuta di ciò che la Parola di Dio ci insegna sul ruolo di Maria nella storia della salvezza e nella nostra vita di una coscienza vissuta di ciò che questo modello e questa presenza apportano nella nostra vita”20.

 

              Le esperienze descritte da madre Crocifissa concordano con le testimonianze di altri mistici carmelitani che godettero di questo dono.

 

              La natura passiva o di pura ricettività appare in ogni visione attraverso i verbi tipici della esperienza mistica:

              Maria la sveglia, la chiama nel sonno; lei si sente chiamare, ringraziare, ricordare, prendere per mano, mandata, inviata, visitata; così anche si trovano le espressioni: godere dell'intimità, delle delizie che non si possono descrivere; queste espressioni si trovano ovunque nel Diario, come abbiamo già potuto constatare. Naturalmente ciò appare anche da altri segni, per es. le esperienze delle notti dello spirito:

               “Dopo un raggio di luce, dopo la visita dello Sposo e di qualche tenera intimità colla mia dolce Madre Maria, ricado nello stato di spogliamento delle ricchezze interiori” (D. 5.4.1928). “In nessuna cosa trovo sollievo, ma tutto mi affligge, perché mi sento priva del sole che mi dà vita; mille ansie d'amore divorano l'animo che sente la privazione, l'assenza del suo Bene” (D. 4.1.1926).

 

              Un altro segno é la impossibilità di resistere alla manifestazione della presenza mistica di Maria:

              “trascorsi tutta la giornata, la notte e il Venerdì Santo con tale strazio per le continue visioni (che contro il mio desiderio mi si presentavano) della passione di Gesù, del grande martirio della Madre Addolorata... per evitare ciò che esternamente può impressionare facevo di tutto per distrarmi e non incontrare né il Figlio né la Madre in quello stato straziante, ostacolando così le celesti comunicazioni che il Cuore Divino voleva effondere nel mio animo” (D. 1.4.1928).

 

              Un atteggiamento che dovette esserle abituale per alcuni anni, come si ricava da una sua testimonianza. Infatti parlando della "Comunione" come "trasformazione dell'anima nell' Immenso Oceano del Cuore di Gesù" in "intima comunicazione di Beni" confessa:

          “dacchè non ho resistito alla Bontà immensa, ho dato il mio consenso, come Ella o Padre ha voluto, sono immersa in quest'Oceano Immenso”   (D. 14.8.1928).

 

              Questa coscienza o percezione della presenza della Vergine non è dunque frutto di sforzi personali, né si tratta di visioni esteriori. Essa è un dono  e si accompagna a effetti di fervido amore e di umiltà:

               “Ho il cuore pieno dell'Immenso... le gioie infinite che mi regala lo Sposo Divino, non guardando la mia miseria, ma che ha estremo bisogno di Lui che sa e può arricchirla per dispensarne alle figlie” (Let. a P. Lorenzo, 18.4.1928).

  

              Del resto molti studiosi hanno già rilevato la statura mistica della madre Crocifissa. Qui voglio abbondare ancora in alcune citazioni che rivelano la dimensione mariana carmelitana.

               “Nella recita del Santo Rosario la sera, sentii chiamarmi dalla tenera Addolorata Madre, m'invitò a stare con Lei in quello spasimo d'amore e di dolore, la vidi col suo SS. Figlio morto... deforme... non più quegli occhi divini che racchiudevano nei suoi sguardi l'amore immenso per la Madre... Sentii ringraziarmi per il sollievo grande che procuro al suo Cuore Divino e al suo Divin Figlio, così Ella mi ricolmerà di favori speciali nel giorno che a Lei consacro con maggior devozione di tutti gli altri giorni. La notte del Sabato, con questa relazione comincia per me la notte beata". (D. 23.10.1925) (Cfr D.  21.10.1925).

