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I cardini del carisma
in padre Lorenzo

sr M. Gloria Conti

 

 

 

introduzione

“Ogni qualvolta un istituto religioso si accinge a sopprimere, modificare, rinnovare elementi ormai desueti e ad usare un linguaggio più conforme all’ accelerazione storica dei tempi, deve maggiormente ancorarsi alla grazia fondazionale delle origini”[1].

Questa particolare attenzione a non diluire nel tempo la propria identità spirituale è stato un tema molto caro a Giovanni Paolo II il quale, rivolgendosi ai religiosi, ha più volte sottolineato l’esigenza di vegliare continuamente sulla fedeltà alle intenzioni fondanti e all’ispirazione autentica dei propri fondatori, mantenendo intatto, nelle sue linee di fondo, il carisma originale che ciascuno di essi comunica al suo istituto e del quale non è possibile perdere le caratteristiche principali senza perdere nello stesso tempo la propria peculiare identità spirituale[2].

E’ questa la motivazione che ci ha indotto ad avventurarci, in questa sede, ad una riflessione sui cardini del nostro carisma espressi da Padre Lorenzo van den Eerenbeemt, confondatore della congregazione.

Quanto ora mi accingo a comunicarvi è semplicemente il risultato di una riflessione spirituale e teologica che sto tentando ormai da qualche anno sulle fonti storiche a disposizione della Postulazione, man mano che procedo all’archiviazione dell’immenso materiale documentario relativo a P. Lorenzo e all’ascolto dei testimoni (numerosissimi) che l’hanno personalmente conosciuto. Tale comunicazione è quindi, molto parziale, sia per la sistemazione ancora non completata di suddetto materiale, sia per i miei limiti a livello di indagine storica e teologica, sia per la difficoltà di parlare di un uomo come P. Lorenzo: un uomo mite ma di rottura radicale, la cui presenza ha provocato varie e molteplici reazioni, dentro e fuori l’Ordine Carmelitano. Sono certa che apprezzerete  se non altro, la buona volontà.

Per quanto riguarda l’impostazione della riflessione ho pensato di procedere rileggendo il carisma espresso da P. Lorenzo alla luce di quella frase con la quale attualmente intendiamo sintetizzare il patrimonio carismatico del nostro istituto e cioè: far rifiorire il Carmelo restaurando l’umanità. Sappiamo che questi sono dimensioni carismatiche tratte dal pensiero e dagli scritti di M. Crocifissa, per cui proveremo a cercare di capire quanto in termini di sintonia, di diversità e di arricchimento vi ha apportato P. Lorenzo con il suo proprium, visto che noi siamo figlie di una “comunione”.

 

contestualizzazione del personaggio nel suo tempo

Prima di addentrarci nel merito della questione, però, è necessario fare un rapidissimo cenno al contesto storico-sociale nel quale egli è vissuto.

Ci inseriamo sommariamente dentro il suo tempo e i suoi luoghi: ultimo scorcio dell’800 e gran parte del ‘900; l’Italia e l’Olanda, Roma e S. Marinella. Il suo è prevalentemente un tempo di guerre e di dopoguerre, un tempo di passaggio dalla civiltà agraria a quella industriale, nell’esplosione di infiniti problemi di cultura, di società, di religione. L’ambiente sociale in cui vive, specialmente nei primi decenni a S. Marinella, è quello di una società destrutturata e ristrutturata secondo l’ideologia del regime fascista, con una moltitudine di poveri e di problemi: la scuola, la cultura, il lavoro, la fede, tutto un mondo in ebollizione; per passare poi alla proclamazione della repubblica nel 1946, al boom economico degli anni ’60 e allo sconvolgimento non solo ecclesiale innescato dal Concilio Vaticano II.

 

Far rifiorire …

Possiamo cogliere il senso più radicale del “rifiorire” nella vita di P. Lorenzo, alla luce degli avvenimenti che lo hanno reso seme che muore nella terra perché un nuovo germoglio potesse aver vita. Ed è a questo livello che emerge il cardine più alto della sua spiritualità: la Croce eucaristicamente rivissuta e intesa come partecipazione autentica al mistero di Gesù ‘fatto obbediente fino alla morte e alla morte di croce’, partecipazione in forza della quale il cristiano si rende disponibile, per dirla con s. Benedetto, alla ‘fatica dell’obbedienza’.

Mi riferisco alla vicenda relativa all’esclaustrazione di P. Lorenzo dall’Ordine Carmelitano che ruota attorno ad una duplice istituzione: da una parte l’Ordine Carmelitano, dall’altra la diocesi di Porto S. Rufina. 

All’interno del Carmelo molti non riescono e non possono comprendere fino in fondo l’ansia missionaria di P. Lorenzo: perché un giovane religioso dal futuro assai promettente, già ben addentrato e apprezzato negli ambienti romani che contano (dicasteri della S. Sede e facoltà pontificie) va ad imbarcarsi in un avventura che non sa dove lo porterà, verso un futuro imprevedibile, dietro ad un piccolo manipolo di donne siciliane, per giunta con a capo una che ha dovuto abbandonare la sua terra perché invisa alla Chiesa locale e al suo pastore? Perché un uomo di pensiero come lui, che farebbe tanto bene con i suoi studi e la sua preparazione, che darebbe prestigio all’Ordine coltiva idee tanto strane e stravaganti, cosa vuole, cosa pretende?

Sicuramente alcuni tra i suoi confratelli non vedono di buon occhio il quotidiano peregrinare del giovane P. Lorenzo tra Roma e S. Marinella: un religioso che sta continuamente fuori della sua comunità, pur con i dovuti permessi, vive al limite della Regola e del Diritto Canonico, la sua si potrebbe considerare ‘un’assenza indebita a domo’; fino a quando può sostenersi una simile situazione?

