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Maria  di  Nazareth
madre e bellezza del Carmelo



carm2L'identità e la spiritualità dell'Ordine Carmelitano
e della Famiglia spirituale del Carmelo
trovano in Maria di Nazareth

il primo esemplare e il perfetto modello.cmstgb1986
Per questo "il Carmelo è tutto di Maria"
nel suo impegno a "vivere nell'ossequio di Cristo
e in totale dedizione" a Lui.
Alla Vergine dal cuore purissimo
s'innalza il canto dei suoi fratelli e sorelle
e la loro invocazione fiduciosa





Fior del Carmelo,
vite fiorente,
splendor del cielo,
tu solamente
sei vergin Madre.

Madre mite
e intemerata,
ai figli tuoi
sii propizia,
stella del mare.

Ceppo di Jesse
che il fior produce,
a noi concedi
di rimanere
con te per sempre.

Giglio cresciuto
tra le alte spine,
pure conserva
le menti fragili
e dona aiuto.

Forte armatura
dei combattenti,
la guerra infuria:
poni a difesa
lo scapolare.

Nell’incertezza
dacci consiglio,
nella sventura
dal cielo impètra
consolazione.

Madre e Signora
del tuo Carmelo,
di quella gioia
che ti rapisce
sazia i cuori.

O chiave e porta
del Paradiso,
fa che giungiamo
ove di gloria
sei coronata. Amen.
cantiamo a te,
nostra tenera Madre



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icona della Madonna "La Bruna"

storia della devozione

le Carmelitane missionarie e la vergine Maria

liturgia del 16 luglio

letture utili  -  e-books

letture utili - conferenze e lettere

scritti e studi sulla spiritualità mariana
della beata M. Crocifissa e di padre Lorenzo
Flos Carméli,
vitis florigera,
splendor caeli,
Virgo puérpera
Singuláris.

Mater mitis,
sed viri néscia,
carmelítis
esto propítia,
stella maris.

Radix Iesse
gérminans flósculum,
nos adésse
tecum in saeculum
patiáris.

Inter spinas
quae crescis lilíum,
serva puras
mentes fragílium,
tuteláris!

Armatúra
fortis pugnantium,
furunt bella,
tende praesídium
scapuláris.

Per incérta
prudens consílium,
per advérsa
iuge solátium
largiáris.

Mater dulcis
Carméli dómina,
plebem tuam
reple laetítia
qua beáris.

Parádisi
clavis et iánua,
fac nos duci
quo, Mater, gloria
coronáris. Amen.













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L'icona della Madonna detta "La Bruna" è custodita
con grande venerazione a Napoli,
nel santuario del Carmine maggiore.
è una delle più celebri e venerate immagini
della Madonna dei Carmelitani

per conoscere meglio quest'immagine
e la ricca spiritualità di cui è portatrice,
clicca sull'icona

icona della madonna "Bruna" venerata nel santuario del Carmine maggiore in Napoli

invoca
la Madre di Dio del m. Carmelo
secondo la spiritualità
di madre M. Crocifissa

L'immagine della
Madonna del Carmine
nella cappella della beata M. Crocifissa







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Breve storia della devozione alla Madonna del Carmine

La festa della beata vergine Maria del monte Carmelo è una memoria mariana di origine devozionale. Il titolo del Carmelo ricorda l’eredità spirituale di Elia profeta, come contemplativo e strenuo difensore dell’unico Dio di Israele. Sul monte Carmelo, nel secolo XII, si raccolsero alcuni eremiti nell’intento di dedicarsi giorno e notte alla lode di Dio sotto il patrocinio della beata Vergine Maria. (Mess. Rom.) .

Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico

 

Il Monte Carmelo, in Palestina, fin dal tempo dei Fenici  (chiamati Filistei nella S. Bibbia)  fu meta di anacoreti; lassù si ritirarono, dopo la morte di Gesù, alcuni cristiani aspiranti alla perfezione dei consigli evangelici e sul Carmelo dedicarono il primo Tempio alla Vergine che perciò si chiamò Madonna del Carmelo o del Carmine.
Ma il Carmelo divenne insufficiente a contenere tutti quelli che si raccoglievano intorno ai primi Carmelitani e si ebbero così molti eremiti devoti alla Vergine sparsi in Palestina prima, e poi in Egitto ed in tutto l’Oriente.
Verso il 1150 finalmente si organizzarono a vita comune e si ebbero dei monasteri carmelitani che, col ritorno dei Crociati, si moltiplicarono anche in occidente e precisamente in Sicilia ed in Inghilterra.
L’approvazione dell’Ordine fu concessa dal Papa Onorio III nel 1226 ed una conferma più solenne veniva data nel 1273 con Concilio di Lione che aboliva tutte le nuove Congregazioni, facendo però rimanere in vita solo Domenicani, Francescani, Carmelitani e Agostiniani.

