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I cardini del nostro carisma

in madre M. Crocifissa

 

sr Marianerina de Simone

 

    

1. Introduzione

2. Madre M. Crocifissa descrive il carisma

3. I contenuti del carisma:

    3. a. la spiritualità

    3. b. la fraternità

    3. c. la missione

4. Conclusione

 

 

1. Il carisma della vita consacrata

Cerchiamo, prima di tutto, di chiarire in qual modo utilizziamo qui il concetto di carisma applicandolo alla nostra vita consacrata. Il termine è tipicamente cristiano e deriva direttamente dal greco charis, grazia, al quale si è aggiunto il suffisso -ma; ne risulta che la parola carisma  (charisma)  “indica l’oggetto e il risultato della grazia divina, qualcosa che produce benessere, un regalo fatto da Dio ai credenti”[1].

Dopo l’epoca apostolica, si è gradualmente diffusa nella Chiesa l’idea che i carismi di tipo straordinario e prodigioso, fossero ormai quasi completamente scomparsi, perché resi ormai inutili dal fatto che la Chiesa era un organismo maturo e adulto, e che le fossero offerti quasi soltanto dei carismi di tipo “ordinato”, quelli necessari all’istituzione. Nell’ultimo secolo, da Pio xii, la riflessione teologica riprende a evidenziare che la struttura organica della Chiesa ha sempre compreso armonicamente al proprio interno tanto i gradi gerarchici quanto i doni carismatici.

Questo rinnovamento della teologia dei carismi viene colto dal concilio Vaticano ii. Basti pensare al fatto che parole quali carisma e dono ricorrono circa 100 volte nei documenti conciliari  (carisma, 14 x)[3] . Nella costituzione Lumen Gentium, ad esempio, leggiamo: “Lo Spirito Santo non si limita a santificare e a guidare il popolo di Dio per mezzo dei sacramenti e dei ministeri e ad adornarlo di virtù, ma «distribuendo a ciascuno i propri doni come piace a lui»  (1Cor 12,11) , dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa secondo quelle parole: «A ciascuno la manifestazione dello Spirito è data perché torni a comune vantaggio»  (1Cor 12,7) ”. È un rinnovamento radicale che noi forse, oggi, non riusciamo a percepire, perché ormai abbastanza assuefatti alla teologia conciliare e ai frutti che ha generato.

Ci può stupire, però, la costatazione che proprio il concilio non usa il termine “carisma” a proposito della vita consacrata. È Paolo vi a precisare la natura carismatica della vita consacrata e a parlare esplicitamente di “carisma del fondatore”[4].

Dal documento Mutuæ Relationes  (n° 11)  riceviamo una buona descrizione della realtà del carisma della vita consacrata: il «"carisma dei fondatori"  (ET 11)  si rivela come un'esperienza dello Spirito trasmessa ai propri discepoli per essere da questi vissuta, custodita, approfondita e costantemente sviluppata in sintonia con il corpo di Cristo in perenne crescita. Per questo "la chiesa difende e sostiene l'indole propria dei vari istituti religiosi"  (LG 44; cfr CD 33, 35,1, 35,2, ecc.) . Tale indole propria, poi, comporta anche uno stile particolare di santificazione e di apostolato, che stabilisce una sua determinata tradizione in modo tale, che se ne possano convenientemente cogliere gli elementi oggettivi». Amedeo Cencini esplicita quanto affermato dal Magistero: “Contenuti del carisma, oltre all’esperienza mistica, sono esattamente l’obiettivo e lo stile apostolico come anche il senso d’appartenenza e il modo d’essere comunitario. […] quadro globale ispiratore in cui ogni dettaglio ha la sua ragion d’essere  […]  qualcosa che abbraccia ogni aspetto e frammento della vita  […] , il tutto esprime la specificità e la bellezza di un disegno che viene dall’alto”[5] e che, in quanto dono dello Spirito, è una realtà sempre in sviluppo e sempre fedele al proprio scopo: la salvezza degli uomini e, perciò, l’edificazione dell’intero corpo ecclesiale[6].

Un altro dettaglio è perciò importante focalizzare: «L’opera dei fondatori e delle fondatrici, essendo ispirata dallo Spirito, è una realtà che li trascende, va al di là della loro stessa comprensione. […]  Nella misura in cui ogni carisma attinge al Vangelo è suscettibile di una comprensione sempre più profonda, come lo è la Parola di Dio di cui è portavoce»[7]. Oggi, dunque, il carisma è affidato a noi e noi guardiamo a madre M. Crocifissa e a padre Lorenzo per comprendere cosa lo Spirito ci chiede oggi in forza del dono che, tramite loro, ci ha consegnato.

 

 

2. Madre M. Crocifissa descrive il carisma della congregazione

2. a. L’intenzione principale

Quella che oggi è comunemente ritenuta la più antica e la principale definizione del carisma delle Carmelitane missionarie di santa Teresa di Gesù bambino risale ai ricordi della primissima giovinezza, se non dell’adolescenza, di Rosa Curcio ed è incastonata in un racconto che ci aiuta a comprenderla meglio. Nello scrivere questa pagina, naturalmente, madre M. Crocifissa non poteva immaginare il valore che avrebbe avuto per le sue figlie né, tanto meno, di compiere una “definizione del carisma” o, comunque, la comunicazione della sua “intenzione principale” in quanto fondatrice. Leggiamo:statua della Madonna del Carmine - Ispica, santuario del Carmine

«La mia vocazione per la vita religiosa la sentivo più chiara; ad ogni costo volevo conoscere qualche Istituzione Carmelitana e manifestai il mio disegno ai parenti, malgrado la severità che mi usavano. Ottenni per intercessione della Superiora del Terz'Ordine Carmelitano di recente istituito da un pio e zelante sacerdote, di iscrivermi al suddetto Terz'Ordine.  […]  confidai i miei desideri alle terziarie che avevano la mia stessa età, ma non conoscevo le loro aspirazioni.

