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L'immagine è stata "alleggerita" dall'enfasi e dalla retorica delle
classiche e ricorrenti immagini della Santa di Lisieux, ritratta
quasi sempre con lo sguardo rivolto in alto.
Si è scelto di rappresentare la donna di grande umanità e fede
forte, che è stata una grande Carmelitana ed è stata proclamata
santa, riprendendo i tratti di una immagine fotografica di Santa
Teresa di Gesù bambino e del Volto santo ("Teresa col giglio") .
In questo modo si richiama anche la memoria che ogni figlia di madre
M. Crocifissa non può appropriarsi di un titolo solo perchè denso di
santità e di devozione, ma ha l'obbligo di riprodurre nella
quotidianità la profezia carmelitana della Santa alla quale la beata
Fondatrice e il Fondatore, padre Lorenzo, hanno voluto affidare la
Congregazione. |
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L'opera evidenzia il volto della
giovane Santa, quasi a confermare che una persona luminosa, se la
sua luce viene da un cuore pieno di Dio, esprime con tutta se stessa
la gioia della propria consacrazione a Lui e solo in seguito a
questo, umanizzata sempre più dalla Presenza divina, può mettere le
proprie mani a servizio dell'umanità come Lui vuole, per completare
con Lui l'opera della redenzione.
Il sorriso è dolce e forte.
le mani sono congiunte in preghiera.
Gli
occhi seguono l'osservatore nel suo cammino all'interno dello spazio
della cappella, facendogli percepire vivamente l'amorevole
attenzione con cui la Santa, per volere di Dio Padre, accompagna e
sostiene il suo cammino di fede in questo mondo.
Ecco perchè, pur rinunciando a ricalcare l'iconografia tradizionale,
si è voluto che la Santa recasse i propri attributi iconografici: il
crocifisso e la rosa, che richiamano la sua promessa di "gettare
fiori sulla terra" e quell'amore appassionato per lo Sposo immolato
e risorto per la salvezza del mondo che ha fatto di lei la patrona
delle missioni e un dottore della Chiesa. |
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Dunque, s. Teresa di Lisieux è "una Santa per fare sante", una Santa
che dimostra come non sia impossibile trasformare la vita in
missione e che non contano nè gli anni nè le capacità umane, ma la
disponibilità a fare ogni cosa con il Crocifisso.
E' tutta qui la logica del
Carmelo: vocazione nella vocazione della comunità cristiana, per far
rifiorire l'umanità, l'amore per il Risorto e la
determinazione a seguirLo "cantando il Magnificat nei giorni
grigi come nei giorni lieti" (come scrive la Beata M.
Crocifissa) .
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