               “Nella Comunione la Maestosa Regina, accanto a Lei il mio caro S. Giuseppe, mi diedero il loro tenero Infante, lo adagiarono nella culla del mio cuore e sorridenti benedicevano questa divina unione della creatura col Creatore. La dolce Madre del Carmelo mi disse: 'consola il mio tenero Infante'. Lo vedo sempre che dorme tranquillo nella culla ove lo collocò la sua Madre; si sveglia ogni tanto e i suoi sguardi sono dardi...” (D. 23.12.1925).

               “È il giorno della dolce Mamma Maria!... Riposavo poco, ma la dolce presenza della Madre Divina mi riempiva il cuore di gioia e di amore divino. Ora mi sembrava di baciare la sua mano, ed ora mi sentivo accarezzare come bambina dalla sua Madre. Quale ardente sete d'amore non m'infuse, quando mi sembrò vederla alla porticina del Tabernacolo, aprire la celeste prigione, e una soave fiamma mi penetra l'intimo del cuore infondendomi una incomparabile soavità e dolcezza in tutto l'organismo” (D. 13.2.1926).

               “Trovai la dolce Madre, sola, mi invitò di avvicinarmi al suo Materno seno, mi fece sentire le intime espressioni di tenera Madre come sua diletta figlia, l'immensa desolazione si era cambiata in gaudio ed era un Paradiso, tanto la vidi bella, piena di luce divina. Compresi... la tenerezza della divina Madre nel consolarmi comunicandomi le sue consolazioni dopo averla contemplata in un mare immenso di amarezze” (é il Sabato Santo) (D. 3.4.1929).

               “La sera, la mia tenera Madre mi chiamò ricordandomi che era la vigilia del giorno solenne, il Sabato! La notte mi svegliò per le solite preghiere di riparazione e per la preparazione alla S. Comunione: non mi portò il suo Divino Infante e ciò mi rattristò non poco, temendo che la causa era la mia indegnità per il giorno avanti trascorso così male. La mattina, nelle solite preghiere, preparandomi al solito per l'ultima Comunione, sentivo più intima la presenza della dolce Madre e di S. Giuseppe. Un'immensa “luce si avvicinava: era la schiera degli Angeli, dei Santi, del mio Serafino che spesso rivedo e sento, col suo dardo d'amore. Questa volta nel farmi quest'incontro sono più lieti del solito e impazienti di presentarmi presto al trono della SS. Trinità per cominciare presto la divina beatitudine.

              Mi presentai all'Eterna Bellezza con impeto straordinario: il Padre, il Figliuolo e lo Spirito Santo, nel darmi l'amplesso di eterno Amore compresi che desideravano questo incontro con impazienza. Sono poche parole che io posso dire al riguardo; mi é impossibile esprimere il godimento dell'anima nel vedersi desiderata non solo dalla famiglia dei Beati, ma dalla Regina che la rappresenta, dallo stesso Autore di sì immensi beni... Fu questo un nuovo godimento che gustai immersa nell'Oceano Immenso della Bontà Divina” (D. 6.11.1925).

              “Durante il sonno sono stata dolcemente svegliata dalla presenza della tenera Madre, così soave e dolce nel suo materno e divino sguardo da farmi riposare tranquillamente come una bambina nel seno della Mamma... “

              Mi sembra sempre la prima volta che mi accosto alla Mensa del cielo con le disposizioni di presentarmi al trono della Divina Bontà per essere giudicata!... Rinnovai l'atto di contrizione per dispormi a ricevere l'Ostia candida... La SS. Vergine e il lungo stuolo dei Santi mi presentò alla SS. Trinità, e inabissata in quella visione, sentii l'amplesso delle Tre Divine Persone... compresi l'amore immenso che trasforma queste tre Persone in un solo Dio, e l'amore che trasfondono nell'amplesso che riceve l'anima” (D.14.11.1925).

 

              L'azione trasformante di Maria sino alla unione mistica nella Trinità é simbolicamente espressa.