A questo punto giova ricordare due fatti prodigiosi. Il 16 Luglio 1251 appariva la Vergine Santa a San Simone Stock d’origine inglese, che da qualche anno reggeva le sorti dell’Ordine inglese e, porgendogli lo Scapolare, gli diceva: “Prendi, o figlio dilettissimo, questo Scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia Confraternita. Ecco un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di alleanza e di pace con voi in sempiterno. Chi morrà vestito di questo abito, non soffrirà il fuoco eterno.”
Queste parole della Madonna non ci dispensano dal vivere secondo la legge di Dio; ci promettono soltanto l’intercessione della Vergine per una santa morte.

Un secolo dopo l’apparizione a S. Simone Stock, la Vergine SS. del Carmine appariva al Pontefice Giovanni XXII e, dopo avergli raccomandato l’Ordine del Carmelo, gli prometteva di liberare i suoi confratelli dalle fiamme del Purgatorio il sabato successivo alla loro morte.
Questa seconda promessa della Vergine porta il nome di Privilegio Sabatino che ha origine dalla Bolla Sabatina dello stesso Pontefice Giovanni XXII e datata in Avignone il 3 marzo 1322.

 

Sua Santità Pio X con decreto della S. Congregazione del S. Ufficio del 16 dicembre 1910 concesse che lo Scapolare si potesse sostituire con una medaglia che portasse da una parte la effige del S. Cuore e dall’altra quella della Madonna  (preferibilmente del Carmine) .
Per usufruire della Grande Promessa  (fatta a S. Simone Stock) , bisogna ricevere lo Scapolare da un sacerdote autorizzato, portarlo sempre addosso devotamente e iscriversi nei registri della Confraternita.
Per usufruire del Privilegio Sabatino bisogna inoltre osservare la castità del proprio stato recitare alcune preghiere che il sacerdote determina nell’atto di consegnare lo Scapolare.


grazie a: santiebeati.it






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Nel documento guida sulla
formazione nella Congregazione delle Suore Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino   ("Chiamate a far rifiorire il Carmelo oggi" - Ratio Institutionis) ,
la Madonna ha un posto importante, quale modello fondamentale di coloro che seguono Gesù e maestra spirituale del Carmelo. Le pagine che seguono mostrano come la presenza e il ruolo di Maria vergine sia talmente intrinseco al carisma e, quindi, alla vita quotidiana delle figlie di madre M. Crocifissa e padre Lorenzo da essere impossibile presentarla in un'unica sezione del documento sulla formazione!
Vediamo alcune fra le pagine più importanti:


Capitolo II - CHIAMATE A ESSERE CONSACRATE
3. Chiamate a seguire Cristo nella totale consacrazione. Radicata negli esempi e negli insegnamenti di Gesù Cristo Signore, la nostra particolare vocazione nella Chiesa è un dono gratuito del Padre a noi e a tutti i suoi figli, elargito senza nostro merito dallo Spirito santo sin dal momento del nostro concepimento.
È Gesù il Cristo, il primo consacrato, nel quale e mediante il quale anche noi possiamo sentire le parole divine: “In te mi sono compiaciuto”. Docili alla voce del Padre e alla mozione interiore del Paraclito, abbiamo perciò accolto l’invito a realizzarci come donne secondo un progetto e un carisma di “speciale consacrazione”: “seguire Cristo più da vicino” e consegnarci a lui totalmente come “proprietà esclusiva”, per dedicarci a Lui “con cuore indiviso”, “stare con Lui” e, assieme a lui, metterci a servizio di Dio e dei fratelli. Come Maria di Nazaret accogliamo il dono ineffabile della consacrazione, trepide e disponibili per la consapevolezza di essere guardate da Dio con amore particolare e di essere chiamate a una risposta pienamente fiduciosa, impegnativa e coinvolgente che implica, per tutto il corso della nostra vita, un crescendo di disponibilità a Dio e ai fratelli: “Eccomi, sono l’ancella del Signore”.
Questa nostra vita consacrata esprime nella concretezza dell’esistenza quotidiana lo slancio gioioso della Chiesa sposa che si offre totalmente e gratuitamente al suo divino Sposo e si lascia affascinare completamente da lui, rifiutandosi di misurare il proprio dono, affinché la sua bellezza divina rifulga senza ombre per ogni uomo. Il gesto ardito e profetico di Maria di Betania ci aiuta a comprendere il senso della nostra scelta: come lei vogliamo spezzare il nostro vasetto di nardo per ungere d’amore il corpo di Cristo, mentre tutta la sua casa si riempie di gradevole e sovrabbondante profumo. Per questa sua caratteristica, la vita delle persone consacrate, specie dei religiosi, è parte essenziale del mistero della Chiesa per la vita del mondo ed è un dono dello Spirito radicato nel cuore stesso della Trinità santa che santifica per vie sempre nuove ogni sua creatura.
 
