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Suggerimenti per la novena
della solennità della
beata vergine Maria del monte Carmelo
meditando la Parola di Dio
della s. messa del giorno






La bella tradizione di far precedere le feste principali da un periodo prolungato di preparazione spirituale è frutto dell'esperienza millenaria della Chiesa: nessuna celebrazione è abbastanza intensa da esaurire in sè tutti i contenuti di fede che, solitamente, le grandi feste cristiane portano in sè.
Anche la consolidata tradizione del Carmelo propone a tutti i devoti di "santa Maria del monte Carmelo" di avvicinarsi gradualmente alla celebrazione della Madre, Sorella e Patrona  preparandosi a lungo a questa festa che celebra Colei che nella famiglia spirituale del Carmelo è considerata anche la fondatrice e il primo membro!
Naturalmente, ci sono moltissimi modi per condurre questa preparazione, che di solito copre l'arco di nove giorni: una "novena". Fra questi, sembra da privilegiare quello che entra a fondo nei temi spirituali della liturgia quotidiana per lasciarne emergere il mai assente messaggio mariano, senza rinunciare a quell'essenziale strumento di comunione ecclesiale che è proprio la lettura liturgica quotidiana della Parola di Dio. In questo modo, si impara anche a vivere la devozione a Maria come un elemento mai separato dalla vita quotidiana e liturgica della Chiesa, della quale Maria è  figura, "membro sovraeminente" e Madre; si evita così il pericolo, purtroppo sempre in agguato, di coltivare l'amore e la fiducia in Lei come qualcosa di autonomo, quasi svincolato da tutto ciò che riguarda "il resto" della vita cristiana.
In profonda comunione con la Chiesa, perciò, ci incamminiamo verso la solenne festa della vergine Madre venerata sotto il titolo del monte Carmelo. In questo itinerario ci accompagneranno molti fratelli e sorelle, specialmente la beata M. Crocifissa e padre Lorenzo, fondatori delle Suore Carmelitane missionarie di santa Teresa di Gesù bambino.




  -  7 luglio

 -  8 luglio
 -  9 luglio
- 10 luglio
- 11 luglio
- 12 luglio
- 13 luglio
- 14 luglio
- 15 luglio
festa  solenne





1°  giorno, 7 luglio: Volto della tenerezza di Dio
Cantiamo a Maria per iniziare la nostra preghiera 
(A. Cimini, Lei mistero, in: Risposta al mistero, ed. Suore Carmelitane missionarie s. T. G. b.) :
Nell'universo ancora avvolto di silenzio
già traluceva in lontananza il tuo disegno
che prevedeva fedeltà e amore immenso
di te, Creatore, ad ogni piccola creatura,
misericordia e tenerezza senza fine,
accettazione di una grotta e di una tomba.

E l'hai pensata così:
ed il Suo nome .... mistero!
e l'hai creata così:
e la Sua vita .... mistero! 2x

In ogni uomo, dalla nascita alla morte,
traspare sempre in filigrana il tuo disegno:
da quella donna viva, vera e Immacolata,
hai preso carne per la tua risurrezione;
nel nostro tempo, vuoto, falso e deturpato,
arriva ancora il "sì" di quella annunciazione!


Ascoltiamo il vangelo del martedì della 14° settimana del tempo Ordinario  
(Mt 9,32-38) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

Riflettiamo sulla Parola ascoltata, imitando Maria, che "meditava nel suo cuore" ciò che ascoltava e viveva:
Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore.
Gesù si commuove guardando la folla che lo segue. Non si possono leggere queste espressioni senza riflettere profondamente "tanto più che il verbo greco usato qui splanchnizò è riservato nei vangeli al solo Gesù o ai personaggi di alcune parabole che simboleggiano il Cristo o il Padre. Questo verbo risponde all'ebraico raham e indica una compassione così forte che prende le viscere". Anche in altri momenti, il figlio di Dio fatto uomo ha rivelato i sentimenti umanissimi del suo amore. Ha pianto per la morte dell'amico Lazzaro, ha chiamato a sé i bambini per benedirli, si è rivolto angosciato al Padre nel Getsemani.
Questa volta, l'evangelista legge nello sguardo del Maestro la partecipazione al disagio di quella folla abbandonata, "senza pastore". L'immagine molto nota a Israele, fin dall'inizio popolo errante dietro alle greggi, risulta in questo caso molto appropriata. C'è incertezza fra questa gente sottomessa al dominio romano, costretta a pagare tasse esorbitanti, nell'attesa di un Messia che tarda a venire. Eppure le parole del Rabbì di Nazaret affascinano, svelano la verità che induce alla speranza. Allora le folle, incuranti della fame e della sete, lo seguono per giorni interi, ne sono come calamitate. Non importa se non riescono a capire tutto, intuiscono che la sua persona va al di là delle parole e comunica vita. Per questo Gesù continua a insegnare e raccomanda ai suoi di fare lo stesso, ma soprattutto dice di rivolgersi al Padre perché "mandi operai nella messe".
Il Maestro sa che lo smarrimento della folla è determinato dal fatto di non conoscere e di conseguenza non avere un orientamento sicuro. "Più volte il Papa ha denunciato il relativismo come il male del nostro tempo, mentre Gesù proclama che "la verità ci farà liberi". E' necessario un "buon pastore" con il quale molto spesso Gesù si identifica. Un pastore che conosce le sue pecore ad una ad una e "che conduce pian piano le pecore madri e porta gli agnellini sul petto".  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


L'esperienza della vita e l'esperienza della preghiera hanno insegnato a madre M. Crocifissa, fin da quand'era adolescente, che la Madonna è una madre piena di tenerezza, tanto da usare spesso, e sempre con tono speciale, il titolo di "tenera Madre" per indicare la Madonna
: in lei si riflette e si dimostra l'amore tenero di Dio per i suoi poveri.
Così, è lei a farsi portavoce dei desideri di Dio, quando Rosa è  solo una giovanissima Terziaria Carmelitana di Ispica:
Il fervore, la pietà, lo spirito di preghiera s’accrescevano mirabilmente; la mia serafina S. Teresa, molti altri Santi di questo Santo Ordine alimentavano i miei trasporti di pietà, sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: "dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri... "Era un sogno... un'illusione giovanile?! La Grazia operava nell'animo mio: che comunioni ferventi e carismi di Cielo mi riempivano l'animo!  (dai Ricordi)
E' la tenerezza di Maria che accompagna anche i primi passi della realizzazione del progetto divino per il nuovo Istituto religioso.
Madre M. Crocifissa scrive a padre Lorenzo, presentandosi a lui al primo approccio:
Reverendissimo Padre,
La sua venerata del 23 mi giunse oltremodo gradita, mi sembra ancora di sognare… la leggo e la rileggo, ho trovato finalmente il Padre nel nostro S. Ordine che vuole condividere il mio grande ideale?!
Ella, o Rev. Padre, da un anno che scrive e raccomanda a Dio quest’opera santa che deve abbracciare tutto il mondo, ma io sin dall’infanzia, ho sognato questa grande ideale. Ho sofferto ogni sorta di lotte e persecuzioni e molto più dai Superiori Ecclesiastici, perché le mie aspirazioni loro chiamano illusioni e cose che non potranno mai avverarsi. Non mi hanno risparmiato ogni sorta di dure prove per stancarmi assieme alle mie buone Consorelle, ma nella preghiera e nella protezione della Vergine S. del Carmelo ho trovato il segreto di perseverare sinora, e di soffrire ancora il loro abbandono. Ho voluto manifestarLe in breve le mie aspirazioni sempre contrariate, per volerle chiarire la mia condizione  [...]
Se Ella quindi vuole servirsi di questo mezzo spregevole per si ardua impresa, verrò io stessa accompagnata da qualcuna delle Consorelle, le mie condizioni di salute però non sono floride come il passato, frutto delle continue lotte, la mia istruzione e abilità assai limitata, i desideri che sinora mi consumavano, perché sempre contrariata, sono immensi, via del resto se Ella si contenta di me, accetto sin da ora, e abbandonandomi nel Cuore S.S. di Gesù e della mia tenera Madre, rispondo “Ecce ancilla Domini ecc., ecc.” Potrei servire per dare il principio alla grande Opera, aiutata dalla S. V. Rev. e dai buoni Padri che ho sempre sognato, ma che non avuto sinora la fortuna di vedere e conoscere per gustare la grandezza del mio S. Ordine, il resto Ella mi scrive che non ha timore, e ripeto lo stesso anch’io, frutterà il granellino. Iddio si serve delle cose inutili per far risplendere la sua grandezza.  (lettera del  28/06/1924)
Qualche anno più tardi, quando ormai gli antichi desideri andavano realizzandosi sempre più, nascono le prime comunità filiali e la maternità della Madonna accompagna, guida e conforta le figlie e la Madre nelle prime separazioni come nelle prime difficoltà apostoliche:
S. Marinella, 18 febbraio 1927 
Figlia mia carissima,
leggo sempre con piacere le tue letterine e questa volta ti assicuro che hai scritto più corretta, quindi, le mie lezioni anche da lontano ti fanno bene. 
Lo sò, mia figlia che senti tanto bisogno della Madre, ed io sento tutto, tutto, il mio corpo è qui, ma lo spirito, il cuore è sempre attorno alle figlie, che guarda e prega invisibilmente; non vengo sola, con la tenera Madre Celeste, con Colei che rappresenta il nostro Ordine, il nostro novello Istituto. Queste visite tu che mi vuoi tanto bene, dovresti sentirle e così sentiresti tanto sollievo spirituale e avresti più forza e luce per saperti regolare.
Nei momenti in cui tu hai maggior bisogno vengo, volo subito a te, perché la Madre sente i lamenti, i bisogni delle figlie, è allora che ti parlo e ti ispiro intimamente, mentre prego. Le visite materne, divine della nostra  tenera Madre del Carmelo e del suo Fiore candido, Teresina, non ti mancano mai, dovrai piuttosto abituarti tu ad aprire la porta del tuo cuore per riceverle e gustarle: lo spirito di raccoglimento, la presenza di Dio, la Luce Eucaristica dovrà essere il tuo alimento spirituale per saperlo infondere alle figliole che ti circondano, per vivere la vita Celeste pur essendo ancora in questo esilio, in mezzo a tante miserie; così facendo, mia buona e vera figlia, sentirai meno la mia lontananza e trascorrerà più presto il tempo che ancora ci separa.  (lettera a sr M. Maddalena Giunta - testo completo qui)

La tenerezza vigilante del buon Pastore trova un fedele riflesso in sua Madre.
Invochiamolo con il salmo, pregando in compagnia di Maria vergine  (Sal 144/145):
O Dio, mio re, voglio esaltarti
    e benedire il tuo nome in eterno e per sempre.
Ti voglio benedire ogni giorno,
    lodare il tuo nome in eterno e per sempre.
 Grande è il Signore e degno di ogni lode;
    senza fine è la sua grandezza.
Una generazione narra all’altra le tue opere,
    annuncia le tue imprese.
Il glorioso splendore della tua maestà
    e le tue meraviglie voglio meditare.
Parlino della tua terribile potenza:
    anch’io voglio raccontare la tua grandezza.
Diffondano il ricordo della tua bontà immensa,
    acclamino la tua giustizia.
Misericordioso e pietoso è il Signore,
    lento all’ira e grande nell’amore.
Buono è il Signore verso tutti,
    la sua tenerezza si espande su tutte le creature.
Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
    e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
    parlino della tua potenza,
per far conoscere agli uomini le tue imprese
    e la splendida gloria del tuo regno.
Il tuo regno è un regno eterno,
    il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.
Fedele è il Signore in tutte le sue parole
    e buono in tutte le sue opere.
Il Signore sostiene quelli che vacillano
    e rialza chiunque è caduto.
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
    e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
    e sazi il desiderio di ogni vivente.
Giusto è il Signore in tutte le sue vie
    e buono in tutte le sue opere. 
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
    a quanti lo invocano con sincerità.
Appaga il desiderio di quelli che lo temono,
    ascolta il loro grido e li salva.
Il Signore custodisce tutti quelli che lo amano,
    ma distrugge tutti i malvagi.
Canti la mia bocca la lode del Signore
    e benedica ogni vivente il suo santo nome,
    in eterno e per sempre.

