Pont. Fac. Teol. Marianum, Roma, 21 marzo 2002
Conferenza

LA LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II

PER L’ANNO MARIANO CARMELITANO

ASPETTI TEOLOGICI

p. Jesús Castellano Cervera ocd

 

Introduzione

Una lettera teologico-spirituale

La lettera di Giovanni Paolo II in occasione del 750 anniversario dello Scapolare merita tutta la nostra attenzione dal punto di vista della recezione del Magistero mariano riguardante la devozione mariana del Carmelo.[1] Essa ha un taglio teologico e spirituale, più che storico. Intende agganciarsi alla più solida tradizione dei principi evangelici e teologici della teologia mariana e al vissuto spirituale – fonti di verità e di vita – che all’esame e alla trattazione dei problemi storici. Ciò è evidente dalle affermazioni e dai silenzi della Lettera stessa, non potendo il Magistero della Chiesa impegnarsi perché concerne piuttosto la ricerca storica e la trasmissione delle tradizioni dell’Ordine, cercando di offrire piste sicure di fede e di pietà mariana che fondano il passato ed il futuro di una devozione cara ai fedeli, ampiamente e profondamente radicata nel popolo di Dio. Essa vanta una grandissima espansione, ed é custodita da un carisma, quello del Carmelo, oggi presente nei cinque continenti in diversi tralci dell’unica vite. E’ la tradizionale “vinea Carmeli” dell’iconografia dell’Ordine, con i suoi santi e le sue sante del cielo, e con le diverse e ricche propaggini di fratti e di monache di religiosi e religiose, di istituti secolari e di schiere di laici che sentono e vivono tale speciale rapporto con Maria, con una grande tradizione teologica e spirituale e con la mediazione dell’umile e espressivo segno dello Scapolare.

 

Sulla scia del Magistero pontificio sul Carmelo

La Lettera inoltre si colloca sulla scia di un precedente Magistero della Chiesa anche con una specifica memoria nella Lettera di Pio XII dell’11 febbraio 1950, Neminem profecto latet, per il settimo centenario dello Scapolare, nonché di uno specifico intervento del Papa attuale nell’Anno mariano in un Angelus dedicato al titolo di Santa Maria del Monte Carmelo (n. 4). Questi testi poi sono incorniciati in un Magistero ecclesiale più ampio che va dal Concilio Vaticano II alla Lettera Novo millennio ineunte, ma dove non mancano cenni impliciti ad altri testi del Magistero mariano di Giovanni Paolo II, specialmente alla Redemptoris Mater.

 

In un momento ecclesiale particolare

Questa Lettera si colloca in un momento ecclesiale particolare. Molto è cambiato dal 1950-1951, quando fu celebrato il settimo centenario dello Scapolare. Un Concilio ecumenico con tutte le sue risonanze è stato celebrato. Una revisione teologica, liturgica, pastorale, e spirituale della devozione mariana si è sviluppata. Basti pensare alla Marialis Cultus di Paolo VI.  Una riforma liturgica è stata attuata, dove ancora oggi è presente per la Chiesa universale la memoria della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo. Un formulario che alla devozione mariana carmelitana s’ispira, è presente nella Collectio Missarum della Beata Vergine Maria, e una particolare Benedizione dello Scapolare – poi adattata e approvata per l’Ordine, è stata inserita nel Benedizionale della Chiesa universale. Sono tutti frammenti preziosi di un mosaico teologico, liturgico, pastorale e spirituale che non vanno ignorati e non devono andare dispersi.

Ma anche una revisione storica, teologica e spirituale della devozione mariana dell’Ordine è stata nel frattempo attuata. Circostanze che non potevano non influire nella redazione del documento del Papa.

 

Una rilettura dell’essenza della devozione mariana del Carmelo

Infatti, su solide basi della teologia, della prassi e vita della Chiesa, della lex credendi, orandi et vivendi, il Papa riassume dati essenziali e ci sprona a compiere riletture ed approfondimenti della devozione alla Vergine Maria Madre del Carmelo in tutta la sua dimensione tradizionale, che non è solo quella dello Scapolare, e nella particolare relazione con questa espressione della pietas marialis del Carmelo e del popolo di Dio, che è il segno di una relazione, il memoriale di una comunione, l’umile sacramentale di un’alleanza.

 

Dalla figura di Maria di Nazaret, Madre del Signore a Santa Maria del Monte Carmelo

Per questo la Lettera si snoda in un duplice e convergente andamento che è tipico della teologia e della devozione mariana nel flusso di una tradizione vivente e vitale. Da una parte il ricorso fondativo alla figura di Maria di Nazaret, Madre del Signore e Madre dei fedeli – aspetto biblico-dogmatico – e dall’altro alla concreta manifestazione di un intervento storico-carismatico e mariano nel cammino del popolo di Dio – Santa Maria del Monte Carmelo – con il fascino di un luogo biblico-profetico della Terra Santa, nella regione della Galilea, non lontano da Nazaret e con la memoria di una famiglia nata attorno ad una peculiare manifestazione di amore reciproco di taglio materno-filiale, ma anche di fraternità-comunione, sigillato da un titolo, da un luogo, da una peculiare consacrazione nella sequela e servizio di Gesù Cristo nella Chiesa.[2]

 

Dai fondamenti dogmatici alla concreta applicazione devozionale

L’andamento quindi della Lettera è logico ed è sicuro: dai fondamenti biblico-teologici si va alla concreta derivazione devozionale e spirituale. Manifestando tuttavia chiaramente che uno sviluppo, sia anche di carattere storico, saldamente fondato e segnato da una data, un luogo, un testimone, un dono, un privilegio, non potrà andare mai a costituirsi in maniera autonoma dai dati teologici preesistenti e permanenti del rapporto di Maria con i suoi fedeli. Infatti, alla specifica caratteristica della devozione mariana bilaterale, formata dal dono-impegno dello Scapolare, si addice anche la regula fidei enunciata dal Vaticano II nella Dei Verbum n. 8   circa la crescita della comprensione delle parole e delle cose rivelate – in questo caso una speciale caratteristica della maternità spirituale di Maria – per mezzo della dottrina dei pastori, dello studio dei teologi e, in questo caso più che mai, dall’esperienza dei credenti che meditano come Maria le parole e le cose trasmesse nel proprio cuore.