Anche l’Ordinario diocesano, S. Eminenza il Card. T. P. Boggiani, vescovo di Porto S. Rufina, insigne canonista, preme perché si regolarizzi in qualche modo la posizione giuridica di P. Lorenzo.[3]

Quanto poi al permesso scritto da parte dell’Ordine per poter seguire la ‘nascente famigliola’ di Madre Crocifissa, P. Lorenzo lo aveva regolarmente presentato al defunto vescovo della diocesi Portuense, il card. A. Vico[4] ma nel momento in cui serviva non fu trovato, e non sapremo mai chi lo abbia occultato e perché.

Infine, è lo stesso P. Lorenzo nella Cronistoria della Chiesa delle Vittorie, ad accennare a pettegolezzi, invidie e gelosie di bassa lega sollevate contro di lui dal cappellano della ‘Colonia Jolanda’ presso la chiesa del Rosario che, sostenuto da un gruppo di persone, forse intendeva fare di questa chiesetta un’altra parrocchia in concorrenza con quella di ‘S. Giuseppe’ e con la chiesetta delle ‘Vittorie’; quindi, approfittava per mettere in cattiva luce P. Lorenzo e far chiudere la cappelletta bianca di Capolinaro.[5] Tutta questa serie di circostanze genera una forte tensione tra la Curia generale dell’Ordine Carmelitano e la Curia Vescovile di Porto S. Rufina, che culmina, il 9 agosto 1929 nel richiamo improvviso di P. Lorenzo a Roma, senza spiegazioni di sorta e soprattutto senza preavviso all’Ordinario del luogo.[6]

Ciò produce una rottura di rapporti tra le due istituzioni la cui vittima è P. Lorenzo e, implicitamente la comunità delle Carmelitane di S. Marinella che rischiano la soppressione e vengono sottoposte a visita canonica da parte del delegato episcopale, mons. Luigi Martinelli.[7] Passata la bufera e placati gli animi, il ‘caso P. Lorenzo’ viene risolto sottoponendo la questione alla S. Sede che consiglia il padre di chiedere l’esclaustrazione dall’Ordine per poter accompagnare più liberamente e serenamente lo sviluppo della fondazione.

Non fu una decisione facile, anzi, per P. Lorenzo si trattò di una soluzione atrocemente sofferta ma che comunque non lasciò adito da parte sua a malanimo o rancori di sorta verso l’Ordine e i Superiori.

Il 18 febbraio 1930 P. Lorenzo riceve il Decreto di esclaustrazione dall’Ordine Carmelitano e il 21 febbraio successivo viene incardinato nella diocesi di Porto S. Rufina[8]. Il 23 febbraio la chiesetta di ‘N. S. delle Vittorie’ viene eretta dallo stesso Boggiani in Vicaria Curata e il 25 febbraio don Lorenzo ne è nominato Vicario Curato.[9]

Dall’albero di questa croce fiorisce la Pasqua: il 13 aprile 1930 il vescovo della diocesi Portuense, il card. Boggiani erige l’istituto delle Carmelitane Missionarie di S. Teresa del Bambin Gesù a congregazione di Diritto diocesano e il 10 luglio successivo ne approva le prime Costituzioni.[10]

Don Lorenzo rimane esclaustrato dall’Ordine Carmelitano per circa 40 anni, potendovi finalmente rientrare al termine della sua vita: il 5 ottobre 1969, all’età di 83 anni riemette la professione religiosa nelle mani dell’allora Priore generale P. Kiliano Healy il quale, ponendolo sotto la sua diretta giurisdizione gli dà l’obbedienza di rimanere tra le suore di S. Marinella a continuare la sua missione.

Sarebbe fuorviante pensare che la scelta dell’esclaustrazione sia stata per P. Lorenzo l’espressione di uno stato d’inquietudine personale o di una malcelata insofferenza alla vita dell’Ordine, quando i suoi scritti e tutti i colloqui epistolari avuti con i vescovi e i superiori dell’Ordine sono una ripetuta prova di fedeltà alla Chiesa e di disponibilità incondizionata all’insuccesso umano più clamoroso pur di obbedire al progetto di Dio. All’origine di quel suo procedere in avanti, “profeta dal passo veloce”, c’è un’intelligenza vigorosa, un carattere forte che, più che calcolare i rischi umani, si lascia fare dalle ineffabili operazioni della Grazia.

 

il carmelo…

La forza dell’eredità carmelitana trasmessaci da P. Lorenzo va molto al di là dell’abito a cui, suo malgrado, dovrà rinunciare per molti anni, delle osservanze, che pure continuerà personalmente a mantenere, essa proviene infatti, dalla sua solida formazione carmelitana che è un atteggiamento dell’essere, un ‘habitus’, una forza vitale che ha impregnato tutta la sua esistenza, uno stile di vita marieforme, come traspare chiaramente da una circolare alle suore sulla Madonna:

“Da tutte voi si richiede la santità: siate sante, imitate Maria. Tutte, ma specialmente chi sta a capo deve imitare Maria nella sua maternità spirituale. (…) Possono le vostre suddite cantare le vostre lodi? Possono dire di voi che le proprie superiore sono un modello di preghiera, un esempio di meditazione, un esempio di carità, un modello di mitezza e di bontà? (…) E anche voi, suore che state in contatto con la gioventù: bimbi, giovinette, figlie di Maria, spinte da una religiosa, naturale tendenza si volgono verso di voi con la massima fiducia, col cuore in mano, vedendo nella suora più che una madre terrena. Ed ecco che invece di una madre trovano talora una donna nervosa, arcigna, egoista, che non si preoccupa affatto del loro bene spirituale ed anche materiale. Guardate al grande esempio di Maria santissima, il grande specchio di santità. Gesù asceso al cielo ha lasciato agli apostoli una madre. E’ lei che dirige quella bella comunità di uomini, (…) quanta mitezza, quanto tatto materno, tutti si rivolgono a lei fiduciosi nelle loro difficoltà, per tutti ha una parola di conforto, di sollievo, d’incoraggiamento. (…) Volgiamo lo sguardo interiore dell’anima a questa nostra celeste Madre (…), che oltre all’abitino santo, singolare suo privilegio, ce ne dia un altro più singolare, quello di poter essere anche noi piccoli, umili specchi di santità”[11].