4.  Seguire Cristo nella sua stessa "forma di vita".  La vita consacrata dei religiosi imita più fedelmente e rende presente nella Chiesa la forma di vita che Gesù, Figlio di Dio incarnato e supremo consacrato  del Padre, ha abbracciato insieme con sua Madre e ha proposto ai suoi discepoli più vicini. La sua vita di celibe, perfettamente docile alla volontà del Padre e totalmente libero dai legami con qualsiasi bene terreno, esprime la sua filiale adesione al disegno salvifico della Trinità.
I vangeli mostrano come Gesù abbia scelto, per sé e per coloro che egli ha avuto più vicini, una forma di vita comunitaria fondata sulla fraternità e regolata secondo il servizio reciproco e la disponibilità a dare la vita gli uni per gli altri. Non possiamo non pensare che egli abbia voluto questo stile di vita nella sua comunità quale riflesso della vita trinitaria e siamo perciò coscienti che il nostro vivere insieme da sorelle è di fondamentale importanza per la piena realizzazione del progetto del Padre e l’autenticità evangelica della nostra vita.
Gesù è stato, per la sua consacrazione al Padre, il suo rivelatore supremo, e perciò il missionario per eccellenza, venuto nel mondo proprio per annunciare con le parole e mostrare con i fatti ai suoi fratelli l’amore del Padre. Per questo egli ha voluto orientare lo stile di vita e l’azione sua e della sua comunità alla predicazione itinerante e per questo, risorto dai morti, ha comandato ai suoi di “annunciarlo a ogni creatura” e ha mandato loro il suo Spirito, affinché nulla di quanto egli aveva loro confidato rimanesse nascosto. Essi, consapevoli dell’importanza di tale missione, hanno percorso tutto il mondo e, anche a prezzo della propria vita, hanno annunciato ai fratelli “ciò che avevano visto, udito e toccato”, fondando comunità di credenti che, amandosi di vero cuore, annunciavano il vangelo con la vita e la parola. Siamo, quindi, ben consapevoli che la nostra vocazione cristiana si realizza solo in una genuina dedizione missionaria, caratterizzata non tanto dalla molteplicità delle opere esteriori, quanto dalla nostra capacità di testimoniare e rendere presente nel mondo d’oggi il Cristo che dimora in noi e che adoriamo nel santuario del nostro cuore “in spirito e verità”.
L’impegno col quale i religiosi, sotto l’impulso dello Spirito santo, si donano a Dio seguendo Cristo in castità, povertà e obbedienza, formando comunità fraterne e impegnate nell’annuncio del vangelo è, perciò, una “memoria vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa è vivente tradizione della vita e del messaggio del Salvatore”, che costituiscono la suprema norma di esistenza alla quale ogni religioso e ogni comunità religiosa desidera e s’impegna a lasciarsi conformare pienamente dallo Spirito, a gloria del Padre e per la salvezza di ogni uomo.