Preghiamo:
Ti ringraziamo, Padre santo, perchè ci hai donato come Madre e Padrona Maria vergine:
donna illibata per l'integrità della fede,
madre feconda per opera dello Spirito e teneramente sollecita del bene di tutti i suoi figli,
regina adorna dei gioielli delle virtù, rivestita di sole, coronata di stelle, splendente della gloria del suo Signore,
al quale conduce con delicata fortezza tutti coloro che sono dispersi e smarriti.
Con lei e per lei ti lodiamo per l'amore che sempre ci dimostri, per Cristo, nostro Signore.





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2°  giorno, 8 luglio: Accogliere Dio come Lei
Cantiamo a Maria per introdurci nella preghiera
:
Meraviglie ha fatto in te, Maria,
il Signore della vita,
la speranza nasce dal tuo sì
che ti rende donna nuova.
Ogni dono un frutto porterà
il Suo amore in te la vita
che gratuitamente ridarà
la salvezza ad ogni uomo.

Ti sorprende Dio
e la Sua Parola abita in te
si rivela Dio ed il Suo amore
si genera in te.
Ed il tempo nuovo della gioia
comincia da te, vergine Maria,
vergine del sì.

Ti accompagna Dio
per i Suoi Sentieri, ti fidi di Lui,
ti dà tutto Dio e non ti abbandona,
cammina con Lui,
ed il canto nuovo della festa
comincia da te, vergine Maria,
vergine del sì.

E ti affida Dio
tutti i figli Suoi, sei madre per noi,
ti ha chiamata Dio tra la gente sua,
sei Chiesa per noi.
E la Storia nuova della grazia
comincia da te, vergine Maria,
vergine del sì.


Ascoltiamo il vangelo del mercoledì della 14° settimana del tempo Ordinario  
(Mt 10,1-7) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, chiamati a sé i suoi dodici discepoli, Gesù diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello; Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo; Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: «Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani; rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele. Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino».

Riflettiamo sul Vangelo che abbiamo ora ascoltato: è la Parola che oggi è per noi:
Gesù li inviò dopo averli istruiti: "... strada facendo, - disse - predicate che il regno dei cieli è vicino".
Inviando i Dodici "alle pecore perdute della casa d'Israele", Gesù affida loro un messaggio: "Il regno dei cieli è vicino".
Il regno è Gesù stesso, "semplicemente la sua persona" (Schniewind), che rende presente nel tempo e già in fase di realizzazione la sovranità di Dio.
Decidersi per il regno non è volontarismo rigoroso ma gioia traboccante di fronte all'infinita bellezza del dono ricevuto. Dio ci viene incontro come un bambino e noi lo accogliamo con cuore puro, sottraendoci alla tentazione del calcolo e agli arzigogoli dell'ego. E' Lui che prende l'iniziativa e spazza via malattie e infermità che impediscono di seguirlo. Cosicché ogni schiavitù redenta diventa pure il santuario della Sua misericordia e nostra guarigione interiore piena e totale: segno chiaro della Sua potenza in atto nella nostra vita.
Dove arriva il regno di Dio c'è una semina di consolazione e di speranza che richiede dall'humus che l'accoglie, cioè il cuore, pazienza e fiducia: "che tu dorma o vegli, di notte o di giorno, - ci assicura Gesù -  il seme germoglia e cresce".
Potessimo esserne vitalmente convinti fino a sfidare con audacia la fragilità della nostra piccola storia dando credito a Dio senza riserve! Certo, Dio è gratuità tenerissima e grazia dirompente, ma è impegno nostro essere terra accogliente, terra buona affinché la libera condiscendenza di Dio intercetti la nostra umile docilità. E' insomma quel "sì" a quel "chiamati a sé" di cui parla il vangelo odierno.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


E' stata certamente la Madre la terra più accogliente, l'essere umano più aperto e disponibile a lasciarsi riempire e trasformare da Dio presente in Gesù.
Da lei il Carmelo ha imparato, prendendo spunto dal profeta Elia che "vive alla presenza di Dio"  (cfr 1Re17,1; 18,15; cfr 1Re 19,11) , a coltivare non soltanto la preghiera continua, ma un vero e proprio atteggiamento costante di preghiera adorante verso Colui che abita i nostri cuori  (cfr 1Cor 3,16) .
E' padre Lorenzo che ci spiega:
In conversazione con un professore di Seminario, domandai quale fosse, secondo lui, la più importante pratica di pietà, da insegnare ai seminaristi. Questi sostò alquanto e poi rispose: “Non ho altro che parafrasare le parole del Cardinal Newman: gli si faccia ricordare la presenza di Dio, costantemente inculcando questo esercizio ed il seminarista non potrà non arrivare alla santità richiesta dallo stato clericale.”
La Parola dell’Eminentissimo Presule, o  buone Suore, è proprio adatta alla vostra vita: se si vuole essere fedeli alla professione che vi obbliga ad arrivare alla santità, è uopo impegnarvi costantemente a vivere alla presenza di Dio, ricordandovi che egli è sempre con voi e sopra e sotto e intorno a voi.
Non può considerarsi sufficiente, il consacrare solamente la minima parte del giorno al Signore, mediante la preghiera in comune e poi dimenticarlo nel resto della giornata.  [...]
Non vi è santo sugli altari che non abbia  insegnato di vivere costantemente alla presenza di Dio.
E anche noi dunque possiamo camminare con Dio. Però bisogna prima conoscere in che modo Iddio sia presente nel nostro essere, per poter corrispondere alla sua presenza, fino a che, vivere con Dio diventi facile, abituale e quasi naturale come il respiro.
Miglior via non vi è per addestrarsi in questa pratica, quanto fissare gli occhi al modello di ogni suora, all’Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, la Donna “vestita di sole, la luna sotto ai suoi piedi, e sulla testa una corona di dodici stelle” Maria Immacolata, lei che irradia di splendore divino, a cui nella pratica della presenza di Dio nessuno può avere eguale. Essa era conscia della Sua presenza ogni momento della Sua vita razionale.
Riflettendo sulla vita di Maria, troviamo che Iddio Le era presente in triplice modo: presente per la sua immensità, come lo è in tutte le creature primieramente; presente con la sua grazia, dimorando in lei come ospite  divino, dal momento della Sua Immacolata Concezione, ed in fine Egli le era presente come Dio-Incarnato, perché la Parola, il Verbo, diventò Carne in Maria.
Santità implica intimità con Dio, ciò non si può ottenere se non con uno sforzo costante di risveglio della Sua Divina Presenza.
Anche assillate dalle molteplici incombenze giornaliere, Iddio non deve trovarsi totalmente assente alla vostra mente, ma deve cercarsi nell’intimo della vostra intelligenza e nel recesso profondo del vostro cuore. Se vi date un momento di pace nell’anima, che i vostri pensieri volino immediatamente a lui.  [...]
Presenza di Grazia
Stupendo mistero è la presenza divina d’Immensità, [...]  ma più misteriosa ancora e ispiratrice di Santo timore è la Presenza Divina nell’uomo per una via speciale che è quella della Sua santa Grazia.
Meditiamo ora più a fondo questo secondo aspetto della Divina Presenza.
La Santissima Trinità, Padre Figliolo e Spirito Santo, abitano in noi come in tabernacoli viventi. Così Iddio vuol vivere con chi è in stato di grazia e che Lo ama. Cristo stesso ci dice: “Se qualcuno mi ama, accetterà  la mia parola e il mio Padre lo amerà e noi entreremo in Lui e ne faremo la nostra abitazione.” (Io 14,23)
S. Paolo , presso a poco esprime lo stesso pensiero nella prima lettera ai Corinti: “Non sapete forse, che le vostre membra sono il Tempio dello Spirito Santo, che è in voi, che lo avete ricevuto da Dio, e che voi non siete più di voi. Perché voi siete stati comprati ad alto prezzo, glorificate e portate Iddio nel vostro corpo.” (1Cor 6,19-20)
Se Iddio prende la sua abitazione nelle nostre anime, così povere di valore, quanto più internamente sarà in Maria, la Madre Sua  Immacolata? “Ave, piena di grazia!” Così il saluto dell’Angelo: “Iddio è con Te.” Quante volte Maria avrà pesato queste parole, rivolgendosi istintivamente verso l’Ospite Divino, che era in Lei, per adorarlo in silenzio?
Maria in adorazione! Ecco il modello per una Carmelitana Contemplativa, la cui vocazione è piuttosto contemplare che fare. Però Maria è anche l’esemplare di ogni Suora-Apostolica, anima pur sempre a lei consacrata e chiamata anche lei all’intimità con Dio, a lodare la Divina Presenza in lei stessa. Nella nostra vita giornaliera, imitiamo la Vergine in adorazione. Noi possiamo pensare a Dio, alzandoci al mattino, andando e ritornando dalla scuola, mentre attendiamo alla cucina, al cucito, scrivendo a macchina, avendo cura e confortando i malati. Non importa il lavoro che si fa, basta un attimo per dire: “Mio Dio in me, Ti adoro”.
Ogni qualvolta suona il campanello o l’orologio a pendola, pensiamo a Dio in noi presente. Vivendo nella sua presenza, tutto il nostro sistema di vita, cambierà: preludio di vita eterna!  (da: Presenza di Dio - testo completo qui)


Mai siamo soli! Dio che ci ama è sempre con noi, in noi.
Maria, donna vigilante e attenta, è stata la terra fertile che ha continuamente accolto Dio in Gesù.
Con lei e a lei, preghiamo il salmo  (66/67) :
Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
  su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
  la tua salvezza fra tutte le genti.
Ti lodino i popoli, o Dio,
  ti lodino i popoli tutti.
Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
  perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
  governi le nazioni sulla terra.
Ti lodino i popoli, o Dio,
  ti lodino i popoli tutti.
La terra ha dato il suo frutto.
  Ci benedica Dio, il nostro Dio,
ci benedica Dio e lo temano
  tutti i confini della terra.

Preghiamo:
Ti rendiamo grazie, Padre, che, con l'azione misteriosa dello Spirito
ti prepari nel cuore dei fedeli una dimora, che purifichi, illumini e consacri con la tua divina presenza.
Di questo tempio della tua gloria, per l'obbedienza della fede,
la Vergine Maria è divenuta l'attuazione esemplare nel mistero dell'incarnazione.
È lei la casa d'oro adornata dei doni dello Spirito, l'aula regale illuminata dal Sole di giustizia,
la città santa allietata da fiumi di grazia,
l'arca dell'alleanza che porta l'autore della nuova legge, Gesù Salvatore del mondo.
Per sua intercessione, ti imploriamo di concederci di vivere continuamente attente alla tua Presenza adorabile!
Per Cristo, nostro Signore...




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3°  giorno, 9 luglio: Maria si è data totalmente e gratuitamente a Dio
Cantiamo a Maria per lodarla e iniziare la preghiera
 (Ancilla Domini) :
Tu, Maria che sai di quest’arte,
insegnala a noi ogni istante.
Perché solo sul vuoto, sul nulla di noi,
tu possa risplendere ancella d’amor.

Ancilla Domini, ancella d’amor.
Ancilla Domini d’amore.
Tu hai saputo esister solo amor,
eri null’altro che ancella d’amor.


Vivere dentro ancorati a Dio,
tutti parola vissuta.
Se la pienezza di te regnerà
un nuovo frutto d’amore.

Ascoltiamo il vangelo del mercoledì della 14° settimana del tempo Ordinario  
(Mt 10,7-15) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino. Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni.
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento né denaro nelle vostre cinture, né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, domandate chi là sia degno e rimanetevi finché non sarete partiti.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto. Se quella casa ne è degna, la vostra pace scenda su di essa; ma se non ne è degna, la vostra pace ritorni a voi. Se qualcuno poi non vi accoglie e non dà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dei vostri piedi. In verità io vi dico: nel giorno del giudizio la terra di Sòdoma e Gomorra sarà trattata meno duramente di quella città».