Il fervore, la pietà, lo spirito di preghiera s’accrescevano mirabilmente; la mia serafina S. Teresa, molti altri Santi di questo Santo Ordine alimentavano i miei trasporti di pietà, sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: "dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri..." Era un sogno... un'illusione giovanile?! La Grazia operava nell'animo mio: che comunioni ferventi e carismi di Cielo mi riempivano l'animo!»[8].

 

Alcune osservazioni su questo brano:

  •              Ci troviamo negli anni fra il 1890  (iscrizione al T.O.C.)  e il 1895;

  •             A quanto scrive, Rosa aveva già ben chiaro di essere chiamata alla vita religiosa carmelitana e, per realizzare la propria vocazione, è alla ricerca  (con cautela, a causa dell’ostilità di molti membri della famiglia)  di istituzioni che le permettano di conoscere da vicino la vita carmelitana, finora incontrata solo attraverso la lettura degli scritti di Teresa d’Avila: è assetata di vita pratica, oltre che di vita mistica;

  •              Visto che gli istituti religiosi carmelitani maschili e femminili sono scomparsi da circa trent’anni a causa delle soppressioni operate dal Regno d’Italia, l’unica istituzione che riesce a trovare è il Terz’Ordine, cioè un’associazione laicale. Essa era stata costituita per opera di un sacerdote diocesano e non di religiosi carmelitani, cosa che rendeva impossibile a Rosa l’entrare in contatto con lo stile di vita caratteristico del Carmelo. Lei, però, mostra di non badare troppo al fatto di non trovarsi in un istituto religioso: le interessa che sia una realtà carmelitana;

  •              Ciò che nel Terz’Ordine sembra gradire di più è la frequentazione di altre ragazze, con le quali però non riesce ad avere un rapporto di profonda confidenza spirituale (e, probabilmente, neanche di speciale amicizia, vista la sua indole piuttosto riservata, evidenziata anche da varie testimonianze) ;

  •              Importantissima per la sua formazione è la possibilità di conoscere i grandi santi del Carmelo e la loro spiritualità. Dobbiamo tener conto, tuttavia, che le particolari caratteristiche di quell’ambiente non le rendono possibile la conoscenza diretta, attraverso i loro stessi scritti, delle principali figure carmelitane né della Regola del Carmelo: come sempre avviene, tutto era filtrato attraverso la mentalità e la spiritualità prevalenti all’epoca in quella particolare zona della Sicilia;

  •              In ogni caso, Rosa ha nel Terz’Ordine la possibilità d’immergersi in un clima di “fervore, pietà e spirito di preghiera” che, assieme alla conoscenza della vita e dello spirito dei grandi esponenti del Carmelo, creano l’ambiente spirituale propizio all’ emergere dell’ “intenzione principale” della fondatrice;

  •              Non siamo di fronte al racconto di un’esperienza spirituale singola e straordinaria, di una visione o di una locuzione, ma leggiamo il resoconto dell’emersione di una consapevolezza vocazionale sempre più chiara ed evidente, di origine sicuramente divina. Essa è quasi il culmine di una serie indefinita di “trasporti di pietà”;

  •              La genuinità dell’origine divina dell’ispirazione  (può sembrare paradossale)  è confermata dalle domande che umilmente, subito dopo, la stessa madre M. Crocifissa riporta assieme alla risposta che lei stessa si dà: non è possibile che quest’intuizione spirituale sia “un sogno” o “un’illusione”, perché la comunione personale con Cristo ne ne viene chiarificata e fortificata, mentre si accresce la docilità all’azione della grazia divina. Se fosse stata un’intuizione di diversa origine, avrebbe provocato reazioni ben diverse, evidenziate dalla tendenza all’autoaffermazione e a una certa esibizione di sé;

  •              «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato»: è molto evidente la consapevolezza di non trovarsi di fronte a una sconvolgente novità, bensì di veder venire alla luce una realtà alla quale da sempre era stata preparata;

  •              Un particolare è importante sottolineare. Madre M. Crocifissa parla di “missione” (al singolare)  e usa l’articolo determinativo: sta parlando di qualcosa di molto speciale e specifico, da non confondere;

  •              Il contenuto di questa consapevolezza è espresso con grande semplicità: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri...”. Sono i due elementi che vanno di pari passo: la costituzione di una comunità e la “rifioritura del Carmelo”.

 

2. b. Il completamento dell’intenzione principale

Quando già si era stabilita a Santa Marinella, dopo aver già realizzato a Ispica e Modica la “riunione con le compagne” e, con l’affiliazione all’Ordine  (16.7.1925) , il primo passo ufficiale per “far rifiorire il Carmelo”, ormai adulta  (ha 48 anni)  e ben provata nella fede e nella vocazione, la Madre mostra di aver maturato ulteriormente la propria coscienza vocazionale.

Ci troviamo alla fine del 1925, madre M. Crocifissa risiede a Santa Marinella nel villino Persichetti esattamente da 5 mesi e scrive nel Diario spirituale, rivolgendosi a padre Lorenzo:immagine del S. Cuore appartenuta a madre M. Crocifissa - Santa Marinella, Casa madre

«Sentii intimamente che Gesù mi comunicava la pena immensa che sente il suo Eucaristico Cuore, nel non vedersi mai desiderato da un numero immenso di anime da Lui redente, si nutriscono di cibi velenosi e rinnegano il Cibo degli eletti! […]

Mi offrii vittima per questi disgraziati fratelli e specialmente per i miei parenti e per questo paesello che forma una spina acuta al Cuore di Gesù […] . L'ora santa, l'ora dell'amore e del dolore. Gesù mi aspettava nell’orto degli ulivi, mi invitò a piangere con lui, un Dio che piange..... che suda sangue.... oh scena straziante per l'anima amante, ebbi un lume soprannaturale dell'offesa che la creatura fa a Dio anche di un sol peccato veniale […] . È pur dolce piangere le proprie ed altrui infedeltà e peccati e offrirsi Vittima di Espiazione assieme al gran Martire d'amore.