Proverò ad indicare alcuni dei valori carmelitani sui quali egli ha centrato la sua vita e che ci ha consegnato quale deposito spirituale/carismatico, valori dei quali la nostra congregazione non sempre forse è stata pienamente consapevole e che solo in questi ultimi anni stiamo riscoprendo e recuperando nel cammino comune con tutta la famiglia carmelitana.

Userò come testo di riferimento il sussidio formativo prodotto recentemente dalla Commissione Internazionale Carisma e Spiritualità dell’Ordine Carmelitano, Crescere come fratelli[12], cercando di dimostrare come gli elementi in esso indicati sono pienamente riconducibili all’esperienza carmelitana di P. Lorenzo e quanto, in questo senso egli abbia vissuto profeticamente precorrendo i tempi.

1.  La fraternità attorno alla Parola e all’Eucaristia

Egli aveva individuato con chiarezza il fondamento teologale che deve vitalizzare la fraternità nella Parola di Dio ascoltata e ‘fatta carne’, nella Scrittura meditata, celebrata e vissuta, per questo la sua continua insistenza sull’ascolto della Scrittura e sull’Eucaristia. Per questo da subito cerca di far crescere nella coscienza delle suore il significato più vero della Messa ‘come centro esistenziale’ della comunità che educa ai valori evangelici dell’unità, del dono e del servizio. E per questo non esita a richiamarle all’amore autentico per Dio e fra di loro, perché solo da ciò scaturisce l’autenticità, la trasparenza e l’efficacia della missione, del servizio al prossimo:

“Datevi ad amare sinceramente, continuamente nel vostro cuore lo Sposo divino: per lui ogni preghiera, per lui ogni sacrificio, ogni dolore, ogni pena, ogni difficoltà della vita religiosa, non è questa la dottrina della ‘Piccola Via’ insegnataci dalla nostra santa Teresina? E l’amore al prossimo? (…) La carità verso il prossimo ci costringe a dimenticare noi stessi e a non vedere se non il bene materiale e spirituale altrui: conseguenza di ciò – e sia questo scolpito nel vostro cuore – esercitarvi a vedere nei vostri uffici, il bene del prossimo, dimenticando totalmente voi stesse (…) Charitas Christi urget nos, la carità di Cristo ci urge, ci spinge a far tanto bene, più che si può a tutti. Che ve ne fate di quelle suorine che, tutte intente ai loro straccetti, lasciano di fare il bene agli altri, soddisfacendo solamente alle proprie voglie? Vita religiosa? No, no, è vita egoisticamente parassitaria. Il mondo intero esige santità, lavoro, sacrificio dalle suore. O Suore, che siete tanto lontane dal vero spirito religioso, mutate vita, ravvedetevi, pregate il Sangue purissimo di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria di diventare suore sante. Pace nelle vostre anime, pace nei vostri cuori, alle vostre comunità, alle famiglie, all’Italia, al mondo intero”[13].

E’ intenso il suo personale e assiduo confronto con la Parola e il suo impegno incessante nello spiegarla e spezzarla quotidianamente alle suore e alla gente, come pane che, insieme all’Eucaristia, alimenta la vita di ogni persona, a livello individuale e comunitario.

Ecco allora la pratica assidua dello studio della S. Scrittura, della vita contemplativa, attinta sicuramente dai santi carmelitani, specialmente s. Giovanni della Croce, s. Maria Maddalena de’ Pazzi, s. Teresa di Lisieux.

“Tramonta il ’55, arriva veloce il nuovo anno (…) e noi che progetti abbiamo? I progetti di aperture di altre case, di restauri a destra e a sinistra, di compere, di acquisti … Questi, anche se necessari, li mettiamo a suo tempo nelle mani di Dio, ma quello che veramente più interessa è il progresso nella vita interiore. Fine della vita carmelitana è la vita dello spirito, della preghiera, della contemplazione. Non vi turbi questa parola, credendo che la contemplazione siano le estasi, le visioni, le stimmate. No, vi è una contemplazione a cui tutti possiamo e dobbiamo arrivare per corrispondere allo scopo per cui Iddio ci ha chiamato alla vita religiosa: la nostra vita dev’essere un legame continuo con Dio, legame dello spirito, legame dell’intelligenza e della volontà. Ditemi, buone suore, qual è il vostro pensiero dominante? Gli affari di casa, di costruzione, di studio, di lavoro? Sono forse queste le cose che contiene il vostro cervello? Oppure la mattina appena alzate, sentite la necessità di occuparvi di Lui che è in noi, che scruta ogni pensiero? (…) Il pensiero di Dio! Questo dovrebbe essere il pensiero dominante, supremo, su cui si deve appoggiare ogni altro pensiero. (…) La preghiera orale è necessaria per ogni comunità, ma di sua natura è superficiale, la meditazione fatta con tutta l’anima, questa sì che conduce a Dio! Un pensiero che ci colpisce, mette radice nel nostro cuore per tutta la giornata: l’anima parla con Dio, consulta Dio, supplica Dio, vive di Lui e tutte le attività esteriori vengono canalizzate alla fornace d’amore che è Dio. (…) Direte: “ci è impossibile, siamo troppo occupate”. Preoccupiamoci, o buone suore, di questo Amore che dobbiamo acquistare a tutti i costi, se non vogliamo arrivare a mani vuote all’eternità”[14].