              “L'Ostia Divina come un sole mi abbagliava, e vedendo chiaramente la mia miseria non ardivo accostarmi: mi sentii accanto la dolcissima Madre che, incoraggiandomi mi prese la mano e così mi presentò alla SS. Trinità. Toccata dalla Mano divina, l'anima mia si trasformò in un candido giglio intrecciato con una bella rosa e così mi pose sul Cuore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Compresi dalle Tre Divine Persone che tale trasformazione é l'Amore Puro che regna nella Patria Beata: questo solo regna “nel cielo; compresi questo grado di amore al quale devo aspirare” (D. 20.2.1927).

        

        

              La Mano Divina é la mano di Maria già "divinizzata" o "pneumatizzata"  perché profondamente unita alla SS. Trinità.icona della Trinità di A. Rublev, particolare di copia scritta da sr Annamaria Amadori CMSTGB

          “L'adorazione della SS. Trinità é sempre una nuova sorgente di celesti delizie, di segreti misteriosi. Dopo la comunione mi sentii nel cuore della SS. Trinità: gustavo le inesprimibili delizie del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e, presentata dallo Sposo dei Santi alla Corte Celeste, alla Regina del cielo, vidi riflettermi in tutti i Beati” (D. 14.3.1927).

              “Oggi domenica, la mia grande festa, ho goduto dopo la Comunione la visione della SS. Trinità; é sempre la Celeste Madre e S. Giuseppe che mi conducono sino all'Augusto trono dell'Altissimo, mi sentii abbracciare dal Padre; dal suo petto usciva una soavissima luce che mi sentii trasformare in quell'amorosa fiamma. Non posso manifestare questa unione di amore, di crescente unione e Purezza, mi sembra di essere stata invitata a respirare un clima profumato di cielo” (D. 15.1.1928) (Cfr D. 28.1.1928: sempre nuovi favori... mi sembra di essere in cielo).

              “Mi sentii nel Cuore dell'Eterno Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come una soave fiamma: compresi l'intimità dell'anima, piccolo microbo, elevata all'Amore Divino, a tanta intimità e sentii manifestarmi con parole intime il significato di questa trasformazione misteriosa 'fiamma del cuore del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo.' Nel cuore della Madre SS. ... vidi la stessa fiamma d'amore e di preghiera per i fratelli” (D. 13.2.1927).

 

              Nel cuore della SS. Trinità trova dunque e contempla Maria e raggiunge la sua somiglianza di fiamma della Trinità (cioè amore, Spirito Santo) come appare da un'altra esperienza mistica che desidero riportare abbondantemente:

              “... Ricevuta l'Ostia Santa, sentii annegarmi da un'immensa luce, un piccolo microbo nel Sole divino; mentre ero così trasformata nell'Oceano Immenso, mi sembrò vedere la SS. Trinità, lo Spirito Santo era la fiamma che univa il Padre e il Figlio e io mi vidi nel Cuore del Figlio in mezzo a tanto incendio d'amore compresi la compiacenza del Padre a sì ammirabile intimità d'amore, il godimento della Madre dell'Amore... non vedo forme corporee, ma assai più chiaro che una creatura mortale vede un'altra” (D. 28.6.1929).

              

              Possiamo vedere in questa ultima espressione una spiegazione circa la natura di tutte le sue "visioni". S. Teresa dice: ”Il Signore si imprime nell'anima con una conoscenza così chiara, che pur senza averlo veduto, non É più possibile dubitarne. Si scolpisce dentro l'intelletto, e se n'ha tale certezza più che se lo si vedesse con gli occhi” (V. 27,5; 27,2-3). Si sentono accenti da "fiamma viva" di Giovanni della Croce.

              La presenza di Maria nelle esperienze di amore unitivo in seno alla SS. Trinità non può essere, a mio avviso, vista come un semplice itinerario provvisorio, che viene abbandonata nel momento in cui la Serva di Dio raggiunge il culmine. Le espressioni usate per descrivere simili esperienze le assegnano una funzione chiara e una presenza permanente: Maria non solo la presenta, la conduce, la incoraggia nel tragitto verso la SS. Trinità, ma con il "tocco" della sua "Mano Divina" la rende idonea a gustare il Puro Amore nel cuore delle Tre Divine Persone, intimamente unita e plasmata dallo Spirito Santo Maria - ormai corpo pneumatizzato di risorta dopo l'Assunzione - compie con mediazione materna, subordinata a Cristo, le funzioni proprie dello Spirito Santo di trasformare e formare l'anima di madre M. Crocifissa e infonderle la medesima fiamma d'amore, lo Spirito che é in Lei e le fa generare e custodire nel seno il Figlio.

