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1. Il carisma della vita consacrata Cerchiamo, prima di tutto, di chiarire in qual modo utilizziamo qui il concetto di carisma applicandolo alla nostra vita consacrata. Il termine è tipicamente cristiano e deriva direttamente dal greco charis, grazia, al quale si è aggiunto il suffisso -ma; ne risulta che la parola carisma (charisma) “indica l’oggetto e il risultato della grazia divina, qualcosa che produce benessere, un regalo fatto da Dio ai credenti”[1]. Dopo l’epoca apostolica, si è gradualmente diffusa nella Chiesa l’idea che i carismi di tipo straordinario e prodigioso, fossero ormai quasi completamente scomparsi, perché resi ormai inutili dal fatto che la Chiesa era un organismo maturo e adulto, e che le fossero offerti quasi soltanto dei carismi di tipo “ordinato”, quelli necessari all’istituzione. Nell’ultimo secolo, da Pio xii, la riflessione teologica riprende a evidenziare che la struttura organica della Chiesa ha sempre compreso armonicamente al proprio interno tanto i gradi gerarchici quanto i doni carismatici. Questo rinnovamento della teologia dei carismi viene colto dal concilio Vaticano ii. Basti pensare al fatto che parole quali carisma e dono ricorrono circa 100 volte nei documenti conciliari (carisma, 14 x)[3] . Nella costituzione Lumen Gentium, ad esempio, leggiamo: “Lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui» (1Cor 12,11) , dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio» (1Cor 12,7) ”. È un rinnovamento radicale che noi forse, oggi, non riusciamo a percepire, perché ormai abbastanza assuefatti alla teologia conciliare e ai frutti che ha generato. Ci può stupire, però, la costatazione che proprio il concilio non usa il termine “carisma” a proposito della vita consacrata. È Paolo vi a precisare la natura carismatica della vita consacrata e a parlare esplicitamente di “carisma del fondatore”[4]. Dal documento Mutuæ Relationes (n° 11) riceviamo una buona descrizione della realtà del carisma della vita consacrata: il «"carisma dei fondatori" (ET 11) si rivela come un'esperienza dello Spirito trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il corpo di Cristo in perenne crescita. Per questo "la chiesa difende e sostiene l'indole propria dei vari istituti religiosi" (LG 44; cfr CD 33, 35,1, 35,2, ecc.) . Tale indole propria, poi, comporta anche uno stile particolare di santificazione e di apostolato, che stabilisce una sua determinata tradizione in modo tale, che se ne possano convenientemente cogliere gli elementi oggettivi». Amedeo Cencini esplicita quanto affermato dal Magistero: “Contenuti del carisma, oltre all’esperienza mistica, sono esattamente l’obiettivo e lo stile apostolico come anche il senso d’appartenenza e il modo d’essere comunitario. […] quadro globale ispiratore in cui ogni dettaglio ha la sua ragion d’essere […] qualcosa che abbraccia ogni aspetto e frammento della vita […] , il tutto esprime la specificità e la bellezza di un disegno che viene dall’alto”[5] e che, in quanto dono dello Spirito, è una realtà sempre in sviluppo e sempre fedele al proprio scopo: la salvezza degli uomini e, perciò, l’edificazione dell’intero corpo ecclesiale[6]. Un altro dettaglio è perciò importante focalizzare: «L’opera dei fondatori e delle fondatrici, essendo ispirata dallo Spirito, è una realtà che li trascende, va al di là della loro stessa comprensione. […] Nella misura in cui ogni carisma attinge al Vangelo è suscettibile di una comprensione sempre più profonda, come lo è la Parola di Dio di cui è portavoce»[7]. Oggi, dunque, il carisma è affidato a noi e noi guardiamo a madre M. Crocifissa e a padre Lorenzo per comprendere cosa lo Spirito ci chiede oggi in forza del dono che, tramite loro, ci ha consegnato.