Capitolo IV -  CHIAMATE A ESSERE CARMELITANE 
10. Seguire Cristo nel Carmelo.  Il Padre ci ha chiamate a realizzare la nostra consacrazione nel Carmelo missionario fondato da madre M. Crocifissa Curcio insieme con padre Lorenzo van den Eerenbeemt e da loro affidato a s. Teresa di Gesù bambino.
Il nostro modo specifico di “vivere nell’ossequio di Cristo e servirlo con cuore puro e totale dedizione”, cioè di essere Carmelitane, è, dunque, quello che essi ci hanno affidato e insegnato: siamo una  fraternità contemplativa impegnata a far rifiorire il Carmelo in ogni parte del mondo, restaurando l’umanità.
Partecipiamo con gioia alla stessa e unica vocazione del Carmelo, in modo complementare ai frati, alle monache, alle altre congregazioni religiose, agli istituti secolari e alle tante forme di vita laicale che costituiscono la Famiglia carmelitana. Con tutti questi fratelli e sorelle condividiamo un’identità carismatica e una storia ben delineate: siamo parte viva di una lunga esperienza umana, spirituale e apostolica raffinata dal tempo, resa feconda dallo Spirito per tutta la Chiesa e siamo pertanto impegnate a rileggerla, reinterpretarla e approfondirla costantemente per conoscerla, incarnarla, arricchirla e rinnovarla con i doni che il Signore ci ha affidati, in quanto donne e figlie spirituali di madre M. Crocifissa e padre Lorenzo. Coscienti delle solide radici che ci pongono nel cuore della Chiesa, nostra madre, possiamo stendere i nostri rami in tutto il mondo e fra tutti gli uomini del nostro tempo, sicure di poter trovare sempre in queste radici il nutrimento che ci è necessario per poter compiere la missione che il Signore ci ha affidato: far rifiorire il Carmelo restaurando l’umanità.
 
11. La dimensione contemplativa della vita carmelitana.  La grande Famiglia del Carmelo, nella quale il Signore ha voluto inserirci, riconosce che il proprio carisma si fonda su tre elementi: la contemplazione, la fraternità e il servizio in mezzo al popolo.
Il solido collante e l’inesauribile fonte  d’energia che unifica e dà dinamicità a questi elementi è la contemplazione, o meglio, la dimensione contemplativa dell’intera esistenza.  [...]

12. La preghiera nella nostra vita carmelitana.  La preghiera è sempre stato il veicolo privilegiato mediante il quale Dio ci concede di entrare nell’esperienza contemplativa. In essa, esprimiamo la nostra risposta gioiosa alla chiamata di Cristo, aprendoci all’azione dello Spirito che gradualmente ci trasforma attraverso tutti gli eventi grandi e piccoli della vita. Si attiva così un processo di trasformazione, frutto della presenza sempre attiva del Vivente che ci vivifica, che ci rende continuamente nuove e ci abilita a vivere evangelicamente.
Le forme di preghiera assiduamente coltivate nel Carmelo sin dai suoi primi passi, sono la  lettura orante della Parola di Dio e la celebrazione della liturgia: la prima si svolgeva nella solitudine delle celle monastiche, collocate sulle pendici del monte Carmelo, mentre la seconda avveniva nella cappella dedicata alla Madre di Dio, posta al centro delle celle. Nella tradizione della nostra Congregazione, a queste forme di preghiera si sono aggiunte l’adorazione eucaristica, il Rosario mariano e le pratiche riparatorie al Cuore di Gesù. Vi è una tensione fra la solitudine orante e l’incontro fraterno che caratterizza da sempre il carisma del Carmelo e la nostra vita; esse infatti si fecondano a vicenda, stimolandoci a dare risposte sempre nuove alle istanze spirituali degli uomini e delle donne del nostro tempo.
La solitudine della cella monastica è figura di quel “luogo del cuore” nel quale c’incontriamo faccia a faccia con Colui che ci ama e sul quale centriamo la nostra esistenza, è anche per noi un’esperienza fondamentale nel cammino spirituale. Anche se non possediamo luoghi materiali come le celle monastiche, il nostro quotidiano è comunque caratterizzato da momenti forti, nei quali ripetiamo e rafforziamo l’incontro d’amore con la Trinità che ci abita. In forza di tali momenti, possiamo prolungare l’esperienza contemplativa in tutte le fasi e circostanze della vita.
Nel confronto costante con la Parola di Dio, nel rapporto personale con il Cristo eucaristico, nel silenzio di tutto l’essere che si pone in attento ascolto della voce divina e nella preghiera solitaria e liturgica, impariamo a incontrare Dio nella vita quotidiana e ad affidarci a Lui nel cammino di conformazione a Cristo. Solo così, infatti, diventiamo capaci di accogliere i successi e le gioie come doni, le crisi e i deserti come occasioni di crescita, integrando armonicamente i valori fondamentali della vita cristiana secondo quella particolare architettura che è data dal carisma carmelitano.

