
Maria di Nazareth
madre e bellezza del Carmelo
L'identità e la spiritualità dell'Ordine Carmelitano
e della Famiglia spirituale del Carmelo
trovano in Maria di Nazareth
il primo esemplare e il perfetto modello.
Per questo "il Carmelo è tutto di Maria"
nel suo impegno a "vivere nell'ossequio di Cristo
e in totale dedizione" a Lui.
Alla Vergine dal cuore purissimo
s'innalza il canto dei suoi fratelli e sorelle
e la loro invocazione fiduciosa
Fior del Carmelo,
vite fiorente,
splendor del cielo,
tu solamente
sei vergin Madre.
Madre mite
e intemerata,
ai figli tuoi
sii propizia,
stella del mare.
Ceppo di Jesse
che il fior produce,
a noi concedi
di rimanere
con te per sempre.
Giglio cresciuto
tra le alte spine,
pure conserva
le menti fragili
e dona aiuto.
Forte armatura
dei combattenti,
la guerra infuria:
poni a difesa
lo scapolare.
Nell’incertezza
dacci consiglio,
nella sventura
dal cielo impètra
consolazione.
Madre e Signora
del tuo Carmelo,
di quella gioia
che ti rapisce
sazia i cuori.
O chiave e porta
del Paradiso,
fa che giungiamo
ove di gloria
sei coronata. Amen. |
cantiamo a te,
nostra tenera Madre

icona della Madonna "La Bruna"
storia della devozione
le Carmelitane missionarie e la vergine Maria
liturgia del 16 luglio
letture utili - e-books
letture utili - conferenze e lettere
scritti e studi sulla spiritualità mariana
della beata M. Crocifissa e di padre Lorenzo
|
Flos Carméli,
vitis florigera,
splendor caeli,
Virgo puérpera
Singuláris.
Mater mitis,
sed viri néscia,
carmelítis
esto propítia,
stella maris.
Radix Iesse
gérminans flósculum,
nos adésse
tecum in saeculum
patiáris.
Inter spinas
quae crescis lilíum,
serva puras
mentes fragílium,
tuteláris!
Armatúra
fortis pugnantium,
furunt bella,
tende praesídium
scapuláris.
Per incérta
prudens consílium,
per advérsa
iuge solátium
largiáris.
Mater dulcis
Carméli dómina,
plebem tuam
reple laetítia
qua beáris.
Parádisi
clavis et iánua,
fac nos duci
quo, Mater, gloria
coronáris. Amen. |
|
L'icona della
Madonna detta "La Bruna" è custodita
con grande venerazione a
Napoli,
nel santuario del Carmine maggiore.
è una delle più celebri
e venerate immagini
della Madonna dei Carmelitani
per conoscere meglio
quest'immagine
e la ricca spiritualità di cui è portatrice,
clicca sull'icona
|

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invoca
la Madre di Dio del m. Carmelo
secondo la spiritualità
di madre M. Crocifissa
L'immagine della
Madonna del Carmine
nella cappella della beata M. Crocifissa
|
|
La festa della
beata vergine Maria del monte Carmelo
è una memoria mariana di origine devozionale. Il titolo del Carmelo ricorda
l’eredità spirituale di Elia profeta, come contemplativo e strenuo difensore
dell’unico Dio di Israele. Sul monte Carmelo, nel secolo XII, si raccolsero
alcuni eremiti nell’intento di dedicarsi giorno e notte alla lode di Dio
sotto il patrocinio della beata Vergine Maria. (Mess. Rom.) .
Etimologia: Maria = amata da Dio, dall’egiziano; signora, dall’ebraico
Il
Monte Carmelo, in Palestina, fin dal tempo dei Fenici (chiamati Filistei
nella S. Bibbia) fu meta di anacoreti; lassù si ritirarono, dopo la morte di
Gesù, alcuni cristiani aspiranti alla perfezione dei consigli evangelici e
sul Carmelo dedicarono il primo Tempio alla Vergine che perciò si chiamò
Madonna del Carmelo o del Carmine.