Oggi questa parola di Gesù è per noi e, per viverla meglio, vogliamo approfondirne i contenuti:
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non procuratevi oro né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone.
"Vocazione" e "missione" degli Apostoli sono narrate di seguito. Esse stanno sempre insieme. La vocazione ad essere "figli" si realizza infatti nella missione verso i fratelli. "Prendere" e "dare" gratis... la propria vita è fondamentale  – dice Gesù –  per ottenere in dono la vittoria sul possesso. Dunque, il discepolo sappia rinunciare all'accumulo del denaro, alle due tuniche, ai sandali o a qualsiasi altra sicurezza umana perché "il Padre sa di che cosa abbiamo bisogno"  (cf Mt 6,32) . E' lo scandalo-vittoria di chi si rimette totalmente a Dio e fa il bene senza alcun interesse. Dio è Amore e dona a quanti aprono la mano e chiedono. E' dono assoluto, senza riserva o considerazioni di merito: Gesù, poi, nostro insostituibile referente,"non tenne gelosamente nulla per sé, si spogliò di tutto" rivestendoci, infine, con la sua stessa nudità. Vivere di questo dono è la radice della nostra capacità di donare a chiunque perché vero prezzo della vita è sempre e solo la gratuità.
Appare di un'evidenza folgorante che impostare la vita nella ricerca prioritaria del Regno di Dio e della sua giustizia, porta alla pace e alla salvezza; mentre lasciarsi afferrare da qualsiasi sete di possesso e affanno è perdizione.
Ma che cosa implica questa ricerca costante, esistenziale, sotto lo sguardo di un Padre che ci conosce nell'intimo dentro tutta la nostra storia ed è pronto a darci le energie dello Spirito e la pace di Gesù in aiuto? Certamente una categorica rinuncia a qualsiasi forma di "egoismo" che pone te stesso al centro di tutto: tu sei il sole e gli altri ti devono ruotare intorno. Mentre l'amore situa l'«altro» al centro. Si tratta di entrare nel circuito di quello splendido decentramento che irradia sempre luce e calore: se amo, il mio bene è fuori di me e mi realizzo unendomi a lui nel servizio. Così il cristiano supera la menzogna del proprio «ego» e diventa come Dio, assoluta gratuità e dono d'amore.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)

 
Rinunciare a ogni forma di egoismo ed egocentrismo, fondarsi esclusivamente su Dio, centrandosi su Gesù ...
Il centro assoluto della vita di Maria di Nazaret è stato il figlio: Figlio di Dio e figlio suo. E Lei era tutta sua, tutta per Lui, assorbita dalla sua Persona, attenta alla sua Parola, partecipe delle sue ansie e dei suoi desideri, disponibile totalmente e gratuitamente a "fare quello che Lui vi dirà".
Questo atteggiamento interiore di Maria è stato sintetizzato e raccolto nel valore della sua verginità che, nella spiritualità del Carmelo, si è strettamente collegata a quello della "purità di cuore", cioè della disposizione interiore costante a legarsi a Dio soltanto, lasciando perdere tutto il resto, anche ciò che moralmente non sarebbe negativo: "Dio solo basta", avrebbe poi detto santa Teresa di Gesù.
A questo proposito, gli autori della tradizione carmelitana hanno scritto pagine di grande interesse, leggendo nell'esperienza della vergine Madre proprio sotto quest'ottica che supera la dimensione solo fisica della verginità per valorizzarne la dimensione potentemente spirituale, di cui proprio Maria è  il primo esemplare e il modello. La beata M. Crocifissa e padre Lorenzo non si discostano da questa tradizione e ne hanno scritto più volte alle figlie Missionarie Carmelitane, facendo riferimento anche, come vedremo, al magistero papale dell'epoca:
Oggi si è svegliato Maggio che stava sonnecchiando sotto le pesanti coltri di nere paurose nuvole, ed il sole del mattino fino a sera ha brillato di vera luce e calore.
Dia anche a noi il calore divino il Sole di Vita che è Gesù, per mezzo della vergine Madre.
La Madre Vergine è sorgente di verginità, il Figlio!
E sulla Verginità ha parlato il Santo Padre, non è vero che l’augusto sacramento del matrimonio sia superiore alla verginità cristiana. Questo supera il sacramento come da cielo e terra. La verginità santa cristiana cioè il sacrificio di sé stessa per non dare il suo amore se non a Cristo è un superamento della grazia sulla natura che pure risuscitata dal battessimo, è stata intaccata dal peccato di origine soffre di uno sconvolgimento della fantasia e dei suoi sensi, che solo dall’amore ardente allo Sposo Divino può essere domata schiantata, ed anche sradicata, quando vive in noi veramente, pienamente il Cristo.
La vocazione alla verginità è un segno d’infinita predilezione divina, Gesù chiama le sue predilette a una festa nuziale: le vuole belle della bellezza angelica, le vuole ricche e pienamente abbigliate di tutte le virtù: gli occhi limpidi, vuole che siano raggi di luce di divina purezza, che la mente sia specchio dell’immacolatezza della Vergine, Madre singolarissima di tutte le vergini.
Che la cara celeste nostra Madre raccolga sotto il suo manto azzurro di cielo tutte voi, le verginelle di Cristo e vi porti un giorno al divino amplesso dell’Agnello senza macchia, nel coro dei nivei cantori dell’Amore purissimo.
È il nostro augurio, è la nostra speranza e a tutte voi singolarmente la nostra Benedizione in Gesù, Figlio della Vergine MARIA.
I vostri Superiori                              S. Marinella, 25 Maggio 1954  (circolare "Maggio Mariano" - testo completo qui)

Preghiamo il salmo dei "puri di cuore", riflettendo su Maria, donna pura di cuore e, perciò, degna di abitare per sempre nella Sua casa  (Sl 24/23) :
Del Signore è la terra e quanto contiene:
  il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
  e sui fiumi l’ha stabilito.
Chi potrà salire il monte del Signore?
  Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
  chi non si rivolge agli idoli,
  chi non giura con inganno.
Egli otterrà benedizione dal Signore,
  giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
  che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.
Alzate, o porte, la vostra fronte,
  alzatevi, soglie antiche,
  ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
  Il Signore forte e valoroso,
  il Signore valoroso in battaglia.
Alzate, o porte, la vostra fronte,
  alzatevi, soglie antiche,
  ed entri il re della gloria.
Chi è mai questo re della gloria?
  Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Preghiamo a lode di Maria e di Colui che l'ha fatta grande:
Rallegrati, o Maria, Dimora dello Spirito Santo.
Il tuo cuore puro e semplice, simile ai poveri e ai miti della terra, ha trovato grazia presso Dio.
Egli ha scelto te come Sua dimora, egli, Parola eterna fatta carne, è venuto ad abitare in te.
E tu l’hai accolto come una terra buona, vergine e feconda;
l’hai generato per noi e per il mondo, o Maria, Dimora dello Spirito Santo.    (dai fratelli della comunità Carmelitana di Pozzo di Gotto)





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4°  giorno, 10 luglio: Stella nella tempesta è Maria
Cantiamo a Maria, maestra di vita, per iniziare la nostra preghiera
 (Maria, vergine del Carmelo - Flos Carmeli, adattamento di L.M. Zappatore) :
O Maria, Vergine del Carmelo
nostra sorella e madre,
Guidaci tu alla santa Montagna:
Gesù Cristo, tuo figlio.

Fior del Carmelo, o vite in fiore
luce del cielo, Vergine e Madre.

O Madre mite, sempre illibata,
ai tuoi devoti da protezione.

Stella del mare: brilli col tuo raggio,
guida sicura della mia vita.

Ascoltiamo il vangelo del venerdì della 14° settimana del tempo Ordinario  
(Mt 10,16-23) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, disse Gesù ai suoi apostoli:
«Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Il fratello farà morire il fratello e il padre il figlio, e i figli si alzeranno ad accusare i genitori e li uccideranno. Sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato.
Quando sarete perseguitati in una città, fuggite in un’altra; in verità io vi dico: non avrete finito di percorrere le città d’Israele, prima che venga il Figlio dell’uomo».

Le parole di Gesù guidano la nostra vita, aiutandoci a trovare la via della pace.
E' quella pace che il Risorto dona e che "nessuno potrà toglierci", perchè non dipende direttamente dagli eventi esterni.
Maria ne è maestra e regina!
Approfondiamo:
... non preoccupatevi di come o di che cosa dovrete dire, perché vi sarà suggerito in quel momento ciò che dovrete dire: non siete infatti voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi.
Gesù non risparmia ai suoi la descrizione dei tempi difficili: quelli in cui, non sopportando la forza e lo splendore del vangelo, molti scateneranno persecuzioni contro i seguaci di Gesù.
Eppure, anche allora, e in qualsiasi momento della vita, il credente può ricorrere a una segreta fonte di energia e di pace; può venir confermato nella propria fede e trovare le parole vere da dire al momento giusto a chi fa guerra al suo credere. Si tratta di un segreto che è a portata di mano anche per noi: ricorrere allo Spirito Santo che vive nel nostro cuore sempre.
"Non siamo sotto il dominio della carne  (cioè dell'istintività egoistica)  ma dello Spirito di Dio", dice S. Paolo. Si tratta dunque di vivere sotto la sua guida, facendo le scelte suggerite da Lui. Se lo contattiamo interiormente, se restiamo docili alla sua azione, diventiamo capaci di azioni e parole giuste al momento giusto: azioni e parole da cristiani convinti, gioiosi e veri fino in fondo.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


Abbiamo contemplato Maria nella sua completa libertà di cuore: è la virtù che la rende totalmente disponibile e docile a quanto Dio, man mano, le chiede. E' la verginità del cuore che prepara, accompagna e segue quella del suo corpo materno. E' quella "purità di cuore" che si richiama nel mantello bianco che avvolge Lei e tutti i suoi fratelli e sorelle consacrati nel Carmelo e che è frutto di una scelta chiara, meditata e fedelmente coltivata: appartenere soltanto a Dio, dipendere soltanto da Lui, avere come punto di riferimento solo il suo Vangelo, scartando tutto il resto.
Maria ha vissuto così. I Carmelitani e le Carmelitane, in qualunque stato di vita si trovino, scelgono giorno per giorno di vivere così, mettendosi alla scuola di lei e conquistando, in questo modo, quella pace del cuore che rimane tale anche quando gli eventi che ci coinvolgono sono tempestosi e amari.
Questa è l'esperienza di madre M. Crocifissa, trasfusa qui in una sapienza di carità "feriale" frutto di grande ascesi personale che ce ne lascia capire la profondità:
Carissima,
Abbi una grande bontà materna per tutte, ma in modo speciale per quelle che sono più deboli e cadono spesso. Porgi la tua mano di Madre per sostenerle e far comprendere che è solo per amore se la rialzi, per evitare dolori al Cuore dello Sposo al quale ha giurato fedeltà. Non fare mai una riprensione prima di aver pregato, di aver attinto la luce, l’amore nella Sorgente e, se malgrado tutte le precauzioni di preghiera e di carità non otterrai nulla pel momento, sarà dopo, passato il momento della tentazione. Per questo farai preghiere speciali e piccoli sacrifici.
Procura di usare sempre un sorriso di pace per tutte, specialmente per quelle che ti esercitano nella pazienza… Non meravigliarti delle miserie, delle debolezze delle tue consorelle, né devi guardarle con risentimento, ma anzi, devi dimostrare proprio a quelle che cadono la tua carità, così ispirerai fiducia e darai a tutte le pace, la tranquillità tanto necessaria per mantenere la carità.
Procura sempre di avere in te tanto immenso bene per comunicarlo alle tue consorelle, amale, sono i tesori del Cuore di Gesù che affida a te per custodirle e renderle più belle e più ricche. I difetti non dovranno mai diminuire la carità, Gesù ama tanto le anime con i loro difetti, purchè siano umili.  [...]
Sii madre e sorella delle figliole che ti abbiamo affidato, amale e sappile sempre compatire con amore, usa loro tutte le premure delicate, specialmente nello spirito.
Le preoccupazioni indicibili per la mancanza di spirito religioso in alcune comunità  – non sapersi compatire per sciocchezze –  aumentano le mie amarezze senza poter rimediare umanamente. Depongo tutto nel Cuore di Gesù, nella Piaga sempre aperta per i poveri. Lui solo può comprendermi e aiutarmi, anche tu farai ugualmente, così avrai pace e conforto che nessuna creatura potrà mai darti. Chi sta a capo deve essere doppiamente provvista di luce di Spirito Santo, di vera ardente carità, per infonderla alle sorelle nella preghiera, coll’esempio e con le parole attinte nel Cuore di Gesù Ostia.
L’unico rimedio per far rivivere le suore è infondere la vita spirituale che si illanguidisce spesso.
Coraggio, le figlie del Carmelo sono munite di una forza divina: l’unione con Dio che da luce, amore e forza. Una buona parola comunica la pace, così anche te, da madre, sappi ispirare la carità, l’amore, questo è il segreto della fraterna carità: smorzare le occasioni che rompono i legami dell’amore fraterno. Pratica tutto ciò che vuoi dalle tue consorelle e vedrai che la vostra comunità è un vero cielo perché in ciascuna regnerà la pace e la carità, ma sempre tu la prima e le altre ti seguiranno spontaneamente.   tua Madre  (lettera a una Superiora locale, anni 1940 - senza data - testo completo qui)