In tal modo, sulla scia della mariologia e della spiritualità mariana, la specifica devozione carismatica e popolare a Maria col nome biblico del Carmelo e quella specifica dello Scapolare del Carmelo, ritrova la sua teologia e la sua spiritualità nella Chiesa, su basi sicure, come sicuri sono gli approfondimenti fatti all’interno della famiglia carmelitana, e sostenuti dalla tradizione vivente della Chiesa. E’, infatti, sulla scia della ritrovata “teologia dei santi” – alcuni di essi citati nella Lettera - e della positiva valutazione, sempre da rinnovare nella Chiesa del “sensus fidei “ e del sensus fidelium”, legato alla percezione del mistero, che procede la Lettera.  Sulla base di questa valutazione globale della Lettera del Papa Giovanni Paolo II non ci accingiamo ad offrire una lettura degli aspetti teologico-spirituali più rilevanti. Altri lo hanno fatto prima di noi.[3] E siamo consapevoli del necessario approfondimento che meritano certe tematiche nell’ambito delle questioni oggi più attuali della teologia e della pietà mariana, alle quali di recente una Lettera della PAMI, qui presentata alcuni mesi or sono ha cercato di offrire le coordinate di attualità e le prospettive più valide. In essa non mancano precisi cenni anche alla spiritualità mariana e alla pietà mariana del Carmelo e dei suoi Santi nella Chiesa di oggi.[4]

 

1.             Dai titoli mariani una prima contemplazione di Maria

E’ consentaneo al metodo teologico il duplice approccio presente nella Lettera, che qui vogliamo come necessaria premessa offrire.

 Si tratta prima di tutto di rilevare l’icona di Maria, il particolare profilo della Vergine Madre del Signore che ci offre la Lettera. Non sarebbe giusto, infatti, partire in una maniera del tutto impersonale. Al centro della Lettera è Maria prima dello Scapolare, prima del dono vi è Colei che dona, anteriore ad ogni relazione di risposta è la realtà della persona della Madre di Dio che stabilisce questo rapporto. Quale immagine di Maria offre la Lettera del Papa?

Il secondo e logico approccio è anche connaturale: quali titoli, quali nomi sono in modo particolarmente evocati. In cristologia, ad esempio, è fiorita di recente, specialmente nella cristologia biblica, la teologia dei nomi di Cristo. Anche per Maria più essere lo stesso, sempre conservando quella doverosa discrezione che si addice alla sua persona e alla sua azione. Contempliamo quindi l’icona di Maria attraverso i titoli più rilevanti che ci aiutano a fissare gli occhi sulla sua persona.

 

I titoli mariani contenuti nelle lettera: un invito alla contemplazione

I titoli che Lettera del Papa dona a Maria sono già un invito alla contemplazione, una presentazione del soggetto che è appunto Maria. Dietro ad ogni nome c’è la tradizione biblica e teologica, ed in questo caso anche la particolare esperienza spirituale del Carmelo. Sono un invito alla contemplazione ed insieme un suo frutto. Come in altri casi sono state compilate le litanie della Lumen Gentium, della Marialis Cultus o delle Redemptoris Mater, così anche la Lettera contiene tanti titoli che sono frutto della contemplazione ed aiutano a fissare lo sguardo su di, lei. Proviamo ad enumerarli in ordine progressivo di comparizione.

Maria è la Vergine Santissima; Patrona (dell’Ordine), Fiore del Carmelo, Madre e Guida nel cammino della santità, Vergine Madre di Dio, Stella dell’Evangelizzazione (n. 1).

Maria è la Vergine e Madre santissima, aperta all’ascolto della Parola di Dio, obbediente alla sua volontà, educata e plasmata dallo Spirito, capace di leggere nella fede la propria storia, docile ai suggerimenti divini… (n. 2).

E’ la Madre premurosa, associata alla vita e all’offerta di Cristo, Madre della Chiesa e Vergine santa, unita alla preghiera dei discepoli, Donna nuova, assunta al cielo, Madre che stende il manto di protezione della sua misericordia… Patrona e Madre spirituale, Vergine Purissima, e Madre di Dio e degli uomini, Madre e Sorella in cui confidare, Signora e Patrona (n. 3).

E’ Madre di Cristo e Madre spirituale dei discepoli di Cristo (n.5). Madre celeste, Donna del silenzio e della preghiera; Madre della misericordia, Madre della speranza e della grazia…; Stella del mare, Fiore del Carmelo (n. 6).