Padre mio, Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico.

È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare»[9].

 

Alcune osservazioni su questo nuovo testo:

  •              Giungendo a Santa Marinella, madre M. Crocifissa e le sue compagne sentono di essere giunte al “luogo dei loro ideali” e si danno da fare, con l’aiuto di padre Lorenzo, per iniziare la realizzazione di quanto, in tanti anni, hanno desiderato e coltivato, pur nella sofferenza;

  •              Si rendono conto, però, che l’ambiente è ostile o quanto meno indifferente ai valori che per loro sono tanto importanti. La gente della zona di Capo Linaro pensa soprattutto a lavorare, molti hanno addirittura in odio la fede, la Chiesa e le sue istituzioni;

  •              Questa pagina viene scritta di giovedì, giorno che sempre la Madre dedicava più degli altri all’adorazione eucaristica, ed è anche la ricorrenza di s. Francesco Saverio, patrono delle missioni. Anche se la Madre non fa accenno a questa memoria, non possiamo escludere che la celebrazione liturgica di essa abbia orientato la sua preghiera;

  •              Partendo dalla contemplazione dell’Eucaristia e dal grande amore che da essa riceve e su di essa riversa, madre M. Crocifissa riesce ad interpretare la realtà vicina e lontana che la circonda  (il paese di Santa Marinella e tutta l’umanità) . Ne trae conclusioni di tipo solo spirituale  - la necessità di offrirsi vittima con Gesù -  e conseguenze di tipo spirituale e apostolico;

  •              Queste ultime sono la vera novità contenuta in questo brano, perché riguardano la persona di madre M. Crocifissa e, soprattutto, i compiti affidati alla congregazione che sta muovendo i suoi primi passi: “Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità”. Queste parole possono essere interpretate in diversi modi, ma certamente riguardano tanto la vita spirituale strettamente intesa quanto la determinazione degli scopi apostolici della congregazione;

  •              Infatti, la Madre aggiunge: “È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione”. Dunque la congregazione dovrà comprendere al proprio interno persone capaci di essere “anime restauratrici dell’umanità”: con il cuore e con le mani;

  •              Questa, però, è solo “una delle importanti Missioni” della congregazione. Mai, in altri luoghi degli scritti della Fondatrice, a quanto mi risulta, ella presenta quali altre “importanti missioni” ci siano state affidate. Resta, al di sopra di questa, “la grande missione di far rifiorire il Carmelo”. Mi pare evidente che le due espressioni s’ illuminino a vicenda: il Carmelo che deve rifiorire ad opera di madre M. Crocifissa s’ impegna anche a “restaurare l’umanità”. O, meglio, il nostro modo specifico di “far rifiorire il Carmelo” è proprio l’impegno a “restaurare l’umanità”.

 

3. I contenuti del carisma

 

3. a. La spiritualità

Innanzitutto, rileggiamo le parole della “ispirazione fondamentale”  (Ricordi, p. 13) : «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri...”». Ci domandiamo quale spiritualità si esiga per “far rifiorire il Carmelo”:

             «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato»: è evidente la radice mariana dell’ispirazione a fondare la congregazione;

  •     La devozione mariana è tipica della tradizione del Carmelo: evoca l’amorevole vicinanza a Gesù, la totale disponibilità a lui, la purezza del cuore, l’attitudine a “meditare giorno e notte la sua Parola”, la protezione materna e la familiarità fraterna. Non possiamo dimenticare che il richiamo a Maria è stato spesso legato, nella storia della vita consacrata, alla promozione di movimenti di riforma;

  •     Leggiamo una esortazione di madre M. Crocifissa che parte proprio dalla spiritualità mariana: «Lodiamo sempre il Signore e ringraziamolo per la nostra grande Vocazione che ci rende così simili a Maria e c’impone l’obbligo di ricopiarla onde corrispondere più fedelmente a  (dare)  maggiori frutti di vera perfezione»[10].

             Madre M. Crocifissa pensa al Carmelo in un modo che, all’epoca, era normale:

  •     Preghiera continua e profonda che, per lei e per le sue suore, si configura come comunione  (“intimità”)  con la Trinità realizzata nell’Eucaristia, dove incontra, in compagnia e sotto lo sguardo vigile della “tenera Madre” e dei santi del Carmelo, soprattutto il Cristo sofferente per amore: «Le occupazioni degli uffici che l’ubbidienza ci ha affidato non ci devono distrarre dallo spirito del Carmelo che è spirito di preghiera, di unione intima col Cuore Eucaristico che milioni e milioni di volte al giorno ripete l’Immolazione nel sacrificio delle messe che in tutto il mondo si celebrano, dobbiamo vivere così intimi con la Vittima Eucaristica, da formare l’abitudine alla deliziosa unione con Dio»[11]. E ancora, richiamando il tipico esercizio di preghiera della “presenza di Dio”: «Sempre alla presenza di Dio sia il tuo agire, con prudenza e carità»[12]. Tale esercizio ha anche un benefico effetto sul comportamento, certamente anche in vista delle difficoltà di rapporti interpersonali nella vita fraterna: «Rettifichiamo sempre le nostre azioni con lo spirito di preghiera della divina presenza»[13] e ancora: «Vogliatevi bene, siate osservanti, la presenza di Dio sia il vostro prezioso alimento spirituale»[14];

  •     Totale docilità e “corrispondenza” ai doni e alle richieste divine. In ciò rientra anche l’accoglienza  (che a volte giunge fino al desiderio)  della penitenza purificatrice e l’osservanza del silenzio che favorisce il raccoglimento dell’ attenzione costante sulla persona di Cristo: «Vorrei le mie figliuole sante amanti della Croce! È questo lo spirito del Carmelo, Amare e Soffrire»[15];

  •     L’apostolato è frutto di questa comunione con Dio: è frutto del desiderio di condurre tutti i fratelli a una medesima esperienza amorosa di Dio.