Ma il Carmelo divenne insufficiente a contenere tutti quelli che si
raccoglievano intorno ai primi Carmelitani e si ebbero così molti
eremiti devoti alla Vergine sparsi in Palestina prima, e poi in Egitto ed in
tutto l’Oriente.
Verso il 1150 finalmente si organizzarono a vita comune e si ebbero dei
monasteri carmelitani che, col ritorno dei Crociati, si
moltiplicarono anche in occidente e precisamente in Sicilia ed in
Inghilterra.
L’approvazione dell’Ordine fu concessa dal Papa Onorio III nel 1226
ed una conferma più solenne veniva data nel 1273 con Concilio di Lione
che aboliva tutte le nuove Congregazioni, facendo però rimanere in vita solo
Domenicani, Francescani, Carmelitani e Agostiniani.
A questo punto giova ricordare due fatti prodigiosi. Il 16
Luglio 1251 appariva la Vergine Santa a San Simone Stock d’origine
inglese, che da qualche anno reggeva le sorti dell’Ordine inglese e,
porgendogli lo Scapolare, gli diceva: “Prendi, o figlio
dilettissimo, questo Scapolare del tuo Ordine, segno distintivo della mia
Confraternita. Ecco un segno di salute, di salvezza nei pericoli, di
alleanza e di pace con voi in sempiterno. Chi morrà vestito di questo abito,
non soffrirà il fuoco eterno.”
Queste parole della Madonna non ci dispensano dal vivere secondo la
legge di Dio; ci promettono soltanto l’intercessione della Vergine per una
santa morte.
Un secolo dopo l’apparizione a S. Simone Stock, la Vergine
SS. del Carmine appariva al Pontefice Giovanni XXII e, dopo avergli
raccomandato l’Ordine del Carmelo, gli prometteva di liberare i suoi
confratelli dalle fiamme del
Purgatorio il sabato successivo alla loro morte.
Questa seconda promessa della Vergine porta il nome di Privilegio
Sabatino che ha origine dalla Bolla Sabatina dello stesso
Pontefice Giovanni XXII e datata in Avignone il 3 marzo 1322.
Sua Santità Pio X con decreto della S. Congregazione del S.
Ufficio del 16 dicembre 1910 concesse che lo Scapolare si potesse sostituire
con una medaglia che portasse da una parte la effige del S. Cuore e
dall’altra quella della Madonna (preferibilmente del Carmine) .
Per usufruire della Grande Promessa (fatta a S. Simone Stock) , bisogna
ricevere lo Scapolare da un sacerdote autorizzato, portarlo sempre addosso
devotamente e iscriversi nei registri della Confraternita.
Per usufruire del Privilegio Sabatino bisogna inoltre osservare la
castità del proprio stato recitare alcune preghiere che il sacerdote
determina nell’atto di consegnare lo Scapolare.
grazie a:
santiebeati.it
|
Nel
documento guida sulla formazione nella Congregazione delle Suore
Carmelitane missionarie di s. Teresa di Gesù bambino ("Chiamate a far rifiorire il Carmelo oggi" - Ratio Institutionis) ,
la
Madonna ha un posto importante, quale modello fondamentale di coloro
che seguono Gesù e maestra spirituale del Carmelo. Le pagine che
seguono mostrano come la presenza e il ruolo di Maria vergine sia
talmente intrinseco al carisma e, quindi, alla vita quotidiana delle
figlie di madre M. Crocifissa e padre Lorenzo da essere impossibile
presentarla in un'unica sezione del documento sulla formazione!
Vediamo alcune fra le pagine più importanti:
Capitolo II - CHIAMATE A ESSERE CONSACRATE
3. Chiamate a seguire Cristo nella totale consacrazione. Radicata
negli esempi e negli insegnamenti di Gesù Cristo Signore, la nostra
particolare vocazione nella Chiesa è un dono gratuito del Padre a noi e
a tutti i suoi figli, elargito senza nostro merito dallo Spirito santo
sin dal momento del nostro concepimento.
