chi siamo
La nostra
congregazione di Suore Carmelitane missionarie di S. Teresa di Gesù bambino,
vive lo spirito del Carmelo, cui è intimamente legata. È stata aggregata
all’Ordine Carmelitano il 16 luglio 1925.
La nostra vocazione carmelitana è di meditare giorno e notte la legge del
Signore e camminare alla Sua presenza. Viviamo in comunione con Lui, ispirandoci
al Profeta Ella, alla Vergine Maria e a S. Teresa di Gesù bambino, a imitazione
dei nostri Fondatori: la beata Maria Crocifissa Curcio e padre Lorenzo van den
Eerenbeemt.
La nostra congregazione vive dinamicamente lo spirito missionario, rispondendo
ai desideri e ai bisogni della Chiesa. Pertanto, ci lasciamo coinvolgere
generosamente e ci rendiamo disponibili ad andare nei territori di missione.
Consapevoli che la dilatazione del Regno di Dio sulla terra si compie anzitutto
con l’esempio della fede, viviamo lo spirito missionario testimoniando Cristo
nell’ ambiente e nel lavoro che l’obbedienza ci affida.
La denominazione della nostra congregazione ci invita ad approfondire
continuamente la spiritualità di S. Teresa di Gesù bambino per attuarla nella
nostra vita e testimoniarla nel mondo.
(Direttorio
art. 1)
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guardiamo meglio la nostra
vocazione nella Chiesa
Seguire Cristo nel Carmelo.
Il Padre ci ha chiamate a realizzare la nostra consacrazione nel Carmelo
missionario fondato da madre M. Crocifissa Curcio
«
insieme con padre Lorenzo van den Eerenbeemt
«
e da loro affidato a s. Teresa di Gesù bambino
«.
Il nostro modo specifico di “vivere nell’ossequio di Cristo e servirlo con cuore
puro e totale dedizione”, cioè di essere Carmelitane, è, dunque, quello che essi
ci hanno affidato e insegnato: siamo una fraternità contemplativa impegnata a
far rifiorire il Carmelo in ogni parte del mondo, restaurando l’umanità.
Partecipiamo con gioia alla stessa e unica vocazione del Carmelo, in modo
complementare ai frati, alle monache, alle altre congregazioni religiose, agli
istituti secolari e alle tante forme di vita laicale che costituiscono la
Famiglia carmelitana. Con tutti questi fratelli e sorelle condividiamo
un’identità carismatica e una storia ben delineate: siamo parte viva di una
lunga esperienza umana, spirituale e apostolica raffinata dal tempo, resa
feconda dallo Spirito per tutta la Chiesa e siamo pertanto impegnate a
rileggerla, reinterpretarla e approfondirla costantemente per conoscerla,
incarnarla, arricchirla e rinnovarla con i doni che il Signore ci ha affidati,
in quanto donne e figlie spirituali di madre M. Crocifissa e padre Lorenzo.
Coscienti delle solide radici che ci pongono nel cuore della Chiesa, nostra
madre, possiamo stendere i nostri rami in tutto il mondo e fra tutti gli uomini
del nostro tempo, sicure di poter trovare sempre in queste radici il nutrimento
che ci è necessario per poter compiere la missione che il Signore ci ha
affidato: far rifiorire il Carmelo restaurando l’umanità
«.
(Chiamate
a far rifiorire il Carmelo, Ratio Institutionis, n. 10)
La dimensione contemplativa della vita
carmelitana.
La grande Famiglia del Carmelo, nella quale il Signore ha voluto inserirci,
riconosce che il proprio carisma si fonda su tre elementi: la contemplazione,
la fraternità e il servizio in mezzo al popolo.
Il solido collante e l’inesauribile fonte d’energia che unifica e dà dinamicità
a questi elementi è la contemplazione, o meglio, la dimensione contemplativa
dell’intera esistenza. Nei confronti del dono della comunione con Dio,
fondamentalmente, questa è “la risposta teologale di fede, speranza e amore con
cui il credente si apre alla rivelazione e alla comunione del Dio vivente per
Cristo nello Spirito santo”. È, dunque, “lo sforzo di fissare in Dio lo sguardo
e il cuore”, dal quale consegue per noi “un atteggiamento di continua e umile
adorazione della presenza misteriosa di Dio nelle persone, negli avvenimenti,
nelle cose”.
Come Elia profeta, infatti, siamo chiamate a “stare alla presenza
del Dio vivente” e da questo scaturisce la nostra preghiera intensa e costante,
la nostra capacità di costruire fraternità evangelicamente e umanamente
autentiche, lo slancio missionario e la passione per tutti i “piccoli” che il
Signore ci affida
«
«.
Vivere in questa dimensione contemplativa ci conduce in quel “deserto” che
percorriamo per poter conoscere di persona il nostro Dio e Sposo e giungere
insieme con lui nella nostra terra promessa: la piena comunione con la Trinità.