  •              I modelli del suo agire, oltre alla Madonna, sono i santi del Carmelo. Da loro s’ impara a vivere da Carmelitane:

  •     Prima di tutti, s. Teresa di Gesù bambino: «Sia la tua Maestra, il tuo vero modello questa nostra grande Protettrice, leggete e rileggete la sua preziosa vita, i suoi scritti, ove si attinge il vero spirito del Carmelo»[16];

  •     Cita spesso s. Teresa d’Avila per quanto riguarda lo spirito di preghiera e la passione apostolica;

  •     s. Giovanni della Croce è richiamato come campione e maestro di preghiera e di amore alla sofferenza, di capacità eroica di amare Dio e di darsi a Lui;

  •     la patrona dei Terziari carmelitani, s. M. Maddalena de’ Pazzi è pure segnalata per il suo stile di vita, soprattutto per l’accoglienza nell’amore della sofferenza interiore e fisica.

  •             Approfondiamo ora sotto il profilo della vita spirituale la pagina del Diario spirituale (3.12.1925)  in cui abbiamo letto: «È pur dolce piangere le proprie ed altrui infedeltà e peccati e offrirsi Vittima di Espiazione assieme al gran Martire d'amore.  […] Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare». Oltre a quanto già detto sopra:

  •     Madre M. Crocifissa ha ben chiaro la propria vocazione che, in questo caso, coincide con il fine della sua scelta di consacrazione: «Questa è la nostra vocazione: carità verso Dio e verso il prossimo»[17]. Quindi, raccomanda spesso, mutuando qualcosa da s. Teresa di Lisieux: «Non facciamo sfuggire un’occasione, un istante senza aumentare l’amore verso Dio e verso il prossimo»[18];

  •     È evidente qui la motivazione del fatto che l’apostolato di madre M. Crocifissa ha sempre una prima fase, inevidente ma importantissima, nella preghiera di condivisione dell’amore di Cristo per ogni uomo e riparazione dell’amore che troppi uomini non riconoscono in Cristo e non sanno ricambiargli: «Se vuoi amare molto, dovrai cooperarti a saper coltivare lo spirito di preghiera e vedrai che otterrai un grande amore verso Colui che ti ama tanto, prova e vedrai»[19]. Ed ecco perché ella insiste a raccomandare: «Non trascurate mai la S. Messa e la Comunione per altri affari anche siano del vostro ufficio. Prima Dio e dopo tutto il resto»[20];

  •     Tutto parte da quella che è la più evidente espressione della spiritualità di madre M. Crocifissa: la riparazione oblativa al Cuore di Gesù, realizzata nell’adorazione eucaristica prolungata proprio nel giorno che richiama l’istituzione dell’ Eucaristia, l’inizio della passione del Signore e la sua agonia nel Getsemani con l’invito a “vegliare con lui”. La Madre mostra di avere particolarmente cara l’espressione “Cuore eucaristico di Gesù”, mediante la quale, come molti dei suoi contemporanei, coniugava e armonizzava il suo ardente amore per il Dio incarnato a causa della sua immensa carità con la profonda devozione eucaristica che l’ha caratterizzata fin dall’adolescenza;

  •     Le caratteristiche della genuina spiritualità oblativo - riparatrice del “Cuore eucaristico di Gesù” sono tali da consentire al Cristiano di vivere un’intensa vita di preghiera e, senza dicotomie, un’altrettanto intensa dedizione apostolica. Tale spiritualità, infatti, muove dal mistero dell’Incarnazione del Verbo divino e, rileggendo nella prospettiva dell’amore autodonante  (oblativo)  tutta l’esistenza terrena di Gesù, stimola il credente a lasciarsene coinvolgere, partecipando attivamente  (nello spirito e nel corpo)  alla donazione di Cristo per la salvezza di ogni uomo. Un’attenzione speciale è riservata a coloro che sono ritenuti più lontani da Dio  (chiamati genericamente “i peccatori”)  e ai bisognosi nel corpo e nello spirito. Questa spiritualità si è diffusa ampiamente nella intera cattolicità, soprattutto a partire dal sec. xvii, con s. Margherita M. Alacoque e il suo direttore spirituale, il gesuita s. Claudio de la Colombiere, al punto che il sec. xix è stato chiamato “il secolo del Sacro Cuore”; quando questa ricca spiritualità è al suo culmine, madre Crocifissa riceve la sua formazione cristiana e religiosa.

  •     In quest’atteggiamento spirituale fondamentale rientra anche il frequente “offrirsi vittima  (di espiazione o di olocausto)”  di cui leggiamo spesso nel Diario spirituale, ma anche nelle prime lettere della Madre a padre Lorenzo: “Gradisca, o Padre, l’ olocausto di tutta me stessa”[21];

  •     Anche le suore sono coinvolte in questa partecipazione all’offerta redentrice di Cristo: “Nel momento dell’Elevazione nella S. Messa, nell’Ostia Santa mi sembrò vedere il Cuore che era intimamente unito a me, e Lei, o buon Padre circondato da una moltitudine di candide colombe Carmelitane, (Suore) e le offriva quale Vittima di Amore al Divin Cuore, che benediceva e su tutte faceva piovere i Suoi raggi di luce e di grazie”[22]; «Procuriamo di arricchire le nostre giornate. Impreziosiamole con l’offerta continua delle nostre azioni, dei piccoli sacrifici, delle mortificazioni continue. […]  Sii soprattutto umile e obbediente - la tua vita sia un olocausto continuo»[23];

  •     Ciò ci fa anche comprendere perché ella abbia sempre raccomandato alle suore di pregare e di insegnare a pregare. Già nello Statuto del “conservatorio C. Polara” leggiamo: “Deve essere pure premura  [della suora assistente delle orfane]  di promuovere il frequente uso delle giaculatorie, le quali si dovranno praticare nel principio e nella fine d'ogni azione e durante il tempo di lavoro, e che le fanciulle s'abituino a tenersi sempre alla presenza di Dio”[24]. L’importanza di educare alla preghiera i bambini e le ragazze affidate alle sue suore è sempre stata sottolineata dalla fondatrice.