S’intrecciano in questi nomi di una bella litania di titoli, quelli che sono propri della Vergine Maria, e quelli che sono cari alla tradizione dell’Ordine: nomi della Vergine del Carmelo, fra questi, come abbiamo, ricordato, la Viro purissima, la Sorella e Madre, la Patrona e la Guida; in particolare i titoli contenuti in due canti cari alla nostra tradizione: il Flos Carmeli, con l’espressione Fiore del Carmelo e Stella del mare; dell’antifona Salve Mater misericordiae, i titoli madre di misericordia, madre della speranza e della grazia; un canto conosciuto anche da alcuni con il titolo di Salve dei Carmelitani… Ma anche troviamo titoli più moderni a più vicini al nostro linguaggio e alla nostra devozione: Donna del silenzio e della preghiera.

Questa serie di nomi e di titoli dipingono un’immagine della Madre del Signore e ce la rendono viva e vicina. Personalizzano, per così dire, il contenuto della Lettera che è una presentazione teologica della devozione alla  Vergine del Carmelo tutta intessuta di conoscenza e di riconoscenza vero la Madre del Signore e Madre nostra.

Ogni teologia e ogni spiritualità mariana ha il bisogno del supporto di una rivelazione  personale, un “tu” che guarda ed è contemplato, ma sempre  nella ricchezza della verità ed attinenza dei titoli, fondati sul Vangelo e la teologia, senza esagerazioni, vivi ed espressivi nella verità dell’esperienza spirituale.

 

2.             Lo sguardo carmelitano della contemplazione, come atteggiamento privilegiato

Dal punto di vista di un metodo teologico, se possiamo così esprimerci, il contenuto della lettera rivela un metodo di approccio teologico che risuona spesso con il riferimento alla contemplazione in vari momenti.

Si afferma infatti: “Per questo nel Carmelo, e in ogni anima mossa da tenero affetto verso la Vergine e Madre Santissima, fiorisce la contemplazione di Lei…” (n. 2). “La contemplazione della Vergine ce la presenta mentre…” (n. 3). “Un simile atteggiamento contemplativo della mente e del cuor porta ad ammirare…” “ I Carmelitani e le carmelitane hanno sempre dinanzi agli occhi del cuore Lei”, la Maria Vergine.

Contemplazione, sguardo del cuore, ecco le parole chiavi di un tipico atteggiamento del Carmelo nei confronti della Vergine a partire dalla sua spiritualità primigenia: lo sguardo contemplativo.

 

Gli atteggiamenti della  Madre del Signore come spiritualità di Maria

Un  primo e fondamentale approccio al mistero di Maria viene fatto, come la Lumen Gentium[5] ci ha insegnato e la Marialis Cultus ha esemplificato,[6] a partire dal realismo evangelico della sua vita. Con brevi pennellate viene descritta Maria di Nazaret nei suoi atteggiamenti evangelici. E’ proprio della nostra tradizione mariana più antica, quella di Johannes Baconthorp, l’interpretazione mariana della Regola del Carmelo come un vissuto concreto della vita stessa della Vergine Maria secondo il Vangelo.[7] Così la Lettera c’insegna a guadare in modo primario e fondamentale Maria secondo i Vangeli, sottolineando alcuni atteggiamenti, pur senza la preoccupazione di descrivere tutta la sua esistenza. Così la c viene ricordato, illustrando con riferimenti ai testi evangelici: l’ascolto della parola do Dio e l’obbedienza alla sua volontà (Lc 219,51), il suo essere educata e plasmata dallo Spirito Santo (Lc 2, 44-50), il suo stare ai piedi della Croce (Gv 19,25) (n. 2) .

Maria inoltre è testimone della crescita di Gesù (Lc 2,40.52), segue il Figlio sulle strade della Palestina e lo assiste alle nozze di Cana (Gv 2,5), accoglie il discepolo che Gesù le affida ( Gv 19,26), è unita ai discepoli in continua preghiera…( At 1,14) (n. 3).

A questa contemplazione evangelica risponde anche l’approfondimento di quanto Maria compie verso i suoi figli e figlie, descritti con alcune pennellate essenziali. Eccone le azioni mariane per eccellenza.

“Stende il manto di protezione della sua misericordia sui figli pellegrinanti verso il monte santo della gloria”. Il riferimento mariano-carmelitano è qui evidente nell’allusione allo scapolare come segno di protezione, in alcune icone moderne della Vergine del Carmelo, a somiglianza della protezione di Maria a Constantinopoli e della relativa teologia del Pokrov della tradizione russa. Con riferimento al popolo pellegrino e all’immagine della santa montagna del Carmelo, simbolo del luogo santo dell’incontro con Dio: “Guida tutti alla perfetta conoscenza ed imitazione di Cristo” (n.3). Il cristocentrismo carmelitano che emerge con forza dalla Regola, dall’inizio fino alla fine, indica bene quale è il ruolo della specifica devozione mariana. Maria è una  presenza dolce e materna, attiva nella vita dei carmelitani. Ciò che conferma sia il segno dell’abito, sia la formula della benedizione dello Scapolare approvata di recente dalla Santa Sede: “nell’impegno quotidiano di rivestirsi interiormente di Gesù Cristo e di manifestarlo vivente in sé per il bene di tutta l’umanità” ( n. 5) Fiorisce una spiritualità che plasma interiormente le persone e le configura a Cristo, primogenito fra molti  fratelli” ( n. 6). La riprova di questo cristocentrismo carmelitano dell’azione della Vergine splende nella testimonianza di santità e di sapienza di tanti Santi e Sante del Carmelo, cresciuti “sub umbra et sub tutela ma tris”, secondo queste espressioni care alla spiritualità mariana dell’Ordine (n. 6).