               Un Teologo scrive:

              “Maria vergine-sposa-madre é 'pneumatoforica' e 'pneumatofanica' (portatrice e manifestatrice dello Spirito) in misura perfetta ed esemplare. Lo Spirito d'amore, penetrando in Maria, ne ha fatto la sua dimora stabile... e da lei e tramite lei opera e si irradia nel mondo, come É dato vedere nel mistero della Visitazione. La Vergine, oltre e prima che 'madre - trasparente e offerente - del Signore' (Lc 1,43), é presenza e irradiazione dello Spirito Santo (Lc 1,41)”21.

        

              “L'intima associazione tra lo Spirito e Maria introduce quest'ultima nella sfera fiammeggiante della vita divina. Ciò ha suggerito a non pochi Padri di considerarla come quarto elemento della Tetrade Divina, formata dalle tre persone della SS. Trinità e da Colei che fu definita, con un grande simbolo femminile, "terra vergine" e "sarà attraverso questa terra pura, paradisiaca, sacramentale, liberata dalla impurità, dalla sicurezza della ricchezza, dalla potenza e dall'orgoglio maschile, che Maria e la Chiesa” si incontreranno, formando ambedue il quarto elemento della Tetrade primordiale”22.

        

            È esagerato dire che troviamo in madre Crocifissa una mariologia esperienziale che anticipa le sensibilità teologiche attuali?

              Ma tali considerazioni rischiano di portarci lontano dal nostro scopo che é quello di rilevare nella esperienza mistica mariana di madre Crocifissa, che presenta chiare tracce della devozione popolare alla Madonna del Carmine, le radici carmelitane della sua spiritualità. Senza voler affermare né una dipendenza letteraria (trattandosi di esperienza mistica diretta da Dio) n‚ una completa somiglianza, possiamo dire che questa esperienza mistica della presenza di Maria, sino alle vette della unione sponsale di amore, trova molti riscontri nella tradizione spirituale carmelitana. Pur senza attribuire indubbio valore storico e qualità di esperienza mistica a tutto quello che viene tramandato nelle agiografie di Carmelitane dei secoli scorsi, si deve rilevare con il P. Hoppenbrowers che sono comunissime le narrazioni di visioni e apparizioni di Maria, specialmente nella S. Comunione, nel fidanzamento e nozze spirituali23. Ma oltre queste ci sono testimonianze chiare in Carmelitani/e che appaiono favoriti da doni mistici: come ad es. il Ven. Giovanni di S. Sansone (1571-1638), la Ven. Serafina di Capri24 (1621-1699), S. Maria Maddalena de' Pazzi25 e specialmente Maria Petyt, che é l'unica, tra quelli finora conosciuti che abbia cercato di analizzare e descrivere le sue relazioni mistiche con Maria26.

              Prima di mostrare alcune analogie delle descrizioni di questa Venerabile con quelle della Madre Crocifissa riporto una testimonianza circa la Ven. Serafina di Capri, per la particolare somiglianza esterna e di circostanza: “a pena aveva socchiuso le pupille che sentì vicino a lei la presenza della Vergine che la chiamò dicendole si levasse perché non era tempo da dormire; obbedì ella subito e la vide con gli occhi della mente piena di splendori”27. Abbiamo sopra fatto riferimento alla "Vita mariaforme" descritta dal Ven. Michele di S. Agostino, direttore spirituale della Terziaria belga Maria (Petyt) di S. Teresa. Partiamo da questo trattato che ha sullo sfondo le esperienze mistiche della medesima terziaria. Ma allo stesso tempo propone un itinerario di spiritualità mariana da acquisire mediante la pratica. La disposizione a vivere una "vita mariana" ha