 

Carmelitane missionarie da tutto il mondo

 

3. b. La fraternità

Il contenuto della consapevolezza vocazionale di Rosa Curcio è espresso in una breve frase che sottolinea il secondo cardine del nostro carisma: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo”  (Ricordi, p. 13) ;

  •      L’accenno alle “compagne” ci fa pensare al riunirsi di un gruppetto di Terziarie carmelitane. Infatti la prima comunità, quella di Ispica e poi di Modica, era costituita da membri del Terz’Ordine di Ispica. Lei parla di questo evento aggiungendo qualche particolare sugli scopi che si prefiggeva e mettendo in luce la centralità del fatto di poter condurre vita fraterna: «L’ideale che sentivo ispirarmi, cioè di riunirmi con alcune mie amiche d’infanzia le quali sentivano le mie stesse aspirazioni, di far vita comune per la nostra santificazione e del prossimo. […]  Si trovò subito questa casa  [a Modica, il “conservatorio C. Polara”] , era proprio adatta per il nostro ideale»[25];

  •      In seguito, è continuo il suo richiamo a tenere vivi i rapporti fraterni nella serenità e nel rispetto, convinta che ciò consentisse alle suore di dare un’ autentica risposta d’amore alla propria vocazione: «Raccomando vivamente l’ osservanza delle nostre Costituzioni e la Carità fraterna, l’anima della vita religiosa. Vogliatevi bene, e la pace regnerà nelle vostre anime. Gesù Ostia trova riposo nelle anime tranquille, le ricolma sempre di nuove grazie e d’amore riconoscente, questo amore di gratitudine è un vero segno di predestinazione»[26];

  •      È uno stile di vita esigente, ma anche gratificante, specie a livello spirituale: «Ecco ciò che consola il Cuore del tuo Sposo Divino: la pace, l’unione fraterna, ciò è frutto della grazia che lavora le anime … I tuoi sforzi, le tue piccole rinunzie, tutto influisce per mantenere in te la calma, la carità e certo si comunica ciò che si possiede … La fedeltà alle piccole rinunzie è il segreto della vera pace e santità»[27]; «Evitate discorsi contro la carità fraterna. Dio solo deve regnare in ciascuna se vogliamo le celesti benedizioni»[28]; «Evitate ciò che questa pace potrebbe far perdere, col mettere sotto i piedi la vostra natura, siate umili, obbedienti, piene di fraterna carità»[29];

  •      Una delle forme di amore fraterno più raccomandata è l’aiuto reciproco, la collaborazione: «Amatevi e aiutatevi; lungi dall’egoismo; la carità fraterna, lo spirito di sacrificio devono guidare la vostra vita pratica»[30];

  •      In tempi in cui anche la spiritualità è caratterizzata da accenti individualistici, non ci stupisce questo suo raccomandare che rivela anche una grande esperienza umana e saggezza educativa: «La pace si comunica alle Consorelle coll’esempio e con le buone parole che sono spontanee quando ne è ripieno il cuore»[31].

 

             Le testimonianze arricchiscono il quadro, mettendo in luce lo stile di vita che ha caratterizzato da sempre il modo di vivere il carisma nel quotidiano:

  •      Madre M. Grazietta, con sr M. Angelica, sr M. Albertina e tante altre segnalano la fermezza nell’esigere il rispetto delle regole di vita comunitaria;

  •    Sr M. Angelica e sr M. Virginia chiariscono che questo atteggiamento di fondo non sconfinava mai nel rigorismo, ma veniva sempre temperato dalla capacità di adattarsi, in circostanze particolari, alle giuste esigenze di alcune per motivi di carità;

  •      Coltivava rapporti ricchi di affetto e tenerezza con le sue figlie, anche se non amava gli atteggiamenti sdolcinati. All’occorrenza, esprimeva con chiarezza la propria nostalgia per una suora destinata a una casa lontana e il proprio desiderio di avere accanto tutte le figlie;

  •      Sapeva tener viva la gioia, voleva che la vita quotidiana fosse intessuta della gioia di amare ed essere amate dal Signore e dalle sorelle;

  •      Ciò fa dire a madre M. Grazietta che la fondatrice sapeva fare in modo che ciascuna suora si sentisse amata nella propria unicità;

  •      Un’umiltà a tutta prova si integrava con la viva coscienza delle proprie responsabilità e del proprio ruolo, per cui sapeva ammettere i propri sbagli pur non consentendo a nessuna di mancarle di rispetto. In questo senso esortava anche le superiore delle comunità;

  •      Sapeva perdonare, farsi perdonare ed esigere il perdono fraterno. Sempre madre M Grazietta dice, d’accordo con tutte le altre suore, che “la sera non mandava mai le suore a letto senza averle lasciate serene e riconciliate; se durante la giornata era capitato qualche contrasto o incomprensione era lei la prima a chiedere perdono e ad umiliarsi, dando a tutte l’esempio”.

 

 

3. c. La missione

Riprendiamo ancora una volta le parole della “ispirazione fondamentale”  (Ricordi, p. 13) : «Sentivo la grande missione che la tenera Madre del Carmelo mi aveva predestinato: “dovevo riunirmi con altre mie compagne e far rifiorire il Carmelo nel nostro paese e in molti altri...”». Concentriamo ora la nostra attenzione sull’aspetto missionario.