13. La nostra fraternità di Carmelitane.  La nostra vita quotidiana di sorelle è la manifestazione e il banco di prova dell’autenticità della nostra contemplazione, è l’espressione esistenziale della dimensione ecclesiale della nostra consacrazione religiosa e, in forza di essa, la nostra fraternità è configurata come una “piccola chiesa”. Nel costante condividere la mensa, il lavoro, la preghiera, la missione, le gioie e i dolori ci scopriamo in cammino verso l’unico Padre, partecipiamo l’una dei carismi dell’altra e ci sosteniamo vicendevolmente nelle fatiche del cammino della sequela Christi. Anche la nostra fraternità ha la propria dimensione contemplativa, in quanto è incentrata sulla comune vocazione ad amare e a lasciarci amare dal Padre, è sostenuta dal costante tornare di ciascuna al centro di se stessa per incontrarsi con Lui, è caratterizzata dall’impegno di tutte a centrare l’esistenza personale e comunitaria sulla sua Persona e sulla costruzione del suo Regno.
 
14. Missione e servizio.  La nostra vita ha anche un’irrinunciabile dimensione missionaria, in virtù della quale siamo inserite nel cammino ecclesiale della nuova evangelizzazione e di collaborazione alla prima evangelizzazione di tanti uomini e donne del nostro tempo. In quanto Carmelitane, infatti, siamo chiamate, come singole e come comunità, a “contagiare” tutti coloro che il Signore ci pone accanto nel nostro cammino evangelico, lasciando traboccare in ogni modo la pienezza d’amore che Dio ci dona: “la bocca, infatti, parla dalla sovrabbondanza del cuore".
La nostra vocazione specifica nel Carmelo ci indica con chiarezza con quale stile metterci a servizio dei fratelli: lo stile amorevole, ardente e discreto di Maria di Nazaret che ha mosso il cuore dei missionari di ogni epoca e che ci permette di esprimere in pieno anche la nostra femminilità. Stile caratterizzato dall’ardore per l’annunzio del vangelo dell’amore e della pace, dall’impegno per la giustizia, dalla vivacità e creatività nell’individuare le modalità concrete per un servizio evangelicamente efficace, dalla tenacia e dalla disponibilità anche al martirio nell’affrontare le inevitabili difficoltà, dall’apertura alla collaborazione con tutti coloro che cercano sinceramente il Regno di Dio e dal rispetto per la cultura di ogni popolo.
Con Maria e come lei, vogliamo offrire  una presenza attenta e sollecita nelle Chiese locali in cui viviamo, per poter annunciare il Signore Gesù con tutta la nostra esistenza, con le nostre opere a favore dei giovani, dei bambini e delle famiglie, con la nostra vita comunitaria. Vogliamo seguire il Cristo e, perciò, imitarlo nell’umiltà del servizio e prestargli le nostre cure in questi fratelli con la stessa amorevole disponibilità con cui la Madre di Dio ha accompagnato Elisabetta, seguito la crescita di Gesù, partecipato alle nozze di Cana e sostenuto i primi passi della vita della Chiesa, disponibili così a partecipare anche alla sofferenza redentrice della croce del Signore nei suoi “piccoli”.
 
15.  Missione e contemplazione. Chiamate alla vita missionaria, sperimentiamo che anch’essa è espressione della dimensione contemplativa della nostra esistenza: “Quel che chiediamo a Dio è di lavorare per la sua gloria, è di amarlo e di farlo amare!”.
Solo concentrando tutta la nostra attenzione interiore sulla Persona di Cristo, infatti, possiamo servire con efficacia e senza egoistici interessi i nostri fratelli. [...]