È
Gesù il Cristo, il primo consacrato, nel quale e mediante il quale
anche noi possiamo sentire le parole divine: “In te mi sono
compiaciuto”. Docili alla voce del Padre e alla mozione interiore del
Paraclito, abbiamo perciò accolto l’invito a realizzarci come donne
secondo un progetto e un carisma di “speciale consacrazione”: “seguire
Cristo più da vicino” e consegnarci a lui totalmente come “proprietà
esclusiva”, per dedicarci a Lui “con cuore indiviso”, “stare con Lui”
e, assieme a lui, metterci a servizio di Dio e dei fratelli. Come Maria
di Nazaret accogliamo il dono ineffabile della consacrazione, trepide e
disponibili per la consapevolezza di essere guardate da Dio con amore
particolare e di essere chiamate a una risposta pienamente fiduciosa,
impegnativa e coinvolgente che implica, per tutto il corso della nostra
vita, un crescendo di disponibilità a Dio e ai fratelli: “Eccomi, sono
l’ancella del Signore”.
Questa
nostra vita consacrata esprime nella concretezza dell’esistenza
quotidiana lo slancio gioioso della Chiesa sposa che si offre
totalmente e gratuitamente al suo divino Sposo e si lascia affascinare
completamente da lui, rifiutandosi di misurare il proprio dono,
affinché la sua bellezza divina rifulga senza ombre per ogni uomo. Il
gesto ardito e profetico di Maria di Betania ci aiuta a comprendere il
senso della nostra scelta: come lei vogliamo spezzare il nostro vasetto
di nardo per ungere d’amore il corpo di Cristo, mentre tutta la sua
casa si riempie di gradevole e sovrabbondante profumo. Per questa sua
caratteristica, la vita delle persone consacrate, specie dei religiosi,
è parte essenziale del mistero della Chiesa per la vita del mondo ed è
un dono dello Spirito radicato nel cuore stesso della Trinità santa che
santifica per vie sempre nuove ogni sua creatura.
4. Seguire Cristo nella sua stessa "forma di vita".
La vita consacrata dei religiosi imita più fedelmente e rende presente
nella Chiesa la forma di vita che Gesù, Figlio di Dio incarnato e
supremo consacrato del Padre, ha abbracciato insieme con sua
Madre e ha proposto ai suoi discepoli più vicini. La sua vita di
celibe, perfettamente docile alla volontà del Padre e totalmente libero
dai legami con qualsiasi bene terreno, esprime la sua filiale adesione
al disegno salvifico della Trinità.
I
vangeli mostrano come Gesù abbia scelto, per sé e per coloro che egli
ha avuto più vicini, una forma di vita comunitaria fondata sulla
fraternità e regolata secondo il servizio reciproco e la disponibilità
a dare la vita gli uni per gli altri. Non possiamo non pensare che egli
abbia voluto questo stile di vita nella sua comunità quale riflesso
della vita trinitaria e siamo perciò coscienti che il nostro vivere
insieme da sorelle è di fondamentale importanza per la piena
realizzazione del progetto del Padre e l’autenticità evangelica della
nostra vita.
Gesù
è stato, per la sua consacrazione al Padre, il suo rivelatore supremo,
e perciò il missionario per eccellenza, venuto nel mondo proprio per
annunciare con le parole e mostrare con i fatti ai suoi fratelli
l’amore del Padre. Per questo egli ha voluto orientare lo stile di vita
e l’azione sua e della sua comunità alla predicazione itinerante e per
questo, risorto dai morti, ha comandato ai suoi di “annunciarlo a ogni
creatura” e ha mandato loro il suo Spirito, affinché nulla di
quanto egli aveva loro confidato rimanesse nascosto. Essi, consapevoli
dell’importanza di tale missione, hanno percorso tutto il mondo e,
anche a prezzo della propria vita, hanno annunciato ai fratelli “ciò
che avevano visto, udito e toccato”, fondando comunità di credenti che,
amandosi di vero cuore, annunciavano il vangelo con la vita e la
parola. Siamo, quindi, ben consapevoli che la nostra vocazione
cristiana si realizza solo in una genuina dedizione missionaria,
caratterizzata non tanto dalla molteplicità delle opere esteriori,
quanto dalla nostra capacità di testimoniare e rendere presente nel
mondo d’oggi il Cristo che dimora in noi e che adoriamo nel santuario
del nostro cuore “in spirito e verità”.