  •              Abbiamo già segnalato alcuni elementi caratteristici del Carmelo, del Carmelo che lei desiderava far rifiorire per condurre i fratelli alla conoscenza amorosa di Dio in Cristo;

  •              A prima vista l’azione per la “rifioritura del Carmelo” sembra limitarsi a un breve orizzonte  (“il mio paese”) ;

  •              Tuttavia l’immediata e volutamente indefinita sottolineatura dei “molti altri paesi” lascia vedere l’apertura, forse allora non pienamente compresa, all’orizzonte universale, missionario ad gentes[32]. Ciò è confermato dal fatto che, qualche anno dopo, ella scrive: «Ho sempre nutrito il desiderio di allargare le nostre tende e di servire l’Ordine nel suo nuovo spirito missionario»[33]. Durante la guerra, questa apertura del cuore si manifesta molte volte e suona come un invito a non temere di partecipare in pieno alle vicende dei fratelli, anche quando questo ci causa preoccupazione, dolore: «È un Natale triste per tutti, partecipiamo al lutto mondiale»[34];

  •              In ogni caso, sembra che madre M. Crocifissa, almeno fino al 1910, pensi che tale azione per “far rifiorire il Carmelo” si realizzi semplicemente mediante la creazione di comunità di religiose carmelitane[35];

  •              Per madre M. Crocifissa l’ispirazione e l’ardore missionario sono caratteristici del suo essere Carmelitana: «Dopo un istante di intima unione con Gesù Bambino nell’ Ostia santa, la Santina, dopo aver benedetta la casa in costruzione per preservarla dalle infernali insidie, mi fece vedere immense città, villaggi e boschi, non ancora illuminati dai Missionari. Mi ispirò un ardente desiderio di salvare tutte queste anime che sono nelle tenebre e nell’errore»[36].

 

Un’altra frase completa la presentazione dell’ispirazione fondamentale in campo apostolico, come in campo spirituale: «Gesù ha bisogno di queste anime restauratrici della povera umanità, me lo ripete sempre con diverse e mille espressioni sempre nuove, il Cuore di Gesù Eucaristico. È una delle importanti Missioni che ci ha affidato in questa novella Istituzione. Ecco perché ci ha portato in questo paese che vive nell'indifferenza, non sente nessun bisogno di Dio, non pensa che ha un'anima da salvare»[37].

             Non vi sono ormai più difficoltà a comprendere il senso di queste parole, anche se in apparenza possono sembrare un po’ stonate rispetto alla prima affermazione. Abbiamo già sottolineato come questa espressione vada senz’altro considerata secondaria rispetto a quella contenuta nei Ricordi.

             Questo testo ci aiuta anche a comprendere come madre M. Crocifissa abbia voluto creare un istituto di vita attiva profondamente contemplativa e non un nuovo istituto di vita esclusivamente contemplativa: il suo vivere sempre con Cristo  (dimensione contemplativa)  trabocca sempre in desideri e realizzazioni apostoliche. Il grande amore che ha per Gesù e per tutto ciò che lo riguarda si traduce in una comprensione specifica del mondo e delle sue vicende, facendole comprendere la necessità impellente di un impegno dichiaratamente apostolico e fattivo nel mondo per Cristo. Un’ esortazione esemplifica bene il suo modo di pensare: «Sii sempre unita al Cuore di Gesù Ostia, amalo sino alla pazzia come i Santi, e procura di saper infondere questo sacro fuoco nelle piccole anime che la Provvidenza ti ha affidato»[38]. E ancora: «Consoliamo il Cuore di Gesù per l’immenso numero di anime che si perdono in questi giorni! […]  Aggiungiamo alla preghiera qualche sacrificio, è la nostra missione offrirsi vittima nel Cuore SS.mo di Gesù per coloro che soffrono e hanno bisogno di aiuto e conforto»[39].

             Resta per noi il “problema” di comprendere bene, a livello apostolico pratico, cosa si possa intendere con l’espressione “restaurare l’umanità” che invece è tanto più facile capire a livello spirituale. Ci possono essere d’aiuto, anche se non ci permettono di disegnare un quadro ben definiti, alcune indicazioni contenute nello “Statuto delle Carmelitane di Modica”  (“conservatorio C. Polara”) , nel quale leggiamo che:

  • Lo scopo da perseguire è «l’educazione morale e cristiana delle Orfane» e il «fare di loro donne stimabili per virtù, istruzione, per abilità di modo che riescano un giorno utili a sé medesime e alla società»;

  • «Le virtù devono informare il cuore delle fanciulle» ed esse devono essere esercitate «in quelle più proprie del loro stato, cioè nella modestia, nell’umiltà e massime nell’abnegazione della propria volontà»[40].

 

             Per madre M. Crocifissa è chiaro, almeno dopo i primi anni di esperienza, che la sua missione è di dedicarsi ai giovani, ai bambini: «Brave per tutte le feste solenni che avete fatto, così siete più sveglie e svegliate anche la gioventù secondo lo spirito dell’Istituto»[41].

             Questa dedizione, però, non dev’essere esclusiva: la missione delle Carmelitane missionarie di s. Teresa G. b. è rivolta a tutti e ha un fine ben specificato: «Va bene la tua missione di apostolato per portare anime a Dio - è questa la nostra vera Missione»[42].

             Le prime Costituzioni della congregazione, quelle approvate ad experimentum nel 1925, identificano così i fini dell’Istituto e la sua missione:

  • “L’Istituto delle Missionarie Carmelitane del T. O. ha come fine la propagazione della Fede  […] , mediante le opere di attività missionaria specialmente quelle che riguardano l’educazione delle giovinette del popolo, e massime dell’ infanzia abbandonata”;

  • “Il nostro Istituto intende dedicarsi alle opere di carità in genere; in modo particolare alle seguenti: a) missioni; b) opere per le fanciulle povere e abbandonate; c) catechismo ai bambini del popolo;”

  • “Non accetteranno scuole se non quelle destinate ai figli del popolo più povero”;

  • “Tra le opere dell’Istituto sarà in ogni tempo tenuto nella massima considerazione l’opera delle Missioni. Pertanto essa sarà preferita a tutte le altre quando le condizioni dell’Istituto lo consentiranno”;

  • “Per le Missioni dovranno in tutto regolarsi secondo le istruzioni della S. Congregazione di Propaganda”[43].