Nella Regola poi, un posto importante è riservato all’ascolto comunitario della Parola, posto nel tempo della mensa comune; probabilmente si radica qui l’uso della lettura a tavola che anche oggi cerchiamo di conservare nelle nostre comunità, anche se preferiamo altre forme più partecipate e altri luoghi a ciò più idonei.

Per quanto concerne la Liturgia delle Ore in cui la Parola ascoltata si fa preghiera che ci affratella come figli dell’unico Padre, come nella maggior parte degli istituti femminili, la pratica della preghiera comunitaria delle Ore entra ufficialmente in uso nella nostra congregazione con il Vaticano II, mentre precedentemente si recitava il Piccolo Ufficio della Madonna, ma non per questo doveva essere meno intensa la preghiera:

“Preghiera molta, profonda, intima dell’anima. Senza preghiera inaridisce lo spirito, si alimenta la superbia. Preghiera continua interiore con cui uno si getta nelle mani di Dio, pronto a fare sempre la sua santissima volontà. Poi attività feconda, naturalmente nella santa obbedienza”[15].

 

2.              Diaconia della Parola

Per questo primato della Parola di Dio[16] letta, meditata, pregata, contemplata e vissuta, che ha intessuto e ispirato tutta la sua esistenza, la diaconia della Parola diventa un aspetto importante del ministero sacerdotale di P. Lorenzo che sviluppa tutta una serie di iniziative pastorali a servizio del popolo (catechesi al popolo, omelie domenicali, esercizi spirituali parrocchiali traduzione in lingua italiana, in versi della Bibbia per facilitare così l’approccio del popolo alla Scrittura) e quindi anche delle suore che con esso partecipano alla vita della parrocchia, e che nella loro semplicità costituiscono veri momenti di formazione biblica affinché la parola di Dio diventi non solo accessibile a tutti, ma dimori fra la gente in tutta la sua ricchezza.

 

3.              Diaconia della Preghiera

Una delle immagini simboliche fortemente evocative del Carmelo delle origini è la centralità della chiesetta dedicata a Santa Maria: essa indica la centralità dell’Eucaristia[17] come forza plasmatrice della koinonia fraterna nella linea esistenziale della condivisione, della carità e del servizio[18]. Non a caso P. Lorenzo nella sua prima celebrazione eucaristica nella cappellina delle Vittorie di S. Marinella, il 15 luglio 1923, dedica questa chiesetta alla Madonna del Carmelo chiedendole la grazia di farvi venire un giorno i Carmelitani[19]. Ed è proprio da questo rapporto quotidiano con l’Eucaristia, al quale viene introdotto e accompagnato dalla Madre e Decoro del Carmelo[20], che modula uno stile di vita semplice e sobrio, attento ai bisogni degli altri, capace di adattamento alle situazioni, pronto sempre alla riconciliazione mediante la carità e al dialogo con chiunque:

“Mio padre, che insegnava alla scuola Pirgus, pur essendo uomo di grandi valori, si professava ateo, o meglio, anticlericale, eppure aveva con P. Lorenzo una grande amicizia; al di là della divergenza di idee, li legava un alto senso morale e religioso della vita, papà era un grande ammiratore di P. Lorenzo, ne ricordo gli incontri e le lunghe discussioni quando veniva a casa nostra”[21].

 

4.              Diaconia dell’accoglienza

La Regola del Carmelo, al capitolo 6 delinea una fraternità aperta al mondo con uno stile di accoglienza premurosa e di disponibilità che evoca l’ospitalità accogliente di Abramo che siede all’ingresso della tenda[22]; nella tradizione dei frati poi, il convento è il luogo del con-venire, dell’incontro familiare, della koinonia aperta e irradiante. Secondo questo stile è stata improntata la vita di P. Lorenzo e chi l’ha frequentato non esita a testimoniarlo:

“P. Lorenzo stava sempre in mezzo a noi, ci sapeva fare con i ragazzi. Non ho mai notato in lui le maniere severe, preferiva educarci con la parola, spiegandoci le cose con calma e con il convincimento. (…) Con lui ognuno di noi si sentiva amato e al centro dell’attenzione”[23].

“Era un uomo sempre presente ovunque e vicino, solidale con ogni sofferenza umana. Ricordo che camminava molto lentamente, ma arrivava sempre prima degli altri e non riuscivo a capire perché: si trovava sempre al posto giusto e al momento giusto”[24].

“Fu un punto di riferimento, tutti ricorrevano a lui per qualsiasi cosa e lui non diceva mai di no, dava anche aiuti finanziari per quello che poteva (…); riscuoteva la simpatia della gente perché era vicino ai suoi parrocchiani, li andava spesso a visitare, ne conosceva situazioni e problemi, era una sicurezza e una garanzia per tutti. Quando poteva era disponibile a prestare denaro a chi ne aveva bisogno, naturalmente senza interessi e spesso senza restituzione”[25]

5.              Diaconia dell’accompagnamento spirituale

Sulle tracce dei grandi mistici carmelitani che hanno vissuto lo spirito carmelitano come “spiritualità del cammino”: dall’itinerario del profeta Elia al cammino di perfezione di Teresa d’Avila, alla Salita del Monte Carmelo di Giovanni della Croce, P. Lorenzo non solo riceve ma rivive questa eredità pedagogica nell’ accompagnamento spirituale di generazioni, soprattutto di giovani, verso un’autentica e matura esperienza di Dio. Lo testimoniano tutti i suoi ‘ragazzi’ che hanno avuto la fortuna di essere da lui guidati e accompagnati nell’orientamento e nel discernimento delle loro scelte di vita.

“Lo scelsi come direttore spirituale. (…) Quando si usciva da un colloquio con lui ci si sentiva sempre sollevati. (…) Aveva scelto la via della contemplazione e io, più che parroco d’azione l’ho visto direttore di anime e uomo di spirito. Parlava con l’operaio come con il professore, sapeva mettersi alla portata di tutti”[26].