Innalziamo al Signore con Maria la nostra preghiera per la pace vera  (Sal 84/85) :
Signore, sei stato buono con la tua terra,
    hai ricondotto i deportati di Giacobbe.
Hai perdonato l'iniquità del tuo popolo,
    hai cancellato tutti i suoi peccati.
Hai deposto tutto il tuo sdegno
    e messo fine alla tua grande ira.
Rialzaci, Dio nostra salvezza,
    e placa il tuo sdegno verso di noi.
Forse per sempre sarai adirato con noi,
    di età in età estenderai il tuo sdegno?
Non tornerai tu forse a darci vita,
    perché in te gioisca il tuo popolo?
Mostraci, Signore, la tua misericordia
    e donaci la tua salvezza.
Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
    egli annunzia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli,
    per chi ritorna a lui con tutto il cuore.
La sua salvezza è vicina a chi lo teme
    e la sua gloria abiterà la nostra terra.
Misericordia e verità s'incontreranno,
    giustizia e pace si baceranno.
La verità germoglierà dalla terra
    e la giustizia si affaccerà dal cielo.
Quando il Signore elargirà il suo bene,
    la nostra terra darà il suo frutto.
Davanti a lui camminerà la giustizia
    e sulla via dei suoi passi la salvezza.


Con gioia ci rivolgiamo a Maria, donna pacificata da Dio e portatrice della pace di Cristo:
Rallegrati, o Maria, Messaggera di Pace.
La voce del tuo saluto, eco profonda del Signore Risorto,
ci riempie di gioia, come un tempo l’anziana Elisabetta.
Sì, nel tuo canto profetico contempliamo le meraviglie della nostra Pasqua:
la dispersione di ogni seme di violenza e di morte,
la liberazione da ogni forma di idolatria,
la rinascita dell’uomo nuovo.
Per questo oggi esultiamo con te in Dio salvatore,
o Maria, Messaggera di Pace.   (dai fratelli della comunità Carmelitana di Pozzo di Gotto)







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5°  giorno, 11 luglio: Maria, tralcio della santa vite
                                        festa di san Benedetto abate
Cantiamo a Maria, maestra di vita, per iniziare la nostra preghiera
:
Salve, o Fiore del Carmelo,
salve, o Vite rigogliosa,
lo splendore sei del cielo,
Vergin madre, unica Rosa.

Mamma dolce, tutta bella,
giuda i figli, Astro del mar;
// allontana ogni procella
col tuo santo scapolar. // 2x

L'abitino benedetto,
nel furor della contesa,
sia perenne scudo al petto,
mio presidio e mia difesa.

I devoti del Carmelo
dal tuo cuore prediletti
cantin gloria a te nel cielo
nella rosa degli eletti.

Ascoltiamo il vangelo della festa odierna  
(Gv 15,1-8) :
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.
Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli”.


Gesù ci ricorda una realtà fondamentale: non possiamo prescindere da Lui, altrimenti viviamo nell'illusione:
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto.
Questa parola è il cuore di una vera vita cristiana.
Il Patrono d'Europa, S. Benedetto, l'ha vissuta a fondo, proponendola anche ai suoi seguaci. Così ha ottenuto che la schiera dei suoi monaci diventasse un esercito di "pacifici", capaci di evangelizzare e civilizzare l'Europa.
Ciò che va sottolineato della parola di Gesù è la correlazione del "rimanere" e il "portare frutto". Si tratta di una correlazione vitale anche per me oggi.
"Rimanere" significa curare quella dimensione contemplativa che opera unificazione e pace in me. Non è un "rimanere" qualunque e comunque. È un "rimanere in Gesù", un apprendere a dimorare alla sua Presenza, dato che S. Paolo dice chiaramente: "Per la fede Cristo abita nei vostri cuori".
Attenzione anche a quel "portare frutto" che è la dimensione attiva, testimoniante il vangelo e apostolica del mio vivere. La colgo in profondità dentro la precisazione di Gesù: "Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi". Sì, il fruttificare viene da questo mio mettere radici nella Parola di Gesù, ogni giorno, direi ogni ora. Nel senso che tutto nella giornata: in quello che penso, decido, parlo e opero, io ho da lasciarmi vivificare e plasmare dalla Parola, soprattutto da quella che ho meditato e pregato al mattino.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


Intrecciare armonicamente il "rimanere" della contemplazione con il "portare frutto" della testimonianza e dell'apostolato.
Chi l'ha fatto meglio di Maria? Lei è l'arca santa che porta in sè e adora continuamente il Figlio di Dio, proprio mentre "in fretta" si reca da Elisabetta e le resta accanto.
Avere Maria come modello di vita e maestra di preghiera vuol dire anche imparare a vivere la preghiera non come causa di estraneazione dal mondo, dai fratelli e dalla storia. Al contrario, porta a pregare continuamente tenendo il cuore attento a Dio e alla sua voce anche mentre si è impegnati nelle attività quotidiane: il mondo diventa un altare sul quale offrirsi a Dio e cantare la sua gloria; proprio per questo, poi, si riesce a entrare nella preghiera con quel "carico di mondo nel cuore" che fa di questo nostro cuore un prezioso calice nel quale l'offerta e l'intercessione si innalzano assieme al Cristo eucaristico verso il trono del Padre, inondando il mondo di grazia.
Si impara, così, un modo nuovo di vedere la storia personale e collettiva:
Nel giorno grande, solenne per tutto il mondo cattolico, giorno di luce e di gioia Gesù si fece vedere nell'Ostia mentre mi Comunicavo, in una nube di splendore, con Veste candida dicendomi: “moltissime anime non partecipano alla mia resurrezione e restano nelle tenebre, senza fede e senza speranza, abusano della grazia ed hanno perduto il gusto delle gioie pure e vere, la tua immolazione per queste anime mi è gradita, soffrirai per loro.” Nello stesso istante, non vidi più la dolce e splendida luce, l'animo restò immerso nelle tenebre più fitte, una grande indifferenza, freddezza, tedio, e mille pene s'impadronirono di me, e ciò non per un giorno o qualche settimana, ma per tutto il tempo che la Bontà divina ha così disposto per la mia vera conversione e dei miei cari fratelli peccatori. Vorrei esprimere quello che provo ma non mi è possibile, conviene aver provato la luce divina, per capire la via tenebrosa, l'oscurità.
Poveri peccatori, in quale stato penoso è la loro anima e seguitano a vivere con sì pericolosa indifferenza, accresce in me il bisogno di rinnovare la mia Offerta povera... ma, unita alla Vittima Divina, ottiene il perdono pei fratelli traviati, godo un'intima pace tranquilla in queste sofferenze di espiazione per me, e per la mia grande famiglia, tutto il mondo, i fratelli peccatori, tutti coloro che non conoscono e non amano il loro Creatore e Padre amorosissimo!
Durante questo periodo, priva di celesti consolazioni, il solo pensiero di patire per i miei fratelli mi riempiva l'animo di gioia al solo pensiero di riparare colle mie sofferenze una sola colpa commessa dai poveri peccatori e consolare il Cuore Divino di Gesù nell’Eucaristia. La mia tenerezza cresce sempre, diviene più pura, più divina e di questa tenerezza amo le figliuole che la Provvidenza mi ha affidato amo, il mondo intero, amo la natura con tutte le bellezze, amo Colui che rappresenta lo Sposo Divino al quale mi ha affidato per guidarmi al Cielo, amo sempre con nuovo e crescente amore:  "penetro nelle profondità misteriose della carità",  è una frase della mia Santina.    (b. M. Crocifissa, Diario spirituale, 4 apr. 1927 - testo completo qui)


Preghiamo uno dei salmi che rileggono la storia d'Israele per trarne occasione di lode a Dio e di consolazione  (Sl 114/113A) :
Quando Israele uscì dall’Egitto,
  la casa di Giacobbe da un popolo barbaro,
Giuda divenne il suo santuario,
  Israele il suo dominio.
Il mare vide e si ritrasse,
  il Giordano si volse indietro,
le montagne saltellarono come arieti,
 le colline come agnelli di un gregge.
Che hai tu, mare, per fuggire,
 e tu, Giordano, per volgerti indietro?
Perché voi, montagne, saltellate come arieti
 e voi, colline, come agnelli di un gregge?
Trema, o terra, davanti al Signore,
 davanti al Dio di Giacobbe,
che muta la rupe in un lago,
 la roccia in sorgenti d’acqua.

Con il venerabile carmelitano Marco della Natività  (1617-1696) ,
lodiamo Maria ripercorrend con gioia la sua storia:
Ave Maria, Figlia di Dio Padre.
Ave Maria, Madre del Figlio di Dio.
Ave Maria, Sposa dello Spirito Santo.
Ave Maria, tempio di tutta la Divinità.
Ave Maria, candido giglio della fulgida e sempre serena Trinità.
Ave Maria, rosa risplendente di celeste armonia.
Ave Maria, Vergine delle Vergini, Vergine fedele
dalla quale ha voluto nascere ed essere allattato il Re dei cieli.
Ave Maria, Regina dei martiri, la cui anima trafisse la spada del dolore.
Ave Maria, Signora del mondo, a cui è data ogni potestà in cielo e in terra.
Ave Maria, Signora del mio cuore,
Madre di vita, dolcezza e speranza mia carissima.
Ave Maria, Madre amabile.
Ave Maria, Madre ammirabile.
Piena di grazia, il Signore è con te.
Benedetta tu fra le donne.
E benedetto il frutto del tuo ventre, Gesù.
E benedetto il tuo sposo Giuseppe.
E benedetto il tuo padre Gioacchino.
E benedetta la tua madre Anna.
E benedetto il figlio tuo Giovanni.
E benedetto l'angelo tuo Gabriele.
E benedetto il Padre eterno che ti ha eletta.
E benedetto il Figlio che ti ha amata.
E benedetto lo Spirito Santo che ti ha sposato.
E benedetti in eterno quanti ti benedicono e ti amano.







 ^ t o p processione a mare SMarinella





6°  giorno, 12 luglio: Maria e il bisogno di Dio
                                        domenica del tempo Ordinario
Cantando a Maria, donna assetata di Dio, ci introduciamo nella preghiera
 (Piccola donna di Nazaret, G. Cento) :
Piccola donna di Nazaret,
parlami un po' di Gesù,
dimmi la vita, la gioia che lui
ha preso dentro di te.
Era un mattino di sole e di amore,
ti alzavi e il cielo guardavi
sentivi forte la voce, una luce,
parola del Signore.