              “le sue origini ora nell'azione diretta e spontanea dello Spirito d'amore nell'anima, ora nell'atteggiamento acquisito con innumerevoli atti d'amore rivolti verso la nostra tenera Madre. Stabilita in questa disposizione, l'anima conserva il suo costante e soave ricordo e un'adeguata inclinazione verso di lei, quasi allo stesso modo con cui sperimenta in tutte le sue azioni la memoria di Dio piena di amore e di riverenza... Per mezzo di una costante applicazione il vero figlio di Maria acquisisce l'abitudine” di averla nella memoria come amabile Madre e la facilità  di ricordarla con filiale amore...”

        

            Questa vita mariana sembra alle volte prodotta nell'anima dallo Spirito Santo per mezzo di una specie di effusione, sovrabbondanza o "piena di amore" verso Maria, ritornando da lei a Dio.

        

              “... allora tutto corre spontaneamente. La sua natura si direbbe quasi trasformata per quel tempo, al punto da sembrare rivestita d'innocenza, tenerezza, umiltà e degli altri atteggiamenti e inclinazioni di un bambino riguardo alla Madre superamabile e carissima... Appena l'anima É penetrata dalla tenerezza di amore verso Maria, subito si solleva con lei effondendosi in Dio senza alcun mezzo e senza impedimento o complicazione di spirito. In questo modo l'amore di Dio e di Maria sembra diventare una sola e identica realtà finché l'anima unita a Maria riposi amorosamente in Dio... É lo Spirito che trafigge l'anima e la rende come una sposa tenerissima nelle braccia del suo Diletto e, a volte, come un innocente bambino di fronte a questa dolcissima Madre... Lo Spirito d'amore la tiene simultaneamente occupata in Dio e in Maria... Sembra che dappertutto tali anime abbiano davanti a loro, bacino, abbraccino,... quell'amabile Madre... Esse allora quasi si rifugiano e chiudono nel cuore o seno purissimo di questa Madre”28.

        

              Michele di S. Agostino non parla qui espressamente dello Scapolare, ma sappiamo da altre fonti, come il Direttorio dei Novizi, che nel suo ambiente la formazione alla vita mariaforme é collegata alla devozione dello Scapolare29. La connessione della Vita Mariana con lo Scapolare é esplicita nella Terziaria Belga Maria di S. Teresa:

        

              “Nella festa della Solenne Commemorazione del S. Scapolare (sic!), al mattino indossando il mio Scapolare e considerandomi con letizia e gioia dello spirito una delle amate figlie della Madre amabile... concepii da quel tempo maggiore confidenza e rispetto per Lei”30.

        

              Anche per quanto riguarda il "privilegio Sabatino" o la sensibilità verso le anime del Purgatorio si ha un cenno di somiglianza: la Venerabile si rammarica che un sacerdote carmelitano non sia stato liberato ancora dal Purgatorio il primo sabato dopo la morte. E racconta:

               “Il Sabato seguente, il giorno 29 dicembre 1668. al mattino recitando le Ore, sebbene non stessi pensando‚ che giorno era‚ di quel sacerdote, all'improvviso mi venne detto in modo molto chiaro: 'vai alla Santa Comunione per il Padre Priore, oggi sarà liberato dal Purgatorio'“31.

        

              L'esperienza mistica mariana di questa Terziaria é stata anch'essa preceduta dalla devozione popolare della Madonna del Carmine attraverso lo Scapolare, ma vissuta come spiritualità "mariaforme". Le relazioni direttamente concernenti le sue esperienze mistiche presentano somiglianze molto più nette con quelle della madre Crocifissa. Accenniamone alcune:

               “Vedo, onoro, amo e prego la Madre nostra superamabile in questo Uno, in questo Specchio della Divina Unità” (n. III) “Questa specie di amore mi rende molto familiare con il mio diletto Gesù, allo stesso modo che una sposa tenerissima e amantissima suole comportarsi con il suo sposo dilettissimo... e lo spirito frattanto cade in un intimo e gustoso riposo tra le braccia di Gesù o nel seno di Maria”.