“P. Lorenzo stava con noi come un amico, un padre e noi siamo cresciuti con lui senza problemi, era un grande uomo e un grande prete; i suoi discorsi affascinavano, non faceva mai morire l’interesse. Tutte le sere quando faceva la passeggiata sul lungomare, al tramonto, lo raggiungevo e stavo con lui, il suo volto parlava senza bisogno di parole”[27].

“Avevo bisogno di raddrizzare un po’ le idee, volevo fare tante cose ma mi s’imponeva una scelta e P. Lorenzo mi aiutò molto; cercava di capire cosa volessi, mi ascoltava molto e non m’impose mai le sue idee, rispettò sempre la mia libertà, mi consigliò ma lasciò che decidessi io della mia vita. Tante domande si agitavano dentro di me e lui per me un vero padre spirituale, mi faceva vedere i pro e i contro, m’illuminava con serenità ed equilibrio e non c’era cosa nel mio intimo che lui non conoscesse”[28].

“Io non so dire bene cosa mi attirasse in lui, so solo che riusciva talmente bene a trasmettermi la presenza e l’amore del Signore che lo seguivo sempre. Praticamente, tra me e P. Lorenzo c’era il rapporto che’ c’è tra il discepolo e il maestro e non solo a livello scolastico, ma soprattutto a livello di fede”[29].

 

6.  Diaconia della solidarietà, della giustizia e della pace

Il Carmelo è pieno di figure esemplari di solidarietà verso gli ultimi, a cominciare da Maria di Nazaret, donna umile, capace di camminare con i poveri della terra, Elia profeta, uomo della solidarietà per la promozione della giustizia, per giungere a tanti uomini e donne dei nostri tempi: Tito Brandsma e Teresa Benedetta della Croce, testimoni luminosi di non violenza e di pace. P. Lorenzo si situa perfettamente in questa linea per i suoi tratti di squisita solidarietà e delicatezza nei confronti degli ultimi di S. Marinella, per la sua quotidiana pacifica battaglia a favore del suo popolo, spesso sfruttato e umiliato nei più elementari diritti, alla ricerca di una soluzione non violenta dei conflitti, utilizzando le armi del dialogo a tutti i livelli, schierandosi sempre dalla parte dell’uomo, del più debole, chiunque sia e a prescindere da ogni colore politico o credo religioso.

“Uscivamo dalla seconda guerra mondiale e lui diceva che la causa generante tutte le guerre era la mancanza d’amore e il suo cruccio era la pace. Non concepiva di poter essere nemico di un buddista o di un ebreo e questo era l’aspetto che mi colpiva di più in lui, così aiutò anche me ad aprirmi e a pensare la religione come strumento di comunione tra i popoli”[30].

“Aveva la bonomia dell’uomo saggio e riteneva che la nostra fosse una lotta troppo passionale (il testimone si riferisce alla difficoltà di rapporti fra partiti nell’immediato dopoguerra), mi consigliava di non esasperarla, perché il tempo avrebbe mitigato tanto cose. Aveva un’immensa fiducia nell’uomo e nelle sue possibilità e coltivava una visione estremamente positiva della vita, mentre allora le ideologie anziché darci una spinta interiore ci incitavano alla conflittualità. P. Lorenzo, invece, m’invitava ad una sorta di eurodialogo e, nel tempo seguii politicamente questa idea. (…) Egli è stato determinante nella mia vita politica, nell’esortarmi al dialogo, che mi diceva essere al di sopra di qualsiasi lotta e violenza. (…) Privo di retorica, alieno dai giudizi, sempre disposto a considerare con grande misericordia e generosità ogni bagaglio di sofferenza e di peccato, pur senza cedere al permessivismo, non era il giudice ma il padre”[31].

 

7.    Diaconia del dialogo ecumenico e interreligioso

Certamente è nel dna del Carmelo, quale Ordine nato in Terra Santa, dove sono presenti le tre grandi religioni monoteistiche: ebraismo, islamismo e cristianesimo, la tendenza naturale all’apertura e al dialogo tra le religioni, non dimenticando anche che le figure di Maria ed Elia sono significative sia per le chiese orientali e quelle della Riforma, che per ebrei e musulmani.

Padre Lorenzo con i suoi vari rapporti di amicizia con tanti ebrei, con la partecipazione ad un circolo culturale a S. Marinella, nel 1949, per la conoscenza, lo studio della Bibbia e i rapporti tra cattolici e non cattolici, dimostra anche così la sua appartenenza al Carmelo, che non è semplicemente un fatto giuridico, ma soprattutto un “sentire”, un’immensa apertura di mente e di cuore e uno stile profetico che ha anticipato di molto i tempi del Concilio e del tardo post-Concilio. Sulla stessa lunghezza d’onda del grande Pontefice Giovanni XXIII che il secondo giorno del Concilio aprì la seduta a tutti i rappresentanti delle altre confessioni. La curia romana gli aveva preparato un piccolo tronetto disponendo tutti gli altri su delle sedie intorno. Lui, entrato nella sala, fece portare via il tronetto, prese una sedia e si mise alla pari con tutti gli altri e disse: “Adesso parliamoci”. Questo era un po’ lo stile anche di P. Lorenzo:

“Dal punto di vista religioso mi aiutò tanto perché illuminò i miei dubbi di giovane e soprattutto era un uomo aperto, moderno. Mi parlava di ecumenismo, della necessità di riunire i cristiani delle varie confessioni: era il suo sogno, il suo desiderio”[32].