L’impegno
col quale i religiosi, sotto l’impulso dello Spirito santo, si donano a
Dio seguendo Cristo in castità, povertà e obbedienza, formando comunità
fraterne e impegnate nell’annuncio del vangelo è, perciò, una “memoria
vivente del modo di esistere e di agire di Gesù come Verbo incarnato di
fronte al Padre e di fronte ai fratelli. Essa è vivente tradizione
della vita e del messaggio del Salvatore”, che costituiscono la suprema
norma di esistenza alla quale ogni religioso e ogni comunità religiosa
desidera e s’impegna a lasciarsi conformare pienamente dallo Spirito, a
gloria del Padre e per la salvezza di ogni uomo.
Capitolo IV - CHIAMATE A ESSERE CARMELITANE
10. Seguire Cristo nel Carmelo.
Il Padre ci ha chiamate a realizzare la nostra consacrazione nel
Carmelo missionario fondato da madre M. Crocifissa Curcio insieme con
padre Lorenzo van den Eerenbeemt e da loro affidato a s. Teresa di Gesù
bambino.
Il
nostro modo specifico di “vivere nell’ossequio di Cristo e servirlo con
cuore puro e totale dedizione”, cioè di essere Carmelitane, è, dunque,
quello che essi ci hanno affidato e insegnato: siamo una
fraternità contemplativa impegnata a far rifiorire il Carmelo in ogni
parte del mondo, restaurando l’umanità.
Partecipiamo
con gioia alla stessa e unica vocazione del Carmelo, in modo
complementare ai frati, alle monache, alle altre congregazioni
religiose, agli istituti secolari e alle tante forme di vita laicale
che costituiscono la Famiglia carmelitana. Con tutti questi fratelli e
sorelle condividiamo un’identità carismatica e una storia ben
delineate: siamo parte viva di una lunga esperienza umana, spirituale e
apostolica raffinata dal tempo, resa feconda dallo Spirito per tutta la
Chiesa e siamo pertanto impegnate a rileggerla, reinterpretarla e
approfondirla costantemente per conoscerla, incarnarla, arricchirla e
rinnovarla con i doni che il Signore ci ha affidati, in quanto donne e
figlie spirituali di madre M. Crocifissa e padre Lorenzo. Coscienti
delle solide radici che ci pongono nel cuore della Chiesa, nostra
madre, possiamo stendere i nostri rami in tutto il mondo e fra tutti
gli uomini del nostro tempo, sicure di poter trovare sempre in queste
radici il nutrimento che ci è necessario per poter compiere la missione
che il Signore ci ha affidato: far rifiorire il Carmelo restaurando l’umanità.
11. La dimensione contemplativa della vita carmelitana.
La grande Famiglia del Carmelo, nella quale il Signore ha voluto
inserirci, riconosce che il proprio carisma si fonda su tre elementi:
la contemplazione, la fraternità e il servizio in mezzo al popolo.
Il
solido collante e l’inesauribile fonte d’energia che unifica e dà
dinamicità a questi elementi è la contemplazione, o meglio, la
dimensione contemplativa dell’intera esistenza. [...]
12. La preghiera nella nostra vita carmelitana.
La preghiera è sempre stato il veicolo privilegiato mediante il quale
Dio ci concede di entrare nell’esperienza contemplativa. In essa,
esprimiamo la nostra risposta gioiosa alla chiamata di Cristo,
aprendoci all’azione dello Spirito che gradualmente ci trasforma
attraverso tutti gli eventi grandi e piccoli della vita. Si attiva così
un processo di trasformazione, frutto della presenza sempre attiva del
Vivente che ci vivifica, che ci rende continuamente nuove e ci abilita
a vivere evangelicamente.