 

             Rimane, sopra tutto, l’impressione generale che la Madre presti la massima attenzione non tanto all’efficienza del servizio svolto dalle suore, ma al modo in cui essi vengono offerti a Dio e ai fratelli: l’importante è che, tramite il servizio apostolico, si “portino anime a Dio”, “restaurandole” nella loro dimensione umana e nel loro rapporto con Dio.

 

             Sono molto ricche e stimolanti le testimonianze anche su quest’argomento:

  • Tutti sottolineano l’attenzione della fondatrice per i poveri e i piccoli. madre M. Grazietta dice che “era particolarmente sensibile verso le necessità materiali e morali dei più poveri, dei più piccoli; dei bambini più abbandonati”;

  • Sapeva ricorrere ad ogni mezzo apostolico e così insegnava alle sue suore: catechesi, insegnamento, offerta di viveri e di accoglienza, ascolto fraterno, teatro, gite, oratorio domenicale, visite alle famiglie, collaborazione parrocchiale, canto corale. Tutto ciò che poteva servire da “amo” per attirare i giovani e far loro gustare l’amore di Dio;

  • Sr M. Virginia ricorda le parole di madre M. Crocifissa al momento della prima partenza per il Brasile: “Vai, figlia dei miei sogni giovanili, io sono malata, non posso andarci e mando te per me. Vai e porta in questa terra di missione la mia preghiera, il mio zelo, tutto quello che io avrei dovuto portare; e ti raccomando i poveri!”;

  • Ancora sr M. Virginia richiama un’espressione che sembra un commento e un indirizzo pratico circa “la missione di restaurare l’umanità”: “Voleva che la congregazione si diffondesse soprattutto per salvare le ragazze povere e bisognose, mi diceva: «Tu devi pescare l’oro in mezzo al fango; devi ripulire in queste ragazze  (le corrigende)  lo spirito cristiano, l’amore di Dio dal fango ove è stato immerso»;

  • Lo stile delicato, un po’ silenzioso, ma sempre trasparente, della Madre è stato efficace nel suo rapporto con la gente. Bruno Venturini: “Quanta carità discreta, spicciola, silenziosa abbiamo ricevuto dalla Madre, senza sentirci umiliati per questo, perché, anche se eravamo poveri lei ci ha sempre rispettati e amati: ha sempre prestato amorosa cura alla nostra dignità”;

  • Bruno Zampa mette in evidenza più di tutti, insieme a Pietro Cucco, il ruolo sociale della presenza delle suore, soprattutto durante la seconda guerra mondiale e l’immediato dopoguerra: la loro carità spicciola e la disponibilità al servizio dei piccoli ha contribuito a salvare molte donne dalla prostituzione e molte famiglie dalla fame;

  • Sr M. Eugenia sintetizza: “Madre della Congregazione, madre delle figlie, madre della gioventù povera e bisognosa”.

 

Sicuramente, nelle lettere della fondatrice incontriamo raccomandazioni di ordine pratico - disciplinare che non reggono al confronto con le esigenze apostoliche e con la mentalità del nostro tempo. Un esempio per tutti: «Le religiose non devono comparire così spesso nelle chiese pubbliche. La Cappellina è il vostro Paradiso e proprio per evitare di andar spesso fuori si è fatto tanto per ottenere il SS. Sacramento e la S. Messa. Le anime interiori amano la ritiratezza e godono l’intimità con Dio nel silenzio, nella preghiera, ciò non è facile nelle chiese pubbliche»[44]. Non tutto ciò che lei ha scritto o pensato dobbiamo assumere e incarnare, non tutto ciò che lei ha raccomandato è fattibile per noi oggi: ciò che conta è rimanere fedeli alla “intenzione principale” che lo Spirito le ha affidato.

 

 

Ci avviamo alla conclusione. Nel Diario spirituale incontriamo una delle tante pagine emblematiche del carisma che abbiamo ricevuto. Da essa possiamo comprendere come nella vita e nel pensiero di madre M. Crocifissa esista una perfetta armonia tra tre realtà che essenziali che sembrano tanto difficili da integrare: la spiritualità del Carmelo, quella riparatrice del Cuore di Gesù e l’impegno apostolico. Leggiamo: «Dopo la Comunione sentii quella fiamma che mi comunicava un Serafino che sentivo a me vicino, mentre lo Sposo mi confidava i godimenti che procurano al Suo divin Cuore le anime fedeli, e le pene, le amarezze di coloro che trascurano la loro Missione di guadagnare anime a Lui, mentre il nemico del bene fa tante stragi profittando di questa trascuraggine dei Suoi Servi, degli Operai che senza zelo vivono nel vasto campo a loro affidato. Quella fiamma che mi ferisce e brucia la vorrei comunicare a queste anime tiepide ed offro i miei ardenti desideri e trasporti d'amore di voler supplire per consolare il Suo Cuore Divino  […] . Perché tanti favori sempre nuovi domandai nella S. Comunione, sentii rispondermi intimamente: “Sei stata affidata a me dalla Vergine S.S. e quindi mi appartieni e gusti il mio Serafico ardore”. Era la mia S. M. Teresa la Serafina del Carmelo, che rispose permettendolo lo Sposo Divino»[45].