2. Madre M. Crocifissa descrive il carisma della congregazione 2. a. L’intenzione principale
Quella che oggi è comunemente ritenuta la più
antica e la principale definizione del carisma delle Carmelitane missionarie di
santa Teresa di Gesù bambino risale ai ricordi della primissima giovinezza, se
non dell’adolescenza, di Rosa Curcio ed è incastonata in un racconto che ci
aiuta a comprenderla meglio. Nello scrivere questa pagina, naturalmente, madre
M. Crocifissa non poteva immaginare il valore che avrebbe avuto per le sue
figlie né, tanto meno, di compiere una “definizione del carisma” o, comunque, la
comunicazione della sua “intenzione principale” in quanto fondatrice. Leggiamo: «La mia vocazione per la vita religiosa la sentivo più chiara; ad ogni costo volevo conoscere qualche Istituzione Carmelitana e manifestai il mio disegno ai parenti, malgrado la severità che mi usavano. Ottenni per intercessione della Superiora del Terz'Ordine Carmelitano di recente istituito da un pio e zelante sacerdote, di iscrivermi al suddetto Terz'Ordine. […] confidai i miei desideri alle terziarie che avevano la mia stessa età, ma non conoscevo le loro aspirazioni. Il fervore, la pietà, lo spirito di preghiera s’accrescevano mirabilmente; la mia serafina S. Teresa, molti altri Santi di questo Santo Ordine alimentavano i miei trasporti di pietà, sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: "dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri..." Era un sogno... un'illusione giovanile?! La Grazia operava nell'animo mio: che comunioni ferventi e carismi di Cielo mi riempivano l'animo!»[8].
Alcune osservazioni su questo brano:
2. b. Il completamento dell’intenzione principale Quando già si era stabilita a Santa Marinella, dopo aver già realizzato a Ispica e Modica la “riunione con le compagne” e, con l’affiliazione all’Ordine (16.7.1925) , il primo passo ufficiale per “far rifiorire il Carmelo”, ormai adulta (ha 48 anni) e ben provata nella fede e nella vocazione, la Madre mostra di aver maturato ulteriormente la propria coscienza vocazionale.
Ci troviamo alla fine del 1925, madre M.
Crocifissa risiede a Santa Marinella nel villino Persichetti esattamente da 5
mesi e scrive nel Diario spirituale, rivolgendosi a padre Lorenzo: «Sentii intimamente che Gesù mi comunicava la pena immensa che sente il suo Eucaristico Cuore, nel non vedersi mai desiderato da un numero immenso di anime da Lui redente, si nutriscono di cibi velenosi e rinnegano il Cibo degli eletti! […] Mi offrii vittima per questi disgraziati fratelli e specialmente per i miei parenti e per questo paesello che forma una spina acuta al Cuore di Gesù […] . L'ora santa, l'ora dell'amore e del dolore. Gesù mi aspettava nell’orto degli ulivi, mi invitò a piangere con lui, un Dio che piange..... che suda sangue.... oh scena straziante per l'anima amante, ebbi un lume soprannaturale dell'offesa che la creatura fa a Dio anche di un sol peccato veniale […] . È pur dolce piangere le proprie ed altrui infedeltà e peccati e offrirsi Vittima di Espiazione assieme al gran Martire d'amore. Padre mio, Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare»[9].
Alcune osservazioni su questo nuovo testo:
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Innanzitutto, rileggiamo le parole della “ispirazione fondamentale” (Ricordi, p. 13) : «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri...”». Ci domandiamo quale spiritualità si esiga per “far rifiorire il Carmelo”: «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato»: è evidente la radice mariana dell’ispirazione a fondare la congregazione;
Madre M. Crocifissa pensa al Carmelo in un modo che, all’epoca, era normale:
I modelli del suo agire, oltre alla Madonna, sono i santi del Carmelo. Da loro s’ impara a vivere da Carmelitane: Approfondiamo ora sotto il profilo della vita spirituale la pagina del Diario spirituale (3.12.1925) in cui abbiamo letto: «È pur dolce piangere le proprie ed altrui infedeltà e peccati e offrirsi Vittima di Espiazione assieme al gran Martire d'amore. […] Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare». Oltre a quanto già detto sopra:
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Il contenuto della consapevolezza vocazionale di Rosa Curcio è espresso in una breve frase che sottolinea il secondo cardine del nostro carisma: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo” (Ricordi, p. 13) ;
Le testimonianze arricchiscono il quadro, mettendo in luce lo stile di vita che ha caratterizzato da sempre il modo di vivere il carisma nel quotidiano:
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Riprendiamo ancora una volta le parole della “ispirazione fondamentale” (Ricordi, p. 13) : «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri...”». Concentriamo ora la nostra attenzione sull’aspetto missionario.