 
La risposta come spiritualità mariana dei figli-fratelli-discepoli

Il nucleo centrale del dialogo fra l’azione di Maria e la risposta dei Carmelitani si esprime come spiritualità mariana, una parola che ricorre con una certa frequenza nella Lettera. La stessa celebrazione dell’Anno mariano carmelitano si configura come “ una meravigliosa occasione per approfondire non solo la sua spiritualità mariana, ma per viverla sempre più alla luce del posto che la Vergine Madre di Dio occupa nel mistero di Cristo e della Chiesa e, per tanto di seguire Lei “Stella dell’evangelizzazione” ( (n. 1)., Parole che ricordano il capitolo VIII della Lumen gentium e la più recente rivisitazione di Maria come Stella dell’Evangelizzazione, dalla Evangelii Nuntiandi alla Novo millennio ineunte.

E’ noto che la spiritualità mariana o la dimensione mariana della spiritualità cristiana è uno dei temi nodali del momento presente della mariologia.[8]

Come si configura questa spiritualità che è risposta di devozione di amore? Con alcuni tratti essenziali: come un itinerario verso Cristo, la santa montagna plasmando la propria vita sugli esempi di Maria (n. 2) con un atteggiamento di contemplazione della vita della Vergine, con un’intimità di rapporti spirituali che incrementano la comunione con Cristo e con Colei che è Madre e Sorella, non solo una persona da imitare ma una dolce presenza in cui confidare ( n. 3), con una “intensa vita mariana” (marieforme) fatta di preghiera fiduciosa, entusiastica lode, diligente imitazione che diventano familiarità e comunione (n. 5). Il Papa parla di una “spiritualità mariana” che plasma interiormente le persone e le configura a Cristo. Brevi pennellate di una vita spirituale che vibra anche nella scelta del linguaggio e nella testimonianza dei Santi del Carmelo come l’espressione più genuina della vita carmelitana.

Sono stati citati con sobrietà due testimonianze, ma potevano essere state citate molte a riprova di questa forma vitae del Carmelo. Nella linea dell’imitazione il testo teresiano del Castello interiore che nel cammino verso la vita nuova in Cristo esorta ad imitare Maria, contemplare la sua grandezza, sperimentare il beneficio di averla come Patrona (n. 3). Ed il testo molto ardito del martire del secolo XX Tito Bradsma che in fondo ci riporta echi di Origene e di Ambrogio nella comunione vitale con Maria e con Cristo, diventando come una presenza viva che prolunga la maternità di Maria: “ Anche a noi il Signore manda il suo Angelo…anche noi dobbiamo ricevere Dio  nei nostri cuori, nutrirlo e farlo crescere in noi in modo in modo tale che egli sia nato da noi e viva con noi, come Dio-con-noi, l’Emmanuele” (n. 4).[9] Espressioni di vera spiritualità cristocentrico mariana, per niente ispirato a devozione, nel senso deteriore della parola, ma piuttosto quasi negli spazi della mistica mariana della presenza e della comunione transparenziale che lascia intravedere una vita marieforme, apice della spiritualità mariana dell’Ordine.

 

3.    I temi più emergenti di una teologia della maternità spirituale

In questo contesto, e sempre nei limiti di una lettera commemorativa che non può affrontare i temi più caldi della mariologia e della spiritualità mariana possiamo rilevare l’accento posto sul tema della maternità spirituale, E’ qui che troviamo le allusioni più consistenti e sicure.

 

La teologia della  maternità spirituale

Il principio della maternità spirituale di Maria appare formulato con queste parole: “Giustamente i carmelitani e le carmelitane hanno scelto Maria come propria Patrona e Madre spirituale ed hanno sempre dinnanzi agli occhi del cuore Lei, la Vergine Purissima che guida tutti alla perfetta conoscenza ed imitazione di Cristo”. Ed anche: “Per i membri della famiglia carmelitana Maria, la Vergine, Madre di Dio e degli uomini, non è solo un modello da imitare ma anche una dolce presenza di Madre e Sorella in cui confidare” (n. 3). Questo principio mariano della spiritualità esprime da parte dei Carmelitani la triplice via della contemplazione, dell’imitazione e della docilità alla sua azione materna. Si traduce, secondo la comprensione del carisma, in un’azione mariana del tutto cristocentrica, secondo il principio stesso del cristocentrismo della Regola del Carmelo. Si tratta di un itinerario di perfezione evangelica “verso la santa montagna che è Cristo Signore”;[10] di un’esperienza cristiana che guida alla perfetta conoscenza ed imitazione di Cristo, di una formazione di noi del Cristo, di un rivestirsi di Cristo e renderlo presente nel mondo, di una grazia con la quale Maria plasma interiormente le persone e le configura a Cristo, primogenito fra i molti fratelli

Quest’opera delicata, interiore, iconografica e iconoclastica è espressa con la parola plasmare: è una parola che ricorre nella Lettera per Maria “plasmata dallo Spirito santo” e per lei plasmatrice nello Spirito Santo. Di questa azione materna del formare Cristo nei fratelli e sorelle del Carmelo è prova la schiera dei Santi e delle Sante del Carmelo, tutti cresciuti, come è stato ricordato, all’ombra e sotto la tutela della Madre.