Capitolo V  -  CHIAMATE A ESSERE CARMELITANE MISSIONARIE DI S. TERESA DEL BAMBINO GESÙ
16.  Far rifiorire il Carmelo.  Il carisma della nostra Congregazione nasce dall’incontro provvidenziale tra l’ideale di madre M. Crocifissa e quello di padre Lorenzo. Lui, pieno di progetti e desideri missionari, aiuta lei a precisare il “grande ideale sognato fin dall’infanzia”: dedicarsi in ogni parte del mondo all’evangelizzazione e ai giovani bisognosi di amore e di educazione, per “restaurare” in loro e in ogni uomo l’immagine di Dio. Entrambi autentici e generosi figli del Carmelo: immersi nella contemplazione del Dio vivente e ardenti di spirito profetico.
Madre M. Crocifissa comprende la propria vocazione grazie alla mediazione di Maria di Nazaret: “Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato, cioè dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel mio paese e in molti altri”. In seguito, Gesù le fa comprendere la modalità principale secondo cui questa sua missione deve esplicarsi:  “Offrirsi vittima di espiazione assieme al gran Martire d’Amore. Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete, sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù eucaristico. È una delle importanti missioni che ci ha affidato in questa novella istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un’anima da salvare”. Grazie a queste intuizioni e alla costante e fedele vicinanza di padre Lorenzo, si delinea con chiarezza sempre maggiore il carisma della nostra Congregazione, oggi affidato a noi in tutte le sue parti: spiritualità, fraternità, missionarietà.
“Far rifiorire il Carmelo”, nell’intuizione di madre M. Crocifissa, è prima di tutto renderlo presente dove non lo è ancora. Naturalmente, tale presenza deve essere caratterizzata dall’autenticità contemplativa e dalla fraternità profetica. L’ispirazione infatti riguarda non la sola madre M. Crocifissa, ma anche “le altre sue compagne”: la loro “riunione” d’intenti apostolici e di fraternità è, in se stessa, il primo “rifiorire del Carmelo”.
Il significato più profondo della “grande missione di far rifiorire il Carmelo” è legato alla diffusione del suo messaggio spirituale. L’assidua ricerca della comunione d’amore con Dio mediante l’impegno a “meditare giorno e notte nella Legge del Signore” e a celebrare quotidianamente l’Eucaristia è la grande ricchezza del Carmelo. È il riflesso e il frutto della sua identità mariana, perché è Maria di Nazaret la prima discepola di Gesù e la donna che ha pienamente vissuto la comunione con Dio, in un singolare e intimissimo rapporto d’amore con lui. Dunque, il Carmelo può veramente rifiorire solo laddove i Cristiani scelgono di vivere in stile mariano, impegnandosi totalmente a “vivere alla presenza del Dio vivente” e a lasciarsi amare da Lui, costruendo una vera fraternità fra di loro e servendo chiunque si trova nel bisogno. Dove madre M. Crocifissa e le sue figlie sono presenti, il Carmelo deve rifiorire non solo mediante la semplice presenza delle suore, ma soprattutto provocando, con la testimonianza prima d’ogni cosa, il ritorno del maggior numero possibile di uomini e donne alla comunione con Dio, a un “rapporto d’amicizia” con lui, fondato sulla totale disponibilità ad accogliere il suo amore, sul modello di Maria di Nazaret e sotto il suo sguardo materno.

Capitolo VII  -  CHIAMATE A GUARDARE AI MODELLI ISPIRATORI
26. Maria di Nazaret.  Riconosciamo in Maria la sorella, la donna che si lascia trasformare dallo Spirito santo. Pellegrina nella fede e nell’amore, ella diventa segno “di ciò che noi desideriamo essere nella Chiesa”. Ella è per noi modello di ascolto e di accoglienza della Parola di Dio, di docilità all’azione dello Spirito, di adesione alla volontà del Padre, di servizio fraterno, di “generatrice” di Dio per il mondo. Ella c’insegna a cercare e riconoscere la presenza di Dio nel quotidiano, a essere forti nella sofferenza e a gioire con i nostri fratelli. È lei l’ardente profeta capace di vedere e proclamare le “grandi cose” che Dio ha fatto ed è lei, piena dello Spirito santo, che rende presente il Figlio in mezzo alla comunità ecclesiale prima della Pentecoste.
Pellegrine come lei, che è il tabernacolo vivente del Verbo incarnato e dello Spirito santo, portiamo agli altri la gioia dell’annuncio cristiano e della solidarietà del buon samaritano, custodendo nel cuore la Parola e crescendo nella fede ogni giorno. Come ogni Carmelitano e Carmelitana, viviamo perciò un rapporto intimo e familiare con lei, la “tenera Madre” e sorella nostra.








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Per celebrare la festa della beata Vergine Maria del monte Carmelo
in comunione con tutti i Carmelitani e Carmelitane il 16 luglio:

orate_frat liturgia delle ore della solennità
orate_frat celebrazione eucaristica della solennità
orate_frat imposizione dello scapolare della Madonna del Carmine








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Per conoscere la spiritualità mariana del Carmelo, scarica e leggi uno di questi e-book:






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Per conoscere la spiritualità mariana della beata M. Crocifissa e di padre Lorenzo:





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