Un’altra frase completa la presentazione dell’ispirazione fondamentale in campo apostolico, come in campo spirituale: «Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare»[37]. Non vi sono ormai più difficoltà a comprendere il senso di queste parole, anche se in apparenza possono sembrare un po’ stonate rispetto alla prima affermazione. Abbiamo già sottolineato come questa espressione vada senz’altro considerata secondaria rispetto a quella contenuta nei Ricordi. Questo testo ci aiuta anche a comprendere come madre M. Crocifissa abbia voluto creare un istituto di vita attiva profondamente contemplativa e non un nuovo istituto di vita esclusivamente contemplativa: il suo vivere sempre con Cristo (dimensione contemplativa) trabocca sempre in desideri e realizzazioni apostoliche. Il grande amore che ha per Gesù e per tutto ciò che lo riguarda si traduce in una comprensione specifica del mondo e delle sue vicende, facendole comprendere la necessità impellente di un impegno dichiaratamente apostolico e fattivo nel mondo per Cristo. Un’ esortazione esemplifica bene il suo modo di pensare: «Sii sempre unita al Cuore di Gesù Ostia, amalo sino alla pazzia come i Santi, e procura di saper infondere questo sacro fuoco nelle piccole anime che la Provvidenza ti ha affidato»[38]. E ancora: «Consoliamo il Cuore di Gesù per l’immenso numero di anime che si perdono in questi giorni! […] Aggiungiamo alla preghiera qualche sacrificio, è la nostra missione offrirsi vittima nel Cuore SS.mo di Gesù per coloro che soffrono e hanno bisogno di aiuto e conforto»[39]. Resta per noi il “problema” di comprendere bene, a livello apostolico pratico, cosa si possa intendere con l’espressione “restaurare l’umanità” che invece è tanto più facile capire a livello spirituale. Ci possono essere d’aiuto, anche se non ci permettono di disegnare un quadro ben definiti, alcune indicazioni contenute nello “Statuto delle Carmelitane di Modica” (“conservatorio C. Polara”) , nel quale leggiamo che:
Per madre M. Crocifissa è chiaro, almeno dopo i primi anni di esperienza, che la sua missione è di dedicarsi ai giovani, ai bambini: «Brave per tutte le feste solenni che avete fatto, così siete più sveglie e svegliate anche la gioventù secondo lo spirito dell’Istituto»[41]. Questa dedizione, però, non dev’essere esclusiva: la missione delle Carmelitane missionarie di s. Teresa G. b. è rivolta a tutti e ha un fine ben specificato: «Va bene la tua missione di apostolato per portare anime a Dio - è questa la nostra vera Missione»[42]. Le prime Costituzioni della congregazione, quelle approvate ad experimentum nel 1925, identificano così i fini dell’Istituto e la sua missione:
Rimane, sopra tutto, l’impressione generale che la Madre presti la massima attenzione non tanto all’efficienza del servizio svolto dalle suore, ma al modo in cui essi vengono offerti a Dio e ai fratelli: l’importante è che, tramite il servizio apostolico, si “portino anime a Dio”, “restaurandole” nella loro dimensione umana e nel loro rapporto con Dio.