Nella recente pubblicazione della PAMI, già citata, La Madre del Signore. Memoria, presenza speranza, la spiritualità del Carmelo è ricordata, nel cammino storico della spiritualità cristiana con il tocco mariano, in una duplice via dell’esperienza spirituale. Quella della tradizione del secolo XVII, la vita marieforme dell’esperienza mistica di Marie Petyt interpretata e diffusa dal Ven. Miche di Sant’Agostino, e quella chiamata con parola nuova e stimolante “chiaragogia”, cioè accompagnamento per mano, attribuita a Santa Teresa Benedetta della Croce Edith Stein.. E’ la spiritualità che riconosce la presenza di Maria accanto a noi, il suo accompagnamento di Madre e Sorella, mano nella mano, verso cristo: affidarsi quindi alla direzione della  Vergine, porsi sotto la sua guida, lasciarsi condurre dalla sua mano…

Queste linee di spiritualità mariana sono diffuse e ricordate nel testo cella Lettera come caratteristica del Carmelo.

 

La spiritualità dell’affidamento ai piedi della croce

Si aggiunge inoltre il principio della consegna-affidamento che avviene ai piedi della Croce come espressione caratteristica della maternità e dell’affiliazione. Si tratta ovviamente di un tema classico della teologia e della spiritualità che ha ricevuto una conferma  autorevole  la dove si parla  della dimensione mariana  della vita dei discepoli di Cristo.[11] La formula della Lettera suona così: “la consegna  che Gesù sulla croce, fece a Giovanni, e in Lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a Lei, costituita nostra Madre spirituale” (n. 5). Consegna e affidamento sono certamente parole rinnovate della spiritualità mariana del nostro tempo. Tuttavia si può  ricordare che il Vangelo di Giovanni  19, 25-27, che ne è il fondamento è stato il brano preferito dall’Ordine nella celebrazione liturgica della Vergine del Carmelo, tanto nella sua solennità come nella messa votiva. Generazioni di Carmelitani e di Carmelitane hanno accolto  questo messaggio ogni qualvolta, spesso ogni sabato, era celebrata la messa votiva della Vergine Maria del Monte Carmelo. Come ancora oggi risulta presente nel Messale dell’Ordine e nella relativa messa proposta nella Collectio Missarum della Beata Vergine Maria.

Non è aliena alla nostra tradizione l’idea del rapporto ideale fra le due montagne, quella del Calvario e quella del Carmelo, come il filo d’oro che unisce la fonte della maternità spirituale nella montagna del Calvario, e la grazia del discepolato mariano, nonché la sua realizzazione storica iniziale ai piedi della santa montagna di Elia, con la prima comunità dei fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Tutti al Carmelo hanno unito idealmente la grazia della presenza materna di Maria e il dono del segno di questa protezione materna, lo Scapolare, ad una teologia esperienziale della consegna-affidamento, con una lettura spirituale e teologica dell’episodio salvifico del Vangelo di Giovanni.

4.             Punti di riferimento per una teologia dello Scapolare

Su questo sfondo di teologia e di spiritualità mariana, di sicura e  constante tradizione carmelitana nella Chiesa e quindi di espansione nella Chiesa della spiritualità mariana del Carmelo, possiamo giungere agli aspetti teologici, pastorali e spirituali specifici della  pietas popularis mariana, espressa del segno “sacramentale” dello Scapolare.

Come abbiamo ricordato, il Papa si riferisce al fatto costante e recepito dall’Ordine di un punto di partenza che è alla base della tradizione della consegna dello Scapolare, con un ricco patrimonio di sette secoli e mezzo di vita ecclesiale e di espansione universale, testimoniata anche da una Famiglia numerosa e variegata come è quella del Carmelo, conosciuta dalla Chiesa e nella Chiesa anche con una particolare nota di attualità per mezzo dei suoi santi.

 Non possiamo non citare a questo proposito due autorevoli testimonianza esterne.  La prima è la nota apologia di T. Merton, scritta nel prologo del suo libro Ascesa alla verità…dedicato alla Vergine del Carmelo: “Sotto il titolo fra tanti altri di Madonna del Carmelo, la santa  Vergine è venerata come Patrona dei contemplativi, e soprattutto di quei contemplativi che cercano ci condividere con altri i frutti della loro contemplazione. Il fine dell’Ordine, fondato in suo onore è di far raggiungere ai suoi membri, sotto la di lei guida, le vette della contemplazione mistica, e di far conseguire ad altri questo stesso fine per la di Lei intercessione. Non c’è membro della Chiesa che non debba qualche cosa al Carmelo”.[12]

Hans Urs von Balthasar ha scritto nell’edizione congiunta dei due saggi su Teresa di Lisieux e di Elisabetta di Dijon: “Negli ultimi tempi, nessun ordine religioso sembra essere stato più favorito del Carmelo di speciali grazie con carattere di “missione”, grazie che rappresentano indubitabilmente un monito e un contrappeso alle correnti in atto nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.[13] Nella testimonianza di T. Merton l’allusione a Maria è esplicita, in quella di Von Balthasar così radicale nella sua affermazione che la spiritualità cristiana è essenzialmente spiritualità mariana è implicita. In realtà è coscienza pubblica dell’Ordine la sua riconoscenza alla Vergine come mediatrice di tante grazie. E a noi non resta che dire. Noblesse oblige! Tante lodi ci obbligano ad essere fedeli.