Ciò implica la disponibilità ad abbandonarsi all’azione dello Spirito, che opera
un processo di spogliamento da noi stesse per rivestirci di Cristo e riempirci
di Sé, facendoci partecipare al “buio di luce accecante” del mistero pasquale.
Non siamo noi a scegliere il deserto, ma è lo Spirito che ci attira in esso, ci
sostiene nel combattimento spirituale che siamo chiamate a sostenere e ci
difende con l’armatura di Dio, ci riempie dei suoi doni e di quell’austera
dolcezza che caratterizza ogni donna che lotta per amore del suo Signore
impugnando la spada della Parola.
Frutto di questa dura palestra è la progressiva trasformazione del nostro
essere, conformato sempre più profondamente all’immagine di Gesù, del quale
riesce a riflettere qualche raggio di divina bellezza. ...
(Chiamate
a far rifiorire il Carmelo, Ratio Institutionis, n. 11)
Missione e servizio.
La nostra vita ha anche un’irrinunciabile dimensione missionaria, in virtù della
quale siamo inserite nel cammino ecclesiale della nuova evangelizzazione e di
collaborazione alla prima evangelizzazione di tanti uomini e donne del nostro
tempo. In quanto Carmelitane, infatti, siamo chiamate, come singole e come
comunità, a “contagiare” tutti coloro che il Signore ci pone accanto nel nostro
cammino evangelico, lasciando traboccare in ogni modo la pienezza d’amore che
Dio ci dona: “la bocca, infatti, parla dalla sovrabbondanza del cuore”.
La nostra vocazione specifica nel Carmelo ci indica con chiarezza con quale
stile metterci a servizio dei fratelli: lo stile amorevole, ardente e discreto
di Maria di Nazaret
«
che ha mosso il cuore dei missionari di ogni epoca e che ci permette di
esprimere in pieno anche la nostra femminilità . Stile caratterizzato
dall’ardore per l’annunzio del vangelo dell’amore e della pace, dall’impegno per
la giustizia, dalla vivacità e creatività nell’ individuare le modalità concrete
per un servizio evangelicamente efficace, dalla tenacia e dalla disponibilità
anche al martirio nell’affrontare le inevitabili difficoltà, dall’apertura alla
collaborazione con tutti coloro che cercano sinceramente il Regno di Dio e dal
rispetto per la cultura di ogni popolo.
Con Maria e come lei, vogliamo offrire una presenza attenta e sollecita nelle
Chiese locali in cui viviamo, per poter annunciare il Signore Gesù con tutta la
nostra esistenza, con le nostre opere a favore dei giovani, dei bambini e delle
famiglie, con la nostra vita comunitaria. Vogliamo seguire il Cristo e, perciò,
imitarlo nell’umiltà del servizio e prestargli le nostre cure in questi fratelli
con la stessa amorevole disponibilità con cui la Madre di Dio ha accompagnato
Elisabetta, seguito la crescita di Gesù, partecipato alle nozze di Cana e
sostenuto i primi passi della vita della Chiesa, disponibili così a partecipare
anche alla sofferenza redentrice della croce del Signore nei suoi “piccoli”.
(Chiamate a far
rifiorire il Carmelo, Ratio Institutionis, n. 14)
Missione e contemplazione.
Chiamate alla vita missionaria, sperimentiamo che anch’essa è espressione della
dimensione contemplativa della nostra esistenza: “Quel che chiediamo a Dio è
di lavorare per la sua gloria, è di amarlo e di farlo amare!”«
«.
Solo concentrando tutta la nostra attenzione interiore sulla Persona di Cristo,
infatti, possiamo servire con efficacia e senza egoistici interessi i nostri
fratelli. Solo lasciandoci colpire e plasmare assiduamente dalla Parola divina,
diventiamo veri profeti del Dio di Gesù Cristo, capaci di annunciare il vangelo
e di discernere i segni della presenza divina nel nostro mondo tanto pieno di
contraddizioni . Solo se consentiremo allo Spirito d’amore di liberarci da noi
stesse e di plasmare il nostro cuore a immagine del cuore di Gesù , potremo
scoprire il volto di Cristo nei fratelli e impegnarci totalmente perché la sua
luce possa emergere nonostante le ferite del peccato abbiano deturpato la sua
bellezza, divenendo “restauratrici dell’umanità” con la preghiera e con l’azione
.
Dal servizio apostolico, poi, riceveremo anche stimoli e aiuti, spesso inattesi,
per il nostro cammino spirituale e, grazie a essi, vedremo crescere la
disponibilità a lasciarci lavorare dallo Spirito e a essere ogni giorno
nuovamente inviate in missione, costantemente rinnovate, per il bene dei
fratelli e la gioia di Dio.
(Chiamate
a far rifiorire il Carmelo, Ratio Institutionis, n. 15)