Ave Maria! Ave Maria! Ave Maria!   (2v.)

Sono una figlia del popolo,
mi hai scelta tu, Signore:
ti dono tutta la mia povertà,
tu fanne quello che vuoi.
In quel momento il Signore entrò
nella sua casa e tra noi,
fece una tenda, nel mondo abitò:
era il Dio-con-noi.

Nelle più piccole cose tu
incontri il tuo Signor,
e gridi forte la felicità
che senti dentro la vita.
In ogni istante tu vivi per lui,
che ti riempie di sé,
tu sei beata e credi al Signore
con gran semplicità.

Su strade, ovunque ti porterà,
sarai fedele tu,
e nel dolore dirai il tuo "sì",
ora appartieni a lui.
Oggi tu vivi, tu canti in noi,
sei una madre per noi:
in ogni casa ritorna e con te
rinascerà Gesù.

Ascoltiamo il vangelo di questa domenica, Pasqua settimanale  
(Mc 6,7-13) :
+ Dal Vangelo secondo Marco
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.


Il vangelo è sempre un richiamo forte a una vita davvero nuova.
Oggi la sollecitazione alla conversione è davvero energica:
Ordinò loro che, oltre il bastone, non prendessero nulla per il viaggio:
né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche.

Quest'ordine di Gesù è un mandare i suoi discepoli allo sbaraglio della povertà, su strade dove l'annuncio del vangelo si sposa alla testimonianza di vita tutta librata nell'essenzialità.
E proprio questo oggi diventa un grido da accogliere con l'orecchio del cuore. La nostra società infatti è opulenta, soffocata da troppi bisogni che non sono quelli essenziali ma vengono piuttosto "fabbricati" dalla gran macchina di una economia dissennata. "Produrre sempre di più per avere sempre di più": questo è ciò che muove le strategie economiche. E chi più ha, mai si accontenta; e chi non ha, finisca pure con l'avere sempre di meno, e poi scompaia. Tanto questa è la legge del più forte  (la legge della giungla) ! Ma perché proprio nel mondo di quelli che hanno di più sono in aumento le depressioni e i suicidi? E perché tutto il pianeta è come "corroso" da eccedenze di consumo e relative scorie e rifiuti? Perché? Ecco, è qui che s'innesca, perentoria e luminosa, la Parola di oggi: La vita del cristiano è un andare con l'appoggio del bastone che è la forza consolatoria, incoraggiante e correttiva della Parola. Ed è un andare reso possibile e agile dalla libertà da troppa roba, da troppi bisogni non veri.
No, le cose non sono nostre nemiche. Anzi, bisogna entrare in armonia anche con loro. La pietra, l'albero, il cielo, il fuoco, il vento, un oggetto d'arte o di buon artigianato, un alimento ben preparato: tutto è lì a sorriderti. Ma niente è per il tuo avido, esclusivo possesso. Quando entri nella logica della società odierna: questo mi è utile e lo compro, questo è bello e lo chiedo in regalo, questo posso utilizzarlo e lo voglio, questo è comodo e non posso proprio farne a meno, è come se entrassi nell'antro di Polifemo. Lui, cieco, ti acceca; lui affamato ti divora.   (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


L' "unico necessario" è davvero Gesù: di tutto si può fare a meno, da tutto e tutti possiamo essere separati, direbbe san Paolo, ma non da Lui. Per questo Egli si permette di essere così esigente con i discepoli inviati in missione: sa di essere sempre con loro  ("Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo", dirà prima di salire al cielo!) , sa che, avendo Lui, essi non hanno bisogno d'altro
Anche di questo Maria è primo esempio e maestra: la sua è stata una vita essenziale. Essenziale dal punto di vista del possesso, sobria riguardo tutto ciò che era materiale, centrata su ciò che è fondamentale e primario in campo spirituale e morale: tutto in lei ruotava attorno al Figlio, da Lui tutto partiva e a Lui tutto conduceva.
Ancora adesso è così: tutto ciò che riguarda Maria proviene da Gesù e conduce a Lui. Chiunque si avvicina a Maria viene da Lei accolto e condotto al Figlio, "unico necessario".
Padre Lorenzo sa essere molto chiaro in merito e invita pressantemente a concentrare in Dio tutta l'attenzione affettiva e spirituale, sia dando indicazioni alle Superiore  (assieme a madre M. Crocifissa) , sia presentando tematiche puramente spirituali.
Ascoltiamolo:
Essere assorbiti nella via del Signore, un giorno, anche una settimana, non è tanto difficile. Ma rimanere sempre in Dio non è tanto facile: si esige a tale scopo un fermissimo proponimento e persistente perseveranza, senza la quale è impossibile ottenere un valevole profitto.
Se noi però ci mettiamo la migliore volontà, con la grazia del Signore ci arriveremo.
Di grande aiuto, per la pratica della presenza di Dio, sarà l’esame particolare su questo punto. L’esame ci aiuterà a rinnovare giornalmente il proponimento di pensare al nostro Padre.
Dobbiamo convincerci che pensare a Dio frequentemente, non è solamente possibile, ma anche necessario, per poter accrescere mediante questo esercizio in santità ed intimità col Signore, a Cui dobbiamo di poter progredire nella vita contemplativa, come anche nell’attiva, senza pericolo alcuno.
Carissime suore, che la Vergine Madre di Dio, la cui santità fu caratterizzata dalla sua costante consapevolezza della Divina Presenza, ispiri a noi la Grazia di unirci con Lei, sempre più, nell’intimità d’amore in quel Dio, che sarà la nostra Vita in Eterno.  (Presenza di Dio, pp. 8-9)

Fondamento della nostra vita religiosa è la vita interiore. La suora che non sente in sé questa necessità di vivere intimamente con Dio, non può considerarsi come persona consacrata a Dio. L’unione con Dio, il vivere più che possibile alla sua presenza, il mettersi a colloquio intimo con Lui in tutte le occasioni, circostanze, difficoltà della vita, questo è appunto quel che forma la vera vita religiosa. Che la superiora dia l’esempio di questa intimità con Dio! Allora sì che avremo delle comunità ferventi, avremo l’unione e la carità tra le consorelle, e la pace e la concordia regneranno nei loro cuori.
Per alimentare questa vita intima nelle suore, la Madre Chiesa permette alle suore la coabitazione del Divin Maestro nel tabernacolo. Ogni tanto potersi gettare ai piedi del Signore, e deporre nel Suo cuore tutte le difficoltà, le amarezze ricordando il soavissimo detto: “Iecta cogitatum tuum in Domine et ipse te nutrivit": " riversa il tuo pensiero nel Signore ed Egli ti nutrirà”.
La vita religiosa fondamentalmente si basa sulla preghiera: se in una comunità le anime si inaridiscono, inutili e vane sono tutte le altre intraprese. Se il Signore non edifica la casa, invano lavorano quelli che intendono fabbricarle.
Veda la superiora di comprendere profondamente quest’articolo, indirizzi con l'esempio e con le parole le altre suore alla via della perfezione mediante una profonda vita interiore, comprenda così la superiora, la responsabilità che grava su di lei, se non intende vivere di questa vita intima con Dio, se non guida le suore verso questo unico scopo della vita religiosa.  (Piccola guida per le Superiore, pp. 6-7)


Preghiamo con il salmo degli assetati di Dio  (Sl 41/42, 2-) :
Come la cerva anela
  ai corsi d’acqua,
così l’anima mia anela
  a te, o Dio.

L’anima mia ha sete di Dio,
  del Dio vivente:
quando verrò e vedrò
  il volto di Dio?

Le lacrime sono il mio pane
  giorno e notte,
mentre mi dicono sempre:
  «Dov’è il tuo Dio?».

Questo io ricordo
   e l’anima mia si strugge:
avanzavo tra la folla,
  la precedevo fino alla casa di Dio,

fra canti di gioia e di lode
  di una moltitudine in festa.

Perché ti rattristi, anima mia,
  perché ti agiti in me?
Spera in Dio: ancora potrò lodarlo,
  lui, salvezza del mio volto e mio Dio.

Preghiamo in comunione con la Chiesa:
Dio onnipotente e misericordioso,
che in Maria, primogenita della redenzione, fai risplendere l'immagine vivente della tua Chiesa,
concedi al popolo cristiano
di tenere sempre fisso in lei il suo sguardo,
per camminare sulle orme del Signore, finché giungerà alla pienezza di gloria,
che già pregusta nella contemplazione della Vergine Madre.
Per il nostro Signore Gesù Cristo...
Amen







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7°  giorno, 13 luglio: La forza di Maria
Cantiamo a Maria, maestra di vita, per iniziare la nostra preghiera
 (Canto a te, Maria, Gen verde) :
Nella casa tua io canto a te Maria,
prendi fra le mani tu, la vita mia.
Accompagna il mio cammino verso lui,
sulla strada che hai percorso Tu, Maria.

Tu che hai vissuto nella verità,
tu vera donna della libertà;
dal cuore tuo l'amore imparerò
e nel mondo io lo porterò.

Resta vicina a me, Madre di Dio,
del tuo coraggio riempi il cuore mio;
solo l'amore allora mi guiderà,
sarò luce per l'umanità.

Ascoltiamo il vangelo del lunedì della 15° settimana ordinaria  
(Mt 10,34-11,1) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.


Gesù ci provoca con forza a vivere fino in fondo il suo vangelo:
Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra
non sono venuto a portare pace, ma una spada.

Ecco una di quelle frasi capaci di spiazzarci completamente. Gesù, il mitissimo Gesù, colui che nella notte del tradimento riprenderà gli apostoli che nel tentativo di difenderlo mettono mano alla spada, lui, proprio lui dice esplicitamente di non essere venuto a portare la pace ma la spada.
In fondo qualcosa di analogo era già avvenuto alla sua nascita: gli angeli avevano annunciato la pace agli uomini oggetto dell'amore di Dio e il vecchio Simeone aveva indicato in quel Bambino un segno di contraddizione che avrebbe messo a nudo i pensieri di molti cuori. E forse proprio qui è la chiave di lettura della frase provocatoria del Maestro. La pace che egli è venuto a portare non è un vellutato passar sopra a tutto, chiudendo gli occhi su quanto in noi e attorno a noi non va bene.
È necessario che la spada della Parola penetri spietatamente nelle pieghe più recondite del nostro cuore, mettendone a nudo l'intima malizia. È nel cuore infatti che si concepisce sia il bene che il male. La pace deve partire di qui, da questa sorgente segreta. Ma il riconoscere e l'eliminare il male dentro di noi non è facile. Richiede il coraggio della lotta prima di approdare alla pace: quella pace vera che non si identifica con la tranquillità. La pace che germoglia perfino nell'agonia del Getzemani, fiorisce nell' abbandono incondizionato al Padre per portare frutti di gioia per noi e per gli altri nella luce della risurrezione. Un cammino obbligato che Gesù ha percorso per primo, ma da cui nessuno si può esimere, se vuole veramente essere operatore di pace.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