In questo contesto dove le lodi dei sapienti si congiungono con la testimonianza degli umili e semplici del popolo di Dio, s’inserisce la testimonianza di Giovanni Paolo II il quale afferma nella Lettera di portare anch’Egli lo scapolare del Carmine: “Anch’io porto sul mio cuore da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine” (n. 6). La testimonianza non è nuova e non è casuale. Nel libro autobiografico Dono e mistero, scritto con motivo del suo 50 anniversario di sacerdozio, egli aveva scritto in forma del tutto autobiografica ricordando il nascere della sua devozione mariana; “ A Wadowice, c’era sulla collina un monastero carmelitano, la cui fondazione risaliva ai tempi di San Rafaele Kalinowski. Gli abitanti di Wadowice lo frequentavano in gran numero, e ciò non mancava di riflettersi in una diffusa devozione per lo scapolare della Madonna del Carmine. Anch’io lo ricevetti, credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora”.[14]  Una testimonianza personale del Papa che avvalora con il suo esempio le linee fondamentali di una  teologia semplice, come quella che si addice a un elemento caratteristico della pietà popolare mariana.

Proviamo ad enumerare alcuni elementi rilevati dal Papa nella Lettera.

 

Una teologia simbolica: “in genere signi”

Lo Scapolare è proposto, come da sempre è stato fatto e come il Magistero ha confermato, in una teologia dei “segni”, e quindi con la sua capacità evocativa che rimanda ad altro, in questo caso alla Vergine Maria e a d una serie di atteggiamenti spirituali da parte di chi riveste questo segno dell’abito.  Lo rileva la Lettera: Essa si esprime in “umile segno” (n. 4). “ Nel segno dello Scapolare si evidenzia una sintesi efficace di spiritualità mariana, che alimenta la devozione dei credenti, rendendoli sensibili alla presenza amorosa della vergine Madre nella loro vita”( n. 5). Un segno simbolico di rimando. Un “abito” che segna anche un’appartenenza diuturna, un’aggregazione o associazione ad una realtà di comunione ecclesiale nelle cose spirituali com’è la famiglia del Carmelo, dedicata al servizio della vergine Maria per il bene di tutta la Chiesa. (n. 5). Un segno simbolico di appartenenza che crea un vincolo, esprime un’impegno, evoca una comunione con Maria e con la famiglia del Carmelo nella Chiesa. Un segno quindi che rimanda, come abbiamo notato, alla sorgente e alla meta, a Maria e alla vita cristiana dei figli di Dio, con una sua visibilità ed un suo significato.

Un abito, commenta ancora il Papa che indica anche “un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei sacramenti ed il concreto esercizio di opere di misericordia corporale e spirituale…” (n. 5).

Poiché segno, ed è proprio la capacità del segno di essere ricco in significati evocativi di rimando, esso è divenuto come una specie di emblema, di sintesi rievocativa della spiritualità mariana del Carmelo, nella duplice direzione della maternità di Maria e della risposta spirituale della famiglia del Carmelo. Ma, per la sua semplicità, è come veicolo di tanta ricchezza posta ora al servizio del popolo di Dio. “ Questo ricco patrimonio mariano., scrive il Papa, è divenuto, nel tempo, attraverso la diffusione della devozione al Santo Scapolare, un tesoro per tutta la Chiesa” (n. 4). Notiamo l’espressione riferita in primo luogo alla spiritualità del Carmelo: un tesoro per tutta la Chiesa. La formula potrebbe sembrare encomiastica, se non avessimo davanti agli occhi l’influsso della spiritualità del Carmelo nel popolo di Dio nella sua specifica devozione mariano-carmelitana, in tante nazioni.

Di questo segno il Papa ricorda la sua semplicità. In realtà è un piccolo segno; ma con un valore specifico, fra l’altro quello della sua dimensione antropologica. Sappiamo  quanto sia evocativo il segno del vestito, con quanto evoca questa parola nell’antropologia biblica e nella teologia del rivestirsi di Cristo, colui che si è prima rivestito della nostra carne in Maria.

Qui ha il fondamento il carattere evocativo mariano di abito della Vergine, lo scapolare della Vergine. E’ il vestito che prepara la Madre.

Si tratta poi di una devozione che conta con una “ricezione ecclesiale”; parola gravida di peso in teologia e specialmente nella teologia del “sensus fidei et fidelium”: una devozione, dice la Lettera, profondamente e ampiamente recepita dal popolo di Dio (n. 4)..

 

I fondamenti storici, liturgici, devozionali

Come abbiamo detto all’inizio la Lettera non entra nell’analisi dei fondamenti storici della consegna dello Scapolare. Allude alla “venerabile tradizione dell’Ordine che compie 750 anni” (n. 1), ma afferma, come abbiamo appena ricordato, una devozione ampiamente e profondamente diffusa e recepita. Una storia spirituale che è anche un dato di fatto, arricchito da tanti frutti.

         A sostegno però di questa recezione da parte della Chiesa vi è il Magistero che in diverse occasioni ha messo in luce il valore della devozione allo Scapolare. Nei tempi più recenti sono ricordati sia la Lettera di Pio XII del 1950, sia il breve riferimento di Paolo VI nel Messaggio al Congresso Mariologico Mariano dei Santo Domingo del 1965, indicando fra le prassi della pietà popolare mariana il Rosario e lo Scapolare.[15] E ora la Lettera di Giovanni Paolo II.