“Poiché ero presidente del Circolo Internazionale Unitas per la promozione dei rapporti tra cattolici e non cattolici, intorno al ’60 venni a tenere un convegno a S. Marinella e P. Lorenzo tenne la prima conferenza sul tema “La bibbia per i cattolici e i non cattolici. (…) Era un uomo non solo cordiale ma bonario, disponibile a dare fiducia e accoglienza”[33]

 

Restaurando l’umanità

Il modo di P. Lorenzo di cooperare alla redenzione dell’umanità - di “restaurarla” - per dirla con M. Crocifissa, mi sembra che possa essere identificato nell’icona biblica del profeta Elia di fronte alla vedova di Zarepta[34].

Elia, di fronte al dolore di questa madre per la morte del figlio viene coinvolto nel suo dramma esistenziale fino a condividerne tutta l’angoscia e l’oscurità: “Che c’è tra me e te, uomo di Dio? Sei venuto da me per rinnovare il ricordo della mia iniquità e per uccidermi il figlio? Ad Elia non restano parole, non risorse di miracoli, resta solo la sfida della solidarietà: prendere con sé quel corpo freddo, salire al piano di sopra, nella sua intimità più personale, confrontarsi con quell’assurdità, fare corpo con quel piccino (“per tre volte si stese”) mentre lo coglie un senso di lotta, d’impotenza, d’implorazione. Il Signore ascolta il grido di Elia e il bambino rinasce alla vita.

Da questa esperienza Elia esce umanizzato. Egli non è più testimone del Dio della potenza, ma del Dio della compassione che attraverso “preghiere e suppliche con forti grida e lacrime”[35]  ci libera dalla morte. La sua obbedienza alla Parola passa attraverso la solidarietà con la ribellione e l’oscurità che vive la povera vedova; ed ella lo riconosce subito, con una intuizione che solo i poveri hanno: “Ora sò che sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca”[36].

E’ lo stesso pellegrinaggio verso l’umanità percorso da P. Lorenzo. Quante volte anche lui è chiamato a fare l’esperienza della tenerezza e della compassione, come prossimità e comunione con l’esistenza dei poveri che troppo spesso non hanno neppure gli occhi per piangere. Anche lui è chiamato a nascondersi nei meandri di questa umanità per poterle ridar vita.

“Era un uomo generoso, dava tutto quello che poteva e aveva, non aveva mai niente per sé. Nella zona Pirgus allora c’erano davvero i poveri e lui andava da tutti e solo lui sapeva quello che faceva, quanto dava; non ha mai detto a nessuno delle sue opere di carità, ma la sua vita parlava”[37].

“Negli anni ’30 questa zona era quasi del tutto spopolata, eravamo una trentina di famiglie e P. Lorenzo si è ben integrato con noi, vivevamo tutti come una famiglia, lui conosceva situazioni e vicende di tutti, anche le nostre tasche e noi ci fidavamo di lui ciecamente. (…) Era il nostro custode e il nostro garante”[38].

“Non si limitava solo alla carità materiale ma anche a quella morale e spirituale, infatti, era sempre accogliente, disponibile, pronto a consolare e sollevare e anche nella confessione non tendeva mai al giudizio severo, ma sempre alla misericordia e al perdono”[39].

“Un giorno venne una donna in lacrime con un bambino, non so perché piangesse, sentii P. Lorenzo dirle: ‘Non ci sono problemi’, chiamò una suora le parlò e allora la donna levò il cappottino al bambino e lo lasciò con noi da quel giorno in poi. Mi colpì molto questa cosa perché era la prima volta che vedevo piangere una persona adulta: P. Lorenzo tirò fuori un fazzoletto bianco, lo porse alla donna perché si asciugasse le lacrime e poi, teneramente, le mise una mano sulla testa per tranquillizzarla. (…) aveva per tutti un sorriso, una carezza”[40].

 

In forza di questa sua passione missionaria non si stanca di sollecitare la suore ad essere vere apostole, a misurare e verificare continuamente la qualità e l’intensità della loro vita missionaria:

“Mie buone suore dobbiamo rientrare sempre più in noi stesse e domandarci: “ma sono veramente una suora dedicata completamente alla vita missionaria? Oppure passo il mio tempo in gingilletti da niente, in vane conversazioni, senza occuparmi affatto della vita missionaria che è tanto necessaria pur restando nelle nostre contrade? La nostra vita è quella attiva, ovunque viviamo dobbiamo cercare anime, anime, anime. Senza questo spirito cadiamo in una materialità senza limiti e ci prepariamo per entrare nell’eternità con un piccolissimo cestino di poche preghiere, fatte con sonnolenza e superficialità. Svegliamoci tutte e lavoriamo meglio che possiamo per guadagnare la gioventù. Quanto bene possiamo fare nel mondo! Prima di tutto dobbiamo essere suore con grande fede nella missione, dobbiamo essere apostole, non accoccolate e contente di non stare in mezzo al mondo. Lavoriamo per le anime; cerchiamo la gioventù, aumentiamo in carità”[41].

 

Ma c’è un altro fronte sul quale P. Lorenzo gioca il suo ‘farsi prossimo’ del povero che è quello della cultura perché è convinto che una delle più grandi povertà a cui sente il dovere, l’urgenza impellente di rispondere è la mancanza di cultura e d’istruzione.

“ Era una persona semplice, nonostante la sua ampia cultura riusciva a fare omelie per gli analfabeti, aveva un linguaggio accessibile a tutti, senza sfoggio e una predisposizione innata alla carità”[42].

“M’insegnò il latino e d’estate dava lezioni ai ragazzi ripetenti. (…) Ricordo l’assiduità con cui mi dava lezione, era di una pazienza straordinaria, non sgridava mai nessuno e con calma mi faceva notare gli errori e m’induceva a recuperare, a correggere. In seguito continua a frequentarlo, eravamo un gruppo di chierichetti, facevamo teatro, recitazione; da principio solo pezzi comici, poi cose più serie, lui ci dirigeva, faceva il regista, faceva tutto, lavorava tantissimo”[43].