Le
forme di preghiera assiduamente coltivate nel Carmelo sin dai suoi
primi passi, sono la lettura orante della Parola di Dio e
la celebrazione della liturgia: la prima si svolgeva nella
solitudine delle celle monastiche, collocate sulle pendici del monte
Carmelo, mentre la seconda avveniva nella cappella dedicata alla Madre
di Dio, posta al centro delle celle. Nella tradizione della nostra
Congregazione, a queste forme di preghiera si sono aggiunte
l’adorazione eucaristica, il Rosario mariano e le pratiche riparatorie
al Cuore di Gesù. Vi è una tensione fra la solitudine orante e
l’incontro fraterno che caratterizza da sempre il carisma del Carmelo e
la nostra vita; esse infatti si fecondano a vicenda, stimolandoci a
dare risposte sempre nuove alle istanze spirituali degli uomini e delle
donne del nostro tempo.
La
solitudine della cella monastica è figura di quel “luogo del cuore” nel
quale c’incontriamo faccia a faccia con Colui che ci ama e sul quale
centriamo la nostra esistenza, è anche per noi un’esperienza
fondamentale nel cammino spirituale. Anche se non possediamo luoghi
materiali come le celle monastiche, il nostro quotidiano è comunque
caratterizzato da momenti forti, nei quali ripetiamo e rafforziamo
l’incontro d’amore con la Trinità che ci abita. In forza di tali
momenti, possiamo prolungare l’esperienza contemplativa in tutte le
fasi e circostanze della vita.
Nel
confronto costante con la Parola di Dio, nel rapporto personale con il
Cristo eucaristico, nel silenzio di tutto l’essere che si pone in
attento ascolto della voce divina e nella preghiera solitaria e
liturgica, impariamo a incontrare Dio nella vita quotidiana e ad
affidarci a Lui nel cammino di conformazione a Cristo. Solo così,
infatti, diventiamo capaci di accogliere i successi e le gioie come
doni, le crisi e i deserti come occasioni di crescita, integrando
armonicamente i valori fondamentali della vita cristiana secondo quella
particolare architettura che è data dal carisma carmelitano.
13. La nostra fraternità di Carmelitane.
La nostra vita quotidiana di sorelle è la manifestazione e il banco di
prova dell’autenticità della nostra contemplazione, è l’espressione
esistenziale della dimensione ecclesiale della nostra consacrazione
religiosa e, in forza di essa, la nostra fraternità è configurata come
una “piccola chiesa”. Nel costante condividere la mensa, il lavoro, la
preghiera, la missione, le gioie e i dolori ci scopriamo in cammino
verso l’unico Padre, partecipiamo l’una dei carismi dell’altra e ci
sosteniamo vicendevolmente nelle fatiche del cammino della sequela
Christi. Anche la nostra fraternità ha la propria dimensione
contemplativa, in quanto è incentrata sulla comune vocazione ad amare e
a lasciarci amare dal Padre, è sostenuta dal costante tornare di
ciascuna al centro di se stessa per incontrarsi con Lui, è
caratterizzata dall’impegno di tutte a centrare l’esistenza personale e
comunitaria sulla sua Persona e sulla costruzione del suo Regno.
14. Missione e servizio.
La nostra vita ha anche un’irrinunciabile dimensione missionaria, in
virtù della quale siamo inserite nel cammino ecclesiale della nuova
evangelizzazione e di collaborazione alla prima evangelizzazione di
tanti uomini e donne del nostro tempo. In quanto Carmelitane, infatti,
siamo chiamate, come singole e come comunità, a “contagiare” tutti
coloro che il Signore ci pone accanto nel nostro cammino evangelico,
lasciando traboccare in ogni modo la pienezza d’amore che Dio ci dona:
“la bocca, infatti, parla dalla sovrabbondanza del cuore".
La
nostra vocazione specifica nel Carmelo ci indica con chiarezza con
quale stile metterci a servizio dei fratelli: lo stile amorevole,
ardente e discreto di Maria di Nazaret che ha mosso il cuore dei
missionari di ogni epoca e che ci permette di esprimere in pieno anche
la nostra femminilità. Stile caratterizzato dall’ardore per l’annunzio
del vangelo dell’amore e della pace, dall’impegno per la giustizia,
dalla vivacità e creatività nell’individuare le modalità concrete per
un servizio evangelicamente efficace, dalla tenacia e dalla
disponibilità anche al martirio nell’affrontare le inevitabili
difficoltà, dall’apertura alla collaborazione con tutti coloro che
cercano sinceramente il Regno di Dio e dal rispetto per la cultura di
ogni popolo.