Importante è anche la testimonianza liturgica della festa della Vergine del Monte Carmelo del 16 luglio, estesa a tutta la Chiesa dal 1726 da Benedetto XIII, diffusa in alcuni riti come quello ispanico-mozarabico, caldeo, maronita, ambrosiano e greco-albanese, secondo la testimonianza di P. V. Macca.[16] Oggi rimasta come memoria  facoltativa nel Calendario universale, ma celebrata anche, oltre che nella famiglia del Carmelo, in alcune nazioni come il Chile, di cui è patrona, in molte chiese dedicate al suo  culto, nonché nel rito ambrosiano, nel rito maronita e siromalabarese dell’India, come ricorda un recente libro della comunità di Bose.[17]

Occorre inoltre ricordare, come la Lettera documenta la recente approvazione della formula dell’imposizione dello Scapolare, come adattamento del rito del Benedizionale per tutta la chiesa Cattolica. Nel recentissimo e ancora non reso pubblico Direttorio su pietà popolare e liturgia della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei Sacramenti, il riferimento allo Scapolare carmelitano occupa fra le espressioni della pietra mariana un posto di rilievo[18].

Aspetti.del simbolo

Nella presentazione della valenza devozionale dello Scapolare, la Lettera del Papa sottolinea, come è stato ricordato, alcuni aspetti.

-                Prima di tutto, la teologia dell’habitus vestito e dell’habitus atteggiamento che ben si addice al simbolismo del vestito, dono della madre, del rivestirsi di Cristo e delle virtù della Vergine, tematiche sempre presenti nella tradizione dell’Ordine. Ma anche non è da dimenticare il manto di protezione steso sulla Vergine sopra i suoi figli pellegrinanti. E’, infatti, segno di protezione continua non solo lungo il cammino della vita, ma anche nel momento del transito verso la pienezza della gloria eterna.

-                Viene ricordata anche la teologia dell’alleanza, del dono e dell’impegno reciproco, una specie di foedus materno-filiale, reso visibile da un segno che lo esprime, al quale non si rinuncia, e del quale si sente l’efficacia nella speranza di una fedeltà di comunione materno-filiale offerta e ricambiata. Offerta dalle promesse di Maria, ricambiata da un impegno concreto, come si esprime la Lettera  di una devozione “ verso di Lei che non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un “abito”, cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei Sacramenti ed il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale”. Nel segno dell’alleanza vi è compresa come già abbiamo ricordato quella fondamentale alleanza della croce espressa come consegna a Maria e affidamento al discepolo, o se vogliamo, come un segno della filiazione in Cristo sulla base della sua proclamazione attraverso le parole costitutive del Crocifisso – come  le ha definite un autore carmelitano, M. De Goedt- mediante le quali diventa nostra Madre spirituale.

-                Giovanni Paolo II riporta un’espressione della Lettera del suo predecessore Pio XII nella quale si dice che lo Scapolare   conduce a comprendere come la forma più genuina della devozione alla Vergine Santissima sia “la consacrazione al suo Cuore Immacolato”.

-                Quale è la portata di questa affermazione? Personalmente ritengo che una teologia e spiritualità della consacrazione, certamente non evoluta, come sarà fatta in seguito nella Chiesa, specialmente sulla scia di alcune scuole di spiritualità mariana, sia implicita nella dedicazione, consacrazione, professione di vita che fin da molto presto si è tradotta nell’Ordine come menzione della Vergine Maria del Monte Carmelo nella professione religiosa: “Deo ac Beatissimae Virgini Mariae  de Monte Carmelo”. L’allusione al Cuore Immacolato di Maria è piuttosto recente e non del tutto recepita come specifica della spiritualità mariana dell’Ordine. Nella allusione di Pio XII e nella relativa menzione di Giovanni Paolo II, ha un ruolo decisivo forse il legame con Fatima. Prima di tutto per la devozione particolare dei due Pontefici, Pio XII e Giovanni Paolo II, alla Vergine nella sua speciale mariofania di Fatima, confermata dagli atti di consacrazione della chiesa e del mondo al Cuore Immacolato. Forse in questa menzione vi è implicito il riferimento all’apparizione a Fatima di Maria rivestita con l’abito della Vergine Maria del Monte Carmelo. Il fatto poi che sia stata una carmelitana, Irmà Lucia del Cuore Immacolata di Maria, testimone e propagatrice di questa devozione, vincola in qualche modo, ma penso non in maniera non del tutto recepita e vissuta la devozione dello Scapolare con una speciale devozione al Cuore immacolato. Di recente Suor Lucia di Fatima, che ha festeggiato il 31 maggio le nozze d’oro di professione religiosa nel Carmelo, e compie il 22 marzo 95 anni, ci ha trasmesso in un libro le sue proposte di spiritualità che emergono dal messaggio di Fatima: Gli appelli del messaggio di Fatima, libro che ho avuto la gioia di presentare per invito della Congregazione per la Dottrina della Fede. In esso si allude all’apparizione della Vergine Maria  con la veste della Vergine del Carmelo. Si parla pure della devozione e consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, ma non si mettono in stretto rapporto la devozione dello Scapolare con quella del Cuore Immacolato.[19] Ritengo quindi che l’allusione vada presa come un’aggiunta recente alla grande tradizione dell’Ordine, che certamente può arricchire la spiritualità mariana  della consacrazione religiosa e del relativo sviluppo della devozione mariana della consacrazione.