 

Da vero uomo di cultura e quale autentico sacerdote di Cristo punta sulla cultura dei suoi ragazzi perché la sua pastorale si basa sul fatto che prima bisogna educare e formare l’uomo, poi egli sarà capace di pensare a sé, sarà in grado di guadagnarsi il pane da solo. E allora mette a servizio delle giovani generazioni del povero rione ‘Pirgus’ il dono della sua cultura e della sua scienza.

“Era un uomo di grande carità che aiutava tanta gente; io posso dire che, per quanto riguarda mio fratello Remo, fu lui che gli insegnò la ragioneria, permettendogli di fare due anni in uno e aiutandolo a prendere il diploma, così poté trovare un ottimo lavoro”[44].

“P. Lorenzo in 3 mesi mi fece recuperare un anno di scuola e passai a quello successivo. Lui leggeva il libro e mi spiegava la tecnica commerciale, la computisteria e la ragioneria, poi la sera, perdeva sempre un’altra oretta con me per insegnarmi la matematica e il latino. Mai volle una lira per queste lezioni”[45].

 

Non cessa per questo di essere un intellettuale, ma diventa soprattutto testimone esistenziale della sua fede.

“L’ambiente in cui è vissuto P. Lorenzo a S. Marinella era un ambiente ristretto, culturalmente molto basso (…) qui, tranne una piccola scuola elementare non c’era altro, per cui P. Lorenzo aveva fatto della casetta costruita accanto alla chiesa delle Vittorie un centro di studi nel quale dava lezioni assolutamente gratuite ai ragazzi che volevano proseguire gli studi e non avevano mezzi. Quando aveva qualche momento libero studiava perché era un grande studioso e uomo di cultura. Poiché dormii nella sua casa per un lungo periodo di tempo, la sera commentavamo la bibbia e gli avvenimenti più importanti. Aveva un’autentica passione per l’Apocalisse e quando ci fu lo scoppio della bomba atomica ne riscontrò molte analogie con quanto scritto nell’Apocalisse”[46].

“Era un uomo di tanta preghiera, tuttora ripensandolo, lo rivedo in chiesa, in ginocchio a pregare, in continuo raccoglimento”[47].

Quando mi spiegava come pregare mi diceva che non bastava dire le giaculatorie, ma bisognava pregare col cuore, e questo faceva molta presa su di me che allora andavo in chiesa solo perché vi ero stato abituato. (…) Da allora cominciai a diventare più consapevole della mia preghiera, devo a lui l’averne compreso il valore e il significato”[48]

Mi piace concludere questo mio modesto e parziale intervento accostando la figura di P. Lorenzo a quella di un altro grande testimone dei nostri tempi: don Lorenzo Milani che per certi versi ebbe un’esperienza simile alla sua, se non altro per le incomprensioni, la solitudine, la radicalità delle scelte, la profezia dei percorsi della carità, la scelta dei giovani più abbandonati. Ebbene, in uno dei suoi scritti più belli, Lettera a Pipetta, immaginando di parlare ad un suo ragazzo della scuola di Barbiana approdato alla vita politica di partito scrive:

“Il giorno che avremo installato insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordatene, Pipetta, non ti fidare di me, quel giorno io ti tradirò. Quando tu non avrai più né fame né sete io non resterò là con te. Io tornerò nella tua casuccia piovosa e puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso”[49].

sr M. Gloria CONTI  CMSTGB


 

[1] ROMANO A., I fondatori avanguardie storiche dello Spirito. La figura e il carisma dei fondatori nella riflessione teologica contemporanea, Teresianum, Roma, 1985, 240.

[2] Cfr, GIOVANNI PAOLO II, Discorsi a: capitolo generale dei Claretiani (13.10.’89), in IGP, II/2 (1979) 740; sacerdoti, religiosi/e della diocesi di Livorno (19.3.’82), in IGP, V/1 (1982) 927.

[3] V. D. EERENBEEMT L., Cronistoria della Chiesa di Nostra Signora delle Vittorie, S. Marinella, ora N. Signora del Monte Carmelo, 1925-1952, p. 40, in Arch. Postulazione S. Marinella.

[4] FRANCO A., (Procuratore generale dell’Ordine Carmelitano), Dichiarazione a P. Lorenzo, Roma, 1 aprile 1928, C. P. vol., VII, p. 504: “ Il sottoscritto Procuratore generale dei Carmelitani, dichiara che nel mese di giugno 1925, trovandosi a colloquio con l’Eminentissimo Signor Cardinale Antonio Vico, Vescovo di Porto S. Rufina, fu assicurato dal medesimo che volentieri avrebbe accolto in S. Marinella alcune Suore Terziarie Carmelitane provenienti da Modica (Sicilia). Ciò in seguito ad un esposto presentato allo stesso Em. mo Principe dal P. Lorenzo van den eerenbeemt, Religioso Carmelitano, deputato dai Superiori dell’Ordine a prestar la sua assistenza spirituale a dette suore. L’Em. mo Cardinale Vico effettivamente ha accettato ad experimentum le Terziarie Carmelitane in parola, le quali da oltre due anni vivono in una loro casa a S. Marinella, edificando quel popolo col loro zelo operoso. In fede rilascio la presente a P. Lorenzo van den Eerenbeemt, per uso ecclesiastico. Roma, Collegio S. Alberto, 1 aprile 1928, P. Antonino Franco, Procuratore Generale dei Carmelitani”.

[5] Cfr V. D. EERENBEEMT L., Cronistoria ... o. c. pp. 39-40.

[6] V. D. EERENBEEMT L., Cronistoria ... o. c. pp. 40-41.

[7] V. D. EERENBEEMT L., Cronistoria ... o. c. pp. 41-43.

[8] BOGGIANI T. P., Decreto di esclaustrazione e incardinazione di P. Lorenzo nella diocesi di Porto S. Rufina, Roma, 21 febbraio 1930, in arch. Postulazione S. Marinella.