              “A volte sperimento una notevole dolcezza e soddisfazione dello spirito e della natura pronunciando o ruminando nel cuore i SS. nomi di Gesù e di Maria” (n. II)32. “Alle volte mi sembra che Maria mi baci, mi abbracci con una meravigliosa dilatazione in Lei e simultaneamente in Dio. Mi sembra di essere introdotta e assorbita nel suo Cuore purissimo, ardentissimo e amorosissimo” (n.V). “Mi sembra di gustare qualcosa che attendiamo dopo questa vita” (n. XXVI).

               “Il mio amore verso di Lei oggi era tanto ardente da non potermi trattenere da gridare ad alta voce e da fare gesti da pazza “ (n. XVII).

 

              Le sembra come se tutte le grazie le venissero date per mezzo di Lei...

             “E tutto sembra farsi ed operarsi sotto la direzione e la guida di Maria e con costante attenzione a Lei” (nn. XI; XIII).

 

              Anche per la Terziaria Belga si hanno poi visioni con la S. Famiglia o con S. Giuseppe33. La somiglianza tuttavia non é tanto nei dettagli, quanto nel dono di una presenza amorosa avvertita di Maria e nel compito che Ella svolge nel cammino spirituale fino alle vette della unione mistica Trinitaria. Altro punto in comune é la esperienza di partenza della devozione popolare della Madonna del Carmine. Non é improbabile che nel Terz'Ordine di Ispica la Serva di Dio sia venuta in contatto con la spiritualità "mariaforme" della Riforma Carmelitana Turonense di Michele di S. Agostino e Maria Petyt. Quel che É certo É che troviamo in Rosa Curcio le radici carmelitane di una spiritualità mariana.

        

 

 

         3 - L'influsso di Teresa d'Avila

             

              Sono consapevole che si dovrebbe dare allo sviluppo di questo argomento uno spazio ben più vasto. Infatti dalla testimonianza stessa di Rosa Curcio, riportata all'inizio conosciamo il grande impatto spirituale e la svolta decisiva che rappresentò la lettura della Vita (Autobiografia, probabilmente) della Serafina del Carmelo. Mi sembra utile tuttavia segnalare ciò che viene in evidenza anche senza una ricerca sistematica, senza pretendere naturalmente di essere esauriente. Oltre alla scoperta della sua vocazione personale quella di "far rifiorire il Carmelo" come "riformatrice" e fondatrice. Lei stessa indica poi i temi spirituali e gli atteggiamenti nei quali ha subìto il fascino irresistibile di questo "faro":

            “Non ero più la bambina che cercava compagne per giocare, ma tutta sola godevo di gustare la solitudine, leggevo libri devoti, pregavo tanto, il desiderio di accostarmi spesso ai Sacramenti, specialmente alla S. Comunione, lo sentivo forte... Procuravo di alimentare il bisogno del cuore nella preghiera e specialmente nella meditazione della Passione del Signore! ... Quando potevo versare qualche lacrima mi sentivo tanto felice, e se questa emozione non si manifestava con questo segno, a me sembrava che quel”la meditazione non era gradita a Gesù” (R. pp.10-12).

        

              Nella vita di Teresa troviamo la meditazione della Passione del Signore sino alle lacrime, davanti alla immagine dell'Ecce Homo:

              “Egli aveva sofferto per noi: ebbi tal dolore al pensiero dell'ingratitudine con cui rispondevo a quelle piaghe che parve mi si spezzasse il cuore. Mi gettai ai suoi piedi in un profluvio di lacrime, supplicandolo a darmi forza per non offenderlo più (V,9, 1-4); (il confessore) mi raccomandò di meditare ogni giorno sopra un punto della Passione” (Cfr V 23,17; 24,3).