Nessuno può dubitare del fatto che Maria sia stata una dona dotata di grande forza d'animo, di un carattere che armonizzava dolcezza e forza dal quale scaturiva un comportamento altrettanto equilibrato. Certamente, allevare un figlio sapendo chi è e conoscendo la sua identità e missione, ma senza far mai trasparire all'esterno nulla di eccezionale, non dev'essere stato facile. E, di sicuro, sarà stato arduo per Maria udire questo Figlio tanto prezioso e amato risponderle a volte in modo da sottolineare la sua radicale autonomia e differenza da lei, come quando al Tempio le fece notare: "Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?"  (Lc 2, 49) , oppure, alcuni anni più tardi, reagirà alla sua segnalazione sulla mancanza del vino, dicendole: "Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora"  (Gv 2, 4) .
Leggiamo un commento di padre Lorenzo all'epidosio del ritrovamento di Gesù adolescente nel Tempio:
Che triste ritorno a Gerusalemme! Che viaggio notturno con singhiozzo alla gola. E Giuseppe che1 si lamenta della propria trascuraggine, e la Vergine a consolarlo: «Vedrai, Giuseppe, ci sarà qualche mistero!» mentre le lacrime abbondanti scorrono dalle gote.
Entrano a Gerusalemme le prime ore del mattino, nonostante la stanchezza del viaggio, cercano Gesù tra i parenti, gli amici…. invano, indarno: nessuno nessuno sapeva dove fosse rimasto. Alla sera, fu necessità di passare la notte, presso qualche buon parente, dopo essersi alquanto rifocillati, ma coricati sulle stuoie, quante lacrime ancora e sospiri!
Al terzo giorno della partenza per Nazareth di buon mattino, dopo aver bussato a tante porte: «Suvvia,dice Maria, andiamo al tempio!». Salirono al tempio, dove ancora numerose frotte di pellegrini si aggiravano, pregando e ammirando il sacro edificio e incamminandosi verso la grande sala, dove i più celebri Rabbi di quei tempi, sedendo su alti scanni, contornati da scribi ed interpreti, gettavan fuori le loro sentenze  [...] .
Entrano nella sala anche Maria e Giuseppe e si fanno pian pianino avanti e sentono con indicibile gioia la sua voce, la voce di Gesù e aspettano il momento ch’egli cessi di parlare con quella bella chiara limpida pronuncia. Palpita il cuore a Maria, tremano le labbra di Giuseppe, poi si avanzano a Gesù che si alza, sorride, li abbraccia, li bacia…
Alle risposte di Gesù, rimangon stupiti i Rabbi ammirando il giovinetto per la sua prudente modestia, e per la profondità e chiarezza delle sue parole, e non sanno spiegarsi di tanta versa sapienza in un giovinetto di appena dodici anni.
Inchinandosi dinanzi ai Rabbi, esce la Sacra Famiglia dalla sala, mentre tutti gli occhi degli astanti si rivolgono verso di loro: nel grande cortile lo abbracciano i genitori di nuovo il caro Gesù. E Maria commossa e pregna d’affetto gli dice con voce sommessa: «Figlio perché hai fatto così? Il tuo padre ed io ti cercavamo col cuore dolente!» Ed il figlio, col sorriso sulle labbra: «E perché mi cercavate? Non sapevate che io dovevo essere nel tempio di mio Padre?»  (così la migliore esegesi) .
Così Gesù all’età di dodici anni, per la prima voce alza alquanto il velo del mistero della sua divina missione sulla terra.
Certamente in questa occasione, nel tempio, avrà delucidato qualche sacro testo scritturale che riguardava il Messia e avrà suscitato nel cuore di molti tra i presenti, un desiderio intenso del Salvatore e Redentore del mondo.
Il sacro tempio che da secoli non sentiva la voce del Signore, in quel giorno ha risuonato della santa voce del Verbo Incarnato, e misticamente nell’anima e nel cuore di molti buoni avrà suscitato un ardentissimo desiderio di purificazione e santità.

Nota, o tu che leggi queste righe, la soave delicatezza della Vergine a posporsi al Padre Putativo, delicatezza e indiretta preghiera di conforto e consolazione dalla parte di Gesù al Santo Patriarca Giuseppe.
Ed essi non compresero in pieno ciò che Gesù intendeva con le Sue parole, perché Egli solo volta per volta manifestava la Sua Divinità anche alla Sua Santissima Madre, che conservò gelosamente nel suo cuore ogni parola che usciva dalla sua bocca.

O Rosa mistica, ricordando questo tuo santo mistero doloroso e gaudioso, ottieni a noi tutti che meditiamo la tua vita, per la tua piaga tanto dolorosa, che mai e poi mai ci abbandoni Gesù, ma ch’Egli ci sia sempre presente con la sua grazia, nei pensieri, parole e nelle opere, e che ci assista insieme a Te, o cara Madre, e al Santo Tuo Sposo, specialmente nel punto della nostra morte.  (da: Rosa mistica, pp. 3-4 - testo completo qui)

La forza di chi tribolato risiede tutta in Dio e nella sua capacità a fidarsi di Lui.
Preghiamo il salmo  (18/17, 3-7) :
Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore,
    mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
    mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
    e sarò salvato dai miei nemici.
Mi circondavano flutti di morte,
    mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli inferi,
    già mi stringevano agguati mortali.
Nell’angoscia invocai il Signore,
    nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
    a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

Preghiamo con fiducia Maria, nostra Madre:
O Maria, Madre e Decoro del Carmelo, innalziamo a te la nostra preghiera e, con fiducia di figli, imploriamo la tua protezione.
Tu conosci, o Vergine Santa, le difficoltà della nostra vita; volgi sopra di esse il tuo sguardo e donaci la forza di superarle,
secondo i desideri del Cuore di Dio!







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8°  giorno, 14 luglio: con Maria sempre in cammino
Con questo inno a Maria, tratto dagli antichi testi liturgici, iniziamo la nostra preghiera
 (Ave Maris Stella, G. Cento) :
Ave, maris Stella, Dei Mater alma,  atque semper virgo, felix coeli porta.
Ave, o Stella del mare,
limpida Madre di Dio,
vergine nostra sorella
stai sulla porta del cielo.

Ave, o Stella del mare,
Ave Regina del cielo;
Ave, creatura di Dio;
Ave, sei Madre per noi.

Monstra Te esse Matrem: sumat per te preces, qui pro nobis natus tulit esse tuus.
Mostrati Madre per tutti,
offri la nostra preghiera,
Cristo l'accolga benigno
Lui che si è fatto tuo figlio.

Virgo singularis, inter omnes mitis, nos culpis solutos, mites fac et castos.
Vergine santa fra tutte,
dolce Regina del cielo,
rendi innocenti i tuoi figli,
umili e puri di cuore.

Vitam praesta puram iter para tutum ut videntes Jesum semper collaetemur.
Donaci giorni di pace,
veglia sul nostro cammino,
fa’ che vediamo tuo figlio
pieni di gioia nel cielo.

Ascoltiamo il vangelo del martedì della 15° settimana ordinaria  
(Mt 11,20-24) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali era avvenuta la maggior parte dei suoi prodigi, perché non si erano convertite:
«Guai a te, Corazìn! Guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidòne fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a voi, già da tempo esse, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, Tiro e Sidòne saranno trattate meno duramente di voi.
E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai! Perché, se a Sòdoma fossero avvenuti i prodigi che ci sono stati in mezzo a te, oggi essa esisterebbe ancora! Ebbene, io vi dico: nel giorno del giudizio, la terra di Sòdoma sarà trattata meno duramente di te!».


I severi ammonimenti di Gesù sono un segnale del suo amore per noi:
Gesù si mise a rimproverare le città nelle quali aveva compiuto il maggior numero di miracoli, perché non si erano convertite.
Giovanni nel suo vangelo, quando parla dei miracoli li indica con il nome di "segni". Dio non interviene mai per fare spettacolo, ma sempre e solo per salvare. I prodigi che opera sono finalizzati a sostenere la fede.
Questo vale per i miracoli riportati dal vangelo e per quelli a cui purtroppo abbiamo fatto l'abitudine, perché sono sotto i nostri occhi tutti i giorni. Dal miracolo di un fiore che germoglia da un piccolo seme magari spaccando la durezza dell'asfalto, alla goccia di rugiada che riflette i raggi del sole, al bimbo che si apre alla vita... Prodigi inscritti nel codice della natura ma che parlano inequivocabilmente di un Altro che è bellezza, ordine, potenza, ma che soprattutto è AMORE.
Ci sono poi i miracoli della grazia: i sacramenti che operano in noi fino ad elevarci alla sfera del divino e a cui tante volte ci si accosta con eccessiva disinvoltura, per abitudine. Basta pensare al prodigio dell'Eucaristia, a quel Pane che ora posso stringere tra le mani e che è il Figlio di Dio, Dio stesso così annientato per me, per amore. Ci sarebbe da tremare di trepidazione di gioia di santo timore. E invece ci si accosta così distrattamente con una buona dose di superficialità. Il rimprovero rivolto da Gesù ai suoi ascoltatori di allora non ha perso la sua ragion d'essere per noi cristiani del XXI secolo. Ai Giudei di allora Gesù rimproverava il fatto di sentirsi al sicuro perché erano "figli di Abramo".
A noi, oggi, dovrebbe forse rimproverare di sentirci a posto perché, in una società scristianizzata, in fondo noi siamo "credenti", cioè sacramentalizzati. E dimentichiamo che il sacramento non ci esime dal dovere di una conversione continua, perché mai saremo pienamente ciò che dobbiamo essere "perfetti come è perfetto il Padre nostro che è nei cieli". (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


E' fondamentale, dunque, non sentirsi mai "a posto", avvertire continuamente il pungolo del vangelo che ci spinge a rinnovarci a convertirci, ad aprire le porte all'azione divina che ci plasma a immagine di Gesù facendoci "uomini nuovi" che vivono "secondo Dio" e non si stancano di camminare dietro di Lui.
E' il pellegrinaggio della fede che ha fatto di Maria la prima itinerante, la prima credente e il modello di colro che accettano quest'avventura di fede che è sicuramente "a lieto fine", sebbene sia per noi imprevedibile il suo svolgimento ... ma Dio sa, vede, provvede a chi si affida a Lui che è la meta del cammino del credente!
Mille insidie si possono incontrare in questo indispensabile cammino, ma la nostra compagna di viaggio è una valente bodyguard, come la costante esperienza del Carmelo ha dimostrato e come ci narra questa speciale esperienza spirituale di madre M. Crocifissa:
Volai in chiesa, sentivo estremo bisogno di parlare intimamente allo Sposo Divino, era il bisogno che mi comunicava il Prigioniero, che mi manifestò colle più intime manifestazioni d'amore non appena mi trovai sola vicina al Suo Tabernacolo. Padre Ella vuol sapere tutto mi ripete spesso, ma non c'è bisogno di prolungarmi sul riguardo che ho accennato, è l'incontro di due persone che si amano sino alla pazzia!..
Dopo questa dolcissima intimità mi vidi sola, da lontano venivano alla mia volta moltissimi animali, uno dei quali mi fece tanto orrore e spavento, era un mostro orribile di forma umana nell'aspetto ma il corpo di un dragone con una corona di orribili corna, circondato da svariate forme di serpenti, mentre ero così spaventata, mi comparve la tenera Madre seduta in un luminoso trono, bella e maestosa mi aprì il suo bel Manto tutto di sole: “Vieni, o mia figliuola, non temere: qui nessuno verrà a molestarti", mi feci così piccina da mettermi sulle Sue ginocchia mi fece riposare nel Suo Seno!..... "quali manifestazioni più intime posso farti esperimentare, è lo stesso nutrimento che ho dato al Mio Divin Figlio! Così ti rendo forte contro i tuoi avversari.”
La Divina Madre aveva il suo tenero Infante, come due sorelline gemelle ci strinse assieme al Suo Divin Seno.
Padre mio, non posso esprimere l'intimità di quei momenti, intimità materne, fraterne, che amore scambievole, che amore di trasformazione! È nei momenti più intimi che mi ricordo di Lei, o mio buon Padre, della famigliuola presente e avvenire, di tutti i nostri affari, dell'immensa famiglia, tutto il mondo con tutti i bisogni della povera umanità, pregai per le mie Anime Purganti. Padre mio, quanto è gradita la preghiera dell'anima intima col soprannaturale e quante benedizioni fa piovere su tutta l'umanità, queste anime sono i parafulmini della Divina Giustizia.
 (Diario spirituale, 2 dic. 1925 - testo completo qui)

La protezione che ci viene dalla Madre di Dio è segno e prolungamento di quella che già Lui ci concede, mostrandoci un amore delicato, attento e gratuito, visto che non è certo per i nostri meriti che Egli agisce con tanta premura verso di noi!.
Innalziamo a Lui il nostro salmo di riconoscenza e di lode  (Sl 146-147) :
Alleluia.
È bello cantare inni al nostro Dio,
    è dolce innalzare la lode.
Il Signore ricostruisce Gerusalemme,
    raduna i dispersi d’Israele;
risana i cuori affranti
    e fascia le loro ferite.
Egli conta il numero delle stelle
    e chiama ciascuna per nome.
Grande è il Signore nostro,
    grande nella sua potenza;
    la sua sapienza non si può calcolare.
Il Signore sostiene i poveri,
    ma abbassa fino a terra i malvagi.
Intonate al Signore un canto di grazie,
    sulla cetra cantate inni al nostro Dio.
Egli copre il cielo di nubi,
    prepara la pioggia per la terra,
    fa germogliare l’erba sui monti,
provvede il cibo al bestiame,
    ai piccoli del corvo che gridano.
Non apprezza il vigore del cavallo,
    non gradisce la corsa dell’uomo.
Al Signore è gradito chi lo teme,
    chi spera nel suo amore.