Sono molto ricche e stimolanti le testimonianze anche su quest’argomento:
Sicuramente, nelle lettere della fondatrice incontriamo raccomandazioni di ordine pratico - disciplinare che non reggono al confronto con le esigenze apostoliche e con la mentalità del nostro tempo. Un esempio per tutti: «Le religiose non devono comparire così spesso nelle chiese pubbliche. La Cappellina è il vostro Paradiso e proprio per evitare di andar spesso fuori si è fatto tanto per ottenere il SS. Sacramento e la S. Messa. Le anime interiori amano la ritiratezza e godono l’intimità con Dio nel silenzio, nella preghiera, ciò non è facile nelle chiese pubbliche»[44]. Non tutto ciò che lei ha scritto o pensato dobbiamo assumere e incarnare, non tutto ciò che lei ha raccomandato è fattibile per noi oggi: ciò che conta è rimanere fedeli alla “intenzione principale” che lo Spirito le ha affidato.
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Ci avviamo alla conclusione. Nel Diario spirituale incontriamo una delle tante pagine emblematiche del carisma che abbiamo ricevuto. Da essa possiamo comprendere come nella vita e nel pensiero di madre M. Crocifissa esista una perfetta armonia tra tre realtà che essenziali che sembrano tanto difficili da integrare: la spiritualità del Carmelo, quella riparatrice del Cuore di Gesù e l’impegno apostolico. Leggiamo: «Dopo la Comunione sentii quella fiamma che mi comunicava un Serafino che sentivo a me vicino, mentre lo Sposo mi confidava i godimenti che procurano al Suo divin Cuore le anime fedeli, e le pene, le amarezze di coloro che trascurano la loro Missione di guadagnare anime a Lui, mentre il nemico del bene fa tante stragi profittando di questa trascuraggine dei Suoi Servi, degli Operai che senza zelo vivono nel vasto campo a loro affidato. Quella fiamma che mi ferisce e brucia la vorrei comunicare a queste anime tiepide ed offro i miei ardenti desideri e trasporti d'amore di voler supplire per consolare il Suo Cuore Divino […] . Perché tanti favori sempre nuovi domandai nella S. Comunione, sentii rispondermi intimamente: “Sei stata affidata a me dalla Vergine S.S. e quindi mi appartieni e gusti il mio Serafico ardore”. Era la mia S. M. Teresa la Serafina del Carmelo, che rispose permettendolo lo Sposo Divino»[45]. In sintesi, madre M. Crocifissa non vuol altro, con s. Teresina, che “amare il buon Dio e farlo amare come lei lo ha amato”: questo ha imparato nel Carmelo e questo ha ribadito la sua devozione al Cuore di Gesù. Amore a Cristo (spiritualità) , amore fraterno (fraternità) e amore apostolico (missione) sono i tre cardini del nostro carisma che abbiamo scoperto in madre M. Crocifissa.
sr Marianerina de Simone cmstgb
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[1] A. Romano, Carisma, in: A. Aparicio Rodríguez - J. M. Canals Casas, Dizionario teologico della vita consacrata, ed. Àncora, p. 169. [3] Già nell’annunciare il concilio, Papa Giovanni xiii ha parlato di una “nuova Pentecoste”. [4] In un discorso ai Monfortani e ai Fratelli di S. Gabriele (nel 1969) e poi nella Evangelica Testificatio (nel 1971) e nel Mutuæ Relationes (nel 1978) . [5] A. Cencini, Comunione e missione, in: Testimoni 10 (1994) 9. [6] “Il carisma del fondatore e delle origini … è … una realtà in movimento, aperta anche a sviluppi considerevoli, con l’unica condizione che siano omogenei con le ispirazioni fondanti”: G. Rocca, Il carisma del fondatore, ed. Rogate, p. 50 (cita: M. Midali) . [7] F. Ciardi, In ascolto dello Spirito. Ermeneutica del carisma dei fondatori, ed. Città Nuova, p. 