        

              La visione delle anime che si perdono e la volontà di riparazione:

              “Provai una pena grandissima per la perdita di tante anime... e desiderai grandemente di lavorare per la salute delle anime, tanto da sentirmi pronta a sopportare mille morti pur di liberarne una sola da quei terribili supplizi... se siamo presi da compassione per i dolori di questo mondo, che dopo tutto hanno un termine e cessano con la morte, perché mostrarci indifferenti innanzi a tormenti che dureranno in eterno e innanzi al gran numero di anime che ogni giorno il demonio trascina con s‚ nell'inferno?” (V, 32,6)34.

        

              Così per la visione di Cristo  nella S. Comunione:

              “Non é un morto che vedo, ma stesso Cristo vivente... Si manifesta alle volte con tale maestà da non lasciare alcun dubbio che sia proprio il Signore, e ciò specialmente dopo la S. Comunione, nella quale già sappiamo che si trova secondo gli insegnamenti della fede” (V. 28,8; cfr 22,6; 39,22).

                    

              Riguardo alla SS. Trinità, Teresa scrive:

                       “Mi fu dato comprendere in modo così chiaro essere un Dio in Tre Persone che ne rimasi molto sorpresa e consolata, quando penso alla SS. Trinità o ne sento parlare, mi par di capirne qualcosa” (V. 39, 25).

        

              La Madre a sua volta dice:

             “Compresi l'amore immenso che trasforma queste Tre Persone in un solo Dio, e l'amore che trasfondono nell'amplesso che riceve l'anima” (D. 14-11-1925).

        

              Alcune somiglianze si riscontrano anche per quanto concerne la scoperta della direzione spirituale, da parte di Rosa:

              “Leggendo non ricordo quale vita di Santa - scrive Rosa - appresi che questa tutto sottometteva al Direttore Spirituale, non abituata a tenere questo linguaggio col Confessore al quale manifestavo brevemente i soli difetti, non sapevo come cominciare e seguitare tale argomento”.

        

              Su consiglio di un'amica trova un Padre Francescano, molto adatto per dirigere le anime alla perfezione.

              “... La confessione fu vera, sentii una vera purificazione, una luce nuova entrare nell'anima, una riforma vera... il mio carattere era tutto cambiato, non sembravo più quella di prima... “ (R. p. 16).

        

              Teresa narra di un suo incontro con Fra Pietro d'Alcantara:

              “Gli feci un'esposizione sommaria di tutta la mia vita e del mio modo di orazione con la maggiore possibile chiarezza. Questo di trattare con i miei Direttori con ogni possibile chiarezza e sincerità l'ho sempre fatto: vorrei dar loro a conoscere anche i miei primi movimenti” (V. 30,3).

        

              E in altro contesto:

              “Sia benedetto il Signore che mi ha dato la grazia di obbedire sempre ai miei Confessori” (V. 23,18).

              “Mi diresse in tal modo che mi parve di divenire un'altra” (V. 23,17).

              “Uscii così arrendevole da quella confessione da parermi che non vi sarebbe stato più nulla a cui non mi fossi disposta... a poco a poco cominciai a riformarmi in molte cose, una dama  di nobili natali, molto dedita all'orazione mi indirizzò dal suo stesso confessore” (V. 24,1; 24,4).

        

              Lo stesso per il valore della Sofferenza, Teresa dice:

              “Mi sembra di non avere altro motivo di vivere fuorché quello di soffrire. Signore, non vi domando che una cosa, o morire o patire” (V. 40,20)

        

              La m. M. Crocifissa:

              “Oh se sapessimo il bene che fruttano le sofferenze in questa vita, con S. Maria Maddalena e con i grandi Santi del Carmelo esclameremmo: patire e non morire... É questo lo spirito del Carmelo: amare e soffrire. Sii tu la Riparatrice nella Casa dove la Provvidenza ti ha predestinata per la tua santificazione” (Let. a Sr Maddalena, 1935).

              “Non ci pentiremo mai di esserci mortificate perché sublime é lo stato soprannaturale che ci frutta la vera mortificazione, procuriamo di staccarci sempre, e alle anime pure la Divina Bontà manifesta anche in questa vita le bellezze del cielo, gli eterni gaudi” (Let. a Sr Maddalena, 12.5.1927).