Acclamiamo Maria, nostra tenera Madre, ispirandoci all'esperienza del Carmelo e della beata M. Crocifissa:
Beata sei tu, Maria,
Madre di Dio,
bellezza del Carmelo, sorella nostra!

Noi vogliamo vivere con te
e, come te, diventare
ogni giorno di più discepoli di Gesù,
gente che lo segue
con umiltà e totalità,
ascoltatori del suo Vangelo!

Al tuo cuore materno
attento e sensibile,
affidiamo con fiducia
le nostre necessità e speranze
per la vita presente e futura,
per il corpo e per lo spirito,
per le nostre famiglie e per chi non amiamo,
per la nostra città e per ogni uomo e donna.

Tu sei la Madre della Misericordia,
lo strumento privilegiato della tenerezza del Padre
e perciò affidiamo a te le nostre suppliche,
sicuri che tu intercederai per noi
dinanzi al trono del Misericordioso
e otterrai per noi
tutto il bene che ci è necessario.

Salve, nostra tenera Madre!
Salve, stella che brilla su ogni tempesta!
Salve, fiore benedetto che fa bello il Carmelo!






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9°  giorno, 15 luglio: Maria, madre dei piccoli
                                        festa di san Bonaventura
Cantiamo a Maria assieme a una delle sue figlie predilette, a sua volta maestra di "infanzia evangelica"
(Perchè t'amo, Maria, da una poesia di s. Teresa di Gesù bambino) :
Oh, sì: vorrei cantar Maria perché ti amo;
Perché il tuo nome mi fa trasalire il cuor.
Ed il pensar alla grandezza tua suprema,
non potrà mai destar timore nel mio Cuor.

Se io contemplassi, la tua divina gloria,
che supera il chiaror di tutti i tuoi eletti,
di essere tua figlia, io non ci crederei,
Maria davanti a te, lo sguardo abbasserei.

Perché un bimbo possa, amare la sua mamma
bisogna che lei pianga, con lui il suo dolor.
Oh, cara Madre mia, hai pianto tante volte,
Sulla riva straniera, per attirarmi a te.

Leggendo nel Vangelo, la vita tua Maria,
ti posso avvicinar, guardare verso te
il credermi tua figlia, difficile non è
perché soffrir ti vedo, mortale come me.  [...]

Piccina come sono, o cara Madre
mia accolgo come te, in me l'onnipotente
la mia debolezza, neppure mi spaventa
se al bimbo appartenere, O Madre il tuo tesoro.

La tua bimba sono, o cara Madre mia!
le tue virtù, il tuo amor, non sono forse miei,
E quando nel mio cuor discende l'ostia santa
il dolce Agnello crede, si riposa in te.

Ascoltiamo il vangelo del mercoledì della 15° settimana ordinaria  (Mt 11,25-27) :
+ Dal Vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».

Gesù conosce di persona quanto sia preziosa la sapienza di coloro che non si sentono autosufficienti, ma fondano ogni propria sicurezza su Dio.
La benedizione che Egli innalza al Padre è espressione del suo cuore umile e del suo stile di vita mite, della forza dolce ed efficace che viene dal Padre
e che Egli comunica ai suoi "piccoli":
Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te.
La forza esigente del cristianesimo non si svilisce in questo aspetto dell'infanzia evangelica, anzi esprime in essa tutta la tenerezza di un rapporto con Dio che è all'insegna della fiducia, della massima semplicità e umiltà. Non bisogna studiare il modo d'essere grandi per entrare in rapporto con Lui. Anzi, i suoi misteri sono negati proprio a quelli che "si credono" tali, "s'impalcano" a maestri e, confrontandosi con gli altri, si giudicano migliori. Niente più dell'orgoglio  (fosse pure il sottile orgoglio spirituale)  impedisce o rende addirittura illusorio il rapporto con Dio.
"Queste cose" di cui Gesù dice che vengono celate a quanti si credono sapienti, sono sostanzialmente la conoscenza del Padre che si è rivelato in Gesù "mite e umile di cuore", "svuotato" dalla grandezza che gli era propria come Dio, per farsi "servo obbediente fino alla morte di croce "(cfr. Fil.2,8) per amore.  (dalle sorelle dell'Eremo san Biagio)


Un'esperienza mistica della beata M. Crocifissa ci aiuta a capire meglio che Maria era certamente presente nella mente di Gesù, quando Egli lodava il Padre per la sapienza dei "piccoli": Lei è stata maestra di vita per Lui e può esserlo anche per noi, se accettiamo di entrare nella sua casa:
Dormivo tranquilla. Mi sentii svegliare da una bella Visione che non avevo mai visto: la Sacra Famiglia, Gesù, Maria e Giuseppe. Non sapevo chi contemplare: la bellezza di Maria, di Giuseppe, ma il Divin Fanciullo mi rapiva talmente da non poter staccare lo sguardo dell'anima in quella Celeste Bellezza  [...]  mi è rimasto presente la bellezza del volto dei capelli... Dopo le solite preghiere di riparazione e preparazione alla S. Comunione ripresi il sonno tranquillo, la dolce Visione era scomparsa ma mi era rimasta vivamente scolpita nell'animo. [...]
A Mezzogiorno, nel ringraziamento della Benedizione del pranzo, godei la dolce visione della notte, rividi il mio Divin Sposo sotto le amabili forme di fanciullo, la dolce Madre di un atteggiamento di modestia e bellezza incantevole e il mio carissimo S. Giuseppe! Il dolce Fanciullo, sorridente e bello... benediceva la nostra famigliola! Alla sera quando Ella, o Padre, venne a studiare nella stanza da lavoro per mancanza della luce, oh! che scena nuova e divina che fu per me, la bella Visione della Sacra Famiglia era vivamente innanzi a me... Quello che compresi in quell'istante non so descriverlo, solo accennare la millesima parte. Compresi, dandomi uno sguardo il Divino Fanciullo, l'Amore che regnava tra Lui, S. Giuseppe e la Vergine SS.ma, l'intimità che godevano lavorando, lo sguardo materno di Maria al Suo Figliuolo Divino, il Figliuolo al Padre. Che altissima contemplazione non dovea regnare in quella Casa Divina, ma che cosa è la contemplazione? A me sembra, o mio Padre, che sia il culmine, l'intimità dell'Amore della creatura al Creatore. Non ho letto libri mistici, sono così ignorante... ma leggo un libro divino Immenso, il libro che infonde la scienza dei santi, il Cuore di Gesù Eucaristico dove apprendo cose che mi riempiono di Cielo di felicità di Amore.
Compresi lo spirito di ubbidienza di Gesù a Giuseppe e a Maria, la fede viva e ardente di Giuseppe e Maria verso il loro Divin Figliolo. L'avvenire era loro presente, lo spirito di unione scambievole dei due Sposi la purezza del loro amore, Gesù era a loro presente visibile, lavorava sotto i loro sguardi il piccolo falegname... La Casa di Nazareth, la Sacra Famiglia oh! che Cielo sulla terra, sembrava agli occhi del mondo una piccola casa di poveri... operai... chi mai guardava quella Famiglia e capiva l'Immenso Bene che rappresentava....
La Provvidenza affida le grandi cose alle anime piccole, umili, che non rappresentano niente agli occhi umani, ma di loro si serve per operare le Sue meraviglie che sa solo operare la carità, l'amore che tali anime pure attingono nel Suo Cuore Divino. Come mi sembrava bella la nostra famigliuola in quella sera, non sentivo nessun bisogno, né di cena, né di sonno; ero fuori di me, godevo cose immense, or dalla tenera Madre con i suoi dolci lumi, or da S. Giuseppe, e del Vezzoso Fanciullo, oh! come mi rapiva!...  (Diario spirituale, 6 mar. 1927 - testo completo qui)

La fiducia disarmata è ciò che più intenerisce il cuore del Padre. Questo dobbiamo imparare dai bambini, ricordando che, proprio per questa assenza di forza che caratterizza i bambini, Gesù dice che "a chi è come loro è dato il Regno"  (Mt 19, 14) .
Rivolgiamoci a Lui con il salmo  (131/130) :
Signore, non si esalta il mio cuore
    né i miei occhi guardano in alto;
 non vado cercando cose grandi
    né meraviglie più alte di me.
Io invece resto quieto e sereno:
    come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
    come un bimbo svezzato è in me l’anima mia.
Israele attenda il Signore,
    da ora e per sempre.

Alla Madre di Gesù, Madre nostra per desiderio del Figlio, eleviamo la nostra preghiera invocante e carica di amorevole fiducia,
facendo nostre le parole di un famoso Carmelitano dei secoli scorsi:
Maria sacratissima, cuor nostro,
amor nostro, bellezza nostra:
Madre ed unica gloria nostra:
in questo giorno in cui  (nella solennità che celebriamo: se si utilizza nei primi vespri)
esprimiamo ai piedi vostri tutte le nostre gratitudini
per i molti e molti benefici che ci avete donati,
aggiungete quest’altro: che mai ci separiamo da voi.
Abbiate su di noi, vostri umili figli,
sempre pietoso, sempre amoroso lo sguardo:
accoglieteci al vostro petto
come quella Madre che siete;
custoditeci sotto il vostro manto,
come ci avete promesso;
teneteci ai vostri piedi come bambini,
e stendeteci la mano, guidandoci,
perché non diamo passi falsi né lontano da voi.
Vi raccomandiamo le nostre anime,
anzi queste anime vostre:
abbiatene cura come tocca a voi come Madre;
e nel passaggio da questa vita,
accoglietele in braccio, riponetele in seno
e se è troppo l’ardire nel chiederlo,
umilmente vi rispondiamo
che il seno è il luogo dei figli.    (A. Mastelloni)





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16 luglio: Maria, nostra madre, sorella e patrona 
                      commemorazione solenne della beata vergine Maria del monte Carmelo
Acclamiamo Maria con l'antico inno carmelitano  
(Flos Carmeli
, attribuito tradizionalente a s. Simone Stock) :

Flos Carmeli,
Vitis florigera
splendor coeli,
Virgo puerpera
singularis.

Mater mitis,
sed viri nescia,
Carmelitis
esto propitia,
Stella maris!


Ascoltiamo il vangelo della festa  
(Gv 19,25-27) :
+ Dal Vangelo secondo Giovanni
Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Clèofa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!»
Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.

Gesù ci affida sua Madre e la rende nostra Madre, affidandola alle nostre cure.
Il brano evangelico, pur tratto dal racconto della passione, è sempre stato letto nel Carmelo in una tonalità di amore gioioso
che non prescinde dalla contemplazione della morte redentrice di Gesù, ma che si allarga ad orizzonti di fede e carità sempre più ampi.
Cerchiamo di comprenderlo meglio:
La Parola di Dio, che ci viene offerta per la meditazione e l'incontro con il Signore nella liturgia della Vergine del Carmelo ci porta, passo passo, dal Monte al Carmelo al Monte Calvario, dalla preghiera del profeta Elia alla preghiera di Gesù sulla croce. Elia, inginocchiato, prostrato a terra, chiede la pioggia, chiede misericordia e questa ci è data, con abbondanza, con generosità illimitata; infatti il testo del primo libro dei Re dice che apparve una piccola nuvola, dalla quale si generò un'acqua benefica, vitale.
Cristo, con le braccia aperte, elevate al cielo, al Padre suo, chiede, anch'egli, misericordia e salvezza per tutti noi e dal suo cuore aperto sgorga la fonte inesauribile e zampillante in eterno della nostra redenzione.
Ma dentro questa preghiera incessante, che parte dai profeti, dal principio e continua a crescere fino a Cristo, c'è Maria; un tempo prefigurata nella piccola nube che sale dal mare e ora, nella pienezza del tempo, presente di persona, proprio lì, accanto al Cristo, sul monte Calvario, ai piedi della croce.