Con
Maria e come lei, vogliamo offrire una presenza attenta e
sollecita nelle Chiese locali in cui viviamo, per poter annunciare il
Signore Gesù con tutta la nostra esistenza, con le nostre opere a
favore dei giovani, dei bambini e delle famiglie, con la nostra vita
comunitaria. Vogliamo seguire il Cristo e, perciò, imitarlo nell’umiltà
del servizio e prestargli le nostre cure in questi fratelli con la
stessa amorevole disponibilità con cui la Madre di Dio ha accompagnato
Elisabetta, seguito la crescita di Gesù, partecipato alle nozze di Cana
e sostenuto i primi passi della vita della Chiesa, disponibili così a
partecipare anche alla sofferenza redentrice della croce del Signore
nei suoi “piccoli”.
15. Missione e contemplazione.
Chiamate alla vita missionaria, sperimentiamo che anch’essa è
espressione della dimensione contemplativa della nostra esistenza:
“Quel che chiediamo a Dio è di lavorare per la sua gloria, è di amarlo
e di farlo amare!”.
Solo
concentrando tutta la nostra attenzione interiore sulla Persona di
Cristo, infatti, possiamo servire con efficacia e senza egoistici
interessi i nostri fratelli. [...]
Capitolo V - CHIAMATE A ESSERE CARMELITANE MISSIONARIE DI S. TERESA DEL BAMBINO GESÙ
16. Far rifiorire il Carmelo.
Il carisma della nostra Congregazione nasce dall’incontro
provvidenziale tra l’ideale di madre M. Crocifissa e quello di padre
Lorenzo. Lui, pieno di progetti e desideri missionari, aiuta lei a
precisare il “grande ideale sognato fin dall’infanzia”: dedicarsi in
ogni parte del mondo all’evangelizzazione e ai giovani bisognosi di
amore e di educazione, per “restaurare” in loro e in ogni uomo
l’immagine di Dio. Entrambi autentici e generosi figli del Carmelo:
immersi nella contemplazione del Dio vivente e ardenti di spirito
profetico.
Madre
M. Crocifissa comprende la propria vocazione grazie alla mediazione di
Maria di Nazaret: “Sentivo la grande missione che la tenera Madre del
Carmelo mi aveva predestinato, cioè dovevo riunirmi con altre mie
compagne e far rifiorire il Carmelo nel mio paese e in molti altri”. In
seguito, Gesù le fa comprendere la modalità principale secondo cui
questa sua missione deve esplicarsi: “Offrirsi vittima di
espiazione assieme al gran Martire d’Amore. Gesù ha bisogno di queste
anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete, sempre con
diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù eucaristico.
È una delle importanti missioni che ci ha affidato in questa novella
istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive
nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha
un’anima da salvare”. Grazie a queste intuizioni e alla costante e
fedele vicinanza di padre Lorenzo, si delinea con chiarezza sempre
maggiore il carisma della nostra Congregazione, oggi affidato a noi in
tutte le sue parti: spiritualità, fraternità, missionarietà.
“Far
rifiorire il Carmelo”, nell’intuizione di madre M. Crocifissa, è prima
di tutto renderlo presente dove non lo è ancora. Naturalmente, tale
presenza deve essere caratterizzata dall’autenticità contemplativa e
dalla fraternità profetica. L’ispirazione infatti riguarda non la sola
madre M. Crocifissa, ma anche “le altre sue compagne”: la loro
“riunione” d’intenti apostolici e di fraternità è, in se stessa, il
primo “rifiorire del Carmelo”.
Il
significato più profondo della “grande missione di far rifiorire il
Carmelo” è legato alla diffusione del suo messaggio spirituale.