 

5.    Fondamento sicuro di una spiritualità mariana

La Lettera del Santo Padre, ricca di contenuti e di suggestioni, colloca la devozione allo Scapolare nella tradizione più antica della spiritualità mariana dell’Ordine e nel suo ininterrotto   arricchimento del patrimonio di dottrina e di vita più recente, fino ai nostri giorni. Di tale spiritualità lo Scapolare rimane come il segno e il rimando, la sintesi popolare e l’umile segno di vasta portata e di facile comprensione. Le due spiritualità – quella più raffinata del vissuto e quella più popolare della devozione – non vanno disgiunte. Ambedue si completano anche oggi nell’umile testimonianza di tante persone che vivono la spiritualità con un legame all’immagine della Vergine dello Scapolare, Santa Maria del Monte Carmelo, portano lo scapolare e lo ritengono segno di comunione e di dedicazione e di tanti carmelitani e carmelitane che sentono di essere spiritualmente rivestiti con questo segno della materna protezione di Maria.[20]

Le espressioni della spiritualità teologica che la Lettera ci indica si situano sulla scia del Magistero mariano più recente e non sminuiscono nella portata simbolico-efficace, né le promesse mariane in vita e in morte, sempre sul fondamento della speranza cristiana e sulla fedeltà alla sequela di Cristo nella Chiesa. Sono quindi indirizzi di sicura e rinnovata portata teologico-spirituale per l’oggi dell’Ordine e della Chiesa

 

Conclusione

Come conclusione possiamo  affermare che una rilettura teologico-spirituale della Lettera di Giovanni Paolo II, ci situa in piena continuità con la tradizione dell’Ordine, purificata e resa più sicura dall’indirizzo del Magistero attuale, e in piena continuità con gli insegnamenti recenti della teologia e della spiritualità mariana nella seconda metà del secolo XX.

Nella obbligata sintesi di un documento di questo genere, si apprezza la novità della formulazione che mette in evidenza gli aspetti primordiali della spiritualità mariana del Carmelo e in essi inserisce la devozione popolare dello Scapolare. Tutto a vantaggio dell’essenzialità nella teologia e nella spiritualità. mariana del Carmelo che anche a livello ecclesiale esprime, in comunione con tante altre famiglie religiose, l’efficace presenza di Maria nella propria vita e nel proprio apostolato. Una famiglia grande e composita, ricca di presenze culturali. Sono quei frati e monache, suore e laici e laiche della Famiglia  carmelitana, che come il Papa afferma, a conclusione della sua Lettera, “tanto operano per diffondere tra il popolo di Dio la vera devozione a Maria, Stella del mare e Fiore del Carmelo” (n. 6).

 


[1]  Il provvidenziale evento di grazia, Lettera di Sua Santità Giovanni Paolo II…per l’Anno Mariano Carmelitano, 25 marzo 2001, in L’Osservatore Romano, 26-27 marzo 2001, p. 4.

[2] Per una visione sintetica cfr. V. Macca, Carmelo, in Nuovo Dizionario di Mariologia, Ed. San Paolo, 1985, pp. 312-316; E. Boaga, La Signora del luogo, Maria nella storia e nella vita del Carmelo, Edizioni Carmelitane, Roma, 2001.

[3] Fra le altre pubblicazioni rimandiamo al documentato articolo di E. Boaga, con ampia bibliografia sulla teologia e spiritualità mariana del Carmelo. Cfr. E. Boaga, La devozione dello Scapolare del Carmine: contenuti e prospettive, in “Rivista di vita spirituale” 55 (2001) pp. 306-327.

[4] Pontificia Accademia Mariana Internationalis, La Madre del Signore. Memoria, presenza, speranza., Città del Vaticano 2000.

[5] Cfr. Lumen Gentium nn. 56 e ss.

[6] Cfr. Marialis Cultus n. 57.

[7] Cfr. un classico testo in E. Boaga, Con Maria sulle vie di Dio. Antologia della marianità carmelitana, Roma, Edizioni Carmelitane, 2000, pp. 20-22 dal Tractatus super Regulam Ordinis Carmelitarum.

[8] Cfr. Il citato libro-documento della Pontificia Accademia Mariana Internationalis, pp. 80-98.

[9]  Viene citato un brano della Relazione di Tito Brandsma al Congresso Mariologico di Tongerloo dell’agosto del 1936. Per le somiglianze con la tradizione patristica di questo pensiero cfr. H. Rahner, Maria e la Chiesa, Milano, Jaca Book , 1974, pp, 63-69: Crescita del cuore.

[10]  Espressione della Colletta della Messa della B. V. Maria del Monte Carmelo del Messale del Vaticano II, e assunta anche nella liturgia dell’Ordine, ma ispirata all’antica colletta della memoria di Santa Caterina del Sinai.

[11]  Cfr.Giovanni Paolo II Lett. Enciclica Redemptoris Mater, (25 marzo 1987) nn. 45-46.

[12]  Milano, Garzanti, 1955, p. 12.

[13] Sorelle nello Spirito, Milano, Jaca Book, 1974, p. 264.

[14] Giovanni Paolo II, Dono e mistero, Città del Vaticano 1996, p.37.

[15] Lettera al Card. R. Silva Henríquez, in AAS 57 (1965) pp. 376-379.

[16]  Carmelo, art.cit. p. 315.

[17] Il libro dei testimoni. Martirologio ecumenico, Ed. San Paolo 2002, p. 342

[18] Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Città del Vaticano, 2002, n. 205, pp. 169-170.

[19] Suor Lucia, Gli appelli del Messaggio di Fatima, Città del Vaticano, 2001, pp. 175 ss. e pp. 126 e ss.

[20] Sull’importanza dello Scapolare nella devozione popolare ecco la testimonianza di un “venerabile anziano” della mariologia carmelitana, testimone presso la Basilica del Monte Carmelo della devozione di pellegrini di tutto il mondo verso la Vergine Maria del Carmelo: Nilo Geagea,  Scapolare e vita mariana, in” Rivista di vita spirituale” 55 (2001) pp.328-349.