Qui noi siamo condotti, qui è l'appuntamento, diremmo: la festa. Sì, proprio così: siamo invitati a una festa di Nozze, la più sontuosa, la più ricca, la più gioiosa che si possa mai immaginare. Dentro la preghiera di Cristo sulla croce, fra le sue braccia aperte in preghiera, siamo attesi noi, chiamati e invitati da un amore fedele e forte, che vuole darci tutto. Tutta la vita, tutta la felicità.
Ma entriamo, ora, nella meditazione del Vangelo di questa festa.

Saliamo sul Calvario e raggiungiamo il luogo preparato per noi, prendiamo posto alla tavola dell'amore, al banchetto delle Nozze del Re. Accanto a Maria siamo attesi e desiderati; Lei è salita per prima proprio a prepararci il posto, perché voleva esserci accanto, voleva essere lì, per noi, affinché non fossimo soli.
Prima di tutto è importante collocare questi pochi versetti, appena tre, nel loro contesto, cioè vederli e rileggerli facendo attenzione a quanto l'evangelista ci dice prima e dopo.
Partiamo dal v. 23, che dice così: "I soldati, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti… e la tunica". Presero, portarono via, strapparono e sorteggiarono. Gesù rimane nudo, spoglio, senza nulla. Prima gli tolgono la veste, cioè l'abito che lo avvolgeva all'esterno, poi la tunica, che portava sotto, a contatto col suo corpo. E' l'esperienza dolorosa e umiliante della spoliazione, della sottrazione di quanto si ha di più intimo e personale. Gesù vive questo.

E se passiamo al brano che segue il nostro Vangelo, ci troviamo di fronte a un dolore ancora più forte, più assoluto. Qui Gesù ha sete, come dice Luca al v. 28: "Dopo questo Gesù, per adempiere la Scrittura, disse: Ho sete".
Gesù è nudo e assetato, derubato e abbandonato; non c'è più nulla che possa difenderlo, non gli resta altro che questa desolazione assoluta.
In fondo, ancora una volta, Lui è lì, in questa esperienza di dolore e morte come a portare alla luce noi, la nostra vita, le nostre situazioni più intime e profonde. Siamo noi, in realtà gli spogliati e gli assetati, noi senza più difese e dignità, con la gola riarsa, con l'anima fatta deserto.
Lui vive nella sua carne ciò che noi ci portiamo dentro e che non riusciamo ad esternare, a confessare. Quel dolore, scritto nei versetti di Luca, è davvero anche il nostro.
Già Adamo, nel paradiso terrestre dà voce alla nostra voce e dice: "Sono nudo, per questo ho paura" (Gn 3, 10). Sì, la nudità porta la paura, l'insicurezza, la voglia di scappare via. E' così ogni giorno, se ci pensiamo bene. Chi di noi non si sente un po' nudo, spogliato, messo alla scoperto?
E poi la sete. Qual è l'uomo, la donna che non si senta assetato dentro, nell'intimo?, come dice la Scrittura: "Ha sete di te, Signore, l'anima mia" (Sl 62, 2).

Proprio nel cuore di questa situazione, dentro questa esperienza di nudità e di sete, appare Maria, la Vergine, la Madre. Lei, accanto a Giovanni, a Maria di Cleofa e a Maria di Magdala; come sempre, accanto a noi.
Allora cerchiamo di andare un po' più in profondità nella lettura e nella meditazione dei nostri tre versetti. Troviamo subito un verbo molto importante, molto forte, che ci aiuta ad incontrare da vicino Maria: è il verbo "stavano". Maria e le altre donne stavano. Proprio così: ai piedi della croce loro hanno ancora questa forza incredibile, questa tenacia, questa speranza invincibile, grazie alle quali "stanno". Maria, prima di tutte, quasi come colei che apre una danza, la danza della fortezza, dell'amore incrollabile, capace di vincere e superare la morte. Sì, calpestare la morte, il dolore a passo di danza!

Noi siamo qui, sulla scena di questo Vangelo santo per unirci alla danza di Maria e delle altre donne, accanto alla croce di Gesù. Solo così, solo accettando di entrare in pieno dentro questi movimenti, dentro la nudità prima, dentro la sete, cioè dentro tutto il nostro dolore, la nostra fatica, solo così, noi potremo conoscere la vera felicità, la gioia piena che viene da Dio e che rende la nostra vita una festa di Nozze, una danza.
Dobbiamo credere a tutto questo e lasciarci attirare ogni giorno dentro la bellezza di queste realtà, preparate anche per noi.  Dunque torniamo al verbo stare. Luca, nel suo racconto usa il tempo piuccheperfetto, un tempo compiuto e intenso, che, però, qui ha valore e forza di imperfetto, quindi diventa espressione di un'azione prolungata, continuata, ancora in atto e mai compiuta, mai archiviata. Maria continua a stare lì, sotto la croce e non se ne va.
Infatti è proprio questo significato di costanza e perseveranza che il nostro verbo porta in sé. E' uno stare – stare in piedi - che diventa un persistere, un perseverare, uno stare immobile e fermo, come le fondamenta di un edificio (2Tim 2, 19). E ancora è un essere pronti (Ef 6, 14); è non esitare, ondeggiare, vacillare, così come lo esprime Paolo in un passo della sua prima lettera ai Corinzi, quando dice: "…chi è fermamente deciso in cuor suo" (7, 37). O anche è il mantenere la propria posizione nel mezzo della battaglia, è il non indietreggiare davanti all'avversario (Ef 6, 11.13).
Ha ragione Giobbe, quando dice che la vita dell'uomo sulla terra è come una milizia, una guerra  (Gb 7, 1) , un duro combattimento da portare avanti con pazienza e perseveranza ogni giorno, ogni momento, soprattutto là dove nasce il dolore, la prova, l'amarezza, la solitudine, l'angoscia. Insomma, sotto la croce. Proprio dove troviamo Maria, presente, ben diritta e salda, sicura, serena. In questo modo Lei diventa e rimane per sempre la madre del nostro dolore e della nostra vita.
Ma ora lo sguardo di Gesù si posa su un'altra presenza che emerge in mezzo a tutte le altre: ai piedi della croce sta anche Giovanni, il discepolo amato. E' così sempre, dobbiamo sottolinearlo; che cioè, nel dolore, nella prova più forte, nella morte, c'è sempre anche l'amore. Va cercato, inseguito, va tratto fuori dal cumulo della polvere, delle rovine; ma c'è.
E Gesù, come ultimo atto della sua vita, pone lo sguardo su Giovanni, su questa presenza d'amore che lo ha sempre accompagnato.
A questo punto è chiaro che il Vangelo chiama noi ad entrare in quello scambio di sguardi, in quella corrente d'amore tra Gesù e il discepolo, tra Gesù e sua Madre.

Ora parla il Signore, dall'alto della Croce, dal suo letto di Nozze, dalla sua cattedra di Maestro d'amore. Si rivolge a Maria e dice: "Donna, ecco tuo figlio". Ecco! Cioè: "Vedi, guarda". E la stessa parola è ripetuta per Giovanni: "Vedi, guarda tua madre".
Gesù pone come medicina al dolore, alla morte, all'assenza, alla perdita questa intensità di sguardi, invitando la madre e il figlio a guardarsi l'un l'altro. E, in questo sguardo, a conoscersi, ad amarsi sempre più, ad accogliersi l'un l'altro, sempre. Quando soffriamo, non rimane altro da fare che questo: aprire lo sguardo, aprire il cuore all'amore. E se non c'è nessuno? Maria c'è, Lei, la vera nostra Madre. E' sotto la croce, per poterci essere sempre e comunque.

Il nostro brano termina con queste stupende parole: "Il discepolo la prese nella sua casa". Giovanni porta con sé Maria, la accoglie, la sceglie, la preferisce a tutte. Prende lei e non un'altra. Prende ed è preso; accoglie ed è accolto; abbraccia ed è abbracciato.
Questo è l'epilogo del dolore, della prova. Non solitudine, non vuoto e disperazione, ma una presenza certa, amorosa, capace di salvarci.

La festa della Madonna del Carmelo ci rivela proprio questo: che anche noi siamo messi a parte di un tale mistero, di una tale grazia e benedizione. Se siamo su un Calvario, in questo mondo; se dobbiamo farci forza per rimanere ancora in piedi sotto una croce; se la morte ci ha visitato; se ormai si è fatto buio sulla nostra terra… se tutto è accaduto o sta accadendo, noi non siamo soli. Una Madre ci è data, una presenza d'amore, che ci salva.
Lasciamo che il Signore Gesù, ancora una volta, pronunci per noi queste sue parole: "Guarda tua Madre" e scriviamocele nel cuore, nell'anima, per viverle ogni giorno, ogni momento.  (dalle sorelle del monastero carmelitano "santo Stefano" di Ravenna)

Immersi in questo mistero potente e profondo, e ricordando che ogni festa cristiana è un'eco della Pasqua di Gesù,
possiamo anche noi cantare il salmo pasquale, il "grande hallel" della vittoria del Dio-amore  (Sl 136/135, 1-14. 23-26) :
Rendete grazie al Signore perché è buono,
    perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio degli dèi,
    perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Signore dei signori,
    perché il suo amore è per sempre.
Lui solo ha compiuto grandi meraviglie,
    perché il suo amore è per sempre.
Ha creato i cieli con sapienza,
    perché il suo amore è per sempre.
Ha disteso la terra sulle acque,
    perché il suo amore è per sempre.
Ha fatto le grandi luci,
    perché il suo amore è per sempre.
Il sole, per governare il giorno,
    perché il suo amore è per sempre.
La luna e le stelle, per governare la notte,
    perché il suo amore è per sempre.
Colpì l’Egitto nei suoi primogeniti,
    perché il suo amore è per sempre.
Da quella terra fece uscire Israele,
    perché il suo amore è per sempre.
Con mano potente e braccio teso,
    perché il suo amore è per sempre.
Divise il Mar Rosso in due parti,
    perché il suo amore è per sempre.
In mezzo fece passare Israele,
    perché il suo amore è per sempre.
Nella nostra umiliazione si è ricordato di noi,
    perché il suo amore è per sempre.
Ci ha liberati dai nostri avversari,
    perché il suo amore è per sempre.
Egli dà il cibo a ogni vivente,
    perché il suo amore è per sempre.
Rendete grazie al Dio del cielo,
    perché il suo amore è per sempre.



Preghiamo, riversando nel cuore di Maria tutto il nostro amore di figli e tutti i nostri desideri e necessità,
nella certezza che lei, Madre tenera qual è, non mancherà di ascoltarci e di intervenire a nostro favore,
dimostrandosi ancora una volta docile strumento della MIsericordia del Padre:
O Vergine del Carmelo,
riempi della tua presenza
il cammino della nostra vita.

La tua bellezza,
specchio della Bellezza Divina
irradi nel mondo
mitezza, pace e armonia.

La tua tenerezza,
riflesso della Misericordia Divina,
ci aiuti ad amare Dio e i fratelli
con cuore puro e buona coscienza.

La tua sapienza,
dono dello Spirito Santo,
ci educhi all'ascolto orante della Parola
e a vivere secondo i suoi Disegni.

La tua vicinanza,
segno delle promesse divine,
ci insegni la solidarietà
e la carità verso i poveri.

Con il tuo esempio,
sostienici, o Maria,
nostra Madre e Sorella.  (dalla Fraternità carmelitana di Pozzo di Gotto)




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