L’assidua ricerca della comunione d’amore con Dio mediante l’impegno a
“meditare giorno e notte nella Legge del Signore” e a celebrare
quotidianamente l’Eucaristia è la grande ricchezza del Carmelo. È il
riflesso e il frutto della sua identità mariana, perché è Maria di
Nazaret la prima discepola di Gesù e la donna che ha pienamente vissuto
la comunione con Dio, in un singolare e intimissimo rapporto d’amore
con lui. Dunque, il Carmelo può veramente rifiorire solo laddove i
Cristiani scelgono di vivere in stile mariano, impegnandosi totalmente
a “vivere alla presenza del Dio vivente” e a lasciarsi amare da Lui,
costruendo una vera fraternità fra di loro e servendo chiunque si trova
nel bisogno. Dove madre M. Crocifissa e le sue figlie sono presenti, il
Carmelo deve rifiorire non solo mediante la semplice presenza delle
suore, ma soprattutto provocando, con la testimonianza prima d’ogni
cosa, il ritorno del maggior numero possibile di uomini e donne alla
comunione con Dio, a un “rapporto d’amicizia” con lui, fondato sulla
totale disponibilità ad accogliere il suo amore, sul modello di Maria
di Nazaret e sotto il suo sguardo materno.
Capitolo VII - CHIAMATE A GUARDARE AI MODELLI ISPIRATORI
26. Maria di Nazaret.
Riconosciamo in Maria la sorella, la donna che si lascia trasformare
dallo Spirito santo. Pellegrina nella fede e nell’amore, ella diventa
segno “di ciò che noi desideriamo essere nella Chiesa”. Ella è per noi
modello di ascolto e di accoglienza della Parola di Dio, di docilità
all’azione dello Spirito, di adesione alla volontà del Padre, di
servizio fraterno, di “generatrice” di Dio per il mondo. Ella c’insegna
a cercare e riconoscere la presenza di Dio nel quotidiano, a essere
forti nella sofferenza e a gioire con i nostri fratelli. È lei
l’ardente profeta capace di vedere e proclamare le “grandi cose” che
Dio ha fatto ed è lei, piena dello Spirito santo, che rende presente il
Figlio in mezzo alla comunità ecclesiale prima della Pentecoste.
Pellegrine
come lei, che è il tabernacolo vivente del Verbo incarnato e dello
Spirito santo, portiamo agli altri la gioia dell’annuncio cristiano e
della solidarietà del buon samaritano, custodendo nel cuore la Parola e
crescendo nella fede ogni giorno. Come ogni Carmelitano e Carmelitana,
viviamo perciò un rapporto intimo e familiare con lei, la “tenera
Madre” e sorella nostra.
Per celebrare la festa della beata Vergine Maria del monte Carmelo
in comunione con tutti i Carmelitani e Carmelitane il 16 luglio:
 |
liturgia delle ore della solennità |
 |
celebrazione eucaristica della solennità |
 |
imposizione dello scapolare della Madonna del Carmine |
Per conoscere la spiritualità mariana del Carmelo, scarica e leggi uno di questi e-book:
- MN. de Simone (ed.) , Maria del monte Carmelo, madre e sorella

- C. O'Donnell, Maria, madre e sorella
(dal sito www.ocarm.org)
- T. G. Cioli, La devozione dello Scapolare del Carmine
(testo storico del 1952, dal sito www.carmelit.org)
Puoi anche leggere:
- un interessante studio di p. J. Castellano Cervera ocd

- le lettere dei Priori e Prepositi generali degli Ordini Carmelitani

- la lettera di Papa Giovanni Paolo II

- una raccolta di testi e preghiere alla b. vergine del monte Carmelo

- dal supplemento di Consacrazione e servizio (5/2009) che si ringrazia:
- Lectio divina sul "Magnificat" di mons. F. Lambiasi,

- Maria ascolta e vive la Parola di Dio nel quotidiano, di p. B. Secondin o.carm.

- Maria, donna del silenzio o dell'ascolto?, di sr Lilia Sebastiani

Per conoscere la spiritualità mariana della beata M. Crocifissa e di padre Lorenzo:
-
MN. de Simone, Il bel mese 
-
M.C. Curcio, Maria, tenera madre 
-
L. van den Eerenbeemt, Rosa mistica 
-
L. van den Eerenbeemt, "Peregrinatio Mariae" 