        

              Il simbolo di Marta e Maria  che troviamo utilizzato nella madre M. Crocifissa é desunto da Teresa:

              “Non ebbi il tempo di raccogliermi - scrive Madre Crocifissa - prima per gli affari materiali della comunità... ero molto afflitta e non sapevo dove trovare Gesù... Lo vidi nel dolce mistero della SS. Trinità, l'Ostia Bianca era nel petto dell'Eterno Padre... Rimasi piena di soave luce: gli affari, il tumulto della vita attiva, non disturba la vita intima soprannaturale... sembrano due cose completamente separate: l'una non disturba l'altra... Marta e Maria lavorano tranquillamente” (D. 4.7.1929).

        

              Teresa ha vari riferimenti alle due sorelle del Vangelo e le utilizza secondo la tradizione come simboli della vita contemplativa ed attiva nella sua Autobiografia (V. 22,97), ma il più simile alla succitata espressione della Curcio si trova nelle Relazioni Spirituali:

                       “Qualche volta, per non dire spesso, l'anima si accorge di essere solo unita con la volontà e lo vede chiaramente, almeno così le pare. Sente che la volontà É tutta assorta in Dio nell'impossibilità di fermarsi e occuparsi in altra cosa, mentre le altre due potenze (intelletto e memoria?) sono libere e possono attendere ad opere di servizio di Dio: in una parola, Marta e Maria lavorano insieme”35.

        

              Un poco differente altrove:

             “Desideriamo e pratichiamo l'orazione non già per godere, ma per avere la forza di servire il Signore... Per ospitare il Signore, averlo sempre con noi, trattarlo bene e offrirgli da mangiare, occorre che Marta e Maria vadano d'accordo” (7M, IV, 12).

        

              Al di là della espressione simbolica É chiaramente detto dalla Madre Crocifissa che questo spirito É attinto dai Santi del Carmelo e dalle grandi e piccole Terese:

              “Le occupazioni degli uffici che l'ubbidienza ci ha affidato non ci debbono distrarre dallo Spirito del Carmelo, che É Spirito di preghiera, di unione intima col Cuore Eucaristico, che mille e mille volte al giorno ripete l' immolazione nel sacrificio delle Messe che in tutto il mondo si celebrano. Dobbiamo vivere così intimi con la Vittima Eucaristica da formare l'abitudine della deliziosa unione con Dio, così le nostre azioni non ci stancano, ma si cresce nell'amore verso il Sommo Bene e perciò si agisce “con una forza e luce divina. Aspiriamo a questo grado di amore perché é questo lo spirito della nostra Santa Istituzione, é questa la santità dei Santi del nostro grande Ordine e delle grandi e piccole Terese” (Let. a Sr Maddalena, 31.3.1927).

        

              E ancora:

              “Lavoriamo con zelo e rettitudine nei campi che la Provvidenza ci affida... Rettifichiamo sempre le nostre azioni collo spirito di preghiera della Divina Presenza e vedremo anche in questa vita la celeste visione della Patria che ci attende. Prega, prega sempre se dormi, se vegli, se lavori, la preghiera é una relazione d'amore con l'Amore Immenso, perciò un bisogno del cuore36, la vita dell'anima. Così é la preghiera dell'anima innamorata della Bontà divina, dell'Ostia d'Amore” (23.7.1927).

         

              Anche in questa unità dello spirito di preghiera  (relazione di amore)  con ogni genere di lavoro si pone nella linea della tradizione del Carmelo e in modo speciale rassomiglia "alla grande e piccola Teresa" e a Elisabetta della Trinità, sia pure ciascuna con la sua fisionomia37.

        

              Ho voluto soltanto cogliere alcuni indizi che ci portano a identificare nella "Vita" di cui parla la Serva di Dio come "faro" di luce per la sua vocazione l' Autobiografia della Santa di Avila. Ma occorre approfondire l'argomento.