In sintesi, madre M. Crocifissa non vuol altro, con s. Teresina, che “amare il buon Dio e farlo amare come lei lo ha amato”: questo ha imparato nel Carmelo e questo ha ribadito la sua devozione al Cuore di Gesù. Amore a Cristo  (spiritualità) , amore fraterno  (fraternità)  e amore apostolico (missione)  sono i tre cardini del nostro carisma che abbiamo scoperto in madre M. Crocifissa.

 

 sr Marianerina de Simone cmstgb

 

[1] A. Romano, Carisma, in: A. Aparicio Rodríguez - J. M. Canals Casas, Dizionario teologico della vita consacrata, ed. Àncora, p. 169.

[3] Già nell’annunciare il concilio, Papa Giovanni xiii ha parlato di una “nuova Pentecoste”.

[4] In un discorso ai Monfortani e ai Fratelli di S. Gabriele  (nel 1969)  e poi nella Evangelica Testificatio  (nel 1971)  e nel Mutuæ Relationes  (nel 1978) .

[5] A. Cencini, Comunione e missione, in: Testimoni 10 (1994) 9.

[6] “Il carisma del fondatore e delle origini … è … una realtà in movimento, aperta anche a sviluppi considerevoli, con l’unica condizione che siano omogenei con le ispirazioni fondanti”: G. Rocca, Il carisma del fondatore, ed. Rogate, p. 50  (cita: M. Midali) .

[7] F. Ciardi, In ascolto dello Spirito. Ermeneutica del carisma dei fondatori, ed. Città Nuova, p. 82.

[8] M.C. Curcio, Ricordi, p. 13.

[9] M. C. Curcio, Diario spirituale 3.12.1925.

[10] M. C. Curcio, Lettera 25.3.1942 a sr M. Rosa Pisciotta.

[11] M. C. Curcio, Lettera 31.3.1927 a sr M. Maddalena Giunta. Alla comunità di Lovanio scrive: “La vita di preghiera è lo spirito del nostro Ordine Carmelitano”  (Lettera 10.1.1932) .

[12] M. C. Curcio, Lettera 10.2.1942 a sr M. Rita Giannone.

[13] M. C. Curcio, Lettera 23.7.1927 a sr M. Maddalena Giunta.

[14] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[15] M. C. Curcio, Lettera 1935 a sr M. Angela Grammatico.

[16] M. C. Curcio, Lettera 10.2.1942 a sr M. Rita Giannone.

[17] M. C. Curcio, Lettera 31.7.1933 a una superiora locale.

[18] M. C. Curcio, Lettera 12.5.1927 alla comunità di Nocera Umbra.

[19] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[20] M. C. Curcio, Lettera 3.1.1942.

[21] M. C. Curcio, Lettera 8.7.1924 a p. Lorenzo.

[22] M. C. Curcio, Diario spirituale, 1.1.1926.

[23] M. C. Curcio, Lettera 1933.

[24] M. C. Curcio, Statuto delle Terziarie carmelitane - Modica, parte ii, cap. 2, art.10, p. 57. La stessa pratica, cui abbiamo già accennato e che è tipica della tradizione carmelitana, è obbligatoria anche per le suore: “Si raccomanda a tutte le Suore l’uso frequente delle giaculatorie o sante aspirazioni, con cui le anime innamorate di Dio possono fare una vita di continua orazione”  (parte i, cap. 2, art. 22, p. 8) .

[25] M. C. Curcio, Lettera 29.3.1923 a p. Alberto Grammatico.

[26] M. C. Curcio, Lettera 23.2.1935

[27] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[28] M. C. Curcio, Lettera 7.1.1940.

[29] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[30] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[31] M. C. Curcio, Lettera 5.3.1942.

[32] Quando madre M. Crocifissa scrive alla Superiora generale delle Carmelitane di S. M. Maddalena de’ Pazzi  (di Bologna)  per riceverne aiuto in campo formativo per le proprie aspiranti alla vita religiosa, evidentemente specifica il proprio desiderio di inviare in missione all’estero le religiose del proprio nascente istituto, tanto che la destinataria della sua richiesta si sente in dovere di «avvertirla che il nostro Noviziato non è per Postulanti che poi debbono uscire per le Missioni» e che le religiose rimangono nella casa in cui sono state formate o in altre case dello stesso istituto, destinate alla educazione della gioventù  (Lettera di suor Eufrosina a madre M. Crocifissa del 7.5.1924) . È un dato di fatto che mai la nostra fondatrice ha inviato a Bologna candidate alla vita religiosa nel nostro istituto, pur trovandosi per diversi anni in grave necessità nel campo formativo.

[33] M. C. Curcio, Lettera 9.10.1924 al Procuratore generale dei Carmelitani.

[34] M. C. Curcio, Lettera 3.1.1942 a sr M. Rita Giannone.

[35] Cfr M. C. Curcio, Lettera 23.10.1910 a p. Pio Mayer, Priore generale dei Carmelitani: «Se il nostro Vescovo fosse Carmelitano, oh! Come rifiorirebbe il Carmelo nei nostri paesi!». A nostra conoscenza, oltre che nei Ricordi, è l’unica volta che la Madre utilizza l’espressione “far rifiorire il Carmelo”.

[36] M. C. Curcio, Diario spirituale 26.1.1926.

[37] M. C. Curcio, Diario spirituale 3.12.1925.

[38] M. C. Curcio, Lettera 1935 a sr M. Angela Grammatico.

[39] M. C. Curcio, Lettera 1940 senza data “alle figlie”.

[40] Statuto del “Conservatorio C. Polara”, parte ii, cap. 2°, artt. 2-4 e 8.

[41] M. C. Curcio, Lettera 4.1.1942 a sr Maria  (madre M. Grazietta)  Giunta.

[42] M. C. Curcio, Lettera 5.3.1942 a sr M. Rita Giannone.

[43] Costituzioni, 1925-1930, parte i, cap. 1°, 2°, 11°, 12°.

[44] M. C. Curcio, Lettera senza data.

[45] M. C. Curcio, Diario spirituale 5.11.1925.