82. [8] M.C. Curcio, Ricordi, p. 13. [9] M. C. Curcio, Diario spirituale 3.12.1925. [10] M. C. Curcio, Lettera 25.3.1942 a sr M. Rosa Pisciotta. [11] M. C. Curcio, Lettera 31.3.1927 a sr M. Maddalena Giunta. Alla comunità di Lovanio scrive: “La vita di preghiera è lo spirito del nostro Ordine Carmelitano” (Lettera 10.1.1932) . [12] M. C. Curcio, Lettera 10.2.1942 a sr M. Rita Giannone. [13] M. C. Curcio, Lettera 23.7.1927 a sr M. Maddalena Giunta. [14] M. C. Curcio, Lettera senza data. [15] M. C. Curcio, Lettera 1935 a sr M. Angela Grammatico. [16] M. C. Curcio, Lettera 10.2.1942 a sr M. Rita Giannone. [17] M. C. Curcio, Lettera 31.7.1933 a una superiora locale. [18] M. C. Curcio, Lettera 12.5.1927 alla comunità di Nocera Umbra. [19] M. C. Curcio, Lettera senza data. [20] M. C. Curcio, Lettera 3.1.1942. [21] M. C. Curcio, Lettera 8.7.1924 a p. Lorenzo. [22] M. C. Curcio, Diario spirituale, 1.1.1926. [23] M. C. Curcio, Lettera 1933. [24] M. C. Curcio, Statuto delle Terziarie carmelitane - Modica, parte ii, cap. 2, art.10, p. 57. La stessa pratica, cui abbiamo già accennato e che è tipica della tradizione carmelitana, è obbligatoria anche per le suore: “Si raccomanda a tutte le Suore l’uso frequente delle giaculatorie o sante aspirazioni, con cui le anime innamorate di Dio possono fare una vita di continua orazione” (parte i, cap. 2, art. 22, p. 8) . [25] M. C. Curcio, Lettera 29.3.1923 a p. Alberto Grammatico. [26] M. C. Curcio, Lettera 23.2.1935 [27] M. C. Curcio, Lettera senza data. [28] M. C. Curcio, Lettera 7.1.1940. [29] M. C. Curcio, Lettera senza data. [30] M. C. Curcio, Lettera senza data. [31] M. C. Curcio, Lettera 5.3.1942. [32] Quando madre M. Crocifissa scrive alla Superiora generale delle Carmelitane di S. M. Maddalena de’ Pazzi (di Bologna) per riceverne aiuto in campo formativo per le proprie aspiranti alla vita religiosa, evidentemente specifica il proprio desiderio di inviare in missione all’estero le religiose del proprio nascente istituto, tanto che la destinataria della sua richiesta si sente in dovere di «avvertirla che il nostro Noviziato non è per Postulanti che poi debbono uscire per le Missioni» e che le religiose rimangono nella casa in cui sono state formate o in altre case dello stesso istituto, destinate alla educazione della gioventù (Lettera di suor Eufrosina a madre M. Crocifissa del 7.5.1924) . È un dato di fatto che mai la nostra fondatrice ha inviato a Bologna candidate alla vita religiosa nel nostro istituto, pur trovandosi per diversi anni in grave necessità nel campo formativo. [33] M. C. Curcio, Lettera 9.10.1924 al Procuratore generale dei Carmelitani. [34] M. C. Curcio, Lettera 3.1.1942 a sr M. Rita Giannone. [35] Cfr M. C. Curcio, Lettera 23.10.1910 a p. Pio Mayer, Priore generale dei Carmelitani: «Se il nostro Vescovo fosse Carmelitano, oh! Come rifiorirebbe il Carmelo nei nostri paesi!». A nostra conoscenza, oltre che nei Ricordi, è l’unica volta che la Madre utilizza l’espressione “far rifiorire il Carmelo”. [36] M. C. Curcio, Diario spirituale 26.1.1926. [37] M. C. Curcio, Diario spirituale 3.12.1925. [38] M. C. Curcio, Lettera 1935 a sr M. Angela Grammatico. [39] M. C. Curcio, Lettera 1940 senza data “alle figlie”. [40] Statuto del “Conservatorio C. Polara”, parte ii, cap. 2°, artt. 2-4 e 8. [41] M. C. Curcio, Lettera 4.1.1942 a sr Maria (madre M. Grazietta) Giunta. [42] M. C. Curcio, Lettera 5.3.1942 a sr M. Rita Giannone. [43] Costituzioni, 1925-1930, parte i, cap. 1°, 2°, 11°, 12°. [44] M. C. Curcio, Lettera senza data. [45] M. C. Curcio, Diario spirituale 5.11.1925. |