[9] BOGGIANI T. P., Decreto di erezione della Vicaria Curata di N. S. delle Vittorie in S. Marinella, 23 febbraio 1930; Decreto di nomina di don Lorenzo van den Eerenbeemt a Vicario Curato, 25 febbraio 1930, in arch. Postulazione, S. Marinella.

[10] BOGGIANI T. P., Decreto di erezione della Congregazione a istituto di diritto diocesano, Roma, 13 aprile 1930;  Decreto di approvazione delle Costituzioni, Roma, 10 luglio 1930 in arch. Curia generalizia S. Marinella.

[11] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare Speculum Justitiae, S. Marinella, maggio 1948, in arch. Postulazione cart. 14/25.

 

[12]COMMISSIONE INTERNAZIONALE CARISMA E SPIRITUALITA’, ‘Orizzonti’, Approccio dinamico al carisma del Carmelo, Fraternità Carmelitana di Pozzo di Gotto, Crescere come fratelli, n 9, Roma 2001, pp. 23 e ss.

[13] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare Pax Vobis, S. Marinella, aprile 1948, in arch. Postulazione cart. 14/23.

[14] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare per l’anno 1956, in arch. Postulazione, cart. 14/39.

[15] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare Il duplice spirito di Elia, S. Marinella, ottobre 1953, in arch. Postulazione cart. 14/30.

 

[16] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Lettera n. 9, 25 giugno 1959, in arch. Postulazione. “La contemplazione è quando l’anima si spande davanti al Signore e vuole purificarsi, veramente santificarsi, e sente l’attrazione del Signore e sente di vivere una vita meno dissipata, più intima con Dio. Parlare a tu per tu col Signore, questa è la preghiera vera, personale”;

Lettera n. 15, 21 novembre 1960, “Medita senza libro la passione del Signore e il Pater noster, nel silenzio e in profondo raccoglimento”;

Lettera n. 22, 12 novembre 1950, “Talvolta, nella giornata non è facile concentrarsi: quando hai le giovanette con te, cerca con loro d’innalzare il tuo cuore a Dio... Fai imparare a parlare con Gesù più con l’anima, nel cuore, che con le labbra”;

Lettera n. 25, 7 ottobre 1942, “Ma soprattutto siate donne di preghiera: la preghiera è il potente rimedio per ogni male, è la molla che c’innalza al cielo, è la chiave di tutte le grazie. L’Ordine Carmelitano è di natura l’Ordine della preghiera”;

Lettera, n. 99, senza data, “ Siate donne di preghiera. E’ tempo di preghiera: è tempo di supplicare l’Altissimo che abbia misericordia del genere umano”.

 

[17] Cfr Regola del Carmelo, cap. 10.

[18] FRATERNITÀ CARMELITANA DI POZZO DI GOTTO, Crescere come fratelli, o. c., p. 51.

[19] Cfr VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Cronistoria della Chiesa delle Vittorie, o. c., p. 35.

[20] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare Immacolata, S. Marinella, Novembre 1955, in arch. Postulazione, cart. 14/38: “ Il Carmelo si è distinto fin dal suo nascere in Oriente, da tutti gli altri ordini per l’amore filiale verso Maria, (…) la purissima, la santissima Madre di Gesù. Per Maria, in Maria a Gesù. Maria, mediatrice di tutte le grazie, canale di santità su questa terra. (…) Le suore si sforzeranno ogni giorno di consacrare la loro anima, la mente, la volontà, i sensi e tutte le altre facoltà al suo servizio, come devotissime figlie. Entreranno in spirito nel suo Cuore purissimo, durante la S. Comunione: non è forse tutta l’intera umanità corporale di Cristo totalmente dalla Vergine? Chi vive di Gesù vive di Maria”.

[21] STELLA ENZO, (Dirigente di Azienda) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[22] Gn 18,1-4; Eb 13,2.

[23] CIARROCCA ADELMO, (commerciante) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[24] MEI ENZO, (consulente legale) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[25] CECCHERINI UGO, (Impiegato contabile), Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[26]  GENTILUCCI GAETANO, (medico) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[27] TORAZZI ROUL,(ragioniere) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[28] SQUAGLIA FRANCO LEONE, (Impiegato comunale) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[29] LAUDEMI REMO, (Ispettore siae) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[30] ALARIO ROSARIO, (Ingegnere) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[31] ZAMPA BRUNO, (Proc. della Repubblica della Città dei Ragazzi di Civitavecchia, ex Sindaco di S. Marinella) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[32] Idem, in nota n. 16.

[33] CARATELLI SILVIO, (Giornalista, ex Sindaco di S. Marinella) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[34] 1Re, 17, 17-24.

[35] Eb 5,7.

[36] Cfr SECONDIN BRUNO, Quale santità per il cristiano oggi?, in TOFFANELLO G., Modelli di santità oggi, ed. messaggero, Padova, 1997, pp. 17-18.

[37] TORAZZI ROUL, Idem, in nota 17.

[38] DI GIACINTO SILVIO, (Floricultore) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[39] PARIGI MARIA, (Sarta) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[40] PALLOTTI CARLA, (Casalinga) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[41] VAN DEN EERENBEEMT LORENZO, Circolare in occasione del Natale, S. Marinella1964, in arch. Postulazione, cart. 14/45.

[42] CUCCO PIETRO, (Funzionario di banca) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[43] Idem, in nota 19.

[44] LAUDEMI RENATO, (Falegname) Testimonianza a futura memoria, in arch. Postulazione.

[45] LAUDEMI REMO, Idem, in nota n. 21.

[46] Idem, in nota n. 23.

[47] Idem, in nota 24.

[48] Idem, in nota 30.

[49] In TUROLDO D. M., Il mio amico don Milani, Ed. Servitium, 1997, p. 76.